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giovedì 30 agosto 2012

Intervista a Stefano Spadoni

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Quando tempo fa, nel lontano 2001, inizio' a maturare in me la decisione di andare a vivere negli Stati Uniti la scoperta di Stefano Spadoni fu importantissima. All'epoca trasmetteva quotidianamente delle puntate dedicate a New York e agli Stati Uniti da una piccola internet radio con sede a New York: Big Apple Radio. Ogni puntata era un appuntamento fisso e potevo ascoltare ospiti americani e italiani con le loro esperienze a New York, e poi le notizie e le curiosita' piu' svariate condite dalle idee molto particolari di Spadoni con le quali mi trovavo quasi sempre daccordo.  Quel contatto quotidiano con l'America rese ancora piu' forte in me il desiderio di trasferirmi oltreoceano. Quando arrivai a New York fui anche ospite di Spadoni in una delle puntate e poi ebbi modo di partecipare ad una delle sue memorabili feste con modelle stupende e molti altri personaggi interessanti. Credo che il maggiore contributo di Spadoni per chi come noi ama gli States sia il suo libro Vado a Vivere a New York (al quale ho gia dedicato un post): una vera e propria miniera di informazioni su New York e gli Stati. Ma facciamoci raccontare tutto da lui. Ecco a voi l'intervista.

Ciao Stefano, vivi negli Usa da molto tempo e sei diventato un punto di riferimento per molti Italiani che sognano di trasferirsi negli Stati Uniti e in particolare a New York.
Ma facciamo un passo indietro. Prima di tutto questo, quando vivevi ancora in Italia, cosa facevi e come e’ nata la decisione di partire per gli Usa?
Mi occupavo di marketing e pubblicità, ma l’Italia mi stava stretta e soprattutto mi sentivo fuori posto per le mie idee e concezione della vita. Ho cercato di trovare una strada per andare negli USA, l’ho trovata, ci ho investito sopra e sono partito anche se ho lasciato molte cose, tanto che molti dei miei amici di allora mi hanno detto che ero matto.

Avevi qualche contatto in Usa prima di partire?
Avevo solo un amico a New York, ma la decisione e il progetto sono partiti prima, quando ancora non sapevo di averlo. I contatti che poi mi hanno permesso di restare me li sono creati con un viaggio programmato proprio per quello.

E’ stato facile ambientarti negli Usa?
Facilissimo perchè l’ho sentito subito come il mio paese. Ma ho dovuto investire tempo e denaro per capire a fondo il diverso modo di vivere e soprattutto di pensare.

Quali sono state le differenze con l’Italia che hai percepito gia’ dopo le prime settimane?
Avere sogni in America non è una colpa, e almeno fino a qualche anno fa, essere un imprenditore non era una colpa, anzi era un merito perché si crea lavoro. Purtroppo adesso si sta diffondendo in una parte della popolazione una mentalità simile a quella europea, dove l’imprenditore è visto come un parassita evasore fiscale e chi fa successo e si arricchisce come un nemico della società da invidiare e non da emulare.

Come ho spiegato in vari post sul blog, prendere la decisione di andare a vivere America e’ solo l’inizio di un lungo cammino che non e’ per niente facile e senza una strategia, un po' di fortuna, tanta pazienza e non pochi risparmi le probabilita’ di riuscita sono molto esigue. Tu hai attuato una strategia particolare e quali consigli daresti a chi ha il sogno di trasferirsi in America?
Come dico nel mio libro “Vado a Vivere a New York, “L’america prende molto e da molto, nell’ordine”. Se non siete preparati ad investire emozionalmente e in termini di tempo e denaro, meglio stare a casa. Il mio consiglio è di svuotarsi la mente da tutto quello che avete imparato dai media sull’America perché al 90% sono informazioni distorte politicamente e sostanzialmente false, raccogliete invece più informazioni attendibili possibili, definite un budget anche se minimo, create contatti a distanza, venite qui per un paio di mesi per gettare le basi e tornate in Italia per ottenere un visto con già il piano di come evolvere quel visto in un altro se necessario. E naturalmente dovete essere disposti a prendervi rischi.
Ultimo consiglio: se ce la fate a trasferirvi negli USA non fate l’errore di rientrare in Italia pensando che in Italia potrete sostanzialmente fare quello che facevate negli USA. Non è vero e ritornare qui diventa poi molto difficile.
Se volete avere il polso di come si evolvono gli USA e di come muovervi per venirci, potete seguirmi sul mio sito www.stefanosnetwork.com

Cosa ne pensi della crisi italiana? Da cosa deriva? Ci sono altre cause oltre a quelle di natura economica?
Il cittadino in Italia non conta niente, lo Stato è padre padrone, il diritto di proprietà esiste solo sulla carta “come funzione sociale”, gli imprenditori sono giudicati ladri e farabutti e non si può nemmeno contestare veramente il sistema o si finisce in galera per vilipendio di qualche istituzione. Così la maggioranza della popolazione cerca un posto fisso e magari arrotonda in nero e gli imprenditori cercano una protezione politica per sopravvivere in un sistema che altrimenti li schiaccia. In queste condizioni chi può se ne va all’estero. E spesso sono i migliori.

Ci sono differenze in cui Italia e Usa stanno affrontando questo periodo di crisi economica mondiale?
L’approccio USA alla crisi è secondo me insostenibile. Qui si spende enormemente di più di quanto si incassa come gettito fiscale mentre aumenta il controllo dello Stato sull’economia, il numero dei regolamenti, il potere delle lobby, delle banche, il che finisce per soffocare i piccoli imprenditori e uccidere l’occupazione. Tutto per ora continua a funzionare finché qualcuno presenterà il conto. In Italia mi pare che sia successo quello descritto nel libro il Gattopardo, “tutto deve cambiare perché nulla cambi”.

In Italia sento dire spesso che la crisi economica mondiale deriva dal sistema bancario e in particolare dalla spregiudicatezza delle banche americane. Ancora una volta gli Stati Uniti sono la causa di tutti i problemi del mondo. Ma e’ proprio cosi’?
La crisi è scoppiata perchè le banche americane, pena essere accusate di razzismo, sono state costette a prestare soldi per comprare casa a chi non poteva permettersela. Sono stati i famosi prestiti sub prime imposti e garantiti dal Governo Federale che poi ha fatto pagare il conto ai contribuenti quando inevitabilmente è scoppiata la bolla. A questo si sono aggiunti finanzieri che hanno contato sul fatto che i controlli sugli imbrogli erano praticamente nulli e comunque le amicizie politiche li avrebbero protetti. Infine il Governo Federale è intervenuto dando tramite lo stimolo soldi a banche e aziende “amiche”, a mantenuti purché votino per il loro partito, a imprenditori fasulli che però fanno donazioni politiche, e come conseguenza adesso il debito nazionale è fuori controllo. Inoltre in America circa il 40% del bilancio va adesso in spese di assistenza, gli homeless possono citare in tribunale la città e vincere un risarcimento se non viene garantito loro un posto letto e si arriva a dare un cellulare con chiamate gratis a certe categorie di assistiti. Circa il 50% degli americani non paga tasse federali sul reddito e uno su 7 riceve buoni gratis per fare la spesa. Per molti è più conveniente stare a casa in assistenza pubblica che andare a lavorare.  Dall’altra parte tra tasse e regolamenti le aziende più piccole hanno smesso di assumere e la vera disoccupazione, mettendo da parte i dati ufficiali falsati, è enorme. Comunque l’America ha ancora le risorse naturali e la capacità di riprendersi se il governo non riuscirà a trasformare l’economia di tipo socialista portandola al fallimento.

Dove ti trovavi l’11 settembre e cosa hai pensato in quelle ore e nei mesi successivi?
Ero a casa anche se poi sono andato in giro per la città e ho quasi raggiunto Ground Zero. Da qui è nato il mio libro “New York, terrorismo e antrace”, il primo ad essere pubblicato in Italia dopo l’11 settembre.
In quei giorni ho pensato che c’era già stato un tentativo di distruggere le Twin Towers nel 1993 e che questa volta i terroristi c’erano riusciti. Visto che consigliavo sempre a tutti quelli che venivano a New York di andare in cima alle Twin Towers, la mattina dell’11 settembre ho avuto paura che qualcuno ci fosse andato, ma l’osservatorio apriva solo alle nove, per cui dopo l’attacco. Tra l’altro avrei dovuto fare uno dei miei eventi al sushi bar del ristorante in cima ad una delle due torri proprio la sera prima dell’attentato. Poi avevo deciso di non farlo più. Una delle persone con cui avevo parlato alcuni giorni prima è morta nell’attacco.

Cosa ne pensi delle teorie complottiste per cui si dice che l’11 settembre e’ stata solo una messinscena architettata da Bush e dalla CIA che avrebbe minato le Torri gia’ prima che venissero colpite dagli aerei?
Non credo che si possa avere una discussione seria su questo tema che è diventato qualcosa di molto simile al fanatismo, probabilmente alimentato per ragioni politiche e forse sostenuto dagli stessi terroristi.
In un paese come l’America dove i giornali pubblicano impunemente i piani segreti del Pentagono e wikileak rivela tutto, se ci fosse anche una sola prova o testimone di un complotto che, come nel caso di minare le Twin Towers con migliaia di cariche esplosive sotto gli occhi della security dell’edificio, coinvolgerebbe centinaia di persone, i media contrari a Bush (quasi tutti) avrebbero sbattuto la storia in prima pagina e il Congresso avrebbe lanciato una indagine ufficiale.
Ho anche incontrato Jeff Boss (vedi foto sul mio sito), che dice di avere centinaia di testimoni che però hanno paura a parlare. Prima se la prendeva con Bush, ora con Obama che sembra coprirebbe anche lui il complotto, non ci ho capito niente, va a sapere che magari un giorno qualcuno dice era Obama che ha piazzato le cariche esplosive!
Ma come ho detto prima, i complotti contro gli USA sono diventati una sorta di credo religioso, una fede, e discutere e mostrare la realtà a chi ha una fede non cambia le sue convinzioni. Senza considerare poi che c’è chi ha fatto milioni di dollari vendendo libri, video e tenendo conferenze su questi presunti complotti.

Come ti spieghi il fenomeno, mai spento, dell’antiamericanismo?
L’estrema sinistra ha sempre odiato l’America perché il modello comunista/socialista non ha funzionato (vedi Unione Sovietica) e quello capitalista sì. La dimostrazione è la crisi che attraversa ora l’America dovuta al fatto che negli ultimi anni ha progressivamente adottato un modello socialista di assistenza sociale invece di attenersi ad un modello capitalista.
Lo stesso vale per l’estrema destra con il suo modello di nazional socialismo (vedi Hitler e Mussolini) che sono state sconfitte militarmente dagli Stati Uniti ripristinando la democrazia.
Inoltre l’intellighenzia che spesso governa i media, odia una società dove un povero, come ad esempio Obama, può diventare presidente, o qualcuno può diventare ricco senza andare alle scuole giuste, avere la puzza sotto il naso, essere il figlio di qualcuno importante o dover ungere le ruote di un partito. Ancora di più odia un paese come gli USA dove chiunque può dire quello che vuole, aprire un giornale o candidarsi per una carica politica e avere possibilità di sconfiggere il candidato del partito sostenuto dai media.
In aggiunta, chi appoggia più o meno apertamente dittature o oligarchie di qualunque tipo ha sempre odiato la possibilità che l’America intervenga per ripristinare la democrazia.

Cosa pensi dei mass media italiani? Danno una immagine reale degli USA?
Ci sono sicuramente corrispondenti bravi e onesti, ma molti vengono qui già odiando gli Stati Uniti o semplicemente dicono quello che i loro direttori o referenti politici in Italia vogliono sentire. A molti non interessa capire questo paese o non lo vogliono capire, o non sono in grado. Questo spiega perché l’America sia spesso incompresa in quello che fa.

Torni spesso in Italia?
Torno in Italia per brevi periodi, massimo una settimana, dopo mi viene voglia di tornare a New York. La mentalità in Italia è soffocante, mi sembra di stare in un paese in coma senza voglia di fare nulla se non andare la sera a mangiare la pizza con gli amici. Non c’è speranza, voglia di fare.

Conosci molti Italo-americani? La mia impressione, avendone conosciuti molti che partirono dall’Italia molti decenni fa e’ che molti di essi descrivono l’Italia di oggi come se si fosse fermata a 50 anni fa, come quando la lasciarono loro. Questo loro atteggiamento e’ solo una mia impressione?
E’ chiaro che ciascuno, a meno che non  si tenga continuamente informato, cristallizza l’immagine del paese di origine al momento in cui se ne va. In realtà gli italo-americani sono segmentati in vari gruppi sempre più integrati nella società americana.

Politici italiani e americani sono diversi?
Credo che in ogni paese l’obiettivo principale di un politico sia di essere rieletto, in quello non ci sono differenze così come nel fatto che finiscono per fare gli interessi di gruppi che li supportano (oltre ai propri interessi). Però il politico americano è più in contatto e in balia degli elettori, meno del partito. Se non fa quello per cui l’hanno eletto di solito non vieni rieletto e si vota il candidato che si ritiene più valido. A volte in un distretto dove un partito ha il 70% di sostenitori vince il candidato del partito.

Cosa ti manca degli Usa quando sei temporaneamente in Italia?
Tutto.

Alcune volte leggo delle classifiche in cui gli Usa sono molto lontani dai Paesi che godono di una piena liberta’ di stampa. Avendo vissuto in Usa non mi e’ parso che la situazione sia cosi’ grave. Mi e’ parso che TV e giornali possano dire tutto di tutti senza censure. Ritieni che in Usa ci siano limitazioni alla liberta’ di stampa? Se no, come mai escono fuori queste strane classifiche?
Secondo me quelle classifiche sono stilate da organizzazioni spesso create appositamente per lo scopo di attaccare gli USA. Sono organizzazioni che odiano gli USA per ragioni politiche e di concezione sociale e non hanno problemi a falsare i dati pur di mettere gli USA in cattiva luce. Magari quelle stesse organizzazioni che parlano di libertà di stampa ti citano in tribunale se provi ad esprimere questi pareri in Italia.
Per fare un esempio in Finlandia (il paese giudicato primo per la libertà di stampa mentre gli Stati Uniti sarebbero al 47mo posto) un giornalista può essere processato per diffamazione e condannato fino a due anni di prigione. E nella maggioranza dei paesi europei puoi finire in galera per reati come il vilipendio di una religione se quello che scrivi viene interpretato in questo modo.
In America si può esprimere qualsiasi idea e i giornali non possono essere messi a tacere come ha dimostrato nel passato il fatto che un giornale ha fatto dimettere un presidente, Nixon.
E’ sempre la stessa storia. Chi odia l’America e la sua libertà non esista a propagandare bugie.

Vorrei chiederti di cosa ne pensi di 2 aspetti che sono generalmente considerati in Italia come difetti degli Usa: i costi molti alti per l’assistenza sanitaria e per l'iscrizione all'universita'.
Lo Stato non crea nulla, prende dai cittadini tramite le tasse, trattiene una parte per pagare i propri impiegati e la propria struttura, e poi ridistribuisce il tutto su basi che dovrebbero essere giuste, ma spesso sono “soldi agli amici e a chi mi vota”. Sempre poi che qualche soldo non resti attaccato alle mani di politici.
In generale negli Usa lo Stato toglie meno soldi ai cittadini tramite le tasse e quindi lascia al cittadino più soldi per pagare per i servizi.
In Italia molte cose sono considerate gratuite o a basso prezzo ma è perché lo Stato le fa pagare anticipatamente ai cittadini tramite le tasse.
I costi molto alti per l’assistenza sanitaria negli USA sono comunque dovuti a molti fattori. Uno è che una gran parte dei cittadini la riceve gratis, pagata naturalmente dagli altri contribuenti. Inoltre l’assistenza sanitaria funziona veramente e quindi costa, anche perché gli stipendi del personale sono maggiori che in Italia, poi ci sono le assicurazioni costosissime per difendersi dalle cause intentate per ragioni assurde e i medicinali che costano una follia per soddisfare le lobby farmaceutiche. I costi potrebbero essere tagliati se il sistema fosse liberalizzato, incluse le importazioni di medicinali.
Inoltre chi ha malattie dovute ad uno stile di vita sbagliato, come ad esempio la maggior parte di persone obese, dovrebbe essere costretto a scegliere: cambiare stile di vita e dimagrire, o pagare di più per l’assistenza sanitaria che invece oggi per queste persone è spesso sovvenzionata dallo Stato.
I costi molti alti per iscriversi all’Universita’sono dovuti al fatto che lo Stato paga per una gran parte di studenti, poi ci sono le borse di studio specie per le minoranze, per cui le Università aumentano i prezzi, tanto c’è chi paga. La mia osservazione personale è che le università con l’avvento di internet dovrebbero essere ridotte a luogo in cui si danno gli esami: i corsi dovrebbero essere tutti tenuti su internet con costi irrisori e acceso per tutti.

E cosa ne pensi di altri due aspetti molto controversi che sono generalmente considerati in Italia come difetti degli Usa come  la vendita diffusa delle armi e  la pena di morte?
Su questi temi si scontrano due concezioni. Quella del resto del mondo in cui il cittadino non è ritenuto in grado decidere che tipo di società vuole, ma sono giudici, politici e intellighenzia a decidere e quella americana che almeno nella sua Costituzione rispetta la volontà popolare.
Così ad esempio in Europa è vietato fare un referendum sulla pena di morte, in America i cittadini di uno Stato possono invece votare in proposito.
Su questi temi i media e molte forze sociali sono riusciti a fare un lavoro brillante di disinformazione e indottrinamento che ha creato dei dogmi che ormai molti non osano nemmeno discutere per non essere bollati da barbari o forcaioli.
E veniamo alla disinformazione: non è vero che negli USA si può entrare in un armeria e uscire con una mitragliatrice. In molti stati acquistare un’arma è più difficile che in Italia e per esempio a New York è praticamente impossibile ottenere il porto d’armi.
Anche dove si può più facilmente acquistare un’arma, prima di ottenerla viene fatto un controllo con l’FBI e criminali e malati di mente non possono acquistarla.
Naturalmente questo non vale per le armi illegali acquistate dai criminali che in America vanno in giro con fucili mitragliatori e non esitano a sparare anche nella folla uccidendo donne e bambini. Ma la maggioranza dei media seppellisce queste storie così come seppellisce le storie dei cittadini che grazie ad un’arma si salvano la vita.
Da notare che le città con leggi ferree contro le armi, come Washington DC e Chicago, dove quindi i cittadini onesti sono disarmati, hanno il più alto numero di omicidi.
Comunque negli USA il diritto a possedere un’arma sancito dalla Costituzione non deriva dal concetto di difendersi dai criminali ma da quello di difendersi dallo Stato che potrebbe diventare troppo tirannico. Questo almeno l’intento dei padri fondatori del paese. Non per nulla la prima mossa di ogni dittatura è di requisire le armi ai cittadini.
E veniamo alla pena di morte: anche qui la disinformazione è rampante. In Cina vengono giustiziate circa 5,000 persone all’anno (spesso per reati politici) negli USA meno di un centesimo di quella cifra e dopo anni di appelli, ma le dimostrazioni stranamente sono sempre contro gli USA. Di fatto negli USA è più facile per un omicida morire in un incidente stradale che per la pena di morte: pochissimi stati eseguono ormai le condanne perché i giudici hanno annullato la decisione popolare introducendo il concetto europeo che il cittadino non può decidere su cosa vuole ma sono i giudici che hanno il diritto di farlo.
Nello stato New York i cittadini avevano eletto un governatore perché aveva promesso che avrebbe istituito di nuovo la pena di morte. Pena di morte reintrodotta, ma i giudici poi hanno fatto in modo che non si eseguono più pene di morte nello stato di New York.
Tornando alle armi, personalmente credo che in un paese civile le armi non dovrebbero averle solo i criminali e che non sono le armi ad uccidere, ma le persone. Jack lo squartatore con un coltello è sicuramente più pericoloso del Dalai Lama con un carro armato. Bisogna togliere i criminali non le armi.
Sulla pena di morte per i criminali (per le vittime la pena di morte esiste in tutto il mondo) una semplice domanda: è meglio vivere in un paese che condanna a morte chi stupra e uccide un bambino o in un paese come l’Italia dove la legge stabilisce che chi stupra e uccide un bambino ha il diritto di rifarsi una vita, dopo aver “pagato il proprio debito” con qualche anno di carcere? E se il padre del bambino prende a pugni chi gli ha stuprato e ucciso il figlio, il padre finisce in prigione ed è bollato da criminale in nome della “giustizia”.
Molti recitano come un mantra “nessuno tocchi Caino” (anche se nella Bibbia qualche riga più sotto dice che gli omicidi vanno messi a morte), ma non credo si rendano conto che significa “Nessuno tocchi chi stupra e uccide un bambino”.

Cosa ne pensi di Obama?
E’ la prova che il sogno americano è possibile e che tutto questo razzismo diffuso dei bianchi contro i neri, sbandierato da molti media, in realtà non esiste.
Sul piano personale è un personaggio fantastico, esempio di buon padre di famiglia, ottimo oratore (soprattutto quando legge) e straordinariamente simpatico.
Il problema è che vuole portare il paese in direzione europea (alcuni dicono verso il comunismo), non capisce o non ama i piccoli imprenditori e il ritmo di spesa pubblica che ha imposto è vertiginoso. Se sarà rieletto, tra quattro anni gli Stati Uniti saranno irriconoscibili, o meglio saranno una brutta copia dell’Europa.

Cosa consigli di andare a visitare agli italiani in partenza per una vacanza a New York e negli Stati Uniti?
A New York, tutto e non solo la Fifth Avenue e strade limitrofe per fare shopping! Fuori New York sicuramente la Monument Valley. Mozzafiato. E fate il tour tra i canyon con i Navaho, una esperienza mistica.

Parliamo dei tuoi libri. Vado a vivere a New York e’ un libro che e’ stato importantissimo prima della mia decisione di partire per gli Stati Uniti. Mi ha dato molte notizie che non riuscivo a trovare altrove. Puoi parlarcene brevemente?
E’ nato da tutte le mie esperienze raccolte nel trasferirmi qui, inclusi tutti gli errori che ho fatto. La nuova edizione, completamente aggiornata, con oltre il 60% di testo in più, nuovi episodi, aneddoti ed esempi, è ancora la “Bibbia” per trasferirsi negli Stati Uniti, ma anche per capirli, trucchi compresi.
Questo libro è uno strumento indispensabile se volete venire qui, avere successo e raggiungere i vostri obiettivi evitando spese inutili, perdite di tempo, errori, stress e quant’altro potrebbe ritardare o, peggio, farvi arrendere e tornare in Italia con l’amaro in bocca.
Ci sono poi migliaia di Aziende italiane che potrebbero esportare con successo negli Stati Uniti se avessero una maggiore comprensione dei meccanismi del mercato e se sapessero come muoversi in un paese che può dare moltissimo ma che non perdona l’improvvisazione.

So che ora sei in onda su Radio Monte Carlo, ma chi ti conosce da molti anni seguiva i tuoi interventi su radio 105 New York e dopo le interessanti puntate di Big Apple Radio. So che molti fan vorrebbero sentirti di nuovo parlare dell’America in un programma dedicato. Hai in progetto qualcosa del genere in futuro?
Ho il progetto di fare a breve un programma in diretta dagli USA, purtroppo non posso dire di più per ora, ma “stay tuned” come dicono qui.

In bocca al lupo per la tua nuova avventura e grazie per la tua disponibilita'.
Ti ringrazio per l’intervista e spero di poterti rivedere a New York.

Italians e green card

Stamattina ho letto questa lettera inviata da un lettore alla interessante rubrica Italians del Corriere online:

Ho vinto la Green Card: vado o no?
Cari Italians, ho scoperto di aver ottenuto una Green Card tramite il DV Program (noto ai più come “la lotteria”), dopo una quasi ventennale partecipazione. Dopo l’entusiasmo iniziale e la sorpresa di non vedere il solito messaggio di rifiuto è iniziato lo sgomento: partire o non partire? Ha senso, ad oltre 40 anni, lasciare tutto per il sogno americano? Leggendo i giornali e vedendo quello che succede ogni giorno in Italia i dubbi sarebbero pochissimi ma poi faccio un bilancio di quello che lascerei e mi assalgono i dubbi. Un lavoro certo per quanto parco di soddisfazioni c’è, e in questi tempi di crisi è una cosa rara. Ho guardato gli annunci di lavoro a stelle e strisce del mio settore e vedo che vengono richieste abilità verbali e scritte che forse con il tempo acquisirò ma anche la conoscenza di linguaggi informatici o tecnologie che qui in Italia sono ancora sconosciuti. La mia esperienza sembra primitiva, io non avrei remore a cominciare da zero, ma occorre principalmente trovare un datore di lavoro che ti dia questa possibilità. Riuscirò alla mia veneranda età a ricollocarmi nella terra delle opportunità o rischio di divenire un self-made esodato, chiudendomi ogni possibilità di re-integro in Italia e non trovando una collocazione negli USA? Se avessi ottenuto la green card a vent’anni – quando feci la prima richiesta – avrei già preparato la valigia e preso il biglietto, ora penso anche che trovare una camera in affitto possa essere una soluzione difficile visto che le offrono principalmente a studenti.
C’è qualcuno degli Italians che riesca a darmi dei consigli su cosa sia meglio fare in questa situazione?
Grazie già da ora.
_________________________
Commento personale: sono anni che tento di vincere la Green Card tramite il sorteggio annuale e con tutto il rispetto e i dubbi che si pone chi ha scritto questa lettera ma mi chiedo perche' tanta gente faccia domanda per poi avere questi dubbi amletici. Dalle mie parti di dice: Gesu' da' il pane a chi non ha i denti. Cosa dire, a questo punto spero vivamente che questa persona rinunci e si liberi un posto per il ripescaggio delle green card di Ottobre. :)


lunedì 27 agosto 2012

Vado a vivere a New York (Stefano Spadoni)

In questi anni molti ragazzi italiani mi hanno fatto centinaia di domande sugli Stati Uniti, sui visti, l'universita', il lavoro, gli affitti, la mentalita' americana e la mia risposta e' sempre stata: Vado a vivere a New York. No, non e' una risposta strampalata ed egocentrica in cui comunico il mio desiderio di trasferirmi nella Big Apple. E' il mio personale consiglio di leggere il libro di Stefano Spadoni che ha tutte le risposte alle vostre domande. Vado a vivere a New York e' un libro molto noto agli amanti di New York e degli Stati Uniti ed e' considerato come una vera e propria "bibbia" per chi ha deciso di fare una vacanza, trasferirsi, o semplicemente saperne di piu' su questa citta' e questo continente cosi' unico e in perenne cambiamento.
Il libro, diviso per capitoli, e' una vera miniera di informazioni e curiosita'.
In particolare ho trovato molto utile la sezione dedicata ai Visti e alla Carta Verde ma ci sono anche molti capitoli dedicati alla scuola, alla politica, alla giustizia, al mondo del lavoro, al sesso, alle festivita', alla mentalita' americana e a tantissime curiosita' che vi daranno un quadro molto preciso e affidabile della societa' americana anche perche' l'autore (che ho conosciuto personalmente) e' un giornalista che abita a New York da tanti anni e vive la citta' con lo spirito giusto di un vero americano, o meglio di una persona che si e' perfettamente integrato nello stile di vita statunitense a differenza di tanti giornalisti inviati dalle TV italiane che, pur risiedendo in Usa, vivono li' in modo distaccato, come se fossero immersi in una grande bolla e ne conoscono o vogliono descrivercene solo alcuni aspetti con un taglio troppo spesso velatamente antiamericano.
E' un libro che consiglio vivamente a tutti gli amanti degli States e a breve spero di potervi regalare l'intervista con l'autore. Stay tuned! 

Bentornato in Italia

Quando due anni fa decisi di tornare in Italia dovevo decidere cosa fare di tutta la roba accumulata in quasi sette anni di vita americana. Non mi andava di buttare via, regalare o svendere libri, dvd, chitarre, vestiti e una marea di piccoli souvenir ai quali ero legato. Cosi' decisi di spedire tutto in Italia via mare. Descrizione corretta delle scatole sul bancale: effetti personali. Quando il bancale arriva alla dogana italiana mi addebitano ben 200 euro in piu' del previsto! Cosi' telefono al trasportatore, che e' in contatto con l'ufficio sdoganamento, per chiedere chiarimenti e mi dice che i 200 euro in piu' sono giustificati dal fatto che la merce sul bancale non puo' essere catalogata come effetti personali.
Perche'? -chiedo- sono miei effetti personali, e' tutta roba che ho accumulato in sette anni di vita in Usa. Perche' mai non mi credete?
L'impiegata: si, ma noi non possiamo essere certi che Lei abbia vissuto davvero li' tutti quegli anni. Questa puo' essere merce che ha acquistato negli Stati Uniti per poi rivenderla in Italia.
A niente vale continuare ad insistere e dare loro l'autorizzazione di aprire le scatole per rendersi conto che si tratta semplicemente di vestiti, libri, dvd e simili.
Insisto e l'impiegata mi consiglia di compilare un'autocertificazione in cui dichiaro che la merce sul bancale e' costituita esclusivamente da effetti personali.
Ok, dopo aver compilato e inviato il modulo per email, ritelefono per assicurarmi che  tutto e' risolto e che avrei ricevuto il rimborso di 200 euro ma con mia grande sorpresa mi dice: ehm si, beh, abbiamo ricevuto l'autocertificazione ma non possiamo essere sicuri che si tratta davvero di effetti personali e che Lei abbia vissuto in Usa. Potrebbe aver fatto avanti e indietro con l'Italia...
Inizio a innervosirmi davvero perche' mi sento in una delle classiche situazioni italiane "ai confini della realta'".
Dico io, ho firmato un'autocertificazione e se provate che ho dichiarato il falso ne paghero' tutte le conseguenze, porca miseria, ma siete voi a doverlo dimostrare. Non potete continuare ad assumere che io sia un bugiardo anche dopo aver firmato un'autocertificazione che proprio voi mi avete detto che avrebbe risolto il problema.
E cosi' iniziai a pensare al modo in cui potevo dimostrare di aver vissuto in Usa. Fotocopiai il visto di lavoro stampato sul mio passaporto. E scomodai anche il mio ex capo americano che fu molto gentile e disponibile e scrisse una lettera su carta intestata dichiarando che avevo lavorato per la loro azienda in Usa per oltre cinque anni. Anche dopo queste ulteriori prove la decisione per ottenere il rimborso andava a rilento. Il bancale lo avevano dovuto sdoganare altrimenti avrei pagato ulteriori spese di deposito e quindi era in transito verso casa ma per il rimborso dovevano, valutare, ponderare, decidere.Ero sul punto di cedere e di regalargli quei 200 euro ma poi decisi di non dargliela vinta e iniziai a inviare email all'impazzata: ai responsabili della compagnia di trasporti, alla dogana di Livorno, alla dogana centrale a Roma, a vari responsabili e se non ricordo male scrissi un'email anche al Ministero degli Esteri! Ormai non mi fermavo piu'...sarei arrivato anche al Presidente della Repubblica e al Presidente Obama se non mi avessero fermato.
Scrissi che mi ero sentito offeso dal comportamento irrispettoso del trasportatore e dell'ufficio doganale che nonostante l'autocertificazione e tutta la documentazione a supporto continuavano a non credere alle mie parole. In sostanza mi consideravano un mentitore a priori e dovevo essere io a dimostrare, non si sa in quali altri modi, di non esserlo.
Dopo qualche giorno mi telefona il trasportatore che si rivolge a me con tono poco gentile perche' avevo scomodato i suoi superiori, "avevo fatto un casino per 200 euro" e da Roma avevano fatto una ramanzina alla sua collega che e' sempre tanto brava e corretta.
Non mi interessava niente, ero stato offeso e dovevo far valere i miei diritti.
E alla fine, dopo tanto penare,  finalmente mi rimborsarono i 200 euro. Ma quanta fatica, quanto tempo ho perso per lottare in un Paese in cui il cittadino e' considerato disonesto fino a prova contraria e anche quando porta le prove a supporto della propria onesta' non viene creduto.
E' stato il mio bentornato in Italia! 

P.S. Mi rendo conto che ultimamente nei miei post sono un po' "rognoso" con le disfunzioni italiane forse e' perche' in questo periodo ho piu' tempo per pensare ai piccoli grandi eventi che mi sono accaduti in questi ultimi due anni. Ma manca poco alla partenza per gli States e quando saro' li la "rogna" svanira' e mi concentrero' di piu' nel descrivervi il mondo a stelle e strisce senza troppi paragoni con la cara Italia (alla quale in fin dei conti voglio un gran bene).

domenica 26 agosto 2012

Cospirazionismo lunare

Ieri e' morto Neal Armstrong, il primo uomo a mettere piede sulla luna nel lontano 1969. Leggendo i commenti su intenet sono rimasto stupito nel constatare come ci sia una buona percentuale di persone che crede che l'uomo non sia mai stato sulla luna e che sia stata tutta una messa in scena girata ad Hollywood.
A tale proposito ho visto questo documentario di Paolo Attivissimo, noto esperto e studioso di bufale e complotti.
Dopo aver visto il documentario mi verrebbe da dire: un piccolo passo per un uomo, un passo falso per i complottisti.

mercoledì 22 agosto 2012

Obliterare il biglietto!

Pochi giorni fa ho fatto un viaggio in treno e mi si e' riproposto lo stesso dubbio esistenziale di qualche anno fa quando tornai dagli Usa: perche' mai nelle stazioni italiane bisogna obliterare il biglietto?
Per curiosita' ho cercato una risposta a questo dubbio amletico su Yahoo Answer e le risposte degli utenti sono state molto emblematiche. La piu' frequente e' stata che molti biglietti hanno validita' di 2 mesi e quindi chi non oblitera potrebbe teoricamente usare il biglietto piu' di una volta se il controllore non passasse.
Ecco svelato l'arcano: se il controllore non passasse. Gli utenti quindi danno per scontato che il controllore in Italia potrebbe non passare. E' strano perche' ho il lieve sospetto che il nome controllore derivi proprio dalla sua funzione principale di controllare i biglietti ma si sa, siamo in Italia e il controllore potrebbe passare...ma anche no. E quindi devi essere tu a sopperire alla svogliatezza, alla pigrizia e all'inefficienza del personale ferroviario.
Ricordo ancora quel giorno di molti anni fa in cui ero ancora ragazzino e presi il treno per Napoli ma prima di salire su non riuscii ad obliterare perche' l'obliteratrice era fuori servizio. Sistemai il pesante borsone sulla cappelliera sopra al mio posto e aspettai l'arrivo del controllore per informarlo che l'obliteratrice in stazione era fuori servizio.
Il controllore inizio' a farmi storie perche' a suo dire dovevo essere io a correre ad avvisarlo appena salito sul treno invece di aspettare il suo arrivo perche' lui poteva anche non passare e io quindi avrei potuto utilizzare il biglietto una seconda volta. Lottai per non farmi fare la multa e ci riuscii anche se con molta difficolta' e da quel giorno in situazioni analoghe iniziai a fare come disse lui pero' mi chiedo se e' sensato costringerti a scegliere tra lasciare i bagagli incustoditi per andare a cercare il controllore o non rischiare e portare con se i bagagli facendo lo slalom tra i passeggeri alla ricerca del controllore perduto. Se il controllore facesse il proprio dovere non ci sarebbero problemi.
E vogliamo parlare degli autobus urbani? Anche li c'e la temuta obliteratrice. Ma si convalida all'interno del bus. Il conducente apre le porte ed entrano tutti dalle porte centrali. Quando l'autobus e' strapieno e si e' schiacciati come sardine bisogna farsi strada a gomitate per riuscire ad arrivare alla macchinetta infernale ma non tutti ci riescono. Poi magari salgono i controllori, i passeggeri che non avevano il biglietto scendono al volo e resti tu che hai fiducia nel genere umano e vai subito a spiegare  che hai il biglietto ma non sei riuscito ad obliterarlo. I controllori non ti credono, in quanto italiano sei sempre considerato come un potenziale disonesto che deve dimostrare di non esserlo, sono inflessibili e ti fanno la multa.
Non sarebbe piu' facile prendere esempio da Londra o New York? Si entra solo davanti passando il tesserino magnetico prepagato sotto gli occhi del controllore o pagando il biglietto in contanti sempre al controllore e se qualcuno cerca di fare il furbo il controllore lo richiama con severita' e non parte finche' il furbetto non paga il biglietto o non esce dal bus. E se dovesse fare ancora storie verrebbe spinto fuori dagli improperi e a volte addirittura dalla forza fisica degli altri passeggeri che lo sbatterebbero fuori di peso perche' non possono perdere altro tempo. E quando l'autobus raggiunge la capienza massima, il conducente non fa salire piu' nessuno e chiede gentilmente alle persone in attesa alla fermata di aspettare il prossimo bus che arrivera' dopo solo qualche minuto. Niente caos, niente entrate laterali, gente ammassata come sardine, obliteratrici e controllori inumani.
Ma noi non siamo ne' a Londra, ne' a New York e quindi obliteriamo il biglietto. Dai su che ci si diverte!


martedì 21 agosto 2012

Lasciare l'Italia: coraggio o codardia?


Cari lettori oggi vorrei chiedere la vostra opinione e aprire un bel dibattito su questo post.
Parlando con molti ragazzi che hanno deciso di trasferirsi all'estero mi sono reso conto che quando viene comunicata la fatidica decisione la reazione frequente e' costituita da commenti di questo tipo:
Eh si troppo facile andare via, bisogna restare qui per cambiare le cose.
Che ne sara' dell'Italia se i giovani vanno via?
E' molto piu' coraggioso restare in Italia e combattere. Andare via e' da codardi.
Penso che queste persone abbiano un'immagine un po' distorta della vita all'estero perche' quando scendi da quell'aereo, con quattro risparmi in tasca, spaesato e incerto per il futuro, nessuno ti mette un tappeto rosso sotto ai piedi. E nessuno ti accoglie appena fuori dall'aereoporto con un bicchiere di champagne in una mano e un contratto di lavoro nell'altra. Sei un numero, un extra comunitario come tanti, in cerca di un futuro migliore in un altro Paese che ti sara' spesso ostile se non ti rimbocchi le maniche e se inizialmente non fai sacrifici al limite dell'umano. E' una vera e propria lotta per la sopravvivenza e solo i piu' forti sopravvivono.
E poi non mi ha mai convinto l'idea che bisogna restare per migliorare le sorti di un Paese in declino.
Quel bisogna mi fa venire l'orticaria. Non ricordo di aver firmato un contratto con il Paese in cui sono nato non per mia scelta. Non fraintendetemi, amo l'Italia, qui ho i miei affetti e miei piu' cari amici e quando sono all'estero guai a chi parla male dell'Italia. Divento una iena.
Ma la vita e' adesso e cambiare le cose vuol dire cambiare il DNA di 60 milioni di persone.  Potrebbero occorrere secoli e scusateci se non tutti abbiamo la vocazione del missionario. La vita e' una sola ed e' breve e bisogna vivere nel Paese in cui ci si sente piu a casa e stranamente per molti di noi expats vivere all'estero ci fa sentire piu' a casa. Sembra assurdo ma e' cosi.
Mi piacerebbe leggere le opinioni di tutti voi, Italiani in Italia e Italiani all'estero. Accorrete numerosi!

venerdì 17 agosto 2012

Poliziotti americani e carabinieri italiani

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Qualche giorno fa a Times Square, al centro di New York, dei poliziotti hanno fermato una persona di colore che stava fumando un spinello. L'uomo si e' rifiutato di farsi perquisire, ha tirato fuori un grosso coltello da cucina e ha iniziato ad agitarlo in modo pericoloso. I poliziotti lo hanno accerchiato mentre lui continuava a sfuggire dirigendosi, pare, verso alcuni passanti. All'improvviso i poliziotti hanno aperto il fuoco e lo hanno crivellato di proiettili. Non e' chiaro cosa abbia scatenato questa violenta reazione anche perche' le poche immagini riprese sono casualmente coperte da un autobus proprio al momento del tragico epilogo.
Leggendo i commenti sull'accaduto sui siti italiani sono rimasto un po' sconcertato. Tra i vari titoli il piu' frequente era Polizia uccide uomo di colore per uno spinello! mentre altri titoli puntavano il dito sul presunto razzismo della polizia americana. Non so, ho i miei dubbi. Probabilmente i poliziotti avrebbero potuto immobilizzarlo ferendolo alle gambe o usando il teaser ma non credo, o meglio non voglio credere, che quest'uomo sia stato ucciso per uno spinello o perche' era di colore.
Insomma non e’ normale andare in giro con quel coltello e agitarlo in quel modo tra la folla. L'uomo era un esagitato e avrebbe potuto prendere in ostaggio un passante o ferire un poliziotto. Ma ripeto, non voglio giustificare i poliziotti che sicuramente hanno agito con troppa impulsivita' dando sfogo a tutta la loro violenza.
Questo episodio me ne ha fatto venire in mente uno simile al quale ho assistito una decina di anni fa, a Napoli. Stavo passeggiando con degli amici in pieno centro quando vediamo un drogato con una siringa in mano che minacciava i passanti. Gridava che avrebbe punto e infettato con l'AIDS chiunque non gli avesse dato dei soldi. Urlava, barcollava e si agitava scomposto. Due carabinieri chiacchieravano tra di loro a solo una trentina di metri ma stranamente non intervenivano, tranquilli, osservavano i passanti che passeggiavano per strada e chiacchieravano.
Io e i miei amici andiamo a informarli che poco piu' avanti c'e' un drogato che minaccia i passanti con una siringa e glielo indichiamo con il dito qualora non se ne fossero ancora resi conto.
I carabinieri  presi alla sprovvista ci rispondono: ehm si si, lo sappiamo. Non vi preoccupate. Adesso informiamo i colleghi.
Cosa, i colleghi? Quell'uomo e' pericoloso ora. Dovreste correre e intervenire all'istante per immobilizzarlo. Perche' dovremmo aspettare l'arrivo dei colleghi? Insomma "i colleghi" era solo un modo creativo per dire: sentite ragazzi, abbiamo paura che possa pungere anche noi e poi non abbiamo tutta questa voglia di intervenire. Si sta cosi' bene qui a chiacchierare e poi che sara' mai un drogato che minaccia i passanti con una siringa? Siamo a Napoli, succede ogni giorno.
Andammo via increduli, capendo che non sarebbero mai intervenuti, facendo un giro molto largo per evitare quel drogato.
Consiglierei ai poliziotti americani e ai carabinieri italiani di frequentarsi un po', magari qualche birra assieme al pub, discutere del piu' e del meno, scambiarsi delle idee sulla vita.
Probabilmente i poliziotti yankee abbandonerebbero l'atteggiamento del grilletto facile e i carabinieri italici abbandonerebbero l'atteggiamento del si, si ora informiamo i colleghi.

mercoledì 15 agosto 2012

La mancia nei locali americani

Quando andate in vacanza negli Stati Uniti vi troverete a dover affrontare il misterioso mondo delle mance. Se vi siete appena seduti ad un tavolo di un ristorante o un diner e venite accolti da una gentilissima cameriera che vi dice il suo nome e vi comunica di essere a vostra completa disposizione, probabilmente le siete anche simpatici ma lo fa anche perche' i camerieri vivono essenzialmente di mance che vengono elargite da clienti generosi come voi.
La mancia "praticamente" obbligatoria e' un concetto che non sempre viene compreso da alcuni Italiani che ovunque vanno dipingono il mondo a immagine e somiglianza dell'Italia. Ma ogni Paese ha le proprie regole e consuetudini ed e' consigliabile adattarsi.
Tempo fa parlavo con degli amici italiani in vacanza a NY e mi raccontavano che giorni prima erano andati via da un ristorante senza lasciare la mancia perche' loro la mancia non la danno mai, neanche in Italia. Spero di essere riuscito a fargli capire che i Paesi non sono tutti uguali, che la mancia negli Stati Uniti non e' un extra e che si sono comportati come se in Italia fossero andati via senza pagare il conto o avendone pagato solo una parte, ma non sono sicuro di esserci riuscito. In effetti non e' un caso se i camerieri americani, quando fiutano che i clienti sono turisti italiani, aggiungono direttamente la mancia sul totale...tanto per essere sicuri. E' un po' imbarazzante per i turisti italiani che invece conoscono bene usi e costumi americani ma i camerieri lo fanno solo per tutelarsi, visto che come fisso prendono il minimo sindacale e la mancia costituisce gran parte delle loro entrate. Non lo fanno con cattiveria. Attenzione quindi a non pagare la mancia due volte se e' gia' inclusa nel totale.
Quanto si lascia di mancia? Solitamente dal 15% al 20% del totale escluse le tasse. Se siete a NY consiglio di lasciare il 20%. Se al tavolo siete otto o piu' persone dovreste lasciare il 25%. Ovviamente potete lasciare il 25% in molti altri casi: vi trovate in un locale di lusso o volete fare bella figura o avete apprezzato particolarmente il servizio e la simpatia del cameriere.
Se il cameriere invece dovesse sbadatamente farvi cadere addosso un piatto di lenticchie ma non vi trovate in un film di Fantozzi, se il cameriere si rivolgesse a voi e alla vostra compagna con frasi scurrili e offensive ma non vi trovate al ristorante la Parolaccia, insomma in casi estremi e rarissimi potete mostrare il vostro disappunto lasciando 1 centesimo di mancia. Pero' anche quel centesimo va lasciato, perche' la mancia si lascia sempre, capito il concetto? Comunque non vorrei fare l'educatore alla Piero Angela e mi rendo conto che le incomprensioni culturali sono sempre possibili.
Accadde anche a me qualche tempo fa, in un bar americano. Andai li' per un paio di birre consapevole che bisogna sempre lasciare $1 di mancia per ogni bicchiere ordinato al bancone. Ordinai la prima birra ma non lasciai mancia perche' sapevo gia' che ne avrei ordinata un'altra e avrei lasciato direttamente due dollari alla seconda birra.  La cameriera che ovviamente non sapeva niente dei miei progetti mentali non disse niente dopo aver notato che non avevo dato il dollaro di mancia dopo la prima birra ma appena ordinai la seconda mi disse in tono poco gentile: you need to start tipping (devi iniziare a dare la mancia). Non mi diede neanche il tempo di spiegare e ando' a servire altri clienti. Da allora ho sviluppato un riflesso incondizionato: un bicchiere-un dollaro, subito! Ed evito equivoci e situazioni imbarazzanti. Ad ogni modo, se puo' consolare, non siete gli unici avere dubbi filosofici sulle mance americane. A volte ne discutono gli Americani stessi come in questa divertente scena tratta da Le Iene di Quentin Tarantino. Buon Ferragosto a tutti e alla prossima. 


mercoledì 8 agosto 2012

Allora che faccio, parto?


Ciao ragazzi, qui in Italia le cose vanno cosi' cosi', ormai inviare CV ad aziende italiane e' quasi una perdita di tempo sopratutto in questo periodo estivo. Zero risposte. Ma non solo in Italia si sente la crisi. Nelle ultime settimane ho inviato il io Resume a molte aziende americane e lo schema e' sempre questo: molte non rispondono, alcune rispondono e mi chiedono se posso lavorare legalmente in USA (se ho cittadinanza, green card o un visto), io rispondo che mi servirebbe la sponsorizzazione per un visto e a quel punto alcune compagnie si tirano indietro e poche altre rispondono di farmi sentire quando saro' in USA cosi' possiamo metterci daccordo per un colloquio.
Ad oggi cinque compagnie sono disposte a ricevermi per un colloquio conoscitivo sapendo che se poi volessero assumermi dovrebbero sponsorizzarmi per un visto. Insomma ho deciso, inutile stare qui ad aspettare, e' piu' produttivo essere in zona e quindi a settembre parto per tre mesi per NY e o la va o la spacca. Sara' un periodo molto delicato perche' tra vitto, alloggio e tutto il resto mettero' in gioco quasi tutti i miei risparmi e il rischio che dopo tre mesi non avro' trovato lavoro e' molto alto. E a quel punto non credo che potro' fare un altro tentativo in USA, dovro' pensare seriamente a sistemarmi in Italia o meglio in Europa e gli States resteranno solo un sogno del passato. Ma chi non risica non rosica. E quindi chiedo a tutti voi, donne e uomini, vecchi e bambini di tenere le dita incrociate per me! Vi ringrazio!

lunedì 6 agosto 2012

Curiosity su Marte

Avete visto anche voi questa esultanza, oggi?
E' un gruppo di Americani ma perche' esultano? Forse gli Stati Uniti hanno appena segnato un goal ai Mondiali di calcio? No, devo smetterla di pensare da italiano e poi non ci sono i Mondiali quest'anno. A parte le battute, complimenti al team della Nasa per questo importante traguardo che potrebbe anche cambiare la storia dell'umanita'. In cerca di tracce di tracce di vita presenti o passate, Curiosity facci sognare!

domenica 5 agosto 2012

10 things Americans should know about Italy and Italians

Qualche tempo fa girando in rete trovai questa simpatica lista di cose che gli Americani dovrebbero sapere sull'Italia e gli Italiani. Vengono sfatati alcuni dei loro piccoli luoghi comuni ed e' anche evidente quanto noi Italiani ci teniamo alla nostra cultura culinaria. A sinistra un classico meatball sandwich, molto amato in America. Enjoy!




If you are American and you are planning a vacation in my country, these are few basic rules that you should know:

1) How to recognize at a glance an authentic Italian restaurant?
In Italian language the Linguine (pasta) must be written with the "e" at the end and not the "i'
avoid like the pest all the restaurants who serve LinguinI. They are a scam, no exception!
The same with SalamE (and not Salami which eventually means the plural but sounds really odd)

2) What to drink at lunch or dinner?
if you want to order wine please follow this basic rule: with the fish you must (I said MUST) order white wine, no exeception. For all the rest red wine is ok. If you want to impress your guests order at the end of the meal a grappa (after the coffe) and you can drink it in the same cup of the espresso.

3) Never order in the same meal Fish and (Pork or Beef) Meat
If you really want to do so you must ask for a lemon sorbet for the transition to clean up your mouth to pass from a meat dish to a fish one (or vice versa). Please consider that in Italy the butcher can not sell fish and vice versa for who sells Fish.

4) Meat balls or Alfredo sauce don't exist in real Italian cuisine.

5) Italy is the most beautiful country and its food is the greatest by definition
Every Italian you will meet truly believe that Italy is the most beautiful country in the world with the best food. No exception. Please act accordingly if you want to be considered smart and cosmopolitan

6) The coffee that you are used to drink at starbucks is defined American coffee. Every Italian believes that it's shit ( few exceptions) . If you want something different from an espresso remember to order an American coffe. Of course in Italy It will be horrible. in Italy Starbucks is not present at all.

7) If you are in Napoli (Naples) and you are American, locals will assume that you like very much to be cheated. Also they believe that you welcome pick pocketing. They use an expression for you there :"cazzone americano"

8) People will love you because you are American. They believe that you are insanely naïve but definitely they will like you.

9) Even if you plan to visit only Rome or Florence or Venice, tell during your conversations with locals that you are going to visit places like Pienza or Lucca (out of touristic routes) and you will be considered a connoisseur.

10) Please do not visit The last supper in Milano only to check if one apostle was actually a female as stated in The Da Vinci code. The last supper is a master piece and does not deserve that

sabato 4 agosto 2012

Annunci di lavoro all'italiana

Si trovano annunci come questi in Italia. Due sono le caratteristiche evidenti: esterofilia estrema e un linguaggio forbito che alla fine fa capire ben poco. Buon Divertimento! 

“Ci consideriamo un vivaio di talenti intellettuali, il collettore e gestore di conoscenze, un fattore di potenziamento aziendale. I nostri punti di forza sono le competenze distintive, frutto dei saperi combinati col metodo del pensiero laterale, e le competenze relazionali. Tutta la nostra storia sin dal 1998 è imperniata sul principio di creare valore per il Cliente in un approccio win win. Ciò avviene col business model della success fee nel fund raising e con una dedizione assoluta sia nel prevendita che nel post vendita per i nostri servizi e prodotti. L'obbiettivo a cui sempre miriamo è far innamorare il Cliente. Da noi ogni percorso di carriera è ancorato solo al merito personale ed alle performance della propria business unit. Valutiamo periodicamente nuovi candidati per i profili presenti nel nostro organigramma, attenzionando soprattutto i Local Key Account che ci rappresentano sul territorio e che si occupano di business development. Chi "sente la chiamata" vada su http://www.------.eu/index.php/it/lavora-con-noi e si candidi”

mercoledì 1 agosto 2012

Meritocrazia




Caro Luca,

In qualita’ di Governatore dello stato del Connecticut, vorrei cogliere questa opportunita’ per congratularmi personalmente con te per la laurea conseguita al Norwalk Community College.

Si dice che grazie all’impegno arrivano delle ricompense significative. La tua ricompensa per aver completato un rigoroso corso di studi accademico e’ l’onore professionale che porterai con te per tutta la vita. La tua laurea al Norwalk Community College e’ una prova della tua abilita’ intellettuale e del tuo desiderio di successo.

Sia che tu stia pianificando di proseguire gli studi, di entrare nel mondo del lavoro o di proseguire per altre strade, ti esorto vivamente a rimanere in Connecticut, uno stato con opportunita’ illimitate e comunita’ meravigliose in cui potrai iniziare una carriera.

E’ con grande piacere che mi unisco alla tua famiglia e ai tuoi amici aggiungendo la mia voce al coro di congratulazioni che stai ricevendo in questo emozionante e importante periodo della tua vita. Inoltre, e’ la mia sincera speranza che nel tuo futuro ci siano altre sfide, grandi gioie e molte soddisfazioni.

A nome dello stato del Connecticut, di nuovo Congratulazioni e i nostri Migliori Auguri.

Cordialmente,
Jodi Rell
Governatore
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Nota:
Concludo con questo post la descrizione dedicata alla mia esperienza al community college.  Qualche settimana dopo la laurea ricevo una lettera da parte del Governatore del Connecticut. Mentre la apro, con una certa ansia, penso: che sara' mai? Avro' fatto qualcosa di grave e mi dicono che devo tornare in Italia? E invece con mio grande stupore e' una lettera di congratulazioni! Probabilmente viene inviata in automatico a tutti gli studenti che si laureano in Connecticut e ripeto che laurearsi ad un community college non e' come laurearsi ad Harvard, a Yale o a un'universita' italiana PERO' questo tipo di lettera secondo me e' molto indicativo della mentalita' americana e mi ha fatto piacere riceverla.
Uno studente che si laurea negli Stati Uniti merita una lettera di congratulazioni ma il passaggio per me piu' significativo e quello in cui il Governatore mi esorta a restare in Connecticut perche' e' una terra piena di opportunita'. Insomma uno studente che si laurea e' una risorsa che lo stato non vuole farsi sfuggire. Lo stato e' orgoglioso dei suoi laureati, si congratula con loro e cerca di corteggiarli per non farli andare via. Proprio come in Italia...