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sabato 24 agosto 2013

Jobs, voice mails e text messages

Pochi giorni fa sono andato al cinema a vedere "Jobs", il film sulla vita di Steve Jobs. Breve digressione: al cinema prima dell'inizio del film fanno vedere piu' volte degli spot con personaggi famosi che invitano a non scrivere o leggere sms, che qui chiamano text messages,  mentre si e' al volante: Don't text and drive. It can wait. Il problema deve essere diventato piuttosto serio se questi spot vengono mandati in onda anche in tv e radio. In effetti ho notato che rispetto a pochi anni fa l'uso dei texts e' diventato molto piu' diffuso. Non ho ancora capito il perche' non fosse cosi' diffuso in passato. Qui era ed e' ancora molto diffuso l'uso di lasciare il voice mail, ovveroil  messaggio vocale in segreteria. Poiche' quasi tutti hanno un abbonamento annuale con le compagnie telefoniche e l'uso dei voice mail e' incluso nel prezzo,  non ci sono costi aggiuntivi per lasciare a ascoltare i voice mail e quindi e' molto comodo perche' invece di provare a ritelefonare un amico che non ha potuto rispondere al telefono, gli si puo' lasciare il voicemaile lui richiamera' appena possibile.
Per inviare un text message mediamente si impiega piu' tempo rispetto a un veloce voice mail. Quindi perche' recentemente in Usa inviare un text e' diventato piu' diffuso?
Non sono un esperto di cellulari  ma forse e' dovuto anche al fatto che ora con le varie app degli smartphone mandare text messages avviene in tempo reale, in realta' piu' che text messages si puo' chattare in tempo reale e quindi le probabilita' di essere sempre impegnati a leggere o scrivere al cell sono aumentate esponenialmente.
Ritornando al film Jobs, mi aspettavo di meglio. Il film non e' male soprattutto la parte in cui vengono mostrati i primi anni di Steve al college, nel suo viaggio in India e i primi esperimenti con il suo team in garage. Mi sarebbe piaciuto pero' vedere anche gli ultimi anni di Jobs, il successo planetario e soprattutto la lotta contro la malattia. Invece gli sceneggiatori hanno preferito puntare sulle lotte interne tra gli amministratori, il CEO e Steve. Comunque e' sicuramente un film interessante soprattutto per chi e' un apple-addict.
Breve e semplice riflessione: Jobs non era praticamente nessuno pero' poiche' qui, giustamente, gli imprenditori sono interessati al profitto e quindi al prodotto che potrebbe renderli milionari e tu puoi essere un Signor Nessuno ma se hai creato un prodotto valido, che ha del potenziale, qualcuno che verra' a vederlo e a farti un'offerta prima o poi lo troverai. Non so perche' ma la storia di Jobs mi fa tornare in mente come esempio opposto quello di questi due giovani ragazzi italiani intervistati da PIF tempo fa. Mostrarono i loro progetti in Usa e senza troppi problemi un imprenditore ha creduto in loro e ha staccato un assegno per consentire loro di cominciare la produzione. Sono quindi andati in Italia per vedere dove avrebbero potuto dare vita ai loro disegni,  ma i loro interlocutori italiani li hanno accolti con scetticismo e piu' che ai prodotti erano interessati a capire "chi fossero" questi ragazzi di cui non avevano mai sentito parlare. In Usa a questi (ex) Signor Nessuno hanno staccato un assegno per iniziare la produzione. In Italia invece...  Ecco le loro parole dal minuto 14:06 del video. Cambiera' mai la nostra mentalita' italiana del "Chi sei tu?-Non sai chi sono io?"

1 commento:

  1. I gioiellieri campani, me li ricordo. E per rispondere alla tua ultima domanda. No, non cambierà mai, purtroppo.

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