sabato 26 ottobre 2019

Le zucche e i secchielli blu di Halloween

Si stanno diffondendo in Usa i secchielli a forma di zucca BLU accanto a quelli classici ARANCIONI. E' un'iniziativa legata all'autismo. Poiché i bambini affetti da autismo potrebbero avere qualche problema di comunicazione quando bussano alle porte di casa per dire "Trick or treat?", il secchiello blu sta ad indicare a chi apre la porta che il bambino non è maleducato se non dice ma ha semplicemente qualche piccolo problema comunicativo. L'iniziativa sembra aver suscitato approvazione ma anche qualche critica. 
Se ho capito bene, poi, le zucche vere e proprie di colore blu, non i secchielli, le zucche che i padroni di casa lasciano fuori casa accanto alle classiche arancioni stanno ad indicare ai bambini con problemi alimentari, che non possono mangiare dolci, che i padroni di quella casa hanno pensato anche a loro e sono attrezzati perché gli doneranno piccoli giocattoli invece che dolci. Ma tra secchielli blu che indicano una cosa e le zucche blu che indicano un'altra non si creerà confusione?
Ai bambini autistici daranno macchinine insulse o adesivi a forma di stelle ma quelli si aspettano mini twix, kit kit e milky way e loro (giustamente) si incavoleranno?

mercoledì 16 ottobre 2019

Halloween, una festa commerciale dalle origini pagane

A inizio ottobre i giardini delle case americane si trasformano in set da film horror pieni di zucche malefiche, fantasmi, scheletri, gatti neri, pipistrelli, calderoni e streghe. Già da settembre, in realtà, i negozi dedicano intere sezioni a decorazioni macabre e inquietanti e riempiono gli scaffali di grandi buste di dolciumi che verranno poi distribuiti a milioni di ragazzini che il 31 ottobre si riverseranno nei quartieri residenziali per bussare alle porte di casa con la nota formula del trick or treat?
È la tradizione di Halloween, una delle feste più importanti negli Stati Uniti e seconda, per introiti commerciali, solo al Natale. Anche se oggi è contraddistinta da una forte dimensione consumistica, la festa di Halloween ha origini molto antiche che risalgono ai tempi delle popolazioni celtiche. Per i Celti l’anno era essenzialmente diviso in due, una parte “solare” legata ai raccolti e l’altra più oscura legata al freddo e a un senso di incertezza. Il passaggio tra il vecchio e il nuovo anno veniva celebrato il 1 novembre con la festa dello Shamain e la notte precedente era carica di tensione perché si credeva che proprio in quelle ore il mondo dei vivi potesse intersecarsi con quello dei morti e le anime dei defunti e gli spiriti maligni potevano tornare sotto forma di fantasmi a perseguitare i vivi. Per tenerli buoni tutti lasciavano fuori casa cibi, bevande e particolarissime lanterne artigianali, costruite da rape incavate. Queste precauzioni avrebbero tenuto alla larga le anime dei morti e in più le avrebbero guidate al loro mondo.
Quando la religione cristiana si diffuse nei territori del nord Europa, le tradizioni cristiane si sovrapposero a quelle pagane. La Chiesa cercò di contrastare la festa dello Shamain spostando il giorno dedicato al culto dei santi, All Hallows Day, che si teneva a maggio, al 1 novembre. La vigilia di di questa festa venne chiamata All Hallows Eve che dopo varie trasformazioni divenne Halloween. L’intento della Chiesa funzionò solo in parte perché Halloween restò saldamente legata alle tradizioni pagane anche se fece proprie alcune tradizioni cristiane. L’usanza del trick or treat, ad esempio, nasce dalla tradizione del Souling per cui il 2 novembre i bambini delle famiglie più povere bussavano alle porte delle famiglie agiate per chiedere cibo, in particolare le souls cakes (dolci per le anime), in cambio di preghiere per le anime dei loro cari. In questo modo sarebbero ascese al cielo più velocemente. Il Guising era un’altra tradizione simile al souling per cui i bambini bussavano, mascherati, alle porte delle case per chiedere oldi, cibo o bevande in cambio di canzoni, brevi scenette teatrali o poesie. Quando Irlandesi e Scozzesi emigrarono negli Stati Uniti, queste due tradizioni cristiane si intrecciarono dando vita al trick or treat.
Ma il vero simbolo di Halloween è senza dubbio Jack-O-lantern la zucca incavata, dalle espressioni spaventose, con una candela al suo interno. Il nome della zucca prende origine da una antica leggenda irlandese. Stingy Jack era un vecchio astuto, avaro e ubriacone che amava fare scherzi a tutti, inclusi amici e familiari. Una sera il diavolo andò da lui per reclamare la sua anima. Jack era ubriaco al solito locale e chiese al diavolo di esaudire un desiderio: bere un ultimo bicchiere assieme a lui. Il diavolo acconsentì ma, al momento di pagare, Jack disse di non avere soldi e chiese al diavolo di trasformarsi in moneta per poter saldare il conto. Il diavolo accettò ma Jack, invece di pagare, mise in tasca la moneta assieme a un piccolo crocifisso che impedì al diavolo di tornare alla sua forma originaria. Jack gli estorse una promessa: il diavolo lo avrebbe lasciato in pace per dieci anni e lui lo avrebbe fatto tornare alla sua forma originaria. Il diavolo acconsentì e dopo 10 anni tornò da lui, ma Jack lo ingannò di nuovo. Gli chiese di prendere una mela su un albero ma quando il diavolo si arrampicò sull’albero, Jack intagliò una croce sulla corteccia. Il diavolo restò bloccato e Jack gli estorse una nuova, e più importante, promessa: il diavolo non avrebbe mai preso la sua anima. Quando Jack morì andò a bussare alle porte del paradiso ma Dio non volle aprirgli. Andò quindi a bussare alle porte dell’inferno ma il diavolo mantenne la sua promessa e non lo fece entrare. Ebbe solo un piccolo moto di compassione e gli lanciò un carbone acceso che mise in una rapa per farne una lanterna. Fu così che Jack iniziò il suo peregrinare notturno fu così che nacque l’usanza delle zucche incavate, che negli Stati Uniti sostituirono le rape usate in Europa, per aiutare Jack a trovare la sua strada.

mercoledì 9 ottobre 2019

YouTuber americani che raccontano l'Italia

Ciao a tutti, chi mi segue da tempo sa che il mio blog racconta la quotidianità e le curiosità degli Stati Uniti da un punto di vista italiano. Ma in rete si trovano anche esperienze speculari, ovvero ragazzi americani che si sono trasferiti in Italia e raccontano la quotidianità e le curiosità italiane da un punto di vista americano.

Vorrei segnalarvi non dei blog ma tre canali youtube di tre ragazzi americani. In realtà due vivono in Italia e una ci ha vissuto per poco tempo ma tornata in America continua a fare video in italiano.


La prima è Tia Taylor. Lei è molto simile a me per gli aspetti culturali che ama raccontare e tra l'altro è proprio la mia storia speculare perché è  originaria del Connecticut in cui vivo ma si è trasferita da qualche anno in Italia. Credo che abbia vissuto in un piccolo paese del Connecticut che lei trovava un pò noioso e ora vive a Milano. Proprio come me che ho vissuto in un piccolo paese del Sud dove non accade mai molto e ora anche se non ci vivo, mi trovo ogni giorno per lavoro a New York. Tia ha un ragazzo italiano e a volte fanno video assieme. Davvero interessanti i suoi video. Come ad esempio questo sul reverse culture shock.


Briller è un altro Youtuber americano che si è trasferito in Italia. Ha una ragazza italiana molto simpatica, Sonia, e hanno annunciato che si sposeranno presto. Briller, come Tia, ama l'Italia e riesce a raccontare le differenze con gli States e anche le tante incongruenze italiane sempre con molta attenzione, parlando spesso anche dei difetti e delle inefficienze italiane ma senza mai urtare la suscettibilità dei followers più sensibili. In definitiva si vede che adora l'Italia e riesce a passare su anche alle tante cose che non vanno bene nel Bel Paese.
Ecco un video su alcune cose normali in Italia ma strane in Usa:


Kenna Burke è una nuova YouTuber che seguo da poco. E' giovanissima, credo abbia meno di 20 anni ma è molto molto solare e simpatica. E non ho mai sentito un'americana parlare l'italiano così bene. Ha studiato per qualche mese in Italia ed è tornata nel suo Texas. Davvero molto brava ed emergente, direi, perché in pochissimo tempo ha già raggiunto oltre 80K followers e credo arriverà presto oltre i 100K.
Qui Kenna parla delle differenze tra liceo italiano e high school americano. Interessante e divertente:



E voi conoscete altri YouTuber americani che raccontano l'Italia?



domenica 15 settembre 2019

Terzo dibattito tra i candidati democratici

Pochi giorni fa ho visto il terzo dibattito tra i 10 candidati democratici. Uno di loro sarà il candidato che sfiderà Donald Trump alle elezioni del 2020. 
Durante il dibattito si è parlato molto dell'healthcare system, che come sapete dai miei post precedenti è un tema a me molto caro. Si è parlato anche del problema della diffusione delle armi come AR 15 e AK 47, di razzismo, immigrazione, guerra commerciale contro la Cina, cambiamenti climatici, terrorismo, guerre, truppe militari in Afghanistan da richiamare in patria. 
Ma non mi hanno tanto interessato i temi politici e le soluzioni proposte anche perché si sa che i politici fanno tante promesse ma poi tra il dire e il fare...
E' stato invece interessante notare che i dieci candidati non si sono concentrati contro il nemico da battere. Certo hanno parlato di Trump ma non ne hanno fatto l'oggetto principale del loro dibattito. 
A me pare che in Italia sia un pò diverso e i politici si concentrano quasi totalmente sul nemico. Noi non siamo come Berlusconi, Renzi, Salvini... Si non siete come il vostro nemico del momento, ma cosa siete? Non definitevi sempre in opposizione al nemico. Definitevi in base alle idee che vi distinguono, dai temi e dalle soluzioni politiche che vorreste attuare.
E, sempre in modo diverso da ciò che avviene in Italia, mi ha colpito molto il fatto che siano riusciti a dare vita a un dibattito civile in cui nessuno alzava la voce e interrompeva o copriva gli altri, nessuno offendeva o usava toni violenti e aggressivi. C'è stato solo un momento in cui Biden si è contraddetto e poiché molti dicono che sia ormai vecchio e tende a dimenticare le cose, Julian Castro ha colto la palla al balzo e gli ha detto "Are you forgetting what you said 2 minutes ago?" facendolo passare per un vecchio con problemi di memoria.
In quel momento ho subito pensato che quell'attacco fosse stato un colpo da maestro e invece, non me l'aspettavo, subito dopo molti dei dieci candidati hanno praticamente rimproverato Castro per quella sua mancanza di rispetto e quei toni offensivi. Da noi in Italia credo che attacchi molto più offensivi non avrebbero suscitato la minima indignazione. 

mercoledì 11 settembre 2019

We will not live our lives in fear!

Sono passati 18 anni da quel tragico giorno.
Ho raccontato già in alcuni post quello che stavo facendo in quelle ore e come quella giornata fu determinante per la mia decisione di venire a vivere negli Stati Uniti.
Solo pochi mesi fa mi chiedevo: chissà dopo quante settimane gli Americani sono tornati alla normalità, anche per quanto riguarda gli spettacoli di intrattenimento.
All'epoca vivevo ancora in Italia e quindi non potevo saperlo. Sicuramente ci saranno voluti mesi, ho pensato, non è facile tornare a vivere le proprie vite con serenità.
E invece ho scoperto che solo dopo due giorni dopo gli attacchi Vince McMahon, Presidente della WWE e uomo di spettacolo, volle mandare un messaggio ai terroristi, anche a rischio di venire criticato, e prese la decisione di non cancellare l'evento programmato a Houston, Texas. Fu il primo grande evento pubblico dopo gli attacchi e un discorso toccante che riassume bene lo spirito americano: "We will not live our lives in fear!"

Ecco il suo discorso.

domenica 8 settembre 2019

USA Coast to Coast

Ciao a tutti, dai prossimi mesi collaborerò con un nuovo sito dedicato agli Stati Uniti: Usa Coast to Coast.
E' un sito che raggruppa molti blogger che seguo da tempo, soprattutto ragazze, che raccontano la loro vita americana in stati differenti.
E' un progetto interessante anche per capire che in Usa lo stile di vita ma anche le tradizioni cambiano leggermente, o a volte in maniera drastica, da stato a stato.
Dategli un'occhiata quando avete un attimo. E se vi va leggete anche i blog personali dei vari autori.

Ecco il sito: USA Coast to Coast: vita e viaggi in USA. 

College decisions reactions: rejected, waitlisted, accepted

Ogni anno i ragazzi americani all'ultimo anno di high school aspettano con ansia le risposte dalle università alle quali hanno mandato la domanda di accettazione.
Rejected, Waitlisted, Accepted: queste sono le 3 parole sempre nei loro discorsi, nei loro sogni e dei loro incubi, in quel periodo.

Solitamente ogni ragazzo fa domanda a più università, che qui chiamano comunemente college, anche 15-20, e poi vanno a controllare le varie decisioni sui vari siti, facendo il login con il loro account personale.

Come sapete in Usa quasi tutti i college sono a numero chiuso e per venire accettati bisogna conquistarli mandando documenti, relazioni, superando test, elencando tutte le attività extra curriculari e, se non erro, anche sostenendo brevi colloqui o mandando dei video presentazione di alcuni minuti.

Solitamente i ragazzi fanno domanda alle università più prestigiose in cui è molto difficile essere accettati, ma anche a università più "reachable" ossia con percentuali di accettazione più alte e altre considerate "safety college" in cui dovrebbe essere più facile venire accettati, ma ovviamente sono anche le meno prestigiose.

Si  può quindi capire il periodo di suspence che vivono i ragazzi americani quando arriva il periodo dell risposte soprattutto l'Ivy Day ovvero il giorno, a fine Marzo, in cui vengono pubblicate le decisioni degli 8 college più prestigiosi, della Ivy League:
Brown
Columbia
Cornell
Darthmouth
Harvard
Penn
Princeton
Yale

Ecco alcuni video sulle reazioni alle decisioni dei college:

College Decision Reaction 1
College Decision Reaction 2 

I college americani sono molto costosi, anche 50-60 mila dollari l'anno, e infatti molti genitori iniziano a risparmiare per il college dei figli...il giorno dopo la loro nascita. Se sono ricchi ovviamente potranno pagare tutti gli anni del college altrimenti un bel gruzzoletto aiuta comunque e per il resto si spera in una delle tantissime borse di studio.
Oppure, come la maggior parte dei comuni mortali, i ragazzi devono ricorrere ai prestiti bancari i cosiddetti student loans.

Prestiti bancari per pagarsi l'università? A noi può sembrare strano ma qui è considerato normale.
E ovviamente ci sono pro e contro.
Se ti laurei ad un college rinomato probabilmente a 23-24 anni avrai già un ottimo lavoro con uno stipendio abbastanza alto ma devi essere consapevole che per una decina d'anni una parte del tuo guadagno deve essere usato per ripagare il prestito bancario.

Le banche prestano soldi con una certa facilità perchè, a parte i genitori degli studenti che spesso fanno da garante, le banche sanno che un laureato di un college rinomato probabilmente troverà un ottimo lavoro e potrà ripagare il prestito con gli interessi.

In definitiva però se vieni accettato in questi college sai già che avrai una vita economica più serena e poi è anche questione di prestigio tra gli amici e di riconoscimento delle tue capacità.
Sono stato accettato a Yale, Harvard e Princeton! Sono un tipo in gamba! E nel Paese delle competitività estrema essere accettato da un college importante vuol dire partire con un passo in più rispetto a chi non viene accettato.

Un aspetto curioso dal mio punto di vista italiano è che il giorno in cui di benvenuto alle matricole nel college ci sono ovunque striscioni con  Welcome class of... e la data di quattro anni più avanti. Se siamo nel 2019 sugli striscioni ci sarà scritto Welcome class of 2023: Benvenuti laureati del 2023. Il college dura 4 anni, non esiste il fenomeno del fuori corso e quindi ti laurei in 4 anni esatti dal giorno di benvenuto.  E a 22 anni potrai già cercare lavoro. Forse le cose ora sono cambiate anche in Italia ma ai miei tempi l'età media dei laureati era 25-27 anni, e molti andavano anche oltre i 30 a causa di vari anni fuori corso, complici spesso anche dei prof che ti facevano perdere anni per un esame.

L'altro aspetto interessante è la certezza dei ragazzi americani sul loro futuro.
Mi viene in mente una scena del film My Name is Tanino in cui Tanino scappa dall'Italia per evitare il servizio militare (aveva sostenuto pochi esami e non poteva fare più il rinvio) e va negli Stati Uniti dove fa una visita a sorpresa a Sally, la studentessa americana di cui si era innamorato durante una breve vacanza italiana di Sally. Quando il padre di Sally chiede a Tanino: Cosa studi? lui risponde: Regia. E quando gli chiede cosa vuoi fare dopo? Tanino è dubbioso, come se non ci avesse ancora pensato e farfuglia: Di preciso preciso non lo so, who will live will see, chi vivrà vedrà.
Sa già che i sogni in Italia non sono facili da realizzare, quindi meglio non sognare troppo. Prima pensiamo a laurearci e poi chi vivrà vedrà.

sabato 31 agosto 2019

Io odio il sistema sanitario americano - Parte 5

Pochi giorni dopo dallo studio oculistico mi mandano gratis e a sorpresa i risultati delle due visite. E le mandano anche al mio medico. Leggo tutto e sostanzialmente c'è solo qualcosa da tenere sotto controllo, e mi suggeriscono di tornare dopo qualche mese per degli altri controlli  e mi suggeriscono di nuovo di fare l'ecografia alla carotide al più presto possibile.

Per curiosità, rispondo via email e chiedo il costo dell'ecografia. Non chiedo la cifra che dovrei pagare di tasca mia perché quello è determinato dall'assicurazione dopo varie valutazioni ma chiedo proprio "How much will you bill my insurance?" (Quanto chiederete alla mia assicurazione?) 
E rispondono, poiché verresti visitato tramite 3 macchinari da $600 l'uno il totale è $1,800.
Assurdo, faccio una breve ricerca su Google e scopro che in Italia costa sui 100 euro o anche meno.
Mi viene da ridere e rispondo che per il momento non voglio fare questa ecografia.

Mi telefonano dallo studio e mi dicono che se proprio ho deciso di non farla devo firmare un hai deciso che non la vuoi fare? Devi firmare un'autorizzazione di negazione delle cure.
Cioè?
La dottoressa ha ordinato che fai questa ecografia per motivi di salute e quindi se hai deciso di non farla devi firmare il Denial of treatment form.
Non ho deciso di non farla, sto dicendo che forse la faccio in futuro o forse la faccio in Italia.
Non conta, la dottoressa ha ORDINATO che devi fare questa visita for medical reasons e devi firmare questo modulo in cui dichiari di non voler proseguire con il treatment.

Inizia a salirmi l'orticaria e rispondo: scusa non ne capisco la necessità. Il dottore ha SUGGERITO di fare questa ecografia (voglio farle capire che il suo verbo ORDINATO va cambiato con SUGGERITO) e ho deciso di non seguire per ora questo SUGGERIMENTO. Perché devo firmare una carta? E mentre scrivo penso che sono io che decido del mio corpo. Non voglio farla non la faccio. Non siete voi a poter disporre del mio corpo a vostro piacimento. 
Ma faccio pace col cervello, firmo e gliela mando indietro.

E cerco di capire la ragione di questa ridicola burocrazia e arrivo alla conclusione che lo fanno solo per tutelarsi. In un sistema in cui ogni visita è un business, i soldi chiamano soldi e i soldi chiamano le cause. Quante volte si sente dire di medical malpractice! 
Se un paziente ha qualche problema può citare il medico primo perché un errore medico costa soldi al paziente e secondo perché dove girano soldi qualche paziente potrebbe anche provarci a guadagnarci qualcosa. Il mio ex padrone di casa, ad esempio, è sempre sul piede di guerra contro medici e dentisti, primo perché effettivamente gli chiedono sempre migliaia di dollari e poi perché quando dimostra un loro errore effettivo può sempre ricavarci qualcosa. Ma che io sappia non è mai riuscito a ottenere granché anche quando aveva ragione perché è semplicemente un pesce piccolo in un mare di squali. 

Comunque, tornando a me, pochi giorni dopo il denial of treatment vado dal mio medico per il checkup annuale e parliamo anche delle mie visite oculistiche. E mi dice che spesso fanno firmare il denial of treatment solo per spaventarti così magari ci ripensi e continui con il treatment suggerito. 

Poi mi controlla con attenzione anche il collo e mi fa: non ti preoccupare non ci sono problemi alle arterie altrimenti avrei sentito qualcosa. 
Ah bene, tutto bene allora? Lo studio oculistico mi ha fortemente consigliato o meglio ordinato, come dicono loro, di fare un'ecografia, che dice la faccio  comunque per sicurezza, magari in Italia?
Non ha senso che spendi questi soldi - risponde - credimi,  va tutto bene. Non c'è bisogno. 


sabato 24 agosto 2019

Io odio il sistema sanitario americano - Parte 4

E veniamo alla Parte 4 di questa "mini-serie" dedicata alle mie esperienze recenti con il sistema sanitario americano.

Durante la visita oculistica, che ho raccontato nel post precedente, l'oculista mi consiglia di fare anche un controllo per il glaucoma che puo' fare lei stessa in un altro studio in un paese vicino.

Prenoto la visita e quando vado li, questa volta, a scanso di equivoci, chiedo di pagare in anticipo e non a fine visita che non sai mai se poi c'e' qualche altro costo a sorpresa.
Pago $60, vero? Ecco la mia carta di credito.
La signora al desk mi guarda strano, forse un po' spiazzata, ma conferma i $60 e accetta il pagamento.

Entro nello studio e prima di iniziare il tecnico dell'oculista, una ragazza simpatica, mi chiede di firmare un foglio. E' quasi buio perché ha già spento alcune luci per la visita ma mi dice che è solo per dare loro l'autorizzazione di  mandare il conto all'assicurazione dopo la visita. L'assicurazione pagherà al 99% - dice. In sostanza è una formalità quindi leggo velocemente, ci sono le cifre che chiederanno per ogni macchinario che utilizzeranno, e firmo.

Alla fine della visita chiedo: Allora cosa mi dici, come stanno i miei occhi? E' tutto ok o c'e' qualche problema?
Devo mandare i risultati alla titolare, - risponde - oggi non c'è e io sono solo un tecnico. Valuta tutto, un pò come i pezzi di un puzzle.
Va bene - rispondo - ma può già dirmi qualcosa? 
Ma non si sbilancia. Da un macchinari - dice - sembra che sia tutto ok ma non so bene per gli altri. 
Non si preoccupi, analizzerà tutto la titolare e ti faremo sapere. So già per certo però - aggiunge - che per un determinato valore che ho notato la titolare consiglia sempre di fare un'ecografia alle arterie della carotide per vedere se ci sono blocchi nelle arterie. Dobbiamo assicurarci che il sangue fluisca bene al cervello. L'ecografia puoi farla qui nello studio a fianco.

Mi spavento un pò e chiedo: E non e' possibile farla ora, come parte di questa visita?
No, lo specialista oggi non c'è e comunque è una visita a parte. E o il nostro studio o il tuo medico curante deve informare e fare richiesta all'assicurazione.

Le dico per per ora non la prenoto e attendo prima i risultati della visita di oggi.

Passano i giorni ma non mi telefonano. E divento impaziente. ma quanto ci vuole per dirmi come e' andata la visita? Nel frattempo scopro che oltre ai $60 che hanno già preso da me hanno mandato il resto da pagare alla mia assicurazione: $1,150! MILLEECENTOCINQUANTA.

Dopo qualche giorno ricevo una telefonata dal tecnico e mi chiede se ho deciso per l'ecografia. Rispondo che potrei farla in futuro o magri in Italia ma le ricordo che sto ancora aspettando i risultati... allora questo glaucoma?

Mi dice che con l'ecografia si avrebbe un quadro completo  ma un pò spazientito le dico che ecografia o non ecografia possono comunque già dirmi i risultati del glaucoma. Sono andato da loro per quello. Mi volete dire o no cosa hanno i miei occhi?

Mi richiama il giorno seguente e inizia a dirmi i risultato in modo generico: da quel macchinario risulta che c'è un valore un po alto, ti ricordi quell'altro? Quello va bene. E poi invece quell'altro ha rilevato un valore un pò borderline...
La fermo e le dico: scusami un attimo, mi stai dando i risultati della visita al telefono. Potrei anche dimenticarmi. Vorrei vedere il cartaceo. Potete mandarmi i risultati via email?

Ma non è così facile...

E mi dice: Se vuoi puoi fissare un appuntamento con la titolare che ti spiega nel dettaglio ma sta andando in vacanza, magari quando torna le puoi fare un colpo di telefono.
E chiedo: Potete mandali via email? Anche per posta va bene.
Ma mi spiega che i risultati sono office material e che possono mandarmeli solo se faccio richiesta scritta compilando un modulo e specifica che comunque hanno un costo.

Coooosa? Io ho fatto una visita per cui ho pagato $60, avete anche mandato una fattura di $1,150 alla mia assicurazione (che in quel momento non aveva ancora deciso quanto pagare), e per avere i risultati su carta devo anche pagare? Praticamente ho pagato la visita per non avere niente in mano, solo delle vaghe parole al telefono?

Mi dice che al tuo medico curante o qualsiasi altro specialista, in caso in futuro decidessi di cambiare oculista, possono mandarli gratis.

Ma è ridicolo - penso - fossero pochi dollari ma e' il principio che è assurdo. Al mio medico li mandate gratis ma io dovrei pagare? E cosa e' una casta segreta che ha libero accesso a tutti i miei dati. Ed è un pò come se comprassi una TV ma per vederla io devo pagare ma altri medici possono accomodarsi a casa mia e guardarla gratis.

Comunque per curiosità chiedo di mandarmi va email il modulo per richiedere i risultati e leggo che che se firmo accetto di pagare 65 centesimi a pagina più varie e imprecisate spese amministrative.

E allora chiedo: Quindi quanto dovrei pagare esattamente?
Ma non lo sa di preciso. Dice che prima devo mandare il modulo firmato e poi fanno i conti.
Ma io voglio prima sapere quando devo pagare anche perchè che no so che quelle vaghe spese amministrative non ammontano a 50 dollari o più.
La situazione è snervante ma sono stufo di fare domande e per non rischiare spese sorpresa chiedo di mandare tutto al mio medico perchè andrò da lui a giorni per il controllo annuale. Li leggerà da lui i risultati.

Ma vi rendete conto? Qui fanno una visita ma tengono in ostaggio i tuoi risultati e te li danno solo se firmi una richiesta e paghi una cifra che viene svelata solo dopo la firma.

Ma continuo. Al prossimo post...




domenica 18 agosto 2019

Io odio il sistema sanitario americano - Parte 3

Continuiamo, siamo nel mondo della sanità USA, un acquitrino malsano e puzzolente dal quale affiorano personaggi furbetti, con cose dette e non dette, foglietti poco chiari da firmare, clausole e contro-clausole. Se non state attenti potete cadere in quelle acque putride nelle grinfie di quegli zombie del sistema sanitario che possono sfilarti centinaia di dollari.

Vi racconto due recenti visite oculistiche.
 Da anni dovevo fare un controllo e quindi qualche settimana fa ho prenotato una visita. 
Con la mia assicurazione ogni visita specialistica costa $60 ma è solo il mio copay perché ogni visita costa molto di piu' di $60. In poche parole io pago i miei $60 ma dopo la visita lo specialista manda il resto alla mia assicurazione che paga il meno possibile. Non so bene secondo quali criteri, commi e sottocommi ma lo specialista gli chiede altri $300? L'assicurazione valuta e poi decide. E solitamente paga sempre meno di cio' che chiedono.

Torniamo alla visita. Non so in Italia ma qui in USA gli oculisti, ma guarda un pò, fanno una piccola furbata. Considerano la visita per le lenti a contatto qualcosa di diverso da quella regolare per gli occhiali. Se vuoi sapere quali lenti a contatto vanno bene per te, devi fare un'altra visita. La cosa mi fa un pò ridere ma qui la considerano normale.   

 Durante la visita, l'oculista mi chiede se voglio fare anche il controllo per le lenti a contatto. Va bene, dico. So già che il controllo per le lenti a contatto è qualcosa di separato e mi aspetto di pagare $60 più $60, totale $120. Il resto (il paziente non sa mai esattamente quanto) lo pagherà la mia assicurazione. La visita è molto accurata con vari macchinari ma la parte delle lenti a contatto mi fa sorridere, per usare un eufemismo. In cosa consiste? Semplice, l'oculista mi da due lenti a contatto giornaliere, da provare. Le metto, l'oculista mi guarda gli occhi tramite un macchinario e mi dice: Si queste lenti a contatto, ti stanno proprio bene. 

A fine visita vado dalla ragazza al desk per pagare. 190 dollari. 190? - chiedo- mi aspettavo di pagare 120. Mi spiega che il controllo per le lenti a contatto non è considerato una visita vera e propria ma un extra non coperto dall'assicurazione e costa $130 e quindi $60 per la visita agli occhi più $130 per la prova lentine...$190. 

Va bene, conosco il ragazzo della specialista e non faccio storie. Ma questo è niente. 

Mettiamo da parte le lenti a contatto. Due giorni dopo la visita, mi accorgo che avrei dovuto fare la visita con il referral, ovvero l'impegnativa, del mio medico curante. Poche settimane prima, infatti, la mia compagnia aveva cambiato il piano dell'assicurazione di noi impiegati e se prima potevamo prenotare visite specialistiche senza impegnativa, ora l'impegnativa è necessaria. 

La ragazza al desk dell'oculista prima della visita mi ha chiesto il tesserino della mia assicurazione, ne ha fatto una copia ma non ha controllato o non mi ha chiesto se per fare la visita avevo bisogno del referral. Diciamo che è anche colpa mia non saperlo (maledette compagnie che per risparmiare cambiano sempre qualcosa alla tua assicurazione...) anche se non capisco perche' mai per ogni visita specialistica le ragazze al desk fanno sempre una copia della tua tesserino sanitario ma non controllano o non ti chiedono mai niente. Comunque vado dal mio medico e mi faccio fare l'impegnativa. Tra parentesi per farmi l'impegnativa mi fa comunque pagare 30 dollari di copay, la cifra che devo pagare ogni volta che vado dal mio medico curante e lui dipo avermi fatto un breve controllo, peso, pressione e due domande tanto per far vedere che ha fatto una visita manda il contodo $150 alla mia assicurazione che tra parentesi gliene da solo $30. Ma andiamo avanti.

Mando l'impegnativa alla mia assicurazione con la speranza che l'accettino anche se due giorni dopo la visita.
Nel frattempo vado online sul sito della mia assicurazione, faccio il login e scopro che l'oculista ha mandato $440 di conto all'assicurazione.  Cioè tralasciando i $130 per le lenti a contatto che non rientrano in questi conti, hanno preso $60 da me ma per loro il totale della visita agli occhi e' $440 e li chiedono all'assicurazione. Una cifra astronomica, sono in shock quando lo leggo. La stessa visita in Italia costerebbe non più di $150. Dopo qualche giorno la mia assicurazione prende la decisione: di quei $440 pagherà...zero! Spiegano che non hanno ricevuto l'impegnativa del mio dottore dal mio dottore o dall'oculista e anche se l'hanno l'hanno ricevuta da me due giorni dopo la visita, sostanzialmente non vale. 

Mi chiama lo studio dell'oculista e mi dice che quei $440 quindi li devo pagare io. Cosa? Devo pagare altri $440? Ma l'errore è anche vostro che mi avete fatto fare la visita senza assicurarvi che servisse l'impegnativa e comunque, errore mio o errore vostro, non potete chiedere una cifra cosi' alta per una visita oculistica. Inoltre se avessi avuto l'impegnativa del  mio medico, l'assicurazione avrebbe pagato meno di $440, quindi perché da me volete tutti i $440 ma con l'assicurazione vi sareste messi a cuccia e avreste come sempre accettato qualsiasi cifra? Ma niente da fare.

Contatto la mia assicurazione e spiego la situazione. Non sapevo ci fosse bisogno dell'impegnativa, la mia compagnia ha cambiato piano assicurativo poche settimane fa ma sono comunque andato dal medico per l'impegnativa due giorni dopo la visita, ce l'ho, ve l'ho mandata via email. Potete riconsiderare la vostra decisione? Mi dicono che mi avrebbero fatto sapere in due settimane.

Nel frattempo leggo che nello stato del Connecticut non è permesso il balance billing ovvero se lo specialista è nel network della tua assicurazione (e l'oculista è in network), allora deve accettare la cifra che paga l'assicurazione e nel caso pagasse meno di quanto richiesto, come avviene praticamente sempre, non puo' mandare il resto da pagare al paziente. Bene, ma poiché ci sono sempre cavilli continuo a lottare con la mia assicurazione, tra email e telefonate, per non rischiare di dover pagare io i $440. Come è finita? 

Due settimane dopo la visita, con mia grande sorpresa, l'assicurazione dice che ha accettato l'impegnativa anche se l'ho mandata in ritardo e di quei $440 ne pagheranno solo circa $100 all'oculista, io dovrò pagare altri $10 e l'oculista non può chiedermi altro. Ottimo! Pericolo scampato e un sospiro di sollievo. 

L'oculista ha incassato molto meno della cifra richiesta però a pensarci bene non ha esitato un istante a girare a me quei $440 non appena ha temuto che l'assicurazioen non avrebbe tirato fuori un dollaro. 
La cosa che ancora non concepisco è che gli specialisti (i medici, gli ambulatori, gli ospedali) mandano sempre cifre astronomiche all'assicurazione sapendo gia' che riceveranno molto meno. Ma quindi perche' lo fanno? Forse perche' sperano in qualche errore o cavillo e in quel caso possono rifarsi direttamente sul paziente che non ha il potere contrattuale delle potenti assicurazioni. Insomma sono deboli coi forti e forti coi deboli. 

Ma si può vivere con questa angoscia dopo ogni visita? Aspettare di vedere sempre come finisce il duello tra medici e assicurazione? Con l'ansia che può arrivare un medical bill anche a distanza di mesi? Magari ti dimentichi della visita ma all'improvviso ti arriva una lettera a sorpresa: bill da pagare! Se sei sano come un pesce ti fanno ammalare tutti questi stress, queste angosce e queste attese. 

Ma veniamo alla seconda visita oculistica, nel prossimo post...