Visualizzazione post con etichetta Only in Italy. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Only in Italy. Mostra tutti i post

domenica 6 maggio 2018

Il museo della pizza a New York

Apre ad ottobre il museo della pizza a New York e la notizia ha subito scatenato polemiche tra cloni dei pizzaioli più importanti di Napoli che si sono riuniti per protestare.
In questo breve video i punti salienti della protesta:


Devo dire che sono rimasto perplesso e mi sono posto alcune domande.
Una tra le obiezioni più forti è che la vera pizza è napoletana e quindi il museo non dovrebbe avere sede a New York anche perché ..."gli Americani già pensano che la pizza l'hanno inventata loro..." e  quindi chissà quale scarsa importanza daranno alle vere origini partenopee del piatto italico famoso in tutto il mondo. E magari esporranno anche la pizza con l'ananas?
Io penso che solo un Americano su cento possa pensare che la pizza sia nata in Usa e quindi l'obiezione dei pizzaioli napoletani è molto debole. Inoltre penso che il museo darà un degno risalto alle origini napoletane della pizza, magari mostrando anche il modo in cui la pizza si è evoluta o meglio si è adattata e viene servita in diversi luoghi del mondo, compresi gli Usa. Compresa la pizza con l'ananas.

Queste sono solo mie supposizioni e mi riservo di ritornare sull'argomento dopo aver visitato il museo ad Ottobre ma mi chiedo: ha davvero senso fare una protesta senza neanche sapere  come sarà il museo? E se questa ottima idea l'hanno avuta e l'hanno realizzata a New York, a cosa serve fare il piagnisteo vittimista? Ho letto anche commenti di chi sostiene che questa è un'altra cosa italiana che sfruttano in Usa per arricchirsi. A parte che il museo devolverà gli incassi in beneficenza ma che ragionamento è? Allora ogni Paese può avere musei solo delle proprie opere d'arte?
A me sembra una protesta infantile di chi piange verso chi fa. Con un pò di invidia. Adoperatevi per fare un museo della pizza anche a Napoli, pizzaioli napoletani, e pazienza se New York vi ha battuto sul tempo. Siete sempre in tempo per recuperare e fare molto meglio di loro.

Più di un pizzaiolo "incazzato" ha detto che a New York dovrebbero fare il museo dell'hamburger, non della pizza. Quindi museo della pizza solo a Napoli, museo dell'hamburger solo a New York. Ipotizziamo invece che facessero un museo dell'hamburger a Napoli.  Come reagirebbero i ristoratori americani? Sicuramente sarebbero contenti e incuriositi. "Ah really?" - direbbero -  "Very nice!",e non ne sarebbero preoccupati. E se pure in quel museo falsassero la realtà dicendo che gli hamburger li hanno inventati a Napoli, i ristoratori americani si farebbero una risata e continuerebbero a vivere.  

Voi cosa ne pensate? Protesta sterile e vittimista o protesta sensata a difesa del made in Napoli?


domenica 25 febbraio 2018

Il voto degli Italiani all'estero

Il 4 Marzo, come tutti sappiamo, ci saranno le elezioni politiche in Italia e anche noi Italiani all'estero, iscritti all'AIRE, abbiamo il diritto al voto, per corrispondenza. 
Come sempre in queste occasioni si accendono delle discussioni infuocate tra gli Italiani che vivono all'estero e quelli che vivono in Italia. E noi che viviamo all'estero dobbiamo ascoltare le solite domande e osservazioni:
Ma è giusto dare il diritto di voto a voi Italiani all'estero?
Cosa ne sapete voi dell'Italia? 
Siete andati via e non dovreste poter votare! 
Ma perché vi interessa ancora dell'Italia? 
Vivete all'estero? E allora votate per il vostro Paese ospitante! 

Di primo istinto rispondo che sono un cittadino italiano e finché non mi tolgono la cittadinanza, credo sia giusto che mi sia concesso questo diritto. Pensandoci bene per devo dire che alcune delle obiezioni non siano completamente sbagliate. Alcune, non tutte. 

Dunque, riflessioni personali.
Quando pensano che non sappiamo più niente dell'Italia non è vero. O è vero a metà. Conosco tanti italo americani che in effetti hanno il diritto al voto ma che sono emigrati qui da ragazzini e non ne sanno molto dell'Italia. Mi fanno spesso cadere le braccia quando fanno discorsi in cui dipingono l'Italia come un Paese arretrato, come fosse appena uscito dalla seconda guerra mondiale. Questi votano se vogliono e forse non dovrebbero averne il diritto. E forse non dovrebbero poter votare coloro che hanno preso la cittadinanza italiana solo grazie al nonno che viveva in Italia e non conoscono l'italiano e in Italia ci sono andati al massimo una volta per vacanza. Darei il diritto solo a chi è nato in Italia.
Ma ci sono anche tante persone che sono emigrate 10-20 anni fa e che grazie ad internet seguono tutte le notizie, le indagini giornalistiche (in realtà purtroppo non ce ne sono molte), i dibattiti politici, le trasmissioni come Le Iene, Striscia la notizia e tante altre. Ma ovviamente non vediamo l'Italia con il solo filtro della TV, sarebbe fuorviante. Tramite Facebook, Whatsapp, Messenger, Skype, FaceTime, siamo sempre in contatto con parenti e amici e conosciamo bene come si vive oggi in Italia, le loro difficoltà, le disfunzioni dei piccoli paesi e delle grandi città.
A volte stranamente, si arriva al paradosso che molti emigrati all'estero conoscono meglio l'Italia di chi ci vive e non si è mai mosso di lì.
Ad esempio conosciamo qualcosa in più di questi, che ne dite?
Un'obiezione tipica è che chi è all'estero non ha più niente a che fare con l'Italia, non ha più niente in Italia e quindi non dovrebbe votare. Beh potrebbe essere non vero perché molti Italiani all'estero hanno una casa in Italia (vuota o in affitto) e pagano le tasse ogni anno. Le tasse le pagano in Italia e non dovrebbero poter votare anche se vivono all'estero? 

Insomma un'idea che potrebbe essere accettabile è: sei nato in Italia e hai diritto al voto anche se sei all'estero. Se paghi le tasse all'Italia perché hai ancora proprietà in Italia magari il diritto lo mantieni fino a che non vendi casa. Se non hai niente il diritto te lo togliamo dopo chessò 10-15 anni e lo riacquisti se torni a vivere in Italia.

Ma a parte il voto e non voto ciò che mi stupisce è l'astio che si rivela in quelle frasi..
Ma perché dovete poter votare? 
Siete andati via e allora basta, non dovete poter votare!

Ecco a me queste frasi sembrano trasudare acidità. Quasi come a dire: ci hai ripudiato andandotene via dalla nostra tribù? E allora stai li e non ti occupare più di noi. Non ti vogliamo più.
Beh amici, se siamo andati via è perchè l'italia ci ha costretto ad andare via. E se le cose fossero state migliori molti di noi sarebbero rimasti. Non abbiamo ripudiato "la tribù". Amiamo sempre l'Italia e gli Italiani, amici e parenti rimasti li e all'estero siamo sempre orgogliosi di dire al mondo che siamo Italiani e vivevamo nel più bel Paese del mondo. E poi non è che all'estero ci godiamo la vita come potreste pensare, non è che qui qui sia sempre tutto rose e fiori. Insomma se vedessimo dei miglioramenti un giorno potremmo anche tornare in quell'Italia che ci ha spinto ad andare via. E un miglioramento può avvenire anche grazie al contributo di noi Italiani all'estero con il nostro voto.

L'altro aspetto che mi stupisce di queste obiezioni è che gli Italiani rimasti in Italia pensano che si possa tagliare il cordone ombelicale con l'Italia non appena saliamo su quell'aereo che ci porta in un altro Paese. Non è così semplice.
Se sei nato in Italia da genitori nati in Italia, con nonni nati in Italia, se hai avuto amici italiani, se hai studiato elementari, medie, liceo, università in Italia, se hai guardato la tv italiana, se hai respirato Italia per 20-30 anni della tua vita e sei all'estero da soli 10 anni o poco più come si fa a dimenticarsi dell'Italia, chiudere la porta e non pensarci più? C'è chi ci riesce ma non è facile per tutti. Scusateci se all'Italia ci pensiamo ancora. E spesso.

Comunque buone elezioni a tutti, popolo italiano all'estero e popolo italiano in Italia. Per molti siamo due popoli ormai distinti e separati e quasi in contrasto, e in effetti in Italia tutto si basa sulle divisioni in fazioni di ultras. A questa divisione tra Italiani all'estero e Italiani in Italia ancora non ci avevo ancora pensato. E' una che si aggiunge alle altre. Spero che un giorno diventeremo più uniti.
Buon voto a tutti! 


giovedì 18 luglio 2013

Trenitalia risponde

Cari lettori, vi ricordate quando solo poche settimane fa ero ancora in Italia e ho avuto qualche problema a tornare da Roma a casa al mio paese con i treni? Ritardi e cancellazioni ai limiti del ridicolo.
Un treno da Roma a Salerno fece piu' di un'ora di ritardo e cosi' andai alla biglietteria a chiedere un rimborso e mi dissero che per registrare il ritardo a Trenitalia occorrevano almeno 20 giorni... Ancora oggi mi chiedo perche' a Trenitalia non e' chiaro il giorno stesso se un treno e' arrivato in ritardo.  No, il tizio mi disse di tornare dopo 20 giorni per vedere se avevo diritto a un rimborso. Avevo tempo da perdere in quel periodo e quindi scrissi una lettera a trenitalia, circa un mese fa.
Oggi ho ricevuto un'email di risposta da Trenitalia, e mi ero anche dimenticato di avergli inviato un'email di reclamo. Comunque per quanto riguarda i minuti di ritardo, e' sempre la mia parola contro la loro e infatti ecco la loro risposta:

Gentile Signor ...., alla sua mail del 20/6 u.s., relativa al ritardo in arrivo a Salerno dell’IC 727 del 13.6.13, esprimendole innanzitutto il nostro rammarico per il disagio.

La informiamo che è possibile accertare l’ammissibilità o meno del diritto all’indennità di ritardo, oltre che tramite il nostro sito internet ed il call center, anche presso le biglietterie, le agenzie di viaggio e le self-service della media e lunga distanza, quando siano trascorsi almeno 20 giorni dalla data del viaggio e fino a 12 mesi successivi.

Verificata la spettanza dell’indennità, è possibile ottenerla presso le biglietterie di stazione o le agenzie di viaggio, in bonus, in contanti o, in alternativa, direttamente con l’emissione di un nuovo biglietto per un importo pari all’indennità spettante.

Le verifiche eseguite hanno evidenziato che per il ritardo di 54,5 minuti in arrivo a Salerno del treno citato l’emissione dell’indennità resta esclusa, in quanto inferiore alla soglia minima di 60 minuti prevista dalla Carta dei Servizi.

Con l’auspicio di averla nuovamente gradita ospite sui nostri convogli, porgiamo cordiali saluti.

 

Insomma anche se si fosse trattato davvero di un ritardo di 54,5 minuti come sostiene Trenitalia a me sembra scandaloso. Non si tratta di 10 o 20 minuti ma di quasi un'ora...e loro lo considerano normale, accettabile? Che dire, sono cose come queste che mi fanno sentire content di essermi all'estero dove non devo piu' avere a che fare con Trenitalia e simili barzellette.

domenica 12 maggio 2013

Alitalia e Delta: Italia e America a confronto

Cari lettori, me lo ripeto sempre piu' spesso: devo assolutamente emigrare. Vi spiego. L'avvocato americano che mi sta facendo le pratiche per il work visa deve inviare alcuni documenti che mi riguardano all'immigrazione americana. Poiche' ho gia' vissuto e lavorato in Usa fino al 2010 vuole mostrare che nel 2010 sono andato via dagli Usa per tornare a vivere in Italia. Unico modo per farlo e' ottenere una copia del biglietto aereo o del boarding pass. Poiche' dopo averlo usato gettai via quel biglietto e il boarding pass e cancellai anche l'email con il pdf, l'unica soluzione possibile e' contattare Alitalia per richiedere un duplicato del biglietto acquistato, magari lo stesso biglietto in pdf che mi inviarono via email. Quindi stamattina contatto Alitalia e un operatore mi dice che e' impossibile ottenere una copia del biglietto perche' e' gia' stato usato e non ne hanno piu' traccia. Conoscendo Alitalia, chiudo il telefono e richiamo per parlare con un altro operatore, magari sono piu' fortunato, come una lotteria: trova l'operatore fortunato. In effetti l'altro operatore mi da' gia' una risposta leggermente differente: non e' possibile avere una copia del biglietto perche' e' stato gia' usato. Ma si puo' chiedere una "certificazione di volato". Bene, come procedere? -chiedo- mi servirebbe al piu' presto possibile. L'operatore risponde che devo inviare un fax con documentazione varia dopodiche' potranno aprire il fascicolo, fare ricerche e darmi una risposta solo dopo "molte settimane"! Molte settimane?-penso-ma oggi e' tutto computerizzato, cosa ci vuole a ripescare due dati e inviarmeli? Niente da fare: molte settimane. Chiudo e cerco altre strade e noto che Alitalia risponde alle richieste dei clienti anche via Facebook. Rispiego la mia situazione e la mia urgenza e mi dicono che si mettono subito all'opera per vedere cosa possono fare per accelerare i tempi. Bene, mi danno qualche speranza. Dopo un po' mi dicono che il volo era Alitalia ma e' stato operated by Delta ai quali hanno esposto la mia richiesta e dai quali stanno aspettando una risposta.  Poi a un certo punto probabilmente si stancano per il troppo lavoro e la troppa pressione psicologica, e' pure domenica no?, e mi rimbalzano prontamente a Delta. Devo rivolgermi direttamente a loro. Si ma io il biglietto lo ho acquistato da Alitalia. Non dovrebbero essere loro ad aiutarmi? Niente da fare, si tirano indietro e mi danno il numero di telefono del customer service Delta Italia, che ovviamente e' contattabile solo dal lunedi' al venerdi'.
Delta pero' e' una compagnia americana, penso, e hanno il customer care italiano ma anche quello americano. Magari lavorano anche di domenica. Quindi vado sul sito americano e vengo a sapere che hanno un customer service che risponde anche su Twitter. Incredibile, sono avanti! Mi iscrivo a Twitter, trovo Delta Assistance, espongo il mio caso e spiego la mia urgenza. Mi aspetto che anche loro mi dicano che occorrono molte settimane per soddisfare la mia richiesta ma mi dicono che occorrono fino a 14 giorni. E bisogna pagare $20. Ok, sono Americani, ovvio, si fanno pagare anche l'aria ma va gia' meglio perche' ho urgenza e comunque "fino a 14 giorni" e' gia' meglio di "molte settimane". Ci provo, insisto e spiego che mi servirebbe una risposta entro un paio di giorni. La ragazza molto gentile e paziente che mi sta rispondendo con i suoi twit (che strano!) mi chiede di darle la mia email in privato e mi dice che cerchera' di vedere cosa puo' fare. E cosi' resto a meta' tra la speranza e il timore pero' che questo potrebbe essere solo un modo per tenermi tranquillo per un po' di giorni. Poi all'improvviso, apro le email e vedo l'email di Delta con il documento di cui avevo bisogno, presa dai loro records del 2010! Niente fax, niente burocrazia, niente "molte settimane". Poche ore di Delta contro le molte settimane di Alitalia. Lo so che potrei risultare antipatico quando lo dico ma questa e' un'ulteriore dimostrazione che l'efficienza americana e' anni luce superiore rispetto a quella italiana. Devo assolutamente emigrare.

lunedì 29 aprile 2013

Attentato a Palazzo Chigi

Cari lettori, come tutti sapete ieri un disperato ha fatto fuoco davanti a Palazzo Chigi mentre i neo ministri giuravano sulla Costituzione, ferendo due carabinieri e una donna che per fortuna non sono in gravi condizioni. L'attentatore ha poi confessato che era sua intenzione colpire i politici ma non essendoci riuscito ha scatenato la sua rabbia contro i carabinieri. Giornalisti, conduttori tv e normali cittadini hanno iniziato a dare la propria teoria su cosa abbia potuto influenzare ed armare la mano l'attentatore. C'e' chi dice che Grillo ha aizzato gli animi con i suoi toni aggressivi ma e' anche vero che il suo movimento ha incanalato una forte rabbia che si e' espressa in modo democratico. Questa rabbia puo' sempre uscire dagli argini e infatti forse Grillo farebbe bene a moderare un po' i termini anche perche' ho sentito e letto di persone che avrebbero giustificato Preiti se avesse colpito qualche neo ministro. Allo stesso modo c'e' chi afferma che e' stata proprio la vecchia classe politica con i suoi comportamenti, privilegi e determinate leggi approvate negli ultimi anni ad aver armato la mano di quel disperato.
Vorrei uscire fuori dalla logica di chi e' stato a condizionare quel disperato per portare un altro punto di vista. Avendo vissuto per circa otto anni all'estero (7 in Usa e 1 in UK) mi sembra che fuori dall'Italia l'atteggiamento verso analoghi eventi tragici sia differente. L'individuo non viene messo da parte in attesa che si trovino cause esterne per spiegarne i comportamenti. Se un disperato fa fuoco contro dei poliziotti il primo responsabile di tale atto e' considerato chi preme il grilletto. Poche storie o analisi sociologiche. Puo' esserci un partito che inneggia alla violenza, puo' esserci una pesante crisi economica, puo' esserci la disoccupazione ma questo non ha importanza. L'individuo non e' considerato come un bambino immaturo, come un automa che fa cio' che gli suggeriscono di fare sovrastrutture e forze esterne. L'individuo e' l'unico responsabile delle proprie azioni. Mi piace pensare, ma forse e' un'utopia, che nel bene e nel male anche in Italia l'individuo venga considerato come l'unico artefice del proprio destino e unico responsabile delle proprie azioni.
Purtroppo siamo in Paese che delega ogni responsabilita' sempre agli altri e mai a noi stessi. In effetti questa mia tesi e' stata confermata pochi giorni fa quando Napolitano durante il suo discorso ha fatto una forte critica contro i partiti e la loro inefficienza. I partiti cosa hanno fatto? Si e' verificata questa scena assurda:


Invece di abbassare il capo, vergognarsi e ascoltare in silenzio, hanno iniziato ad applaudire! Ogni partito credeva che Napolitano stesse parlando degli altri partiti. Una scena tragi-comica! Ma e' ovvio, i colpevoli in Italia non siamo mai noi stessi, sono sempre gli altri.

martedì 16 aprile 2013

Attacco a Boston e antiamericanismo

Ogni volta che si parla di politica o delle ragioni della crisi economica mondiale un mio amico mi consiglia sempre di dare un'occhiata al sito Nocensura.com. Per lui e' una vera Bibbia e li' e' possibile trovare le risposte a tutte le nostre domande.
Ieri gli Stati Uniti sono stati colpiti al cuore da un terribile atto terroristico durante la maratona di Boston. Come tutti avrete visto dai Tg, a pochi metri di distanza dal traguardo, due bombe sono state fatte esplodere tra la folla provocando tre morti e decine di feriti.
Mi sono subito chiesto chi possa essere stato a perpetrare un tale vile attacco.
Oggi, tra i tanti articoli a riguardo, mi e' capitato di leggerne uno proprio di Nocensura.com:
Bombe sulla maratona di Boston: perche'?
Sara' che io sono da sempre innamorato degli Usa ma ho trovato questo articolo a dir poco fastidioso anche perche' ha fatto ritornare alla mia mente i giorni che seguirono l'11 Settembre 2001 quando ero ancora uno studente e all'Universita' di Napoli e moltissimi studenti e professori si mostrarono piu' o meno palesemente soddisfatti degli attacchi e non a caso una delle frasi piu' ricorrenti era: "beh se hanno ricevuto questo attacco vuol dire che qualcosa gli Stati Uniti avranno pur fatto per meritarselo". E poi con il passare delle settimane iniziarono a prendere corpo le teorie complottiste per cui era ovvio che si trattasse di una colossale messa in scena hollywoodiana. Erano stati gli Americani stessi a posizionare in gran segreto delle mine nelle Twin Towers.
E anche nell'articolo di Nocensura.com il tono non e' differente. Sembra quasi che le bombe, i morti e i feriti siano un dettaglio insignificante. Cio' che vuole subdolamente suggerire l'autore e' il fatto che in queste occasioni sguazzino sempre dei fantomatici figuri che usano il terrorismo come scusa per poterci tenere sotto controllo e privarci di ogni liberta'.
Sempre sullo stesso sito e' riportato un altro articolo in cui e' scritto:
"La mente degli americani è nuovamente paralizzata. È bastato un botto, relativamente innocuo, per risvegliare nella popolazione quella sensazione di totale disorientamento che avevano provato dopo l'11 settembre, e che evidentemente aveva continuato a dormire nel loro subconscio per tutti questi anni..."
Mi sono chiesto se ho letto bene: Botto, relativamente innocuo? Insomma per questi pseudo-giornalisti gli atti terroristici non sono solo una scusa usata da "gruppi dominanti" chiusi nella loro stanza dei bottoni per tenerci tutti sotto controllo, ma sono addirittura creati ad arte da loro stessi. E chi non capisce queste ovvieta' e' un idiota. Insomma proprio come i discorsi compottisti post 11 settembre. E' il vecchio antiamericanismo che non muore mai e si nutre di queste tragedie.
Anche per questo sono sempre piu' contento di tornare a vivere in America.

giovedì 21 marzo 2013

Ospedali italiani e rituali scaramantici

Ciao a tutti, sono ancora in Italia o meglio con un piede in Italia e uno negli Stati Uniti. 
Nel frattempo trascorro le giornate qui nel ridente Sud Italia e mi diverto ad assistere alle scene che mi offre la quotidianita'. Ospedale. Il chirurgo che pochi giorni fa aveva operato e poi dimesso mio padre, gli da appuntamento per un controllo al suo studio in ospedale per le 8 e 30. In sala ci sono un'altra decina di persone alle quali il dottore ha dato appuntamento allo stesso orario. Qualcuno di noi, forse quelli che sono stati in ospedali piu' efficienti, si chiede perche' mai non abbia dato appuntamenti con orari diversi. Ma siamo in Italia, non bisogna farsi troppe domande.
Si fanno le 8 e 40,  le 8 e 50 e del dottore non c'e' traccia. In sala d'attesa si inizia a mormorare e c'e' chi si lamenta ma sottovoce, per non farsi sentire da medici e infermieri che entrano ed escono dai reparti...le 9, le 9 e 15, le 9 e 30. E tutti aspettano ancora con pazienza. Un signore a un certo punto, combattendo contro i suoi sensi di colpa per cui e' sempre meglio non disturbare, si fa coraggio ferma un'infermiera e le chiede quasi con il capo chino:
- Mi scusi, c'e' il dottore oggi? Mi ha dato appuntamento per le 8 e 30.
E l'infermiera spazientita:
- E e va bene se ha dato un appuntamento per oggi vuol dire che viene!
E va via. 

Un'altra persona entra ed esce dalla sala d'attesa. Va al bar e torna, poi di nuovo al bar e torna. A un certo punto spiega a tutti gli altri che aspettano:
- Io faccio sempre cosi', perche' ogni volta che mi allontano dalla sala d'attesa, poi arriva il dottore.
Insomma ognuno ha i propri gesti scaramantici per far apparire il dottore, che infatti arriva...alle 10. E' piu' facile vincere al super enalotto che far materializzare un dottore puntuale.


P.S. Potrebbe divertirvi anche un'altro mio post a riguardo, per la serie inefficienza e furbizie italiane: Numerini

giovedì 28 febbraio 2013

Pizza, spaghetti, mandolini, mafia e clowns

Probabilmente cio' che sto per scrivere verra' condiviso da un lettore su cento. Domenica e Lunedi' ci sono state le elezioni e anche se ha vinto il centro-sinistra a ben vedere i veri vincitori sono stati Berlusconi che era dato per morto e sopratutto Grillo che oltre ogni aspettativa e' stato votato da ben un italiano su quattro!
Oggi l'Economist ha pubblicato questa copertina per riassumere l'esito delle nostre elezioni intitolata Send in the Clowns (Fate entrare i clowns).
Considero la copertina offensiva verso milioni di Italiani che hanno votato Pdl e M5S anche se chi non ha votato per questi due partiti sta gia' facendo girare la copertina sui social neetwork con grande soddisfazione e con un ghigno gioioso. Ieri un noto politico tedesco, che potrebbe diventare cancelliere dopo la Merkel, ha espresso lo stesso concetto dell'Economist: gli Italiani hanno votato per due clown. Napolitano ha cancellato l'incontro con quel maestrino tedesco e per una volta mi sono sentito orgoglioso di avere lui come Presidente, anche se avrebbe potuto agire con la stessa energia in passato per episodi analoghi. Ricordate, ad esempio, la celebre copertina del tedesco Der Spiegel in cui l'Italia veniva descritta come il paese degli spaghetti e della mafia? E quell'altra copertina in cui la tragedia della Costa Concordia veniva usata, con pessimo gusto, per dipingere gli Italiani come un popolo di codardi rappresentati da Schettino e l'Italia come una nave che affonda tragicamente?
Ritornando alle nostre elezioni mi chiedo perche' ogni volta che un politico o un giornale straniero deride e disprezza i nostri politici, e per estensione tutto il popolo italiano, noi non riusciamo ad essere uniti e invece continuiamo a litigare tra fazioni e addirittura appoggiamo di volta in volta questo o quel quotidiano o politico straniero che offende noi Italiani.
Non comprendiamo che quei politici e quei giornali stranieri stanno parlando di tutti noi Italiani senza distinzioni? Ma siamo proprio noi, cosi' divisi, a dargli man forte e a conferirgli importanza.
Pensate che se il Corriere della Sera scrivesse un articolo denigratorio verso le decisioni di milioni di Tedeschi, Americani o Inglesi le loro Tv darebbero spazio al Corriere? No, semplicemente non prenderebbero in considerazioni quotidiani stranieri anche perche' sanno che non possono avere un quadro preciso del loro Paese.
Curiosamente trovo che questo timore reverenziale, questo senso di inferiorita' sia evidente anche quando in una trasmissione televisiva arriva il grande ospite straniero, magari un noto attore Hollywoodiano.
Sostituite De Niro con l'Economist, il Ny Times o il Financial Times e il risultato non cambia.



mercoledì 30 gennaio 2013

Bus senza gasolio, Napoli appiedata

Cari amici, oggi sul Corriere online ho letto e vorrei segnalarvi questo articolo: Bus senza gasolio, Napoli appiedata. Penso che l'articolo rappresenti bene una diffusa mentalita' italiana secondo la quale la colpa dei disservizi e' sempre e solo da ricercarsi in fattori esterni, in questo caso nei tagli regionali e governativi. Tutto vero, per carita', ma io che ho vissuto a Napoli per molti anni e ho preso il bus centinaia di volte so che e' troppo facile prendersela sempre e solo contro le decisioni di chi ci governa (ne ho parlato anche in questo post), perche' le cause quasi sempre vengono anche "dal basso", dal comportamento quotidiano dei cittadini.
Vi racconto una scena ricorrente sui bus di Napoli che e' capitata purtroppo anche a me e ad alcuni amici. Le persone oneste entrano con il biglietto in mano ma poiche' il bus e' pieno fino all'inverosimile non riescono ad arrivare alla macchinetta obliteratrice. All'improvviso si aprono le porte ed entrano due controllori. Con dei riflessi prontissimi, quelli che non avevano il biglietto scendono dal bus prima della chiusura delle porte. Un fuggi fuggi generale e il bus che resta semi-vuoto. Le persone oneste che non sono riuscite ad obliterare possono finalente dirigersi verso le macchinette ma i controllori sono piu' veloci, fermano un paio di passeggeri a caso e gli fanno la multa. A poco vale spiegare che il bus era strapieno e non si riusciva ad arrivare alla macchinetta. Per loro sono solo scuse mentre i furbi staranno prendendo il prossimo bus senza biglietto. Ennesima ingiustizia all'italiana in cui gli onesti devono pagare per i furbi e in cui dopo molti anni tutti i nodi vengono al pettine e non ci sono piu' soldi per pagare il gasolio. Forse se tutti iniziassero a pagare il biglietto i soldi per pagare il gasolio ci sarebbero. Ma la colpa e' dei tagli, certo. E come mai questi problemi non accadono in altre citta'? Anche in altre citta' ci sono stati tagli governativi e regionali. Forse forse e' la mentalita' della massa che provoca questi disservizi?
Ma cosa accade in altre citta' europee? Sono stato a Londra e li' il bus apre due porte, da quella centrale le persone possono solo scendere, da quella davanti possono solo salire. Quindi tutti passano davanti all'autista e strusciano la oyester card (carta prepagata ricaricabile) o pagano in cash. Sucede raramente ma se qualcuno cerca di fare il furbo o magari e' ubriaco (ne ho viste scene) e passa senza pagare il biglietto, l'autista lo richiama con severita' e non fa partire il bus finche' il furbetto non paga il biglietto. Se il tizio si ostina a non pagare, si spazientiscono anche gli altri passeggeri e a volte non ci pensano due volte a gettarlo fuori dal bus. E' una questione di mentalita', onesta' e senso civico delle persone. Ma se a Napoli e dintorni c'e' anche gente come questa, non credo che ci siano molte speranze:


Sono tornato piu' acido che mai eh? America, please, riprendimi presto! :)

martedì 22 gennaio 2013

Esame all'universita': io parlo, il prof twitta

Salve amici, oggi ho letto questa interessante lettera di una ragazza a Beppe Severgnini sulla rubrica Italians:
Caro Bsev, è la prima volta che ti scrivo e non so come si fa, ma ci provo lo stesso. Oggi sono una studentessa arrabbiata. Arrabbiata con la A maiuscolissima.
Mi sono svegliata alle cinque e ho preso il mio treno per venire a Milano a sostenere un esame. Arrivo, mi segno, aspetto. La prima parte me la chiede l’assistente, poi devo chiudere l’esame col mio prof. Attendo il mio turno, perché senza avvisare nessuno, fa una pausa chiacchierando amabilmente e scherzando con un’altra assistente, e un altro prof li’ presente. Passiamo oltre. Mi siedo. Buongiorno, buongiorno. “Allora signorina, mi parli del apporto tra scrittori e le pagine di cultura..”. Attacco, mentre lui attacca, a sua volta, a smanettare sul suo Ipad. Mi spiego, io parlavo dei libri e gli appunti a cui avevo dedicato ore di studio, e lui col suo ipad twitta. Mi paleso: il mio prof è social su twitter mentre io parlo dei problemi delle pagine di cultura.
Ma una volta non erano i professori a sequestrare i cellulari durante la lezione? E una volta non erano gli anziani a bofonchiare che i giovani non hanno più rispetto? Io questa mattina mi sono sentita offesa. Ho impegnato il mio tempo, studiando e approfondendo, dando per scontato il fatto che per un quarto d’ora il prof del quale ho frequentato tutte le lezioni mi avrebbe dedicato il suo, di tempo. E invece no. Dov’è finito il rispetto? Ma perché preferire pattinare con l’indice su un retina display piuttosto che ascoltare una studentessa, e i frutti delle tue spiegazioni? I giovani sono terra fertile, e hanno bisogno di essere costantemente coltivati e innaffiati. Questo non è quello che mi è successo stamattina. Mi auguro che non capiti a nessun’altro, perché non è bello. Ci fa sentire presi in giro. E mi auguro che se qualche professore dovesse leggere queste poche righe, non si riconosca in quel che ho scritto. Non deve essere bello nemmeno per loro. Bsev, ma che succede al mondo?

NOTA MIA:
Questa lettera si ricollega ad alcuni miei post sulle differenze tra college americano e universita' italiana soprattutto per quanto riguarda l'atteggiamento dei prof, e indirettamente anche alla mia tesi che se l'Italia va alla deriva non e' sempre SOLO colpa dei politici che ci governano ma di milioni di persone che come questo Prof sono menefreghisti, irrispettosi e hanno poco senso civico.
Community college e universita’ italiana (Parte 1)

giovedì 10 gennaio 2013

Offrire una borsa di studio? Impossibile

Leggo spesso la rubrica Italians di Beppe Severgnini sul Corriere online. Le lettere che vengono pubblicate sono solitamente di Italiani che vivono all'estero e fanno notare alcune differenze tra i Paesi in cui sono emigrati e l'Italia anche se non e' sempre necessario vivere all'estero per notare alcune cose che proprio non vanno bene nel Bel Paese. In particolare un paio di giorni fa mi ha interessato questa lettera:

Offrire una borsa di studio? Impossibile
Gentile signor Severgnini, volevo segnalarle quanto segue: tre mesi fa circa, decido di istituire una borsa di studio annua del valore di 4 o 5.000 euro da donare ad uno studente universitario meritevole ma indigente al punto che, superato il test di Medicina, fosse poi costretto a rinunciare per le forti spese che uno studio come Medicina comporta (fra libri, tasse e quant’altro): le assicuro che ce ne sono molti, in queste condizioni, anche fra le mie conoscenze, ragazzi e ragazze brillanti e studiosi costretti a ripiegare su Scienze Infermieristiche o altro, destinati a non diventare mai medici, anche se con tutte le carte in regola, soldi a parte. La borsa di studio, nelle mie intenzioni, avrebbe dovuto intitolarsi a mio fratello Piero, bravissimo e stimatissimo medico anche lui, che è stato vice primario di Cardiologia presso l’ospedale Torregalli di Firenze, prematuramente scomparso nel 2001, a 46 anni. Questa borsa di studio, insomma, vuole essere il mio modo di ricordarlo e di contribuire a mantenere vivo il suo ricordo. Ingenuamente pensavo che la cosa sarebbe stata semplice, così ho scritto una mail con la mia proposta alla Facoltà di Medicina di Milano, città dove risiedo da 30 anni: ricevo una mail in cui mi si dice di contattare la dottoressa tal dei Tali, cosa che faccio. Solo dopo un bel po’ di tempo riesco a sentirla per telefono e, in sostanza, mi dice che la cosa non si può fare, adducendo le più diverse ragioni: non è contemplata una borsa di studio di tal genere, la cifra è troppo bassa (sic!), si può fare ma solo per i laureandi etc etc. Un po’ delusa, ma ancora fiduciosa, abbandono questa strada e riprovo con la facoltà di Medicina di Firenze, città in cui sia io che mio fratello siamo nati, dove lui ha frequentato l’università e poi lavorato come medico: qui le cose vanno ancora peggio, perché non ricevo proprio nessuna risposta alle mie mail (scritte a novembre 2012)! Non le nascondo la mia amarezza: ma è possibile che in un momento critico come questo, con tante famiglie in difficoltà che, fra l’altro, non riescono a far studiare i propri figli (quelli che ne hanno voglia davvero!), le università di due città come Milano e Firenze, lascino cadere proposte come la mia che, senza essere risolutive, potrebbero però aiutare qualche studente bravo ma povero a fare un mestiere importante e di cui c’è tanto bisogno? Le scrivo non con l’intento di gettare discredito sulla già ampiamente discreditata università italiana (sarebbe come sparare sulla Croce Rossa), ma per chiederle la cortesia, con la sua autorevole voce, di far pressione affinchè l’università si svegli dal suo torpore e affronti il tema del finanziamento agli studenti meritevoli e poveri, si chiamino prestiti d’onore, borse di studio o altro.
 
MIA NOTA: Ho dedicato alcuni post alle differenze tra universita' italiane e college americani. Quando ho frequentato il college in Connecticut ho potuto usufruire di due borse di studio e si poteva fare domanda per decine di borse di studio offerte ogni anno da associazioni e privati. In particolare ricordo alcune borse di studio offerte da genitori che avevano il figlio iscritto al college che era morto prematuramente. Le borse di studio in questione erano offerte agli studenti piu' meritovoli che seguivano lo stesso corso di laurea del figlio. In questi casi trattava di borse di studio non sempre cospicue, $1000 o $2000 ma erano sicuramente un aiuto per qualche studente. E non credo che il college abbia fatto tutti i problemi che hanno fatto alla signora della lettera. 
Perche' in Italia e' sempre tutto cosi' burocratico e difficile? 

martedì 8 gennaio 2013

Viaggetto a Roma

Cari amici vi sono mancato, vero? Sono stato qualche giorno a Roma per una breve vacanza turistica con la famiglia. La mattina della partenza un'amica doveva accompagnarci alla fermata dell'autobus per Roma. L'amica era in ritardo e l'ansia di perdere l'autobus aumentava. Finalmente arriva di corsa con la sua macchina, si scusa per il ritardo e ci spiega che la sua macchina era bloccata da un'altra che era parcheggiata in doppia fila. E' la solita storia-racconta- sono quelli che vanno al bar e parcheggiano la macchina dove gli pare, bloccando le altre macchine. E se vai nel bar a cercare il proprietario della macchina e a chiedere di spostarla ti rispondono sbuffando che adesso arrivano, dopo il caffe', che fretta c'e'? Vabe', arriviamo alla fermata del bus e attorno alla piazzola c'e' molta spazzatura, bottiglie di vetro vuote, lattine, fazzoletti, scatolette di metallo. Ma nessuno del Comune ha mai pensato di togliere quello schifo? Vabe', arriva l'autobus a due piani, l'assistente dell'autista scende per caricare i bagagli e molte persone gli danno ben 3 bagagli a testa invece di 1 bagaglio consentito. Quindi deve mettere alcuni bagagli negli spazi tra i sedili o proprio su quei quattro-cinque sedili che per fortuna sono liberi, perche' non tutti i posti sono stati prenotati. L'assistente dell'autista accenna una lamentela generale rivolgendosi a me che correttamente ho portato un solo trolley: questo e' inconcepibile, qui c'e' gente che porta 3 bagagli quando pure sul biglietto c'e' scritto che ne' e' consentuto solo uno. Dovremmo iniziare a far pagare i bagagli extra, come fanno altre compagnie, voglio vedere se poi  portano tutti 3 bagagli. Vabe', salgo al secondo piano con i miei genitori pensando: ma non e' che tutto questo peso extra puo' essere pericoloso? E se l'autubus fa una frenata brusca in una curva? No dai, l'autista sapra' cio' che fa. Meglio non pensarci. Vabe'. Al secondo piano e' un altro caos. Abbiamo i posti 9, 10 e 11 ma vediamo in lontananza che sono gia' occupati e per arrivare li' a chiedere ai distratti passeggeri di accomodarsi ai loro posti bisognerebbe scavalcare persone e valigie. E quindi come hanno fatto tutti, ci adattiamo e ci sediamo ai primi tre posti liberi senza badare al numero sul biglietto. Dopo quattro ore di viaggio arriviamo a Roma, e ci dirigiamo al bed and breakfast. Per strada e' tutto un percorso ad ostacoli di escrementi di cani o gatti e infatti vediamo sotto ai nostri occhi che molte persone non si curano minamente di togliere i ricordini dei loro cari amici a quattro zampe. Vabe'. Ora lo so che sono pesante, tutte queste cose non le notavo 10 anni fa, prima di aver vissuto in Usa e poi in UK, ma ora non posso farci niente, le noto tutte e mi danno fastidio. Perche' succedono solo in Italia?
Poi pero' c'e' anche l'altro volto dell'Italia e ti rendi conto della fortuna che hai di trovarti in uno dei Paesi piu' belli al mondo. Roma e' una citta' stupenda, magica. Sono stato a San Pietro, in cui c'era uno splendido presepe donato dalla mia regione. Poi ho visitato i musei vaticani, che contengono anche deigli affreschi di Raffaello, e poi...la Cappella Sistina! Gia solo la Creazione di Adamo e' un'opera spettacolare, il Giudizio Universale di Michelangelo, poi, e' un'opera grandiosa. Sono stato anche al Pantheon, a Castel Sant'Angelo, a Fontana di Trevi e a Piazza Navona che il giorno prima della Befana ha un'atmosfera molto fiabesca.  Roma e' Roma. Ad ogni angolo ci sono statue, fontane, castelli, arte, storia sono ovunque. Se c'e' una citta' in cui dovessi vivere in Italia probabilmente Roma sarebbe La Citta'. Insomma una bella vacanza che mi ha mostrato nuovamente i due volti della nostra Italia.

mercoledì 12 dicembre 2012

Ragazzi in fuga, cosi' l'Italia perde i cervelli

Tornando sul tema giovani italiani e cervelli in fuga, oggi ho letto questo articolo molto interessante.
Premetto che la definizione "cervelli in fuga" non mi piace molto perche' i giovani italiani che emigrano non sono tutti scienziati. Sono spesso persone comuni con un'intelligenza nella media, non superiore a quella dei giovani italiani che hanno deciso di restare e lottare in Italia. Forse i giovani emigranti hanno semplicemente avuto una spinta in piu' a partire. Forse hanno avuto troppe esperienze negative in Italia. Forse sono stufi dei contratti a progetto sottopagati. Forse hanno voglia di mettersi alla prova e fare un'esperienza all'estero. La costante confermata da tutti e' che appena sono fuori dall'Italia, questi ragazzi riescono in un modo o in un altro a trovare la propria strada e a vivere in un modo dignitoso in un Paese in cui le persone hanno piu' senso civico e rispetto verso il prossimo. Ecco l'articolo, che contiene anche 5 brevi video da parte di connazionali che vivono all'estero: Ragazzi in fuga, cosi' l'Italia perde i cervelli. In particolare mi e' piaciuto il video di Fabrizio.

martedì 11 dicembre 2012

Vizi e virtu' degli Italiani

Ciao a tutti, come molti di voi sapete sono tornato nella cara Italia due giorni fa e ora restero' in attesa di buone notizie dagli States. Scrivero' presto un post sui momenti topici dei miei tre mesi oltreoceano.
Al mio ritorno in Italia ho trovato il clima politico surriscaldato per le imminenti elezioni politiche. In TV non fanno che parlare d'altro e anche i discorsi della gente sono tutti pro o contro questo o quel politico. Qualche tempo fa dissi la mia sullo sport nazionale italico di addossare tutte le colpe dei nostri problemi sempre e solo ai politici: Il capro espiatorio ovvero i politici italiani.
Oggi vorrei condividere con voi questo stupendo intervento di Flavio Insinna che ci parla dei vizi e delle virtu' degli Italiani. Raramente in TV si riesce ad ascoltare un intervento cosi' originale e soprattutto onesto, che dovrebbe farci aprire gli occhi. Condivido al 100% il suo pensiero e spero che piaccia anche a voi lettori.

VIZI E VIRTU DEGLI ITALIANI:

LA SCENA DE I MOSTRI:

lunedì 10 settembre 2012

Il capro espiatorio ovvero i politici italiani

Sono tornato in Italia da quasi due anni ed e' evidente che la crisi che stiamo affrontando e' senza precedenti. Rassegnazione e rabbia sono sempre nei discorsi di amici e conoscenti, tutti concordi nel ritenere i politici come l'unica causa di tutti i nostri mali.
E' evidente che gran parte dei deputati, senatori e ministri vari sono li' solo per fare i propri interessi e difendere i propri privilegi. Anni fa abbiamo deciso con un referendum di eliminare i finanziamenti pubblici ai partiti, e i politici cosa hanno fatto? Ne hanno preso atto ma poi hanno raggirato il nostro voto emanando una legge sui rimborsi elettorali che di fatto fa entrare nelle casse dei partiti ancora piu' soldi di quanti ne entrassero prima del referendum. Tutti sanno che i nostri parlamentari percepiscono uno stipendio di migliaia di euro al mese e in tempi di crisi non se lo sono abbassato di un centesimo e hanno votato leggi per imporre a tutti noi piu' tasse chiedendoci di fare ulteriori sacrifici. E' tutto vero, e sono cose che sanno anche ai bambini MA a parte questo credo che sia troppo facile inveire sempre e solo contro i politici. Siamo tutti coinvolti nel nostro declino, e se ne esce anche modificando il nostro comportamento verso gli aspetti piu' comuni della vita quotidiana. Sono comportamenti che denotano uno scarso senso civico e una spiccata attitudine a non pensarci due volte a raggirare il prossimo o averne poco rispetto, spesso anche per un misero tornaconto personale.
Infatti a volte mi chiedo:

Cosa c'entrano i politici se...
I benzinai truccano le pompe di benzina?
Le auto non si fermano a far attraversare i pedoni sulle strisce pedonali?
E' consuetudine tagliare la fila alla posta, dal dottore, in ospedale, in biglietteria?
In autostrada ti sfanalano con arroganza se sulla corsia di sinistra non vai a 200 Km/h?
E' cosa normale parcheggiare in doppia fila?

E' colpa dei politici se...
I professionisti ti chiedono 80 euro senza fattura o 100 euro con la fattura?
I commercianti non emettono lo scontrino e i clienti non lo chiedono per non dare fastidio?
I commercianti non accettano carte bancomat con la scusa che hanno il POS rotto, cosi' possono fare un po' di nero?
Vengono costruite case abusive con la complicita' di molti impiegati e tecnici del comune?
In alcuni vicoli di Napoli le donne si scagliano contro le forze dell'ordine quando tentano di entrare per arrestare un camorrista?

Davvero cambiando un governo: 
Gli impiegati degli uffici pubblici non timbreranno il cartellino per poi andare al bar?
Gli impiegati degli uffici pubblici non timbreranno il cartellino anche per il collega rimasto a casa?
Il tassista non si accenderebbe la sigaretta per chiederti quando ne avra' fumato la meta': le dispiace se fumo?
Ristoratori e tassisti non faranno prezzi altissimi a turisti stranieri, tanto chi li rivedra' piu'?
Nessuno gettera piu' carte e cicche di sigarette ovunque, anche in spiaggia?

Sono davvero responsabili solo Monti, Alfano o Bersani se:
Gli operai chiedono permessi di malattia a ridosso di un ponte feriale con la complicita' del dottore amico?
Migliaia di falsi invalidi hanno ottenuto la pensione di invalidita' con la complicita' del dottore amico?
Un gioielliere viene rapinato, reagisce e spara al rapinatore e la gente difende moralmente il rapinatore perche' anche lui poveraccio e' vittima del sistema, tiene famiglia e adda magna'?
Ogni giorno centinaia di persone architettano incidenti falsi per poter fregare l'assicurazione?
Ti fanno involontariamente un graffio o un'ammaccatura alla tua macchina al parcheggio e non trovi nessun bigliettino in cui il responsabile si scusa e ti dice di contattare la sua assicurazione per fartela riparare?

Sono davvero responsabili Dalema, Di Pietro, Casini se:
Scaltri agenti porta a porta riescono a farti firmare cambi di contratto in modo ingannevole?
I genitori non sanno tenere a freno i bambini troppo rumorosi e maleducati?
Molti ragazzi vanno alla festa del 1 Maggio a Roma in treno senza biglietto? Tanto se  si e' in un gruppo di decine di ragazzi il controllore non puo' far niente.
Gli studenti universitari si lamentano delle telecamere per strada e vanno ad oscurarle con vernice nera?
Allo stadio gli ultras vanno con il coltello e spesso ci scappa anche il morto? Per una partita di pallone! 

Quindi consiglierei di smetterla con il dare sempre la colpa di tutto SOLO ai politici, allo spread, alle banche o ai Piemontesi che avrebbero colonizzato e saccheggiato il Sud 150 anni fa.
Troppo facile lavarsene le mani cosi'. Siamo tutti responsabili del nostro declino a partire dai piccoli comportamenti quotidiani. Piangersi addosso e trovare capri espiatori non servira'.

sabato 8 settembre 2012

Il contante e gli Italiani

In questi giorni su facebook si sta infiammando la polemica sulla puntata di Report andata in onda alcuni mesi fa e intitolata Contanti saluti al nero (clicca qui per la puntata integrale).
La tesi di Report e' che noi Italiani siamo troppo legati al contante e questo consente milioni di microevasioni che costituiscono una cifra spaventosa e un grandissimo buco per le casse dello Stato che per sopperire a tale perdita si vede costretta ad aumentare le tasse. Se nessuno evadesse, le tasse potrebbero essere abbassate e quindi dovrebbe essere nell'interesse di tutti cercare di cambiare abitudini. La soluzione al problema dell'evasione e' molto semplice e a portata di mano: usare le carte di debito e credito il piu' possibile per rendere tracciabili tutti i pagamenti.
Quando vivevo negli Stati Uniti utilizzavo moltissimo debit e credit card anche per pagare solo un caffe' da Dunkin' Donuts. L'uso delle carte negli Stati Uniti e' talmente diffuso che se vuoi pagare una spesa di oltre $100 con delle banconote ti guardano in modo molto strano, come se fossi uno spacciatore una persona che ha qualcosa da nascondere. Perche' non paga con la carta? - pensa il commerciante - Ha paura di essere tracciato? O magari non ha piu' una carta di credito perche' si e' dimostrato un pessimo pagatore in passato?
Inoltre l'uso delle carte e' considerato una comodita' irrinunciabile da parte dagli Americani anche perche' ne viene incentivato l'uso con offerte piu' svariate. 
Vi porto il mio esempio. Ero titolare di una carta di credito Visa della BP e ogni volta che facevo benzina da loro utilizzando la mia carta, avevo diritto a uno sconto (del 5% se non ricordo male). Inoltre piu' facevo acquisti con questa carta e piu' accumulavo punti che poi potevano essere convertiti in assegni di $25, $50, $75, $100. Quindi mi conveniva sempre pagare con carta invece che contanti. Molto spesso in ufficio quando dovevamo fare spese per qualche centinaio di dollari (magari per acquistare un nuovo PC o una nuova scrivania) il mio manager gentilmente mi consentiva di usare la mia carta di credito e poi il giorno dopo l'ufficio contabilita' mi avrebbe rimborsato. In quel modo avrei acquisito nuovi punti che si sarebbero tramutati in dollari.
Non so bene come funzionino le carte di debito e credito in Italia e probabilmente non ne incentivano l'uso come negli Stati Uniti ma sono rimasto molto colpito dai commenti molto critici e a volte offensivi e volgari verso la redazione di Report. Certamente alcune obiezioni sensate possono essere fatte, magari sollevando il problema delle banche che richiedono commissioni molto alte ai commercianti per l'uso del POS ma i commenti sulla pagina facebook di Report sono stati tutti di tutt'altro tenore:
- E' una proposta assurda perche' con l'uso delle carte si avvantaggiano le banche.
- E' uno stato di polizia! Saremo tutti controllati! E' arrivato il Grande Fratello di Orwell!
- Vergognatevi di questa proposta che favorisce solo i banchieri e politici.
- Report, servo dello Stato e delle banche!
- Gli anziani non le sanno usare, non ricorderebbero il pin, e' una proposta ridicola.
- I veri evasori non sono le piccole aziende.
- Combattere l'evasione dei commercianti non risolve i problemi.
- Cosa c'entra se non ti danno lo scontrino con l'evasione fiscale? Non e' quella la vera evasione.
- Se poi le banche chiudono o bloccano tutto saremo per sempre loro schiavi. 
Potrei andare avanti cosi' a riportarvi molti altri commenti dal tono piu' apocalittico ma il coro italico e' quasi unanime: limitare l'uso del contante e' una proposta ridicola che viene fatta solo per fare un favore alle banche maledette e comunque ci sono evasori piu' grandi da perseguire.
Personalmente immaginavo che l'uso delle carte per scoraggiare l'uso del contante e quindi contrastare con efficacia l'evasione di massa sarebbe stata accolta se non proprio con entusiasmo almeno con un certo interesse perche' se siamo uniti, cambiando poche abitudini, potremmo davvero sconfiggere questo fenomeno e pagare di conseguenza tutti meno tasse.
Invece anche dalle interviste del servizio di Report e' risultato evidente che gli Italiani si sentono uniti solo contro lo Stato e non contro gli evasori e addirittura..."evadere e' legittima difesa" come dice un signore a inizio puntata. Temo che se restiamo restiamo aggrappati a questa vecchia mentalita' in Italia le cose non miglioreranno mai. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate dopo che avrete visto la puntata e letto i commenti sulla pagina facebook di Report.

lunedì 3 settembre 2012

Contratti all'italiana

Sono episodi come questi che mi fanno venire voglia di lasciare l'Italia. Come sapete manca poco alla partenza e quindi pochi giorni fa inizio a informarmi online su una buona assicurazione di viaggio per essere coperto in caso di infortuni durante la permanenza negli Stati Uniti. Trovo una compagnia di assicurazioni che mi sembra buona, scelgo la polizza adatta a me e pago elettronicamente con carta PostePay. Dopo pochi minuti mi arriva per email il fascicolo informativo di decine di pagine fittissime di articoli e qualche ora dopo anche la polizza da controfirmare e inviare alla compagnia assicurativa.
Noto che sul modulo da firmare c'e' scritto: Tacito Rinnovo: SI.
Sostanzialmente allo scadere dei termini la polizza verra' rinnovata automaticamente e la compagnia avra' diritto a prelevare dalla mia carta altri 240 euro. Se non voglio il rinnovo posso inviare una raccomandata con ricevuta di ritorno entro 30 giorni dalla scadenza della polizza.
Io non ho mai chiesto il tacito rinnovo e inoltre non so se tra qualche mese mi ricordero' di inviare una raccomandata con ricevuta di ritorno per chiedere il non rinnovo. So gia' da ora cosa che non vorro' il rinnovo e quindi scrivo un'email alla compagnia chiedendo gentilmente di inviarmi un modulo con su scritto tacito rinnovo: NO. Firmero' solo e semplicemente quel modulo e staremo tutti piu' tranquilli.
Mi rispondono che non e' possibile e mi chiedono di firmare il documento in cui c'e' scritto tacito rinnovo SI ma possono considerare la mia richiesta via email come un NO al tacito rinnovo.
La cosa non mi convince, le email non fanno fede, un contratto firmato si. Forse sono troppo diffidente ma siamo in Italia e faccio presente che gia' so che non vorro' rinnovare la polizza e tra parentesi non ho mai chiesto il tacito rinnovo. Perche' devo firmare un modulo in cui c'e' scritto che voglio un tacito rinnovo e poi conservare il nostro scambio di email come prova che ho chiesto di non rinnovare la polizza alla sua scadenza? Inviatemi direttamente il modulo con su scritto tacito rinnovo NO, ve lo firmo, e la chiudiamo qui.
Mi dicono che non e' possibile cambiare il simplo di polizza, cioe' un SI con un NO. A me sembra ridicolo, cosa e' un SI scolpito nella pietra che non si puo' cambiare? Sara' un semplice file in Word.
E poi cercano ancora di insistere facendomi presente con tono poco gentile che comunque c'era un fantomatico articolo 15 che avrei dovuto leggere in cui in cui e' scritto che la polizza ha rinnovo automatico. Ok ma il vostro fascicolo di decine di pagine che tra parentesi mi e' stato inviato non prima di aver pagato ma dopo, magari non ho ancora avuto tempo di leggerlo e poi leggere non vuol dire approvare quindi poiche' non ho ancora firmato niente mi sento piu' tranquillo a firmare una polizza in cui c'e' scritto tacito rinnovo: NO.
Per farla breve dopo varie email e telefonate alla fine l'unico modo per risolvere la cosa e' firmare sia il modulo con il tacito rinnovo SI scolpito nella pietra sia un'appendice su carta intestata che e' parte integrante del contratto e in cui garantiscono che non rinnoveranno la polizza. Ok, mi arrendo, consideriamolo un mezzo successo e tanti saluti.
Ora mi chiedo se sia mai possibile che qualsiasi cosa tu faccia in Italia cercano sempre di fregarti.
Se sei distratto o non hai tempo di leggere una postilla scritta magari con il succo di limone su un documento di centinaia di pagine, ecco che sono riusciti a fregarti e avranno diritto a prelevare altri soldi dal tuo conto. E non avrai possibilita' di rimediare, hai firmato, peggio per te.
Ho notato poi, da quando sono tornato in Italia quasi due anni fa, che le telefonate per sottoporti contratti e abbonamenti sono aumentate esponenzialmente rispetto al 2004 (quando partii la prima volta per gli Usa). Ora ti telefonano a tutte le ore per tentare di farti accettare verbalmente un contratto o un cambiamento del contratto e se dici un si per errore...sei fregato, hai appena sottoscritto un contratto telefonicamente senza avere avuto la possibilita' di leggerlo nel dettaglio e se vorrai disdirlo dovrai penare per giorni inviando email, fax e raccomandate con ricevuta di ritorno.
In tutto questo lo Stato che dovrebbe tutelare i cittadini e' assente o addirittura sembra tutelare queste compagnie e i loro metodi ai limiti della legalita'.
Che dire, sono sempre piu' contento di tornare per qualche mese in America.
E magari di restarci a lungo.

giovedì 30 agosto 2012

Italians e green card

Stamattina ho letto questa lettera inviata da un lettore alla interessante rubrica Italians del Corriere online:

Ho vinto la Green Card: vado o no?
Cari Italians, ho scoperto di aver ottenuto una Green Card tramite il DV Program (noto ai più come “la lotteria”), dopo una quasi ventennale partecipazione. Dopo l’entusiasmo iniziale e la sorpresa di non vedere il solito messaggio di rifiuto è iniziato lo sgomento: partire o non partire? Ha senso, ad oltre 40 anni, lasciare tutto per il sogno americano? Leggendo i giornali e vedendo quello che succede ogni giorno in Italia i dubbi sarebbero pochissimi ma poi faccio un bilancio di quello che lascerei e mi assalgono i dubbi. Un lavoro certo per quanto parco di soddisfazioni c’è, e in questi tempi di crisi è una cosa rara. Ho guardato gli annunci di lavoro a stelle e strisce del mio settore e vedo che vengono richieste abilità verbali e scritte che forse con il tempo acquisirò ma anche la conoscenza di linguaggi informatici o tecnologie che qui in Italia sono ancora sconosciuti. La mia esperienza sembra primitiva, io non avrei remore a cominciare da zero, ma occorre principalmente trovare un datore di lavoro che ti dia questa possibilità. Riuscirò alla mia veneranda età a ricollocarmi nella terra delle opportunità o rischio di divenire un self-made esodato, chiudendomi ogni possibilità di re-integro in Italia e non trovando una collocazione negli USA? Se avessi ottenuto la green card a vent’anni – quando feci la prima richiesta – avrei già preparato la valigia e preso il biglietto, ora penso anche che trovare una camera in affitto possa essere una soluzione difficile visto che le offrono principalmente a studenti.
C’è qualcuno degli Italians che riesca a darmi dei consigli su cosa sia meglio fare in questa situazione?
Grazie già da ora.
_________________________
Commento personale: sono anni che tento di vincere la Green Card tramite il sorteggio annuale e con tutto il rispetto e i dubbi che si pone chi ha scritto questa lettera ma mi chiedo perche' tanta gente faccia domanda per poi avere questi dubbi amletici. Dalle mie parti di dice: Gesu' da' il pane a chi non ha i denti. Cosa dire, a questo punto spero vivamente che questa persona rinunci e si liberi un posto per il ripescaggio delle green card di Ottobre. :)


lunedì 27 agosto 2012

Bentornato in Italia

Quando due anni fa decisi di tornare in Italia dovevo decidere cosa fare di tutta la roba accumulata in quasi sette anni di vita americana. Non mi andava di buttare via, regalare o svendere libri, dvd, chitarre, vestiti e una marea di piccoli souvenir ai quali ero legato. Cosi' decisi di spedire tutto in Italia via mare. Descrizione corretta delle scatole sul bancale: effetti personali. Quando il bancale arriva alla dogana italiana mi addebitano ben 200 euro in piu' del previsto! Cosi' telefono al trasportatore, che e' in contatto con l'ufficio sdoganamento, per chiedere chiarimenti e mi dice che i 200 euro in piu' sono giustificati dal fatto che la merce sul bancale non puo' essere catalogata come effetti personali.
Perche'? -chiedo- sono miei effetti personali, e' tutta roba che ho accumulato in sette anni di vita in Usa. Perche' mai non mi credete?
L'impiegata: si, ma noi non possiamo essere certi che Lei abbia vissuto davvero li' tutti quegli anni. Questa puo' essere merce che ha acquistato negli Stati Uniti per poi rivenderla in Italia.
A niente vale continuare ad insistere e dare loro l'autorizzazione di aprire le scatole per rendersi conto che si tratta semplicemente di vestiti, libri, dvd e simili.
Insisto e l'impiegata mi consiglia di compilare un'autocertificazione in cui dichiaro che la merce sul bancale e' costituita esclusivamente da effetti personali.
Ok, dopo aver compilato e inviato il modulo per email, ritelefono per assicurarmi che  tutto e' risolto e che avrei ricevuto il rimborso di 200 euro ma con mia grande sorpresa mi dice: ehm si, beh, abbiamo ricevuto l'autocertificazione ma non possiamo essere sicuri che si tratta davvero di effetti personali e che Lei abbia vissuto in Usa. Potrebbe aver fatto avanti e indietro con l'Italia...
Inizio a innervosirmi davvero perche' mi sento in una delle classiche situazioni italiane "ai confini della realta'".
Dico io, ho firmato un'autocertificazione e se provate che ho dichiarato il falso ne paghero' tutte le conseguenze, porca miseria, ma siete voi a doverlo dimostrare. Non potete continuare ad assumere che io sia un bugiardo anche dopo aver firmato un'autocertificazione che proprio voi mi avete detto che avrebbe risolto il problema.
E cosi' iniziai a pensare al modo in cui potevo dimostrare di aver vissuto in Usa. Fotocopiai il visto di lavoro stampato sul mio passaporto. E scomodai anche il mio ex capo americano che fu molto gentile e disponibile e scrisse una lettera su carta intestata dichiarando che avevo lavorato per la loro azienda in Usa per oltre cinque anni. Anche dopo queste ulteriori prove la decisione per ottenere il rimborso andava a rilento. Il bancale lo avevano dovuto sdoganare altrimenti avrei pagato ulteriori spese di deposito e quindi era in transito verso casa ma per il rimborso dovevano, valutare, ponderare, decidere.Ero sul punto di cedere e di regalargli quei 200 euro ma poi decisi di non dargliela vinta e iniziai a inviare email all'impazzata: ai responsabili della compagnia di trasporti, alla dogana di Livorno, alla dogana centrale a Roma, a vari responsabili e se non ricordo male scrissi un'email anche al Ministero degli Esteri! Ormai non mi fermavo piu'...sarei arrivato anche al Presidente della Repubblica e al Presidente Obama se non mi avessero fermato.
Scrissi che mi ero sentito offeso dal comportamento irrispettoso del trasportatore e dell'ufficio doganale che nonostante l'autocertificazione e tutta la documentazione a supporto continuavano a non credere alle mie parole. In sostanza mi consideravano un mentitore a priori e dovevo essere io a dimostrare, non si sa in quali altri modi, di non esserlo.
Dopo qualche giorno mi telefona il trasportatore che si rivolge a me con tono poco gentile perche' avevo scomodato i suoi superiori, "avevo fatto un casino per 200 euro" e da Roma avevano fatto una ramanzina alla sua collega che e' sempre tanto brava e corretta.
Non mi interessava niente, ero stato offeso e dovevo far valere i miei diritti.
E alla fine, dopo tanto penare,  finalmente mi rimborsarono i 200 euro. Ma quanta fatica, quanto tempo ho perso per lottare in un Paese in cui il cittadino e' considerato disonesto fino a prova contraria e anche quando porta le prove a supporto della propria onesta' non viene creduto.
E' stato il mio bentornato in Italia! 

P.S. Mi rendo conto che ultimamente nei miei post sono un po' "rognoso" con le disfunzioni italiane forse e' perche' in questo periodo ho piu' tempo per pensare ai piccoli grandi eventi che mi sono accaduti in questi ultimi due anni. Ma manca poco alla partenza per gli States e quando saro' li la "rogna" svanira' e mi concentrero' di piu' nel descrivervi il mondo a stelle e strisce senza troppi paragoni con la cara Italia (alla quale in fin dei conti voglio un gran bene).

domenica 26 agosto 2012

Cospirazionismo lunare

Ieri e' morto Neal Armstrong, il primo uomo a mettere piede sulla luna nel lontano 1969. Leggendo i commenti su intenet sono rimasto stupito nel constatare come ci sia una buona percentuale di persone che crede che l'uomo non sia mai stato sulla luna e che sia stata tutta una messa in scena girata ad Hollywood.
A tale proposito ho visto questo documentario di Paolo Attivissimo, noto esperto e studioso di bufale e complotti.
Dopo aver visto il documentario mi verrebbe da dire: un piccolo passo per un uomo, un passo falso per i complottisti.