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domenica 30 giugno 2013

Dunque, dove eravamo rimasti?

Dunque, dove eravamo rimasti? Potrei dire moltissime cose e ne dirò poche. Una me la consentirete: molta gente ha vissuto con me, ha sofferto con me questi anni. Molta gente qui in America mi ha offerto quello che poteva, per esempio ha pregato per me, mi ha dato ospitalita', mi ha prestato l'auto e io questo non lo dimenticherò mai. E questo "grazie" a questa cara, buona gente, dovete consentirmi di dirlo. Sarò qui, resterò qui, anche per loro. Ed ora cominciamo, come facevamo esattamente una volta.

Ehm, scusatemi per l'epicita' delle parole che avete appena letto. Mi sono divertito a parafrasare un celebre discorso di Enzo Tortora adattandolo alla mia situazione attuale. Due anni e mezzo fa quando decisi di lasciare gli Stati Uniti per tornare a vivere in Italia ero convinto non sarei piu' tornato in Usa, mi sarei trovato bene in Italia, avrei trovato un buon lavoro e avrei vissuto vicino ai miei genitori, ai miei fratelli e agli amici di una vita. Ma la situazione lavorativa italiana si e' dimostrata essere tragica, la ricerca di lavoro e' stata frustrante, centinaia di CV inviati e pochissime risposte, per non parlare delle due, tre brevi esperienze lavorative ai limiti del ridicolo. Insomma anche se non e' stato facile lasciare nuovamente la mia famiglia sono convinto di aver fatto la scelta giusta e per qualche anno vivro' benissimo qui...e il destino fara' il resto. Cosa dire, l'Italia, che e' e resta il mio Paese, mi ha sbattuto la porta in faccia. Gli Stati Uniti mi hanno riaccolto a braccia aperte.
Ed ora cominciamo, come facevamo esattamente una volta.

Brevi aggiornamenti dopo la prima settimana in Usa

E dopo oltre due anni e mezzo rieccomi qui a vivere negli Stati Uniti!
Come disse qualcuno: Dunque, dove eravamo rimasti?
Cerco di aggiornarvi con ordine se ci riesco. Sono qui da quasi una settimana. Prima della partenza sono stato molto in tensione perche' Mr. M. e il figlio F. che mi hanno ospitato durante i tre mesi del 2012 si erano offerti di ospitarmi di nuovo ma sono partiti per una vacanza e non sono riuscito a contattarli a casa per dirgli dell'approvazione del visto e chiedergli se quindi a fine giugno avrebbero potuto ospitarmi di nuovo. Non avevo il cell di Mr M. e comunque non potevo certamente chiedergli di tornare in anticipo dale sue vacanze per aprirmi la porta di casa. E' gia' stato gentilissimo ad ospitarmi per tre mesi in passato, non potevo chiedere oltre. Quindi ho iniziato a cercare online, hotel, famiglie ospitanti e poi ho chiesto anche ad alcuni zii. Alla fine pochi giorni prima della partenza uno zio si e' offerto di ospitarmi fino a quando non trovero' un appartamento vicino al lavoro (per la cronaca, per chi ha seguito la mia storia sin dall'inizio e' lo stesso zio della mia prima avventura americana...). La casa e' un po' in stile "lavori in corso" e nella camera in cui dormo non c'e' aria condizionata e fa molto caldo ma insomma devo solo ringraziare ed essere riconoscente prima di tutto perche' me lo avevano anticipato che avrei dovuto un po' arrangiarmi a causa dei lavori in casa e poi perche' senza di loro non so dove sarei andato a finire. Avevo anche trovato una casa senza mobili e senza letto (avrei comprato un letto gonfiabile) ma era in una brutta zona e poi non conoscendo chi me la avrebbe affittata non mi sentivo sicuro a rischiare. Insomma il problema casa e' momentaneamente risolto anche se voglio subito cercare un appartamento non lontano dall'ufficio, cosi' potro' avere la mia indipendenza e iniziare la mia nuova vita con una certa stabilita' e tranquillita' mentale.
Un altro mio amico e sua moglie, che sono partiti per una vacanza di qualche settimana, mi hanno prestato la loro macchina. Sono stati gentilissimi e di grande aiuto soprattutto perche' in queste prime settimane dovro' andare a vedere appartamenti e dovro' iniziare a lavorare. Comprero' un'auto appena possibile, tra qualche settimana, prima del ritorno dei miei amici.
A proposito di lavoro, sono andato a salutare i miei futuri colleghi e con il manager della logistica abbiamo concordato che iniziero' a lavorare il lunedi' dopo il 4 luglio. I colleghi mi hanno accolto calorosamente e mi hanno detto che la compagnia e' stata acquisita in gran parte da alcuni investitori italiani che stanno investendo un bel po di milioni di dollari e stanno cercando di espandersi sempre piu' in vari mercati mondiali. Il mercato statunitense e' al momento quello piu' importante e recentemente hanno assunto una decina di persone, quasi tutti nei negozi mono-brand e poi me e una ragazza italiana negli uffici centrali di New York.
Per ora e' tutto, sono talmente pieno di cose da fare che neanche mi rendo conto che sono davvero tornato a vivere in Usa. Probabilmente me ne rendero' conto meglio dopo aver trovato l'appartamento. Ne ho gia visti alcuni in un complesso di palazzi ma ve ne parlero' nel prossimo post. E magari vi parlero' anche del matrimonio di mia cugina al quale sono stato ieri a Manhattan.
Stay tuned!

domenica 23 giugno 2013

Domani si vola!

Ci siamo, dopo un bel sabato tra amici, durante il quale hanno organizzato una divertente caccia al tesoro in cui ad ogni tappa c'era un regalino "italico", e dopo un'ultima piacevole domenica in famiglia...domani si vola! America sto arrivando!!!





martedì 18 giugno 2013

Intervista a Vincenzo Tettamanti: blogger di Vivere in Usa



Vincenzo Tettamanti e' uno dei tanti giovani italiani che qualche anno fa ha deciso di andare a vivere negli Stati Uniti. Lo ho conosciuto tramite il suo blog VivereinUSA.com, pieno di informazioni utili e curiosita' sul modo di vivere americano. Anche la sua esperienza in Usa e' molto interessante e gli ho quindi chiesto un'intervista per TornoavivereinAmerica e ha gentilmente accettato. 

Ciao Vincenzo, da quanto tempo sei in Usa? Eri gia’ stato in USA in passato?
Ciao Luca. Sono in USA dal 2009, Maggio 2009 precisamente. Prima non avevo mai messo piede negli States, ma avevo comunque viaggiato molto in Europa, studiato in Spagna per un anno e vivevo gia’ a Milano per lavoro.

Quali motivi ti hanno spinto a lasciare l’Italia?
Principalmente la mia ragazza. Conosciuta a Milano e Americana del NJ. Senza di lei non avrei mai pensato, all’epoca (2008), di lasciare l’Italia in pianta stabile. Se adesso invece fossi ancora in Italia e con la crisi che c’e’ magari ci penserei, ma forse opterei per un altro paese europeo.

Raccontaci le tue prime impressioni appena arrivato negli Usa. Ti sei sentito spaesato? E’ stato facile ambientarsi?
Appena sono arrivato negli USA sono sbarcato all’eroporto di Newark, NJ – per chi non l’avesse mai usato non e’ proprio nell’area piu’ bella degli USA.  Considera anche che non ero mai stato negli USA prima. Mi ricordo ancora il viaggio in auto dall’aeroporto a casa, le autostrade giganti, i quartieri residenziali tutti uguali, e’ stato un impatto decisamente strano, quasi da film.
Per il resto, mi sono sentito molto spaesato: non conosci nulla, non sai dove andare, hai pochissimi contatti locali, non hai un cellulare, niente amici. Secondo me, se si viene da soli ci vuole un po’ di tempo ad ambientarsi, a capire come funziona il tutto, a orientarsi e conoscere l’area. Gli USA sono enormi, e soprattutto il Nord Jersey e’ un’area molto popolata: tutt’ora quando torno su dai parenti della ragazza e passo dalla Pennsylvania (che e’ grande come mezza Italia) al NJ e’ davvero tutt’un altro mondo: troppa gente, congestionato, un paesino sopra l’altro, poco spazio.

Di cosa ti occupi?
Lavoro nel Marketing, come Marketing Manager. Sono laureato in Economia e in Italia lavoravo nel marketing messaggi in Vodafone: hai presente Christmas/Summer card? Infinity SMS e via dicendo? Ecco io e altri due product managers decidevamo le promozioni e tariffe varie.

E’ stato facile trovare lavoro e ottnenere un Visa? Hai attuato una strategia particolare per trovare lavoro che consiglieresti ai lettori?
Ci ho messo un’estate intera a trovare lavoro. C’e’ anche da dire che vivevo in NJ e cercavo lavoro a Philadelphia, perche’ dopo l’estate ci saremmo trasferiti li (quasi 2 ore di auto). Appena arrivato a Philadelphia sono riuscito ad andare a una job fair locale e li ho trovato l’azienda che poi mi ha assunto. All’inizio le job fairs sono ottime opportunita’ per incontrare i recruiters di persona. Mandare solo CV in giro non basta, soprattutto per non americani. Anche se non possono per legge “discriminare” un Americano da un non-Americano, restano comunque molto scettici all’inizio – ma se fossi un immigrate in Italia sarebbe ancora peggio, non avrei avuto speranze.

Quali sono le differenze tra il mondo del lavoro italiano e americano?
Tante, troppe. Qua si lavora di piu’, e in genere a ritmi piu’ alti. Hai pochissime ferie, permessi nulli, giorni di malattia contati e i contratti sono totalmente diversi. Il posto fisso, I sindacati, la maternita’ – tutto questo in genre non esiste (a meno di lavorare in certe categorie protette). Il mercato del lavoro e’ molto piu’ flessibile e proprio per questo ora gli USA si stanno rialzando dalla crisi molto piu’ rapidamente dell’Italia. In generale il lavoratore non e’ molto protetto, questo fa anche si che la gente si dia piu’ da fare e lavori meglio. Tutto il mondo e’ paese comunque, e gli impiegati pubblici ad esempio anche in USA sono molto simili a quelli nostrani! Comunque, in genere se lavori bene e ti dai da fare, non hai da temere per il posto, a meno che non succeda qualcosa di molto grave (se l’azienda chiude o va male e deve tagliare personale).

In generale quali sono le maggiori differenze che hai riscontrato tra Italia e Stati Uniti?
Differenze di abitudini, di idee e di vita. Cose che avevo anche gia’ riscontrato vivendo all’estero in Europa, ma che secondo me in USA diventano ancora piu’ estreme. In generale poi gli Americani sono molto alla mano, easy going come dicono loro, ma sto facendo davvero molta fatica ad ottenere una relazione piu’ profonda e sincera. Ho letto che molti altri Italiani hanno questo problema, e non capisco se derivi dal fatto che siamo stranieri, o proprio perche’ qua e’ cosi’.  In generale comunque a me sembrano molto “finti” e esagerati nell’esternare emozioni, ma puo’ benissimo essere che sia strano io.

Ci sono differenze sostanziali nel modo di pensare tra Italiani e Americani?
Sicuramente, noi Italiani siamo secondo me piu’ abituati ad uscire dagli schemi, ad arrangiarci e ad improvvisare. Gli Americani in genere sono molto metodici, non prendono sempre l’iniziativa e sono molto rispettosi delle regole (che non e’ necessariamente una cosa negativa).

Hai conosciuto Italo-Americani? Come si rapportano verso l’Italia e gli Usa?
In quest’area c’e’ pieno. In genere si sentono piu’ italiani di te, credono di sapere tutto e sono molto legati alla patria e all’idea di essere “Italiani”. Che poi in genere non visitano mai e restano attaccati a tradizioni e idee vecchie di decenni. E la cosa mi fa spesso incavolare, perche’ non hanno idea della vera cucina italiana, delle vere abitudini (o quanto meno di quelle del dopoguerra), ma nonostante tutto parlano come se fossero tornati ieri da una vita spesa nel bel paese. In generale c’e’ un’ignoranza sull’Italia e l’Europa che fa paura.

Torni spesso in Italia? C’e’ qualcosa che ti manca degli Usa quando torni in Italia?
In Italia sono rientrato due volte da quando sono qua, purtroppo non ho molte ferie a preferisco esplorare questo nuovo Paese per ora. Oramai vivo qua, quindi in Italia mi sento in vacanza, mi sento di non appartenere piu’ alla quotidianita’. Torno alla mia citta’ e vedo cose nuove, la gente e gli amici di sempre che crescono e cambiano, e’ una sensazione strana anche perche’ ancora non mi sento radicato in USA al 100% - e’ una sorta di limbo..

E invece cosa ti manca dell’Italia quando sei in Usa?
Il cibo, la famiglia, gli amici e la bellezza del nostro Paese – tutte cose che in genere si danno per scontate.

Ci sono molti giovani italiani, anche tra i lettori del blog, che sognano di trasferirsi in America. Tuttavia molti non hanno idea di quanto sia difficile riuscirci. Cosa consiglieresti a questi ragazzi?
Il mio consiglio e’ pianificare, pianificare e organizzarsi..e informarsi. Sono finiti gli anni in cui si arrivava e si sperava. Quelli erano gli anni ’20, ora e’ tutto diverso. Inoltre bisogna essere forti, essere pronti a ripartire da zero (piu’ facile a dirsi che farsi poi davvero), essere pronti a sentirsi soli e magari incompresi, essere pronti a fallire, ma tirarsi su subito. Non e’ da tutti, ma non e’ nemmeno andare al patibolo ecco! Per i giovani, il consiglio migliore e’ quello di prendere una laurea specialistica che valga al di fuori dell’Italia (Economia, marketing, pubbliche relazioni – qua in USA tira parecchio – relazioni internazionali, ingegneria, medicina). Se si hanno invece disponibilita’ economiche, studiare in USA facilita sicuramente l’inserimento sul lavoro – senza dubbio.

Sappiamo che gli stipendi in Usa sono mediamente molto piu’ alti che in Italia. Ma come e’ il costo della vita?
Mah, paragonare i due Paesi a livello di costo della vita e salari e’ impossibile, ci sono troppe differenze. Alcune cose qua costano meno, altre no, le tasse sono piu’ basse, ma poi paghi molte altre cose che in Italia diamo per scontate (la sanita’ pubblica su tutte).  Io trovo che gli affitti sono in genere molto piu’ alti a parita’ di location, fare la spesa costa molto (soprattutto se si comprano cose sane e di qualita’), la benzina e l’auto in generale (a parte l’assicurazione) costa meno, fare shopping e’ piu’ economico e in generale tutto e’ sempre in saldo. Anche andare fuori a cena e’ piu’ economico in genere, ma la qualita’ del cibo e’ molto scadente. Qua in USA tutti vanno sempre in pubs, catene e fast food, per quello spendono poco, ma la qualita’ del prodotto e’ appunto scadente. I ristoranti seri si fanno pagare anche qua e poi in piu’ sei obbligato a lasciare le mancie – una vera tassa!

Il tuo website VivereinUsa.com ha un grandissimo successo. Raccontaci come e’ nata l’idea e quali sono le richieste piu’ frequenti che ricevi tramite il sito.
Grandissimo successo no – ehehe, pero’ cresce continuamente e c’e’ una community molto attiva e partecipe. L’idea e’ nata dopo essermi trasferito, e non aver trovato un solo sito italiano che desse consigli e dicesse per filo e per segno cosa fare. Se avessi avuto qualcuno come me all’epoca – avrei risparmiato un sacco di tempo e soldi e ricerche online: un servizio pero’ che gli Italiani non capiscono al 100% - vogliono tutto gratis e subito...sono abituati bene. Non sai quanta gente mi scrive e pretende risposte, aiuto senza nemmeno ringraziare. Le richieste piu’ comuni: Come posso venire in USA? Come posso aprire qualcosa in USA? – proprio cosi’, richieste molto generiche che ti dimostrano come nonostante tu metta loro a disposizione moltissime info utili e gratis, comunque non le leggono :)

Tornerai a vivere in Italia o cercherai di restare in Usa?
Per ora, rimango in USA. Sto cercando di mettermi in proprio, magari aprire qualcosa di mio e sviluppare VivereinUsa.com ancora di piu’. Abbiamo gia’ collaborazioni e alcuni progetti interessanti che sto sviluppando. Non escludo comunque un giorno di rientrare, e magari fare avanti e indietro. Avere due famiglie in due continenti separati non e’ comodissimo purtroppo.

Ho scritto un post intitolato 100 delle cose che ho imparato in America.
Quali sono le prime "cose che ho imparato in America" che ti vengono in mente? (curiosita’,  modi di pensare, differenze culturali…)
  • Ho cambiato idea sugli hamburgers – mai mangiato un buon hamburger a casa (certo c’e’ altro di meglio)
  • Ho imparato ad essere piu’ solidale col prossimo, qua in USA (almeno all’apparenza) la gente e’ piu’ interessata ad aiutare, a fare volontariato e carita’
  • Ho avuto conferma del fatto che, come si mangia in Italia non si mangia da nessun’altra parte.
  • Ho imparato che non serve spendere 50mila$ all’anno al college per essere piu’ bravo o sveglio a lavoro – ma spesso qua il nome della scuola conta piu’ di quanto si immagini (alla faccia della famosa meritocrazia USA)
  • Ho imparato che come gli altri hanno preconcetti e stereotipi su noi italiani, noi li abbiamo sugli americani, ma in genere li conosciamo meglio di quanto loro conoscano noi
  • Ho imparato quanto siano “ingoranti” (nel vero senso della parola, che ignorano) del mondo che li circonda al di fuori del loro paese (geografia, storia, cultura).
  • Vedendo l’Italia da fuori, ho imparato che e’ davvero un miracolo che ancora non sia scoppiata una guerra civile e che dopotutto siamo un paese membro del G8.
Grazie Vincenzo per aver accettao la mia intervista e in bocca al lupo! 


lunedì 17 giugno 2013

Tra una settimana sono in volo per gli States

Ciao a tutti, tra una settimana a quest'ora saro' in volo per New York! Stavo pensando di raccontarvi l'odissea con Trenitalia di qualche giorno fa: ritardi, cancellazioni, coincidenze perse, controllori poco gentili, impiegato dell'ufficio informazioni poco professionale, regole per ottenere un rimborso per il ritardo del treno poco chiare anzi molto ridicole. Insomma stavo pensando a un post dei miei per la serie "pessimismo e fastidio" in Italia ma poi ho pensato che non ne vale piu' la pena arrabbiarsi o perdere tempo a raccontare questi episodi, almeno non ora. Lasciamoci alle spalle la cara Italia per un po' e pensiamo alla partenza. Ho finalmente risolto il problema di dove andare a stare i primi giorni. Ho chiesto un po' in giro ad amici, ex colleghi, parenti e conoscenti, stavo guardando anche i prezzi di hotel economici e i prezzi delle stanze in famiglie ospitanti ma alla fine una mia zia si e' offerta di ospitarmi per qualche settimana fino a che non trovero' un appartamento non lontano dalla sede del mio ufficio. Un altro mio amico, gentilissimo, mi prestera' la sua auto per qualche settimana e sara' un grandissimo aiuto. Comprero' poi una macchina al piu' presto anzi sono ancora indeciso se comprarla o prendera in leasing. Mi sto informando. A proposito devo subito andare a rinnovare la patente americana, scaduta un anno fa. Poi devo anche comprare un laptop perche' il mio MacBook e' ufficialmente in coma e senza laptop non e' facile fare la ricerca degli appartamenti online. Per quanto riguarda il mio primo giorno di lavoro, appena approvato il work visa ho telefonato al capo che mi ha detto che posso iniziare appena mi sono sistemato, e' abbastanza flessibile perche' sa che ho bisogno di qualche giorno per trovare un appartamento ma credo che iniziare entro il 10 luglio potrebbe andare bene ad entrambi. Appena arrivo mi faccio vedere il ufficio per salutare tutti e per capire meglio le loro esigenze e concordare i dettagli. Insomma ho un milione di cose a cui pensare. Ma sono carico. Un respiro profondo e diamoci da fare. Quando il gioco si fa duro...i duri iniziano a fare la valigia.

mercoledì 12 giugno 2013

Torno a vivere in America!

Ciao a tutti, ieri sono stato all'Ambasciata americana di Roma. Mi hanno fatto consegnare alcuni documenti ad uno sportello (per la cronaca la famigerata foto non me l'hanno neanche chiesta). Poi mi hanno chiamato per un breve colloquio in Inglese ad un altro sportello e finalmente l'impiegato mi ha detto la frase fatidica: your Visa was approved, you can pick it up tomorrow after 5pm. 
E quindi ora e' certo al 100%, posso partire per gli Stati Uniti e vi ringrazio per avermi seguito durante questa avventura soprattutto quando ad un certo punto sembrava che non sarei riuscito a trovare lavoro. Vi ricordate? Dopo i primi colloqui per alcuni lunghi giorni non si e' smosso piu' niente e gia' mi rivedevo tornare in Italia con un pugno di mosche e poi tutto si e' sbloccato e si e' risolto per il meglio ed ora eccomi qui, con un "lasciapassare" per gli States della durata di tre anni e un buon lavoro in un'azienda italiana.  Per il mio futuro dopo i tre anni, lo scopriremo solo vivendo. Ora mi godo questi tre e ci sara' da impegnarsi e da lavorare bene.
Ho gia' acquistato il biglietto aereo, partiro' tra meno di due settimane. Ho un milione di cose da preparare. Il primo problema da risolvere e': dove andro' a vivere i primi giorni? L'amico italo-americano che mi ha ospitato per i tre mesi durante il periodo dei colloqui  mi avrebbe ospitato per qualche settimana anche questa volta ma credo che sia partito per le vacanze e quando parte poi non torna per alcune settimane, non ho il suo cell e non posso comunicargli dell'approvazione del Visto fino al suo ritorno e ad ogni modo non posso dirgli: lo sai, hanno approvato il mio Visto, hai detto che mi avresti potuto ospitare, potresti tornare prima dalle tue vacanze?
Quindi devo attivarmi subito per trovare un'altra soluzione e sto cercando una camera non lontano dagli uffici in cui lavorero' cosi' poi da li' avro' una base per andare a vedere molti appartamenti e scegliere quello che davvero fa per me e in cui vivrei per almeno un anno o piu'.
Va bene, ce la faro'. Ora bisogna brindare!
Stay tuned for more updates. L'avventura a stelle e strisce sta per (ri)-cominicare.

sabato 8 giugno 2013

-3 al giorno fatidico

Ciao a tutti, tra tre giorni andro' a sostenere il colloquio all'ambasciata americana e anche se l'avvocato mi ha detto di non preoccuparmi troppo, anche se ho gia' sostenuto un colloquio per lo stesso tipo di visto anni fa, oggi e' salito un filo di tensione. Insomma dovrebbe essere quasi una formalita', porto le carte approvate in Usa, sostengo un breve colloquio e stampano il visto sul passaporto. Pero' se solo vedeste le caratteristiche della foto da portare...5cm x 5cm e poi il volto deve occupare il 50% della foto, il viso deve avere un'altezza da 2,5 cm a 3.5 cm. Giudicate voi...i requisiti della foto. Insomma portero' piu' di una foto che si avvicinano molto a queste caratteristiche, non si metteranno mica con il righello e farmi storie per uno o due millimetri?
Spero poi di non arrivare in ritardo, si sa, gli Americani sono pignoli in queste cose. Magari mi svegliero' molto presto e/o andro' con il taxi per non rischiare di arrivare in ritardo tra bus e metro e traffico romano.
Va bene dai, tutto andra' bene e martedi' sera brindero'. Grazie per il supporto. Ormai manca poco.
I'll keep you posted.

Intervista a Giovanni Vincenti: tornare a vivere in Italia?

Qualche giorno fa vagando su internet ho trovato questa interessante testimonianza di Giovanni Vincenti, un italiano che dopo aver vissuto per molti anni negli Stati Uniti a un certo punto decide di tornare in Italia per poi fare marcia indietro e tornare di nuovo negli Stati Uniti. La sua storia e' molto simile alla mia anzi a dire il vero la sua decisione e' maturata in modo molto piu' veloce perche' come sapete io ci ho impiegato oltre due anni per decidermi a tornare in America. Ad ogni modo ho contattato Giovanni Vincenti, gli ho chiesto un'intervista ed ha gentilmente accettato.
Prima delle domande per l'intervista vi segnalo il link alla sua storia e una breve intervista che gli venne fatta da Repubblica TV.

Ciao Giovanni, da quanto tempo sei negli Usa? Dove vivi? Di cosa ti occupi?
Sono negli USA dal luglio 1995 per frequentare il quarto anno di liceo all'estero. Per il primo anno ho vissuto a Rockville, una cittadina del Maryland a nord di Washington. Nel gennaio 1997 sono venuto a Towson, sempre nel Maryland, ma questa volta a nord di Baltimora. Il trasferimento e' dovuto all'inizio degli studi universitari presso la Towson University, dove ho conseguito laurea, master e dottorato. Una volta concluso il dottorato nel campo di tecnologie informatiche applicate ho iniziato a lavorare sempre presso la Towson University come docente. Se tutto va bene a partire da agosto passerò alla University of Baltimore come Assistant Professor.

Come sono stati i primi mesi negli Usa? Hai riscontrato differenze con l’Italia?
Avendo lasciato l'Italia a 16 anni i primi mesi sono stati molto difficili. Ho lasciato l'Italia non tanto per fare l'esperienza di quarto anno all'estero, ma più per prepararmi al mondo universitario americano. Quindi l'anno che ho passato al liceo e' stato più un anno di transizione e preparazione che un anno di divertimento. Ovviamente ad un'età cosi giovane tutto sembrava diverso. Col passare degli anni ho iniziato a cogliere le somiglianze tra la realtà italiana e quella americana. Ma all'inizio soprattutto mi sembrava di vivere in un universo parallelo.

Come e’ il mondo accademico americano? Differenze con l’Italia?
Non ho mai vissuto il mondo accademico italiano sulla mia pelle, quindi non potrei fare paragoni diretti e soprattutto con cognizione di causa e tanto di nomi, cognomi ed eventi. Devo dire però che ascoltando le esperienze di amici e collaboratori che hanno vissuto o che attualmente vivono nel mondo accademico italiano queste due realtà sono davvero universi completamente separati. Anche se il sistema accademico americano non e' perfetto, per lo meno si può sperare in un accenno di meritocrazia. A quanto sembra l'Italia invece vive di un meccanismo opposto. Sicuramente esistono casi di eccellenza e soprattutto di persone che hanno fatto carriera in base al merito, ma fino a circa un anno fa i giornali riportavano quasi settimanalmente di casi di professori che vengono rimpiazzati dai figli. Forse i tagli di budget non permettono agli atenei di rimpiazzare le targhette sulle porte, e sono costrette ad assumere persone con lo stesso cognome dei professori uscenti? Nella sua irrazionalità, questa forse e' una soluzione più sensata della promozione di una persona con l'esperienza di un trentenne al posto di primario: La carriera del primario che operava i manichini. Come avrai capito dall'ironia non tanto velata questa cosa mi fa arrabbiare al solo pensarci. Se davvero dovessi dipendere dal sistema accademico italiano mi troverei a portare avanti battaglie contro i mulini a vento dalla mattina alla sera. Ovviamente non credo che il sistema cambierà, dato che coloro che possono cambiarlo sono i primi ad essere responsabili della situazione in cui si trova. E che non si giustifichino dicendo “il sistema funziona cosi” perché se riceviamo in eredità un campo che e' sempre stato coltivato a zucchine non dobbiamo mica continuare a piantare sempre e solo zucchine. Il mondo accademico italiano e' fertile, i cervelli e l'inventiva sono le stesse che ci hanno portato all'invenzione del telefono, alla scoperta delle onde radio, alle opere del rinascimento. Ce l'abbiamo nel DNA, e le persone che stanno soffocando l'accademia italiana non sono solo assassini delle carriere di altri esseri umani, ma sono assassini del potenziale progresso che un gruppo di ricerca “figlio di nessuno” avrebbe potuto portare all'umanità intera. E invece devono fare un favore a questa o quella persona, quindi quel posto in teoria e' vacante, ma in pratica e' già stato assegnato al figlio di... E qui c'è anche da dire che il sistema svaluta i figli che si impegnano. Se i figli di una persona che si e' meritata il posto riescono, tramite sudore, fatica e lavoro ben fatto, a meritare anch'essi lo stesso posto di lavoro o comunque posti in vista, vengono automaticamente declassati a “assunti perché figli di”.

Come e’ il mondo lavorativo americano? Differenze con l’Italia?
Il mondo lavorativo americano non e' perfetto. Anche qui esistono casi di nepotismo, anche qui “l'amico dell'amico” può dare una mano, ma l'incapacità della persona quasi sempre porta all'isolamento e molto spesso alla perdita del lavoro. Soprattutto i collaboratori non hanno paura di denunciare l'incapacità o l'ostruzionismo di colleghi, quindi cerchiamo sempre tutti di dare il meglio. Purtroppo per noi internazionali ci sono anche problemi di visto, quindi anche dopo aver passato 18 anni in questo paese devo rinnovare il visto periodicamente. Come dicevo prima, il mondo lavorativo americano non e' perfetto.

Quali sono stati i motivi che ti hanno spinto al ritorno in Italia?
Per ragioni famigliari.

Una volta tornato in Italia cosa e’ successo?
Avendo passato così tanti anni all'estero, ho deciso di prendermi qualche mese di relax. (S)fortunatamente sono tornato in Italia nel settembre 2008, quindi proprio all'inizio della crisi che ancora oggi sembra attanagliare il mondo intero. Quando ho iniziato a cercare lavoro non ne ho trovato, o per lo meno non ne ho trovato nell'ambito dell'informatica. Ho iniziato ad insegnare inglese presso un centro polifunzionale di zona, dove poi sono riuscito ad entrare in contatto con delle persone che poi mi hanno offerto un lavoro nell'informatica. Questo e' successo a circa 9 mesi dal rientro. Questo posto di lavoro era dall'altra parte di Roma, quindi un'ora di viaggio la mattina ed uno la sera. Mi sono presentato il primo giorno, che ho passato a guardare lo schermo di un computer perché nessuno mi ha dato del lavoro da fare. Il secondo giorno e' passato nello stesso modo. Visto che non mi avevano neanche fatto firmare un contratto, quindi in pratica andavo li a fare niente e senza retribuzione, il terzo giorno non mi sono presentato. Ho chiamato il mio vecchio dipartimento in America e mi hanno fatto pervenire il contratto praticamente immediatamente. C'è anche da dire che ho provato a fare l'equipollenza dei titoli che ho conseguito all'estero (diploma di liceo, laurea, master e dottorato) ma senza successo. Dopo l'anno di liceo sono tornato in Italia per pochi mesi, quindi non ho completato il liceo “in patria”. C'è una legge italiana per cui l'equipollenza della maturità può essere data solo se lo studente era all'estero per motivi di lavoro dei genitori, e dato che io ero li da solo, quindi per motivi miei, avrei dovuto dare la maturità da privatista. Poi c'è da dire che per i cittadini italiani e' necessario avere la maturità anche quando si partecipa a concorsi per docenti universitari, quindi ero pronto ad iscrivermi a corsi per colmare questa lacuna burocratica, anche se avevo 29 anni. Poi sono andato ad informarmi per quello che riguarda l'equipollenza dei titoli più importanti (quindi laurea ecc.), e ho scoperto che per quei titoli bisogna iscriversi ai corsi di laurea, presentare programmi e voti dei corsi già completati, e poi completare i corsi rimasti. Quindi la prospettiva per tornare a fare il lavoro che avevo in America (docente) era questa: maturità da privatista, corso di laurea da completare, corso di master da completare, dottorato da completare, e poi, solo allora, avrei potuto entrare nel caos dominato da nepotismi e conoscenze. L'opzione B invece era quella di andare a Fiumicino, prendere il primo aereo in partenza per gli USA, e tornare alla “normalità” che mi ero guadagnato in questo paese. Fortunatamente le ragioni per cui ero tornato si erano nel frattempo attenuate, quindi sono ripartito appena ho potuto.

Cosa ti manca dell’Italia quando sei in Usa?
La famiglia e gli amici. Una volta mi mancava anche la possibilità di fare una passeggiata nella storia. Essendo nato e cresciuto a Roma, un paese la cui storia arriva solo a 200 anni e spicci lascia quasi indifferenti. Ma da qualche anno a questa parte anche le passeggiate a Trastevere o ai Fori Imperiali sono diventate quasi antipatiche. Forse a causa della crisi, forse perché non me ne sono mai accorto prima, tra la sporcizia e la maleducazione della gente che si incontra per strada (e non parlo dei turisti) non riesco davvero a gustarmi quei due passi nell'antichità.

Cosa ti manca degli Usa quando vai in Italia per vacanza?
Francamente niente. Certo, la gente e' molto più cordiale in America. Ma questo si trova anche in Svizzera o in molti paesi anglosassoni. Sicuramente mi sono costruito tutta la mia vita qui, ma dopo quell'anno di Italia ho imparato a vivere i miei successi come elementi interni della mia vita. Intendo dire che la docenza universitaria non e' solo un contratto di lavoro, ma un modo d'essere, quindi un qualcosa che ho sempre con me. La mia compagna e' polacca, e se anche lei e' in Europa o magari proprio in Italia, non ho nessuna ragione perché gli USA mi manchino. Se invece non fossi ripartito, e quindi se fossi in Italia non per vacanza ma in pianta stabile, mi mancherebbe la professionalità accademica (e non solo) che esiste in questo paese. Un po' mi mancherebbero anche gli spazi aperti e la natura, che caratterizzano questo paese.

Nonostante la tua esperienza passata, pensi che tornerai un giorno a vivere in Italia?
Me lo auguro. Ad oggi sto cercando di adeguare anche il mio lavoro alla mia prospettiva mentale. Quindi vorrei essere in gradi di portarmi il lavoro con me, senza dover essere per forza collegato ad una scrivania o a quattro mura. Per fortuna l'informatica lo permette, quindi sto cercando di mettere in piedi una situazione lavorativa di consulenza e servizi, che sia indipendente dal paese in cui esercito o dalle sue realtà accademiche, sociali o lavorative. Quando ci riuscirò allora potremo tornare in Italia (o comunque in Europa).

In bocca al lupo, Giovanni.

giovedì 6 giugno 2013

L'Italia secondo i giovani americani

Qualche giorno fa sono stati presentati i risultati del sondaggio “L’Italia secondo i giovani americani” realizzato dalla Fondazione Italia USA in collaborazione con Loyola University Chicago.
Che idea hanno i giovani americani degli Italiani? Quali sono le prime idee che associano all'Italia? Come considerano i rapporti tra Italia e Usa?
Potete scaricare il pdf con i risultati del sondaggio a questo link
Alcune risposte sono davvero interessanti. Buona lettura e, se vi va, fatemi sapere cosa ne pensate.

lunedì 3 giugno 2013

Stefano Spadoni da New York per Radio Monte Carlo

Ciao a tutti, non so quanti di voi in passato abbiano ascoltato le trasmissioni di Big Apple Radio-in diretta da New York, di Stefano Spadoni. Erano trasmissioni davvero interessanti in cui Spadoni raccontava quotidianamente cio' che accadeva a New York e negli Stati Uniti, soprattutto le notizie piu' curiose poco considerate dai media italiani. Il suo e' sempre stato per me un occhio molto attento sulla realta' americana, molto diverso da tanti inviati di TV e Radio italiane che solitamente vanno in Usa con alcuni pregiudizi ai quali cercano in tutti i modo di trovare conferma.
Vorrei segnalarvi quindi un ritorno in radio di Stefano Spadoni che sara' in onda su Radio Monte Carlo Network ogni giorno feriale dalle 18:00 alle 18:30 circa con notizie, trend e informazioni da New York.
Potete ascoltare le repliche di Anteprima News qui: http://www.radiomontecarlo.net/repliche/

sabato 1 giugno 2013

My top 30 American movies

Quali sono i primi film ambientati negli Stati Uniti che vi vengono in mente, quelli che vi danno subito il "sapore" degli Stati Uniti?
Lo so, siamo cresciuti con migliaia di film americani ma provate a pensare ai primi che vi vengono in mente. Senza pensarci troppo ho buttato giu' una lista dei primi 30 che mi sono venuti in mente, includendo non solo i  film che amo al momento ma tutti quelli che ho amato da quando ero ragazzino ad oggi.
Se vi va, sono curioso di sapere quali di questi film avete visto, se vi sono piaciuti, se vi hanno lasciato indifferenti, se non vi sono piaciuti per niente e soprattutto a quali altri film siete affezionati e quali sono sul vostro podio personale.

MY TOP 30 AMERICAN MOVIES:

30 - The Blairwitch Project
(1999, Daniel Myrick, Eduardo Sanchez)


29 - Terminator  
(1984, James Cameron) 


28 - American Trip
(2004, Danny Leiner) 


27 - Gummo 
(1997, Harmony Korine)


26 - Nightmare  
(1984, Wes Craven)


25 - L'implacabile 
(1987, Paul Michael Glaser)  


24 - Goonies 
(1985, Richard Donner) 


23 - Clerks-Commessi
(1994, Kevin Smith) 


22 - Easy Rider  
(1969, Dennis Hopper)


21 - Rocky IV
(1985, Sylvester Stallone)


20 - Fight Club 
(1999, David Fincher) 


19 - Halloween
(1978, John Carpenter) 


18 - American Beauty
(1999, Sam Mendes)


17 - Misery non deve morire
(1990, Rob Reiner) 

 
16 - Scarface
 (1983, Brian De Palma)   


15 - Quinto Potere
(1976, Sidney Lumet)

14 - Shining 
(1980, Stanley Kubrick)  


13 - Donnie Darko
(2001, Richard Kelly)


12 - Ritorno al futuro
(1985, Robert Zemeckis)

11 - Natural Born Killers 
(1994, Oliver Stone) 



La Top 10...rullo di tamburi...

10 - Death Proof
(2007, Quentin Tarantino) 


9 - The Truman Show
 (1998, Peter Weir)


8 - Into the Wild 
(2007, Sean Penn) 



7 - C'era una Volta in America
(1984, Sergio Leone) 


6 - Forrest Gump
(1994, Robert Zemeckis)


5 - Il Padrino
(1972, Francis Ford Coppola)


4 - Pulp Fiction 
(1994, Quentin Tarantino)  


Sul podio. I miei magnifici tre:

3 - It 
(1990, Tommy Lee Wallace)


2 - Quei Bravi Ragazzi 
 (1990, Martin Scorsese)

 

1 - Taxi Driver
(1976, Martin Scorsese)