giovedì 25 aprile 2013

Il credit score americano

Se vivete negli Stati Uniti sentirete spesso parlare di credit score e credit history che servono a misurare la vostra affidabilita' come debitori. Il credit score e' un numero da 300 a 850 ed e' un vero e proprio voto che "prende forma" negli anni in base alla vostra storia di credito. Ed e' un punteggio che anche se si stabilizza puo' sempre oscillare in positivo o in negativo.
Per avere una storia di credito dovete aver contratto dei debiti, piccoli o grandi che siano. E quindi dovete avere, e usare, almeno una carta di credito. Anche comprare una macchina a rate o avere un mutuo per la casa costituiscono informazioni importanti per la storia di credito. Ma andiamo per gradi. Ogni pagamento tramite carta di credito viene registrato, ogni volta che pagate nei tempi il vostro credit score aumenta, ogni volta che pagate in ritardo diminuisce. Ci sono anche altri criteri che modificano il punteggio ma la puntualita' nei pagamenti e' il criterio fondamentale.
In base al punteggio verrete inseriti in una di queste fasce:
Bad
Not good
Good
Very good 
Great 
Appurato che per iniziare a costruirsi una storia di credito bisogna avere una carta di credito, vi chiederete: come si fa ad ottenere la prima carta di credito quando non si ha una storia di credito? Come fa l'istituto di credito ad essere sicuro che siete affidabili se siete da poco arrivati negli Stati Uniti? 
Ci sono alcuni metodi. Potreste fare domanda per una credit card con l'aiuto di un co-signer, ovvero un co-firmatario, magari un parente o un amico americano che abbia gia' una (buona) storia di credito e che garantisca per voi in caso non paghiate i vostri debiti.
Oppure potete rivolgervi ai department stores come Macy's, Kohl's, Circuit City che solitamente sono di manica larga e rischiando un po' potrebbero concedervi una carta di credito con un credito molto basso, solitamente sotto i $300. Anche se e' un credito basso non preoccupativi, e' un ottimo punto di partenza perche' ora potrete fare qualche acquisto, pagare nei tempi e dimostrare cosi' che siete debitori affidabili. Inizierete a crearvi una storia di credito e un credit score. Dopo qualche mese, se siete stati puntuali nei pagamenti, verrete "corteggiati" da molti istituti di credito che intaseranno la vostra cassetta della posta di credit cards. Bastera' una telefonata per attivarla e sarete cosi' i felici possessori di una seconda carta di credito. Continuate ad usarla e a pagare sempre puntualmente e vi verra' alzato il credito...e a quel punto verrete corteggiati ancora di piu'. Ricordatevi pero' dei vostri debiti, siete voi a dover agire pagando l'istituto di credito ogni mese. Potete inviare un assegno o un bonifico dal vostro conto bancario. Non vi vengono scalati i soldi in automatico, perche' la carta di credito non e' legata al vostro conto bancario ma ad un istituto differente. Dovete essere voi a ricordarvi e se ve lo dimenticate dovrete pagare degli interessi molto salati, anche il 20%.
Probabilmente questo sistema non piace molto agli Italiani che si sentono controllati, spiati, e che hanno il timore comprensibile di dimenticarsi di inviare un pagamento.
Pero' aspettate un momento.
Pochi giorni fa ho deciso di controllare per la prima volta il mio credit score.
Breve parentesi. Tre agenzie hanno in memoria tutti i dati di tutti i possessori di credit card: Experian, Equifax e TransUnion.
Ad ognuna di esse e' consentito richiedere un rapporto gratis all'anno. Bisogna inserire il proprio SSN cioe' l'equivalente americano del nostro codice fiscale, alcuni altri dati e si accedera' alla propria storia di credito aggiornata. Le tre agenzie forniscono un quadro preciso dell'affidabilita' ma non indicano il credit score, il punteggio vero e proprio.
Per ottenerlo ho dovuto pagare (circa $20) a MyFico.com.
Non solo ti spiano -direte voi- ma bisogna anche pagare per ottenere il proprio punteggio? In effetti...pero' ricordatevi che siamo in America dove tutto ha un prezzo e dove vige il concetto di meritocrazia. Mi spiego meglio. Dopo aver pagato i miei $20, oltre al mio credit score, 798, ho ottenuto un rapporto dettagliato con dei consigli molto utili e ad esempio ho scoperto che con il mio credit score se acquistassi una macchina a rate il concessionario non dovrebbe applicare un tasso di interessi superiore al 3.3 %. Quando acquistai la mia prima macchina americana, tanti anni fa, non avendo ancora una credit history il concessionario applico' un tasso del 9.9%!
Se il concessionario volesse applicare il 9.9% oggi potrei dirgli: guardi che il mio credit score e' 798 e dovrebbe applicarmi un tasso non superiore 3.3 %.
E lo stesso principio vale per un eventuale mutuo per la casa. Se comprassi casa oggi, dovrebbero applicare un tasso di interesse sul mutuo di gran lunga inferiore rispetto a qualche anno fa.
Insomma dimostrate di essere stati affidabili negli anni? Bene, meritate di avere dei vantaggi economici e tassi di interesse vantaggiosi. Meritocrazia, mi piace molto. In Italia si cerca ancora di fare le crociate contro le carte di credito a favore del contante. Chi usa il contante puo' evadere piu' facilmente, o comunque pur non evadendo si sente meno controllato. Le ragioni sono culturali e infatti ho notato una differenza fondamentale su come viene concepita la tracciabilita' del danaro in Italia e negli Usa.
Il sistema italiano controlla i movimenti tracciabili solo per punire (se evadi o fai operazioni poco chiare) e quindi siamo naturalmente ancora molto legati al contante. Il sistema americano controlla per punirti se evadi (e li' ti puniscono davvero, anche con il carcere) ma controllano anche per premiarti se dimostri di essere un buon debitore che paga i debiti nei tempi. Non potremmo cambiare atteggiamento e imparare qualcosa dagli Stati Uniti? (Ne ho parlato anche in questo post). Vi saluto riproponendovi questa interessante puntata di Report sul contante e i pagamenti tracciabili. Alla prossima.














martedì 16 aprile 2013

Attacco a Boston e antiamericanismo

Ogni volta che si parla di politica o delle ragioni della crisi economica mondiale un mio amico mi consiglia sempre di dare un'occhiata al sito Nocensura.com. Per lui e' una vera Bibbia e li' e' possibile trovare le risposte a tutte le nostre domande.
Ieri gli Stati Uniti sono stati colpiti al cuore da un terribile atto terroristico durante la maratona di Boston. Come tutti avrete visto dai Tg, a pochi metri di distanza dal traguardo, due bombe sono state fatte esplodere tra la folla provocando tre morti e decine di feriti.
Mi sono subito chiesto chi possa essere stato a perpetrare un tale vile attacco.
Oggi, tra i tanti articoli a riguardo, mi e' capitato di leggerne uno proprio di Nocensura.com:
Bombe sulla maratona di Boston: perche'?
Sara' che io sono da sempre innamorato degli Usa ma ho trovato questo articolo a dir poco fastidioso anche perche' ha fatto ritornare alla mia mente i giorni che seguirono l'11 Settembre 2001 quando ero ancora uno studente e all'Universita' di Napoli e moltissimi studenti e professori si mostrarono piu' o meno palesemente soddisfatti degli attacchi e non a caso una delle frasi piu' ricorrenti era: "beh se hanno ricevuto questo attacco vuol dire che qualcosa gli Stati Uniti avranno pur fatto per meritarselo". E poi con il passare delle settimane iniziarono a prendere corpo le teorie complottiste per cui era ovvio che si trattasse di una colossale messa in scena hollywoodiana. Erano stati gli Americani stessi a posizionare in gran segreto delle mine nelle Twin Towers.
E anche nell'articolo di Nocensura.com il tono non e' differente. Sembra quasi che le bombe, i morti e i feriti siano un dettaglio insignificante. Cio' che vuole subdolamente suggerire l'autore e' il fatto che in queste occasioni sguazzino sempre dei fantomatici figuri che usano il terrorismo come scusa per poterci tenere sotto controllo e privarci di ogni liberta'.
Sempre sullo stesso sito e' riportato un altro articolo in cui e' scritto:
"La mente degli americani è nuovamente paralizzata. È bastato un botto, relativamente innocuo, per risvegliare nella popolazione quella sensazione di totale disorientamento che avevano provato dopo l'11 settembre, e che evidentemente aveva continuato a dormire nel loro subconscio per tutti questi anni..."
Mi sono chiesto se ho letto bene: Botto, relativamente innocuo? Insomma per questi pseudo-giornalisti gli atti terroristici non sono solo una scusa usata da "gruppi dominanti" chiusi nella loro stanza dei bottoni per tenerci tutti sotto controllo, ma sono addirittura creati ad arte da loro stessi. E chi non capisce queste ovvieta' e' un idiota. Insomma proprio come i discorsi compottisti post 11 settembre. E' il vecchio antiamericanismo che non muore mai e si nutre di queste tragedie.
Anche per questo sono sempre piu' contento di tornare a vivere in America.

martedì 9 aprile 2013

Lo sport in America

Ieri era la giornata del derby Roma-Lazio e come troppo spesso accade, la citta' e' stata preda di violenti incidenti. Alcuni tifosi sono entrati in contatto, si sono insultati, hanno tirato fuori i coltelli e otto persone sono state accoltellatema per fortuna hanno riportato solo delle lievi ferite.
Mi chiedo sempre perche' in Italia ogni partita debba essere un pretesto per scatenare la violenza di tifosi in perenne odio tra di loro. Inoltre prima di partite a rischio, i commercianti della zona chiudono le loro attivita' e i cittadini preferiscono restare in casa sperando che i violenti non danneggino le loro auto parcheggiate in strada. E' assurdo ma per molti italiani tutto questo e' diventato normalita'.


Non per me che una tiepida sera d'estate di alcuni anni fa ho avuto la fortuna di assistere ad una partita degli Yankees. Ero un poco piu' che un ragazzino e avevo sempre sognato di vedere una partita di baseball dal vivo. Notando subito che i tifosi non erano divisi in settori ma sedevano tranquillamente uno accanto all'altro e ed erano li' con i propri figli, con le mogli, con le fidanzate chiesi a mio zio, americano: come mai i tifosi non sono divisi in settori? Ma lui non capi' bene il significato di quella strana domanda.
Il tifo a dire il vero non era organizzato come da noi. Forse gli Americani non hanno il tempo e la voglia di frequentare circoli sportivi per provare cori e creare striscioni artistici. Il tifo americano e' guidato dall'organizzazione dello stadio. Ad esempio alcune azioni salienti venivano sottolineate da musiche che aumentavano di volume e creavano tensione. E poi i momenti morti venivano riempiti dalle domande che comparivano sugli enormi maxi-schermi. Chi vinse il campionato nel 1976? E le tre opzioni a, b, o c. Quanti home run ha segnato Babe Ruth nel 1927? E le tre opzioni a, b o c. I tifosi scommettevano tra di loro, alcuni anche con il tifoso della squadra avversaria che gli sedeva accanto. La risposta sarebbe stata mostrata dopo qualche minuto. Nel frattempo la partita riprendeva e poco dopo...un boato. Strano perche' nessuna squadra aveva segnato. Ah ecco, sul maxi schermo era appena comprarsa la risposta alla domanda precedente e coloro che avevano vinto la scommessa avevano esultato. La partita sembra quasi un pretesto per mangiare e bere. Hot dog e birre a volonta'. Nessuno insulta l'arbitro, nessuno inveisce contro la squadra avversaria o contro i tifosi avversari. Tra un hot dog e l'altro si da' un'occhiata alla partita e ci si entusiasma quando c'e' un home run.  A volte vola anche qualche sfotto' tra tifosi ma appena il tono si fa' volgare o offensivo prontamente arrivano gli uomini della security che riescono a calmare gli animi e se necessario conducono i tifosi esagitati fuori dallo stadio per farli "raffreddare". 
Dopo aver riflettuto sulle differenze tra tifosi italiani e tifosi americani mi e' capitato sott'occhio la di un certo Jack Hoffman, un bambino di 7 anni affetto da cancro al cervello che a quanto pare sta commuovendo l'America. Jack e' stato gia' perato due volte e tra due settimane iniziera' la chemioterapia e ha da sempre un sogno, segnare un touchdown con la sua squadra del cuore, i Nebraska Cornhuskers. Ieri era a bordo campo ad assistere la partita dei suoi beneamini quando ad un certo punto lo hanno fatto entrare in campo. Incredulo ma felicissimo Jack...beh vedete il video.
Il messaggio che questa magica serata di sport americano ha voluto trasmettere al piccolo Jack e a tutti noi e' che non bisogna mai arrendersi perche' con la forza di volonta' si possono superare tutte le difficolta', anche le piu' estreme. I Nebraska Cornhuskers hanno regalato a Jack un momento indimenticabile che  gli dara' ancora piu' forza per affrontare la sua battaglia piu' difficile.
Lo sport negli Stati Uniti sa anche trasmettere messaggi educativi.






venerdì 5 aprile 2013

Quando non c'e' chi controlla...

Oggi leggevo un post dal blog Un'Americana a Roma e un passaggio mi ha molto divertito:

Every single time I hosted an Italian friend back in the States, WITHOUT FAIL, the first thing they'd say when they saw the newspaper distribution boxes on sidewalks, was, "how is it possible that no one takes all the papers?" The first time someone asked me, I was baffled. "Why would anyone want to do that? I only need one." The inevitable response, which I eventually got used to over the years, was, "But, just because you could! No one's monitoring it!" Apparently the honor system isn't big around Italy. So I'd then respond, "Ok, fine. But then what would you DO with all those extra newspapers?" Reply, "Oh, I don't know, really. Sell them? Who knows. It's just... this idea that you could take them all if you wanted." I find that a fascinating cultural commentary. I have no use for 10 newspapers. My mind didn't even go there. And yet, every Roman who ever came to the States always marveled at this idea. Love it.


lunedì 25 marzo 2013

L'Italia vista dagli Americani

Cari lettori, so che mi seguite perche' siete molto interessati alle differenze tra Italia e Stati Uniti e in effetti il blog e' nato anche e soprattutto per raccontarvele. A tale proposito credo che possa essere molto interessante ascoltare voci di americani che abbiano viaggiato e magari studiato e lavorato in Italia per qualche tempo.
Girando per Youtube ho trovato una serie di video intitolati "The Italian World" in cui sono stati intervistati studenti provenienti da diverse nazionalita'. Ecco l'intervista a Beth, studentessa americana:


Cosa ne pensate?
Inserisco qui anche il link all'intervista di qualche mese fa a un mio amico americano Marty.

giovedì 21 marzo 2013

Missione (quasi) compiuta

Ciao a tutti, vi starete chiedendo a che punto e' la mia mission impossible: riusciro' a tornare a vivere negli Stati Uniti? Chi mi segue da qualche mese si ricordera' che ora sono in Italia e sto aspettando notizie dalla compagnia italiana con sede a NY. La prima ottima notizia e' che i proprietari italiani hanno approvato il budget per la sede americana che include la voce della mia assunzione.
Attendevo con ansia questa notizia.  Quindi pochi giorni fa sono stato contattato dagli avvocati di fiducia della sede americana che mi faranno le pratiche per un Visto lavorativo.
Mi sarebbe piaciuto ottenere il Visa E ma realisticamente, come immaginavo, mi hanno spiegato che questo tipo di visto e' un po' "rischioso" perche' in base ai miei titoli di studio, alle esperienze lavorative passate e alla descrizione dei compiti e responsabilita' che avro' in azienda, questo tipo di Visa potrebbe essere non approvato perche' viene concesso a chi lavora in posizioni manageriali o esecutive e l'azienda dovrebbe "colorare" troppo la posizione lavorativa dichiarando cose non totalmente corrette e inoltre se l'azienda dichiara che andro' a lavorare come manager con funzioni e responsabilita' specifiche poi dovrebbe anche darmi uno stipendio adeguato a quella posizione, altrimenti il dipartimento del lavoro americano potrebbe creare seri problemi all'azienda. Quindi e' meglio fare tutto correttamente e alla luce del sole e procederemo con le pratiche per un Visto H1B della durata di tre anni. Questo tipo di visto e' rinnovabile per altri tre anni ma poiche' gia' in passato ne ho ottenuto uno con un'altra compagnia, questo sarebbe il secondo e ultimo H1B. Il capo della sede Usa ha detto che l'importante per ora e' riuscirmi a portare li' a lavorare per loro, poi nei tre anni cercheremo di estendere la mia permanenza per altre vie, magari cercando di passare ad un altro tipo di Visa. Potrei chiedere all'azienda se puo' sponsorizzarmi per la green card ma questo lo potro' fare solo dopo aver conquistato la loro fiducia, non ora. Certo che te la fanno proprio sudare una permanenza in Usa che sia diversa dai soliti tre mesi per turismo. Figuriamoci l'odissea che sara' la green card, ne so gia' qualcosa perche' iniziai le pratiche per la green card con l'azienda per cui lavorai in passato ma poi le interruppi per tornare a vivere in Italia. E' davvero un traguardo difficilissimo, molto lungo, dispendioso e quasi impossibile da raggiungere. Ma per ora mi va benissimo cosi'. Step by step.
Vi tengo aggiornati. Stay tuned!

Ospedali italiani e rituali scaramantici

Ciao a tutti, sono ancora in Italia o meglio con un piede in Italia e uno negli Stati Uniti. 
Nel frattempo trascorro le giornate qui nel ridente Sud Italia e mi diverto ad assistere alle scene che mi offre la quotidianita'. Ospedale. Il chirurgo che pochi giorni fa aveva operato e poi dimesso mio padre, gli da appuntamento per un controllo al suo studio in ospedale per le 8 e 30. In sala ci sono un'altra decina di persone alle quali il dottore ha dato appuntamento allo stesso orario. Qualcuno di noi, forse quelli che sono stati in ospedali piu' efficienti, si chiede perche' mai non abbia dato appuntamenti con orari diversi. Ma siamo in Italia, non bisogna farsi troppe domande.
Si fanno le 8 e 40,  le 8 e 50 e del dottore non c'e' traccia. In sala d'attesa si inizia a mormorare e c'e' chi si lamenta ma sottovoce, per non farsi sentire da medici e infermieri che entrano ed escono dai reparti...le 9, le 9 e 15, le 9 e 30. E tutti aspettano ancora con pazienza. Un signore a un certo punto, combattendo contro i suoi sensi di colpa per cui e' sempre meglio non disturbare, si fa coraggio ferma un'infermiera e le chiede quasi con il capo chino:
- Mi scusi, c'e' il dottore oggi? Mi ha dato appuntamento per le 8 e 30.
E l'infermiera spazientita:
- E e va bene se ha dato un appuntamento per oggi vuol dire che viene!
E va via. 

Un'altra persona entra ed esce dalla sala d'attesa. Va al bar e torna, poi di nuovo al bar e torna. A un certo punto spiega a tutti gli altri che aspettano:
- Io faccio sempre cosi', perche' ogni volta che mi allontano dalla sala d'attesa, poi arriva il dottore.
Insomma ognuno ha i propri gesti scaramantici per far apparire il dottore, che infatti arriva...alle 10. E' piu' facile vincere al super enalotto che far materializzare un dottore puntuale.


P.S. Potrebbe divertirvi anche un'altro mio post a riguardo, per la serie inefficienza e furbizie italiane: Numerini

giovedì 28 febbraio 2013

Pizza, spaghetti, mandolini, mafia e clowns

Probabilmente cio' che sto per scrivere verra' condiviso da un lettore su cento. Domenica e Lunedi' ci sono state le elezioni e anche se ha vinto il centro-sinistra a ben vedere i veri vincitori sono stati Berlusconi che era dato per morto e sopratutto Grillo che oltre ogni aspettativa e' stato votato da ben un italiano su quattro!
Oggi l'Economist ha pubblicato questa copertina per riassumere l'esito delle nostre elezioni intitolata Send in the Clowns (Fate entrare i clowns).
Considero la copertina offensiva verso milioni di Italiani che hanno votato Pdl e M5S anche se chi non ha votato per questi due partiti sta gia' facendo girare la copertina sui social neetwork con grande soddisfazione e con un ghigno gioioso. Ieri un noto politico tedesco, che potrebbe diventare cancelliere dopo la Merkel, ha espresso lo stesso concetto dell'Economist: gli Italiani hanno votato per due clown. Napolitano ha cancellato l'incontro con quel maestrino tedesco e per una volta mi sono sentito orgoglioso di avere lui come Presidente, anche se avrebbe potuto agire con la stessa energia in passato per episodi analoghi. Ricordate, ad esempio, la celebre copertina del tedesco Der Spiegel in cui l'Italia veniva descritta come il paese degli spaghetti e della mafia? E quell'altra copertina in cui la tragedia della Costa Concordia veniva usata, con pessimo gusto, per dipingere gli Italiani come un popolo di codardi rappresentati da Schettino e l'Italia come una nave che affonda tragicamente?
Ritornando alle nostre elezioni mi chiedo perche' ogni volta che un politico o un giornale straniero deride e disprezza i nostri politici, e per estensione tutto il popolo italiano, noi non riusciamo ad essere uniti e invece continuiamo a litigare tra fazioni e addirittura appoggiamo di volta in volta questo o quel quotidiano o politico straniero che offende noi Italiani.
Non comprendiamo che quei politici e quei giornali stranieri stanno parlando di tutti noi Italiani senza distinzioni? Ma siamo proprio noi, cosi' divisi, a dargli man forte e a conferirgli importanza.
Pensate che se il Corriere della Sera scrivesse un articolo denigratorio verso le decisioni di milioni di Tedeschi, Americani o Inglesi le loro Tv darebbero spazio al Corriere? No, semplicemente non prenderebbero in considerazioni quotidiani stranieri anche perche' sanno che non possono avere un quadro preciso del loro Paese.
Curiosamente trovo che questo timore reverenziale, questo senso di inferiorita' sia evidente anche quando in una trasmissione televisiva arriva il grande ospite straniero, magari un noto attore Hollywoodiano.
Sostituite De Niro con l'Economist, il Ny Times o il Financial Times e il risultato non cambia.



lunedì 18 febbraio 2013

Cercare lavoro negli Stati Uniti: permessi e burocrazia

Ciao a tutti, leggo spesso gli sfoghi, le arrabbiature e le delusioni di ragazzi italiani che stufi del nostro Paese dicono che un giorno prenderanno la decisione di andare a vivere e lavorare negli Stati Uniti. Pochi sanno che non e' cosi' facile. Quando davvero prenderanno la fatidica decisione di partire davvero, pensano che la decisione, arrivata dopo anni di valutazioni su pro e contro, costituisca gran parte della riuscita. Invece e' solo un dettaglio insignificante perche' non basta partire per riuscirci. Magari fosse cosi' facile! Ecco un interessante articolo sulla difficolta' di cercare lavoro negli Stati Uniti: Cercare lavoro negli Stati Uniti: permessi e burocrazia.

sabato 16 febbraio 2013

Brevi aggiornamenti dal limbo

Ciao amici, da quanto tempo!
Aggiornementi dal limbo tra Italia e Stati Uniti.
Sono stato a letto con l'influenza e non e' stata una passeggiata di salute. Mi ha colpito duro, la maledetta, ma alla fine ho vinto io. Come sempre.
Per chi ha seguito la mia ricerca di lavoro in Usa di pochi mesi fa non ci sono ancora sviluppi rilevanti o meglio qualsosa lentamente si muove perche' il capo della sede americana mi ha comunicato che a febbraio avrebbe presentato il budget ai proprietari italiani e dovrebbe darmi notizie a fine mese. Mi ha pero' gia' messo in contatto con l'avvocato dell'azienda che puo' gia' iniziare ad analizzare il mio "caso" (esperienza lavorativa, visti di lavoro ottenuti in passato, lauree e certificati vari) per capire come poter procedere per farmi ottenere un nuovo Visa, anche se, ripeto, prima di iniziare le pratiche deve avere l'approvazione da parte dei proprietari italiani. Aspetto fiducioso. Ormai manca davvero poco per sapere se il mio futuro sara' di nuovo negli amati States.
Per il resto qui in Italia, come sapete, le elezioni politiche sono alle porte e i politici sono sempre in TV ad accarezzare noi elettori con le promesse di zuccherini. E infatti fanno a gara a dire che elimineranno l'IMU sulla prima casa o che ci restituiranno anche i soldi pagati nel 2012. E' strano perche' io ricordo che solo pochi mesi fa Pd, Pdl e Centro avevano approvato compatti l'introduzione dell'IMU e Monti aveva detto che se qualcuno eliminasse l'IMU sulla prima casa sarebbe una decisione nefasta perche' dopo qualche anno si renderebbe necessario reintrodurre la tassa raddoppiata.
Ricordo anche che fino a pochi mesi fa gli stessi politici dichiaravano in continuazione che prima delle elezioni bisognava assolutamente cambiare l'attuale vergognosa legge elettorale pero', strano, poi non l'hanno fatto. Perche'? Non c'e' stato il tempo, dicono. Ma nessuno glielo chiede piu' e per loro e' meglio cosi'.
Le dichiarazioni dei politici nostrani mi fanno venire in mente la Royal Rumble del Wrestling: tutti contro tutti, brevi allenze per cercare di gettare qualche concorrente fuori dal ring. Finte alleanze o tregue temporanee con il nemico che poi ti butta fuori, interventi esternoi ad orologeria da parte di qualche magistrato per aiutare chi combatte nel ring. E poi ad un certo punto tutti si coalizzano per gettare fuori il nemico che fa paura a tutti.
Se penso alle loro promesse mi chiedo: se anche riuscissero a eliminare l'IMU e a ridarci quelle poche centinaia di euro pagate nel 2012, tutti i problemi dell'Italia svanirebbero? Bastano questi zuccherini "ti tolgo una tassa", "ti rido' qualche euro che hai pagato nel 2012" per convincerci a votarli? Davvero pensano che siamo cosi' infantili?
Perche' non parlano mai di programmi, di come creare nuovi posti di lavoro, di come far ripartire l'economia? Perche' non ascoltano mai le storie e magari le proposte dei giovani disoccupati? Poi si meravigliano se vanno all'estero. Personamente da tempo pensavo di non andare a votare  e avevo la tentazione di fare come Fantozzi ma probabilmente daro' la mia fiducia all'unico partito che potrebbe dare fastidio ai mestieranti della vecchia politica.
E in Usa cosa succede in campagna elettorale? Di cosa parlano i candidati alla Casa Bianca? Ecco il dibattito tra Obama e Romney sull'economia. Mi piacerebbe farvi notare che innanzitutto in Usa il dibattito tra chi si candida a governare il Paese si fa sempre. Non come in Italia in cui ogni candidato accampa delle scuse per non affrontare gli altri, temendo che una frase, una battuta o meglio una barzelletta sbagliata potrebbe far perdere dei voti.
Altra differenza e' il pragmatismo. Pochi giri di parole, si va diretti al cuore dei problemi e infatti i tre dibattiti dei candidati alla Casa Bianca hanno temi specifici.
Vi invito solo ad andare a 0:55 di questo video per ascoltare la prima domanda dell'intervistatore.  E con questo auguro a tutti un buon voto sperando che indipendentemente da chi vincera' le elezioni il futuro possa finalmente essere migliore nella nostra cara Italia.