Segui il blog tramite email

mercoledì 30 novembre 2016

To do what?

Virginia Raggi, sindaco di Roma, è stata intervistata dalla CBS. Mi ha colpito un brevissimo scambio tra lei e l'intervistatore. Si parlava del Referendum e di Renzi. Non entro nel merito delle ragioni per votare Si o votare No. Ho già votato dall'estero e per fortuna, ma con un pò di dispiacere, non ho ancora ricevuto la letterina di Renzi agli Italiani all'estero. Sarebbe stato bello tenerla da parte e tirarla fuori per farmi due risate in qualche momento di tristezza.
La mia è un'osservazione generale sulla differenza tra culture.
Quando la Raggi dice che con questo Referendum si rischia di dare ancora più potere a Renzi, l'intervistatore, da pragmatico americano, chiede con genuina curiosità: To do what?
Per noi Italiani potere è sinonimo di sciagura e più potere nelle mani di un Premier è sinonimo di più sciagure. E' comprensibile anche ricordando le dittature fasciste, naziste e comuniste che hanno insanguinato il nostro continente ma gli Americani più candidi e pragmatici pensano: ok, più potere per il Premier. Mi spiega perché è una cosa negativa? Se ha più potere, lo fa per fare alcune leggi e in teoria ha in mente cose buone, non leggi per rendere legale uccidere cani e gatti. Perchè dovete vedere sempre negatività nelle persone?
Se solo l'intervistatore conoscesse meglio i nostri politici...dal DNA italico...
In effetti se mi consentite uno dei miei soliti giri mentali io penso che la fondamentale differenza tra la cultura americana e quella italiana sia questa: per l'americano le persone sono fondamentalmente positive, buone, oneste. Per l'italiano le persone sono fondamentalmente negative, cattive, disoneste. E' una semplificazione, lo so, ma come si spiega ad esempio il concetto di posto di blocco in Italia? Ne parlai tempo fa anche in questo post.
In Italia il posto di blocco a campione è pratica diffusa e il poliziotto pensa: io lo fermo, qualcosa che non va glielo trovo di certo. Il cittadino è fondamentalmente disonesto fino a prova contraria.
In Usa in oltre 10 anni di guida non sono mai stato fermato a un posto di blocco. Anzi non ne ho mai visto uno e faccio 100 Km ogni giorno. Le persone qui sono oneste fino a a prova contraria e i poliziotti non ti fermano a campione ma solo dopo che hai commesso l'infrazione. Quando ti fermano, non sono molto buoni ma lo fanno dopo un'infrazione, non prima.
Insomma curiose differenze tra culture.
Sospettosa e negativa l'italiana, pragmatica e curiosa l'americana.
Ecco il breve scambio tra la Raggi e l'intervistatore della CBS:


giovedì 24 novembre 2016

Brevi dialoghi con Americani: sanità e assicurazioni

Dico spesso, ultimamente, che dell'Italia mi piacciono 60-70 cose su 10 e degli Stati Uniti 80-90 ma non per questo devo esimermi dal parlare degli aspetti americani che non apprezzo o che ancora proprio non riesco a digerire. Freedom of Speech.
Una di queste, come sapete, e' il sistema sanitario americano.
Anche quando parlano di riformarlo qui parlano solo di modifiche del sistema esistente, non mettono mai in dubbio il sistema in sé che tra dottori che gonfiano i costi,  le assicurazioni che cercano di pagare il meno possibile appigliandosi a dei cavilli, i costi non pagati delle assicurazioni che ricadono alla fine sui pazienti, tutto si riassume in un grande, lucroso business.
Giorni fa parlavo con una collega americana del fatto che ancora non riesco a capire il sitema sanitario. E dicevo che se vai dal dentista per un'emergenza (come ho raccontato sul blog tempo fa) non sai mai esattamente quanto dovrai pagare. Se chiedi il costo al dentista spesso ti dà un'idea generica e dice: mando la richiesta all'assicurazione. Se chiedi: si ma quanto dovro' pagare esattamente? risponde che questo dovrebbero pagarlo, questo anche, quest'altro non so ma noi insisteremo etc. etc.
Ecco il nostro breve dialogo.
Io: In italia non esistono assicurazioni. Quando vai da un medico o da un dentista sai esattamente quanto dovrai pagare. Qui è vero solo in alcuni casi, quando chiedi una pre determination ma quando hai un'emergenza, sei all'oscuro di tutto. E devi aspettare con ansia la conferma di quanto esattamente è stato coperto dall'assicurazione.
Collega americana: Davvero non ci sono le assicurazioni in Italia? E come fate a curarvi?
Io: In realtà i costi della sanità sono coperti dalle tasse molto alte di tutti noi ma quando andiamo dal dottore i costi sono bassissimi e le cure e le operazioni, anche quelle più difficili, non sono costose come qui. Tutti riescono a curarsi e sono coperti in tutto, senza troppi problemi. 
Collega: Ah, ma allora avete un sistema sanitario socialista! Qui questo sistema non funzionerebbe mai. Gli Americani non lo accetterebbero facilmente.
Ho imparato in questi anni che la parola socialista che noi Italiani può istintivamente e erroneamente portarci a pensare ad un partito moderato come quello di Craxi, qui ha per molti una connotazione molto negativa, contrapposto ai valori che ha da sempre contraddistinto l'America, la sua cultura e la sua economia. Il altre parole, comunista.
Un'altra collega ascoltava con interesse si è inserita nel discorso con un argomento interessante:
Purtroppo un sistema così potrebbe essere rischioso perché ad esempio in America ci sono molte persone che non si curano. Guarda ad esempio quanti obesi ci sono qui, che mangiano male, ingrassano a dismisura senza fermarsi. E' un grosso problema che ha un costo e tutto questo ricade sui costi della sanità. 
Non avevo mai considerato questo punto e mi ha fatto riflettere.
In sostanza voleva dire che molti Americani (forse tutti) non sono disposti a pagare per le malattie degli altri, specialmente se non si curano. Preferiscono rischiare, curarsi e cercare di non ammalarsi. E se si ammalano pazienza, si cureranno con i loro mezzi, le loro assicurazioni e i loro risparmi. Ma non vogliono pagare per le cure degli altri.
Tra l'altro ho sentito molti Americani lamentarsi delle spese mediche degli immigrati illegali. Sono milioni e si curano nei nostri ospedali. Se non hanno assicurazione, chi paga per loro? Noi, con le tasse che aumentano sempre più per mantenerli.
Insomma, discussioni interessanti che fanno capire il punto di vista americano legato a concetti di individualismo e meritocrazia anche per quanto riguarda la salute. Ad esempio la mia assicurazione medica mi da 200 dollari ogni sei mesi se dimostro di essere stato in palestra per almeno 50 volte.
Sono 400 dollari l'anno. Se mi mantengo in forma, teoricamente avrò meno problemi, e se ho meno problemi sarò un costo o un rischio minore per le assicurazioni.
La conversazione con le colleghe è finita lì. Ho capito meglio il punto di vista di molti Americani e lo rispetto ma è anche vero che non tutte le malattie vengono perché le persone non badano alla propria salute. E il giorno in cui arriva un cancro o un tumore e l'assicurazione cerca di smettere di pagare per le cure costose e devi vendere anche la casa per continuare la chemioterapia, beh, sicuramente, questo non è giusto. Neanche in un Paese così individualista e meritocratico come gli Stati Uniti.

From Bello to Beautiful

Ciao a tutti, rimango sempre stupito, o meglio sconvolto, quando torno in Italia dopo un'assenza di uno o due anni e ascolto parole inglesi che ora vengono usate in sostituzione di quelle italiane. Forestierismi inutili. In realtà avevo già capito pochi anni fa durante un colloquio di lavoro in Italia con una ragazzina molto fashion, che stavamo andando verso un inesorabile allontanamento dalla nostra lingua italiana in favore di  ridicole e superflue espressioni inglesi. Andai ad un colloquio per una posizione di commerciale estero ma la ragazza fashion della job agency, molto disonestamente, come succede solo in Italia, mi propose un classico lavoro di agente porta a porta. Quando le dissi "Io veramente sono venuto qui per un altra posizione lavorativa, commerciale estero e ho fatto domanda sul sito solo per quella posizione." Lei rispose "Ma il commerciale estero è una posizione per ragazzini, io ho preferito FORWARDARLA verso un'altra posizione". Ovviamente andai via indignato e rattristato dalla solita Italia disonesta e furbetta del mondo del lavoro ma a parte questo pensai e ripensa a quell'orripilante Forwardarla che è tornata spesso nei miei peggiori incubi.
In questi anni mi hanno anche sorridere molte altre espressioni come Jobs Act o Tobin Tax. Per quest'ultima l'obiettivo è evidente: addolcire le tasse nascondendone il significato e agghindandole con espressioni inglesi molto cool.
Non so perché in Italia abbiamo fatto nostra questa abitudine di adoperare parole inglesi in sostituzione di quelle italiane. Qui in Usa molti Americani, anche e soprattutto ragazze, mi hanno detto spesso che quando ascoltano parlare noi italiani alla loro orecchie sembra quasi che stiamo cantando. Ne sono incantante e cercano, sorridendo, di ripetere le nostre parole ed espressioni. E il suono della nostra lingua.
L'abuso di parole inglesi mi fa venire in mente le interviste alle serate dei Telegatti ai grandi divi hollywoodiani quando intervistatore e pubblico si ponevano chiaramente in uno stato adorante e di inferiorità culturale verso la star americana e quando riusciva a sbiascicare un incomprensibile Sciao Italia, grazi, tutti andavano in estasi e tributavano al divo una lunghissima standing ovattino. Applausi a scena aperta.
La star internazionale conosce una o più parole della nostra lingua italiana! Così pensano.
Sono commosso, le avrà addirittura studiate, avrà fatto anche le prove allo specchio per pronunciarle così bene. Che carino! Da domani compro tutti i Dvd e i dischi di questo artista! 

Vorrei segnalarvi una interessante e divertente conferenza di Annamaria Testa, esperta di pubblicità, marketing e comunicazione. Parla proprio di questo. From Bello to Beautiful:


sabato 19 novembre 2016

Il patriottismo americano che NON mi piace

Ho sempre ammirato il patriottismo americano, le bandiere a stelle e strisce sulle porte delle case, i barbecue in spiaggia il 4 luglio, gli adesivi Proud to be an American sulle macchine.
E' un sentimento patriottico che purtroppo noi Italiani non abbiamo. Credo che il motivo sia che chi è patriottico viene da noi spesso associato al fascismo e poi siamo sempre stato un Paese diviso, fascisti e comunisti, destra e sinistra, tifosi da stadio sempre pronti a parteggiare per una causa, un movimento, un'idea, solo per il gusto di andare contro. Caso più recente, il referendum costituzionale del 4 dicembre, due tifoserie, due fazioni, due eserciti un contro l'altro armati e nessuna possibilità di sentirsi uniti. Apprezzo quindi e ammiro il patriottismo americano, quando è sano, ma mi sono spesso trovato di fronte a un patriottismo malato, estremo, che definirei "acido" che non mi piace per niente. Vi racconto un paio di episodi che mi sono accaduti recentemente.

Pochi giorni fa chiacchieravo con un'amica, americana, di un mio parente. Si parlava del jury duty. Qui in Usa, come credo anche in Italia, chi riceve la lettera (inviata a sorteggio) per far parte di una giuria popolare, non può esimersi, deve andare senza troppe scuse. Mi raccontava che anni fa venne selezionata e poiché la causa era molto lunga, e si protrasse per circa 50 giorni, perse molti soldi perché la sua compagnia non la pagò per quella lunga assenza o, se ho capito bene, la pagò una cifra molto bassa al giorno, molto più bassa della sua normale paga giornaliera.  Mi diceva insomma che se il caso è molto lungo è una vera sfortuna. Io ho risposto che non mi sembrava giusto e mi pareva di aver letto che la compagnia è tenuta a pagare per questa assenza. Lei ha risposto che è tutto a discrezione della compagnia che in teoria può anche decidere di non pagare neanche un dollaro. Perché dovrebbe, diceva, se il dipendente non lavora in quei giorni? Al che io ho risposto che se la compagnia non dovesse pagare, dovrebbe intervenire lo Stato o costringendo l'azienda a pagare o intervenendo con fondi statali. Ma forse questi sono discorsi troppo "socialisti" come direbbero qui (ovvero comunisti) e infatti sosteneva che era giusto così e quando un caso è troppo lungo, pazienza, è solo sfortuna. Io ho ripetuto che non mi sembrava giusto e forse si doveva considerare di modificare la legge o in caso estremo abolire le giurie popolari. In molti stati non hanno giurie popolari, credo. Lo ho detto in modo sereno, pacato, molto civile, come un'esagerazione ma lei a quel punto ha cambiato improvvisamente tono:
Questa è l'America, qui si vuol sapere l'opinione della gente! 
Io: Sono d'accordo però non è giusto non pagare o pagare pochissimo una persona se ha la sfortuna di incappare in una causa di oltre 50 giorni.
E lei, ancora più agitata: Don't try to change things! 
E mi guardava con occhi infuocati, una signora così garbata fino a poco prima!
E ha poi aggiunto: Io ho sempre problemi con gli stranieri che vengono qui e vogliono cambiare le cose. Questo è offensivo! A queste persone io dico sempre: non venite qui a voler cambiare le cose. Se non vi piace, quella è la porta! 
Non mi aspettavo questa reazione. Insomma la mia era solo un'opinione e anche se sono davvero pochissime le cose che non amo di questo Paese, penso di avere tutto il diritto di dire cosa penso di quelle poche cose che non reputo giuste. Io non mi sarei mai offeso se un americano mi avesse fatto notare alcuni aspetti poco giusti di una legge italiana. Ma io ai suoi occhi sono solo un immigrato e quindi non dovrei neanche permettermi di esprimere un'opinione negativa sugli Stati Uniti...altrimenti...la porta è li...puoi tornare da dove sei venuto. Non ho voluto gettare benzina sul fuoco per non creare imbarazzi al mio parente e dopo attimi di freddezza abbiamo parlato d'altro e dopo una mezz'ora ho salutato cordialmente e sono andato via come se niente fosse accaduto. Certo lei si era detta offesa ma dire, indirettamente, a un immigrato (che tuttavia questo Paese ha accettato come permanent resident approvandogli la green card) che la porta è li, beh questo è offensivo. Molto  più della mia opinione su una piccola stortura del sistema del jury duty.

Altro episodio,  questo a lavoro. Il giorno dopo le elezioni parlavamo della vittoria di Trump e una collega americana era visibilmente distrutta, provata, disperata. Io sostenevo che nonostante non mi avesse entusiasmato né la Clinton né Trump, con Trump i rischi di nuove guerre saranno minori  perché sembra un isolazionista poco propenso a fare guerre. E parlando di guerre, sostenevo che gli Americani, nonostante abbiano aiutato noi Italiani a liberarci dal nazi-fascismo, in molte occasioni sono intervenuti in guerre che non li riguardavano e ne hanno iniziate altre che potevano sicuramente risparmiarsi.
Al che la collega democratica (ma il patriottismo qui è trasversale, non solo repubblicano) mi fa:
Gli Stati Uniti sono il cane da guardia del mondo.
Io: Cosa? Ma perché devono sempre fare guerre e intromettersi in faccende che non li riguardano?
E lei: Ma perché è così. E' normale, è sempre stato così. It's a given (va da se che deve essere così). Noi siamo il poliziotto del mondo, e poi se non interveniamo noi chi lo fa? Non c'è nessun altro pronto a farlo.
Io: No, no. Questa idea è piuttosto arrogante da parte degli Americani.
Lei: Eh perché? Noi dobbiamo agire come il buon samaritano. Lo ripeto, se non interveniamo noi chi lo fa?
E io: Ogni popolo dovrebbe cercare di liberarsi dei propri dittatori senza troppe influenze esterne. Cosa diresti tu se un altro Paese invadesse gli Stati Uniti per cercare di risolvere i vostri problemi?
Lei con uno sguardo incredulo come a dire: Eh, ma cosa dici? Non sono gli altri a dover intervenire da noi in Usa, noi siamo i buoni e giusti, il cane da guardia, il poliziotto del mondo, il buon samaritano. Siamo noi a dover intervenire nel mondo. 
Al che un mio collega, italiano, che ascoltava la conversazione si è inserito rivolgendosi a lei con un paio di punti che non avevo ancora considerato: Si ok ma non dimenticare anche i danni che a volte avete provocato nel mondo, come in Vietnam e vogliamo parlare delle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki?
Io: Giusto! Milioni di morti innocenti. Altroché.
Lei, un pò spiazzata e in difficoltà: Ehm si però era una bomba tedesca...
Ed è rimasta in silenzio, non sapendo più cosa dire.
Io e il mio collega non abbiamo voluto infierire, non va bene creare polemiche inutili su questi temi, in ufficio. Si rischia facilmente di offendersi a vicenda. E quindi l'abbiamo finita lì. Dopo abbiamo parlato di altre cose, con cordialità e gentilezza, come sempre, però ho riflettuto che è questo il patriottismo americano che non mi piace.
Io penso che  venga inculcato agli Americani sin da bambini, un pò come inculcano le idee dell'islam radicale ai bambini del medio oriente. Non è un caso che all'inizio di tutte le lezioni a scuola facciano recitare il giuramento alla bandiera...da noi in Italia la cosa sarebbe considerata molto strana, nessuno lo farebbe, o comunque pochi lo farebbero con convinzione. Non dimentichiamoci che l'inno italiano lo cantiamo solo durante le partite della nazionale di calcio. Il nostro patriottismo si rivela solo nella cucina italiana, che reputiamo la migliore del mondo. Guai se uno straniero ci dice il contrario!
Gli Americani sono convinti di essere il miglior popolo al mondo, ma vanno accettati così. Loro amano gli altri Paesi e alcuni popoli in particolari e noi Italiani per fortuna siamo tra questi ma guai a mettere in discussione che non possono dare lezioni su tutto, anzi spesso potrebbero addirittura prenderne. E contraddirli sul patriottismo è una cosa che a loro non piace proprio...se pensi così puoi anche tornartene da dove sei venuto perché loro amano tutti e sono aperti alla diversità ma tu sei sempre un immigrato, un non americano e quindi per loro sarai sempre un gradino al di sotto della Greatest country in the world, della migliore democrazia del mondo. Certo si potrebbe ricordargli che in ben due occasioni recenti il candidato presidente che ha preso più voti popolari poi non è stato quello ad andare alla Casa Bianca (Al Gore e la Clinton) ma non vorrei essere lapidato, impiccato e poi bruciato in piazza, a Times Square. E quindi questo non glielo dirò mai, insomma...forse.

giovedì 10 novembre 2016

Trump è il nuovo Presidente degli Stati Uniti d'America


Alla fine è successo. Donald Trump è il 45esimo Presidente degli Stati Uniti d'America. Due giorni fa nessuno riusciva a credere a ciò stava trasmettendo la TV. L'America sotto shock. Donald Trump conquistava stato dopo stato,
tenendo il mondo col fiato sospeso. La Florida, l'Ohio, la Pennsylvania, continuava a conquistare gli stati e gli electoral votes fino al raggiungimento del traguardo impossibile: oltrepassare quota 270, quando ce l'ha fatta il mondo ha avuto la certezza che Hillary non ce l'aveva fatta, è Trump il nuovo Presidente degli  Stati Uniti. Nessuno aveva potuto immaginare un simile epilogo che ha portato metà degli Americani nella disperazione e l'altra metà nell'estasi più completa. Bisogna dirlo, Trump ha vinto contro tutto e tutti. Contro tv e quotidiani che gli erano ostili e hanno dato un endorsement palese ad Hillary. Contro i sondaggi che davano alla Clinton l'85% di possibilità di vittoria e ben 12 punti di vantaggio. Contro le accuse di sessismo tramite dichiarazioni di donne e video controversi risalenti a oltre 10 anni fa...certo frasi disgustose e sessiste ma perché sono uscite fuori solo ora e non ne hanno parlato prima? Contro attori di Hollywood che, come De Niro lo hanno definito un cane e un porco che andrebbe preso a pugni in faccia. Contro cantanti come Bruce Springsteen, Beyoncé, Lady Gaga e Madonna, che incitavano a votare per la Clinton. Contro parte degli stessi repubblicani, preoccupati, a ragione, dai toni aggressivi e volgari del proprio candidato a tal punto che lo avrebbero sostituito volentieri con un altro candidato a poche settimane dal voto; certi anche loro che Trump non avrebbe vinto, avevano come unico obiettivo quello di toglierlo di mezzo al più presto per il buon nome e il futuro del partito.  E poi invece, cosa è successo? Come mai ha vinto nonostante avesse tutti contro? Beh forse sembrava che avesse tutti contro.
Devo dire che già seguendo i dibattiti presidenziali sulla CNN c'era qualcosa che non mi tornava. Li ho guardati con spirito critico e neutrale anche perché non mi convinceva né l'uno, né l'altra.
Notavo però che durante i dibattiti nonostante le frasi aggressive, volgari e sicuramente controproducenti, Trump diceva anche cose interessanti che sicuramente avranno colpito favorevolmente l'immaginario e i cuori di molti Americani.
In campagna elettorale si fanno tante promesse, lo sappiamo, ma l'intenzione di riportare le fabbriche in America, la severità contro l'immigrazione clandestina, il maggiore controllo verso gli immigrati provenienti da Paesi islamici legati al terrorismo, sono punti sicuramente cari a molti Americani.
A fine dibattito però si ripeteva stranamente sempre lo stesso copione: i commentatori della CNN sostenevano che la Clinton aveva stravinto il confronto, e aveva messo Trump KO e si concentravano solo su quelle due, tre frasi controverse del repubblicano. E di li a poco il sondaggio del canale lo avrebbe confermato: oltre il 60% degli spettatori sostenevano che era la democratica la vincitrice indiscussa del confronto....sondaggi che tra parentesi vedevo riportati pari pari il giorno seguente su tutti i quotidiani italiani, facendomi sorridere per la piccolezza dei media nostrani che prendono per oro colato idee, opinioni e sondaggi dei più importanti (ma faziosi) media americani.
Insomma TV, stampa, attori di Hollywood, cantanti,  sondaggisti...tutti certi: vince la Clinton, non c'è neanche partita. Avremo il primo presidente donna della storia americana.
Perchè tanta sicurezza?
Ho due idee.
La prima, più complottista, è che lo abbiano fatto di proposito. Dare per certa la vittoria di Clinton avrebbe scoraggiato i sostenitori di Trump e magari li avrebbe persuasi a non recarsi alle urne.
La seconda e forse più plausibile è che ormai il mondo è cambiato e  giornalisti, conduttori tv, intellettuali, attori, cantanti fanno parte di quell'establishment che vive in una torre d'avorio e ha perso il contatto con la realtà, non conosce più le esigenze dell'America profonda e forse non le ha mai conosciute. Mostrano la vita nelle grandi città come New York o Los Angeles dimenticando l'America dei redneck delle zone centrali e più isolate d'America.
Gli Americani non si sono fatti condizionare dai vecchi media legati alla vecchia politica. Non si sono fatti dire per chi votare. Hanno deciso secondo altri criteri, secondo le loro paure e preoccupazioni seguendo criteri molto più personali e paradossalmente hanno trovato in un controverso milionario il loro rappresentante che ha dato voce alla loro rabbia e frustrazione.
Dal mio punto di vista italiano per devo dire che ancora non riesco a decifrare da cosa nasca questa rabbia di cui tutti parlano. E' la rabbia degli emarginati contro la corruzione, la vecchia politica, l'establishment, così dicono. Un italiano che vive in America però pensa: qui la disoccupazione è bassissima in confronto all'Italia. Tutti bene o male hanno un lavoro e non sono trattati da schiavi come in Italia. I salari sono a volte 5-10 volte più alti di quelli da fame che offrono di questi tempi nel caro Bel Paese. Tutti chi più chi meno riescono a vivere con serenità, anche i redneck dell'America centrale. E poi di politici corrotti non se ne sente quasi mai parlare. Non come in Italia. Dove sono tutti questi politici corrotti? Da noi in Italia la corruzione è radicata dal più piccolo comune fino a deputati e senatori con i loro stretti contatti con la mafia e la criminalità organizzata. In confronto all'Italia l'America è un Paradiso. Certo è un Paese con tanti problemi e contraddizioni ma tutto funziona bene, la corruzione è praticamente inesistente, la disoccupazione è a livelli bassissimi. Chiunque riesce a condurre un'esistenza più che dignitosa. Da dove nasce quindi questo scontento, questa insoddisfazione, questa rabbia? Ancora devo capirlo bene, e non è facile perché vivo in una zona fortemente democratica e quindi se c'è qualche lettore che vive nelle zone che hanno sostenuto con forza Trump, mi faccia sapere. L'idea basilare è che probabilmente negli anni le condizioni economiche degli Americani sono peggiorate e se da una ipotetica scala del benessere da 1 a 10 in Italia siamo passati in breve tempo da 7 a 4, in America sono passati da 10 a 7. Sempre un ottimo voto, 7, ma se prima erano a 10...
Comunque ora Trump è il Presidente e piaccia o no bisogna accettarlo. Sono preoccupato? Non so, è presto per dirlo anche se su alcuni punti mi dà stranamente più fiducia lui della Clinton. Soprattutto in politica estera. Trump sembra più isolazionista e meno interventista della Clinton e forse è un bene. Ad essere  sincero non penso che abbia l'esperienza adatta a un ruolo così importante e sembra quasi che neanche lui si aspettava di essere eletto. Ora deve imparare in fretta e attorniarsi di validi collaboratori (come Giuliani ad esempio, che non mi dispiacerebbe affatto). Nel frattempo montano le proteste nelle città ma  dopo lo shock e la rabbia, i democratici dovrebbero accettare il risultato. Sono le regole della democrazia e non accettarle vorrebbe dire offendere la volontà di altri 59 milioni di Americani che sicuramente non sono tutti pazzi, volgari o razzisti.  Se lo hanno votato in massa ci devono essere delle ragioni.  La presidenza di Trump è sicuramente un evento epocale che cambierà l'America e il mondo intero. Saranno anni interessanti e ci sarà da divertirsi.



domenica 23 ottobre 2016

Black Mirror

In questi giorni ho fatto un binge watching di una serie tv che è diventata subito una delle mie preferite: Black Mirror.
E' una serie britannica che va in onda su Netflix ed è composta per ora da tre stagioni: 3 episodi nella prima, 3 nella seconda e 6 nella terza. Ogni episodio è auto-conclusivo ed è legato agli altri per il tema del nostro rapporto con la tecnologia in un prossimo futuro.
E' una serie  molto cinica che fa riflettere. Siamo prossimi ad un futuro in cui diventeremo, per nostra volontà, sempre più schiavi di internet, dei selfie, dei likes, degli smartphones, dei social media, dei videogame e della realtà virtuale? Pare proprio di si.
Gli episodi estremizzano alcuni comportamenti e manie di oggi che e a come potrebbero renderci nel giro di pochi anni, in un prossimo futuro. Guardare alcuni episodi ci fa quasi vergognare di essere quasi arrivati a questo grado di freddezza, insensibilità, superficialità e disumanità.
In un episodio viene raccontata la storia del rapimento della principesse inglese e ila richiesta del rapitore tramite un video su YouTube: il primo ministro deve avere un rapporto sessuale in diretta tv con un maiale entro le 4 pm. Se non lo farà, la principessa verrà uccisa. A niente serve alle autorità vicine al Premier eliminare il video su Youtube dopo pochissimi minuti perché il video è gia diventato virale ed è passato già su altri social media e canali televisivi. Il premier deve decidere cosa fare, sotto la spinta dei media.
In una altro episodio c'è un mondo in cui ognuno di noi può dare un voto con il cellulare alle altre persone, anche quelle sconosciute, che passano per strada e che magari sono gentili o scortesi con noi. Il voto è da 0 a 5 stelle e chi ha raggiunto una media alta, oltre il 4, ha accesso a molti vantaggi.
Chi ha una media bassa, viene prontamente emarginato. Ma anche chi ha una media può  perdere punto e scendere velocemente verso l'abisso sociale.
C'è poi l'episodio in cui un personaggio animato, Waldo, critica aspramente e con toni volgari e aggressivi un politico candidato alle elezioni locali. Waldo diventa popolare grazie alla voce e ai discorsi del ragazzo che sta dietro di lui e diventa incredibilmente uno dei candidati delle elezioni. E' un simbolo dell'antipolitica e appoggiato dal suo staff televisivo. A un certo punto uno di questi sostiene che in futuro non ci sarà più il tramite dei politici, basterà solo un accesso internet e si potrà si potrà votare direttamente da casa. Democrazia diretta, insomma. Ricorda qualcosa?
C'è poi l'episodio di una ragazza che non riesce a superare la morte del suo ragazzo e ricorre a un programma molto avanzato che  ricrea la sua personalità e la sua voce dopo aver analizzato e rielaborato tutto ciò il ragazzo ha pubblicato in rete e dopo aver ascoltato molte sue registrazioni in video. La sua ragazza ritrova la felicità parlando per ore con il suo ragazzo (virtuale) prima al telefono, poi... E in un altro episodio alcune persone vengono riprese a loro insaputa tramite le telecamere accese dei loro portatili mentre si masturbano o hanno rapporti con una prostituta e vengono poi ricattati tramite text messages a compiere azioni illegali.
Non voglio spoilerarvi gli episodi. E' una serie che vi consiglio vivamente. E' stata definita "Twilight Zone for the digital age" e sta conquistando consensi di molti critici specializzati e milioni di spettatori. Se amate le storie distopiche in cui la tecnologia potrebbe renderci sempre più schiavi e meno umani e se volete dare uno sguardo a questo futuro, questa serie fa sicuramente per voi. Parafrasando il sottotitolo, ironico, della serie The future is NOT bright.

Terzo dibattito presidenziale: Trump vs Clinton

E veniamo al terzo e ultimo dibattito presidenziale, di pochi giorni fa. Inutile fare un riassunto o descrivere le differenze e i punti discussi dai due candidati, sapete già tutto, i media americani e quelli italiani hanno seguito questo dibattito con molta attenzione. Mi concentrerò su una singola frase detta da Trump.  Alla domanda se accetterà l'esito delle elezioni,  il magnate ha risposto: "I'll tell you at the time. I'll keep you in suspense". E quando l'intervistatore gli ha ricordato che uno dei valori della democrazia americana è accettare un'eventuale sconfitta, deporre le armi e unirsi attorno al vincitore, il nuovo Presidente, per il ben del Paese, Trump non ha fatto marcia indietro, e ha riposto ancora: "I'll keep you in suspense".
Ecco il video:




Avrebbe potuto dire un semplice: Certamente accetterò l'esito del voto e se Hillary vincerà le farò i miei auguri sperando che possa risolvere i problemi del Paese. E invece no. Ha risposto come un bambino viziato,  in sostanza: se vinco io va bene, se vince lei probabilmente sarà a causa di irregolarità e brogli. Ovviamente anche se aveva detto alcune cose sensate a inizio dibattito, i media si sono concentrati su questa frase, CNN in primis. Qualcuno ha anche provato a dire, a fine dibattito, non a torto, che anche i democratici in un certo senso contestarono l'esito delle elezioni quando Bush strappò la Florida per poche centinaia di voti e divenne Presidente grazie ai voti elettorali di quello stato. I democratici richiesero un ricontaggio, è vero, ma Al Gore non disse prima delle elezioni che se avesse perso sarebbe stato a causa di elezioni probabilmente truccate.
Gli Americani sono molto sensibili su questo tema, non si possono mettere in dubbio le istituzioni cardine della loro democrazia, è come una religione, non si scherza sulla democrazia e non si può dubitare che le elezioni possano venire truccate come in qualsiasi paese dittatoriale. Se anche ci fosse un fondo di verità, o un sospetto più che fondato, bisogna tenerselo per se a meno che non ci siano prove evidenti. Trump non avrebbe dovuto giocare così con la sensibilità degli Americani e credo che le sue ultime speranze siano finite in quell'istante.

I tre dibattiti presidenziali sono stati molto "Italian style" con i candidati che alzavano la voce uno sull'altro, con attacchi personali che lasciavano poco spazio alla descrizione dettagliata dei programmi, le ingiurie, le minacce e i toni molto accesi se non aggressivi ed esasperati. Tutto a svantaggio degli Americani.
I media, è evidente, hanno parteggiato per Hillary in alcuni casi anche troppo spudoratamente.
E le donne che hanno dichiarato di essere state molestate anni fa da Trump mi hanno fatto pensare che qualcosa che c'è qualcosa che non va anche nella grande democrazia americana.  Perché sono uscite allo scoperto solo ora e non lo hanno denunciato prima? Perché a poche settimane dalle elezioni? Accuse di molestie ad orologeria?
Comunque Trump non è presentabile anche perché è ormai evidente che se anche riesce ad essere pacato e sereno e a dire cose sensate nella prima mezz'ora di dialogo,  prima o poi esce fuori la sua vera natura e allora sono problemi. Ve lo immaginate a colloquio con un importante capo di Stato? Prima o poi se ne esce fuori con una delle sue frasi e crea un crisi diplomatica.
Hillary è sicuramente tra i due la più presentabile anche se non scalda i cuori e potrebbe rivelarsi più pericolosa di Trump. In effetti non è che abbia mostrato molta trasparenza in passato.

L'8 novembre è alle porte e se non ci sono sorprese avremo il primo presidente donna della storia Stati Uniti donna. Sarà molto interessante. Dovremmo stringerci attorno a lei e augurare il meglio per questo Paese. Speriamo bene.


lunedì 10 ottobre 2016

Secondo dibattito presidenziale: Trump vs Clinton

Ieri ho visto in diretta sulla CNN l'attesissimo secondo dibattito tra Trump e Clinton.
Premetto che non mi convince né Trump né Clinton. E premetto che Trump secondo me ha detto delle cose disgustose nel famoso video di cui tutti stanno parlando e che ha probabilmente messo fine alle sue speranze di diventare Presidente. Trump è per me un candidato pericoloso, arrogante, ignorante, con poca esperienza e inadatto al ruolo di Presidente. Non mi piace, ma non mi piace neanche Hillary.
Ma vorrei fare due o tre considerazioni, controcorrente.
Il video in cui Trump si vanta di poter trattare le donne come gli piace con parole disgustose  risale al 2005, ben 11 anni fa. Perché è uscito fuori solo ora, a poche settimane dalle elezioni, con questo tempismo perfetto? Forse i media intervengono solo quando si candida un personaggio che a loro non piace? Altrimenti quei video possono restare nascosti per sempre? Forse i media vogliono influenzare le elezioni? Ovvio.

Veniamo ad dibattito. In realtà a poche ore prima dell'inizio pensavo che Trump si sarebbe fatto da parte. Troppo difficile riuscire a riconquistare la fiducia del partito e di tanti Americani che lo hanno comprensibilmente abbandonato. Invece si è presentato al dibattito.
Ora Hillary e gli intervistatori lo massacrano, pensavo. E invece Trump è partito col piede giusto, scusandosi a suo modo (avrebbe potuto fare di meglio) e poi passando al contrattacco. Non so, forse è perché mi aspettavo di vederlo al tappeto dopo pochi minuti ma mi è sembrato prendere confidenza minuto dopo minuto e ha infatti messo più volte Hillary in difficoltà.
Poi è arrivato il momento dello scandalo delle email e uno scambio verbale che molti hanno commentato ma che pochi hanno davvero ascoltato in diretta. Ascoltate bene:


In sostanza Trump ha detto che se diventasse presidente farebbe indagare sullo scandalo delle email di Hillary e Hillary ha risposto che è contenta che Trump non si occupi della legge di questo Paese. E Trump ha chiuso lo scambio con una battuta, ripeto una battuta: Perché altrimenti saresti in carcere.
Approvazione da parte del pubblico e Anderson Cooper che chiede di stare in silenzio.
Torno dopo su questo scambio.
Poi si è discusso di tante altre cose e nessuno ha prevalso o convinto con argomentazioni concrete ma non è facile parlare di programmi quando il dibattito è un vero e proprio scontro personale senza esclusione di colpi.
Alla fine però c'è stata una domanda particolare, spiazzante per entrambi: cosa rispetti del tuo avversario? E anche in questa occasione paradossalmente mi è sembrato migliore Trump.


Hillary ha risposto che rispetta i suoi figli. Un pò come a dire, non riesco a trovare niente in lui che meriti rispetto, se proprio devo scegliere qualcosa dico quindi i suoi figli.
Trump, invece, a sorpresa e più elegantemente, ha risposto dicendo che ciò che rispetta di Hillary è che non si arrende mai ed è una lottatrice.
A fine dibattito ho ascoltato per una mezz'ora i commenti dei giornalisti della CNN.
Due cose mi hanno colpito.
La battuta di Trump, Altrimenti saresti in galera, è stata totalmente travisata. Forse di proposito.
Secondo i commentatori Trump avrebbe minacciato la Clinton. La battuta Altrimenti saresti in galera (condizionale) è stata traslata ad arte usando il presente e il futuro.
Se Trump diventa presidente vuole mettere/metterà Clinton in carcere. Trump minaccia Clinton. Trump come quei dittatori che vincono le elezioni e mettono in carcere l'avversario politico.
E hanno scomodato anche Hitler con dei parallelismi assurdi.
Really? Avete dedotto tutto questo da una semplice battuta? I media...
Poi è arrivato il momento del sondaggio della CNN: chi ha vinto il dibattito? Pensavo, beh dai, è chiaro, ha vinto Trump. Non me lo aspettavo, spero non diventi presidente, però questo secondo dibattito lo ha vinto lui. Ha messo spesso Hillary in difficoltà.
Ma arrivano i risultati del sondaggio e...Hillary batte Trump: 57% a 34%. Really? Ma dove li avete presi i votanti? Posso anche concepire un 50% a 50% ma questo risultato così schiacciante mi puzza di faziosità. Il dibattito l'ho visto tutto in diretta e in inglese, non mediato dai commenti dei giornalisti e tutta questa prevalenza di Hillary onestamente non l'ho percepita.
La cosa interessante è che poi anche i vari quotidiani italiani online hanno ripreso il sondaggio della CNN e quindi ora anche per tutta Italia Hillary ha vinto il secondo dibattito....57% a 34%.
Sarà, forse ho visto il dibattito in un'altra dimensione, quella in cui i media non sono di parte.
Se ha vinto Trump o Clinton non saprei dirlo, ho una mia idea ma saranno gli Americani a giudicare. Più facile è capire chi ha perso. I media, un'altra volta.

domenica 2 ottobre 2016

La pizza è servita!

Prima o poi sarebbe arrivata: la pizza ATM. La pizza che può essere ordinata tramite touchscreen senza pizzaioli e senza cassieri. Si striscia la credit card, si scelgono gli ingredienti, e per pochi dollari in  soli tre minuti si può portare a casa una bella pizza croccante e genuina. Lo so che vi sta già venendo l'acquolina in bocca, amici italiani.
E' la prima pizza ATM degli Stati Uniti è stata installata poche settimane fa alla Xavier University di Cincinnati, in Ohio. E' attiva 7 giorni su 7, 24 ore su 24, 364 giorni all'anno perché un giorno anche la pizza machine deve riposare. Gli studenti del campus sono contenti perché ora possono ordinare la pizza a qualsiasi ora del giorno e della notte. Finora avevo visto ATM per acquistare i prodotti più disparati: classiche bevande, barrette di cioccolato e snacks, ai DVD, i videogiochi, sacchetti di ghiaccio e persino prodotti Apple ma si tratta sempre di prodotti finiti. La pizza ATM è il primo prodotto che viene preparato al momento.
Stavo concludendo il post con poche righe per far risaltare ancora una volta una differenza tra gli Americani di bocca buona e gli italiani maniaci del cibo genuino ma poi cercando un video da inserire alla fine ho scoperto che in realtà...la pizza ATM è gia attiva anche in Europa...e da ben 14 anni! Per una volta siamo noi ad aver introdotto una bestemmia culinaria? Vi prego confermatemi che in Italia non esiste!



sabato 1 ottobre 2016

Amanda Knox

Amanda Knox è il nuovo attesissimo film-documentario di Netflix. Sono sicuro che farà discutere. Ecco il trailer:


Ripercorre la storia dell'omicidio di Meredith Kercher e i processi che portarono alla condanna in primo grado e all'assoluzione in appello di Raffaele Sollecito e Amanda Knox. E' molto interessante e abbastanza oggettivo perché non prende le parti di Amanda come altri documentari avevano fatto in passato. Inoltre i protagonisti non sono attori ma i veri Amanda, Raffaele e tanti altri che rispondono alle domande fornendo la propria versione dei fatti.
La mia opinione sull'omicidio e i processi  che seguirono è che gli investigatori di Perugia commisero molti errori che gli impedirono di trovare una prova schiacciante. Sembrava che ne avessero trovata una, il coltello con il DNA di Amanda e quello di Meredith, ma dopo un'ulteriore perizia risultò che il DNA poteva non essere quello di Meredith e quindi la prova perse valore. E portò alla scarcerazione in appello.
Ho notato in tutti questi anni tra i processi di primo grado e quello di appello che molti media americani si sono dichiarati totalmente convinti dell'innocenza di Amanda e contro il sistema giudiziario italiano descritto quasi come una barzelletta o alla meglio un sistema antiquato e poco affidabile. A un certo punto si vede anche una breve dichiarazione dell'onnipresente Donald Trump che incita gli Americani a boicottare l'Italia e non andare più in vacanza nel nostro Paese. La risposta del legale italiano di Rudy Guede, che rievoca quei mesi e quegli attacchi, è stata davvero da antologia: Mi dispiaceva che (i media americani) volevano darci lezioni di diritto. Quel luogo, il nostro tribunale, nel 1308 era la sede della prima facoltà di legge in Europa. In America, nel 1308, forse disegnavano i bisonti nelle caverne. 
Ho sempre ammirato la velocità e l'efficienza della giustizia americana e ho sempre criticato la lentezza e la scarsa efficienza della giustizia italiana ma in questo caso la difesa acritica di Amanda mi è sembrata piuttosto ridicola e devo dire che mi è piaciuta la risposta del legale. Facciamogli abbassare la cresta una volta ogni tanto a questi tromboni americani iper-patriottici.
Comunque come tutti sapete alla fine Amanda e Raffaele sono stati dichiarati innocenti e molti in America hanno gioito per la libertà della loro concittadina, asserendo che non si poteva certo condannare una persona con queste prove poco chiare. Giusto, corretto, niente da eccepire.
Vorrei porre solo alcune domande che molti Americani che sembrano averle rimosse dalla loro mente.
Come mai Amanda dichiarò  di aver dormito a casa di Raffaele e a un certo punto Raffaele disse che in realtà non aveva dormito da lui?
Come mai Amanda accusò Patrick Lumumba che si rivelò poi innocente e con un alibi di ferro?
Amanda disse che durante l'interrogatorio era stanca, sotto shock, confusa. Poverina, ma io mi chiedo: e tu sei stanca e all'improvviso accusi una persona a caso, un innocente?
Si è comportata sicuramente in modo strano, sospetto, da persona che vuole nascondere qualcosa e togliere da sé le accuse puntando il dito su altri. Ci sono tante altre cose che non tornano nelle dichiarazioni di Amanda ma alla fine è stata messa in libertà e forse la verità non la scopriremo mai. With Liberty and Justice for All.

giovedì 29 settembre 2016

Maybe because he is not as rich as he says he is

Ciao a tutti, vorrei soffermarmi su un brevissimo passaggio che mi ha colpito durante il primo dibattito tra Trump e Clinton. E' uno di quei passaggi che possono passare inosservati ma a me, da italiano ha fatto pensare.
A un certo punto Hillary sferra un pesante attacco a Trump e parla delle sue dichiarazioni dei redditi e si domanda, a 0.23: Perché Trump non vuol far vedere i propri redditi?
E suggerisce alcune ragioni per metterlo in cattiva luce.


Ora, concentratevi solo sulla prima ragione:
Maybe because he is not as rich as he says he is.
Forse perché non è così ricco quanto dice di essere.

Quindi, come penso ormai da tempo, per gli Americani una persona che si dice ricca sta in pratica dicendo di essere una persona in gamba. E scoprire che quella persona non è poi tanto ricca come voleva far credere vuol dire che la persona non è così in gamba come voleva far credere. Ricco vuol dire virtuoso. Persona da ammirare. Che magari ha creato qualcosa a partire da zero. Un self-made man.
In Italia nessun candidato politico si vanterebbe di essere ricco e se lo fosse cercherebbe di nasconderlo. Vi ricordate Marchini che prima delle elezioni a Roma parcheggiava (leggi: nascondeva) la sua Ferrari nel garage per poi andare in giro con la propria utilitaria per far colpo sugli elettori? La mentalità di origine catto-comunista ancora molto radicata in noi suggerisce che il ricco puzza di disonestà e ingiustizia: se ha raggiunto un certo benessere avrà sicuramente fatto qualcosa di poco lecito e a discapito della comunità. Non è certo un esempio da ammirare. Meglio prenderne le distanze e guardarlo con sospetto.

Primo dibattito presidenziale: Trump vs Clinton

Pochi giorni fa, come tutti sapete, c'è stato il primo attesissimo dibattito presidenziale tra Hillary Clinton e Donald Trump. Chi ha vinto? Gli Americani. Ma loro neanche sanno quanto sono fortunati rispetto ai cittadini di un Paese a caso, diciamo...l'Italia? L'equivalente della sfida presidenziale americana da noi sono le elezioni politiche e quindi la sfida tra i due candidati Premier.
Ecco, io ricordo solo pochi dibattiti negli ultimi 20 anni, se spremo le mie meningi mi viene in mente  solo un Berlusconi vs Occhetto e forse un Berlusconi vs Prodi ma poi niente più perché è diventata tradizione per candidato in vantaggio nei sondaggi di evitare il faccia a faccia all'americana perché, questa è la logica, se sei in vantaggio e fai il dibattito puoi solo rischiare di perdere punti. E quindi a cosa serve un dibattito civile per esporre il proprio programma e far risaltare le differenze con l'avversario? Non è certo necessario mostrare agli elettori questa forma di rispetto. E gli elettori alzerebbero le spalle e voterebbero ugualmente senza un minimo di indignazione. Eh poi negli ultimi anni neanche si elegge più il Premier, direttamente, perché viene candidamente imposto dall'alto. Lasciamo perdere e torniamo al dibattito americano. Donald vs Hillary. Chi ha convinto di più? Direi Hillary. E questi sono i miei voti: Donald - 5.5. Hillary - 6.5. Trump sotto tono e un pò emozionato, Clinton sicura e preparata.
Trump ha iniziato bene con un tema che sta a cuore agli Americani: riportare le aziende in Usa per creare nuovi posti di lavoro. La ricetta di Hillary è meno romantica e patriottica: creare investimenti alzando le tasse ai ricchi. Ho l'impressione che l'idea di Trump, utopistica o meno, susciti più simpatia. Si è parlato poi di molti altri temi e sono anche volate le inevitabili accuse. Trump ha tirato fuori lo scandalo delle email di Clinton, Clinton ha tirato fuori la storia delle Income Tax Returns di Trump ovvero le dichiarazioni dei redditi che il milionario non ha la minima intenzione di mostrare agli Americani. Hanno parlato dei problemi delle armi e degli scontri tra comunità Afro-Americane e poliziotti. E  sulla criminalità Trump è sembrato più duro con il suo Law and Order mentre la Clinton è sembra preoccupata dei pregiudizi di molti poliziotti verso alcune comunità come quella degli Afro-Americani. In tema di razzismo Hillary ha accusato Trump di non aver dato in affitto alcuni appartamenti a degli Afro-Americani nel 1973. Sono passati poi ai rapporti con la Russia con i quali Trump sembra già grande amico, la sua stima per Putin è ormai nota e Clinton ne è sembrata preoccupata. E hanno parlato di ISIS, di collaborazione con gli islamici, di Nato e armi nucleari. Molti gli argomenti trattati per forza di cose non molto approfonditi ma il dibattito è servito e le differenze sono risultate evidenti. Devo dire però che mi ha stupito anche il fatto che in molte occasioni uno si è detto d'accordo con le idee dell'altro e dal mio punto di vista italiano questo è davvero strano perché da noi nessun candidato Premier si è mai detto a favore di un punto del proprio avversario. Ma Italia e Usa sono Paesi molto differenti e lo si nota anche da un piccolo particolare, beh uno di quelli che forse noto solo io soffermandomi a pensarci per ore. I candidati americani fanno il dibattito stando in piedi. Danno un'idea di energia, forza, dinamismo, resistenza, pragmatismo.  I candidati italiani fanno il dibattito....comodamente seduti. Eh siamo così, attaccati alla sedia anche già a partire dalla serata del dibattito. Su questo vogliono essere chiari. E su questo sono concordi.

martedì 20 settembre 2016

It's podcast time

Dopo un alcuni post dal sapore acidognolo oggi vorrei dare qualche consiglio a chi ha intenzione di imparare l'inglese Americano prima di fare un'esperienza negli Stati Uniti.
Probabilmente molti di voi hanno studiato il British English a scuola ma vi garantisco che è molto diverso dall'American English. Se è vero che per quanto riguarda i vocaboli e la grammatica le differenze sono poche,  è anche vero che per la pronuncia c'è un abisso.
Ho vissuto per alcuni mesi a Londra, dopo aver vissuto per anni in Usa e, credetemi, spesso non riuscivo a capire quando mi parlavano!  E se mi parlava uno scozzese la situazione era ancora più tragicomica, come un calabrese di fronte ad un veneto. Forse molti di voi guardano film e serie TV americane in lingua originale, e questo è un ottimo metodo per fare l'orecchio all' Americano. Ed è un consiglio che danno in molti. Io vorrei invece consigliare un altro metodo, ancora usato da pochi, finora: il magico mondo dei Podcast.
Lo so, lo so, tutti avete uno smartphone e sapete di cosa si tratta ma avete davvero esplorato questo universo? Io lo conosco da poco e ho scoperto che qui negli Stati Uniti ci sono Podcast davvero per tutti i gusti e sugli argomenti più disparati: scienza, cultura, storia, politica, musica, viaggi, letteratura, storie a puntate come serie TV. E' il trucco è proprio questo, imparare ascoltando qualcosa legato ai vostri interessi. Andate su search e rimarrete stupiti da cosa riuscirete a trovare.
Cuffiette a letto, luci spente e un bel podcast di un'oretta prima di prendere sonno. Funziona. Vi sveglierete parlando americano.
Ne ascoltate già qualcuno in particolare? Fatemi sapere.
Nel frattempo, se vi interessa vi  segnalo alcuni tra i miei  Podcast preferiti:

Lore: storie sul folklore (lore vuol dire  infatti folklore), superstizioni, creature misteriose, eventi tragici e luoghi particolari. Sta riscuotendo un grandissimo successo e si sta già pensando a una Serie TV
Myths and Legends: storie della mitologia e folklore di qualsiasi tempo e luogo
Stuff you should know: argomenti più disparati come ad esempio Come funziona l'LSD? Il Body Language. Storie vere sul cannibalismo. Cosa erano i Freak Show? 
Ted Radio Hour: E' un podcast dalla National Public Radio che ho scoperto da poco. Ogni puntata dura circa un'ora e tratta un argomento specifico tratto da conferenze di speakers molto interessanti. Alcuni argomenti trattati: La fontana della giovinezza. Noi e gli animali. Di cosa abbiamo paura? Cosa è la bellezza? La fonte della creatività.

Buon ascolto a tutti!

Autobus all'estero e in Italia

Giorni fa ascoltavo un vecchio podcast della mitica trasmissione radiofonica La Zanzara e si discuteva, tra le tante cose, del problema della mancanza dei controllori sugli autobus romani.
L'argomento mi interessava perché sono salito sugli autobus di molti Paesi (tra cui Usa, UK, Irlanda) e ho potuto constatare alcune differenze con quelli del caro Bel Paese.
E così riflettevo: perché la mancanza di controllori in Italia dovrebbe essere un problema? All'estero neanche esistono i controllori! Ho iniziato a scervellarmi e dopo molte ore di intenso lavoro intellettuale ho concluso: ho capito! All'estero non ci sono controllori perché tutti pagano il biglietto!
E perché in Italia (molti) non lo pagano? Molto semplice: perché si consente ai furbi di prosperare. Per inefficienza, disorganizzazione, scarso senso civico.
All'estero,  infatti, gli autobus hanno solo due porte, quella anteriore dove c'è il conducente e quella centrale. Quando il conducente apre le due porte chi esce usa la porta centrale e chi entra usa la porta anteriore. Semplice, chiaro, cristallino. Tutti pagano il biglietto all'entrata o meglio il 99% delle persone entra già con la tessera magnetica ricaricabile, una strisciata veloce alla macchinetta sotto gli occhi del controllore e ci si può accomodare. Lo strisciaggio della carta è davvero velocissimo e lo si fa praticamente camminando. Nessuno cerca di entrare dalla porta centrale perché intralcerebbe gli altri passeggeri che stanno scendendo e inoltre, dettaglio non da poco, questi non la prenderebbero  proprio tanto bene. Quindi nessuno entra dal centro. Se qualcuno, magari mezzo ubriaco volesse provare ad entrare di corsa dalla porta anteriore e andarsi a sedere senza pagare il biglietto verrebbe richiamato dal controllore che darebbe al furbetto solo due opzioni: Amico mio, o paghi il biglietto o esci dall'autobus. Gli altri passeggeri, impazienti, darebbero una mano al controllore.


Gli autobus italiani hanno generalmente 3 porte che si aprono tutte contemporaneamente.
Venghino Signori. 

Entrate come, dove e quando volete. 
Il biglietto? Ma noi ci fidiamo di voi. 
Le macchinette sono ovunque sul bus, obliteratelo pure voi stessi. 
A prima vista questa diversità non ha una logica precisa ma in realtà può essere spiegata con l'ausilio dell'evoluzione e della genetica. La razza del Bus Italicus si è evoluta in un arco di tempo di alcuni decenni pressappoco così:
Inizialmente tutti entravano dalla porta anteriore ed uscivano da quelle laterali. Poi all'improvviso, per una strana mutazione genetica, tutti hanno iniziato ad entrare dalle porte laterali, in massa, prepotentemente, fregandosene dei passeggeri che scendevano. Gli autisti, impotenti, niente hanno potuto fare contro tale aberrazione. E così anche i bus per evitare l'estinzione si sono dovuti adattare all'evoluzione e si sono muniti di obliteratrici al centro e in fondo all'autobus.
Ora mentre tolgo le vesti di Piero Angela mi chiedo: ma è così difficile nel nostro Paese far rispettare le regole del comune senso civico? Crediamo sempre di essere i più furbi del mondo e i risultati quali sono?  Nel mondo non hanno problemi e non hanno neanche bisogno di controllori che debbano salire a sorpresa sull'autobus. Da noi invece (quasi) nessuno  paga il biglietto, le casse dell'Atac sono vuote, i fondi scarseggiano ed è impossibile  comprare altri autobus e i servizi offerti sono pessimi, vecchi e fatiscenti.
E' sempre la stessa storia: più furbi, meno servizi. Più onesti, più servizi.
Ma l'onestà non può far niente contro le mutazioni genetiche. E' tutta una questione di DNA. 

sabato 17 settembre 2016

Shhhhhh, carrozza silenziosa!

Qualche giorno fa sono andato a New York in treno, con un amico. Era mattina di un giorno lavorativo e il treno era pieno di pendolari. Appena trovati due posti io e il mio amico ci siamo messi a chiacchierare ma dopo neanche due minuti un signore seduto alla nostra sinistra si è rivolto a noi chiedendoci di stare in silenzio indicandoci questo il cartello:


Eravamo infatti una carrozza "silenziosa" e non avevamo notato il cartello. In realtà poiché vado a New York o in macchina o in treno ma solo al weekend, non ero neanche a conoscenza delle carrozze silenziose. Ma quindi basta che un controllore si svegli la mattina e scriva con un pennarello su una lavagnetta che a quell'ora nella carrozza non si parla e tutti rispettano quella regola? Wow. 
Io e il mio amico abbiamo fatto un paio di battutine ma poi ovviamente ci siamo adeguati e siamo rimasti in silenzio per l'intera durata del viaggio, sonnecchiando o ascoltando un po' di musica in cuffia. L'atmosfera alla fine non era neanche tanto male e capivo il desiderio di quei pendolari che volevano semplicemente rilassarsi prima di iniziare una nuova frenetica giornata lavorativa nella Big Apple. C'era chi dormiva, chi leggeva un libro, chi ascoltava musica.  
Io durante il viaggio continuavo a pensare con stupore che qui basta un semplice messaggio di buon senso su una lavagnetta per far sì che tutti rispettino la regola e facevo ovvi paragoni con il mio Paese d'origine. E pensavo anche al signore che aveva indicato il cartello. In realtà stava ascoltando musica in cuffia e quindi a lui neanche davamo fastidio ma ha voluto intervenire affinché vedessimo il cartello e non dessimo fastidio agli altri passeggeri, in poche parole, solo per il bene degli altri.
Dico spesso che la prova con cui riesco a capire se un popolo ha senso civico è osservarlo nei piccoli comportamenti quotidiani in cui possono anche trasgredire le regole di buon senso civico perché non vengono osservati e non rischiano multe, rimproveri o reprimende. Esempio principe: automobilisti e pedoni. Se gli automobilisti danno la precedenza ai pedoni e li fanno passare sulle strisce pedonali, siamo in presenza di un popolo civile. Se non li fanno passare probabilmente siamo in presenza di un popolo con scarso senso civico.
Da oggi potrei aggiungere un altro pezzetto della mia teoria. Un Paese è civile quando i propri cittadini prima di rivolgersi alle varie autorità, poliziotti, vigili, controllori, intervengono di prima persona  per far rispettare le regole rimproverando il cittadino, pari loro, se non le stanno rispettando. Saranno anche fastidiosi a volte questi cittadini che dal punto di vista di molti di noi "non si fanno gli affari propri" però alla fine si vive meglio in una società in cui il controllo  sociale viene anche dal basso, dai cittadini come noi, da pari a pari.

Credevo che la carrozza silenziosa non esistesse in Italia, ho chiesto ad alcuni amici che vivono in Italia e mi hanno detto che non ne hanno mai sentito parlare. Forse non è molto diffusa, almeno non sui treni comuni come i regionali, e non su quelli del mio caro Sud Italia, ma ho fatto un pò di ricerca e ho scoperto che su alcuni treni esiste...beh insomma leggete qui: Area silenzio sul Frecciarossa. Silenzio...si parte! 

domenica 11 settembre 2016

September 11: quindici anni dopo

Sono passati 15 anni da quel tragico giorno che cambiò la storia. Sembra ieri. Time really flies.
Voi dove eravate, cosa stavate facendo, cosa ricordate? Vi racconto brevemente come fu la mia giornata.
In quel periodo studiavo all'università e condividevo casa con altri studenti.
Avevamo finito di mangiare ed ognuno era nella propria camera, chi a riposare, chi al pc, chi alla scrivania a studiare. Ricevetti la telefonata di un amico che mi chiese se stessi vedendo cosa stava accadendo a New York. Risposi di no e mi disse di andare subito ad accendere la tv perché due aerei si erano schiantati sulle Twin Towers ed era chiaro da pochi minuti che si trattava di un attacco terroristico. Chiamai subito gli altri coinquilini e restammo pietrificati davanti alla TV. Non riuscivamo a credere a ciò che vedevamo. Poi due di loro pronunciarono queste frasi:
Stasera compro una bottiglia di champagne per la prima volta, non mi interessa il prezzo. Bisogna festeggiare. 
E l'altro, dopo la considerazione che sembrava di assistere a un film hollywoodiano:
Beh hanno voluto imporre Hollywood al mondo? E ora si riprendano Hollywood.
Tutto questo mentre migliaia di innocenti morivano sotto il peso delle torri che collassavano.
I giorni successivi avrei capito che la macabra gioia dei coinquilini non era isolata. La mia era un'università purtroppo politicizzata, come tante in Italia, di estrema sinistra, e chi più chi meno, studenti e professori, sosteneva che Si però gli Stati Uniti se la sono cercata. Un pochino mi dispiace anche per i morti però sono quasi contento. Si dai devo ammetterlo, sono contento.
Non fu un bel periodo per me che amavo già gli Stati Uniti per essere venuto spesso qui in vacanza. Tra l'altro qui vivevano anche molti parenti e amici di famiglia e ascoltare ovunque quei discorsi antiamericani non era certo piacevole. Proprio in quel periodo decisi che appena laureato sarei venuto qui per portare un piccolo contributo da turista e poi perché no per capire se fosse stato possibile vivere in questo Paese per qualche anno.
Quindici anni dopo sono ancora qui a due passi da New York con un buon lavoro e una vita serena in un Paese che mi ha totalmente accettato e concesso il permesso di residenza permanente.
Sono contento così e mi basta. Chi odia gli Usa continuerà a farlo e non merita troppe parole. Il loro antiamericanismo è fanatismo religioso. Inutile pensarci.
In questo September 11th, 2016 tutto sembra tornato alla normalità in un Paese ferito che ha fatto  sicuramente tanti errori ma che sa anche ammetterli, non si piange addosso, e sa rialzarsi per continuare. La Freedom Tower ne è una prova, simbolica.
Cosa dire, amici? Come dicono qui: United we stand, divided we fall.
Vi saluto con queste quattro foto che ho scattato al World Trade Center poche settimane fa.
Never Forget.







sabato 10 settembre 2016

Brevi dialoghi con Americani: le tasse universitarie

Premessa: mi sono trovato spesso a parlare con italo-americani un pò antipatici che descrivono i ragazzi italiani come viziati e mammoni che restano a casa anche fino a 30 anni mentre i loro figli qui negli USA sono andati via di casa già a 18 anni per prendere la propria strada e si sono resi da subito indipendenti lavorando e pagando le tasse universitarie con le proprie forze ricorrendo a prestiti bancari.
Sugli Italiani viziati e mammoni si può discutere a lungo. Molti lo sono davvero ma molti altri non possono andare via di casa a 18 anni per due motivi fondamentali: l'università è strutturata in modo assurdo e lascia poco tempo per lavorare e poi di questi tempi è davvero difficile trovare un lavoro part time. E quando si riesce a trovarne uno la paga è ridicola. Tanto vale concentrarsi sugli studi.
Il video di Tia Taylor: Italy vs Usa - Università
E questi miei due post:
Community College vs Università italiana 1
Community College vs Università italiana 2
aiuteranno meglio a capire la differenza tra i due sistemi universitari.
Oggi chiacchieravo con una collega che si è laureata pochi anni fa in una buona università e le dicevo che poiché tempo fa ho ottenuto una laurea biennale ad un community college mi piacerebbe un giorno prendere il Bachelor's degree e quindi frequentare il 3 e 4 anno di una buona università americana.

Io: Mi piacerebbe continuare a studiare e laurearmi in una buona università americana. Dovrei quindi studiare altri due anni, seguendo corsi serali o al weekend, ma ho visto i costi delle tasse universitarie e sei sono demoralizzato. Sono altissimi. 40-50 mila l'anno o anche più.
Collega: Eh si questi sono i costi delle università.
Io: E' strano. Posso dire di avere un buon lavoro, con stipendio nella media anche se ho tante spese, come tutti, alla fine. Se in un anno riesco a mettere da parte solo poche migliaia di dollari come fanno le persone normali potersi permettere un college di 50mila dollari l'anno magari quando stanno hanno anche un buon lavoro e non sono ragazzini? Mi pare impossibile. L'università è una cosa da ricchi!
Collega (con molta naturalezza): Puoi ricorrere a un prestito con le banche.
Io: Eh si ma chi mi fa un prestito di 100mila dollari? Ma poi come funziona? Quanti interessi chiedono? In quanti anni bisogna restituirli? Tu come hai fatto?
E lei: Ehm in realtà non so bene. Per me ha fatto tutto mia madre. Dalla richiesta del prestito al pagamento.

Ah ecco, ora ho capito tutto...la mia collega  in realtà non aveva mai detto di aver pagato di tasca sua per le tasse universitarie, le ha pagate sua madre, che è una donna in carriera, e va benissimo. MA (e ho avuto altre conferme in questo periodo) vorrei solo sottolineare che spesso quando alcuni Italo-Americani ti dicono che i propri figli si sono resi indipendenti senza alcun aiuto dei genitori e sono quasi degli esseri superiori rispetto a noi mammoni italiani forse forse non ce la stanno dicendo tutta e sono loro a passargli "sottobanco" i soldi per l'affitto, la macchina e le tasse universitarie. Niente di male in tutto questo,  ci mancherebbe, ogni mondo è paese ma insomma un pò di sana diffidenza verso alcuni Italo-Americani non guasterebbe.

domenica 4 settembre 2016

Slow Tv


I film di oggi sono pieni di esplosioni, sparatorie, inseguimenti a ritmi sostenuti e vengono spesso interrotti dalle velocissime pallottole vaganti delle pubblicità che squarciano lo schermo tagliandoli a pezzi e facendo perdere la concentrazione (e la pazienza) agli spettatori.
Come se non bastasse da qualche tempo ci sono anche Facebook, Twitter, Messenger, WhatsApp
che dai nostri smartphone reclamano attenzione ad ogni ora della giornata. Migliaia di stimoli al secondo hanno fatto sì che negli ultimi anni la soglia media di attenzione umana sia scesa a 8 secondi. E la nostra mente è sempre meno libera di rilassarsi, pensare, riflettere, meditare, viaggiare con l'immaginazione.

Qualche tempo fa in Norvegia qualcuno ha pensato che era arrivata l'ora di rallentare e così nel 2009 la TV pubblica NRK mandò in onda un video molto particolare in occasione del centenario della tratta ferroviaria Bergen-Oslo: il percorso completo, ininterrotto, minuto per minuto, dal punto di vista del treno. Oltre 7 ore di video senza tagli, montaggi o musiche di sottofondo.
L'idea nacque come un esperimento e gli ideatori che si aspettavano alla meglio un'audience di poche migliaia di spettatori, rimasero sbalorditi quando vennero a sapere che il video era stato visto oltre un milione di spettatori...e in un Paese di 6 milioni di abitanti come la Norvegia era un risultato inimmaginabile.
Forti di questo successo, registrarono e mandarono in onda altri video se possibile ancora più arditi come il percorso di un battello in mare per oltre 134 ore, dei pescatori di salmone (il primo viene pescato dopo 3 ore di video), donne che sferruzzano a maglia. E anche questi vennero seguiti da milioni di spettatori.
Fu così che nacque la Slow TV la cui idea principale è quella di rallentare i ritmi e riprendere scene reali in cui non c'è niente di costruito. Niente trame, nessuna sceneggiatura, nessuna musica di sottofondo, e ovviamente nessuna sparatoria, inseguimenti, esplosioni e bombe a mano.
Pure e semplici scene prese dal mondo reale, nel loro divenire.

Qualcosa di simile si era in realtà già visto in ambito artistico quando, Andy Warhol girò il suo "anti-film" Sleep riprendendo per 5 ore e 20 minuti il suo amico John Giorno mentre dormiva. Esperimento seguito poi da Empire in cui l'artista riprese per oltre 8 ore l'esterno dell'Empire State Building.
E sul lato più commerciale-new age avevo già notato in passato che in molti negozi hanno messo in vendita Dvd con scene prese dal reale come fiumi che scorrono, cascate, pioggia nei boschi, nevicate sopra le città con l'intento di aiutare a rilassare. In realtà questi video hanno sempre un sottofondo musicale che li allontana dalla realtà e poi sono troppo statici.
I video della slow tv hanno infatti (secondo me) riscosso un grande successo anche perché hanno in sé qualcosa di "narrativo" che non li rende noiosi, almeno per spettatori un pò particolari e in cerca di qualcosa di nuovo e stimolante. Lo spettatore è curioso di vedere cosa accade. Dove uscirà il treno alla fine del tunnel? Costeggerà un paesino di campagna o dei boschi tra le montagne? Ci sarà un lago tra questi splendidi paesaggi nordici? Paradossalmente se ci pensate bene, per uno spettatore come me, stufo dei soliti film di massa, tutti uguali, possono essere più imprevedibili le scene prese dalla realtà che un film costruito con la solita struttura buono contro cattivo e la tensione che sale fino a 3/4 del film con il solito climax e la risoluzione finale. E comunque vedere anche solo qualche minuti di questi video ha davvero un effetto rilassante.

Alcuni video della Slow TV sono arrivati in sordina negli Stati Uniti già un paio di anni fa ma è solo da poche settimane che sono visibili anche su Netflix e quando qualcosa arriva su Netflix vuol dire che stanno puntando su una scommessa importante che potrebbe conquistare milioni di spettatori.
Onestamente ho forti dubbi che la Slow TV possa conquistare le masse nel Paese dell'ipervelocità e dei miliardi di stimoli al secondo però gli Americani rivelano sempre delle sorprese.
Vedremo se ne verranno conquistati, nel frattempo è interessante notare che con la Slow TV si ritorna concettualmente ai primordi della storia del cinema. Il nuovo mezzo cinematografico era stato infatti concepito anche con l'intento di riprendere paesaggi e scene della vita quotidiana e nessuno all'epoca avrebbe immaginato che il cinema sarebbe stato utilizzato per raccontare delle storie di pura fantasia.

Ad ogni modo, nell'attesa di vedere come reagirà il popolo americano a questa nuova mania proveniente dalle fredde terre di Norvegia, invito tutti a salire sul treno della Slow TV. Scendete pure quando volete e godetevi il paesaggio: semplice, puro, reale.



martedì 30 agosto 2016

Americani in Italia: Tia Taylor

Ciao a tutti, oggi vorrei inaugurare una nuova rubrica: Americani in Italia.
Questo blog è nato anche per il desiderio di raccontare come un Italiano che si trasferisce in America vive sospeso tra due culture, quella che lascia (solo geograficamente) e quella che lo accoglie.
E oltre a parlarvi di me ho anche fatto alcune interviste ad altri  giovani italiani trasferiti in America.
Penso che sia anche interessante ascoltare le storie degli Americani che si sono trasferiti temporaneamente o permanentemente in Italia.
Da quando ho cancellato il mio account Facebook (scriverò un altro post a riguardo), ho iniziato a bazzicare di più il mondo di YouTube in cerca di informazioni, notizie, documentari, curiosità e tra i tanti YouTuber interessanti ho scoperto anche tanti alcuni Americani che si sono trasferiti in Italia e raccontano le proprie esperienze e le differenze tra le due culture da un punto di vista Americano.

Sono capitato così sui video Tia Taylor, una ragazza americana che ha studiato e lavorato in Italia.
Vorrei farvi vedere due video in particolare in cui parla in modo interessante e molto dettagliato di due aspetti di cui ho trattato spesso anche io sul blog. Università e Sistema Sanitario: pregi, difetti e differenze. Enjoy!

Università: Italia e Usa



Sistema Sanitario: Italia e Usa


venerdì 19 agosto 2016

Attenti al cane!

Oggi un collega a pranzo ci raccontava che giorni fail cagnolino di sua madre si è rotto il lineamento crociato e lo hanno dovuto portare dal veterinario. Dovete sapere che, anche se a noi italiani può far sorridere, negli Stati Uniti anche gli animali vengono assicurati. La sanità costa anche per le cure dei nostri amici a quattro zampe e quindi meglio assicurarli per evitare spese astronomiche in caso di un'operazione, anche se...
Il veterinario ha consigliato di operare il cagnolino. Costo dell'operazione: $ 4,000.  L'assicurazione ha coperto solo una parte, come sempre, non so in base a quale cavillo, comma o sottocomma. Ma dopo il danno la beffa perché dopo un paio di giorni il cagnolino, che ha nove anni e quindi vecchietto, e con una zampa gia indebolita e dolorante, si è rotto anche l'altro crociato. Altra operazione e altri $ 4,000. L'assicurazione però non ha coperto per la seconda operazione, neanche un centesimo perché a quanto pare quando un cagnolino si rompe un lineamento crociato, se succede un'altra volta nel giro di un anno, l'assicurazione non paga. Deve insomma rimettersi in forma e dopo un anno se accade di nuovo l'assicurazione interviene coprendo parte dell'operazione.
Una mia collega, americana, per rincuorare il collega gli ha detto: e per fortuna che hai iniziato ad assicurarlo tempo fa e hanno coperto parte della prima operazione perché vista la sua età se avessi provato ad assicurarlo a nove anni non avrebbero neanche accettato.
Ora io mi chiedo e chiedo a voi lettori: se capitasse una cosa del genere in Italia, quanto costerebbe l'operazione? Secondo me con i costi all'americana nessuno avrebbe un cane. Quattromila dollari? E chi ce li ha sul momento per un'emergenza? Pochi.
A me sembra che qui anche la salute degli animali sia un business lucroso. Non ho mai sentito di così tante operazioni a gatti e cani da quando sono qui. Non è che forse  forse i veterinari americani sono bravi a convincere i padroni che un'operazione è sempre la soluzione ideale? Oppure siamo noi in Italia che molto spesso lasciamo soffrire i nostri amici e decidiamo di non ricorrere a nessuna operazione? Non è possibile che in Italia nessuno dei miei amici abbia mai fatto operare un cane, forse un caso su cento, mentre qui prima o poi quasi tutti devono ricorrere a questo estremo rimedio. Ad ogni modo, anche queste sono differenze culturali, forse è un altro business, forse è un modo diverso di amare gli animali. In attesa di risposte credo che sia meglio  dare un consiglio, scherzoso, agli amici Americani: Spostate il cartello, rivolto all'interno. "Attenti al cane!"...con i prezzi che corrono...

domenica 14 agosto 2016

Brevi dialoghi con Americani: la crisi italiana

Ancora oggi, parlando con Americani o Italo-Americani, basta un breve dialogo, un sorriso, un'espressione facciale o un commento che risaltano alcune interessanti differenze culturali.

Giorni fa chiacchieravo con un signore Americano che vive nel New England, tecnicamente un Italo-Americano perché è emigrato dall'Italia quando era appena ragazzino, e si parlava della crisi economica in Italia.
Sarà - mi ha detto- però ogni volta che vado in vacanza noto che i prezzi sono davvero bassi. Mi hanno affittato una casa per un mese, al paese, a solo poche centinaia di euro. Ed è una casa molto grande! E anche al ristorante...ogni volta che vado, con 20-30 euro mangio davvero tanto e bene. Qui in America quei prezzi puoi solo sognarteli. Devo spendere almeno cento dollari per mangiare così bene. Lo sai anche tu, no? Io penso che si viva bene in Italia con questi prezzi, anche se c'è una crisi.
- Si- ho risposto - i prezzi possono sembrare bassi a un americano però devi considerare che sono prezzi di un piccolo paese del sud e poi in Italia lo stipendio medio si aggira sui 1200 euro al mese. 
- 1200 euro?  - ha risposto incredulo, strabuzzando gli occhi.
- Eh certo, pensavo che lo sapessi, in alcuni casi anche meno. Non so oggi, ma fino a pochi anni fa gli stipendi dei giovanissimi si aggiravano su quella cifra se non meno. Sono pochi i ragazzi che guadagnano sui 1500-2000 euro soprattutto appena trovano lavoro.  E con quegli stipendi la vita non è poi così economica quanto può sembrare a un americano.
- Si ma come si fa a vivere con 1200 al mese? Ma anche i professori? E gli impiegati?
Non riusciva proprio a crederci. Ma allora come fanno tutti quei giovani che vedo sempre ai bar, in pizzeria, sempre in giro per strada, in vacanza al mare. Dicono che c'è la crisi e mi aspetterei di vedere depressione o infelicità nei loro volti e invece sono sempre tutti felici, tutti in giro che fanno tante attività,  fanno sport, vanno in vacanza. Senza problemi. E come fanno? Dove li prendono i soldi? Ad esempio un mio nipote che dice sempre che non c'è lavoro quest'anno se ne va in vacanza in Grecia. Ma come fa?
 In effetti questa è una domanda e un mistero che attanaglia molti italo-americani.
 - Non saprei - ho risposto - se proprio non lavorano da tempo, saranno soldi dei genitori. Oppure lavorano saltuariamente e stringono la cita per un anno e riescono a mettere da parte i soldi. Non dimenticare che molti ragazzi vivono con i genitori e non pagano vitto e alloggio e quindi possono mettere da parte con più facilità.
- Sarà, - ha risposto dubbioso - forse è  proprio così.  Però vedi, in Italia - ha aggiunto - in Italia non si trova lavoro e se lo trovi ti pagano poco però la gente è felice, soprattutto i ragazzi. Non si fanno mancare niente e vivono la vita. A cosa serve questa nostra corsa  americana a guadagnare sempre di più, a lavorare come pazzi fino alla sera e a volte anche il weekend, e a fare tanti soldi e ad avere solo pochi giorni di vacanza all'anno? La qualità della vita non è data dal lavoro o dai soldi. Che dici?
Sarà - ho risposto dubbioso, facendogli eco -  forse è  proprio così. 

venerdì 5 agosto 2016

Stranger Things

Ciao a tutti, oggi vorrei consigliarvi una nuova Serie Tv che sta riscuotendo un grandissimo successo qui negli Stati Uniti e, che se ci vedo bene, diventerà presto una serie cult: Stranger Things. E' uscita da un paio di settimane su Netflix ed è composta da 8 episodi. Non so se sia già visibile su Netflix Italia in Inglese o in Italiano. Qui comunque si parla già di una seconda stagione.
Non voglio spoilerare troppo e vi dico solo che se eravate ragazzini negli anni 80, sicuramente amerete questa serie. E' ambientata nel 1983 ed è un mix tra Steven Spielberg, Stephen King e John Carpenter. Tanti sono gli omaggi, quasi delle vere e proprie "citazioni cinematografiche", a ET, Goonies, Explorers, It, Alien. E anche una più recente, che non è stata colta da molti, di un film meno noto che a me è piaciuto moltissimo: Under the Skin. La storia è ambientata ad Hawkins in Indiana e i protagonisti sono tre ragazzini alla ricerca di Will, il loro amico scomparso misteriosamente e poi ritrovato morto in un lago. Ma in questa serie niente è ciò che sembra. Ai tre amici si unirà una ragazzina molto particolare con la testa rasata...e poi a loro modo anche gli adulti tra cui la madre di Will, disperata ma combattiva, interpretata da una bravissima Winona Ryder. Esperimenti scientifici in piena guerra fredda, paranormale, telecinesi, horror soprannaturale. Tutto ben amalgamato in una serie avvincente e appassionante. Dopo averla vista alcune cose non saranno più le stesse ai miei occhi: il numero 11, le bambine con i capelli cortissimi, gli Eggo waffles e soprattutto...le lucine di natale. Buona visione a tutti. 

domenica 17 luglio 2016

Altro episodio tra dentisti e asicurazioni

Ciao a tutti,  in passato ho già scritto sull'assurdo mondo del sistema sanitario americano.
Vi racconto un altro episodio. Pochi giorni fa sono andato dal dentista per un forte mal di denti.
Il dentista mi ha fatto accomodare nel suo studio, mi ha fatto due radiografie, ha guardato i miei denti per pochi secondi e poi ha detto: Si in effetti le gengive sotto a questo dente sembrano un pò gonfie. E mi ha prescritto degli antibiotici. Durata totale della visita: 5 minuti. 3-4 minuti per le radiografie e pochi secondi per dire che le gengive sembrano gonfie e per prescrivere gli antibiotici.
All'uscita ho chiesto: How much is for this visit?
E la ragazza al front desk: I'll bill the insurance (manderò dopo il conto all'assicurazione)
E sono andato a casa non sapendo esattamente il costo della visita.
Avrei potuto dire: ok mandate il conto all'assicurazione ma potete dire anche a me quanto. Se dovete fare dei conti posso aspettare. Invece sono andato via senza pensarci con la testa già alla farmacia in cui avrei comprato gli antibiotici.
Ieri mi arriva la lettera dalla mia assicurazione in cui è indicato quanto è stato chiesto dal dentista e quanto invece sono disposti a pagare secondo le loro valutazioni.
In poche parole il dentista ha mandato un bill all'assicurazione di...195 dollari! 70 per le radiografie e 120 per "la visita". L'assicurazione pagherà al dentista $25 per i raggi e $50 per la visita, totale 75 dollari. Chi pagherà gli altri $125? Probabilmente il paziente, ovvero...io.
Ho intenzione di lamentarmi e chiedere spiegazioni al dentista.
Lasciamo da parte l'assicurazione con tutte le sue regole, commi e sottocommi, per cui alcune cose vengono pagate totalmente e altre in parte.
Ma il mio dubbio è: come può un dentista chiedere $120 dollari per una visita di pochi secondi in cui ha solo guardato la mia bocca per pochi secondi, senza neanche toccare un dente e ha prescritto degli antibiotici?
Il sistema a me è chiaro, quasi una mafia legalizzata: il dentista (o il medico) manda un conto astronomico all'assicurazione che paga solo in parte...e il resto...a carico del paziente. a meno che il dottore magnanimo non faccia uno sconto al paziente. Ma resta un sistema assurdo anche perché quando hai  un'emergenza non hai tempo di chiedere un preventivo e anche quando esci dallo studio possono sempre dirti che non sanno con precisione quanto chiederanno all'assicurazione perché devono fare alcuni conti e valutazioni. E quindi torni a casa a casa nell'incertezza aspettando con ansia la lettera dell'assicurazione per sapere quanto è stato chiesto e quanto l'assicurazione può pagare. E il resto...buona fortuna.
Benvenuti nella sanità americana.

giovedì 26 maggio 2016

Welcome to the United States

"Welcome to the United States of America.
This is to notify that your application for permanent resident has been approved. It is with great pleasure that we welcome you to permanent resident status in the United States."
Qualche giorno fa ho ricevuto la Welcome Letter da parte dell'USCIS. E' stato sicuramente un momento emozionante aprire questa lettera che rappresenta il raggiungimento di un traguardo che tanti anni fa sembrava impossibile.
Pochi giorni dopo mi è arrivata a casa un'altra lettera dall'USCIS contenente una guida per i nuovi immigrati (ovvero per i permanent residents) con alcune info su diritti e doveri e...la tanto agognata green card. E' una carta plastificata di colore bianco e verde con la Statua della Libertà sullo sfondo e tanti sistemi avanzatissimi anti contraffazione. Addirittura dietro ci sono anche le foto di tutti i presidenti ma per vederle bene bisogna prendere una lente di ingrandimento. Anche l'apertura di questa lettera è stato emozionante anche se la gioia per questo traguardo è stato diviso in più momenti. E ora trascorrerò il resto della mia vita con lei.
Come ci si sente con la green card in tasca? Come prima ma con un maggiore senso di libertà.Sono curioso di capire se ora mi si potrebbero aprire nuove porte. Teoricamente potrei anche cambiare lavoro e andare a vivere in un altro stato anche se momentaneamente mi trovo abbastanza bene con la mia condizione attuale. Potrei comprare un piccolo appartamento ma è un passo da fare dopo aver valutato molte cose. Per la cittadinanza invece posso fare domanda solo tra 5 anni. La prenderò? Perché no.

sabato 14 maggio 2016

Green Card

Erano settimane ormai che andavo regolarmente sul sito dell'USCIS per controllare l'ultimo step per la approvazione finale della green card. Inserivo il mio case number, cliccavo su Check my status ma niente...la schermata riportava sempre lo stesso messaggio Case was received. Avrò inserito il mio case number 15-20 volte al giorno ma la schermata non si sbloccava mai: Case was received.  Mi sono convinto che era necessario avere pazienza, probabilmente è ancora troppo presto - mi dicevo - e dovrò aspettare per molte settimane, forse mesi. Addirittura l'avvocato di immigration mi disse tempo fa che ha avuto un caso di un assistito che ha dovuto aspettare per alcuni anni prima dell'approvazione finale. Non è frequente ma, se c'è un intoppo, può capitare. E così ho iniziato a cliccare sul sito qualche volta in meno al giorno, ok ok, non venti volte al giorno ma comunque una decina si.  Doveva pur sbloccarsi quel Case was received prima o poi! E così pochi giorni fa, dopo il milionesimo inserimento del case number qualcosa è cambiato...gli occhi hanno visto qualcosa di diverso, una sagoma leggermente diversa, li ho aperti meglio, ho messo a fuoco e...CASE WAS APPROVED! Sono rimasto immobile a fissare lo schermo per qualche minuto. Poi sono tornato in me, ho raccolto le idee e ho realizzato: Hanno approvato la mia green card!!!
Ero in ufficio e avrei dato la notizia ai colleghi solo più tardi perché alcuni erano in riunione. Nel frattempo guardavo lo schermo con gli occhi lucidi. Allora è fatta, ce l'ho fatta davvero! Dopo tutti questi anni di sacrifici. E pensare che solo pochi anni fa avevo rinunciato al sogno americano per tornare in Italia. L'America ha deciso. Mi ha accolto a braccia aperte la prima volta e mi ha riaccolto a braccia aperte anche la seconda nonostante le avessi voltato le spalle per tornare in Italia quando pensavo che restare qui a vita fosse un sogno irraggiungibile. E' stata paziente, mi ha voluto bene, mi ha fatto penare ma alla fine ha deciso: ora puoi essere uno di noi. You are one of us.
E ora bisogna solo celebrare. Vi ringrazio tutti per avermi seguito sin dal primo giorno in cui decisi di raccontare il tentativo di tornare a vivere qui, trovare un lavoro, uno sponsor, ottenere un visto e poi magari chissà la green card...la mia Mission Impossible. All'epoca non avrei mai creduto di potercela fare ma poi strada facendo ho iniziato a cambiare idea perché nothing is impossible if you really want it. Mi avete portato fortuna e vi ringrazio. God bless you and God bless America! Il cielo oggi è sempre più...Verde.