Starbucks, Barnes & Noble e Macy's sono tra i miei luoghi preferiti in cui passare un pomeriggio. E riassumono bene la mentalita' customer-oriented delle compagnie americane.
Starbucks e' l'inconfondibile catena di caffetterie con il logo verde e la sirena a due code in cui e' possibile ordinare svariati tipi di caffe' e prodotti di pasticceria. In confronto al suo "parente povero" Dunkin' Donuts in cui si va per prendere un caffe' (economico) e portarselo via in macchina o in ufficio, da Starbuck si va anche per trascorrere qualche ora in tranquillita' sorseggiando un caffe' con buona musica jazz in sottofondo. Ogni Starbucks ha divanetti, sedie e tavolini e alcuni, come quello in cui vado spesso, hanno anche un grande tavolone attorno al quale possono sedersi una decina di persone.
Da Starbucks si va anche per incontrare un amico, leggere un libro, fare lezioni private o, come e' successo a me, anche per sostenere un colloquio di lavoro.
Ma la sua caratteristica principale e': free wi-fi. Cosi' lo Starbucks pullula di giovani ragazzi e soprattutto ragazze e l'ambiente e' molto giovanile.
La cosa che apprezzo di piu' e' che chiunque puo' sedersi a un tavolino, usare la rete internet per ore e nessuno verra' a dirti che bisogna ordinare qualcosa ed e' proprio per questo rispetto e gentilezza che poi quasi tutti ordinano un caffe' o un dolce. E se un giorno non vuoi ordinare o sei hai dimenticato il portafogli a casa, quale e' il problema? Ordinerai un altro giorno. Non siamo mica in Italia.
A proposito, Starbucks e' presente in 58 Paesi al mondo ma ho letto che i vertici dell'azienda hanno deciso di non provare ad investire in Italia. Non so perche'. Forse per la cultura del cornetto e cappuccino in piedi e via. Forse perche' in Italia ci si affeziona a un determinato baretto e a un barista particolare con i quali si cresce e si invecchia assieme parlando di sport e politica. Secondo me sulla carta un locale del genere potrebbe avere molto successo ma se hanno deciso di non provarci dopo studi e ricerche probabilmente un motivo ci sara'.
Barnes & Nobles e' un altro dei miei negozi preferiti.
E' una catena che vende libri, riviste, giochi, cd e dvd. Solitamente I Barnes & Noble hanno anche uno Starbucks con vari tavolini all'interno e quindi anche qui c'e' il free wi fi. L'offerta di libri e riviste e' sconfinata. In particolare mi ha sempre colpito la vastita' della scelta delle riviste. E' possibile ad esempio trovare riviste per gli appassionati di barche, di auto d'epoca, di cucina italiana, di uncinetto, di case di campagna. Non mi meraviglierei se un giorno trovassi una rivista per appassionati dei Puffi o magari una per i soli fan di Grande Puffo o di Quattrocchi. Qui chiunque puo' prendere une rivista o un libro, sedersi su un divanetto, leggere per ore e poi rimettere tutto sugli scaffali. Nessuno verra' a dirvi niente perche' sanno che il piu' delle volte un potenziale cliente comprera' quel libro o quella rivista e diventera' un affezionato cliente.
Macy's e' una catena di negozi di abbigliamento, tra le piu' grandi al mondo. Avete presente quando andate in un negozio e dovete chiedere al commesso di mostrarvi qualche altro maglione sperando che abbia voglia di prenderne piu' di uno dagli scaffali? E poi magari vi segue fino fuori al camerino e se quel maglione e' l'unico rimasto in quella taglia, se e' troppo largo vi sentirete dire che tanto poi lavandolo si restringe, se e' troppo stretto vi dira' che poi dopo un po' prendera' la vostra forma? E avete presente quando dovete fare la fila per entrare nei due camerini del negozio?
Bene, dimenticate tutto questo, il Macy's e' un'altra cosa. Prendete pure tutto quello che volete dagli scaffali, senza chiedere a nessun commesso. Andate pure in uno dei tanti camerini e provate tutto cio' che volete. Ah se alcune cose non vi stanno bene, lasciate pure tutto in camerino. Un commeesso verra' poi a riprenderli, ripiegarli e riporli sui loro scaffali. Sono pagati anche per questo. Nessuna pressione, nessun commesso che mente spudoratamente per convincervi con strane tecniche di ipnotismo ad acquistare un paio di pantaloni che dopo una settimana non indosserete piu'. Anche Macy's e' l'America.
lunedì 15 ottobre 2012
venerdì 12 ottobre 2012
Il peruviano
A volte si incontrano dei personaggi che sembrano usciti dalla penna di uno scrittore, anche se purtroppo non si tratta sempre di personaggi positivi.
Ma prima di parlare di lui, facciamo un breve riepilogo della mia situazione in casa: sono ospite di Mr M e il figlio F. in una casa a due piani. Noi tre siamo al piano superiore, in cui ci sono tre camere da letto, una salotto e una cucina. Al piano inferiore Mr M ha creato due mini appartamenti con entrate private. In uno dei due vive una insegnante proveniente dal Texas, quasi un fantasma perche' esce la mattina per il lavoro e torna la sera verso le 8pm e quando e' a casa ha sempre le tende chiuse. E' una persona molto educata e riservata e Mr M la vede soltanto una volta al mese quando lei gli da' l'assegno per l'affitto. Nell'altro appartamento (che e' quello in cui ho vissuto per alcuni anni nella mia prima esperienza americana) vive un ragazzo di origine peruviana. Non ho capito se e' nato in Peru' o in Usa, comunque ha vissuto qui sin da bambino e parla un inglese quasi perfetto anche se ha un accento sudamericano. Lo chiameremo il peruviano.
Quando sono arrivato qui a meta' settembre, io, F e il peruviano siamo usciti un paio di volte per una birra in un pub vicino casa. Mi sembrava un tipo simpatico, come vi raccontavo solo un mese fa, una brava persona ma a volte le prime impressioni possono rivelarsi sbagliate.
Dovete sapere che F ha alcuni problemi di apprendimento (e' learning disabled) e pur essendo quasi autosufficiente in tutto e sapendo fare molte cose, non lavora e sostanzialmente non ha amici e trascorre tutte le sue giornate aiutando il padre con le faccende di casa o andando in giro per negozi, solitamente di alimentari. Quindi spesso si annoia e sente l'esigenza di uscire ma con chi? In quelle rare occasioni in cui qualcuno lo invita ad uscire e' contento come un bambimo ma attorno a lui girano spesso strani avvoltoi.
Mr M ha scoperto che in passato il peruviano e' uscito con frequenza con F, e dal conto in banca hanno prelevato tramite le ATM un totale di $900. Cosa hanno fatto con quei soldi? Mr M non lo sa anche perche' il figlio F ha comunque oltre 40 anni, una sua pensione di invalidita', e il padre non vuole trattarlo come un bambino e lascia correre su alcune cose per alcuni periodi pur cercando di controllarlo "da lontano".
Un giorno F mi ha detto che gli piace uscire con me anche perche' con me non spende mai un dollaro (ovviamente per ricambiare la loro gentilezza, andiamo spesso in giro, non gli faccio mai pagare niente e offro sempre io) e ha aggiunto che invece quando esce con il peruviano spende sempre un sacco di soldi. Gli ho chiesto in che modo spendono i soldi e mi ha detto andando a fare qualche massaggio (per entrambi), o andando a mangiare in qualche ristorante sudamericano, o in pub e locali notturni. E ovviamente paga sempre F. Non contento pare che il furbone tenda anche a non usare la sua macchina e infatti quandi propone a F di andare in giro gli dice spesso che ha dei problemi alla sua macchina e gli chiede di uscire con la sua. E cosi' non solo usa F come bancomat personale, ma risparmia anche sulla benzina!
Sto cercando di mettere in guardia F. facendogli notare che se quando escono il peruviano non paga mai, non e' un vero amico ma un approfittatore. F che e' un po ingenuo e non conosce bene il valore dei soldi dice che il suo amico peruviano ha dei problemi economici perche' e' divorziato e deve mantenere il figlio. Ma ho detto a F che anche se fosse vero, non deve diventare il bancomat personale di un falso amico. E poi non credo che se la passi male visto che lavora in banca, si e' comprato una casa (che ha affitato) e sta per comprane un'altra. Forse F sta iniziando a capire e anche il padre dopo aver fatto una partaccia al peruviano ha iniziato a controllare meglio le spese del figlio che nella sua bonta' e ingenuita' si e' fatto imbonire di chiacchiere non poche volte.
E ieri un'episodio che mi ha confermato il modo di agire del furbastro. Sono andato a casa sua perche' F era da lui e il padre mi ha chiesto di andarlo a chiamare. Il peruviano mi ha fatto entrare nel suo appartamento invitamdomi ad accomodarmi sul divano e a stare un po con loro. Sorseggiava un bicchiere di vino bianco e mi aspettavo che ne offrisse uno anche a me ma niente. Continuava a parlare dei suoi investimenti, del fatto che spende tutto il suo tempo a pensare a come fare piu' soldi perche' l'America e' un paese ricco e bisogna solo trovare il modo per fare soldi, e che lui che e' di famiglia povera vuol fare molti soldi per godersi la vita gia' molto prima della pensione e vuole lasciare molti soldi in eredita' a suo figlio e iniziare una sorta di "dinastia" e altre megalomanie varie. Parlando parlando si versava altro vino nel suo bicchiere. Ma di offrirne uno anche a me, neanche a parlarne. Non che ne avessi voglia ma per rispetto, non puoi sorseggiare bicchieri di vino e non offrendone uno ad un ospite. Me ne sono tornato al piano di sopra con il quadro molto piu' chiaro dei metodi di questa personcina.
Inoltre pare anche che abbia il vizio del bere.
Poche sere fa compro' 6 birre e ando' nel suo appartamento. Io, Mr M e F eravamo al piano di sopra. Dopo un'oretta chiamo' F al telefono per chiedergli se avesse qualche birra da potergli dare perche' aveva appena finito le sue ed erano arrivati degli ospiti. Di quali ospiti parlava se giu non c'erano altre macchine oltre alla sua e non si sentiva nessuna voce provenire dal suo appartamento? Disse che erano persone della chiesa che erano molto silenziose e a tratti pregavano. A si? Preghiere intervallate da Corona Extra? Ma dai!
E cosi' Mr M che e' iniziato a diventare stufo dei comportamenti del suo affittuario ha fatto dire a F che al momento anche loro non avevano birre.
Insomma sto peruviano e' un bel tipastro. Cerchero' di mettere in guardia F e vi terro' aggiornati se ci saranno altri episodi particolari.
Ma prima di parlare di lui, facciamo un breve riepilogo della mia situazione in casa: sono ospite di Mr M e il figlio F. in una casa a due piani. Noi tre siamo al piano superiore, in cui ci sono tre camere da letto, una salotto e una cucina. Al piano inferiore Mr M ha creato due mini appartamenti con entrate private. In uno dei due vive una insegnante proveniente dal Texas, quasi un fantasma perche' esce la mattina per il lavoro e torna la sera verso le 8pm e quando e' a casa ha sempre le tende chiuse. E' una persona molto educata e riservata e Mr M la vede soltanto una volta al mese quando lei gli da' l'assegno per l'affitto. Nell'altro appartamento (che e' quello in cui ho vissuto per alcuni anni nella mia prima esperienza americana) vive un ragazzo di origine peruviana. Non ho capito se e' nato in Peru' o in Usa, comunque ha vissuto qui sin da bambino e parla un inglese quasi perfetto anche se ha un accento sudamericano. Lo chiameremo il peruviano.
Quando sono arrivato qui a meta' settembre, io, F e il peruviano siamo usciti un paio di volte per una birra in un pub vicino casa. Mi sembrava un tipo simpatico, come vi raccontavo solo un mese fa, una brava persona ma a volte le prime impressioni possono rivelarsi sbagliate.
Dovete sapere che F ha alcuni problemi di apprendimento (e' learning disabled) e pur essendo quasi autosufficiente in tutto e sapendo fare molte cose, non lavora e sostanzialmente non ha amici e trascorre tutte le sue giornate aiutando il padre con le faccende di casa o andando in giro per negozi, solitamente di alimentari. Quindi spesso si annoia e sente l'esigenza di uscire ma con chi? In quelle rare occasioni in cui qualcuno lo invita ad uscire e' contento come un bambimo ma attorno a lui girano spesso strani avvoltoi.
Mr M ha scoperto che in passato il peruviano e' uscito con frequenza con F, e dal conto in banca hanno prelevato tramite le ATM un totale di $900. Cosa hanno fatto con quei soldi? Mr M non lo sa anche perche' il figlio F ha comunque oltre 40 anni, una sua pensione di invalidita', e il padre non vuole trattarlo come un bambino e lascia correre su alcune cose per alcuni periodi pur cercando di controllarlo "da lontano".
Un giorno F mi ha detto che gli piace uscire con me anche perche' con me non spende mai un dollaro (ovviamente per ricambiare la loro gentilezza, andiamo spesso in giro, non gli faccio mai pagare niente e offro sempre io) e ha aggiunto che invece quando esce con il peruviano spende sempre un sacco di soldi. Gli ho chiesto in che modo spendono i soldi e mi ha detto andando a fare qualche massaggio (per entrambi), o andando a mangiare in qualche ristorante sudamericano, o in pub e locali notturni. E ovviamente paga sempre F. Non contento pare che il furbone tenda anche a non usare la sua macchina e infatti quandi propone a F di andare in giro gli dice spesso che ha dei problemi alla sua macchina e gli chiede di uscire con la sua. E cosi' non solo usa F come bancomat personale, ma risparmia anche sulla benzina!
Sto cercando di mettere in guardia F. facendogli notare che se quando escono il peruviano non paga mai, non e' un vero amico ma un approfittatore. F che e' un po ingenuo e non conosce bene il valore dei soldi dice che il suo amico peruviano ha dei problemi economici perche' e' divorziato e deve mantenere il figlio. Ma ho detto a F che anche se fosse vero, non deve diventare il bancomat personale di un falso amico. E poi non credo che se la passi male visto che lavora in banca, si e' comprato una casa (che ha affitato) e sta per comprane un'altra. Forse F sta iniziando a capire e anche il padre dopo aver fatto una partaccia al peruviano ha iniziato a controllare meglio le spese del figlio che nella sua bonta' e ingenuita' si e' fatto imbonire di chiacchiere non poche volte.
E ieri un'episodio che mi ha confermato il modo di agire del furbastro. Sono andato a casa sua perche' F era da lui e il padre mi ha chiesto di andarlo a chiamare. Il peruviano mi ha fatto entrare nel suo appartamento invitamdomi ad accomodarmi sul divano e a stare un po con loro. Sorseggiava un bicchiere di vino bianco e mi aspettavo che ne offrisse uno anche a me ma niente. Continuava a parlare dei suoi investimenti, del fatto che spende tutto il suo tempo a pensare a come fare piu' soldi perche' l'America e' un paese ricco e bisogna solo trovare il modo per fare soldi, e che lui che e' di famiglia povera vuol fare molti soldi per godersi la vita gia' molto prima della pensione e vuole lasciare molti soldi in eredita' a suo figlio e iniziare una sorta di "dinastia" e altre megalomanie varie. Parlando parlando si versava altro vino nel suo bicchiere. Ma di offrirne uno anche a me, neanche a parlarne. Non che ne avessi voglia ma per rispetto, non puoi sorseggiare bicchieri di vino e non offrendone uno ad un ospite. Me ne sono tornato al piano di sopra con il quadro molto piu' chiaro dei metodi di questa personcina.
Inoltre pare anche che abbia il vizio del bere.
Poche sere fa compro' 6 birre e ando' nel suo appartamento. Io, Mr M e F eravamo al piano di sopra. Dopo un'oretta chiamo' F al telefono per chiedergli se avesse qualche birra da potergli dare perche' aveva appena finito le sue ed erano arrivati degli ospiti. Di quali ospiti parlava se giu non c'erano altre macchine oltre alla sua e non si sentiva nessuna voce provenire dal suo appartamento? Disse che erano persone della chiesa che erano molto silenziose e a tratti pregavano. A si? Preghiere intervallate da Corona Extra? Ma dai!
E cosi' Mr M che e' iniziato a diventare stufo dei comportamenti del suo affittuario ha fatto dire a F che al momento anche loro non avevano birre.
Insomma sto peruviano e' un bel tipastro. Cerchero' di mettere in guardia F e vi terro' aggiornati se ci saranno altri episodi particolari.
Cibarie americane
Negli Usa ho l'occasione di assaggiare cibi nuovi e interessanti, provenienti da nazionalita' e culture differenti. Alcuni di questi cibi sono delle vecchie conoscenze, altre sono novita' che ho scoperto in questo persiodo. Eccone una carrellata:
Hummus: una cremina di origine medio orientale a base di ceci. Molto buona se viene spalmata sui crackers. Ho provato una mia "variante" spalmandola sul formaggio. Niente male.
Bear Claw: un dolce a forma di "zampa di orso" con le mandorle. Squisito!
Challah bread: pane ebraico molto soffice e dal colore giallo paglierino. Solitamente ha una forma ovale. In determinate occasioni festive puo' avere la forma rotonda. Potrei mangiarne all'infinito.
Pancakes with Maple Syrup: le famose frittelle con sciroppo d'acero. Mi pare di aver visto lo sciroppo d'acero anche in alcuni supermercati italiani recentemente. Da provare anche sui waffles.
Peanut butter: l'altrettanto famoso burro di arachidi, abbastanza calorico. Da spalmare sul pan carre' o sui waffles.
Waffles: tipico della colazione americana. Vanno tostati e ce ne sono di varie forme. Tutti hanno i tipici quadratini dentro ai quali si puo' spalmar di tutto, burro, miele, peanut butter o meglio ancora lo sciroppo d'acero o la nutella. C'e' anche chi li mangia anche "assoluti" senza spalarci niente soprattutto quelli che hanno all'interno pezzetti di cioccolata o fragola.
Brownies: biscotti cioccolatosi dall'inconfondibile colore marrone.
Ne vado ghiotto.
Marshmellows: e' un rotolino bianco e gommoso amato dai bambini. Avete presente Homer Simpson che li riscalda al fuoco di un falo' con il figlio Bart? Non ne vado matto pero' una volta li ho provati con dei biscotti, uno sopra e uno sotto al marshmellow, a mo' di sandwich e non sono niente male. Se non erro, mangiato on quel modo viene chiamato "smore".
Cheesecake: torta al formaggio. Sta prendendo piede anche in Italia ma non so se con il Philadelphia e' la stessa cosa.
Banana Bread: panetto soffice al sapore di banana, a volte con pezzetti di nocciola. Squisito quello venduto da Stew Leonard's.
White Castle Burgers: White Castle e' una antica catena tipo McDonald's che pero' negli anni non ha poi avuto lo stesso successo. L'architettura del locale ricorda un castello medievale.
I panini sono molto piccoli e c'e' chi ne ordina una particolare valigetta con 30 hamburger per poi mangiarne una decina. Mi fanno venire in mente Poldo di Braccio di Ferro. Vi segnalo il film divertentissimo Harold and Kumar go to White Caste (in Italiano Il primo viaggio non si scorda mai).
Sam Adams Beer: la Samuel Adams e' un'azienda di Boston che ho anche visitato. Interessanti gli assaggini di varie birre dopo la visita guidata alle 10am! Una delle loro particolarita' e' creare delle birre di stagione sempre diverse, con etichette altrettanto diverse. Se non sbaglio alcune loro birre hanno avuto tiratura limitata e ora sono pezzi da collezione.
Churros: e' un dolce di origine spagnola molto noto ai bambini di origine sud americana. Recentemente ho provato i twisted churros, churro attorcigliati.
Blue cheese: il formaggio blu, simile al gorgonzola. Datemi una birra e hamburger con bacon e blue cheese e mi farete contento.
Bear Claw: un dolce a forma di "zampa di orso" con le mandorle. Squisito!
Challah bread: pane ebraico molto soffice e dal colore giallo paglierino. Solitamente ha una forma ovale. In determinate occasioni festive puo' avere la forma rotonda. Potrei mangiarne all'infinito.
Peanut butter: l'altrettanto famoso burro di arachidi, abbastanza calorico. Da spalmare sul pan carre' o sui waffles.
Waffles: tipico della colazione americana. Vanno tostati e ce ne sono di varie forme. Tutti hanno i tipici quadratini dentro ai quali si puo' spalmar di tutto, burro, miele, peanut butter o meglio ancora lo sciroppo d'acero o la nutella. C'e' anche chi li mangia anche "assoluti" senza spalarci niente soprattutto quelli che hanno all'interno pezzetti di cioccolata o fragola.
Brownies: biscotti cioccolatosi dall'inconfondibile colore marrone.
Ne vado ghiotto.
Marshmellows: e' un rotolino bianco e gommoso amato dai bambini. Avete presente Homer Simpson che li riscalda al fuoco di un falo' con il figlio Bart? Non ne vado matto pero' una volta li ho provati con dei biscotti, uno sopra e uno sotto al marshmellow, a mo' di sandwich e non sono niente male. Se non erro, mangiato on quel modo viene chiamato "smore".
Cheesecake: torta al formaggio. Sta prendendo piede anche in Italia ma non so se con il Philadelphia e' la stessa cosa.
Banana Bread: panetto soffice al sapore di banana, a volte con pezzetti di nocciola. Squisito quello venduto da Stew Leonard's.
White Castle Burgers: White Castle e' una antica catena tipo McDonald's che pero' negli anni non ha poi avuto lo stesso successo. L'architettura del locale ricorda un castello medievale.
I panini sono molto piccoli e c'e' chi ne ordina una particolare valigetta con 30 hamburger per poi mangiarne una decina. Mi fanno venire in mente Poldo di Braccio di Ferro. Vi segnalo il film divertentissimo Harold and Kumar go to White Caste (in Italiano Il primo viaggio non si scorda mai).
Sam Adams Beer: la Samuel Adams e' un'azienda di Boston che ho anche visitato. Interessanti gli assaggini di varie birre dopo la visita guidata alle 10am! Una delle loro particolarita' e' creare delle birre di stagione sempre diverse, con etichette altrettanto diverse. Se non sbaglio alcune loro birre hanno avuto tiratura limitata e ora sono pezzi da collezione.
Churros: e' un dolce di origine spagnola molto noto ai bambini di origine sud americana. Recentemente ho provato i twisted churros, churro attorcigliati.
Blue cheese: il formaggio blu, simile al gorgonzola. Datemi una birra e hamburger con bacon e blue cheese e mi farete contento.
martedì 9 ottobre 2012
E intanto il tempo vola...
E' passato gia' quasi un mese da quando sono arrivato in Usa e me ne restano solo altri due. Ho sostenuto molti colloqui di lavoro ma ora le risposte tardano ad arrivare. La preoccupazione inizia a salire mentre i giorni passano inesorabili verso l'8 dicembre, data in cui devo tornare in Italia. Ho constatato che c'e' crisi anche in America, poche aziende assumono e riuscire a trovare un lavoro in tre mesi sembra davvero una mission impossible.
Devo continuare con la ricerca e non fermarmi. Ce la faro' mai?
Devo ricaricarmi di energia e ottimismo e non arrendermi.
Accettasi consigli, incoraggiamenti, pacche sulle spalle da parte di tutti voi cari lettori.
Ce la faro' vero?
Devo continuare con la ricerca e non fermarmi. Ce la faro' mai?
Devo ricaricarmi di energia e ottimismo e non arrendermi.
Accettasi consigli, incoraggiamenti, pacche sulle spalle da parte di tutti voi cari lettori.
Ce la faro' vero?
lunedì 8 ottobre 2012
L'Italia è il Paese delle fiabe, non lo sapevate?
Ieri sono stato ad un barbecue organizzato da un club di italo-americani originari di un paesino della Campania.
Chiacchieravo amabilmente con un po' di gente e con uno di loro in particolare, originario della Sicilia, si discuteva della crisi italiana e della mancanza di lavoro e di prospettive per i giovani quando mi dice: il vero problema oggi in Italia e' solo per i giovani che vivono in città. I giovani che vivono nei paesi bene o male hanno tutti i genitori che fanno l'olio e il vino e coltivano i prodotti del proprio orto.
Il discorso si e' poi interrotto e ha preso altre strade ma poi più tardi, a casa, ci ho pensato su.
Sara' anche vero che in Italia appena fuori dalle città ci sono migliaia di paesini incantati in cui la vita scorre felice e tutti riescono a vivere dei frutti della terra donati con generosità da orti magici e rigogliosi ma...
-Per il riscaldamento nelle case?
No dai cosa mi viene in mente, tutti nei paesi italiani vanno nei boschi a tagliare la legna con l'accetta, per il fuoco.
-E per l'acqua?
Domanda banale. Sanno tutti che in Italia si va al fiume a raccoglierla con i secchi. E ci si lava nelle acque del fiume in cui ognuno lava anche i propri vestiti.
-Ah a proposito, per i vestiti?
E' vero, non e' buona neanche questa domanda. Ci sono le mamme italiane che provvedono sferruzzare degli abiti stupendi per i loro figli. Ma sempre dopo aver fatto il sonnellino pomeridiano perché nei paesini italiani tutti vanno a dormire un paio di ore dopo mangiato.
-E per la benzina per le automobili?
Si, in effetti, e' un'altra domanda che potrei evitare. A che servono le macchine in Italia se tutti vanno in giro in sella al proprio asino?
Ecco in effetti non avrei domande da fare. Dovrei solo ringraziare gli italo-americani perché mi ricordano sempre che l'Italia e' il Paese delle fiabe. Io non lo sapevo.
Chiacchieravo amabilmente con un po' di gente e con uno di loro in particolare, originario della Sicilia, si discuteva della crisi italiana e della mancanza di lavoro e di prospettive per i giovani quando mi dice: il vero problema oggi in Italia e' solo per i giovani che vivono in città. I giovani che vivono nei paesi bene o male hanno tutti i genitori che fanno l'olio e il vino e coltivano i prodotti del proprio orto.
Il discorso si e' poi interrotto e ha preso altre strade ma poi più tardi, a casa, ci ho pensato su.
Sara' anche vero che in Italia appena fuori dalle città ci sono migliaia di paesini incantati in cui la vita scorre felice e tutti riescono a vivere dei frutti della terra donati con generosità da orti magici e rigogliosi ma...
-Per il riscaldamento nelle case?
No dai cosa mi viene in mente, tutti nei paesi italiani vanno nei boschi a tagliare la legna con l'accetta, per il fuoco.
-E per l'acqua?
Domanda banale. Sanno tutti che in Italia si va al fiume a raccoglierla con i secchi. E ci si lava nelle acque del fiume in cui ognuno lava anche i propri vestiti.
-Ah a proposito, per i vestiti?
E' vero, non e' buona neanche questa domanda. Ci sono le mamme italiane che provvedono sferruzzare degli abiti stupendi per i loro figli. Ma sempre dopo aver fatto il sonnellino pomeridiano perché nei paesini italiani tutti vanno a dormire un paio di ore dopo mangiato.
-E per la benzina per le automobili?
Si, in effetti, e' un'altra domanda che potrei evitare. A che servono le macchine in Italia se tutti vanno in giro in sella al proprio asino?
Ecco in effetti non avrei domande da fare. Dovrei solo ringraziare gli italo-americani perché mi ricordano sempre che l'Italia e' il Paese delle fiabe. Io non lo sapevo.
domenica 7 ottobre 2012
Intervista-video di Mr. Romoletto88
Ciao ragazzi, molti di voi avranno letto su questo blog l'intervista che ho fatto a Gioele, Mr. Romoletto88, il ragazzo che si e' trasferito in Usa e che dopo aver sposato la sua ragazza americana e' riuscito ad ottenere la Green Card. Il caro Mr. Romoletto88, molto noto su Youtube, ha avuto una bella idea: riportare in video la mia intervista leggendo le mie domande e le risposte che mi diede, aggiungendo qualche commento interessante.
Colgo l'occasione per ringraziarlo pubblicamente per la stima che ha nei miei confronti soprattutto quando accenna a me all'inizio e alla fine del video.
Vi consiglio di seguire i suoi video su Youtube perche' sono molto utili soprattutto per chi vuole capire meglio come si vive in America.
Colgo l'occasione per ringraziarlo pubblicamente per la stima che ha nei miei confronti soprattutto quando accenna a me all'inizio e alla fine del video.
Vi consiglio di seguire i suoi video su Youtube perche' sono molto utili soprattutto per chi vuole capire meglio come si vive in America.
Festa di lusso a NYC
Ciao a tutti, vi ricordate il colloquio che ho sostenuto in uno Starbucks per una compagnia di gioielli?
Per ora ancora nessuna offerta di lavoro ma pochi giorni fa sono stato alla festa alla quale mi ha invitato il CEO. Era una festa nella showroom di NYC. Prima di parlarvi della festa, un breve consiglio. Se da Grand Central volete arrivare ad una festa in condizioni normali optate per il taxi (che a NY non costa molto) e state alla larga dalla metro. Andare in metro e' come farsi una sauna e arrivare inzuppati di sudore ad una festa di lusso non e' il massimo. Sono arrivato nei paraggi della showroom, appunto, inzuppato di sudore e mi sono fiondato un un piccolo bar, ho preso una coca cola, mi sono rinfrescato un attimo e mi sono diretto vero la festa. All'entrata c'era un red carpet e all'interno gia' una cinquantina di invitati che sorseggiavano prosecco e microtartine servite da camerieri molto eleganti. E gli inviati erano ancora piu eleganti, giacca e cravatta per gli uomini e vestito da sera per le donne, ovviamente tutte ingioiellate. Una di queste aveva in braccio un cagnolino che indossava un vestitino, forse firmato Armani o Valentino, che probabilmente costava piu del mio. Tutto sommato anche tutto ben vestito facevo la mia bella figura ma non conoscendo nessuno a parte il CEO, guardavo la collezione di gioielli e ascoltavo i discorsi delle varie nobildonne sorseggiando prosecco. Il negozio era di circa cinque metri quadrati ed eravamo stretti come sardine. E poi finalmente un diversivo. Ad ogni festa che si rispetti il cameriere deve sempre inciampare e versare il prosecco addosso a qualcuno. Chi poteva essere il fortunato della serata? Bravi avete indovinato, proprio io. Vabe' capita, quei poveri camerieri dovevano riuscire a incunearsi tra gli invitati con i loro vassoi di bicchieri pieni di prosecco e avendo pochi centimetri quadrati a disposizione era inevitabile che succedesse. Una signora gentilissima e' venuta ad asciugarmi con il tovagliolo, dicendo che porta fortuna. Sara' ma se la Dea bendata avesse potuto baciare lei non mi sarebbe dispiaciuto molto.
Il CEO era attorniato dagli invitati e ha potuto dedicarmi un paio di minuti, poi ha fatto un discorso a tutti, ringraziandoli di essere venuti alla festa e ricordando i successi dell'azienda in tanti anni di attivita' in Usa. Poi dopo una mezzora gli invitati hanno iniziato ad andare via e cosi' anche io. Sono andato a salutare il CEO che si e' scusato per non avermi potuto dedicare molto tempo ma dicendomi che si sarebbe fatto sentire sicuramente. E cosi' sono tornato nel mio Connecticut lasciando la festa di lusso e sperando che in settimana possa arrivarmi una telefonata o un'email con qualche buona notizia. In treno, tornando a casa, pensavo anche che gira e rigira se questa azienda mi assumera' mi trovo sempre a lavorare nel mondo del lusso a stretto contatto con persone piuttosto ricche. La vita puo' essere ironica se penso che da ragazzino ho avuto un'adolescenza grunge e scherzando dicevo sempre che da grande sarei voluto diventare un chitarrista alcolizzato. : )
Comunque a parte gli scherzi ora spero di trovare un lavoro al piu' presto anche perche' e' gia passato quasi un mese e posso restare in Usa solo per altri due mesi. E inizio ad essere un po' teso perche' dopo aver fatto molti colloqui al momento ho solo due potenziali opportunita' che potrebbero concretizzarsi. Da domani riprendo a inviare il resume ad altre aziende. Non posso perdere tempo.
Per ora ancora nessuna offerta di lavoro ma pochi giorni fa sono stato alla festa alla quale mi ha invitato il CEO. Era una festa nella showroom di NYC. Prima di parlarvi della festa, un breve consiglio. Se da Grand Central volete arrivare ad una festa in condizioni normali optate per il taxi (che a NY non costa molto) e state alla larga dalla metro. Andare in metro e' come farsi una sauna e arrivare inzuppati di sudore ad una festa di lusso non e' il massimo. Sono arrivato nei paraggi della showroom, appunto, inzuppato di sudore e mi sono fiondato un un piccolo bar, ho preso una coca cola, mi sono rinfrescato un attimo e mi sono diretto vero la festa. All'entrata c'era un red carpet e all'interno gia' una cinquantina di invitati che sorseggiavano prosecco e microtartine servite da camerieri molto eleganti. E gli inviati erano ancora piu eleganti, giacca e cravatta per gli uomini e vestito da sera per le donne, ovviamente tutte ingioiellate. Una di queste aveva in braccio un cagnolino che indossava un vestitino, forse firmato Armani o Valentino, che probabilmente costava piu del mio. Tutto sommato anche tutto ben vestito facevo la mia bella figura ma non conoscendo nessuno a parte il CEO, guardavo la collezione di gioielli e ascoltavo i discorsi delle varie nobildonne sorseggiando prosecco. Il negozio era di circa cinque metri quadrati ed eravamo stretti come sardine. E poi finalmente un diversivo. Ad ogni festa che si rispetti il cameriere deve sempre inciampare e versare il prosecco addosso a qualcuno. Chi poteva essere il fortunato della serata? Bravi avete indovinato, proprio io. Vabe' capita, quei poveri camerieri dovevano riuscire a incunearsi tra gli invitati con i loro vassoi di bicchieri pieni di prosecco e avendo pochi centimetri quadrati a disposizione era inevitabile che succedesse. Una signora gentilissima e' venuta ad asciugarmi con il tovagliolo, dicendo che porta fortuna. Sara' ma se la Dea bendata avesse potuto baciare lei non mi sarebbe dispiaciuto molto.
Il CEO era attorniato dagli invitati e ha potuto dedicarmi un paio di minuti, poi ha fatto un discorso a tutti, ringraziandoli di essere venuti alla festa e ricordando i successi dell'azienda in tanti anni di attivita' in Usa. Poi dopo una mezzora gli invitati hanno iniziato ad andare via e cosi' anche io. Sono andato a salutare il CEO che si e' scusato per non avermi potuto dedicare molto tempo ma dicendomi che si sarebbe fatto sentire sicuramente. E cosi' sono tornato nel mio Connecticut lasciando la festa di lusso e sperando che in settimana possa arrivarmi una telefonata o un'email con qualche buona notizia. In treno, tornando a casa, pensavo anche che gira e rigira se questa azienda mi assumera' mi trovo sempre a lavorare nel mondo del lusso a stretto contatto con persone piuttosto ricche. La vita puo' essere ironica se penso che da ragazzino ho avuto un'adolescenza grunge e scherzando dicevo sempre che da grande sarei voluto diventare un chitarrista alcolizzato. : )
Comunque a parte gli scherzi ora spero di trovare un lavoro al piu' presto anche perche' e' gia passato quasi un mese e posso restare in Usa solo per altri due mesi. E inizio ad essere un po' teso perche' dopo aver fatto molti colloqui al momento ho solo due potenziali opportunita' che potrebbero concretizzarsi. Da domani riprendo a inviare il resume ad altre aziende. Non posso perdere tempo.
giovedì 4 ottobre 2012
Il cliente ha sempre ragione...negli Stati Uniti
Dopo un paio di giorni ricevo una telefonata di scuse da parte del manager che mi invia un coupon di $2 per posta.
Ve l'avevo detto no? Conosco bene il magico mondo del customer service americano da quando molti anni fa comprai del sushi in un altro Stop n' Shop e trovai un capello nella confezione di plastica. Inviai un'email di reclamo tramite il loro webiste, e con mia grande sorpresa ricevetti una telefonata di scuse da parte del manager che mi invio' un coupon di $20.
Un'altra volta, dopo l'episodio del capello nel sushi, trovai un pezzettino di plastica trasparente all'interno di un sandwich acquistato da Shop Rite. Inviai un'email di reclamo tramite il website, e anche in questo caso ricevetti una telefonata di scuse da parte del manager che mi disse che dopo il mio incidente aveva posizionato delle telecamere nascoste nell'area in cui preparano i panini e aveva capito come fosse potuto accadere quell'incidente. E per scusarsi mi invio' un coupon di $20, proprio come fece Stop n' Shop.
E' il customer service americano per il quale il cliente va sempre corteggiato e coccolato, altrimenti non ci pensera' due volte ad andare in un negozio concorrente per il resto della sua vita.
Anni fa, nel lontano 2004, quando iniziai a lavorare come cassiere in un CVS, il manager mi diede poche istruzioni di base tra le quali quella di cambiare sempre tutto cio' che i clienti avrebbero portato indietro o rimborsarli senza fare troppe domande.
Negli Usa basta portare con se lo scontrino e il prodotto da restituire e al massimo ti chiederanno se il prodotto ha qualche difetto. Niente interrogatori. Sostituzione o rimborso e avanti con il prossimo cliente.
E ora veniamo al customer service italiano...con un episiodio che mi accadde qualche anno fa nel caro sud Italia. Comprai alcune casse audio per il PC. Dieci minuti dopo l'acquisto, dopo aver aperto la scatola in macchina, notai che l'alimentatore della corrente era rotto, spaccato in due. Cosi' tornai subito al negozio e chiesi gentilmente di cambiarmelo.
Mi risposero che non potevano cambiarlo perche' non potevano essere sicuri che l'alimentatore fosse arrivato gia' rotto dalla Sony e che magari mi era caduto a terra subito dopo aver aperto la scatola. Insomma le solite complicazioni all'italiana. Mi diedero un numero verde da contattare che ovviamente squillava all'infinito e quando poi riuscii a parlare con qualcuno mi dissero che dovevo compilare alcuni moduli, inviarli per posta e attendere qualche settimana la decisione sul rimborso o sul cambio del prodotto. Alla fine decisi di andare a comprare un alimentatore nuovo in un altro negozio. Capito ora perche' amo l'America? Ma non pensiamo piu' a queste cose italiane.
Vi saluto con il celebre motto scolpito nella pietra come un comandamento all'entrata della celebre catena di negozi di alimentari Stew Leonard's:
Rule 1: The customer is always right!
Rule 2: If customer is ever wrong, reread Rule 1
lunedì 1 ottobre 2012
Esprimete un desiderio...in versione a stelle e strisce
Vi ricordate quel gioco che si faceva da piccoli nell'Italia di tanti anni fa? Bisognava riuscire a vedere in soli due giorni cose come dieci Fiat cinquecento, tre cani, due gatti, un cavallo, una donna incinta e un desiderio si sarebbe realizzato.
Volendo fare lo stesso gioco in versione a stelle e strisce vi propongo di riuscire a trovare in soli due giorni:
Volendo fare lo stesso gioco in versione a stelle e strisce vi propongo di riuscire a trovare in soli due giorni:
- Una casa senza giardino
- Una casa con il recinto
- Una Tv in cucina
- Una finestra che si apre completamente
- Un balcone
- Una persona che non ha un divorzio alle spalle
- Una casa che ha piu' di trenta anni
- Una famiglia che a pranzo o a cena mette la tovaglia in tavola
- Una piazza o una via del passeggio (il Mall non vale!)
- Un bidet in un bagno
Are you Italian?
Oggi dal barbiere...
Il barbiere Benito, detto Ben: Are you Italian?
Io: Yes, and you?
Ben: Oh yes me too.
Io: Cool, so were you born?
Ben: No, I was born in America. My parents were born in Italy.
Io: Ah ok, how often you go to Italy?
Ben: I have never been to Italy.
Ok Ben, se tu sei italiano io sono la regina Elisabetta.
Il dialogo di oggi dal barbiere me ne ha fatto venire in mente uno molto simile di qualche anno fa in un ristorante italiano.
Cameriera (sentendoci parlare in italiano): Are you guys Italian?
Io: Yes we are. Are you Italian?
Cameriera: Yes, I am! Actually my parents were born in Italy.
Io: Nice. Where?
Cameriera: Uh, I don't know. A small town in Sicily.
Io: So do you speak italian?
Cameriera (arrossendo un po'): Not very well but I took a class some years ago.
Vebbe', ho capito dire: I am Italian e' fa sempre colpo anche se direi che soprattutto nel Paese della meritocrazia bisognerebbe almeno conoscere due, tre parole e il paese di origine dei genitori per potersi fregiare di questo titolo, no?
Il barbiere Benito, detto Ben: Are you Italian?
Io: Yes, and you?
Ben: Oh yes me too.
Io: Cool, so were you born?
Ben: No, I was born in America. My parents were born in Italy.
Io: Ah ok, how often you go to Italy?
Ben: I have never been to Italy.
Ok Ben, se tu sei italiano io sono la regina Elisabetta.
Il dialogo di oggi dal barbiere me ne ha fatto venire in mente uno molto simile di qualche anno fa in un ristorante italiano.
Cameriera (sentendoci parlare in italiano): Are you guys Italian?
Io: Yes we are. Are you Italian?
Cameriera: Yes, I am! Actually my parents were born in Italy.
Io: Nice. Where?
Cameriera: Uh, I don't know. A small town in Sicily.
Io: So do you speak italian?
Cameriera (arrossendo un po'): Not very well but I took a class some years ago.
Vebbe', ho capito dire: I am Italian e' fa sempre colpo anche se direi che soprattutto nel Paese della meritocrazia bisognerebbe almeno conoscere due, tre parole e il paese di origine dei genitori per potersi fregiare di questo titolo, no?
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