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mercoledì 31 maggio 2017

Le video-interviste: Americano

Non sono molti i canali YouTube di Italiani che vivono in America e raccontano le proprie esperienze di vita quotidiana. Uno di questi è Valter, noto ai più come Americano, una new entry che in pochi mesi ha conquistato centinaia di iscritti, sempre interessati a scoprire e seguire nuovi personaggi assieme ai già noti MirkoJax, Claudio il texano, Gio on the Road e Vivere in America (che si sono tutti gentilmente prestati alle mie domande per questo blog. Alla sezione Interviste). 
Valter vive in California con la moglie e due figlie gemelle simpaticissime (che sono anche apparse  in alcuni show televisivi). Lavora nel campo nautico come comandante di yacht ed è un personaggio solare e scherzoso che mette sempre il buonumore. E' uno di quegli Italiani che, potremmo dire, "ce l'ha fatta", conquistando un certo successo e, credo, una buona stabilità economica ma come sa chi vive in America, se è vero che in questo Paese esiste la meritocrazia è anche vero che qui nessuno ti regala niente e qualsiasi successo va conquistato con l'immancabile gavetta e tanti ma tanti sacrifici. Di Valter mi piace la sua umiltà e semplicità e il grande valore che dà all'amicizia come è evidente dal rapporto che è riuscito a creare ad esempio con Gio on the Road prendendolo sotto la sua protezione quasi come fosse un figlio o un fratello minore. In questa intervista Valter si è dimostrato una persona sensibile, soprattutto quando ha parlato della famiglia rimasta in Italia e sappiamo tutti come non sia facile parlare di questi aspetti personali. Lo ringrazio pubblicamente per aver risposto alle mie domande e spero un giorno di andare a fargli visita a Los Angeles. Un giro in yacht non sarebbe  niente male. 





venerdì 12 maggio 2017

Il giudice Sotomayor e il ruolo della politica in America

Una delle differenze più evidenti tra la mentalità americana e quella italiana è il ruolo che viene attribuito alla politica. In Italia i politici sono sempre nei nostri pensieri. Ne parliamo per ore, ci animiamo, litighiamo e chiudiamo delle amicizie dopo uno scontro particolarmente acceso con un amico che supporta il partito o il politico avversario.  Deleghiamo tutto alla politica. Se la nostra vita va male la colpa è dei politici, se c'è qualcosa di buono (quasi mai) il merito è di una nuova legge approvata dal nostro partito politico. Se vogliamo aprire un'attività attendiamo i fondi pubblici, statali o europei che possono essere sbloccati solo con l'intervento della politica. E così aspettiamo, speriamo, ci deprimiamo, non agiamo, non rischiamo e non investiamo i nostri risparmi in qualcosa di nuovo. Insomma, come ripeto spesso, deleghiamo alla politica il destino delle nostre vite e attribuiamo ai politici due funzioni principali: Capro Espiatorio e Messia. Negli Stati uniti le cose sono differenti. Certo anche qui si discute molto di politica, partiti, proposte di legge, deputati e senatori. In realtà negli uffici c'è la regola non detta di non parlare mai di politica (e di religione) per non creare dissidi, malumori, antipatie e litigi tra colleghi ma insomma in qualsiasi altro luogo se ne discute e spesso anche animatamente, proprio come in Italia. Però i politici non sono nelle menti degli Americani ogni minuto delle loro vite. Torniamo un attimo in Italia e prendete ad esempio i telegiornali italiani. I politici sono presenti dalla prima all'ultima notizia. Anche se si parla di un derby calcistico devono sempre dirti quale politico era tra i tifosi del Milan e quale tra i tifosi dell'Inter. In Usa, invece, due giorni dopo l'elezione del Presidente tutti sono tranquillamente a lavorare senza parlare di politica e non ne parlano più.  La politica è importante ma fino a un certo punto, non invade la vita delle persone ogni ora della giornata. Insomma gli Americani agiscono, rischiano, investono, e non aspettano con ansia i favori, le concessioni o le leggi della politica. Il futuro è nelle loro mani, non viene delegato ai politici. L'altra sera guardavo su YouTube un puntata di Otto e Mezzo condotto da Lilli Gruber. Tra i suoi ospiti c'era uno dei giudici della Corte Suprema americana: Sonya Sotomayor. Una storia interessante la sua, che ha raccontato nella sua autobiografia My Beloved World, best seller negli Usa.
Al minuto 8:00 Lilli Gruber chiede se la fiducia nelle istituzioni è diminuita negli Usa dopo l'elezione di Trump e Sotomayor risponde con un discorso molto semplice sul non affidarsi troppo alla politica se si vuole realizzare i propri sogni. In poche parole riesce ad esprimere bene la differenza di mentalità tra Stati Uniti e Italia. Vi consiglio di ascoltarla. Pragmatismo e azione per gli Americani. Disfattismo e attesa, ahimè, per gli Italiani. Cosa ne pensate?



giovedì 11 maggio 2017

Uber, Taxi e il futuro che bussa alle porte

Qualche settimana fa sono andato a NYC a incontrare Matteo Bertoli, regista di origini bresciane e amico "virtuale" ormai da molto tempo. Qui è la sua video-intervista per il blog. Era a NY per lavoro e quindi, poiché no, è stata una buona occasione per conoscersi dal vivo e prendere una birra assieme. E' un ragazzo simpatico, pieno di idee, ambizioni e progetti che non avrebbe mai potuto realizzare in Italia. Insomma una bella serata in giro per New York. Dopo una birra in un pub abbiamo deciso di andare a prendere una pizza da Luzzo's, e così Matteo ha aperto l'app di Uber sul suo iPhone, ha inserito il percorso, ha controllato ed accettato il prezzo, circa $5, e abbiamo aspettato la nostra macchina. Io non ero mai salito su un'auto Uber, perché giro sempre con la mia macchina o alcune volte mi muovo in metro, ma conosco bene la compagnia e so che tutti i miei colleghi lo preferiscono al taxi sia per la comodità che per il prezzo. La macchina è arrivata dopo un paio di minuti. Comodissima. C'erano anche altri passeggeri che sono scesi prima di noi. Arrivati a destinazione siamo scesi dalla macchina e Matteo ha ricevuto i dettagli della corsa e il costo, già noto, sulla sua app perché, come forse sapete, prende i soldi vengono presi da Uber in automatico sulla credit card inserita al momento della creazione dell'account. Tutto molto efficiente, comodo, veloce.
E cosi' ho iniziato a pensare per un momento ai nostri tassisti italiani e alle scene di guerriglia viste in tv negli ultimi mesi, contro la concorrenza di Uber.
Non so, avranno anche le loro buone ragioni per protestare ma vorrei fare alcune brevi considerazioni. Ricordo quando prendevo il taxi in Italia ai tempi dell'università. Non sapevo mai quanto sarebbe costata la corsa. Il tassametro per i tassisti era un semplice optional. A fine corsa cercavano sempre di arrotondare il prezzo con delle scuse assurde sui prezzi variabili per il borsone e lo zaino. Era sempre una lite, un contrattare, uno studiarsi a vicenda già da quando salivi sul taxi. Un vero duello psicologico. Il tassista cercava di capire che tipo eri per vedere se poteva fregarti e tu cercavi di fargli capire che eri uno più dritto del tassista, un ragazzo vissuto che non si faceva fregare  facilmente.  Un un mio amico aveva addirittura escogitato un suo metodo a suo dire infallibile per non farci fregare...al tassista napoletano bisognava far credere che fossimo napoletani anche noi, il mio amico ci credeva davvero ma io scoppiavo a ridere non appena lui sfoderava un falso accento partenopeo che neanche Brad Pitt in Inglorius Basterds avrebbe fatto di peggio. Stranamente poi quando scendevamo dal taxi il tassista cercava di farci pagare una cifra che a occhio e croce era il triplo di quello che avrebbe chiesto a un vero napoletano... E giù litigi e contrattazioni nel nostro dialetto tipico lucano. Inoltre a quei tempi, ma oggi più che mai, i tassisti non accettavano pagamenti con carte di debito o carte di credito, adducendo scuse più disparate: Non ho il POS, il POS è rotto, si paga troppo in commissioni, me lo hanno rubato gli zingari. Ma come ha mostrato un servizio de Le Iene il motivo reale è uno solo: se si fanno pagare in contanti possono evadere le tasse e dichiarare 30mila euro l'anno quando invece gliene entrano 60. E queste entrate che vengono a mancare allo Stato vengono recuperate con l'aumento delle tasse ai cittadini più onesti che aiutano l'evasione e si lamentano contro i politici anche perché come dicono in molti: Usare le carte di debito e di credito io? Ma sei scemo! Poi saremo tutti controllati. E le banche assassine. E non voglio far sapere come spendo i miei soldi ai banchieri. E l'Europa delle banche ci vuole tutti schiavi. E il gruppo Bilderberg domina su di noi.
E intanto restiamo al medioevo ad aiutare gli evasori. Mentre il mondo si evolve e noi in Italia andiamo sempre più a fondo. Ma questa è un'altra storia.
Insomma i tassisti devono farsene una ragione, se Uber ha questo successo i motivi sono semplici:

  • E' un sistema moderno.
  • Ti dice già quanto pagherai prima di salire in macchina e il prezzo non varia in base al tempo di percorrenza. Nessuna sorpresa, litigio, contrattazione.
  • Ti indica sulla mappa dove si trova la macchina e ti fa sapere in quanti minuti sarà da te.
  • E' tutto registrato, non paghi in contanti e poiché il pagamento è tacciabile sai già che non stai contribuendo all'evasione di un tassista furbetto. 

Quindi ai tassisti nostrani darei solo un consiglio:
Dovreste sapere che nel giro di pochi anni, ad essere ottimisti un decennio, tutti gli autisti verranno sostituiti da macchine automatiche guidate dagli algoritmi dei computer.
Autisti di taxi e autisti di Uber saranno presto preistoria.
Volete restare ancorati al medioevo? Adeguatevi ad Uber per poter resistere qualche altro anno prima di essere spazzati via dalla modernità dell'intelligenza artificiale. Il futuro bussa alle porte, anche  a quelle dei vostri taxi.



venerdì 5 maggio 2017

Nextdoor.com - Il social network dei vicini di casa

Qualche settimana fa torno a casa e trovo nella cassetta della posta un invito ad iscrivermi a un sito di cui non avevo mai sentito parlare prima: Nextdoor.com. Bisogna inserire la password dell'invito, che scade nel giro di pochi giorni, e creare un account. 
Chissa' cosa e' sta roba, penso, e sto quasi per gettarla nel cestino ma poi, incuriosito, vado al pc, digito Nextdoor.com, inserisco la password, creo l'account e mi si apre un piccolo mondo. 
Nextdoor.com e' un social network privato costituito da persone che vivono nello stesso quartiere, o comunque in quartieri limitrofi. L'invito cartaceo viene lasciato nella cassetta della posta da un vicino di casa, che non indica il proprio nome ma che vuole che tu faccia parte del network perche' evidentemente abiti nel suo stesso quartiere.  
La vita in una quartiere residenziale americano, come quello in cui vivo, e' molto particolare. Tutti lavorano e tornano a casa di sera tardi. Ognuno fa vita a se stante chiuso all'interno della propria casa con la propria famiglia. I bambini vanno a scuola e in estate non si vedono in giro perche' vengono mandati a fare le attivita' piu' disparate dai genitori. Raramente qualcuno festeggia un compleanno in giardino con gli amici. Hanno ampi giardini nel retro delle loro case ma non li usano come faremmo noi italiani, al massimo un barbecue al 4 luglio e in qualche altra occasione. Nel mio quartiere hanno anche deciso di non far mettere lampioni perche' le case, che non hanno cancelli, mura o staccionate hanno le camere da letto che danno praticamente sulla strada e le luci dei lampioni non li farebbero dormire bene. Insomma si respira una pace quasi irreale sia di giorno che di notte, sia d'estate che di inverno. 
Certo gli Americani sono molto gentili e se di domenica sei fuori casa a fare un corsetta o un giro in bici tutti ti salutano cordialmente anche se ti conoscono solo di vista e non sanno neanche il tuo nome. E' difficile stringere amicizia con i vicini anche perche' qui tutti per lavoro cambiano citta' da un giorno all'altro. E quando anche riesco a stringere una rara amicizia con qualcuno e il mese prossimo magari si trasferisce con la famiglia in Florida o in California. Sono tutti "zingari" qui e non sono attaccati alla casa o alla citta' natia.
Ecco perche' Nextdoor, il network dei vicini della porta accanto, mi ha piacevolmente stupito.
E' un network in cui c'e' molta solidarieta' e voglia di aiutarsi. Gli annunci sono di vari tipi, ad esempio:
 - C'è chi mette in vendita a prezzo di favore una poltrona perche' ne vuole comprare una nuova.
 - C'è chi dice di stare attenti perché la sua telecamera esterna ha ripreso un tipo sospetto aggirarsi attorno casa. E posta il video.
 - C'è chi chiede agli altri se la notte passata hanno sentito un ululare che pare di coyote.
 - C'è chi chiede consigli per un buon dentista perche' si e' appena trasferito in citta'.
 - C'è chi chiede consigli su una buona pizzeria italiana.
 - C'è chi chiede se qualche ragazza e' disposta a fare da baby sitter ai figli per il weekend a $100 al giorno.
Pochi giorni fa ho messo un annuncio dicendo che ero interessato ad acquistare una fisarmonica e altri strumenti che magari i vicini non suonavano piu'. Ho aggiunto che il mio budget non era molto alto e in pochi minuti mi sono arrivate decine di messaggi ed email private. Mi volevano vendere violini, bassi, chitarre, fisarmoniche e tutti a prezzi molto bassi. Alla fine ho ringraziato tutti e ho comprato una fisarmonica per solo $100 e addirittura un ragazzo mi ha regalato un basso perche' ormai non lo suona da anni e ha bisogno di fare spazio.
Insomma su Nextdoor si crea una bella solidarieta' tra vicini di casa che si conoscono solo di vista o che non si sono mai visti prima perche' abitano in quartieri limitrofi. In questo modo, comodamente seduti al pc di casa, riescono a sopperire un po' a quella mancanza di calore umano che la frenetica vita americana gli impedisce di sviluppare.
Non credo che esista qualcosa di simile in Italia perche' almeno in molti paesi del Sud ci si conosce tutti e non c'è bisogno di questo social network.
Per quello c'è la piazza, i bar, la strada. Ma forse chissa' un giorno arriverà anche li'.