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domenica 28 settembre 2014

Voglio fare la babysitter!

No, questo non e' un post per annunciarvi un mio imminente cambio di sesso improvviso. E' solo per raccontarvi un po' di America, dal mio punto di vista.
La figlia di una mia amica frequenta l'Universita', che qui chiamano College, e per potersi pagare gli studi, come fanno tutti qui, deve anche lavorare. Non ha un lavoro fisso, ma fa vari lavoretti qua e la. Forse lavoretti non e' la parola adatta perche'...sentite le cifre. Recentemente lavorava saltuariamente per un ristorante come cameriera. Come forse sapete, qui in Usa i camerieri vengono pagati pochi dollari l'ora e buona parte delle loro entrate proviene dalle mance dei clienti. A me non piace molto questo sistema perche' fondamentalmente il ristoratore passa al cliente la responsabilita' di dare al cameriere un salario dignitoso; la tradizione comunemente accettata e' che bisogna lasciare una mancia che va dal 15% al 25%. E quindi quando una sera ci sono pochi clienti, il cameriere non porta quasi niente a casa. Ma quando ci sono delle feste con decine di persone le cose cambiano. La figlia della mia amica e' riuscita a portare a casa anche $400 per una sola serata di lavoro! Ora questa ragazza lavora anche come babysitter e poiche' in questa zona vivono molti milionari direi che non se la sta passando male. Poco tempo fa lavorava per questa coppia di milionari, marito e moglie in carriera, che le davano $20 l'ora per accudire i loro due figli quando loro erano fuori in viaggio di lavoro. A fine anno le hanno dato anche un bonus e quando ha aperto quella busta non credeva ai propri occhi. Dopo aver contato tutte quelle banconote da $20 e' andata dalla madre e ha urlato: NOVECENTO DOLLARI! Ovviamente in Usa e' tutto provvisorio e a causa di alcuni problemi di salute della madre di questi ragazzini, e anche per alcuni problemi economici, la coppia ha deciso a malincuore di fare a meno di lei. Ma lei non si e' persa d'animo e si e' rimessa in cerca di un altro lavoro, sempre come babysitter.
E pochi giorni fa e' stata assunta da un'altra famiglia, che, ad occhio e croce, e' anche piu' ricca di quella precedente. Mi ha raccontato il modo in cui si e' svolto il colloquio e ha rafforzato la mia convinzione che qui in Usa, o almeno dalle parti del New England, anche i milionari sembrano essere molto piu' umili e cordiali di quelli della nostra cara Italia. Non sono per niente arroganti o cafoni. Tutt'altro. Durante il colloquio con i genitori di questi altri due ragazzini, la ragazza ha detto che lei frequenta l'universita' alcuni giorni a settimana, e questi signori non si sono scomposti piu' di tanto. Le hanno risposto che la scuola viene prima di tutto e quindi non l'avrebbero distolta dai suoi studi e non le avrebbero chiesto di andare da loro durante i giorni dei corsi. Lei ha anche detto che lavora saltuariamente per un ristorante perche' ha bisogno di due lavori per potersi pagare gli studi e loro le hanno detto che non doveva preoccuparsi perche' a loro fa piacere averla disponibile solo per loro e per questo l'avrebbero pagata bene cosi' non avrebbere dovuto impazzire con due o piu' lavori. Le hanno quindi comunicato la cifra che le avrebbero dato, all'inizio di ogni mese: TREMILAECINQUECENTO DOLLARI! Per essere disponibile tre o quattro giorni a settimana. Lei ha accettato, ovviamente, e ha abbandonato il lavoro al ristorante anche perche' li' il manager iniziava a farle delle storie cercando di pagarla e lei era stanca di dover andare piu' di una volta a chiedere cio' che le spettava per le serate precedenti. Non vedeva l'ora di lasciare quel lavoro e attendeva solo un'occasione migliore.
Queste sono le storie che mi fanno capire meglio cosa e' l'America. Una terra in cui le opportunita' ci sono, basta cercarle, essere al posto giusto al momento giusto. Bisogna sempre gentili, professionali e disponibili, armarsi di pazienza e qualcosa di buona prima o poi succedera'. E se si perde un lavoro,  non e' un fallimento, altre opportunita' sono sempre alla porta. Magari migliori.
Ma allo stesso tempo qui tutto costa caro e nessuno ti regala niente. Il college di questa ragazza costa 15mila dollari l'anno. E se non vuole pagare ricorrendo ai prestiti con le banche, e indebitarsi per molti anni a venire, deve lavorare tantissimo e stare attenta a non sprecare questi guadagni. Insomma le opportunita' ci sono ma ti devi sudare tutto cio' che fai. Studi universitari in primis.
E non so perche' ma quando sento queste storie la mia mente mi riporta per un attimo ai miei studi universitari a Napoli e specificamente al giorno in cui la Prof di Inglese IV disse a tutti che per la complessita' del corso e degli argomenti che avrebbe trattato lei suggeriva di frequentare e, anzi, avrebbe preso le presenze. Si scateno' un putiferio. Un uragano di proteste da parte degli studenti:
Non puo' farci questo! 
Ma come le viene in mente di prendere le presenze? 
Se vogliamo frequentare lo decidiamo noi!
Questo e' fascismo!
All'epoca quelle proteste mi sembrarono esagerate ma non mi meravigliai piu' di tanto. Vivevo in Italia e le proteste erano all'ordine del giorno.
Non avevo speso migliaia di dollari per frequentare due anni di un college americano e non avevo sentito le storie come quelle della figlia della mia amica.
Ora invece so che vivo in un Paese pieno di opportunita' ma bisogna sapersi rimboccare le maniche perche' qui nessuno ti regala niente. E la realta' non e' esattamente come quella dei film.

domenica 21 settembre 2014

Seconda visita dal dentista. Considerazioni sulle assicurazioni mediche.

Ciao a tutti, oggi vorrei raccontarvi la mia seconda visita da un dentista qui in USA. Se ricordate bene, tempo andai per la prima volta da un dentista americano, a New York, e l'esperienza non mi e' piaciuta molto. Pochi giorni fa sono andato da un dentista in Connecticut e devo dire che e' andata meglio, anche se...Vi racconto come e' andata.
Un sera fa mi si e' spezzato un pezzo di un molare che mi era stato scheggiato da un dentista in Italia la quale, dopo averglielo fatto notare, aveva minimizzato, ma questa e' un'altra storia. Ho dovuto cercare quindi un nuovo dentista che mi avrebbe potuto ricevere al piu' presto. Sono andato online sul sito della mia assicurazione dentistica (pagata totalmente dalla mia compagnia), ho consultato la lista dei dentisti nel network assicurativo della mia citta', ho guardato qualche website, e ho scelto quello che mi convinceva di piu' e ho prenotato l'appuntamento, online, per il giorno successivo. Niente male. Sono andato allo studio dentistico e sono stato accolto con molta gentilezza. La ragazza della reception mi ha fatto compilare alcuni moduli come e' consuetudine da ogni dottore: dati personali, medicine che si stanno prendendo al momento, problemi di salute in particolare, motivo per la visita di oggi.
L'atmosfera era molto rilassata e gentile con musica classica in sottofondo. Bella idea, fa andare via la tensione. Poi mi ha detto di non preoccuparmi perche' ha controllato con la mia assicurazione e la visita di oggi e' coperta dall'assicurazione. Frase rassicurante ma un po' vaga. In realta' ogni assicurazione ha regole differenti. Nel mio caso devo pagare sempre almeno $50 di deductible ovvero se la visita di controllo costa $150, io pago i primi $50 e l'assicurazione il resto. Pero' poi se il dentista deve intervenire c'e' tutto un tariffario molto dettagliato, un po' come i prezzi del menu' di un ristorante. Ad esempio per alcuni interventi come l'estrazione piu' difficile dei denti, la mia assicurazione paga l'80% e io il 20%, e per impianti e interventi piu' costosi, se ricordo bene, 50% l'assicurazione e 50% io. Bene, dopo avermi fatto i raggi il dentista, o piu' precisamente la dentista, una gentile signora di origini orientali, mi ha detto che avrebbe dovuto togliermi il dente del giudizio e il molare accanto. Me lo aspettavo, anzi ero stato proprio io a suggerirle di farlo, prima della visita. Mi ha fatto firmare un modulo in cui accettavo sostanzialmente di mettermi nelle sue mani e mi ha detto che mi consigliava anche di usare il bone grafting, non so il nome in italiano, ma e' una pasta che si mette sull'osso dei denti appena estratti. Ed e' una pasta costosa, sui $200 per dente. La sua assistente mi ha comunicato i costi e mi ha detto che l'assicurazione a volte non vuole pagarla ma lei e' brava e spesso riesce a "combattere" e a farla pagare totalmente all'assicurazione. A quel punto ho dato l'ok. La dentista e' stata davvero brava, mi ha anestetizzato la parte interessata ed e' stata un'ora a lavorare sui miei denti, ne ha estratti due, come previsto, e non erano estrazioni facili, poi ha applicato il bone grifting e mi ha dato alcuni punti di sutura sulle gengive. Sempre con musica classica di sottofondo, che ho gradito molto. Alla fine mi ha prescritto antibiotici e antidolorifici da prendere in farmacia e mi ha regalato un collutorio specifico. Mi ha presentato il conto, tramite la sua assisente, con tutti i dettagli e ho pagato il mio 20% , ovvero la bellezza di...200 dollari! Il totale: 1000 dollari. $200 io e $800 l'assicurazione. O meglio il dentista mandera' il conto degli $800 all'assicurazione specificando che io ho pagato i miei $200. L'assistente ci ha tenuto pero' a ricordarmi che l'assicurazione potrebbe non pagare tutti gli $800 e quindi (l'assicurazione) potrebbe mandare a me un conto da pagare.
Brevi considerazioni sul sistema delle asicurazioni americane che sto imparando a conoscere piu' da vicino.
Apprezzo il fatto che se hai un'emergenza riesci a farti curare il giorno dopo ma penso che $ 1,000  per raggi, estrazione di due denti e applicazione di un po' di pasta sull'osso sia una cifra esagerata. Magari sbaglio io, quanto si pagherebbe in Italia?
Ma la cosa che mi piace meno di questo sistema e' l'incertezza. Vai dal dentista o da qualsiasi dottore e spesso quando esci non sai ancora precisamente quanto dovrai pagare perche' l'assicurazione deve prima valutare e controvalutare e poi ti mandera' i dettagli a casa indicando quanto ha pagato e quanto eventualmente dovrai pagare tu. E possono sempre esserci delle sorprese perche' pare che ci siano sempre delle zone grigie che lasciano spazio ad "interpretazioni" da parte delle assicurazioni.
Insomma per ora aspetto e vi faro' sapere.
Altro dettaglio: per gli antibiotici ho speso solo $15 di tasca mia e il resto e' coperto dall'assicurazione (non so quanto). Per gli antidolorifici $22 tutti di tasca mia perche' non erano coperti dall'assicurazione. Anche su questo...incertezza. Non sai mai se alcune medicine sono coperte in parte, totalmente, o per niente da parte dell'assicurazione. Forse sono io a dovermi informare meglio su tutti questi aspetti fin nei minimi dettagli, come immagino facciano molti Americani.
Altra curiosita'. Quando il dottore ti prescrive delle medicine poi vai a prenderle in una qualsiasi farmacia, solitamente un CVS, ma il dottore non ti prescrive una marca di medicine in particolare, ti prescrive il tipo di medicina e il numero preciso di pillole. Poi in farmacia te le mettono in un barattolino "anonimo" con il nome della medicina ma senza il nome di una marca. Non ho capito bene se le preparano li' o se le prendono da boccette di marche specifiche che contengono molte pillole. In un certo modo non e' un male perche' non devi comprare un boccione di 50 pillole se a te ne servono solo 10. E si evita lo spreco di medicine che verrebbero gettate nella spazzatura dopo un certo periodo. Forse questo modo logico di ragionare e' nato anche a vantaggio e su richiesta delle assicurazioni che vogliono pagare solo il numero di pillole necessarie all'assicurato, non una quantita' superiore solo perche' magari vengono vendute in boccette da 30 o 50. Insomma e' per me un sistema ancora da approfondire e piuttosto diverso da quello italiano. Con pregi e difetti.
Voi cosa ne pensate? Qualcuno ha avuto esperienze con dei dentisti americani e in generale con il mondo sanitario e assicurativo? Fatemi sapere e alla prossima.
Stay healthy, stay foolish.

sabato 13 settembre 2014

Green card, mission 2

Chi mi segue da tempo sa che la Mission Impossible era riuscire a trovare in soli tre mesi una compagnia disposta ad assumermi e a sponsorizzarmi per un visto di lavoro. Con un po' di tenacia e molta fortuna ci sono riuscito. In realta' c'e' anche una seconda parte, ovvero conquistare la fiducia dell'azienda e ottenere la green card tramite la loro sponsorizzazione. Questa missione e' a un buon inizio perche' pochi giorni fa, il capo, al quale ne ho parlato in passato, ha incontrato personalmente un avvocato esperto di pratiche di immigrazione, e dopo qualche giorno mi ha confermato che l'azienda ha deciso di tenermi oltre la scadenza del visto e quindi mi ha dato l'ok ufficiale per iniziare le pratiche per la green card!
.Molti di voi si chiederanno come funzionano le pratiche. E vi dico subito che sono pratiche lunghe e costose, migliaia e migliaia di dollari, tra il compenso dell'avvocato e le altre varie pratiche. Il capo mi ha detto che se loro mi fanno le pratiche poi pero' devo restare con loro fino alla fine dei miei giorni. Si scherzava ovviamente ma pensate a una scena simile in un'azienda italiana. Investirebbero migliaia di dollori su di te e ti chiederebbero anche se scherzosamente di restare a vita con loro? Impossibile.
Le pratiche per ottenere la green card tramite sponsirizzazione da lavoro erano molto lunghe in passato, oltre cinque anni, ora sembra che servano  in media circa 3 anni ma dipende anche dal ruolo in azienda della persona sponsorizzata e dai suoi titoli di studio. Un Master in Usa sicuramente velocizza le pratiche. Fondamentalmente ci sono due scogli da superare. Il primo e' convincere il Dipartimento del Lavoro che poiche' l'azienda non ha trovato altri Americani adatti alla posizione lavorativa e' in un certo senso costretta ad assumere te che sei non americano. E bisogna seguire tutto un protocollo di regole che solo un avvocato esperto di immigrazione conosce bene. Prima di tutto l'azienda deve pubblicare degli annunci su vari media, ad esempio sul NY Times, ma anche sulla bacheca dell'ufficio, su sito dell'azienda, per radio etc. Credo che debba farli su tre mezzi diversi e deve documentare di averlo fatto per almeno un certo periodo di tempo, ovviamente non un giorno, ma almeno alcune settimane.
Ho letto che ci sono alcuni trucchi usati da alcuni avvocati come ad esempio mettere un annuncio radiofonico che verra' ascoltato di notte da poche persone o pubblicare l'annuncio su giornali minori ma insomma sono trucchi rischiosi, si puo' fare fino a un certo punto. Oppure possono mettere l'annuncio "tailored" tagliato ad arte su cio' che sono i tuoi studi e la tua esperienza ma anche su questo bisogna stare attenti a non farlo troppo "tailored". Bisogna mettere in conto che potranno arrivare all'azienda molte telefonate e CV (che qui si chiama Resume) e l'azienda e' obbligata in qualche modo a rispondere o a fare i colloqui a queste persone. Poi potra' dimostrare per iscritto come si sono svolti i colloqui e perche' ognuno era meno adatto della persona che vogliono sponsorizzare per la posizione lavorativa. In poche parole l'azienda tramite l'avvocato deve convincere il Dipartimento del Lavoro che nonostrante la ricerca e la precedenza data a potenziali candidati americani, la persona piu' adatta per la posizione sei tu. E ovviamente l'azienda deve anche allegare molti documenti che mostrano che la compagnia e' in salute, le entrate, dati dell'incorporazione e sopratutto deve dichiarare che ti paghera' un determinato salario minimo annuale. C'e' una lista che indica lo stipendio minimo per ogni posizione lavorativa. Se in Usa chesso' a un grafico pubblicitario devono dare chesso' uno stipendio minimo di 60mila dollari lordi l'anno, la compagnia non puo' dire al Dipartimento del lavoro che ti paghera' 40mila. La pratica verrebbe rigettata perche' vorrebbe dire che la compagnia assumerebbe te, svantaggiando dei potenziali lavoratori americani, solo per risparmiare (un po come fanno con gli immigrati in Italia) . Se e' vero che la compagnia ha bisogno proprio di te, deve pagarti lo stesso stipendio che in media verrebbe pagato ad un americano. E deve attenersi a quella lista di stipendi minim, che se non erro cambia ogni anno ed e' a disposizione degli avvocati di immigration.
Dopo l'approvazione del Dipartimento del Lavoro, se non erro, si passa a quella del Dipartimento della Homeland Security. In pratica l'avvocato a nome dell'azienda deve inviare i documenti a questo dipartimento dicendo: questo candidato straniero ha ottenuto l'approvazione da parte del Dipartimento del Lavoro. Ora chiediamo gentilmente anche la vostra. E cosi' il DHS cotrollera' se la persona sponsorizzata per la Green Card ha legami con il terrorismo, ha in passato avuto problemi con la giustizia e se e' tutto ok daranno l'approvazione. Tutto questo richiede almeno due o tre anni. Dopodiche' bisogna "mettersi in fila" con tutti gli altri che hanno avuto queste approvazioni e quando arriva il proprio turno finalmente si otterra' la tanto agognata green card, che da' il permesso permanente di vivere e lavorare negli Usa senza piu' necessita' di spendere soldi per rinnovare visti di lavoro ogni tre o cinque anni.
E spesso i visti possono essere rinnovati solo per un paio di volte, dopodiche' bisogna tornare nel proprio Paese e restarci per qualche tempo prima di poter ritornare in Usa. La Green Card invece risolve tutti questi problemi.
Quindi questa sara' la mia "seconda missione" forse la piu' importante perche' mi dara' finalmente la possibilita' di avere un futuro permanente negli Stati Uniti. Tutto sta per iniziare. E ci sara' da fare qualche sacrificio, soprattutto economico, perche' potrebbero chiedermi di contribuire alle spese.
Ma sono in ballo e devo ballare. Vi terro' aggiornati.
Fingers crossed! Dita incrociate!
WISH ME LUCK!

Facebook

Cari lettori, oggi vorrei parlarvi di Facebook.
Da quando ho creato il mio account, nel lontano 2008, ho sempre avuto un rapporto di amore-odio con questo social network. Lo uso molto, troppo forse, anche se negli ultimi tempi un po' meno. IN questi ultimi sei anni avro' pubblicato centinaia di post, foto e commenti. Alcune volte ho anche avuto discussioni molto accese con un paio di amici e parenti a causa di alcune foto o commenti.  In quei momenti avevo anche pensato di cancellare l'account ma poi non l'ho fatto. Ultimamente sto riflettendo molto su questo mezzo, soprattutto sugli aspetti negativi e tra questi trovo che quello piu' nocivo, ma anche piu' interessante, sia l'uso di Fb come costruzione di una falso io. Pensateci bene, per la stragrande maggioranza, Fb e' solo un modo per costruirsi un'altra personalita', solare, positiva, in cui la vita che gli ruota attorno e' sempre meravigliosa. Certo, l'ottimismo e la positivita' non gustano mai, ma ci trovo sempre qualcosa di artificiale perche' in questa costruzione virtuale tutti si affannano quotidianamente a pubblicare foto e commenti per mostrare:
  • I luoghi meravigliosi in cui vanno in vacanza
  • Le serate divertentissime alle quali partecipano
  • La stupenda relazione amorosa che stanno vivendo
  • Le foto dei propri figli meravigliosi
  •  I ristoranti di lusso ai quali hanno la possibilita' di andare 
Ed e' una costruzione che si intreccia con il narcisismo resa possibile dalla new entry degli ultimi anni: il selfie. La foto a se stessi resa possibile dagli smartphone. Una cosa tristissima solo pochi anni fa che e' diventata norlalmente accettabile oggi.
E non si tratta solo di foto di ragazzine un po' vanitose. Gente adulta, professionisti in carriera che non perdono l'occasione di andare in bagno, magari in ufficio, per farsi un selfie allo specchio e pubblicarlo subito dopo su Facebook. Un mio collega e' amico su Fb con varie ragazze del nostro piano di uffici. Ha scoperto che quasi tutte sono andate nei bagni degli uffici a farsi un selfie. Abbiamo riconosciuto i bagni. Cioe' ormai si va un attimo in bagno...per farsi una selfie e pubblicarla su Fb. Insomma a me pare che ben poco di cio' che viene pubblicato su Fb sia interessante e informativo e a circa un 90% dei post si potrebbe rispondere: bravo/a, e ora cosa vuoi una medaglia? Non vorrei offendere nessuno, sono certo di essere caduto anche io in questa falsa costruzione dell'io. Sicuramente una buona parte degli utenti usa Fb in modo sano, per comunicare con parenti e amici lontani o per pubblicare link divertenti, informativi e interessanti.
Ma la vera natura di Facebook e' un'altra, purtroppo, legata ai tempi moderni in cui siamo tutti dei prodotti da vendere con campagne pubblicitare.
Un altro aspetto di Fb che ho conosciuto piu' da vicino in questi tempi proprio in America e' il voyerismo. Probabilmente avviene lo stesso anche in Italia anche se non pensavo fosse cosi' diffuso qui in America nella terra in cui tutti piu' sono sempre in movimento, corrono da un posto all'altro, hanno due o tre lavori e non dovrebbero avere tempo per queste cose e invece...il tempo per venire a guardare il tuo profilo con attenzione lo trovano. Sempre.
Ho scoperto infatti che tanti miei contatti dai quali non me lo aspettavo, controllano regolarmente il mio profilo, i miei post, le mie foto. E a volte mi hanno anche fatto anche qualche appunto per una foto o un commento che non gli e' piaciuto molto. Ok, fin qui tutto bene. Alla fine sono stato io a confermare l'amicizia (a volte pero' non potendone fare a meno trattandosi di amici, parenti o colleghi). Quello che mi ha pero' meravigliato e' che alcuni di essi hanno creato l'account Fb solo per poter spiare gli altri. In sostanza sul loro profilo non scrivono mai niente, mai un post, mai una foto, mai un commento, pero' poi vanno regolarmente a controllare i profili degli altri in attesa di qualcusa di gustoso di cui (s)parlare.  Questi li chiamo voyeur "a una faccia" perche' ho scoperto che esistono anche quelli "a due facce"! Si tratta di persone molto attive su Facebook alle quali piace pubblicare post e foto personali e questo per loro costituirebbe al loro voyeurismo perche' al voyeur piace guardare senza essere guardato. Bene, come risolvono il problema? Semplice, creando due account con lo stesso nome, o con due nomi leggermente diversi. A te chiedono l'amicizia con il "falso" l'account, o meglio quello che usano poco e che hanno creato per spiarti l'altro, quello vero, e' solo per una cerchia ristretta di parenti e amici. E' facile riconoscere questi finti account dei voyer a due facce dal loro limitato numero di amici, solitamente nn piu' di 20-30 ovvero quelli che si vuole spiare senza esserne spiato. Non si finisce mai di imparare in America!
Non che io abbia niente da nascondere ma non e' stato piacevole scoprire dopo circa un anno che alcuni miei contatti mi avevano spiato tramite un falso account mentre loro erano "al coperto" tramite il falso account con il quale non si sono mai esposti.
Insomma questo voyurismo ha iniziato a far nascere in me un cer disgusto verso Facebook ma c'e' un altro aspetto legato ai social network che sta contribuendo a farlo aumentare: l'alienazione.
Vedo che qui sono continuamente online tramite i loro cellulari sia per restare connected sia per farsi delle foto dalla vita reale per poi pubblicarle subito sulla loro vita virtuale. Ovviamente solo aver controllato che la foto e' venuta bene e ha passato certi standard di bellezza o felicita'.
Ogni giorno, ad ogni ora, vedo gente con la testa abbassata atti a controllare il proprio cellulare, solitamente Facebook, o a fare foto:
  • Quando sono in ascensore
  • Quando camminano per strada
  • Quando sono ad una festa con gli amici
  • Quando sono a pranzo con i colleghi
  • Quando sono in pausa sigaretta con i colleghi
  • Quando sono in macchina fermi al semaforo rosso, anche quando scatta il verde
Questo video riassume bene cio' che voglio dire:


Potrei parlare anche di Fb e della perdita di tempo e dal tempo che ho usato in modo piu' proficuo prima dell'avvento di internet e dei social network, ma mi fermo qui. Ho pensato che sarebbe bene disintossicarsi un po' e probabilmente cancellero' il mio account.
Ho scritto un post a riguardo per sapere cosa ne pensate e anche perche' con alcuni di voi comunico  via Fb e quindi se volete possiamo tranquillamente continuare a scriverci, via email.
E a tale proposito, ho una novita' per voi...ho finalmente creato un'email specifica per i lettori del blog.
Potete scrivermi a: Tornoavivereinamerica@gmail.com

Stay tuned for more updates e magari ci si vede, un giorno, nel mondo reale.

giovedì 11 settembre 2014

United we stand, divided we fall

Ciao a tutti, oggi e' l'11 Settembre e come sapete mi trovo qui in America.
Prossimamente pubblichero' alcune foto che ho fatto al September 11 Memorial a New York ma oggi vorrei parlarvi delle teorie del complotto. Ho notato che ancora oggi molte persone credono che in un modo o in un altro l'11 Settembre sia stato un auto-attentato o un Inside Job come dicono qui. Non si tratta solo di antiamericani a priori o semplici ragazzini alternativi ma anche di persone piu' razionali, compresi molti Americani.
Ora spero di non risultare antipatico a qualche lettore ma voglio dire la mia in tutta onesta'. E poi potete pensarla come volete, anzi si puo' pacatamente, spero, aprire una discussione su questo blog e magari scambiare qualche opinione interessante.
Veniamo al nocciolo della questione. Quasi tutte le teorie dell'Inside Job partono dai particolari per suggerire una tesi che pero' non tutti amano pronunciare a gran voce, perche' l'importante e' mettere il dubbio e subdolamente suggerire che...sono stati gli Americani! Per avere una scusa per fare una guerra. Ovviamente e' difficile che possano mettere in dubbio cio' che abbiamo visto tutti con i nostri occhi quel giorno ovvero gli aerei dirottati che si schiantano contro le Twin Towers. E quindi per avallare la loro tesi devono per forza partire dal particolare, da qualche strana incongruenza, da qualcosa di meno importante che non torna. E quindi si parte dal fatto che non ci sarebbe un video chiaro dell'aereo che si schianta sul Pentagono e ci sono poche tracce dell'aereo dopo l'impatto. Ammetto di avere qualche dubbio anche io ma razionalmente penso: magari il Pentagono ha il video ma non vuole mostrarlo perche' e' comunque una vulnerabilita', un segno di debolezza?
Ma molti complottisti sostengono che nessun aereo si e' schiantato sul Pentagono. Bene allora razionalmente penso: dove e' finito l'aereo che manca all'appello e tutti i passeggeri che erano su quell'aereo? I complottisti non hanno risposte. Probabilmente e' stato fatto saltare in aria, dicono. E nessuno ha visto niente? E se e' stato fatto saltare in aria cosa ha davvero colpito il Pentagono? Un missile? E se gli Americani sono riusciti a far saltare in aria l'aereo che stava per schiantarsi sul Pentagono poi cosa hanno fatto, si sono lanciati da soli un missile sul Pentagono? E se cosi' fosse, perche'? Se era tutta una grande regia non bastava far crollare le Twin Towers con 3000 persone all'interno, serviva anche la messinscena del Pentagono? Lasciamo stare il Pentagono e parliamo di un altro dubbio complottista, o in questo caso una tesi vera e propria, piu' esplicita: gli Americani stessi hanno messo cariche esplosive nelle Torri per farle crollare. La causa dei crolli non sarebbe stata lo schianto degli aerei dirottati ma le cariche esplosive messe nelle Torri giorni prima e fatte esplodere a distanza. Ok, bene, ma gli aerei dirottati e i kamikaze sono esistiti o no? No perche' li abbiamo visti tutti quegli aerei o sbaglio?
Fatemi capire...anche i dirottatori erano parte del piano diabolico di Bush che e' riuscito ad assoldarli e poi pero' proprio per essere sicuro che le Torri sarebbero crollate ha anche fatto minare le Torri. Giusto? Beh sui kamikaze nella galassia complottista ci sono altri dubbi. C'e' chi dice che non c'era alcun kamikaze su quegli aerei, perche' erano in realta' telecomandati. Ah bene! Ma non ci sono riprese che riprendevano i kamikaze poco prima di entrare in aereo? Sono stati fatti scomparire dalla Cia (o magari dal mago David Copperfield) all'entrata, nei bagni del Gate? Nessuno ha quindi visto dove sono scomparsi quei dirottatori che non si trovano piu' sul pianeta Terra? Ma torniamo agli aerei telecomandati...passeggeri e hostess quindi avrebbero notato che non c'erano piloti in cabina di controllo ma non si sono preoccupati? Ma si facciamoci un bel giro senza pilota. Ci si diverte. Ho letto di qualche complottista che e' arrivato anche a sostenere che neanche gli aerei sono mai esistiti ed erano in realta' ologrammi ma qui si entra nel campo del delirio fantascientifico, ai confini della realta'. Sorvoliamo.
E torniamo alle cariche esplosive nelle Torri. Io so che non si minano due grattacieli immensi con due miccette ma con quintali di esplosivo e quindi con decine di persone che avrebbero dovuto occuparsene, lavorando per giorni per piazzare le cariche in vari punti, ovviamente dopo aver avuto tutti i permessi o aver corrotto, ma di questo se ne sara' occupato Bush, decine di addetti alla security e impiegati che lavoravano ai piani che sarebbero stati minati. Ma si dai, decine e decine di persone, forse centinaia, tutti parte del piano malefico di Bush. Sono sanguinari gli Americani, sono proprio dei pazzi sanguinari. E se solo uno di questo complici si fosse pentito? Semolice. Bush si sara' premunito facendo installare un microchip nei loro cervelli e al primo accenno di pentimento...boom, un'altra esplosione, controllata pero'. Che a Bush piacciono tanto.
Insomma perche' nascono queste teorie? Io ho le mie opinioni. Nascono per motivi diversi e alcuni di essi sono comprensibili e umani come il bisogno di razionalizzare un evento di per se' irrazionale. Non era possibile una cosa del genere quindi mi costruisco la tesi dell'auto-attentato, che mi da' piu' tranquillita' mentale. E poi ci sono altri motivi in cui si intrecciano antiamericanismo e voglia di sentirsi piu' svegli di altri, piu' saggi, i detentori della verita' che vanno a risvegliare i dormienti. E ce ne sono tanti altri ma mi fermo qui.
Voi cosa ne pensate?
Potrei andare avanti per ore su questo argomento che mi sta a cuore ma vi lascio con un video di uno dei piu' importanti distruttori di Bufale e teorie complottiste: Paolo Attivissimo. E' un video un po' lungo ma ne vale la pena, se avete un po' di tempo. Buona visione e oggi consentitemi di salutarvi con una frase patriottica.
United we stand, divided we fall.


lunedì 1 settembre 2014

The Mirko & Marta Show

Qualche tempo fa ho intervistato Mirko Bonet, un ragazzo italiano che si e' trasferito in Florida alcuni anni fa e che e' molto conosciuto al popolo di Youtube come Mirkojax. Mirko e' un grafico pubblicitario un po' pazzoide, appassionato di tecnologia (prodotti Apple in primis), fast food americani, fotografia, natura e tanto altro. Vive con il suo gatto Chiuski e con la sua ragazza Marta che e' un po' una sorpresa per molti suoi fan storici perche' l'ha sempre "tenuta nascosta". Tutti pensavano che vivesse solo con il suo gatto. Conosciamo Marta da poco, da quando Mirko ha creato un nuovo canale YouTube, The Mirko and Marta Show, che e' davvero interessante per chi ama gli States perche' con i loro video ci portano in giro per la Florida mostrandoci la vita quotidiana americana con un occhio particolare verso il mondo del lavoro, i fast food, i negozi, le attivita' all'aria aperta e tante altre curiosita' a stelle e strisce.
Ecco il link al loro canale: The Mirko and Marta Show