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sabato 10 settembre 2016

Brevi dialoghi con Americani: le tasse universitarie

Premessa: mi sono trovato spesso a parlare con italo-americani un pò antipatici che descrivono i ragazzi italiani come viziati e mammoni che restano a casa anche fino a 30 anni mentre i loro figli qui negli USA sono andati via di casa già a 18 anni per prendere la propria strada e si sono resi da subito indipendenti lavorando e pagando le tasse universitarie con le proprie forze ricorrendo a prestiti bancari.
Sugli Italiani viziati e mammoni si può discutere a lungo. Molti lo sono davvero ma molti altri non possono andare via di casa a 18 anni per due motivi fondamentali: l'università è strutturata in modo assurdo e lascia poco tempo per lavorare e poi di questi tempi è davvero difficile trovare un lavoro part time. E quando si riesce a trovarne uno la paga è ridicola. Tanto vale concentrarsi sugli studi.
Il video di Tia Taylor: Italy vs Usa - Università
E questi miei due post:
Community College vs Università italiana 1
Community College vs Università italiana 2
aiuteranno meglio a capire la differenza tra i due sistemi universitari.
Oggi chiacchieravo con una collega che si è laureata pochi anni fa in una buona università e le dicevo che poiché tempo fa ho ottenuto una laurea biennale ad un community college mi piacerebbe un giorno prendere il Bachelor's degree e quindi frequentare il 3 e 4 anno di una buona università americana.

Io: Mi piacerebbe continuare a studiare e laurearmi in una buona università americana. Dovrei quindi studiare altri due anni, seguendo corsi serali o al weekend, ma ho visto i costi delle tasse universitarie e sei sono demoralizzato. Sono altissimi. 40-50 mila l'anno o anche più.
Collega: Eh si questi sono i costi delle università.
Io: E' strano. Posso dire di avere un buon lavoro, con stipendio nella media anche se ho tante spese, come tutti, alla fine. Se in un anno riesco a mettere da parte solo poche migliaia di dollari come fanno le persone normali potersi permettere un college di 50mila dollari l'anno magari quando stanno hanno anche un buon lavoro e non sono ragazzini? Mi pare impossibile. L'università è una cosa da ricchi!
Collega (con molta naturalezza): Puoi ricorrere a un prestito con le banche.
Io: Eh si ma chi mi fa un prestito di 100mila dollari? Ma poi come funziona? Quanti interessi chiedono? In quanti anni bisogna restituirli? Tu come hai fatto?
E lei: Ehm in realtà non so bene. Per me ha fatto tutto mia madre. Dalla richiesta del prestito al pagamento.

Ah ecco, ora ho capito tutto...la mia collega  in realtà non aveva mai detto di aver pagato di tasca sua per le tasse universitarie, le ha pagate sua madre, che è una donna in carriera, e va benissimo. MA (e ho avuto altre conferme in questo periodo) vorrei solo sottolineare che spesso quando alcuni Italo-Americani ti dicono che i propri figli si sono resi indipendenti senza alcun aiuto dei genitori e sono quasi degli esseri superiori rispetto a noi mammoni italiani forse forse non ce la stanno dicendo tutta e sono loro a passargli "sottobanco" i soldi per l'affitto, la macchina e le tasse universitarie. Niente di male in tutto questo,  ci mancherebbe, ogni mondo è paese ma insomma un pò di sana diffidenza verso alcuni Italo-Americani non guasterebbe.

2 commenti:

  1. Mi vengono in mente due considerazioni:
    1. fatta eccezione per qualche caso raro, in america è "cool" dire di essere italiani o italo-americani anche quando non c'entra un fico secco oppure si ha ben poco a che fare con l'Italia. Ogni qualvolta mi arriva qualcuno (o qualcuna) che si presenta come italiano, esclamo subito: «Ah, ottimo! Allora parli italiano, vero?» e a malapena sa dire pizza e ciao. Dopodiché chiedo: «Sei mai stato in Italia?» E si scopre che ci aveva fatto una vacanza di 15 giorni qualche anno prima, o al massimo ha trascorso un semestre universitario a Firenze (pagato da mamma e papà, tanto per cambiare). È anche vero che il bis-bis-nonno di queste persone potrebbe essere emigrato dall'Italia, e in base alla legge italiana i discendenti hanno diritto alla cittadinanza, però da qui a presentarsi come italiani… mah, ce ne passa. Come è noto, io stimo tantissimo gli USA (con i loro pregi e difetti), molto probabilmente più dell'Italia, ma di sicuro non vado in giro a spacciarmi per americano.
    2. anche a me questo discorso del «noi siamo indipendenti a 18 anni» — mentre si scopre che in realtà hanno le mani legate da un mutuo ventennale di $100,000 — è sempre sembrato un controsenso, per il semplice fatto che il concetto di "mutuo" è l'esatto opposto di "indipendenza". La situazione diventa ancora più ridicola quando a pagare il mutuo sono i genitori. Anch'io, all'epoca, sarei subito diventato "indipendente" se mi fossero piovuti €100.000!
    Poi, certo, in Italia il lavoro non esiste più mentre negli USA si trova comunque qualcosa, ma questo è un altro discorso.

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  2. Mah come sempre mi dà l'impressione che spesso in Occidente conti di più l'apparire. Fa figo dire che "a 18 anni sono indipendente", ma poi, alla fine di indipendenza non ce n'è né dalle banche né dagli stessi genitori. Se non altro penso che gli "italians" siano un po' più pratici e dei buoni economisti, e forse anche un pochino più lungimiranti: fintanto che sto a casa dei miei e studio e lavor(icchi)o, si risparmiano molti soldi (un affitto in meno, niente doppia spesa, niente doppi costi fissi delle bollette - cosa non da poco! - e niente sprechi) e i soldi si possono conservare per il futuro, o spenderli per fare altre attività formative, in completa indipendenza dalle banche. Forse però va anche detto che il mondo del lavoro USA è molto più sviluppato e abbordabile del decadente sistema lavorativo italiano, per cui, anche leggendo i tuoi post, è del tutto naturale pensare di accendere un mutuo di durata ventennale, tanto stai abbastanza sereno che bene o male ce la fai a saldarlo tutto, grazie proprio alle possibilità di lavoro (specialmente se appunto sei laureato).

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