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sabato 21 aprile 2018

Intruder on my property

Ciao a tutti, come qualcuno di voi forse ricorda, sono iscritto a Nextdoor.com, il social network dei   vicini di casa in cui chi abita in un determinato quartiere o città dà consigli, suggerimenti o avvertimenti agli altri, di questo tipo:
Qualcuno sa consigliarmi una buona agenzia di lavoro?
Sapete se ci sono locali in cui suonano band dal vivo?
Ho visto un'auto sospetta aggirarsi nel nostro quartiere. State attenti a un'auto targata....
Vendo/regalo una scrivania perché mi sto trasferendo in un'altra città. 

A me piace molto questo social network "ristretto" anche perché tutti si aiutano e sono molto gentili, non esistono haters e si respira la vera America nella sua quotidianità. 
Ieri tra i tanti post, ho letto questo:

INTRUDER ON MY PROPERTY
At around 9:30/10:00 this morning there was a man at my back patio door staring into my house at me for several minutes while I was on the phone with 911 (at least 10 minutes). He waved fingers under his chin at me with weird grin on his face, He would not leave my back door. Never tried to talk to me ........ Clearly saw I was on my house phone, I actually waved phone at him, assuming he knew I called 911. I have reported this information to the police.
Description of person involved – Hair: dark brown/black hair , on shorter side, Top: black hoodie, sweat shirt, Bottom: gray sweat pants, Shoes: dark sneakers (i think), Age: late 20's or 30's, Build: around 6 feet, more stocky than slim, Race: white, Sex: male, Other details: cell phone Description of vehicle involved – Color: black, Type: SUV, License Plate: CT, Other details: made right on Rock Rmmon , from briar brae. possible cadillac emblem on hood of car.

Uno strano uomo (forse con problemi mentali o sotto effetto di droghe) è entrato nella proprietà di un vicino di casa e non andava via neanche dopo aver visto che c'era qualcuno in casa, alla finestra. Il padrone di casa ha aggiunto in alcuni commenti che aveva paura di uscire ed affrontare l'intruso  e non ha voluto fare foto o video allo strano uomo per paura di una sua reazione. Ha però chiamato la polizia che è arrivata 10 minuti dopo quando però purtroppo lo strano uomo era da poco andato via. E non sono riusciti a trovarlo.

I commenti a questo post sono stati per me molto interessanti. Tra i tanti mi hanno meravigliato quelli di chi diceva che 10 minuti sono un tempo troppo lungo per l'arrivo della polizia dal momento della telefonata. E molti erano d'accordo. Alcuni dicevano che pagano tante tasse per vivere in questa città e dovrebbero considerare di mettere anche una sede della polizia nella nostra zona (è una zona residenziale "tra i boschi", un pò isolata o meglio a 15 minuti di macchina dal centro della città), altri dicevano che erano più sereni sapendo di avere un'arma in casa, qualcuno ha tirato fuori il 2 emendamento, si è scatenata una breve ma civile discussione su armi si, armi no, meglio avere un taser o uno spray per orsi, e una signora ha raccontato che anche lei è contenta di avere un'arma perchè spesso il marito è in viaggio per lavoro e lei resta sola in casa con i propri bambini.

Ma non voglio parlare di armi, torniamo ai 10 minuti...10 minuti sono un tempo troppo lungo dalla telefonata all'arrivo della polizia? Eh si per molti Americani si, perché in effetti, almeno nella mia città, molte auto della polizia sono sempre in giro per le strade della città e spesso riescono ad arrivare anche in meno di 10 minuti.

Mi è tornato in mente un episodio di quando vivevo in Italia. Io e mio fratello guardavamo la tv, al mio paese del sud Italia, ed era molto tardi, passata la mezzanotte. Un paio di amici che vivevano in zona quella sera si annoiavano e decisero di farci uno scherzo. Sapendo che io e mio fratello eravamo in cucina a guardare la tv, arrivarono alla finestra, chiusa, e fecero finta di alzare la serranda dall'esterno e poi scapparono via.  Io e mio fratello aprimmo subito la finestra e vedemmo qualcuno che correva. Dei ladri! - pensammo. Chiamammo i carabinieri, che ha la sede a pochi minuti da casa (la polizia invece sarebbe dovuta venire da un altro paese), e spiegammo che qualcuno aveva provato ad entrare in casa ed era scappato via. Ci risposero che la macchina dei carabinieri era in giro e che li avrebbero subito allertati per farli venire a controllare. Nel frattempo uscimmo fuori per assicurarci che non ci fosse più nessuno attorno casa. Non vedemmo nessuno, ci rasserenammo e tornammo in casa. Ecco, voi ci credete che i carabinieri non arrivarono né dopo 10 minuti, né dopo 20, né dopo due ore, né il giorno seguente? Ce ne andammo a dormire con in mente più con il mistero dei carabinieri che quello dei potenziali ladri.

Per la cronaca qualche giorno dopo scoprimmo che si era trattato di uno scherzo e scoprimmo gli artefici e ricambiammo dopo qualche giorno con un altro scherzo ma il mio punto è...capite ora perché amo vivere in questo Paese? E' solo uno di centinaia di esempi che potrei fare. Voi non vivreste più sereni in un luogo in cui la polizia arriva in meno di 10 minuti e ci si indigna se ce ne impiegano di più? Ora mi direte che però in Italia non sono tutti armati, che però l'Italia non è violenta, che però nessuno ti entra in casa, che però in Italia si vive in pace, amore e serenità. Si certo forse 20 anni fa. PERO' non è assurdo vivere in un luogo in cui se chiami i carabinieri per un'urgenza non arrivano mai? E se si fosse trattato di rapinatori armati? Scusatemi, ma preferisco vivere qui. 



martedì 17 aprile 2018

Beati i giovani americani

Domenica scorsa stavo facendo un giro senza una meta specifica a Manhattan e sono passato davanti alla NYU, la nota New York University, una delle migliori università americane. C'erano centinaia di ragazzi con genitori e parenti in fila per entrare all'interno della sede centrale, probabilmente in un mega teatro, per il giorno di benvenuto alle matricole. Sulla porta di entrata una scritta che mi ha fanno riflettere su molte differenze tra l'Italia e gli Stati Uniti:





NYU welcomes the class of 2022.  La NYU da il benvenuto ai laureati del 2022.
Avete capito? E' il 2018, i corsi durano 4 anni. Le matricole di oggi saranno i laureati del 2022. Matematico, ovvio, palese. Non ci sono dubbi.
Qui il sistema universitario è organizzato di modo che non esista il fuori corso. Io ho frequentato sia l'università italiana che quella americana (ok era un community college, che qui è considerato un tipo di università un pò più facile rispetto alle università prestigiose) e ho notato questa grande differenza. Io stesso sono andato al 3 anno fuori corsi in Italia (comprendendo la tesi la tesi per la quale i prof mi hanno fatto fare ricerche per un anno) mentre in Usa ho seguito un corso universitario di 2 anni e ho preso una laurea breve in...esattamente 2 anni. Sono diventato un genio in Usa. No, semplicemente l'università americana è molto pragmatica. Il voto viene costruito durante i corsi con esami, prove e presentazioni. Gli esami sono quasi tutti scritti e a scelta multipla e corretti al computer (un pò come le vecchie schedine del totocalcio) e contrariamente a quanto pensassi possono essere strutturati in modo che non sia facile rispondere. Se non hai studiato, la risposta non la indovini a fortuna. Gli esami a simpatia e antipatia di molti professori cinici e esauriti all'italiana qui in Usa non sono possibili. I professori non hanno potere, non possono influire sul voto e non possono giudicare uno studente da due stupide domandine orali. Quindi...considerando che le scuole superiori americane durano solo 4 anni e considerando che per il Bachelor's non è prevista una tesi all'italiana, forse solo una tesina di poche pagine...qui a 21-22 anni i ragazzi sono già laureati. A 23 iniziano a lavorare e a rendersi indipendenti. E io li invidio. Noi in Italia per colpa di un sistema universitario che consente di impigrirci, a 28-30, se non oltre, rischiamo ancora di essere impantanati all'università. E iniziamo a vivere davvero con 5-10 anni di ritardo rispetto ai giovani americani. Che dire, beati loro. 

lunedì 9 aprile 2018

Un'operazione costosissima

Oggi vorrei tornare a parlare brevemente del sistema sanitario americano con un breve dialogo avuto pochi giorni fa con un parente. Qualche mese fa si è dovuto sottoporre a un delicato intervento alla testa, che per fortuna è andato bene, e giorni fa sono andato a fargli visita. 

Dopo qualche chiacchiera gli ho chiesto: Allora quanto ti è costata questa operazione? 
E lui: 225 mila dollari.
Io: Wow, 225 mila! Cifre astronomiche qui in Usa. In altri Paesi avresti pagato molto meno. Ad esempio in Canada.
Non ho voluto fargli l'esempio dell'Italia perché conoscendolo da buon italo americano che ama parlare male dell'Italia avrebbe parlato delle nostre inefficienze e quindi ho citato il Canada. 
E lui: Eh ma io non andrei mai ad operarmi in Canada o peggio ancora in Italia (ti pareva che non doveva tirare fuori l'Italia) dove ad esempio non puoi sceglierti tu il dottore.
E io: In Italia? Chi te lo ha detto. Puoi scegliere il dottore o il chirurgo che vuoi. Tante persone dal Sud vanno a operarsi al Nord perché molti ospedali del Nord sono migliori. Comunque 225mila per un'operazione mi sembra davvero una cifra altissima.
E lui: Beh si in effetti in Usa non è che sia un bel sistema. Per questo dico sempre che bisogna farsi una buona assicurazione, così si è al sicuro. A cosa serve risparmiare qualche migliaia di dollari prendendo un'assicurazione scarsa? Se poi succede un'emergenza cosa fa? per fortuna ho pagato solo 5mila per questa operazione.
E io: Eh si meno male, ma quello che voglio dire è che comunque qualcuno ovvero la tua assicurazione ha tirato fuori 220mila dollari per questa operazione e a me sembra davvero eccessivo. 

Ma questa mia obiezione non ha suscitato grande interesse, come se fossero parole vuote, che non comprendeva davvero. Insomma ho capito che chi sta dentro al sistema non riesce a pensarne a un altro. Qui non trovano scandaloso che un'operazione possa costare quanto una casa. Per loro è normale, non hanno mai visto prezzi diversi. E' un sistema accettato e per quello bisogna avere una buona assicurazione. E se poco poco qualcuno cerca di suggerire che però ci sono nel mondo altri tipi di sistemi più umani dove la sanità è universale e lo Stato interviene per consentire che tutti si possano curare anche per i mali più difficili da curare, molti tirano fuori la parolina: eh ma questo è un sistema "socialista"! Ovvero il male assoluto. Oppure vogliono convincerti e convincersi che si qui il sistema sanitario costa ma i medici e i macchinari sono all'avanguardia. Vorrei fargli capire che sono all'avanguardia anche in molte altre parti del mondo dove per per un'operazione però si paga solo la decima parte. Forse un giorno ci riuscirò. 

venerdì 6 aprile 2018

E' libertà...? 4 domande di un lettore sugli Usa

Molto spesso chi emigra in un altro Paese si trova a fare paragoni tra l'Italia e il nuovo Paese ospitante. C'è chi sottolinea troppo gli aspetti negativi dell'Italia e chi sottolinea troppo gli aspetti positivi del nuovo Paese. Io ho sempre cercato di raccontare l'America e l'Italia in modo obiettivo, facendone risaltare pregi e difetti.
Un affezionato lettore, forse un pò infastidito da qualche mio post troppo a favore degli Stati Uniti (non c'è problema accetto le critiche e sono pronto al dialogo costruttivo) mi ha posto 4 domande interessanti che mi hanno dato lo spunto per parlare di aspetti che non piacciono molto neanche a me degli USA ma anche di alcuni luoghi comuni da sfatare.

Ecco le 4 domande:

È libertà morire se non hai un'assicurazione sanitaria e sei povero?
No, non è libertà. Ho dedicato molti post sul sistema sanitario americano che io odio e alle mie disavventure dal dentista e del fatto che una volta che esci dallo studio dentistico non sai mai quanto pagherà l'assicurazione e quanto tu. A me non piace proprio il sistema delle assicurazioni, i prezzi gonfiati dai medici, le assicurazioni che cercano di pagare il meno possibile e il resto...al paziente. E' tutto un grande business e in casi limite si può essere costretti a vendere casa o chiedere migliaia di dollari in presti per poter pagare delle cure costose. E' un sistema poco umano, lo so e lo dico spesso. Non bisogna però cadere nell'esatto opposto. E' una leggenda metropolitana che lasciano morire per strada chi non ha l'assicurazione medica. E comunque esistono anche gli ospedali pubblici che non sono all'avanguardia come quelli privati ma ci sono e stranamente i media italiani non ne parlano mai. In questo sistema i ricchi non hanno problemi ma neanche i poveri. Chi ha i veri problemi è la classe media. Poi dovremmo fare anche un'altra considerazione. Ma è proprio vero che la sanità in Italia è gratis? In Italia le tasse sul reddito sono molto più alte che in America e servono per pagare anche il sistema sanitario. A me piacerebbe un sistema sanitario più giusto e umano all'italiana ma se un giorno dovessero farlo state certi che pagheremo tutti tasse più alte.

È libertà essere sparato in faccia da uno psicotico che ha accesso facile alle armi? 
No, per il problema delle armi sfondi una porta aperta. E' un grosso problema da risolvere ma la lobby delle armi è molto forte. Qualche settimana fa inaspettatamente Trump ha proposto di portare la vendita delle armi a 21 anni perché ora alcune armi possono essere acquistate già a 18 anni. E' una piccola proposta ma ho ascoltato e letto due obiezioni che fanno capire molto della mentalità americana:
Obiezione 1: Io sono una ragazza che ha meno di 21 anni e vivo da sola (eh si qui è molto frequente che un giovane di 18-19-20 anni abbia già un lavoro e possa permettersi di vivere da solo pagandosi un affitto). Voglio il diritto di avere un'arma in casa per difesa. Se entra qualche malintenzionato, come mi difendo?
Obiezione 2: Perché un ragazzo di 18 anni può usare armi in guerra per difendere il nostro Paese ma non può avere un'arma per difendere la propria  famiglia sul suolo Americano?
La mia proposta, un pò strana, sarebbe semplice. La pistola deve essere usata solo in casa, per difesa. Deve essere minuta di un chip che allerta la stazione della polizia più vicina appena varca la soglia di casa. O che magari si disattiva, si blocca, appena varcata la soglia di casa. Qui se chiami la polizia, arriva dopo 5 minuti. Forse un sistema del genere, mi rendo conto un pò fantasioso, potrebbe prevenire molte stragi. 

È libertà non poter accedere a università prestigiose perchè magari non te lo puoi permettere? 
Altro punto dolente. Ho frequentato due anni di community college a 8mila dollari l'anno. Per fortuna mi hanno dato due borse di studio per la media alta (3mila dollari in totale) e mi hanno fatto lavorare in un ufficio del college, part time. Però si tratta di un community college. Le università prestigiose costano anche 50-60 mila dollari l'anno. Per pagarle ci sono due modi, o una combinazione dei due: i genitori benestanti-ricchi mettono da parte i soldi per l'università appena nasce un figlio o i ragazzi chiedono prestiti alle banche che ripagheranno nel giro di molti anni dopo la laurea. E' vero che se sei bravo ti danno borse di studio di migliaia di dollari. A una mia cugina, che ha fatto delle scoperte scientifiche già al liceo hanno dato tanti di quei soldi che è riuscita a pagarsi 4 anni di Harvard...ma sono casi rari. E' anche vero che se studi in quelle università poi quando esci hai praticamente un ottimo lavoro garantito, con stipendio molto alto ma stanno cambiando i tempi e non è sempre così. Comunque capii molto degli Usa e del sistema universitario quando andai a Yale a fare un giro, il giorno prima dell'inizio dei corsi. Rimasi stupito dal vedere l'altissima percentuale di ragazzi e ragazze bianche accompagnati dai ricchi genitori con le loro macchine di lusso. Il testimone della classe dirigente passerà da quei genitori ai loro figli. 

È libertà dover fare magari 2 lavori per tirare a campare quando ci sono manager che prendono in un mese quanto un lavoratore guadagna in una vita.
Le disparità sociali esistono e si acuiscono ogni anno di più. Se considero il sistema americano a quello italiano però devo dire che in Usa non ci sono limiti verso l'alto. Gli stipendi dei grandi manager sono qualcosa di scandaloso. Ma in Italia non ci sono ormai limiti verso il basso. In Usa esiste il minimum wage, e anche per la mia posizione lavorativa, prima di concedermi il visto di lavoro, la compagnia ha dovuto accettare di attenersi a un salario minimo stabilito dal dipartimento del lavoro, per quella posizione. In Italia molti miei amici mi dicono che ormai vengono pagati in nero, 500-600 euro al mese. I metodi per farlo li trovano sempre. Non ci sono controlli. Lo ho provato sulla mia pelle quando, tornato in Italia, volevano offrirmi uno stipendio del genere. Ma come si fa a programmare una vita così? Poi vengo in Usa e mi offrono circa 8 volte tanto e allora come faccio a voler bene all'Italia e a odiare gli Usa quando si parla del mondo del lavoro? Qui posso avere un futuro. In Italia avrei fatto la fame o mi sarei dovuto far mantenere dai miei genitori. Scusate ma non fa per me. E non è un caso se ogni anno centinaia di migliaia di ragazzi emigrano dall'Italia. Ok il lavoro non è tutto ma per questo aspetto io comunque penso che siano molto più avanti in America. Non conosco molte persone che fanno due lavori in Usa ma se lo fanno vuol dire che il lavoro ce n'è. In Italia ne trovi uno e vieni sottopagato e schiavizzato. Parliamo giustamente spesso dei senzatetto americani ma i nostri ragazzi a 500 euro al mese non sono poveri uguali ma con la fortuna di avere sopra la testa un tetto di mamma e papà? Toglietegli quel tetto e avrete centinaia di migliaia di barboni, più che in Usa.

Insomma spesso sono d'accordo sulle critiche al Paese in cui vivo. Queste sono domande che mi pongo spesso anche io. Ma dopo oltre 10 anni di vita quotidiana ho dovuto mitigare le critiche perché ci sono le classiche sfumature e molto spesso queste vengono filtrate e restano fuori dai media italiani molto propensi ad accentuare solo gli aspetti negativi di questo Paese che non sarà il Paradiso ma neanche l'Inferno che vogliono far credere.

sabato 31 marzo 2018

Take your pills

Una delle prime cose che notai appena arrivato negli Stati Uniti fu la passione degli Americani  per pillole e vitamine. Durante le prime settimane  me ne andavo in giro ad esplorare i loro "monumenti commerciali": Walmart, Starbucks, Home Depot, McDonald's, Dunkin Donuts. Erano a me sconosciuti e quindi entravo per esplorare e capire cosa venisse venduto al loro interno. Tra questi negozi mi incuriosì uno un pò meno diffuso, ma comunque presente in molte città: Vitamin Shoppe. Entrai e c'erano  centinaia di scaffali pieni di barattolini di pillole e vitamine, di ogni tipo e per qualsiasi problema. Un tipo di negozio che non avevo mai visto in Italia nel lontano 2004. E mi stupì perché non riuscivo a capire come potesse sopravvivere un negozio dedicato a quei soli prodotti. Ma ero un ingenuo e non conoscevo bene la mentalità americana.
A parte il negozio, nei giorni successivi mi stupì il fatto che ogni mattina, conoscenti e parenti, assumevano pillole e vitamine in grande quantità. In Italia avevo al massimo preso delle aspirine per il mal di testa non avevo mai considerato di prendere vitamine ma qui tutti ma proprio tutti ne facevano un largo uso quotidiano.

Ma la cosa che mi ha incuriosì più di tutte fu l'ADD e l'ADHD. Non ne avevo mai sentito parlare prima in Italia ma qui ogni tanto tirava fuori queste due parole, in particolare modo l'ADD.
Un giorno, dopo aver dimenticato delle chiavi in casa, una zia per prendermi in giro mi disse: Mi sa che tu hai l'ADD! Al che le chiesi: Scusa zia, ma cosa è precisamente questa ADD di cui parlano tutti? E mi spiegò che è un disturbo dell'attenzione che hanno molti bambini e anche gli adulti.
Per la precisione l'ADD è un disturbo dell'attenzione (Attention Deficit Disorder) e l'ADHD è un disturbo dell'attenzione connesso all'iperattività (Attention Deficit Hyperactivity Disorder).
Pochi giorni dopo trovai a casa di questa zia un libro sull'ADD e mi misi a sfogliarlo.
La cosa che mi sorprese furono i sintomi di questo disturbo: Dimentichi le chiavi in casa? Potresti avere l'ADD. Dimentichi il nome di una persona conosciuta a una festa la sera prima? Potresti avere l'ADD. Dimentichi cosa hai mangiato a pranzo? Potresti avere l'ADD. Tuo figlio non ha voglia di fare i compiti e preferisce giocare a PlayStation? Potrebbe avere l'ADD.

Insomma sei un pò distratto? Non riesci a concentrarti bene? Hai il disturbo dell'attenzione e dovresti curarti...acquistando le pillole magiche che risolvono il problema. Quando iniziai a dire che io "non credevo" in questa malattia molti Americani mi guardavano male dicendo che l'ADD è una malattia seria, che ce l'hanno tanti bambini, e che dovrei essere più rispettoso verso questo problema.
Io rincaravo la dose dicendo che a me sembrava un disturbo creato da qualche ufficio marketing ma loro non la prendevano tanto bene. Insomma non c'era verso di fargli cambiare idea o per lo meno di fargli prendere in considerazione che forse in Usa le pillole vengono overprescribed, come dicono qui. Negli anni seguenti cercai di non toccare l'argomento perché gli Americani possono diventare molto suscettibili se contrasti alcune certezze. Ma pochi giorni fa mi è capitato di vedere il documentario Take your Pills e mi si è riaperto un mondo e tutto quello che ho sempre pensato mi è  finalmente apparso su uno schermo, ben documentato con dati interessanti.

Il documentario fa luce su come disturbi del genere siano stati se non proprio creati sicuramente "pompati" ed esagerati dai media. E ciò è stato possibile proprio grazie a una certa mentalità americana volta alla competitività estrema. Sono riusciti a fare il lavaggio del cervello a far passare il messaggio che una pillola può risolvere tanti problemi e questa pillola si chiama Adderal. E' uno stimolante e può creare dipendenza. Viene assunta regolarmente da atleti, ingegneri, artisti, impiegati di Wall Street, ragazzi delle superiori e delle università e il suo uso negli anni è salito alle stelle.

Diverse categorie di persone quindi assumono l'Adderal per un unico scopo: competere meglio, avere un vantaggio, aumentare le prestazioni fisiche e mentali. Una ragazza universitaria sostiene ad esempio che va a fare un test "senza aiuto" potrebbe prendere B. Ma se prende l'Adderal si concentra meglio e può prendere A e quindi perché no? Inoltre prenderla è quasi un obbligo per non rimanere indietro perché se tutti l'assumono è bene che lo faccia anche lei.
E gli effetti collaterali? Ci sono, certo, la dipendenza può provocare insonnia, perdita dell'appetito, paranoia ma è il prezzo da pagare per competere al meglio.  

Il documentario ha in sostanza confermato le mie tesi. Sembra esserci stato un lavaggio del cervello negli ultimi anni e ora milioni di Americani reputano normale assumere pillole per ogni problema e tra queste una delle più amate è l'Adderal che viene prescritta con troppa facilità dai medici.

La cosa curiosa è ascoltare molti ragazzi che fanno discorsi (giustamente) severi contro il fumo e i fumatori ma allo stesso tempo poi si distruggono il cervello con queste "pillole per la competizione". Forse un giorno vedranno queste pillole per ciò che sono davvero? Un facile e pericoloso surrogato, una scorciatoia di cui non avrebbero bisogno e che fa solo arricchire le case farmaceutiche.

Concludo con un paio di dialoghi di Take your Pills che mi hanno fatto sorridere e riflettere.
Il primo è tra una madre e sua figlia e il secondo tra un neurologo e l'intervistatrice.

Madre: Ora che andrai al college ti servirà una cassetta di sicurezza.
Figlia: Per cosa?
Madre: Per le tue pillole.
Figlia: Ma che dici, chi mi ruberebbe mai le pillole?
(Illuminante come la figlia non dica: Ma che dici, a cosa mi servono le pillole? ma Chi mi ruberebbe mai le pillole? Perché è normale, chiunque vada al college deve assumere le pillole).

Neurologo: A volte scherzo sul fatto che quando ero all'università le persone assumevano droghe per evadere e ora lo fanno per non farsi escludere. E questo la dice lunga sulla nostra cultura odierna.
Intervistatrice: E cosa ci dice? Io lo trovo un pò deprimente.
Neurologo: (Ride) Probabilmente ci sono dei farmaci apposta. 
(Per non provare sensazioni deprimenti)