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mercoledì 30 gennaio 2013

Bus senza gasolio, Napoli appiedata

Cari amici, oggi sul Corriere online ho letto e vorrei segnalarvi questo articolo: Bus senza gasolio, Napoli appiedata. Penso che l'articolo rappresenti bene una diffusa mentalita' italiana secondo la quale la colpa dei disservizi e' sempre e solo da ricercarsi in fattori esterni, in questo caso nei tagli regionali e governativi. Tutto vero, per carita', ma io che ho vissuto a Napoli per molti anni e ho preso il bus centinaia di volte so che e' troppo facile prendersela sempre e solo contro le decisioni di chi ci governa (ne ho parlato anche in questo post), perche' le cause quasi sempre vengono anche "dal basso", dal comportamento quotidiano dei cittadini.
Vi racconto una scena ricorrente sui bus di Napoli che e' capitata purtroppo anche a me e ad alcuni amici. Le persone oneste entrano con il biglietto in mano ma poiche' il bus e' pieno fino all'inverosimile non riescono ad arrivare alla macchinetta obliteratrice. All'improvviso si aprono le porte ed entrano due controllori. Con dei riflessi prontissimi, quelli che non avevano il biglietto scendono dal bus prima della chiusura delle porte. Un fuggi fuggi generale e il bus che resta semi-vuoto. Le persone oneste che non sono riuscite ad obliterare possono finalente dirigersi verso le macchinette ma i controllori sono piu' veloci, fermano un paio di passeggeri a caso e gli fanno la multa. A poco vale spiegare che il bus era strapieno e non si riusciva ad arrivare alla macchinetta. Per loro sono solo scuse mentre i furbi staranno prendendo il prossimo bus senza biglietto. Ennesima ingiustizia all'italiana in cui gli onesti devono pagare per i furbi e in cui dopo molti anni tutti i nodi vengono al pettine e non ci sono piu' soldi per pagare il gasolio. Forse se tutti iniziassero a pagare il biglietto i soldi per pagare il gasolio ci sarebbero. Ma la colpa e' dei tagli, certo. E come mai questi problemi non accadono in altre citta'? Anche in altre citta' ci sono stati tagli governativi e regionali. Forse forse e' la mentalita' della massa che provoca questi disservizi?
Ma cosa accade in altre citta' europee? Sono stato a Londra e li' il bus apre due porte, da quella centrale le persone possono solo scendere, da quella davanti possono solo salire. Quindi tutti passano davanti all'autista e strusciano la oyester card (carta prepagata ricaricabile) o pagano in cash. Sucede raramente ma se qualcuno cerca di fare il furbo o magari e' ubriaco (ne ho viste scene) e passa senza pagare il biglietto, l'autista lo richiama con severita' e non fa partire il bus finche' il furbetto non paga il biglietto. Se il tizio si ostina a non pagare, si spazientiscono anche gli altri passeggeri e a volte non ci pensano due volte a gettarlo fuori dal bus. E' una questione di mentalita', onesta' e senso civico delle persone. Ma se a Napoli e dintorni c'e' anche gente come questa, non credo che ci siano molte speranze:


Sono tornato piu' acido che mai eh? America, please, riprendimi presto! :)

martedì 22 gennaio 2013

Esame all'universita': io parlo, il prof twitta

Salve amici, oggi ho letto questa interessante lettera di una ragazza a Beppe Severgnini sulla rubrica Italians:
Caro Bsev, è la prima volta che ti scrivo e non so come si fa, ma ci provo lo stesso. Oggi sono una studentessa arrabbiata. Arrabbiata con la A maiuscolissima.
Mi sono svegliata alle cinque e ho preso il mio treno per venire a Milano a sostenere un esame. Arrivo, mi segno, aspetto. La prima parte me la chiede l’assistente, poi devo chiudere l’esame col mio prof. Attendo il mio turno, perché senza avvisare nessuno, fa una pausa chiacchierando amabilmente e scherzando con un’altra assistente, e un altro prof li’ presente. Passiamo oltre. Mi siedo. Buongiorno, buongiorno. “Allora signorina, mi parli del apporto tra scrittori e le pagine di cultura..”. Attacco, mentre lui attacca, a sua volta, a smanettare sul suo Ipad. Mi spiego, io parlavo dei libri e gli appunti a cui avevo dedicato ore di studio, e lui col suo ipad twitta. Mi paleso: il mio prof è social su twitter mentre io parlo dei problemi delle pagine di cultura.
Ma una volta non erano i professori a sequestrare i cellulari durante la lezione? E una volta non erano gli anziani a bofonchiare che i giovani non hanno più rispetto? Io questa mattina mi sono sentita offesa. Ho impegnato il mio tempo, studiando e approfondendo, dando per scontato il fatto che per un quarto d’ora il prof del quale ho frequentato tutte le lezioni mi avrebbe dedicato il suo, di tempo. E invece no. Dov’è finito il rispetto? Ma perché preferire pattinare con l’indice su un retina display piuttosto che ascoltare una studentessa, e i frutti delle tue spiegazioni? I giovani sono terra fertile, e hanno bisogno di essere costantemente coltivati e innaffiati. Questo non è quello che mi è successo stamattina. Mi auguro che non capiti a nessun’altro, perché non è bello. Ci fa sentire presi in giro. E mi auguro che se qualche professore dovesse leggere queste poche righe, non si riconosca in quel che ho scritto. Non deve essere bello nemmeno per loro. Bsev, ma che succede al mondo?

NOTA MIA:
Questa lettera si ricollega ad alcuni miei post sulle differenze tra college americano e universita' italiana soprattutto per quanto riguarda l'atteggiamento dei prof, e indirettamente anche alla mia tesi che se l'Italia va alla deriva non e' sempre SOLO colpa dei politici che ci governano ma di milioni di persone che come questo Prof sono menefreghisti, irrispettosi e hanno poco senso civico.
Community college e universita’ italiana (Parte 1)

martedì 15 gennaio 2013

Gli States si riavvicinano?!

Ciao amici, poco fa ho ricevuto un'email che ho tanto atteso da Novembre. Vi avevo detto che stava iniziando a salire la tensione perche' tutto taceva da quando sono tornato in Italia? Bene, il capo dell'azienda americana che mi ha tenuto in prova a Novembre si e' fatto vivo oggi scrivendomi che tra un paio di settimane presentera' il budget alla sede centrale italiana e quindi ai proprietari e mi ha chiesto di inviargli i dati che ho a portata di mano e le info che dovrebbe presentare l'azienda per farmi le pratiche per un visto di lavoro. Insomma bisogna attendere febbraio ma l'email e' un segnale piu' che positivo, e' quasi come a dire: l'approvazione della sede italiana e' formale e ci sara' e quindi iniziaci a dire cosa dobbiamo fare per farti le pratiche cosi' ci portiamo avanti. Che faccio stappo una bottiglia?
Stay tuned for more updates.

lunedì 14 gennaio 2013

Giornate di attesa

Cari amici, ci siamo quasi. Le vacanze sono finite ed ora attendo la decisione dell'azienda americana che mi ha tenuto in prova a NY a novembre. Se la sede italiana approva il budget per la sede americana, tornero' a vivere in America gia' in primavera. Devo aspettare la fine di gennaio per avere una risposta e da qualche giorno la tensione sta iniziando a salire. Non riesco nemmeno ad immaginare cosa potrei fare nel caso mi dicessero che purtroppo non possono assumermi. Cosa farei in questa Italia che sta sprofondando come il Titanic?
Gli amici italiani che hanno la fortuna di avere un lavoro piu' o meno stabile hanno molti problemi: chi ha un lavoro dipendente ha uno stipendio molto basso e ha il sentore che l'azienda potrebbe chiudere da un giorno all'altro, chi ha un lavoro autonomo deve inseguire per mesi i clienti che non pagano. Sono tutti tesi, preoccupati, depressi. scoraggiati. Se non venissi assunto dall'azienda americana probabilmente non resterei in Italia e andrei comunque all'estero, magari in Australia. I politici sono in piena campagna elettorale ed offrono uno spettacolo a dir poco imbarazzante. Promettono tutto e il contrario di tutto...meglio stendere un velo pietoso.
Per il resto la vita in un paesino del sud e' piacevole solo in alcuni periodi, in estate o nel periodo natalizio in cui si sta in famiglia e si vedono gli amici piu' spesso. Ma poi, passate le feste ognuno torna alla propria vita tra le mura domestiche o tra quelle dei loro uffici e quindi dal lunedi' al venerdi' ho molto tempo da far passare e per fortuna ho un po' di hobby altrimenti la vita di paese rischia di ibernarti il cervello e cosi' mi dedico alla chitarra, a fare puzzle, leggere libri, guardare serie TV americane (ho scoperto Breaking Bad, bellissima serie TV). A volte mi annoio e mi manca la dinamicita' che si respira in Usa dove ogni giorno puo' avere in serbo per te qualcosa di nuovo ma insomma, fine gennaio e' vicino e spero di ricevere presto una buona notizia.

giovedì 10 gennaio 2013

Offrire una borsa di studio? Impossibile

Leggo spesso la rubrica Italians di Beppe Severgnini sul Corriere online. Le lettere che vengono pubblicate sono solitamente di Italiani che vivono all'estero e fanno notare alcune differenze tra i Paesi in cui sono emigrati e l'Italia anche se non e' sempre necessario vivere all'estero per notare alcune cose che proprio non vanno bene nel Bel Paese. In particolare un paio di giorni fa mi ha interessato questa lettera:

Offrire una borsa di studio? Impossibile
Gentile signor Severgnini, volevo segnalarle quanto segue: tre mesi fa circa, decido di istituire una borsa di studio annua del valore di 4 o 5.000 euro da donare ad uno studente universitario meritevole ma indigente al punto che, superato il test di Medicina, fosse poi costretto a rinunciare per le forti spese che uno studio come Medicina comporta (fra libri, tasse e quant’altro): le assicuro che ce ne sono molti, in queste condizioni, anche fra le mie conoscenze, ragazzi e ragazze brillanti e studiosi costretti a ripiegare su Scienze Infermieristiche o altro, destinati a non diventare mai medici, anche se con tutte le carte in regola, soldi a parte. La borsa di studio, nelle mie intenzioni, avrebbe dovuto intitolarsi a mio fratello Piero, bravissimo e stimatissimo medico anche lui, che è stato vice primario di Cardiologia presso l’ospedale Torregalli di Firenze, prematuramente scomparso nel 2001, a 46 anni. Questa borsa di studio, insomma, vuole essere il mio modo di ricordarlo e di contribuire a mantenere vivo il suo ricordo. Ingenuamente pensavo che la cosa sarebbe stata semplice, così ho scritto una mail con la mia proposta alla Facoltà di Medicina di Milano, città dove risiedo da 30 anni: ricevo una mail in cui mi si dice di contattare la dottoressa tal dei Tali, cosa che faccio. Solo dopo un bel po’ di tempo riesco a sentirla per telefono e, in sostanza, mi dice che la cosa non si può fare, adducendo le più diverse ragioni: non è contemplata una borsa di studio di tal genere, la cifra è troppo bassa (sic!), si può fare ma solo per i laureandi etc etc. Un po’ delusa, ma ancora fiduciosa, abbandono questa strada e riprovo con la facoltà di Medicina di Firenze, città in cui sia io che mio fratello siamo nati, dove lui ha frequentato l’università e poi lavorato come medico: qui le cose vanno ancora peggio, perché non ricevo proprio nessuna risposta alle mie mail (scritte a novembre 2012)! Non le nascondo la mia amarezza: ma è possibile che in un momento critico come questo, con tante famiglie in difficoltà che, fra l’altro, non riescono a far studiare i propri figli (quelli che ne hanno voglia davvero!), le università di due città come Milano e Firenze, lascino cadere proposte come la mia che, senza essere risolutive, potrebbero però aiutare qualche studente bravo ma povero a fare un mestiere importante e di cui c’è tanto bisogno? Le scrivo non con l’intento di gettare discredito sulla già ampiamente discreditata università italiana (sarebbe come sparare sulla Croce Rossa), ma per chiederle la cortesia, con la sua autorevole voce, di far pressione affinchè l’università si svegli dal suo torpore e affronti il tema del finanziamento agli studenti meritevoli e poveri, si chiamino prestiti d’onore, borse di studio o altro.
 
MIA NOTA: Ho dedicato alcuni post alle differenze tra universita' italiane e college americani. Quando ho frequentato il college in Connecticut ho potuto usufruire di due borse di studio e si poteva fare domanda per decine di borse di studio offerte ogni anno da associazioni e privati. In particolare ricordo alcune borse di studio offerte da genitori che avevano il figlio iscritto al college che era morto prematuramente. Le borse di studio in questione erano offerte agli studenti piu' meritovoli che seguivano lo stesso corso di laurea del figlio. In questi casi trattava di borse di studio non sempre cospicue, $1000 o $2000 ma erano sicuramente un aiuto per qualche studente. E non credo che il college abbia fatto tutti i problemi che hanno fatto alla signora della lettera. 
Perche' in Italia e' sempre tutto cosi' burocratico e difficile? 

martedì 8 gennaio 2013

Viaggetto a Roma

Cari amici vi sono mancato, vero? Sono stato qualche giorno a Roma per una breve vacanza turistica con la famiglia. La mattina della partenza un'amica doveva accompagnarci alla fermata dell'autobus per Roma. L'amica era in ritardo e l'ansia di perdere l'autobus aumentava. Finalmente arriva di corsa con la sua macchina, si scusa per il ritardo e ci spiega che la sua macchina era bloccata da un'altra che era parcheggiata in doppia fila. E' la solita storia-racconta- sono quelli che vanno al bar e parcheggiano la macchina dove gli pare, bloccando le altre macchine. E se vai nel bar a cercare il proprietario della macchina e a chiedere di spostarla ti rispondono sbuffando che adesso arrivano, dopo il caffe', che fretta c'e'? Vabe', arriviamo alla fermata del bus e attorno alla piazzola c'e' molta spazzatura, bottiglie di vetro vuote, lattine, fazzoletti, scatolette di metallo. Ma nessuno del Comune ha mai pensato di togliere quello schifo? Vabe', arriva l'autobus a due piani, l'assistente dell'autista scende per caricare i bagagli e molte persone gli danno ben 3 bagagli a testa invece di 1 bagaglio consentito. Quindi deve mettere alcuni bagagli negli spazi tra i sedili o proprio su quei quattro-cinque sedili che per fortuna sono liberi, perche' non tutti i posti sono stati prenotati. L'assistente dell'autista accenna una lamentela generale rivolgendosi a me che correttamente ho portato un solo trolley: questo e' inconcepibile, qui c'e' gente che porta 3 bagagli quando pure sul biglietto c'e' scritto che ne' e' consentuto solo uno. Dovremmo iniziare a far pagare i bagagli extra, come fanno altre compagnie, voglio vedere se poi  portano tutti 3 bagagli. Vabe', salgo al secondo piano con i miei genitori pensando: ma non e' che tutto questo peso extra puo' essere pericoloso? E se l'autubus fa una frenata brusca in una curva? No dai, l'autista sapra' cio' che fa. Meglio non pensarci. Vabe'. Al secondo piano e' un altro caos. Abbiamo i posti 9, 10 e 11 ma vediamo in lontananza che sono gia' occupati e per arrivare li' a chiedere ai distratti passeggeri di accomodarsi ai loro posti bisognerebbe scavalcare persone e valigie. E quindi come hanno fatto tutti, ci adattiamo e ci sediamo ai primi tre posti liberi senza badare al numero sul biglietto. Dopo quattro ore di viaggio arriviamo a Roma, e ci dirigiamo al bed and breakfast. Per strada e' tutto un percorso ad ostacoli di escrementi di cani o gatti e infatti vediamo sotto ai nostri occhi che molte persone non si curano minamente di togliere i ricordini dei loro cari amici a quattro zampe. Vabe'. Ora lo so che sono pesante, tutte queste cose non le notavo 10 anni fa, prima di aver vissuto in Usa e poi in UK, ma ora non posso farci niente, le noto tutte e mi danno fastidio. Perche' succedono solo in Italia?
Poi pero' c'e' anche l'altro volto dell'Italia e ti rendi conto della fortuna che hai di trovarti in uno dei Paesi piu' belli al mondo. Roma e' una citta' stupenda, magica. Sono stato a San Pietro, in cui c'era uno splendido presepe donato dalla mia regione. Poi ho visitato i musei vaticani, che contengono anche deigli affreschi di Raffaello, e poi...la Cappella Sistina! Gia solo la Creazione di Adamo e' un'opera spettacolare, il Giudizio Universale di Michelangelo, poi, e' un'opera grandiosa. Sono stato anche al Pantheon, a Castel Sant'Angelo, a Fontana di Trevi e a Piazza Navona che il giorno prima della Befana ha un'atmosfera molto fiabesca.  Roma e' Roma. Ad ogni angolo ci sono statue, fontane, castelli, arte, storia sono ovunque. Se c'e' una citta' in cui dovessi vivere in Italia probabilmente Roma sarebbe La Citta'. Insomma una bella vacanza che mi ha mostrato nuovamente i due volti della nostra Italia.