Segui il blog tramite email

venerdì 31 gennaio 2014

Viaggio da incubo negli States: "Arrestati senza un perche'"

Era da tempo che volevo scrivere un post sulla difficolta' di venire a lavorare in Usa. Il Resto del Carlino mi ha servito questo articolo su un piatto d'argento e quindi lo usero' per spiegare alcune cose a chi ha ancora le idee poco chiare e pensa che possa andare a lavorare in Usa a suo piacimento.

Ecco l'articolo (e questo e' il link se volete leggerlo sul sito del Resto del Carlino):

VIAGGIO DA INCUBO NEGLI STATES: "ARRESTATI SENZA UN PERCHE'"
Fermati in aeroporto, si ritrovano in cella nel New Jersey

Macerata, 30 gennaio 2014 - IL SOGNO di lavorare a New York è finito in un carcere del New Jersey per tre ragazzi maceratesi: «Eravamo partiti gasati a mille, pensavamo di trovare un lavoro anche per il futuro, e invece ci siamo ritrovati con le manette ai polsi, umiliati. Uno choc».
A raccontare la storia è la maceratese Gloria Lattanzi, 21 anni, che lavora ogni tanto al ristorante «Villa Cortese» di Treia. Lei, il fidanzato Jonathan Papapietro, ventenne di Corridonia, cuoco anche lui ora disoccupato, e un altro amico di Potenza Picena, avevano trovato un aggancio per lavorare in un ristorante di New York per tre mesi. Così hanno fatto documenti e biglietti e sono partiti prima di Natale. Hanno però commesso un errore: invece del visto per lavoro, hanno preso quello turistico. «Ma in realtà il nostro era un tentativo — racconta Giorgia —, dovevamo fare una prova al ristorante, e vedere se andava. Comunque, appena siamo scesi all’aeroporto Kennedy di New York, ci hanno indirizzato verso la dogana e hanno iniziato a controllarci. Subito ci hanno detto che i nostri documenti non andavano bene: credo che li abbia insospettiti il fatto che alloggiassimo tutti da una persona, e non in albergo. Poi hanno controllato le valigie, e quando visto le uniformi da cuochi ci hanno chiesto se eravamo lì per lavorare. Noi abbiamo risposto che volevamo fare un tentativo, ma non ci hanno creduto. A quel punto ci hanno perquisito ovunque, mi hanno anche fatto spogliare completamente, senza ovviamente trovare nulla. Ci hanno chiesto se avevamo precedenti penali, se stavamo scappando da qualcuno». Alla fine i ragazzi sono stati ammanettati, la ragazza no, e tutti e tre sono stati caricati su una camionetta e portati in carcere in New Jersey.
«IO ERO DAVANTI, loro dietro, perché non potessimo parlare. Non ci hanno detto che ci portavano in carcere, e quando ci siamo trovati lì eravamo sconvolti: siamo tutti ventenni, senza alcun tipo di precedente, non ci capivamo nulla, non ci hanno neanche chiesto se volevamo un avvocato o un interprete. C’era un poliziotto italiano che traduceva le nostre risposte, ma noi dicevamo “sì” o “no” e quello aggiungeva una serie di cose che noi non avevamo detto, e non capivamo. Mi hanno fatto cambiare completamente, ci hanno sequestrato tutto quello che avevamo e messo in carcere».
«Giorgia era da sola in cella — aggiunge Jonathan Papapietro —, noi due invece eravamo con due ergastolani messicani. Un incubo. Non abbiamo toccato il cibo, da bere invece dell’acqua ci hanno dato il succo d’uva, non ci siamo mai potuti lavare. E non abbiamo potuto chiamare nessuno fino a quando siamo stati lì».
«Poi, sempre con la scorta della polizia e le manette ai polsi — prosegue Giorgia —, dopo due giorni ci hanno riportato all’aeroporto e rispediti a casa. Eravamo umiliati, una vergogna incredibile: avranno pensato che eravamo dei criminali, e invece non abbiamo fatto proprio nulla. Quando poi, tornata in Italia, ho cercato di informarmi con l’ambasciata per capire cosa fosse successo, mi hanno dato alcuni nomi di avvocati di New York per seguire il processo, che sta andando avanti. E anche questo ora mi spaventa, perché non so come finirà. Per noi l’America era un sogno, una speranza anche per il lavoro, ora non possiamo rimetterci piede per non so quanto tempo, e senza un perché».

Paola Pagnanelli

ECCO COSA NE PENSO:
Spesso sento dire: ho deciso, parto e vado a vivere in America. Sono disposto a fare qualsiasi cosa, magari inizio come cameriere.
Gli Stati Uniti non sono la Riviera romagnola dove puoi andare a cercare lavoro e farti la stagione.
Gli Stati Uniti non sono ne' parte dell'Italia, e neanche sono organizzati a sua immagine e somigianza.
Sono un Paese differente e quando si va in un altro Paese bisognerebbe conoscerne le regole altrimenti...si rischia anche il carcere.
Tornando all'articolo non so se e' piu' imbarazzante l'ingenuita' di questi poveri ragazzi o quella della giornalista che pare non essersi informata su come funzionano le regole americane e anzi pare quasi fare il coro con i ragazzi e stupirsi assieme a loro della severita' degli Americani che ha addirittura messo in carcere per un paio di giorni questi ragazzi, senza un perche'.
A parte che secondo me questi ragazzi hanno un po colorato la storia e forse non si trattava di un carcere...la storia e' semplice. Se andate in Usa per turismo ma poi quando arrivate all'aeroporto dichiarate o capiscono che in realta' siete li' per lavorare, cercare lavoro o fare delle prove di lavoro, in quel momento voi state in pratica confermando che avete mentito alle autorita' americane perche' avete dichiarato due cose opposte: vado per turismo, vado per lavorare. Mentire e' molto grave qui soprattutto se siete stranieri e potrebbero sbattervi in carcere. Clinton e' stato messo in croce non per il fatto di aver avuto una storia con la Lewinski, ma per il fatto di aver mentito agli Americani. E se per una bugia ha avuto dei problemi il Presidente degli Stati Uniti, non dovrebbero averli tre ragazzi di Macerata?
La frase che mi ha fatto piu' sorridere dell'articolo e' questa:
Così hanno fatto documenti e biglietti e sono partiti prima di Natale. Hanno però commesso un errore: invece del visto per lavoro, hanno preso quello turistico.
Chiariamo, non e' che si puo' andare a un supermercato, allungare la mano sugli scaffali e prendere un paio di visti turistici, qualche visto lavorativo e due o tre green card. Non si tratta di pacchi di cereali. Non si puo' sbagliare e prendere uno al posto dell'altro.
Non ho capito cosa intende la giornalista: dove, come e quando hanno "sbagliato a prendere il visto?"
Per correttezza bisogna dire che i tre mesi che concedono per venire in Usa da turisti non sono neanche considerati un visto. Se si vuole venire in Usa per piu' di tre mesi, in quel caso serve un visto e non e' neanche facile ottenerlo. Non si compra al supermercato e non si chiede quando si arriva all'aeroporto a New York. Si fa domanda PRIMA di partire. Possono concedere il visto turistico che consente di stare qui 6 mesi MA bisogna dare garanzie al Consolato (o Ambasciata) Americana in Italia che si va davvero a fare il turista e quindi mostrare di avere un bel po di soldi in banca, un buon lavoro e legami stabili con l'Italia, possibilita' di lasciare il proprio lavoro per ben sei mesi. Se pensano che i 6 mesi servono per andare a cercare un lavoro invece che fare il turista...il visto non verra' concesso.
Per quanto riguarda il visto di lavoro sono un esperto. Ce ne sono di vari tipi ma in generale la procedura e' la stessa. Quando si riesce a trovare un'azienda Americana disposta ad assumervi (magari a seguito di colloqui telefonici o via Skype) l'azienda deve sponsorizzarvi per un visto di lavoro e voi dovete aspettare in Italia l'esito delle pratiche che durano vari mesi. L'azienda si rivolge ad avvocati esperti di pratiche di immigrazione, i quali devono avere l'approvazione prima dal dipartimento del lavoro e poi dal Department of Homeland Security. Ottenute le due approvazioni praticamente il visto e' stato approvato ma prima di partire dovete andare a sostenere un breve colloquio in un Consolato o Ambasciata Americana in Italia. Li, se tutto va bene, ma solitamente e' una formalita', vi stamperanno il Visto sul passaporto e potrete finalmente partire tranquilli per gli Usa. Forse lo scoglio piu' difficile e' convincere il Dipartimento del Lavoro perche' bisogna dimostrare che l'azienda vuole assumere voi perche' per i vostri titoli di studi e/o esperienze lavorative siete piu' adatti a svolgere il lavoro rispetto agli Americani o che comunque l'azienda ha cercato per un po' tra gli americani (con annunci sui giornali e simili) ma tra le risposte ricevute e voi, siete piu' adatti voi. Il Dipartimento del Lavoro Americano ovviamente da' sempre la precedenza agli Americani e quindi se gli arriva la domanda per un visto lavorativo da parte di un ristorante che vuole assumere un semplice cameriere italiano...la logica che usano e': ci sono tanti Americani che possono fare il cameriere e noi dovremmo dare un posto di lavoro a uno straniero. Visto negato. Se invece il ristorante italiano rinomato ha bisogno chesso' di un cuoco italiano professionista con tanto di titoli e riconoscimenti allora il visto potrebbe essere approvato. Se un'azienda italiana con sede in Usa ha bisogno di un madrelingua italiana per comunicare regolarmente con l'Italia allora il visto potrebbe essere concesso.
Ecco perche' mi ha fatto sorridere questo articolo, questi ragazzi sono andati li' senza un visto lavorativo e pensavano candidamente che potevano andare li a lavorare e lo hanno anche dichiarato alle autorita' americane.
Ma il dubbio maggiore riguarda il ristoratore che li ha fatti partire con tanto di abiti da lavoro in valigia. Non penso che non conoscesse le leggi di immigrazione americane...quindi li ha fatti partire pensando di sfruttarli, in nero, e magari illuderli con la speranza di un lavoro piu' duraturo sapendo gia' che non sarebbe stato possibile.
Ignoranza e furbizia non pagano, almeno in Usa. Staremo a vedere se ci saranno altri sviluppi.

26 commenti:

  1. Vabbè dai, hanno 21 anni, erano male informati, forse un po' troppo illusi, ma soprattutto cercano un lavoro (che in Italia non troveranno mai).

    Per te che ci vivi è una banalità, ma in realtà ho parlato con un mucchio di persone (adulte) ancora ignare del fatto che per lavorare fuori dall'UE sia indispensabile un visto specifico. Molti credono, ad esempio, che l'America sia come l'Italia, dove entrano in continuazione cani e porci senza documenti, e lo stato si mette pure a mantenerli (dimenticando gli italiani disoccupati che devono perfino pagare le tasse). Non riescono a immaginare il concetto che, in qualche posto più serio, chi sgarra venga arrestato ed espulso senza troppe chiacchiere.

    La cosa preoccupante è che i primi a non informarsi correttamente siano proprio i cosiddetti giornalisti.

    RispondiElimina
  2. Ma poi vai a lavorare in America e ti porti la divisa dall'Italia? In America non le vendono?

    RispondiElimina
  3. La storia ha indubbiamente dell'inverosimile, ma a pensarci bene, altro non é che il frutto del pressappochismo e del' approssimazione che vigono in Italia da sempre!!

    RispondiElimina
  4. Tu ci hai sorriso, io ho provato rabbia. Perché quando gli americani leggono queste cose, e tu lo sai bene, pensano che noi tutti italiani cerchiamo di fare i furbetti. E ne pagano le spese quelli che onestamente e con tutti i documenti a posto, sono venuti qui e hanno affrontato interrogatori e perquisizioni. Provo rabbia. E il rischio di questi ragazzi ora è che, non solo non troveranno lavoro qui, ma non potranno nemmeno venirci per VERO turismo per almeno 10 anni.

    RispondiElimina
  5. Ciao luca volevo chiederti se per caso sei iscritto su wop98? Oggi ho letto lo stesso articolo sul forum di wop98 ecco perchè...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Veramente no. Non ho capito, qualcuno ha messo il link al mio post su quel forum? Mi dai il link?

      Elimina
    2. devi essere registrato per vedere i post.

      Elimina
    3. Ok mi sono registrato ma non vedo niente nel forum. Mi mandi il link?

      Elimina
    4. http://wop98.com/InvisionBoard/index.php?showtopic=2892

      Elimina
    5. Ciao Angelo, ok pensavo che su quel forum ci fosse il link al mio post compreso tutto cio che penso. Invece hanno un link all'articolo del Resto del Carlino come hanno fatto tantissimi altri blog, italiani che vivono in Usa e hanno un canale youtube e forum vari, in questi giorni.

      Elimina
  6. Ottimo articolo . Eccellente spiegazione.
    Io ho aspettato SETTE anni dopo l' approvazione della petizione, l' appuntamento con il consolato USA a Napoli e l' assegnazione finalmente del visto per immigrazione permanente (green card) .
    Immigrare permanentemente negli USA é un processo lungo e non privo di insidie.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

      Elimina
    2. Dipende dalla tipologia di lavoro per il quale sei sponsorizzato.
      Io come orefice ho dovuto aspettare 7 anni dopo l' approvazione della petizione.
      l' immigrazione in USA é regolata da apposite quote.

      Elimina
    3. Si per la green card contano molti fattori, e ti mettono in categorie differenti in base al ruolo che avresti in azienda e al tipo di lavoro. Se non sbaglio le categorie sono Eb1, Eb2 e Eb3....sempre una volta dopo che la compagniao ha dimostrato che vuole assumere te straniero perche' non ha trovato americani e sempre dopo aver avuto l'approvazione anche dall'immigrazione...allora ti fanno "mettere in fila per la green card", alcune file sono appunto piu' veloci (magari se sei sponsorizzato come top manager) altre sono piu' lente...solitamente si devono aspettare almeno 5 anni o piu'...e il costo delle pratiche va oltre i 10mila dollari!

      Elimina
    4. Esatto. io poi ho beccato in pieno la crisi del 2008 e ho perso almeno due anni in quanto le emissioni di immigration visas furono rallentate .
      Ma va bene così. Non mi lamento assolutamente.

      Elimina
  7. Ottimo Luca...mi ha incuriosito molto quando ho visto Il resto del carlino e la mia zona...sicuramente pressapochismo... giornalista e ragazzi ingenui o che cercano lo scoop...ma anche giornalista di una pagina locale...poco informato di come ci si muove per andare all'estero ..sia per turismo che che lavoro...e che prende per buono o racconta solo i fatti narrati dai ragazzi ..ancora molto ingenui...o chissà cosa c'è sotto... ciao Luca forse ritorno verso maggio...nel NJ!

    RispondiElimina
  8. Fermo restando tutto quel che avete detto in proposito, cioè che i ragazzi sono stati ingenui, che potevano aspettarsi l'espulsione, che sono stati "arrestati" con un motivo e non senza un perché (cose che condivido in pieno), mi chiedo però perché la polizia non ha spiegato loro nulla. Non sapevano e non capivano di cosa erano accusati. Che io sappia è un diritto sapere di cosa si è accusati. Perchè non è stato detto loro: "avete violato questa legge, sarete trattenuti qui per alcuni giorni e poi espulsi, ecc.?". Non avere queste informazioni spaventa. Non avevano diritto a saperlo?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Hai ragione Lucuano, a me la versione dei ragazzi convince poco. Ad esempio leggi questo (dall'articolo):
      Non ci hanno neanche chiesto se volevamo un avvocato o un interprete. C’era un poliziotto italiano che traduceva le nostre risposte, ma noi dicevamo “sì” o “no” e quello aggiungeva una serie di cose che noi non avevamo detto, e non capivamo.
      Non gli hanno chiesto se volavano un avvocato o un interprete ma avevano accanto un poliziotto italiano che traduceva le loro risposte. Le domande gliele facevano in inglese, le capivano, e poi le traduceva il poliziotto in inglese a quanto pare. E poi non potevano chiedere al poliziotto che parlava italiano di cosa erano accusati? Non avrebbero capito neanche il poliziotto italiano? Il fatto che rispondessero con si e no e poi il poliziotto aggiungeva cose a suo piacimento. Boh Non vorrei che fosse tutta una storia inventata. Ho chiesto l'amicizia via fb ad uno dei protagonist ma ancora non ha risposto. Se risponde gli chiedo se accetta un'intervista per il blog.

      Elimina
    2. Se la storia è inventata, sarebbe molto grave da parte del Resto del Carlino avere pubblicato una notizia falsa.

      Se invece la notizia è sostanzialmente vera, non mi sorprenderei più di tanto se i ragazzi in questione avessero raccontato una versione "di parte"... in fin dei conti, qualunque racconto è sempre soggettivo.

      Elimina
  9. Sarebbe molto interessante se ti rispondesse. Hai avuto una bella idea.

    RispondiElimina
  10. Il solito articolo non troppo velatamente antiamericano.
    Anche io sono curioso di sentire la loro versione "di retta" .
    Spero accettino la tua richiesta di amicizia.

    RispondiElimina
  11. La cosa più bella è stata portarsi dietro le divise... ecco, proprio un'idea eccellente.
    E poi il dichiarare che si proverà a cercare lavoro... si con un visto turistico.
    Il fatto è che è sufficiente andare lì da perfetti turisti da manuale, con vestiti da turisti macchina fotografica e guide turistiche, magari prenotare in un hotel per i primi giorni, e non darsi la manina tra loro 3 mentre passano la dogana.
    Ecco forse gli sarebbe andata bene, anzi sicuro.

    RispondiElimina
  12. Il problema è gli italiani sono abituati al nostro sistema immigratorio, dove chiunque può entrare e fare quello che vuole, al massimo ti danno un foglio di via ma non ti mandano via....
    Per questo quando sono andati in America credevano di entrare, girare, lavorare qua e là e stare in Usa.
    E poi, come si sul dire, la legge non ammette ignoranza. Giustificarsi con un "non lo sapevo", all'estero non conta; e non troverai nessuno che dica "ma poverino, sta solo cercando un lavoro".

    E sono molti così, a volte parlando con amici, dico che mi piacerebbe andare in Usa, mi rispondono: "Bhè, allora prendi e vai" ........poi inizio a spiegare la buffa e incredibile storia che ci vuole un VISTO per poter lavorare e vivere là, ci restano male.
    Sul serio, la maggioranza delle persone "ignoranti" sul tema, crede che basti prendere un aereo....

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E' vero, in Italia pensano che sia tutto facile e che la parte piu' difficile sia prendere la decisione di partire per gli USA. Quello e' solo l'inizio, un dettaglio insignificante. Dopo c'e' tutto un penare tra ricerca di lavoro, sponsor, immigration lawyer, spese burocratiche, approvazione da parte del dipartimento del lavoro e immigrazione Americana, colloquio al consolato Americano...ma anche in Usa c'e' molta ignoranza. Molti, soprattutto italo-americani pensano che non servano visti per vivere qui e che se hai un lavoro ti faranno restare qui a vita...magari, un visto serio tipo H1b dura solo 3 anni, altro che a vita.

      Elimina
    2. Infatti . ecco perché io affidai tutto all'immigration lawyer . 7000 dollari poi diluiti in 7 anni di attesa non mi sono pesati più di tanto . green card per me mia moglie e mio figlio .
      costo dei visti per immigrazione permanente compresi.
      io l'ho preso come il più importante investimento della mia vita .
      in italia ho vissuto normalmente.
      poi un bel giorno la lettera con l'appuntamento al consolato di napoli ...
      venduto tutto , dato dimissioni , preso la liquidazione e via...verso questa nuova sfida che ti dico sinceramente adesso riesco a vivere bene.
      all'inizio è stato difficile ...

      Elimina