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sabato 20 dicembre 2014

Brevi aggiornamenti alla rinfusa

Rieccomi qua, dunque cosa e' successo negli ultimi tempi?
Vediamo un po'.
Le pratiche per la Green Card stanno andando avanti. Siamo ancora agli inizi ma si procede. L'avvocato assunto dall'azienda sta preparando le pratiche da inviare al dipartimento del lavoro e sta quindi mettendo annunci online e su quotidiani, da parte dell'azienda, per provare al dipartimento del lavoro che l'azienda ha cercato innanzitutto nel mercato del lavoro americano. Arriveranno quindi in azienda dei CV (si spera pochi) dopodiche' l'azienda tramite l'avvocato deve giustificare perche' i CV arrivati non vanno bene per la posizione e perche' invece preferirebbero offrire a me la posizione permanente per la quale c'e' bisogno della Green Card. E' come un gioco ma bisogna giocare e stare alle regole americane.
Sempre lavoro hanno assunto una nuova ragazza molto carina, giovane e a quanto pare single.
Piace un po' a tutti noi colleghi, sposati e non, e si stanno verificando scene da film. Ogni giorno ce n'e' una. Lei comunque e' un po timida, ride e scherza con tutti ma e' spesso sulle sue, un po' fredda, ma io la capisco, soprattutto se le fanno troppi complimenti: apprezza ma secondo me la mettono a disagio. Potr scrivere un libro con i soli episodi di chi, come e quando le ronzano attorno nei modi piu' ridicoli e disparati...
Poi...vi ricordate il Peruviano? Il tipo che viveva nell'appartamento accanto al mio e che si e' approfittato spesso del figlio un po' handicappato del mio padrone di casa? Uscivano assieme ma faceva pagare sempre al lui. E il padre di F e' riuscito dopo tanta fatica a farlo andare via.
Bene, F mi ha detto che ha riincontrato il peruviano (perche' lavora alla banca in cui lui ha un conto) e lo ha invitato una sera a casa sua a cena. Poi dopo qualche altro giorno lo ha invitato ad andare a uno strip club. F apprezza tutto cio', poiche' non lavora, sta tutto il giorno in casa con il padre e si annoia molto quindi per lui ogni occasione per uscire lo rende felicissimo. Peccato che sia un po' ingenuo. Finora ha pagato il peruviano, per la cena e per lo strip club (probabilmente uno dei tanti molto "cheap" in cui si paga $10 per entrare) e poi si puo' bere una birra al bancone per pochi dollari. Ma temo che una volta che F sia preso con l'amo allora il peruviano iniziera a far pagare lui, cene, centri massaggi e chissa' cosa altro. Ho detto a F di stare attento a questo tipo perche' gia' gli ha spillato tanti soldi in passato. Speriamo bene.
Sempre riguardo F e suo padre M, tempo fa sembrava che M stesse cercando una moglie per F (che ha 43 anni). Poiche un loro parente ha sposato una colombiana questa signora sta cercando di combinare qualcosa con una sua nipote colombiana. Secondo me si stanno mettendo in un bel casino. Comunque da qualche telefonata di M in cui parla con questa colombiana quando non c'e' il figlio F mi e' parso di capire che l'eventuale mogliettina colombiana potrebbe essere non per il figlio ma per lui! Poiche' i muri tra il mio appartamento e il piano di sopra non sono spessi ho sentito Mr M dire cose come: I love you. You venire qua e stare da me. Non potere stare senza di te.  
Non so se mai verra' ma se lo fara' penso che questa gli prosciughera' tutti gli averi. Perche' mai dovrebbe accettare di venire in Usa per sposare un ragazzo un po' handicappato o suo padre pensionato? Per sistemarsi no? Da film anche questa storia.
Per il resto e' un periodo un po' cosi', il periodo natalizio in America e' molto lungo. All'inizio e' molto bello, si respira un'atmosfera di luci e colori molto festiva ma dopo un po' rischia di nauseare con tutte quelle musiche natalizie ad ogni angolo, in TV, su internet, ovunque si parla di Natale e di regali.E' un consumismo che fa bene all'economia ma spesso sconfina nella superficialita'.
E poi sapere che non potro' trascorrerlo con la mia famiglia in Italia mi mette un velo di tristezza. Quasi non vedo l'ora che sia Gennaio. Ma insomma sopravvivero' anche quest'anno. Sono i pro e i contro di essere riusciti a construirsi un'altra vita all'estero.Una vita in cui non si possono  vivere tutte le giornate importanti assieme alla propria famiglia ma e' anche una vita serena in cui si e' riusciti a costruire qualcosa con le proprie mani senza l'aiuto di nessuno.
Ok per ora e' tutto. Se non ci sentiamo prima...
Buon Natale a tutti, cari lettori.

sabato 13 dicembre 2014

Torno subito

Ciao a tutti, e' da tempo che non scrivo sul blog. Alcuni mi hanno inviato delle email per chiedermi il motivo. Non c'e' una ragione in particolare. E' un periodo molto intenso al lavoro e poi ho avuto tanti pensieri per la testa che non mi hanno dato ne' il tempo ne' l'ispirazione per scrivere. Il periodo di Natale poi e' sempre un po particolare per me: viverlo all'estero quando la mia famiglia e' tutta in Italia. Ma va tutto molto bene, non vi preoccupate. Diciamo che sto solo ricaricando le batterie e tornero' molto presto.

giovedì 30 ottobre 2014

Il concetto di casa

Oggi, da una domanda di una collega americana ho avuto conferma di come gli Americani solitamente interpretano il concetto di casa. Si parlava delle rispettive case e mi ha chiesto della mia casa in Italia. Gliela ho descritta e le ho detto che e' abbastanza grande. Le ho detto che ora li' vivono solo i miei genitori ma in passato eravamo in cinque perche' c'ero anche io e i miei due fratelli. Mi ha chiesto quante camere ha la casa e le ho detto che ha due camere da letto in cui dormivamo io e i miei fratelli, una camera da letto per i miei genitori, una cucina, un salotto, due bagni, due stanzini e poi fuori un ampio balcone.
Sguardo di stupoer e domanda spontanea della mia collega: e a cosa gli serve ora una casa cosi' grande ai tuoi genitori?
E io: eh si e' grande ma e' cosi' grande proprio perche' ci vivevamo in cinque.
E lei: ok ma perche' ora non la vendono?
Insomma il concetto di casa per gli americani e' molto diverso dal nostro. Non e' una cosa da tramandare da generazione in generazione. Chi ha una casa grande per far vivere comodamente i propri figli, ka vende non appena i figli vanno via di casa e prendono la propria strada, E quasi a quel punto per i genitori rimasti soli, vendere la casa e comprarsene una piu' piccola, o un appartamento o magari andare a vivere in affitto.
Qui non si legano troppo alla casa per motivi affettivi.
A me invece se un giorno dovessimo vendere la casa in cui sono cresciuto mi dispiacerebbe molto perche' e' un pezzo di me. Ma qui e' diverso. Si vende e vai con la prossima, magari in un'altra citta', magari in un altro Stato.
Home sweet home lo possono dire in piu' di una casa.

domenica 19 ottobre 2014

La bimba, la fontana e la mamma con l'iPhone

Domenica pomeriggio al Mall.
Nell'atrio c'e' una grande fontana zampillante e mi fermo a guardarla. Passano di li' anche una mamma con la figlioletta. La bimba rimane incantata dalla fontana ma la mamma e' intenta a smessaggiare con il capo chino sul suo iPhone.
Mamma, mamma, guarda, la fontana! La madre fa un breve cenno e continua a messaggiare col capo chino. La bimba si gode lo spettacolo da sola, un po' delusa per non essere riuscita a coinvolgere la mamma nella sua gioia. Ma ci riprova: Mamma, mamma, guarda, guarda!
La madre alza la testa, fa una foto alla fontana con il telefonono e torna a messaggiare, o a guardare il suo profilo Facebook, chi lo sa, mentre la bimba spegne il suo sorriso. Sono episodi come questi che mi fanno capire che la nostra civilta' ha fallito.
Ne ho parlato spesso ma piu' passa il tempo e piu' noto che abbiamo raggiunto il punto di non ritorno negli ultimi anni, tra smartphones, facebook e selfie vari.
Non lo so se in Italia siete arrivati a questi livelli ma inizio seriamente a pensare di essere in presenza di preoccupanti malattie moderne. Ovunque vada, osservo persone intente a smanettare senza respiro su quei cellulari. E non guardano in faccia a nessuno, in ascensore, camminando per strada, nei centri commerciali, negli alimentari, nelle mense degli uffici; tutti ipnotizzati da quei telefonini. E quando si fa conversazione uno degli argomenti principali e' se sei un tipo da iPhone o Android? Ti piacciono altri telefonini? Che telefonino hai avuto in passato? Hai ordinato anche tu il nuovo iPhone? Il telefonino come filosofia di vita.
Pochi mesi fa ho comprato anche io un iPhone, per tenermi aggiornato sulla tecnologia. Tutti i miei colleghi non facevano altro che parlare di iPhone e Samsung Galaxy e Note e Android e cosi' ho pensato: ok, va, ora posso permettermelo. Vediamo un po' what this is all about. Vediamo di che si tratta. Teniamoci al passo con i tempi. Compriamoci sto iPhone.
In precedenza avevo sempre avuto cellulari del precambriano ma la curiosita' mi ha spinto a provare. Ok, bello, utile, ma non ci ho trovato niente di eccezionale. Non e' il teletrasporto o la macchina del tempo. E' un telefonino, con delle app utili e carine ma niente di piu'. Invece qui tutti considerano il telefonino come una parte di te, della tua personalita'. Addirittura ho notato che un mio collega quando vuole prendere in giro gli altri, ama mettere in paragagone i telefonini: il tuo non ha questo o quello, lo schermo e'  piu' piccolo, nguee nguee. Come se il telefonino fosse parte di te e quindi la logica e' che se prendo in giro il tuo telefonino e' come se prendessi in giro anche te. Assurdo.
E poi sempre a postare tutto su Facebook, come se cio che c'e' li' dentro fosse piu' reale della vita reale. Un mio collega mi ha detto che spesso finge su Facebook di essere in determinati ristoranti quando invece e' con noi in ufficio: Cosi' per far sembrare che la mia vita non e' tanto noiosa. Lo faccio per divertirmi eh, per ingannare gli amici. Sara', ma a me sembra una cosa triste. E quante persone non fanno altro che farsi dei selfie per poi subito pubblicarli su Facebook.
Perche' vi parlo di Facebook? Perche' ho notato che la gran parte delle persone chine sui cellulari non fanno altro che aggiornare il proprio profilo Fb o controllare quelli degli altri.
Ho deciso qualche settimana fa che devo disintossicarmi da queste malattie moderne. Sono ancora in tempo. E sto tornando gradualmente alle mie passioni: la musica e la lettura. E devo dire che gia mi sento meglio. Ho iniziato a limitare l'uso di Facebook, e prima o poi cancellero' l'account. E ho iniziato a usare il cellulare essenzialmente come ebook reader. Ho scoperto che con l'app iBooks posso acquistare tantissimi libri in inglese e in italiano. Si possono scaricare i samples, a volte anche un quarto di libro, e poi decidere se acquistarlo. Quindi ora uso l'iPhone per leggere la sera a letto con la luce spenta o la mattina presto, alle 5-6 am prima di alzarmi e prepararmi per andare al lavoro. E devo dire che ho notato una cosa molto particolare. Dopo solo qualche giorno in cui ho ripreso a leggere ora ogni sera faccio molti sogni. Si vede che alcune rotelline del mio cervello hanno ripreso a girare! Se continuo cosi' tra qualche anno elaborero' qualche nuova teoria astrofisica. Insomma spegnere internet, limitare l'uso di Facebook e dei cellulari fa molto bene.
Ma ora sono curioso. Come e' dunque la situazione oggi in Italia? Siamo messi peggio qui in Usa, vero?

sabato 18 ottobre 2014

Gentilezza si', ma non provate a calpestare i loro diritti

L'altro giorno ho parlato della gentilezza degli Americani. Dopo tanti anni in Usa posso confermare che e' un dato oggettivo ed e' visibile soprattutto su strada, dove, il senso civico degli automobilisti e' sicuramente superiore di quello di noi Italiani. Ci sono sempre delle eccezioni e se ad esempio andate a Manhattan gli automobilisti sono un po' piu' esagitati rispetto a quelli di un tranquillo paesino del Connecticut pero' tirando le somme anche la "gentilezza stadale" e' per me una realta' e fa trascorrere le mie circa due ore su strada quotidiane in un modo piu' sereno.
L'altro giorno pero' mi e' accaduto un episodo che vorrei raccontare. Ero fermo in macchina al semaforo rosso. Dovevo girare a sinistra, a 90 gradi, per prendere l'imbocco dell'autostrada C'era un piccolo ingorgo, come spesso accade a quell'ora ma li ho sempre visti "sgorgarsi" in pochi secondi. Quando e' scattata la luce della freccia verde a sinistra, ho svoltato a sinistra pensando o sperando che le macchine ferme in fila sarebbero subito andate avanti per consentire anche a me di immettermi in autostrada. Valutazione sbagliata perche' l'imbottigliamento e' durato qualche secondo in piu' e quando e' scattato il verde dall'altra parte, alla mia sinistra, in cui c'erano altre macchine in attesa di passare con il verde, la mia macchina ha bloccato una piccola parte della loro corsia. Un signore tutto esagitato che viene proprio da quella corsia abbassa il finestrino e mi grida ironicamente Good job! e mi fa il gesto di un piccolo applauso. Io gli rispondo di istinto Ma che vuoi? E vado avanti perche' il traffico e' tornato scorrevole e mi immetto in autostrada. E passa tranquillamente anche il signore. Sbollita la rabbia ho iniziato a fare autocritica e a pensare che anche se avevo il verde avrei dovuto girare solo quando a sinistra non ci fosse stato piu' l'imbottigliamento per non evitare di bloccare le auto provenienti dalla mia sinistra. La prossima volta staro' piu' attento. E ho pensato che questo e' un altro episodio che dimostra che gli Americani sono sempre gentili e cordiali ma guai a calpestare un loro diritto e a provare di arrecare loro un fasticio, seppur minimo. Non se lo tengono dentro e sono pronti ad aggredirti, verbalmente.  In un certo senso qui e' anche la gente nel quotidiano che riesce a creare un senso civico. Se fai qualcosa di sbagliato non ci pensano due volte a sgridarti e anche se al momento ti puo' dare fastidio poi ci rifletti su e capisci che hai sbagliato e che avresti dovuto agire diversamente. Da tanti altri episodi che ho vissuto, la mia impressione ormai consolidata e' che questo e' un Paese in cui il popolo piagnucola poco e agisce molto. Non sta ad aspettare che i problemi vengano risolti dopo, da altri, dall'alto. Prima ci provano loro, perche' dal loro DNA sanno che sono loro i veri artefici del proprio destino. A politici, giudici e poliziotti ci si rivolge, certo, ma magari in un secondo momento.

giovedì 16 ottobre 2014

Duecentomila volte grazie!

Cari lettori, come molti di voi sanno, ho iniziato a scrivere questo blog quando oltre due anni fa ho deciso di tornare a vivere in America o meglio di provarci perche' non e' affatto facile. Avevo vissuto qui negli States gia' per quasi sette quando, per varie ragioni, decisi di tornare in Italia. Nel Bel Paese ho poi vissuto per circa tre anni con la speranza di riuscire a fermarmi li' per tutta la vita,vicino alla mia famiglia, con un bel lavoro e una vita serena. Gli anni in Usa, pensavo, li avrei sempre ricordati come una bella esperienza della mia vita. Ma le cose andarono diversamente e gli anni in Italia si rivelarono deprimenti soprattutto per il lavoro perche', con le dovute (rare) eccezioni, venni a contatto con degli ambienti lavorativi costituiti da imprenditori arroganti e cafoni, contratti di lavoro da 2 euro l'ora, colloqui ai limiti del ridicolo, assenza di rispote alle centiaia di CV inviati.
E cosi' dopo l'ennesima delusione che mi fece prima deprimere e poi scattare un moto d'orgoglio, decisi di tornare in America e di raccontare, giorno dopo giorno, tutte le mie esperienze per cercare di realizzare questa missione impossibile. Per fortuna ci sono riuscito e ho quindi inziato a raccontare la vita quotidiana americana, il mondo del lavoro, la sanita' e tante piccole curiosita' e differenze culturali che solo chi vive stabilmente qui potra' raccontare nei dettagli. Agli occhi del turista sfuggono molte cose.
Quando iniziai a scrivere il blog l'intenzione era di creare un diario personale di questi importanti anni della mia vita. Lo facevo prima di tutto per me anche perche' pensavo che avrei avuto soltanto qualche lettore, sparso qua e la' per l'Italia, appassionato dell'America.
Oggi ho aperto il blog e ho notato che ha totalizzato oltre 200.000 visualizzazioni!
Non mille, non diecimila, non ventimila, che sono gia' dei numeri altissimi.
DUECENTOMILA!
Mi fa molto piacere, vuol dire che apprezzate cio' che scrivo e il modo in cui lo scrivo.
Certo si puo' sempre migliorare perche' spesso scrivo di sera dopo una lunga giornata di lavoro ma insomma si fa' quel che si puo'.
Stasera voglio solo dirvi grazie. Duecentomila volte, uno per uno. Continuate a seguirmi.
Stay tuned for more updates!

martedì 14 ottobre 2014

Cose di lavoro: firing and hiring in the USA

Oggi al lavoro e' stata una giornata molto particolare. Nella mia azienda sono in atto molti cambiamenti e quindi stanno licenziando ed assumendo molte persone nel giro di pochi mesi.
Nel mio ufficio ci sono due scrivanie, la mia e quella di fronte di una collega sulla sessantina. Questa signora lavora part time e a dire la verita' a quanto mi raccontano i colleghi negli anni e' diventata sempre piu' pigra. Il suo licenziamento e' sempre stato nell'aria.
Proprio stamattina ha iniziato a lavorare con noi una ragazza sui 23-24 anni, che si e' laureata un paio di anni fa. Qui iniziano il college a 18 anni e poiche' non esiste il fenomeno del fuori corso, verso i 22 anni sono tutti laureati e iniziano gia' a fare esperienza lavorativa. Beati loro.
Insomma a un certo punto il capo ha chiamato la signora nel suo ufficio e l'ha licenziata. Era ora di pranzo. La signora ha preso le sue cose ed e' andata via, senza neanche aspettare la fine della giornata, e senza neanche salutarci. Forse era in imbarazzo ma chi l'ha vista uscire dalla porta ha detto che non sembrava neanche tanto triste, anzi ha anche accennato un mezzo sorriso.
Comunque subito dopo pranzo, due colleghi hanno sistemato il pc e la scrivania della ormai ex collega per adattarli alle esigenze della nuova ragazza. E cosi' stamattina di fronte a me avevo una signora e nel pomeriggio una ragazzina. Cambio di colleghe in poche ore. Questo e' il mondo del lavoro americano. Licenziamenti e assunzioni velocissimi senza troppe storie o preavvisi. Credo pero' che se la signora avesse lavorato full time le avrebbero dovuto dare almeno due settimane di preavviso, che comunque e' un periodo brevissimo per i nostri canoni italiani. Non si parla di articolo 18 e licenziamenti per giusta causa proprio in questi giorni? Qui non esiste un contratto vero e proprio e quando ti assumono ti presentano un foglio di carta in cui e' specificato che ti assumono "at will" vale a dire che se tu vuoi te ne puoi andare dando preavviso di due settimane e se l'azienda vuole licenziarti puo' farlo dandoti sempre lo stesso preavviso di due settimane. Senza stare troppo a spiegare. Non servi piu'. Devi prenderti le tue cose e andare a casa. E avanti un altro assunto. Stranamente questo sistema puo' sembrare precarissimo sulla carta ma non e' cosi'. Se lavori bene non ti licenziano. Io mi sentivo piu' precario in Italia che non qui in Usa dove possono licenziarmi dall'oggi al domani. Questa e' l'America del lavoro e della flessibilita'. Piaccia o no, il sistema funziona. Pochi si lamentano e nessuno organizza scioperi generali.

lunedì 13 ottobre 2014

Da dove nasce questa gentilezza?

Stasera mentre prelevavo dei soldi all'ATM (bancomat) a pochi metri da me c'era un signore che stava camminando e un altro in macchina che, uscito dal parcheggio senza accendere i fari, stava per investire il signore a piedi che non lo aveva visto arrivare. 
Turn on your lights asshole! - gli ha urlato mentre la macchina e' sfrecciata via senza fermarsi, forse per paura.
Il signore furioso si e' subito rivolto a me scusandosi tantissimo: I am so sorry, I didn't want to harass you (Mi dispiace molto, non volevo molestarti/infastidirti).
E io, sorridendo: That's ok.
E poi, pensandoci, molestarmi di che? Non hai mica gridato contro di me. Io ero solo li' a pochi metri a ritirare i miei soldi.
Ma lui si e' sentito in dovere di scusarsi. Alzare la voce o lasciarsi scappare una parolaccia puo' dare fastidio a chi e' costretto ad ascoltare. Quindi bisogna scusarsi.
Ma questo e' solo uno di centinaia di episodi quotidiani di questa ormai proverbiale gentilezza americana.
Ad esempio ogni volta che entri o esci da un negozio c'e' sempre qualcuno che anche se e' qualche metro avanti di te, aspetta e ti tiene la porta aperta. E i sorry e i thank you abbondano in ogni situazione. Se sei in ascensore c'e' spesso chi si scusa se ti da' le spalle. E a quegli incroci ad X, senza semaforo, e' tutto un gesticolare per dire: passi prima lei. No si figuri passi prima lei. E chi passa per primo si sente quasi un egoista per aver approfittato della gentilezza degli altri.
Nei negozi ti chiedono sempre: did you find everything you were looking for?  (Hai trovato tutto cio' di cui avevi bisogno?).
Quando arrivi in palestra ti dicono: Enjoy your work out. (Fai un buon allenamento).
Potrei fare decine di altri esempi; sono proprio questi piccoli episodi di vita quotidiana che rendono la vita piu' serena ed e' soprattutto per la gentilezza e il senso civico delle persone che mi piace vivere in questo Paese.
A volte pero' mi chiedo: da dove nasce questo modo di comportarsi e perche' noi in Italia invece non siamo cosi'? Dove abbiamo sbagliato noi e dove hanno imparato loro? Deriva dall'educazione puritana di qualche secolo fa? Non riesco a darmi spiegazioni.
Voi cosa ne pensate?

giovedì 9 ottobre 2014

A certe cose non ci devo pensare...

Come avrete notato da quando mi sono trasferito in Usa non ho scritto quasi piu' niente dell'Italia. Vivo serenamente la mia vita qui e non mi innervosisco piu' quando leggo una delle tante notizie di normale incivilta' quotidiana. Quelle che proprio non riuscivo a digerire quando vivevo in Italia.
Ogni tanto pero' me ne arriva qualcuna che mi fa ritornare l'orticaria.
L'avrete letta tutti, oggi. A Napoli tre ragazzi hanno prima preso in giro e poi spogliato e seviziato un ragazzino sovrappeso in un autolavaggio con un tubo di aria compressa che gli hanno infilato  nel sedere procurandogli delle ferite gravissime e rendendolo in fin di vita. Il ragazzo che ha materialmente seviziato il ragazzino e' stato arrestato mentre gli altri dei, anche essi complici della violenza, che hanno partecipato agli sfotto', sono ancora liberi. Per me sono tre bestie senza distinzione e dovrebbero marcire in carcere ma cio' che mi ha piu' disgustato sono le parole dei parenti del ragazzo arrestato:
Intervista 1
Intervista 2
In pochi minuti sono stati in grado di riassumere una mentalita' sempre piu' diffusa.
In sostanza...
Mio figlio ha sbagliato ma hanno sbagliato anche gli altri due ragazzi.
Si trattava solo di uno scherzo.
Anche se il ragazzino fosse stato ucciso si tratta di una cosa fatta senza malizia.
Addirittura hanno avuto anche il coraggio e la codardia di affermare che gli altri due ragazzi sono in realta' piu' colpevoli di loro figlio perche', lavorando all'autolavaggio, sapevano cosa poteva provocare il tubo di aria compressa e tuttavia non hanno fatto niente per impedirlo. Eh si perche' e' normale spogliare un ragazzino e infilargli un tubo di aria compressa nel sedere fino a lacerargli il colon e gli organi interni.
Era solo uno scherzo! Mio figlio e' un bravissimo ragazzo!
Un disgusto totale.

Pochi giorni fa un'altra notizia o meglio un servizio televisivo mi ha fatto venire l'orticaria. Per fortuna si tratta di qualcosa di piu' lieve di un tentato omicidio, pero'...
Striscia la notizia e' andata a Napoli e ha ripreso molti genitori che portano i propri figli piccoli sullo scooter, senza casco, mettendo a rischio la loro vita:
Bambini di Napoli in scooter senza casco
A un certo punto (a 2:40 del video) arriva la chicca. Un distinto signore tira fuori la sua frase migliore e si rivolge a Luca Abete che lo stava rimproverando: perche' Striscia la Notizia non va anche fuori al Parlamento a fare servizi? Eccolo li', l'evergreen. I politici rubano, in Parlamento sono tutti ladri e voi invece volete far vedere come siamo incivili noi gente comune? Ma lasciateci vivere da incivili in pace visto che siamo tutti incivili in Italia a partire dai politici. E quindi o tutti o nessuno. Anzi se siamo incivili e' colpa del governo che non ci da' un lavoro e non abbiamo soldi per comprare un casco di poche decine di euro per i nostri bambini. Bravo pero' un casco ce l'hai, caro signore. Se lo facessi indossare al tuo nipotino invece di metterlo tu, non sarebbe meglio? Meno egoistico? E poi davvero vuoi farci credere che non hai soldi per comprare un casco? Quando magari spendi centinaia di euro per "giocare la bolletta", le scommesse sportive della domenica?
E proprio poche settimane prima ricordo che Luca Abete fece un altro servizio simile e la risposta di un altro tizio fu: Lo Stato e' contro di noi e noi andiamo contro lo Stato.
E bravo il pirla, vai contro lo Stato facendo rischiare la vita a tuo figlio e non facendogli mettere il casco.  Vittimismo e scaricabarile. Ormai e' un virus che si sta spargendo a macchia d'olio.

Ora mi direte che questi sono episodi circoscritti a una certa area d'Italia e a determinati strati sociali.
Bene, non vi nascondo che l'orticaria mi e' venuta oggi anche a seguito delle parole di una nota cittadina romana, se non erro, che sulla carta dovrebbe avere anche una certa cultura. Avete presente Sabina Guzzanti? Quella tizia che amava ironizzare sul cancro di Oriana Fallaci quando era in vita? Quella che fa film documentari alternativi mossi da un cieco furore ideologico? Quella che crede di essere un personaggio satirico ma che non fa altro che vomitare offese contro i suoi nemici, senza far ridere? Insomma proprio lei ha girato un film documentario in cui parla di rapporti Stato-Mafia. E poiche' in questi giorni pare che a Riina e Bagarella non sara' concesso assistere all'udienza del Presidente Napolitano lei cosa ha detto? Semplice ha solidarizzato con i mafiosi con parole molto pacate: Solidarieta' a Riina e Bagarella privati di un loro diritto. Perche' i traditori delle istituzioni (che poi e' da provare) ci fanno piu' schifo dei mafiosi.
Eccola la' ci mancava solo lei oggi. Orticaria completa.

Ma devo farmi forza e a certe cose non ci devo pensare.
Qui fuori le foglie ci stanno regalando delle meravigliose sfumature di giallo e rosso e sta arrivando un autunno bellissimo in Connecticut. Le case sono addobbate con stupende decorazioni di Halloween. Stasera potrei guardare un film di Woody Allen o leggere un bel racconto di John Fante.
E domani mi aspetta un'altra intensa ma interessante giornata di lavoro. E poi ci sara' il weekend. E magari faro' un giro a New York, magnifica nelle sue luci notturne in questo periodo dell'anno. Un altro giorno e' alle porte qui in America e adesso ho gia' dimenticato...di cosa stavo parlando poco fa in questo post?

domenica 28 settembre 2014

Voglio fare la babysitter!

No, questo non e' un post per annunciarvi un mio imminente cambio di sesso improvviso. E' solo per raccontarvi un po' di America, dal mio punto di vista.
La figlia di una mia amica frequenta l'Universita', che qui chiamano College, e per potersi pagare gli studi, come fanno tutti qui, deve anche lavorare. Non ha un lavoro fisso, ma fa vari lavoretti qua e la. Forse lavoretti non e' la parola adatta perche'...sentite le cifre. Recentemente lavorava saltuariamente per un ristorante come cameriera. Come forse sapete, qui in Usa i camerieri vengono pagati pochi dollari l'ora e buona parte delle loro entrate proviene dalle mance dei clienti. A me non piace molto questo sistema perche' fondamentalmente il ristoratore passa al cliente la responsabilita' di dare al cameriere un salario dignitoso; la tradizione comunemente accettata e' che bisogna lasciare una mancia che va dal 15% al 25%. E quindi quando una sera ci sono pochi clienti, il cameriere non porta quasi niente a casa. Ma quando ci sono delle feste con decine di persone le cose cambiano. La figlia della mia amica e' riuscita a portare a casa anche $400 per una sola serata di lavoro! Ora questa ragazza lavora anche come babysitter e poiche' in questa zona vivono molti milionari direi che non se la sta passando male. Poco tempo fa lavorava per questa coppia di milionari, marito e moglie in carriera, che le davano $20 l'ora per accudire i loro due figli quando loro erano fuori in viaggio di lavoro. A fine anno le hanno dato anche un bonus e quando ha aperto quella busta non credeva ai propri occhi. Dopo aver contato tutte quelle banconote da $20 e' andata dalla madre e ha urlato: NOVECENTO DOLLARI! Ovviamente in Usa e' tutto provvisorio e a causa di alcuni problemi di salute della madre di questi ragazzini, e anche per alcuni problemi economici, la coppia ha deciso a malincuore di fare a meno di lei. Ma lei non si e' persa d'animo e si e' rimessa in cerca di un altro lavoro, sempre come babysitter.
E pochi giorni fa e' stata assunta da un'altra famiglia, che, ad occhio e croce, e' anche piu' ricca di quella precedente. Mi ha raccontato il modo in cui si e' svolto il colloquio e ha rafforzato la mia convinzione che qui in Usa, o almeno dalle parti del New England, anche i milionari sembrano essere molto piu' umili e cordiali di quelli della nostra cara Italia. Non sono per niente arroganti o cafoni. Tutt'altro. Durante il colloquio con i genitori di questi altri due ragazzini, la ragazza ha detto che lei frequenta l'universita' alcuni giorni a settimana, e questi signori non si sono scomposti piu' di tanto. Le hanno risposto che la scuola viene prima di tutto e quindi non l'avrebbero distolta dai suoi studi e non le avrebbero chiesto di andare da loro durante i giorni dei corsi. Lei ha anche detto che lavora saltuariamente per un ristorante perche' ha bisogno di due lavori per potersi pagare gli studi e loro le hanno detto che non doveva preoccuparsi perche' a loro fa piacere averla disponibile solo per loro e per questo l'avrebbero pagata bene cosi' non avrebbere dovuto impazzire con due o piu' lavori. Le hanno quindi comunicato la cifra che le avrebbero dato, all'inizio di ogni mese: TREMILAECINQUECENTO DOLLARI! Per essere disponibile tre o quattro giorni a settimana. Lei ha accettato, ovviamente, e ha abbandonato il lavoro al ristorante anche perche' li' il manager iniziava a farle delle storie cercando di pagarla e lei era stanca di dover andare piu' di una volta a chiedere cio' che le spettava per le serate precedenti. Non vedeva l'ora di lasciare quel lavoro e attendeva solo un'occasione migliore.
Queste sono le storie che mi fanno capire meglio cosa e' l'America. Una terra in cui le opportunita' ci sono, basta cercarle, essere al posto giusto al momento giusto. Bisogna sempre gentili, professionali e disponibili, armarsi di pazienza e qualcosa di buona prima o poi succedera'. E se si perde un lavoro,  non e' un fallimento, altre opportunita' sono sempre alla porta. Magari migliori.
Ma allo stesso tempo qui tutto costa caro e nessuno ti regala niente. Il college di questa ragazza costa 15mila dollari l'anno. E se non vuole pagare ricorrendo ai prestiti con le banche, e indebitarsi per molti anni a venire, deve lavorare tantissimo e stare attenta a non sprecare questi guadagni. Insomma le opportunita' ci sono ma ti devi sudare tutto cio' che fai. Studi universitari in primis.
E non so perche' ma quando sento queste storie la mia mente mi riporta per un attimo ai miei studi universitari a Napoli e specificamente al giorno in cui la Prof di Inglese IV disse a tutti che per la complessita' del corso e degli argomenti che avrebbe trattato lei suggeriva di frequentare e, anzi, avrebbe preso le presenze. Si scateno' un putiferio. Un uragano di proteste da parte degli studenti:
Non puo' farci questo! 
Ma come le viene in mente di prendere le presenze? 
Se vogliamo frequentare lo decidiamo noi!
Questo e' fascismo!
All'epoca quelle proteste mi sembrarono esagerate ma non mi meravigliai piu' di tanto. Vivevo in Italia e le proteste erano all'ordine del giorno.
Non avevo speso migliaia di dollari per frequentare due anni di un college americano e non avevo sentito le storie come quelle della figlia della mia amica.
Ora invece so che vivo in un Paese pieno di opportunita' ma bisogna sapersi rimboccare le maniche perche' qui nessuno ti regala niente. E la realta' non e' esattamente come quella dei film.

domenica 21 settembre 2014

Seconda visita dal dentista. Considerazioni sulle assicurazioni mediche.

Ciao a tutti, oggi vorrei raccontarvi la mia seconda visita da un dentista qui in USA. Se ricordate bene, tempo andai per la prima volta da un dentista americano, a New York, e l'esperienza non mi e' piaciuta molto. Pochi giorni fa sono andato da un dentista in Connecticut e devo dire che e' andata meglio, anche se...Vi racconto come e' andata.
Un sera fa mi si e' spezzato un pezzo di un molare che mi era stato scheggiato da un dentista in Italia la quale, dopo averglielo fatto notare, aveva minimizzato, ma questa e' un'altra storia. Ho dovuto cercare quindi un nuovo dentista che mi avrebbe potuto ricevere al piu' presto. Sono andato online sul sito della mia assicurazione dentistica (pagata totalmente dalla mia compagnia), ho consultato la lista dei dentisti nel network assicurativo della mia citta', ho guardato qualche website, e ho scelto quello che mi convinceva di piu' e ho prenotato l'appuntamento, online, per il giorno successivo. Niente male. Sono andato allo studio dentistico e sono stato accolto con molta gentilezza. La ragazza della reception mi ha fatto compilare alcuni moduli come e' consuetudine da ogni dottore: dati personali, medicine che si stanno prendendo al momento, problemi di salute in particolare, motivo per la visita di oggi.
L'atmosfera era molto rilassata e gentile con musica classica in sottofondo. Bella idea, fa andare via la tensione. Poi mi ha detto di non preoccuparmi perche' ha controllato con la mia assicurazione e la visita di oggi e' coperta dall'assicurazione. Frase rassicurante ma un po' vaga. In realta' ogni assicurazione ha regole differenti. Nel mio caso devo pagare sempre almeno $50 di deductible ovvero se la visita di controllo costa $150, io pago i primi $50 e l'assicurazione il resto. Pero' poi se il dentista deve intervenire c'e' tutto un tariffario molto dettagliato, un po' come i prezzi del menu' di un ristorante. Ad esempio per alcuni interventi come l'estrazione piu' difficile dei denti, la mia assicurazione paga l'80% e io il 20%, e per impianti e interventi piu' costosi, se ricordo bene, 50% l'assicurazione e 50% io. Bene, dopo avermi fatto i raggi il dentista, o piu' precisamente la dentista, una gentile signora di origini orientali, mi ha detto che avrebbe dovuto togliermi il dente del giudizio e il molare accanto. Me lo aspettavo, anzi ero stato proprio io a suggerirle di farlo, prima della visita. Mi ha fatto firmare un modulo in cui accettavo sostanzialmente di mettermi nelle sue mani e mi ha detto che mi consigliava anche di usare il bone grafting, non so il nome in italiano, ma e' una pasta che si mette sull'osso dei denti appena estratti. Ed e' una pasta costosa, sui $200 per dente. La sua assistente mi ha comunicato i costi e mi ha detto che l'assicurazione a volte non vuole pagarla ma lei e' brava e spesso riesce a "combattere" e a farla pagare totalmente all'assicurazione. A quel punto ho dato l'ok. La dentista e' stata davvero brava, mi ha anestetizzato la parte interessata ed e' stata un'ora a lavorare sui miei denti, ne ha estratti due, come previsto, e non erano estrazioni facili, poi ha applicato il bone grifting e mi ha dato alcuni punti di sutura sulle gengive. Sempre con musica classica di sottofondo, che ho gradito molto. Alla fine mi ha prescritto antibiotici e antidolorifici da prendere in farmacia e mi ha regalato un collutorio specifico. Mi ha presentato il conto, tramite la sua assisente, con tutti i dettagli e ho pagato il mio 20% , ovvero la bellezza di...200 dollari! Il totale: 1000 dollari. $200 io e $800 l'assicurazione. O meglio il dentista mandera' il conto degli $800 all'assicurazione specificando che io ho pagato i miei $200. L'assistente ci ha tenuto pero' a ricordarmi che l'assicurazione potrebbe non pagare tutti gli $800 e quindi (l'assicurazione) potrebbe mandare a me un conto da pagare.
Brevi considerazioni sul sistema delle asicurazioni americane che sto imparando a conoscere piu' da vicino.
Apprezzo il fatto che se hai un'emergenza riesci a farti curare il giorno dopo ma penso che $ 1,000  per raggi, estrazione di due denti e applicazione di un po' di pasta sull'osso sia una cifra esagerata. Magari sbaglio io, quanto si pagherebbe in Italia?
Ma la cosa che mi piace meno di questo sistema e' l'incertezza. Vai dal dentista o da qualsiasi dottore e spesso quando esci non sai ancora precisamente quanto dovrai pagare perche' l'assicurazione deve prima valutare e controvalutare e poi ti mandera' i dettagli a casa indicando quanto ha pagato e quanto eventualmente dovrai pagare tu. E possono sempre esserci delle sorprese perche' pare che ci siano sempre delle zone grigie che lasciano spazio ad "interpretazioni" da parte delle assicurazioni.
Insomma per ora aspetto e vi faro' sapere.
Altro dettaglio: per gli antibiotici ho speso solo $15 di tasca mia e il resto e' coperto dall'assicurazione (non so quanto). Per gli antidolorifici $22 tutti di tasca mia perche' non erano coperti dall'assicurazione. Anche su questo...incertezza. Non sai mai se alcune medicine sono coperte in parte, totalmente, o per niente da parte dell'assicurazione. Forse sono io a dovermi informare meglio su tutti questi aspetti fin nei minimi dettagli, come immagino facciano molti Americani.
Altra curiosita'. Quando il dottore ti prescrive delle medicine poi vai a prenderle in una qualsiasi farmacia, solitamente un CVS, ma il dottore non ti prescrive una marca di medicine in particolare, ti prescrive il tipo di medicina e il numero preciso di pillole. Poi in farmacia te le mettono in un barattolino "anonimo" con il nome della medicina ma senza il nome di una marca. Non ho capito bene se le preparano li' o se le prendono da boccette di marche specifiche che contengono molte pillole. In un certo modo non e' un male perche' non devi comprare un boccione di 50 pillole se a te ne servono solo 10. E si evita lo spreco di medicine che verrebbero gettate nella spazzatura dopo un certo periodo. Forse questo modo logico di ragionare e' nato anche a vantaggio e su richiesta delle assicurazioni che vogliono pagare solo il numero di pillole necessarie all'assicurato, non una quantita' superiore solo perche' magari vengono vendute in boccette da 30 o 50. Insomma e' per me un sistema ancora da approfondire e piuttosto diverso da quello italiano. Con pregi e difetti.
Voi cosa ne pensate? Qualcuno ha avuto esperienze con dei dentisti americani e in generale con il mondo sanitario e assicurativo? Fatemi sapere e alla prossima.
Stay healthy, stay foolish.

sabato 13 settembre 2014

Green card, mission 2

Chi mi segue da tempo sa che la Mission Impossible era riuscire a trovare in soli tre mesi una compagnia disposta ad assumermi e a sponsorizzarmi per un visto di lavoro. Con un po' di tenacia e molta fortuna ci sono riuscito. In realta' c'e' anche una seconda parte, ovvero conquistare la fiducia dell'azienda e ottenere la green card tramite la loro sponsorizzazione. Questa missione e' a un buon inizio perche' pochi giorni fa, il capo, al quale ne ho parlato in passato, ha incontrato personalmente un avvocato esperto di pratiche di immigrazione, e dopo qualche giorno mi ha confermato che l'azienda ha deciso di tenermi oltre la scadenza del visto e quindi mi ha dato l'ok ufficiale per iniziare le pratiche per la green card!
.Molti di voi si chiederanno come funzionano le pratiche. E vi dico subito che sono pratiche lunghe e costose, migliaia e migliaia di dollari, tra il compenso dell'avvocato e le altre varie pratiche. Il capo mi ha detto che se loro mi fanno le pratiche poi pero' devo restare con loro fino alla fine dei miei giorni. Si scherzava ovviamente ma pensate a una scena simile in un'azienda italiana. Investirebbero migliaia di dollori su di te e ti chiederebbero anche se scherzosamente di restare a vita con loro? Impossibile.
Le pratiche per ottenere la green card tramite sponsirizzazione da lavoro erano molto lunghe in passato, oltre cinque anni, ora sembra che servano  in media circa 3 anni ma dipende anche dal ruolo in azienda della persona sponsorizzata e dai suoi titoli di studio. Un Master in Usa sicuramente velocizza le pratiche. Fondamentalmente ci sono due scogli da superare. Il primo e' convincere il Dipartimento del Lavoro che poiche' l'azienda non ha trovato altri Americani adatti alla posizione lavorativa e' in un certo senso costretta ad assumere te che sei non americano. E bisogna seguire tutto un protocollo di regole che solo un avvocato esperto di immigrazione conosce bene. Prima di tutto l'azienda deve pubblicare degli annunci su vari media, ad esempio sul NY Times, ma anche sulla bacheca dell'ufficio, su sito dell'azienda, per radio etc. Credo che debba farli su tre mezzi diversi e deve documentare di averlo fatto per almeno un certo periodo di tempo, ovviamente non un giorno, ma almeno alcune settimane.
Ho letto che ci sono alcuni trucchi usati da alcuni avvocati come ad esempio mettere un annuncio radiofonico che verra' ascoltato di notte da poche persone o pubblicare l'annuncio su giornali minori ma insomma sono trucchi rischiosi, si puo' fare fino a un certo punto. Oppure possono mettere l'annuncio "tailored" tagliato ad arte su cio' che sono i tuoi studi e la tua esperienza ma anche su questo bisogna stare attenti a non farlo troppo "tailored". Bisogna mettere in conto che potranno arrivare all'azienda molte telefonate e CV (che qui si chiama Resume) e l'azienda e' obbligata in qualche modo a rispondere o a fare i colloqui a queste persone. Poi potra' dimostrare per iscritto come si sono svolti i colloqui e perche' ognuno era meno adatto della persona che vogliono sponsorizzare per la posizione lavorativa. In poche parole l'azienda tramite l'avvocato deve convincere il Dipartimento del Lavoro che nonostrante la ricerca e la precedenza data a potenziali candidati americani, la persona piu' adatta per la posizione sei tu. E ovviamente l'azienda deve anche allegare molti documenti che mostrano che la compagnia e' in salute, le entrate, dati dell'incorporazione e sopratutto deve dichiarare che ti paghera' un determinato salario minimo annuale. C'e' una lista che indica lo stipendio minimo per ogni posizione lavorativa. Se in Usa chesso' a un grafico pubblicitario devono dare chesso' uno stipendio minimo di 60mila dollari lordi l'anno, la compagnia non puo' dire al Dipartimento del lavoro che ti paghera' 40mila. La pratica verrebbe rigettata perche' vorrebbe dire che la compagnia assumerebbe te, svantaggiando dei potenziali lavoratori americani, solo per risparmiare (un po come fanno con gli immigrati in Italia) . Se e' vero che la compagnia ha bisogno proprio di te, deve pagarti lo stesso stipendio che in media verrebbe pagato ad un americano. E deve attenersi a quella lista di stipendi minim, che se non erro cambia ogni anno ed e' a disposizione degli avvocati di immigration.
Dopo l'approvazione del Dipartimento del Lavoro, se non erro, si passa a quella del Dipartimento della Homeland Security. In pratica l'avvocato a nome dell'azienda deve inviare i documenti a questo dipartimento dicendo: questo candidato straniero ha ottenuto l'approvazione da parte del Dipartimento del Lavoro. Ora chiediamo gentilmente anche la vostra. E cosi' il DHS cotrollera' se la persona sponsorizzata per la Green Card ha legami con il terrorismo, ha in passato avuto problemi con la giustizia e se e' tutto ok daranno l'approvazione. Tutto questo richiede almeno due o tre anni. Dopodiche' bisogna "mettersi in fila" con tutti gli altri che hanno avuto queste approvazioni e quando arriva il proprio turno finalmente si otterra' la tanto agognata green card, che da' il permesso permanente di vivere e lavorare negli Usa senza piu' necessita' di spendere soldi per rinnovare visti di lavoro ogni tre o cinque anni.
E spesso i visti possono essere rinnovati solo per un paio di volte, dopodiche' bisogna tornare nel proprio Paese e restarci per qualche tempo prima di poter ritornare in Usa. La Green Card invece risolve tutti questi problemi.
Quindi questa sara' la mia "seconda missione" forse la piu' importante perche' mi dara' finalmente la possibilita' di avere un futuro permanente negli Stati Uniti. Tutto sta per iniziare. E ci sara' da fare qualche sacrificio, soprattutto economico, perche' potrebbero chiedermi di contribuire alle spese.
Ma sono in ballo e devo ballare. Vi terro' aggiornati.
Fingers crossed! Dita incrociate!
WISH ME LUCK!

Facebook

Cari lettori, oggi vorrei parlarvi di Facebook.
Da quando ho creato il mio account, nel lontano 2008, ho sempre avuto un rapporto di amore-odio con questo social network. Lo uso molto, troppo forse, anche se negli ultimi tempi un po' meno. IN questi ultimi sei anni avro' pubblicato centinaia di post, foto e commenti. Alcune volte ho anche avuto discussioni molto accese con un paio di amici e parenti a causa di alcune foto o commenti.  In quei momenti avevo anche pensato di cancellare l'account ma poi non l'ho fatto. Ultimamente sto riflettendo molto su questo mezzo, soprattutto sugli aspetti negativi e tra questi trovo che quello piu' nocivo, ma anche piu' interessante, sia l'uso di Fb come costruzione di una falso io. Pensateci bene, per la stragrande maggioranza, Fb e' solo un modo per costruirsi un'altra personalita', solare, positiva, in cui la vita che gli ruota attorno e' sempre meravigliosa. Certo, l'ottimismo e la positivita' non gustano mai, ma ci trovo sempre qualcosa di artificiale perche' in questa costruzione virtuale tutti si affannano quotidianamente a pubblicare foto e commenti per mostrare:
  • I luoghi meravigliosi in cui vanno in vacanza
  • Le serate divertentissime alle quali partecipano
  • La stupenda relazione amorosa che stanno vivendo
  • Le foto dei propri figli meravigliosi
  •  I ristoranti di lusso ai quali hanno la possibilita' di andare 
Ed e' una costruzione che si intreccia con il narcisismo resa possibile dalla new entry degli ultimi anni: il selfie. La foto a se stessi resa possibile dagli smartphone. Una cosa tristissima solo pochi anni fa che e' diventata norlalmente accettabile oggi.
E non si tratta solo di foto di ragazzine un po' vanitose. Gente adulta, professionisti in carriera che non perdono l'occasione di andare in bagno, magari in ufficio, per farsi un selfie allo specchio e pubblicarlo subito dopo su Facebook. Un mio collega e' amico su Fb con varie ragazze del nostro piano di uffici. Ha scoperto che quasi tutte sono andate nei bagni degli uffici a farsi un selfie. Abbiamo riconosciuto i bagni. Cioe' ormai si va un attimo in bagno...per farsi una selfie e pubblicarla su Fb. Insomma a me pare che ben poco di cio' che viene pubblicato su Fb sia interessante e informativo e a circa un 90% dei post si potrebbe rispondere: bravo/a, e ora cosa vuoi una medaglia? Non vorrei offendere nessuno, sono certo di essere caduto anche io in questa falsa costruzione dell'io. Sicuramente una buona parte degli utenti usa Fb in modo sano, per comunicare con parenti e amici lontani o per pubblicare link divertenti, informativi e interessanti.
Ma la vera natura di Facebook e' un'altra, purtroppo, legata ai tempi moderni in cui siamo tutti dei prodotti da vendere con campagne pubblicitare.
Un altro aspetto di Fb che ho conosciuto piu' da vicino in questi tempi proprio in America e' il voyerismo. Probabilmente avviene lo stesso anche in Italia anche se non pensavo fosse cosi' diffuso qui in America nella terra in cui tutti piu' sono sempre in movimento, corrono da un posto all'altro, hanno due o tre lavori e non dovrebbero avere tempo per queste cose e invece...il tempo per venire a guardare il tuo profilo con attenzione lo trovano. Sempre.
Ho scoperto infatti che tanti miei contatti dai quali non me lo aspettavo, controllano regolarmente il mio profilo, i miei post, le mie foto. E a volte mi hanno anche fatto anche qualche appunto per una foto o un commento che non gli e' piaciuto molto. Ok, fin qui tutto bene. Alla fine sono stato io a confermare l'amicizia (a volte pero' non potendone fare a meno trattandosi di amici, parenti o colleghi). Quello che mi ha pero' meravigliato e' che alcuni di essi hanno creato l'account Fb solo per poter spiare gli altri. In sostanza sul loro profilo non scrivono mai niente, mai un post, mai una foto, mai un commento, pero' poi vanno regolarmente a controllare i profili degli altri in attesa di qualcusa di gustoso di cui (s)parlare.  Questi li chiamo voyeur "a una faccia" perche' ho scoperto che esistono anche quelli "a due facce"! Si tratta di persone molto attive su Facebook alle quali piace pubblicare post e foto personali e questo per loro costituirebbe al loro voyeurismo perche' al voyeur piace guardare senza essere guardato. Bene, come risolvono il problema? Semplice, creando due account con lo stesso nome, o con due nomi leggermente diversi. A te chiedono l'amicizia con il "falso" l'account, o meglio quello che usano poco e che hanno creato per spiarti l'altro, quello vero, e' solo per una cerchia ristretta di parenti e amici. E' facile riconoscere questi finti account dei voyer a due facce dal loro limitato numero di amici, solitamente nn piu' di 20-30 ovvero quelli che si vuole spiare senza esserne spiato. Non si finisce mai di imparare in America!
Non che io abbia niente da nascondere ma non e' stato piacevole scoprire dopo circa un anno che alcuni miei contatti mi avevano spiato tramite un falso account mentre loro erano "al coperto" tramite il falso account con il quale non si sono mai esposti.
Insomma questo voyurismo ha iniziato a far nascere in me un cer disgusto verso Facebook ma c'e' un altro aspetto legato ai social network che sta contribuendo a farlo aumentare: l'alienazione.
Vedo che qui sono continuamente online tramite i loro cellulari sia per restare connected sia per farsi delle foto dalla vita reale per poi pubblicarle subito sulla loro vita virtuale. Ovviamente solo aver controllato che la foto e' venuta bene e ha passato certi standard di bellezza o felicita'.
Ogni giorno, ad ogni ora, vedo gente con la testa abbassata atti a controllare il proprio cellulare, solitamente Facebook, o a fare foto:
  • Quando sono in ascensore
  • Quando camminano per strada
  • Quando sono ad una festa con gli amici
  • Quando sono a pranzo con i colleghi
  • Quando sono in pausa sigaretta con i colleghi
  • Quando sono in macchina fermi al semaforo rosso, anche quando scatta il verde
Questo video riassume bene cio' che voglio dire:


Potrei parlare anche di Fb e della perdita di tempo e dal tempo che ho usato in modo piu' proficuo prima dell'avvento di internet e dei social network, ma mi fermo qui. Ho pensato che sarebbe bene disintossicarsi un po' e probabilmente cancellero' il mio account.
Ho scritto un post a riguardo per sapere cosa ne pensate e anche perche' con alcuni di voi comunico  via Fb e quindi se volete possiamo tranquillamente continuare a scriverci, via email.
E a tale proposito, ho una novita' per voi...ho finalmente creato un'email specifica per i lettori del blog.
Potete scrivermi a: Tornoavivereinamerica@gmail.com

Stay tuned for more updates e magari ci si vede, un giorno, nel mondo reale.

giovedì 11 settembre 2014

United we stand, divided we fall

Ciao a tutti, oggi e' l'11 Settembre e come sapete mi trovo qui in America.
Prossimamente pubblichero' alcune foto che ho fatto al September 11 Memorial a New York ma oggi vorrei parlarvi delle teorie del complotto. Ho notato che ancora oggi molte persone credono che in un modo o in un altro l'11 Settembre sia stato un auto-attentato o un Inside Job come dicono qui. Non si tratta solo di antiamericani a priori o semplici ragazzini alternativi ma anche di persone piu' razionali, compresi molti Americani.
Ora spero di non risultare antipatico a qualche lettore ma voglio dire la mia in tutta onesta'. E poi potete pensarla come volete, anzi si puo' pacatamente, spero, aprire una discussione su questo blog e magari scambiare qualche opinione interessante.
Veniamo al nocciolo della questione. Quasi tutte le teorie dell'Inside Job partono dai particolari per suggerire una tesi che pero' non tutti amano pronunciare a gran voce, perche' l'importante e' mettere il dubbio e subdolamente suggerire che...sono stati gli Americani! Per avere una scusa per fare una guerra. Ovviamente e' difficile che possano mettere in dubbio cio' che abbiamo visto tutti con i nostri occhi quel giorno ovvero gli aerei dirottati che si schiantano contro le Twin Towers. E quindi per avallare la loro tesi devono per forza partire dal particolare, da qualche strana incongruenza, da qualcosa di meno importante che non torna. E quindi si parte dal fatto che non ci sarebbe un video chiaro dell'aereo che si schianta sul Pentagono e ci sono poche tracce dell'aereo dopo l'impatto. Ammetto di avere qualche dubbio anche io ma razionalmente penso: magari il Pentagono ha il video ma non vuole mostrarlo perche' e' comunque una vulnerabilita', un segno di debolezza?
Ma molti complottisti sostengono che nessun aereo si e' schiantato sul Pentagono. Bene allora razionalmente penso: dove e' finito l'aereo che manca all'appello e tutti i passeggeri che erano su quell'aereo? I complottisti non hanno risposte. Probabilmente e' stato fatto saltare in aria, dicono. E nessuno ha visto niente? E se e' stato fatto saltare in aria cosa ha davvero colpito il Pentagono? Un missile? E se gli Americani sono riusciti a far saltare in aria l'aereo che stava per schiantarsi sul Pentagono poi cosa hanno fatto, si sono lanciati da soli un missile sul Pentagono? E se cosi' fosse, perche'? Se era tutta una grande regia non bastava far crollare le Twin Towers con 3000 persone all'interno, serviva anche la messinscena del Pentagono? Lasciamo stare il Pentagono e parliamo di un altro dubbio complottista, o in questo caso una tesi vera e propria, piu' esplicita: gli Americani stessi hanno messo cariche esplosive nelle Torri per farle crollare. La causa dei crolli non sarebbe stata lo schianto degli aerei dirottati ma le cariche esplosive messe nelle Torri giorni prima e fatte esplodere a distanza. Ok, bene, ma gli aerei dirottati e i kamikaze sono esistiti o no? No perche' li abbiamo visti tutti quegli aerei o sbaglio?
Fatemi capire...anche i dirottatori erano parte del piano diabolico di Bush che e' riuscito ad assoldarli e poi pero' proprio per essere sicuro che le Torri sarebbero crollate ha anche fatto minare le Torri. Giusto? Beh sui kamikaze nella galassia complottista ci sono altri dubbi. C'e' chi dice che non c'era alcun kamikaze su quegli aerei, perche' erano in realta' telecomandati. Ah bene! Ma non ci sono riprese che riprendevano i kamikaze poco prima di entrare in aereo? Sono stati fatti scomparire dalla Cia (o magari dal mago David Copperfield) all'entrata, nei bagni del Gate? Nessuno ha quindi visto dove sono scomparsi quei dirottatori che non si trovano piu' sul pianeta Terra? Ma torniamo agli aerei telecomandati...passeggeri e hostess quindi avrebbero notato che non c'erano piloti in cabina di controllo ma non si sono preoccupati? Ma si facciamoci un bel giro senza pilota. Ci si diverte. Ho letto di qualche complottista che e' arrivato anche a sostenere che neanche gli aerei sono mai esistiti ed erano in realta' ologrammi ma qui si entra nel campo del delirio fantascientifico, ai confini della realta'. Sorvoliamo.
E torniamo alle cariche esplosive nelle Torri. Io so che non si minano due grattacieli immensi con due miccette ma con quintali di esplosivo e quindi con decine di persone che avrebbero dovuto occuparsene, lavorando per giorni per piazzare le cariche in vari punti, ovviamente dopo aver avuto tutti i permessi o aver corrotto, ma di questo se ne sara' occupato Bush, decine di addetti alla security e impiegati che lavoravano ai piani che sarebbero stati minati. Ma si dai, decine e decine di persone, forse centinaia, tutti parte del piano malefico di Bush. Sono sanguinari gli Americani, sono proprio dei pazzi sanguinari. E se solo uno di questo complici si fosse pentito? Semolice. Bush si sara' premunito facendo installare un microchip nei loro cervelli e al primo accenno di pentimento...boom, un'altra esplosione, controllata pero'. Che a Bush piacciono tanto.
Insomma perche' nascono queste teorie? Io ho le mie opinioni. Nascono per motivi diversi e alcuni di essi sono comprensibili e umani come il bisogno di razionalizzare un evento di per se' irrazionale. Non era possibile una cosa del genere quindi mi costruisco la tesi dell'auto-attentato, che mi da' piu' tranquillita' mentale. E poi ci sono altri motivi in cui si intrecciano antiamericanismo e voglia di sentirsi piu' svegli di altri, piu' saggi, i detentori della verita' che vanno a risvegliare i dormienti. E ce ne sono tanti altri ma mi fermo qui.
Voi cosa ne pensate?
Potrei andare avanti per ore su questo argomento che mi sta a cuore ma vi lascio con un video di uno dei piu' importanti distruttori di Bufale e teorie complottiste: Paolo Attivissimo. E' un video un po' lungo ma ne vale la pena, se avete un po' di tempo. Buona visione e oggi consentitemi di salutarvi con una frase patriottica.
United we stand, divided we fall.


lunedì 1 settembre 2014

The Mirko & Marta Show

Qualche tempo fa ho intervistato Mirko Bonet, un ragazzo italiano che si e' trasferito in Florida alcuni anni fa e che e' molto conosciuto al popolo di Youtube come Mirkojax. Mirko e' un grafico pubblicitario un po' pazzoide, appassionato di tecnologia (prodotti Apple in primis), fast food americani, fotografia, natura e tanto altro. Vive con il suo gatto Chiuski e con la sua ragazza Marta che e' un po' una sorpresa per molti suoi fan storici perche' l'ha sempre "tenuta nascosta". Tutti pensavano che vivesse solo con il suo gatto. Conosciamo Marta da poco, da quando Mirko ha creato un nuovo canale YouTube, The Mirko and Marta Show, che e' davvero interessante per chi ama gli States perche' con i loro video ci portano in giro per la Florida mostrandoci la vita quotidiana americana con un occhio particolare verso il mondo del lavoro, i fast food, i negozi, le attivita' all'aria aperta e tante altre curiosita' a stelle e strisce.
Ecco il link al loro canale: The Mirko and Marta Show

martedì 26 agosto 2014

Cibi italiani con pronuncia americana

Quando arrivate negli Stati Uniti alcune parole vi suoneranno strane, sopratutto quelle legate ai cibi italiani.
Vi ho gia' parlato in passato delle "famosissime" Fettuccine Alfredo che in America credono sia un piatto tipico italiano, quasi al pari della pizza margherita.
Tralasciando la storia di questo piatto, famoso solo in Usa, sapete come pronunciano fettuccine? Fettuccini, anzi, Feduccini. Ma come? Si chiamano fettuccine vorrete dire voi. Niente, loro le chiamano feduccini. E non c'e' niente da fare, la parola e' italiana, la senti tua, vorresti correggere tutti ma dopo qualche anno in America ordinerai anche tu i famossissimi feduccini Alfredo.
E arrivera' anche il giorno in cui la bruschetta la pronuncerete brusceda. E la mozzarella, mazzarella. Ma solo dopo tanto allenamento. Perche' molte o in America vengono pronunciate a.
E arrivera' la salsa bolonnes. Gli spaghedi. Il risodo.
salami, zucchini e linguini. Perche' la e finale loro la leggono i.
E poi arugola. E pizza margarita.
Fidatevi, bastano pochi anni, il tempo la fara' da padrone.
E arrivera' il momento in cui non vi sembrera' poi tanto strano sentire...One panini. One cannoli. Two paninis. Two cannolis. Ne ho parlato spesso di questi due mostri grammaticali. All'inizio vi fara' male al cuore ma poi ci farete l'abitudine.
E infatti il giorno in cui riuscirete anche voi a dire: Can you please give me two cannolis? beh, quel giorno sarete pronti per la cittadinanza americana.

domenica 24 agosto 2014

L'Ice Bucket Challenge e' arrivata in Italia!

Ritornando sull'argomento, pochi giorni fa ho chiesto ai miei amici italiani se fossero a conoscenza dell'Ice Bucket Challenge e nessuno ne aveva mai sentito parlare ma sono bastati pochi giorni e la mania si è diffusa a macchia d'olio anche in Italia e ora abbondano i video di secchi d'acqua ghiacciata che raggiungono tutte le teste italiane sensibili alla causa.
E' stato interessante per me notare come una moda americana si sia diffusa in Italia.
Sapete gia' che penso che sia una iniziativa piuttosto discutibile...ma dopo aver notato il modo in cui e' stata recepita in Italia penso che sia ancora piu' discutibile. E infatti ci sono delle differenze. E non poche.
VIP e gente comune: in America la Ice Bucket Challenge e' partita dalla gente comune per poi arrivare a VIP come Bill Gates, Mark Zuckerberg, cantanti e sportivi vari.
In Italia, l'inverso. E' nata da VIP come Fiorello che ha sfidato Renzi (!) ed e' arrivato alla gente comune. Infatti inizialmente ho letto commenti del tipo: ma perche' partecipi tu? Vuoi sentirti un VIP? Poi la mania e' esplosa e ora non c'e' piu' distinzione tra VIP e gente comune. Tutti uniti, tutti diventati improvvisamente sensibili a questo specifico problema.
Donazione: Che io sappia, ma correggetemi se sbaglio, qui in Usa chi non accetta la sfida deve donare $100 ma anche chi accetta la sfida deve donare qualche dollaro. In Italia come funziona?
Ho letto che chi accetta la sfida non dona niente, neanche un euro. Ecco perche' in Italia hanno raccolto poche migliaia di euro e in America milioni. Ma ripeto, chiaritemi voi come funziona in Italia.
Acqua e ghiaccio: in Usa il secchio viene riempito di acqua fredda e molto ghiaccio. Vedendo i video italiani non mi pare di aver visto ghiaccio. Magari due cubettini? E magari l'acqua e' pure tiepidina?
Luogo: in USA molti lo fanno vestiti, non certo in costume, e non vicino alla piscina o in spiaggia. Troppo facile.
Atteggiamento finto alternativo di alcuni VIP: in Italia alcuni VIP sono andati controcorrente, hanno deciso di non gettarsi il secchio in testa e hanno preferito mostrarsi mentre staccano un bell'assegno. Bene! Alcuni di essi, molto elegantemente, hanno detto che non avrebbero fatto vedere la cifra perche' la benificenza va fatta privatamente. Bene, benissimo! Peccato poi che alla prima lieve critica da parte del primo utente sconosciuto di Facebook, che sfidava il VIP a mostrare la cifra, il VIP ha poi subito risposto che certo non e' elegante ma viste le tantissime critiche e per metterle a tacere (tantissime critiche? tacere di che?) ha dovuto mostrare la foto dell'assegno con la cifra donata.  E cosi' sappiamo che Jerry Cala' ha donato 1000 euro e altri VIP altre cifre. Bravi, un esibizionismo piu' sottile di cosi' non era possibile perche' mascherato da false buone intenzioni.
Ma insomma, dico io, se proprio volete importare il peggio, almeno fatelo bene!
Comunque lo so, sono pesante e lamentoso. Alla fine e' solo una mania estiva che ha portato anche a qualcosa di buono. Facciamoci due risate e andiamo avanti.
E  quindi concludo con questo video esilarante "che si toglie la maschera" e mostra la vera natura di questa mania. Questa qui neanche sa cosa sia la SLA...e la secchiata d'acqua se la fa addirittura lanciare sulle tette! Rabbrividiamo...piu' noi di lei.
Enjoy! E ditemi cosa ne pensate.
Marika Fruscio e l'Ice Bucket Challenge.
Alla prossima mania a stelle e strisce.

martedì 19 agosto 2014

Secchi e Selfie ai tempi di Facebook

In questi giorni i social network americani sono invasi da migliaia di video di gente che si getta un secchio d'acqua ghiacciata in testa. E' la Ice Bucket Challenge e, nelle intenzioni dei partecipanti, viene fatto per sensibilizzare alla SLA. Chi viene nominato puo' accettare la sfida, gettarsi un secchio di acqua ghiacciata in testa entro 24 ore, fare una piccola donazione e nominare altri tre amici. O se non se la sentisse di accettare deve donare $100.
Ogni mattina su Facebook vedo decine di video di amici, conoscenti o personaggi famosi che si gettano orgogliosi il famoso secchio d'acqua in testa. La star del momento.
Anche un paio di colleghi hanno accettato la sfida e in questi giorni negli uffici o per strada non si parla d'altro. Una collega mi ha detto che teme che presto verra' nominata da uno dei suoi nipoti e non sa se accettera' la sfida.
You don't have to (Non sei tenuta a farlo) - le ho detto, ma lei mi ha risposto che non sarebbe eticamente giusto non accettare la sfida e non donare alcun dollaro. Mah.
Non mi sono mai piaciute le catene di Sant'Antonio, le mode di massa, la beneficenza ostentata e l'esibizionismo dei social network e l'Ice Bucket Challenge e' riuscito ad unirli tutti!
Chi fa beneficenza non dovrebbe dire al mondo di averla fatta. E poi che strano, all'improvviso, sono tutti diventati sensibili ai problemi della SLA? bene pero' forse forse questa sensibilita' e' un modo per dare sfogo al proprio narcisismo? Guardatemi ho accettato la sfida! Guardatemi faccio beneficenza! Guardatemi mi getto un secchio d'acqua in testa senza battere ciglio!
Va bene dai, questo e' un post anomalo che va di qua e di la per associazioni di idee e il secchio giacciato mi ha fatto venire in mente una scena di un film, tratto da una storia di Stephen King, in cui i crudeli compagni di scuola di Carrie le fanno cadere in testa un secchio pieno di sangue di maiale, durante il ballo studentesco. Ecco, allora oggi propongo al mondo il Carrie Bucket Challenge: un secchio di sangue di maiale gettato in testa per sensibilizzare contro le stragi dei poveri maiali che ogni giorno vengono serviti in tavola. Scusatemi ma la mia passione adolescenziale per i film e i libri l'horror e' riaffiorata in superficie.
E visto che questo e' un post che va per associazioni di idee, secchio per secchio, non posso non parlare di lui: Buckethead ovvero Testa di Secchio. L'unico personaggio che mi piace vedere con un secchio rovesciato in testa. E' uno dei miei chietarristi preferiti. Nessuno conosce la sua vera identita' perche' suona sempre con una maschera bianca in volto e un secchio di KFC rovesciato sulla testa. La leggenda narra che gli unici amici di Buckethead erano i polli che lui amava intrattenere con la sua chitarra nel pollaio. Un giorno Buckethead vide in che modo cruento Kentucky Fried Chicken trattava i suoi amici polli e cosi' per protesta inizio' ad indossare il celebre secchio di KFC rovesciato in testa e con la scritta "Funeral". Una storia da film e uno dei personaggi piu' creativi della scena musicale sperimentale. Eccolo in azione:


Ma torniamo al narcisismo ai tempi di Facebook. E parliamo di selfie. Bene, passatemi il termine ma...Non ho mai visto tanti cessi come da quando e' nata questa mania dei selfie. Allo specchio, in bagno.
Lo specchio moderno come lo stagno in cui Narciso vide riflessa la propria immagine e annego' cercando di abbracciarla.
E mi viene in mente un altro specchio, non ridete pero', quello che oso' varcare Mickey Mouse per trovarsi dall'altra parte, in un mondo fantastico.
Bukowski, altro mio eroe, odiava Mickey Mouse.
E Buckethead disse in un'intervista che Disneyland e' l'unico luogo al mondo in cui i sogni o gli incubi possono diventare realta'.
Ma non me ne vogliano i miei due eroi. Oggi tra selfie e immaginazione, tra vanita' e fantasia, tra Narciso e Mickey Mouse preferisco Mickey Mouse. E quindi dimenticate secchi e selfie. Chiudete Facebook e fate lavorare l'immaginazione. E per qualche minuto godetevi questo video (del 1936).
Ci  rivediamo al prossimo post. Provero' a scrivervi dall'aldila'...oltre lo specchio.




mercoledì 13 agosto 2014

Titoli e saluti all'italiana

 - Dottor Bianchi come sta?
 - Avvocato Rossi, che piacere rivederla!
 - Ingegner Verdi, anche lei qui?
 - Carissimo, mi saluti tanto l'Architetto Neri.
Penso spesso che attraverso le sfumature della lingua sia possibile cogliere alcune caratteristiche di un popolo. Alcuni mesi fa ricevetti un'email da parte di una conoscente che ci tenne tanto a firmarsi Dottoressa seguita dal nome e cognome. Mi fece un effetto strano. Come un prurito.
Le parole sono importanti diceva Nanni Moretti in un suo celebre film.
E anche Paolo Villaggio ridicolizzo' questa mania tutta italiana con la sua celebre Contessa Serbelloni Mazzanti vien dal Mare e il Direttor. Dott. Ing. Gran Ladr di Gran Croc. Pezz. di Merd. Cosa vogliono comunicarci queste persone quando si fregiano di titoli come Dottore, Avvocato, Ingegnere, Architetto? Che sono persone piu' rispettabili di altre perche' hanno conseguito determinati studi? Che un muratore o un contadino devono portare un rispetto particolare verso di loro?
Insomma una mentalita' da societa' divisa in caste, in persone piu' e meno importanti, una mentalita' da "lei non sa chi sono io".
Quando ho detto ai miei colleghi americani che in Italia chi ha una laurea viene solitamente chiamato Dottore sono rimasti un po' perplessi e poi prontamente uno di loro mi ha detto: Ma allora qui quasi tutti i ragazzi sono Dottori! 
Credo che per loro la nostra ostentazione di titoli non sia altro che un modo un po' buffo per mettere in mostra delle qualita' o dei traguardi facilmente raggiungibili da tutti. E una semplice laurea, di qualsiasi tipo essa sia, non e' certo un metodo per distinguersi o velatamente sentirsi migliori o piu' rispettabili degli altri.
E cosi' per un paio di giorni scherzando in ufficio abbiamo iniziato a chiamarci Dottore e Dottoressa seguiti dai nostri cognomi di origine italiana, americana o asiatica. Mi ha fatto un effetto strano ma questa volta e' stato divertente.
Se c'e 'una cosa che mi piace degli Usa e' proprio il fatto che non qui non si avverte la differenza tra le persone. Che tu sia un contadino, un manager, un muratore, un presidente, un giardiniere o un professore qui sono tutti pari, allo stesso livello, e raramente c'e' quel senso di reverenza o inferiorita' che troppo spesso si vive nei rapporti interpersonali in Italia. E' difficile da spiegare ma e' il vero senso dell'uguaglianza. Nessuno si sente superiore o piu' titolato degli altri. Ognuno ha la propria storia e non importa dove e' riuscito ad arrvare. Se e' stato piu' bravo o piu' fortunato. Se ha acquisito o non ha acquisito dei titoli.
Ogni esistenza ha lo stesso valore delle altre. Semplice.
E non esiste il Lei o il Voi.
Esiste solo You. Che tu ti rivolga al cameriere o al Presidente degli Stati Uniti.
Solo You.

Appunto. Le parole sono importanti.


mercoledì 23 luglio 2014

Espressioni dopo qualche anno in Usa

Chi vive in Usa da alcuni anni, diciamo da almeno una decina, avra' notato che quasi senza accorgersene molti iniziano ad "americanizzare" alcune espressioni, a ricalcarle sull'americano. Lo avete mai notato?

Ad esempio ho sentito spesso:

Non fa senso - INVECE DI - Non ha senso
(Da: It doesn't make sense)

Ti chiamo indietro - INVECE DI - Ti richiamo
(Da: I'll call you back)

Fai sicuro - INVECE DI - Assicurati, accertati
(Da: Make sure)

Vivo in New York - INVECE DI - Vivo a New York
(Da: I live in New York)

Intervista di lavoro - INVECE DI -Colloquio di lavoro
(Da: Job interview)

Applicare - INVECE DI - Fare domanda
(Da: Apply)

Ritirato - INVECE DI - Pensionato
(Da: Retired)

Classi - INVECE DI - Corsi (universitari)
(Da: Classes)


Ne avete delle altre?

martedì 22 luglio 2014

Aria Fritta (di Dario Celli) e la lettera al datore di lavoro italiano

Dopo aver letto questo mio post di qualche mese fa il giornalista di Rai2, Dario Celli, che mi segue da tempo, ha scritto una bella lettera ispirandosi liberamente alla storia degli ultimi miei anni: il ritorno in Italia, i colloqui di lavoro ai limiti dell'assurdo, la decisione di tornare in America, i colloqui di lavoro americani, l'assunzione da parte di un'azienda americana. E' una lettera che gia' lui mi consiglio' di scrivere, ma poi non lo ho mai fatto...perche' e' meglio dimenticare alcuni personaggi italiani ma in realta' come me potrebbero scriverla tanti altri giovani italiani, sfruttati in Italia e valorizzati all'estero. Cosa dire, mi fa molto piacere che un giornalista della Rai si sia basato sulla mia storia per scrivere questa lettera.
Chi vuole puo' andarla a leggerla direttamente sul suo blog, seguitissimo, in cui e' evidente il suo amore per New York, gli Stati Uniti e le storie americane: Su un colloquio di lavoro, l'amarezza e il brindisi di un giovane italiano
Grazie, Dario Celli.

mercoledì 2 luglio 2014

Storie quotidiane della New York anni 60

La signora che viaggia in macchina con me ogni mattina e' di origini siciliane ed e' venuta a vivere in Usa negli anni 60 quando era appena ragazzina. Mi raccontava di quei tempi quando chi arrivava dall'Italia parlava piu' il dialetto che l'italiano mentre lei e una sua amichetta, in controtendenza, avevano sempre parlato in Italiano prima di trasferirsi in Usa. Quindi una volta arrivate in America dovettero imparare due lingue, l'Inglese e...il dialetto siciliano.
Mi ha raccontato questa storia che mi ha fatto divertire.
Queens, New York, anni 60. Una ragazzina venne mandata dalla madre a comprare della carne macinata in carnezzeria. Eh si, non macelleria, si chiamava proprio carnezzeria. Conosco il termine perche' e' lo stesso che usava spesso una mia amica siciliana anche se un'insegna Carnezzeria nella New York degli anni 60 mi riporta alle atmosfere de Il Padrino o Quei Bravi Ragazzi.
La ragazzina entro' in macelleria e chiese al macellaio:
- Buongiorno, mi da' un po' di macinato?
- Mi dispiace signorina, non ce l'abbiamo - rispose il macellaio, dopo un po' di esitazione.
La ragazzina, che era un po' timida, aveva visto che la carne macinata era li' sotto la vetrina del bancone ma non disse niente e torno' a mani vuote a casa da sua madre.
 - Mamma, mamma il macellaio mi ha detto che non aveva macinato, pero' secondo me non me lo ha voluto vendere perche' io ho visto. Era li'.
 - Ma come e' possibile figlia mia? Fai una cosa, gioia mia, torna dal macellaio e indica con il dito il macinato.
La ragazzina torno' dal macellaio.
- Buongiorno signore, prima ho chiesto un po' di macinato ma lei mi ha detto che non c'era. Pero' e' li', lo vede? E quello che voglio.
E il macellaio: Ahhhhh signori', non macinato, lei vuole il capuliato! Ca-pu-lia-to!
E finalmente capi' cosa voleva la ragazzina e le diede un Kg di macinato.

venerdì 6 giugno 2014

Collega americana in vacanza in Italia

Una mia collega americana e suo marito di origini italiane sono stati in Italia per tre settimane. Oggi la collega e' tornata in ufficio e mi sono fatto raccontare del suo viaggio. Sono andati li' essenzialmente per trasferire dei soldi che hanno da molti anni alle Poste, credo su un libretto postale, e visto che c'erano ne hanno approfittato per farsi queste tre settimane di vacanza con i parenti italiani del marito. La collega e' rimasta incantata dall'Italia, mi ha mostrato entusiasta un sacco di foto di castelli, chiese, cittadine di mare e praticamente tutto cio' che hanno gustato in Italia cavatelli, pasta al forno, spaghetti aglio e olio, sfogliatelle, gelati, tutto buonissimo, anche i piatti per noi meno elaborati. Ne parlava estasiata.
Poi mi ha raccontato delle Poste. Il primo giorno la persona allo sportello li ha trattati con sufficienza dicendo che quel giorno "c'erano le pensioni da pagare" e quindi invece di assistirli o di dirgli di tornare piu' tardi (probabilmente non c'erano numerini) gli ha detto di andare ad un altro ufficio postale in una cittadina limitrofa. Sono andati li' il giorno successivo ma gli hanno detto che gli avevano dato un'informazione sbagliata e dovevano tornare al primo ufficio postale perche' il conto era radicato li'. Quindi sono tornati al primo ufficio e dopo ore di attesa, tra regole delle file poco chiare, impiegati scorbutici e poco pazienti, sono riusciti a capire che dovevano ritornare quando c'era il direttore. Quindi un altro giorno hanno finalmente parlato con il direttore che pero' ha cercato di convincerli a tenere i loro soldi li'. Ovviamente non si sono fatti convincere e dopo quattro giorni l'ufficio postale gli ha finalmente dato un assegno o qualcosa del genere. Con quell'assegno hanno poi dovuto aprire un conto in una banca per poi trasferire i soldi da quella banca alla loro banca americana. Tutto questo sono riusciti a concluderlo il giorno prima della partenza. Insomma se non avessero programmato una vacanza di tre settimane probabilmente non sarebbero riusciti a trasferire i loro soldi. La collega non si capacitava come potesse essere cosi' difficile in Italia fare una cosa per la quale in America ci avrebbero impiegato poche ore. E mi ha detto che nonostante fosse innamorata  dell'Italia, non avrebbe mai potuto viverci per lunghi periodi.
E io mi spiego sempre piu' perche' le aziende americane preferiscono non investire in Italia. Burocrazia, cialtroneria e inefficienza. Questa e' l'Italia di oggi. Speriamo che cambi.

Mortgage, mutuo, vivere in affitto, comprare casa

Ciao a tutti, come va? Qui tra Connecticut e New York tutto procede bene.
In attesa che il mio capo mi dia il via per iniziare le pratiche per la green card a volte mi proietto con il pensiero un po' in la' quando tra qualche anno potrei avere finalmente la sicurezza di poter restare stabilmente in Usa. A quel punto dovrei decidere se comprare una piccola casa, un appartamento o continuare a vivere in affitto. Non avendo mai comprato una casa in Italia, e neanche in Usa, non conosco bene questi aspetti. Una cosa che mi ha incuriosito parlando con qualche americano e' il mortgage ovvero il mutuo sulla casa. Ricordo ancora quando in Italia i miei genitori finirono di pagare i debiti per la casa. Fu un giorno di festa, un traguardo importante da celebrare.
Invece qui in Usa anche se aveste la possibilita' economica di acquistare una casa senza contrarre debiti centinaia probabilmente vi prenderebbero per pazzi perche' bisogna avere un mortgage.
Logicamente un italiano come me pensa: ma non e' meglio togliersi il debito al piu' presto possibile? No, non e' meglio perche' se ho capito bene il mutuo mensile e' una spesa che consente quindi di far pagare meno tasse quando si fa la dichiarazione dei redditi annuale. Quindi finche' si lavora e' meglio avere questa spesa. Non so, in Italia come funziona? Si possono detrarre le spese del mutuo? Magari funziona allo stesso modo.
Un'altra cosa interessante e' legata alla credit history di cui ho parlato piu' volte. Sostanzialmente qui quasi tutti si costruiscono una storia di credito facendo acquisti con carta di credito. Negli anni, in base alla puntualita' dei pagamenti con le credit cards, ognuno si costruisce un credit score, ovvero una reputazione, un punteggio che dimostra l'affidabilita' come debitore.
Questo punteggio, che varia sempre in base alla vostra puntualita' nei pagamenti, entra in gioco in molte occasioni come ad esempio quando devono affittarvi una casa, quando dovete comprare una macchina a rate o quando dovete chiedere un mutuo sulla casa. Poiche' qui e' il regno della meritocrazia, piu' alto sara' il vostro credit score e piu' bassa sara' la percentuale di interessi che vi faranno pagare. Quindi anche 1 o 2 punti percentuali in meno fanno una grande differenza quando dovete acquistare una casa con un mutuo. 
Detto questo e' ancora presto per prendere una decisione. Lo faro' solo quando avro' la certezza della carta verde, magari tra 3-4 anni. Probabilmente una casa non fa per me. Ancora non riesco a capire come fanno molti Americani a pagare anche 15-20mila dollari di tasse annuali sulla casa (l'IMU a confronto e' una barzelletta). Ovviamente le tasse sulla casa variano considerevolmente in base alla citta' in cui si vive, a volte anche in base ai quartieri della stessa citta'. Oltre alle tasse sulla casa ci sono da considerare le spese per la manutenzione che per le fragili casette in legno americane possono diventare eccessive soprattutto se bisogna chiamare un imbianchino, un idraulico, un elettricista, un muratore. Poi non mi va l'idea di trascorrere il weekend a tagliare l'erba, togliere le foglie secche, spalare la neve...dopo aver lavorato dal lunedi' al venerdi lavorare anche il weekend attorno casa non fa per me.
Quindi potrei considerare di acquistare un appartamento anche se spesso mi chiedo se non sia preferibile restare in affitto a vita. Insomma ci sono pro e contro ma ho tempo per informami e prendere una decisione. Qualcuno di voi che vive in Usa ha acquistato una casa o un appartamento? Preferite vivere in affitto?

domenica 4 maggio 2014

Un'altra giornata di vergogna per l'Italia

Un paio di giorni fa ho riguardato Voglio fa l'Americano, episodio de Il Testimone di Pif, e in particolare la parte in cui Pif ci fa vedere l'atmosfera di una partita di baseball americano. Sono stato anche io ad una partita di baseball anni fa ed e' esattamente cosi': i tifosi di squadre avversarie siedono uno accanto all'altro senza problemi e senza il bisogno che vengano separati n settori.  Perche' mai dovrebbero essere separati? Lo sport e' uno spettacolo come andare al cinema e gli Americani vanno allo stadio con le famiglie e i bambini piccoli esclusivamente per divertirsi. Non sono mica bestie che vanno separate da gabbie? Si mangia e si beve (altrimenti non sarebbero Americani) e se poco poco un tifoso solo inizia ad alterarsi e ad alzare la voce subito viene individuato dalla security che lo invita ad uscire fuori dallo stadio. Guardate a 38:15...


E' anche per questo che le notizie provenienti dal'Italia ieri mi hanno lasciato un velo di tristezza. Sapete tutti cosa e' successo. A Roma ci sono stati scontri e risse tra tifoserie prima della partita napoli-Fiorentina, un tifoso della Roma ha quasi ucciso un tifoso del Napoli, all'interno dello stadio l'inno nazionale e' stato fischiato da moltissimi spettatori di entrambe le tifoserie, lo Stato si e' inchinato al volere di un capo Ultras del Napoli (tra l'altro figlio di un camorrista e con la maglietta che inneggiava all'assassino di un poliziotto!) che sostanzialmente ha dato il suo ok all'inizio della partita. Una giornata vergognosa per lo sport e per il nostro Paese e uno spettacolo indecoroso agli occhi di tutto il mondo.
Ho letto e ascoltato molti commenti a riguardo e anche essi mi hanno lasciato sconcertato.
In sostanza molti cercavano di minimizzare o circoscrivere il fenomeno.
C'e' chi dice che la persona che ha sparato non era un tifoso della Fiorentina ma della Roma. O chi dice che la sparatoria non era legata alla partita e al calcio. Ah beh, allora la cosa cambia.
Il Presidente del Napoli in un discorso delirante ha addirittura lodato le tifoserie dicendo che si sono comportate in modo molto civile perche' la situazione era incandescente e poteva degenerare. Ah si? E poteva degenerare perche'? Per colpa di chi? Se un idiota fa fuoco contro un tifoso del Napoli, poi ai tifosi del Napoli e' consentito o quasi ci si aspetta che possano mettere a ferro e fuoco uno stadio e una citta' e quindi se non lo fanno vanno anche applauditi? Che ragionamento e'?
Vogliamo parare anche dei fischi vergognosi durante l'inno nazionale?
Chi mi spiega perche' invece in altre parti del mondo c'e' un silenzio assoluto mentre si canta l'inno?
Insomma io non farei discorsi per circoscrivere il fenomeno a questa o quella tifoseria o per minimizzare cio' che da troppi anni ormai accade spesso prima, durante e dopo una partita.
Dobbiamo fare autocritica e allargherei il discorso, come spesso faccio, all'incivilta' di una buona percentuale di noi Italiani. Certo non si deve mai generalizzare troppo MA non succede in molti Paesi che prima di una partita ci siano scontri tra tifoserie avversarie che magari si incontrano per caso in autogrill e con una furia cieca iniziano a scontrarsi violentemente. Non succede in molti Paesi che dei tifosi Ultras che inneggiano a degli assassini vengano consultati dalle autorita' per chiedere loro il permesso di iniziare la partita.
I tifosi napoletani giocano a fare le vittime e dicono che tutti, stampa in primis, se la prendono sempre e solo con il Napoli con i soliti pregiudizi razzisti...in effetti hanno ragione, la feccia non e' presente solo tra la loro tifoseria, non e' una questione di razzismo e di nord contro sud. E' un virus diffuso che mescola incivilta' e violenza da Nord a Sud. Ad esempio vi ricordate cosa successe un paio di anni fa a Genova? I giocatori del Genoa persero una partita e furono letteralmente umiliati dai loro tifosi che gli ordinarono di togliersi la maglietta perche' non erano piu' degni di indossarla. Altrimenti non li avrebbero fatti entrare negli spogliatoi. Un'altra giornata vergognosa ma non per il calcio o lo sport. Per l'Italia.
Ecco cosa successe:
 

Quindi finiamola di fare le vittime o di minimizzare e di circoscrivere il fenomeno a determinate tifoserie. Siamo tutti coinvolti come societa' italiana. L'incivilta', come dico sempre, parte dal basso. Diamogli un calcio magari con l'educazione civica insegnata a partire dall'asilo e sbattendo in carcere questa feccia di tifosi e magari emarginando chi, minimizzando, si rende loro complici.

mercoledì 23 aprile 2014

Il sistema sanitario americano

Negli anni passati sono andato dal dottore solo un paio di volte quando ho avuto l'influenza. Recentemente, invece, nel giro di pochi mesi sono andato dal dottore due volte, per un lieve dolore allo stomaco andato via dopo qualche giorno e per un physical check-up, e una volta dal dentista. Quindi sto iniziando a capire un po' piu' da vicino come funziona il sistema sanitario americano.
Tutto si basa sull'assicurazione medica. Quasi tutte le compagnie includono l'assicurazione medica come benefit per gli impiegati che lavorano full time (anche se so di alcune compagnie, solitamente i negozi, che invece di assumere una persona full time, preferiscono assumerne due part time cosi' possono non includere l'assicurazione come benefit). Chi lavora in proprio deve provvedere da se' e pagare di tasca propria. Ci sono anche ospedali pubblici per chi e' in condizioni economiche svantaggiate, magari non ha un lavoro o non puo' permettersi un'assicurazione ma non so se ce ne siano tanti e soprattutto non so se siano davvero efficienti come quelli privati. Molti Americani mi dicono di no.
Una volta che si ha l'assicurazione medica si puo' scegliere un dottore ma bisogna tenere conto di un aspetto un po' antipatico: il dottore potrebbe non accettare la vostra assicurazione. Magari volete andare da lui perche' ne avete sentito parlare molto bene ma se accetta altre assicurazione c'e' poco da fare perche' non e' in-network ma out of network ovvero non fa parte dei dottori che lavorano con la vostra assicurazione.Teoricamente potete comunque andare da quel dottore ma poiche' il dottore non e' nel network della vostra assicurazione dovrete pagare molto di piu' per le vostre visite. Tanto vale scegliere un dottore in-network dalla lista che ogni assicurazione ha online, sul proprio sito.
Ogni assicurazione ha piani differenti e ogni datore di lavoro decide quale offrire ai propri dipendenti anche in base al budget che la compagnia puo' permettersi. E una volta scelto il piano ogni compagnia puo' decidere se pagarla totalmente per l'impiegato o solo in parte. Ricordo che la mia compagnia precedente offriva un plan in cui pagava il 70% delle spese assicurative mentre faceva pagare a me, detraendolo dallo stipendio, il rimanente 30%. La mia compagnia attuale invece offre un piano in cui paga il 100%. Ovviamente bisogna sempre vedere cosa e' coperto magari la compagnia puo' anche pagare il 100% delle spese assicurative ma il piano prevede pochi benefit. Per fortuna la mia sembra offrire molti benefit e copre molto. Alcune compagnie offrono anche l'assicurazione dentistica e anche qui possono esserci delle differenze su cosa e' coperto al 100% e cosa e ' coperto in parte dall'assicurazione. Ad esempio ricordo che il piano dell'assicurazione dentistica della mia compagnia precedente includeva una pulizia gratis all'anno mentre quello della mia compagnia attuale ne offre una gratis ogni sei mesi.  Un'altra cosa importante e' il copay. Per ogni visita medica il paziente deve sempre pagare una cifra minima che varia in base al piano assicurativo, che puo' essere $10, $20 o piu'. Forse questo e' per evitare che i pazienti vadano dal dottore per ogni minimo dolorino. Quando bisogna pagare qualche dollora ci si pensa due volte prima di andare dal dottore.
Non voglio dilungarmi sui dettagli del sistema sanitario anche perche' non ne so ancora molto.
Ho capito il funzionamento base solo da poco e consiste in questo: dopo una visita, lo studio del dottore (dentista, oculista etc) invia al paziente la fattura all'assicurazione medica che provvedera' a pagare in base al vostro piano assicurativo, a volte paghera' totalmente e a volte solo in parte. E quando paghera' in parte, l'altra parte e' a carico del paziente. Cio che mi piace poco del sistema e' appunto questo stato di incertezza del paziente dopo ogni visita perche' fino a che lo studio del dottore non inviera' il conto con tutti i dettagli della visita all'assicurazione, non si sa mai quanto e se bisognera' pagare qualcosa.
In teoria prima della visita si puo' avere gia' un'idea piu' o meno precisa dei costi perche' tutti i dettagli su cosa e quanto e' coperto dall'assicurazione sono reperibili online, dopo aver creato un account sul sito dell'assicurazione, ma si tratta di pagine e pagine di pdf difficili e poi molti paragrafi e molte clausole sono scritte (volutamente?) in modo poco chiaro.
Quindi bisogna sempre fare molte domande prima di una visita per non vedersi arrivare per posta un conto inaspettato dopo qualche settimana.
Ad esempio, vi ricordate quando qualche settimana fa vi ho parlato del mio check up annuale?
Ho chiesto al dottore se sarebbe stato tutto coperto dall'assicurazione e mi ha detto di si. Ho chiesto (su consiglio di un'amica americana) se le analisi sarebbero state analizzate all' interno delll'ospedale in cui lavora il dottore o sarebbero state analizzate fuori e il dottore mi ha detto di non preoccuparmi perche' sarebbero state analizzate internamente. Mi ha anche detto di rivolgermi a lui se avessi ricevuto un conto da pagare.
Bene dopo tutte queste assicurazioni pochi giorni fa mi e' arrivata una lettera con una fattura in cui c'e' scritto che per le analisi del sangue l'assicurazione ha pagato $50 e io devo pagare i rimanenti $30. Sembra infatti che per ogni tipo di analisi l'assicurazione ha pagato solo una percentuale, mi pare circa il 65%. Perche'? Le analisi contrariamente a quanto detto dal dottore sono stata analizzate da laboratori esterni e quindi l'assicurazione ha pagato solo in parte? C'e' qualche clausola che mi e' sfuggita? Si sono sbagliati? Ci provano? A chi posso chiedere chiarimenti, al mio dottore, all'assicurazione o al laboratorio che mi ha mandato il conto? Che stress...vi faro' sapere tra qualche giorno. In effetti alcune persone mi hanno detto che ospedali e assicurazioni spesso fanno confusione o provano a fregarti; altre volte credo che possa accadre che i dottori mandano un conto cosi' alto all'assicurazione che alla fine l'assicurazione cerchera' di pagare solo una parte mandando il conto per il resto all'assicurato. Infatti la cosa per me piu' assurda non e' tanto lo stato di incertezza fino a che arriva il conto ma le cifre esorbiranti che, assicurazione e/o paziente devono pagare.
Ad esempio, poche settimane fa il mio padrone di casa, Mr M,  e' andato in ospedale per un mal di pancia. L'hanno tenuto li' meno di un'ora, credo che gli abbiano anche fatto una lieve anestesia e poi l'hanno mandato a casa. Niente di grave. Pochi giorni fa gli e' arrivato il conto: SEIMILAEOTTOCENTO DOLLARI! La sua assicurazione ha pagato seimila dollari e Mr M ora deve pagare 800 dollari, come fosse niente. Altri esempi. Una mia amica anni fa ando' al pronto soccorso perche' perdeva sangue dal naso. Conto: Duemila dollari!
Un mio parente si e' operato ai calcoli renali...conto: 20mila dollari.
E non parliamo delle storie di quelle persone che per poter continuare a pagare le spese per curarsi un tumore hanno dovuto vendersi la casa! Ne sto sentendo tante di storiedel genere.
Insomma io sono fortunato perche' ho un'ottima assicurazione ma il sistema sanitario americano, visto da fuori, ha molti aspetti che propio non riesco ad accettare. Sembra che qui anche la salute bisogna meritarsela, se sei una persona in gamba, che ha studiato e ha un'ottima posizione lavorativa allora probabilmente avrai come benefit anche un'ottima assicurazione medica. Altrimenti, peggio per te. A proposito di meritocrazia e salute mi ha colpito favorevolmente un benefit della mia assicurazione medica. Ovviamente per l'assicurazione piu' sei in salute, meno volte avrai bisogno di cure e meno costerai. Per questo se vai regolarmente in palestra meriti un premio...la mia assicurazione invia un assegno di $200 come premio se vai in palestra per almeno 50 volte in sei mesi. Detto fatto...sto aspettando l'assegno in questi giorni.
Nonostanto tutto ho capito che una cosa intelligente e' mettere da parte dei soldi per le emergenze mediche...oppure in alternativa si puo' trovare casa vicino ad un aeroporto e buttarsi sul primo aereo per l'Italia in caso di emergenza. Come sapete amo gli Stati Uniti per moltissimi aspetti ma sul sistema sanitario credo proprio che abbiano tanto da imparare da noi europei.
Qualcuno di voi lettori ha avuto esperienze con il sistema sanitario americano?