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mercoledì 30 novembre 2016

To do what?

Virginia Raggi, sindaco di Roma, è stata intervistata dalla CBS. Mi ha colpito un brevissimo scambio tra lei e l'intervistatore. Si parlava del Referendum e di Renzi. Non entro nel merito delle ragioni per votare Si o votare No. Ho già votato dall'estero e per fortuna, ma con un pò di dispiacere, non ho ancora ricevuto la letterina di Renzi agli Italiani all'estero. Sarebbe stato bello tenerla da parte e tirarla fuori per farmi due risate in qualche momento di tristezza.
La mia è un'osservazione generale sulla differenza tra culture.
Quando la Raggi dice che con questo Referendum si rischia di dare ancora più potere a Renzi, l'intervistatore, da pragmatico americano, chiede con genuina curiosità: To do what?
Per noi Italiani potere è sinonimo di sciagura e più potere nelle mani di un Premier è sinonimo di più sciagure. E' comprensibile anche ricordando le dittature fasciste, naziste e comuniste che hanno insanguinato il nostro continente ma gli Americani più candidi e pragmatici pensano: ok, più potere per il Premier. Mi spiega perché è una cosa negativa? Se ha più potere, lo fa per fare alcune leggi e in teoria ha in mente cose buone, non leggi per rendere legale uccidere cani e gatti. Perchè dovete vedere sempre negatività nelle persone?
Se solo l'intervistatore conoscesse meglio i nostri politici...dal DNA italico...
In effetti se mi consentite uno dei miei soliti giri mentali io penso che la fondamentale differenza tra la cultura americana e quella italiana sia questa: per l'americano le persone sono fondamentalmente positive, buone, oneste. Per l'italiano le persone sono fondamentalmente negative, cattive, disoneste. E' una semplificazione, lo so, ma come si spiega ad esempio il concetto di posto di blocco in Italia? Ne parlai tempo fa anche in questo post.
In Italia il posto di blocco a campione è pratica diffusa e il poliziotto pensa: io lo fermo, qualcosa che non va glielo trovo di certo. Il cittadino è fondamentalmente disonesto fino a prova contraria.
In Usa in oltre 10 anni di guida non sono mai stato fermato a un posto di blocco. Anzi non ne ho mai visto uno e faccio 100 Km ogni giorno. Le persone qui sono oneste fino a a prova contraria e i poliziotti non ti fermano a campione ma solo dopo che hai commesso l'infrazione. Quando ti fermano, non sono molto buoni ma lo fanno dopo un'infrazione, non prima.
Insomma curiose differenze tra culture.
Sospettosa e negativa l'italiana, pragmatica e curiosa l'americana.
Ecco il breve scambio tra la Raggi e l'intervistatore della CBS:


giovedì 24 novembre 2016

Brevi dialoghi con Americani: sanità e assicurazioni

Dico spesso, ultimamente, che dell'Italia mi piacciono 60-70 cose su 10 e degli Stati Uniti 80-90 ma non per questo devo esimermi dal parlare degli aspetti americani che non apprezzo o che ancora proprio non riesco a digerire. Freedom of Speech.
Una di queste, come sapete, e' il sistema sanitario americano.
Anche quando parlano di riformarlo qui parlano solo di modifiche del sistema esistente, non mettono mai in dubbio il sistema in sé che tra dottori che gonfiano i costi,  le assicurazioni che cercano di pagare il meno possibile appigliandosi a dei cavilli, i costi non pagati delle assicurazioni che ricadono alla fine sui pazienti, tutto si riassume in un grande, lucroso business.
Giorni fa parlavo con una collega americana del fatto che ancora non riesco a capire il sitema sanitario. E dicevo che se vai dal dentista per un'emergenza (come ho raccontato sul blog tempo fa) non sai mai esattamente quanto dovrai pagare. Se chiedi il costo al dentista spesso ti dà un'idea generica e dice: mando la richiesta all'assicurazione. Se chiedi: si ma quanto dovro' pagare esattamente? risponde che questo dovrebbero pagarlo, questo anche, quest'altro non so ma noi insisteremo etc. etc.
Ecco il nostro breve dialogo.
Io: In italia non esistono assicurazioni. Quando vai da un medico o da un dentista sai esattamente quanto dovrai pagare. Qui è vero solo in alcuni casi, quando chiedi una pre determination ma quando hai un'emergenza, sei all'oscuro di tutto. E devi aspettare con ansia la conferma di quanto esattamente è stato coperto dall'assicurazione.
Collega americana: Davvero non ci sono le assicurazioni in Italia? E come fate a curarvi?
Io: In realtà i costi della sanità sono coperti dalle tasse molto alte di tutti noi ma quando andiamo dal dottore i costi sono bassissimi e le cure e le operazioni, anche quelle più difficili, non sono costose come qui. Tutti riescono a curarsi e sono coperti in tutto, senza troppi problemi. 
Collega: Ah, ma allora avete un sistema sanitario socialista! Qui questo sistema non funzionerebbe mai. Gli Americani non lo accetterebbero facilmente.
Ho imparato in questi anni che la parola socialista che noi Italiani può istintivamente e erroneamente portarci a pensare ad un partito moderato come quello di Craxi, qui ha per molti una connotazione molto negativa, contrapposto ai valori che ha da sempre contraddistinto l'America, la sua cultura e la sua economia. Il altre parole, comunista.
Un'altra collega ascoltava con interesse si è inserita nel discorso con un argomento interessante:
Purtroppo un sistema così potrebbe essere rischioso perché ad esempio in America ci sono molte persone che non si curano. Guarda ad esempio quanti obesi ci sono qui, che mangiano male, ingrassano a dismisura senza fermarsi. E' un grosso problema che ha un costo e tutto questo ricade sui costi della sanità. 
Non avevo mai considerato questo punto e mi ha fatto riflettere.
In sostanza voleva dire che molti Americani (forse tutti) non sono disposti a pagare per le malattie degli altri, specialmente se non si curano. Preferiscono rischiare, curarsi e cercare di non ammalarsi. E se si ammalano pazienza, si cureranno con i loro mezzi, le loro assicurazioni e i loro risparmi. Ma non vogliono pagare per le cure degli altri.
Tra l'altro ho sentito molti Americani lamentarsi delle spese mediche degli immigrati illegali. Sono milioni e si curano nei nostri ospedali. Se non hanno assicurazione, chi paga per loro? Noi, con le tasse che aumentano sempre più per mantenerli.
Insomma, discussioni interessanti che fanno capire il punto di vista americano legato a concetti di individualismo e meritocrazia anche per quanto riguarda la salute. Ad esempio la mia assicurazione medica mi da 200 dollari ogni sei mesi se dimostro di essere stato in palestra per almeno 50 volte.
Sono 400 dollari l'anno. Se mi mantengo in forma, teoricamente avrò meno problemi, e se ho meno problemi sarò un costo o un rischio minore per le assicurazioni.
La conversazione con le colleghe è finita lì. Ho capito meglio il punto di vista di molti Americani e lo rispetto ma è anche vero che non tutte le malattie vengono perché le persone non badano alla propria salute. E il giorno in cui arriva un cancro o un tumore e l'assicurazione cerca di smettere di pagare per le cure costose e devi vendere anche la casa per continuare la chemioterapia, beh, sicuramente, questo non è giusto. Neanche in un Paese così individualista e meritocratico come gli Stati Uniti.

From Bello to Beautiful

Ciao a tutti, rimango sempre stupito, o meglio sconvolto, quando torno in Italia dopo un'assenza di uno o due anni e ascolto parole inglesi che ora vengono usate in sostituzione di quelle italiane. Forestierismi inutili. In realtà avevo già capito pochi anni fa durante un colloquio di lavoro in Italia con una ragazzina molto fashion, che stavamo andando verso un inesorabile allontanamento dalla nostra lingua italiana in favore di  ridicole e superflue espressioni inglesi. Andai ad un colloquio per una posizione di commerciale estero ma la ragazza fashion della job agency, molto disonestamente, come succede solo in Italia, mi propose un classico lavoro di agente porta a porta. Quando le dissi "Io veramente sono venuto qui per un altra posizione lavorativa, commerciale estero e ho fatto domanda sul sito solo per quella posizione." Lei rispose "Ma il commerciale estero è una posizione per ragazzini, io ho preferito FORWARDARLA verso un'altra posizione". Ovviamente andai via indignato e rattristato dalla solita Italia disonesta e furbetta del mondo del lavoro ma a parte questo pensai e ripensa a quell'orripilante Forwardarla che è tornata spesso nei miei peggiori incubi.
In questi anni mi hanno anche sorridere molte altre espressioni come Jobs Act o Tobin Tax. Per quest'ultima l'obiettivo è evidente: addolcire le tasse nascondendone il significato e agghindandole con espressioni inglesi molto cool.
Non so perché in Italia abbiamo fatto nostra questa abitudine di adoperare parole inglesi in sostituzione di quelle italiane. Qui in Usa molti Americani, anche e soprattutto ragazze, mi hanno detto spesso che quando ascoltano parlare noi italiani alla loro orecchie sembra quasi che stiamo cantando. Ne sono incantante e cercano, sorridendo, di ripetere le nostre parole ed espressioni. E il suono della nostra lingua.
L'abuso di parole inglesi mi fa venire in mente le interviste alle serate dei Telegatti ai grandi divi hollywoodiani quando intervistatore e pubblico si ponevano chiaramente in uno stato adorante e di inferiorità culturale verso la star americana e quando riusciva a sbiascicare un incomprensibile Sciao Italia, grazi, tutti andavano in estasi e tributavano al divo una lunghissima standing ovattino. Applausi a scena aperta.
La star internazionale conosce una o più parole della nostra lingua italiana! Così pensano.
Sono commosso, le avrà addirittura studiate, avrà fatto anche le prove allo specchio per pronunciarle così bene. Che carino! Da domani compro tutti i Dvd e i dischi di questo artista! 

Vorrei segnalarvi una interessante e divertente conferenza di Annamaria Testa, esperta di pubblicità, marketing e comunicazione. Parla proprio di questo. From Bello to Beautiful:


sabato 19 novembre 2016

Il patriottismo americano che NON mi piace

Ho sempre ammirato il patriottismo americano, le bandiere a stelle e strisce sulle porte delle case, i barbecue in spiaggia il 4 luglio, gli adesivi Proud to be an American sulle macchine.
E' un sentimento patriottico che purtroppo noi Italiani non abbiamo. Credo che il motivo sia che chi è patriottico viene da noi spesso associato al fascismo e poi siamo sempre stato un Paese diviso, fascisti e comunisti, destra e sinistra, tifosi da stadio sempre pronti a parteggiare per una causa, un movimento, un'idea, solo per il gusto di andare contro. Caso più recente, il referendum costituzionale del 4 dicembre, due tifoserie, due fazioni, due eserciti un contro l'altro armati e nessuna possibilità di sentirsi uniti. Apprezzo quindi e ammiro il patriottismo americano, quando è sano, ma mi sono spesso trovato di fronte a un patriottismo malato, estremo, che definirei "acido" che non mi piace per niente. Vi racconto un paio di episodi che mi sono accaduti recentemente.

Pochi giorni fa chiacchieravo con un'amica, americana, di un mio parente. Si parlava del jury duty. Qui in Usa, come credo anche in Italia, chi riceve la lettera (inviata a sorteggio) per far parte di una giuria popolare, non può esimersi, deve andare senza troppe scuse. Mi raccontava che anni fa venne selezionata e poiché la causa era molto lunga, e si protrasse per circa 50 giorni, perse molti soldi perché la sua compagnia non la pagò per quella lunga assenza o, se ho capito bene, la pagò una cifra molto bassa al giorno, molto più bassa della sua normale paga giornaliera.  Mi diceva insomma che se il caso è molto lungo è una vera sfortuna. Io ho risposto che non mi sembrava giusto e mi pareva di aver letto che la compagnia è tenuta a pagare per questa assenza. Lei ha risposto che è tutto a discrezione della compagnia che in teoria può anche decidere di non pagare neanche un dollaro. Perché dovrebbe, diceva, se il dipendente non lavora in quei giorni? Al che io ho risposto che se la compagnia non dovesse pagare, dovrebbe intervenire lo Stato o costringendo l'azienda a pagare o intervenendo con fondi statali. Ma forse questi sono discorsi troppo "socialisti" come direbbero qui (ovvero comunisti) e infatti sosteneva che era giusto così e quando un caso è troppo lungo, pazienza, è solo sfortuna. Io ho ripetuto che non mi sembrava giusto e forse si doveva considerare di modificare la legge o in caso estremo abolire le giurie popolari. In molti stati non hanno giurie popolari, credo. Lo ho detto in modo sereno, pacato, molto civile, come un'esagerazione ma lei a quel punto ha cambiato improvvisamente tono:
Questa è l'America, qui si vuol sapere l'opinione della gente! 
Io: Sono d'accordo però non è giusto non pagare o pagare pochissimo una persona se ha la sfortuna di incappare in una causa di oltre 50 giorni.
E lei, ancora più agitata: Don't try to change things! 
E mi guardava con occhi infuocati, una signora così garbata fino a poco prima!
E ha poi aggiunto: Io ho sempre problemi con gli stranieri che vengono qui e vogliono cambiare le cose. Questo è offensivo! A queste persone io dico sempre: non venite qui a voler cambiare le cose. Se non vi piace, quella è la porta! 
Non mi aspettavo questa reazione. Insomma la mia era solo un'opinione e anche se sono davvero pochissime le cose che non amo di questo Paese, penso di avere tutto il diritto di dire cosa penso di quelle poche cose che non reputo giuste. Io non mi sarei mai offeso se un americano mi avesse fatto notare alcuni aspetti poco giusti di una legge italiana. Ma io ai suoi occhi sono solo un immigrato e quindi non dovrei neanche permettermi di esprimere un'opinione negativa sugli Stati Uniti...altrimenti...la porta è li...puoi tornare da dove sei venuto. Non ho voluto gettare benzina sul fuoco per non creare imbarazzi al mio parente e dopo attimi di freddezza abbiamo parlato d'altro e dopo una mezz'ora ho salutato cordialmente e sono andato via come se niente fosse accaduto. Certo lei si era detta offesa ma dire, indirettamente, a un immigrato (che tuttavia questo Paese ha accettato come permanent resident approvandogli la green card) che la porta è li, beh questo è offensivo. Molto  più della mia opinione su una piccola stortura del sistema del jury duty.

Altro episodio,  questo a lavoro. Il giorno dopo le elezioni parlavamo della vittoria di Trump e una collega americana era visibilmente distrutta, provata, disperata. Io sostenevo che nonostante non mi avesse entusiasmato né la Clinton né Trump, con Trump i rischi di nuove guerre saranno minori  perché sembra un isolazionista poco propenso a fare guerre. E parlando di guerre, sostenevo che gli Americani, nonostante abbiano aiutato noi Italiani a liberarci dal nazi-fascismo, in molte occasioni sono intervenuti in guerre che non li riguardavano e ne hanno iniziate altre che potevano sicuramente risparmiarsi.
Al che la collega democratica (ma il patriottismo qui è trasversale, non solo repubblicano) mi fa:
Gli Stati Uniti sono il cane da guardia del mondo.
Io: Cosa? Ma perché devono sempre fare guerre e intromettersi in faccende che non li riguardano?
E lei: Ma perché è così. E' normale, è sempre stato così. It's a given (va da se che deve essere così). Noi siamo il poliziotto del mondo, e poi se non interveniamo noi chi lo fa? Non c'è nessun altro pronto a farlo.
Io: No, no. Questa idea è piuttosto arrogante da parte degli Americani.
Lei: Eh perché? Noi dobbiamo agire come il buon samaritano. Lo ripeto, se non interveniamo noi chi lo fa?
E io: Ogni popolo dovrebbe cercare di liberarsi dei propri dittatori senza troppe influenze esterne. Cosa diresti tu se un altro Paese invadesse gli Stati Uniti per cercare di risolvere i vostri problemi?
Lei con uno sguardo incredulo come a dire: Eh, ma cosa dici? Non sono gli altri a dover intervenire da noi in Usa, noi siamo i buoni e giusti, il cane da guardia, il poliziotto del mondo, il buon samaritano. Siamo noi a dover intervenire nel mondo. 
Al che un mio collega, italiano, che ascoltava la conversazione si è inserito rivolgendosi a lei con un paio di punti che non avevo ancora considerato: Si ok ma non dimenticare anche i danni che a volte avete provocato nel mondo, come in Vietnam e vogliamo parlare delle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki?
Io: Giusto! Milioni di morti innocenti. Altroché.
Lei, un pò spiazzata e in difficoltà: Ehm si però era una bomba tedesca...
Ed è rimasta in silenzio, non sapendo più cosa dire.
Io e il mio collega non abbiamo voluto infierire, non va bene creare polemiche inutili su questi temi, in ufficio. Si rischia facilmente di offendersi a vicenda. E quindi l'abbiamo finita lì. Dopo abbiamo parlato di altre cose, con cordialità e gentilezza, come sempre, però ho riflettuto che è questo il patriottismo americano che non mi piace.
Io penso che  venga inculcato agli Americani sin da bambini, un pò come inculcano le idee dell'islam radicale ai bambini del medio oriente. Non è un caso che all'inizio di tutte le lezioni a scuola facciano recitare il giuramento alla bandiera...da noi in Italia la cosa sarebbe considerata molto strana, nessuno lo farebbe, o comunque pochi lo farebbero con convinzione. Non dimentichiamoci che l'inno italiano lo cantiamo solo durante le partite della nazionale di calcio. Il nostro patriottismo si rivela solo nella cucina italiana, che reputiamo la migliore del mondo. Guai se uno straniero ci dice il contrario!
Gli Americani sono convinti di essere il miglior popolo al mondo, ma vanno accettati così. Loro amano gli altri Paesi e alcuni popoli in particolari e noi Italiani per fortuna siamo tra questi ma guai a mettere in discussione che non possono dare lezioni su tutto, anzi spesso potrebbero addirittura prenderne. E contraddirli sul patriottismo è una cosa che a loro non piace proprio...se pensi così puoi anche tornartene da dove sei venuto perché loro amano tutti e sono aperti alla diversità ma tu sei sempre un immigrato, un non americano e quindi per loro sarai sempre un gradino al di sotto della Greatest country in the world, della migliore democrazia del mondo. Certo si potrebbe ricordargli che in ben due occasioni recenti il candidato presidente che ha preso più voti popolari poi non è stato quello ad andare alla Casa Bianca (Al Gore e la Clinton) ma non vorrei essere lapidato, impiccato e poi bruciato in piazza, a Times Square. E quindi questo non glielo dirò mai, insomma...forse.

giovedì 10 novembre 2016

Trump è il nuovo Presidente degli Stati Uniti d'America


Alla fine è successo. Donald Trump è il 45esimo Presidente degli Stati Uniti d'America. Due giorni fa nessuno riusciva a credere a ciò stava trasmettendo la TV. L'America sotto shock. Donald Trump conquistava stato dopo stato,
tenendo il mondo col fiato sospeso. La Florida, l'Ohio, la Pennsylvania, continuava a conquistare gli stati e gli electoral votes fino al raggiungimento del traguardo impossibile: oltrepassare quota 270, quando ce l'ha fatta il mondo ha avuto la certezza che Hillary non ce l'aveva fatta, è Trump il nuovo Presidente degli  Stati Uniti. Nessuno aveva potuto immaginare un simile epilogo che ha portato metà degli Americani nella disperazione e l'altra metà nell'estasi più completa. Bisogna dirlo, Trump ha vinto contro tutto e tutti. Contro tv e quotidiani che gli erano ostili e hanno dato un endorsement palese ad Hillary. Contro i sondaggi che davano alla Clinton l'85% di possibilità di vittoria e ben 12 punti di vantaggio. Contro le accuse di sessismo tramite dichiarazioni di donne e video controversi risalenti a oltre 10 anni fa...certo frasi disgustose e sessiste ma perché sono uscite fuori solo ora e non ne hanno parlato prima? Contro attori di Hollywood che, come De Niro lo hanno definito un cane e un porco che andrebbe preso a pugni in faccia. Contro cantanti come Bruce Springsteen, Beyoncé, Lady Gaga e Madonna, che incitavano a votare per la Clinton. Contro parte degli stessi repubblicani, preoccupati, a ragione, dai toni aggressivi e volgari del proprio candidato a tal punto che lo avrebbero sostituito volentieri con un altro candidato a poche settimane dal voto; certi anche loro che Trump non avrebbe vinto, avevano come unico obiettivo quello di toglierlo di mezzo al più presto per il buon nome e il futuro del partito.  E poi invece, cosa è successo? Come mai ha vinto nonostante avesse tutti contro? Beh forse sembrava che avesse tutti contro.
Devo dire che già seguendo i dibattiti presidenziali sulla CNN c'era qualcosa che non mi tornava. Li ho guardati con spirito critico e neutrale anche perché non mi convinceva né l'uno, né l'altra.
Notavo però che durante i dibattiti nonostante le frasi aggressive, volgari e sicuramente controproducenti, Trump diceva anche cose interessanti che sicuramente avranno colpito favorevolmente l'immaginario e i cuori di molti Americani.
In campagna elettorale si fanno tante promesse, lo sappiamo, ma l'intenzione di riportare le fabbriche in America, la severità contro l'immigrazione clandestina, il maggiore controllo verso gli immigrati provenienti da Paesi islamici legati al terrorismo, sono punti sicuramente cari a molti Americani.
A fine dibattito però si ripeteva stranamente sempre lo stesso copione: i commentatori della CNN sostenevano che la Clinton aveva stravinto il confronto, e aveva messo Trump KO e si concentravano solo su quelle due, tre frasi controverse del repubblicano. E di li a poco il sondaggio del canale lo avrebbe confermato: oltre il 60% degli spettatori sostenevano che era la democratica la vincitrice indiscussa del confronto....sondaggi che tra parentesi vedevo riportati pari pari il giorno seguente su tutti i quotidiani italiani, facendomi sorridere per la piccolezza dei media nostrani che prendono per oro colato idee, opinioni e sondaggi dei più importanti (ma faziosi) media americani.
Insomma TV, stampa, attori di Hollywood, cantanti,  sondaggisti...tutti certi: vince la Clinton, non c'è neanche partita. Avremo il primo presidente donna della storia americana.
Perchè tanta sicurezza?
Ho due idee.
La prima, più complottista, è che lo abbiano fatto di proposito. Dare per certa la vittoria di Clinton avrebbe scoraggiato i sostenitori di Trump e magari li avrebbe persuasi a non recarsi alle urne.
La seconda e forse più plausibile è che ormai il mondo è cambiato e  giornalisti, conduttori tv, intellettuali, attori, cantanti fanno parte di quell'establishment che vive in una torre d'avorio e ha perso il contatto con la realtà, non conosce più le esigenze dell'America profonda e forse non le ha mai conosciute. Mostrano la vita nelle grandi città come New York o Los Angeles dimenticando l'America dei redneck delle zone centrali e più isolate d'America.
Gli Americani non si sono fatti condizionare dai vecchi media legati alla vecchia politica. Non si sono fatti dire per chi votare. Hanno deciso secondo altri criteri, secondo le loro paure e preoccupazioni seguendo criteri molto più personali e paradossalmente hanno trovato in un controverso milionario il loro rappresentante che ha dato voce alla loro rabbia e frustrazione.
Dal mio punto di vista italiano per devo dire che ancora non riesco a decifrare da cosa nasca questa rabbia di cui tutti parlano. E' la rabbia degli emarginati contro la corruzione, la vecchia politica, l'establishment, così dicono. Un italiano che vive in America però pensa: qui la disoccupazione è bassissima in confronto all'Italia. Tutti bene o male hanno un lavoro e non sono trattati da schiavi come in Italia. I salari sono a volte 5-10 volte più alti di quelli da fame che offrono di questi tempi nel caro Bel Paese. Tutti chi più chi meno riescono a vivere con serenità, anche i redneck dell'America centrale. E poi di politici corrotti non se ne sente quasi mai parlare. Non come in Italia. Dove sono tutti questi politici corrotti? Da noi in Italia la corruzione è radicata dal più piccolo comune fino a deputati e senatori con i loro stretti contatti con la mafia e la criminalità organizzata. In confronto all'Italia l'America è un Paradiso. Certo è un Paese con tanti problemi e contraddizioni ma tutto funziona bene, la corruzione è praticamente inesistente, la disoccupazione è a livelli bassissimi. Chiunque riesce a condurre un'esistenza più che dignitosa. Da dove nasce quindi questo scontento, questa insoddisfazione, questa rabbia? Ancora devo capirlo bene, e non è facile perché vivo in una zona fortemente democratica e quindi se c'è qualche lettore che vive nelle zone che hanno sostenuto con forza Trump, mi faccia sapere. L'idea basilare è che probabilmente negli anni le condizioni economiche degli Americani sono peggiorate e se da una ipotetica scala del benessere da 1 a 10 in Italia siamo passati in breve tempo da 7 a 4, in America sono passati da 10 a 7. Sempre un ottimo voto, 7, ma se prima erano a 10...
Comunque ora Trump è il Presidente e piaccia o no bisogna accettarlo. Sono preoccupato? Non so, è presto per dirlo anche se su alcuni punti mi dà stranamente più fiducia lui della Clinton. Soprattutto in politica estera. Trump sembra più isolazionista e meno interventista della Clinton e forse è un bene. Ad essere  sincero non penso che abbia l'esperienza adatta a un ruolo così importante e sembra quasi che neanche lui si aspettava di essere eletto. Ora deve imparare in fretta e attorniarsi di validi collaboratori (come Giuliani ad esempio, che non mi dispiacerebbe affatto). Nel frattempo montano le proteste nelle città ma  dopo lo shock e la rabbia, i democratici dovrebbero accettare il risultato. Sono le regole della democrazia e non accettarle vorrebbe dire offendere la volontà di altri 59 milioni di Americani che sicuramente non sono tutti pazzi, volgari o razzisti.  Se lo hanno votato in massa ci devono essere delle ragioni.  La presidenza di Trump è sicuramente un evento epocale che cambierà l'America e il mondo intero. Saranno anni interessanti e ci sarà da divertirsi.