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sabato 25 gennaio 2014

Italiani all'estero, ecco come passano realmente il loro tempo

Pochi giorni fa Il Fatto Quotidiano ha pubblicato un articolo che ha suscitato moltissime polemiche da parte degli Italiani che vivono all'estero.
Ecco l'articolo in questione, con il link (se volete leggerlo su Il Fatto Quotidiano):

Italiani all'estero, ecco come passano realmente il loro tempo (di Matteo Cavezzali)

Tutto era iniziato con la fuga dei cervelli. Vi ricordate? Giovani talentuosi che andavano all’estero per dare pieno appagamento al proprio talento. Poi hanno iniziato ad andarsene pure quegli altri. Quelli normali, diciamo. Che non si sa mai, all’estero, magari ‘sti inglesi o ‘sti fiamminghi sono zucconi e ci facciamo comunque una bella figura. E quello è stato l’inizio della fine.
Ma poi per le feste tornano tutti a casa. Per abbuffarsi di lasagne e tortellini, per salutare i parenti. Ma soprattutto, per spiegare a noi “italioti” come si sta al mondo. Vuoi mettere la soddisfazione? Là in Svezia o in Francia è pieno di italiani, e dirlo con loro non dà gusto, invece venirlo a spiegare a noi… che siamo ancora qua a vedere il faccione di Silvio al Tg come negli anni ’90, che siamo ancora qua a sorbirci il campionato la domenica, a litigare al semaforo, a fare la fila alle poste e a pagare il canone Rai… dirlo a noi sì che dà gusto.
E allora parte il disco, che loro mica lo sanno che la stessa cosa te l’hanno già detta gli altri dieci prima di loro, uguale. O forse lo sanno benissimo, ma tanto fa niente. E si comincia con i “Ma come fai a stare ancora in Italia?” e i “Che paese incivile”, e i “Ma qua da voi non cambia mai niente” e io gli risponderei “Da voi?! Ma da voi cosa, che stai a Londra da tre settimane! Che se non lo scrivevi venti volte su facebook non se ne accorgeva nessuno che non c’eri più e pensavano che c’avessi avuto un’influenza”. Ma non è finita perché poi rincarano la dose con l’immancabile: “Se uno come te, con le tue idee, venisse a London (!?) sai quante cose faresti?”. Ma de che?
E allora ho deciso di andarli a trovare tutti. Andare a vedere dove stanno, cosa combinano e se stavano bluffando. Ma non era possibile, ci voleva troppo tempo. Allora ho chiesto in giro. Ho fatto “un’indagine trasversale” diciamo. Ed ecco cosa fanno i cervelli all’estero:
1. Girano solo con altri italiani. Sì, avete capito bene, se ne sono andati perché “basta degli italiani non ne posso più” e girano solo con italiani (i sardi poi girano solo coi sardi).
2. Sanno tutto dell’Italia, in particolare di Berlusconi e della sua vita sessuale. Se ne sono andati per non sentirne più parlare e poi evidentemente gli è venuta nostalgia.
3. Hanno freddo. Vivono in paesi in cui spesso non sorge nemmeno il sole. Stanno morendo di freddo, ma non lo ammetteranno mai. Mai.
4. Mangiano da schifo. Pesce affumicato, wurstel, orsetti gommosi, patate fritte. I più fortunati trovano un asporto cinese o un kebabbaro. Cercano disperatamente una pizza decente, alcuni giurano anche di averla trovata. Ma stanno mentendo.
5. Fanno lavori del cavolo che in Italia non avrebbero mai fatto. Se ne sono andati al grido di “Non posso stare in Italia a pulire dei cessi, ho una laurea io!” e ora puliscono cessi a Nantes. Che vuoi mettere un cesso di Nantes contro un cesso di San Lazzaro di Savena!?
6. Fregano. Sì, proprio come gli italiani qua, non pagano il biglietto del tram, passano con il rosso, cercano in ogni modo di evadere le tasse. E si credono ancora più furbi perché anche se sono in un paese “serio” e “europeo” riescono a farla franca.
7. La nota più dolente. Non possono più tornare in Italia senza un senso di fastidio. Non tanto per il fatto di essere in un paese allo sbando, ma perché non potrebbero mai ammettere di aver scoperto di essere anche loro solo degli italiani.
Ps: il contenuto di questo post è dettato prevalentemente da un sentimento che alcuni mi dicono chiamarsi invidia. Molti dei miei migliori amici vivono oggi a Parigi, Londra, Berlino, Bruxelles, Monaco, Barcellona. Ho per altro scoperto con grande stupore che leggono anche le cose che scrivo quindi: Volevo dirvi che vi voglio molto bene e non parlavo assolutamente di voi. Davvero. Poi ve lo dico di chi stavo parlando. Ma in privato. Quando tornate per le prossime feste.

ECCO COSA NE PENSO:
Sembra che il giornalista abbia voluto scrivere un articolo provocatorio ma lo ha fatto in modo astioso, antipatico, scrivendo, anche male, un sacco di luoghi comuni a tratti offensivi verso gli Italiani che vivono all'estero. Qualcosa di vagamente simile al vero l'ha anche scritto ma l'errore e' sempre generalizzare e scrivere spinti da rabbia e, probabilmente, frustrazioni personali legate a pochi episodi o conoscenze che icuramente non sono un campione rappresentativo della realta'.
E' vero, anni fa, partivano solo i cosiddetti "cervelli":  ricercatori in campi come fisica, chimica, biologia, nanotecnologia e simili, insomma ragazzi che non avendo prospettive in Italia andavano all'estero per realizzarsi e venivano accolti dalle migliori universita' e poi corteggiati da importanti compagnie. Ora a causa della crisi stanno emigrando anche persone normali (come me): laureati, diplomati ma anche giovani senza molta esperienza lavorativa.
Secondo me bisogna riconoscere che ci vuole coraggio a partire perche' spesso il Paese straniero non mette un tappeto rosso ai piedi di noi emigrati che tra l'altro abbiamo dovuto lasciare in Italia amici di una vita e famiglia per partire da zero.
A volte sento frasi come questa da parte di chi e' rimasto in Italia:
Si e' troppo facile abbandonare l'Italia e partire. Noi invece restiamo qui per cambiare le cose.
Facile partire? Per esperienza personale posso dire che non lo e' affatto. E poi mi ha fatto sempre sorridere questa storia del rimanere per cambiare il Paese. Alcuni lo pensano e cercano di farlo davvero ma quanti invece che si dicono animati da queste nobili intenzioni poi sono sono i primi a contribuire alla rovina del nostro Paese?

E' vero che molti Italiani che vivono all'estero magari da pochi mesi rischiano di rendersi antipatici quando tornano in Italia. All'estero, che si tratti di Australia, Nord Europa, Stati Uniti o altri Paesi rispetto all'Italia ci sono dei dati oggettivi':
- C'e' piu' lavoro e si viene assunti piu' facilmente
- Ci sono regole che vengono fatte rispettatare
- Le persone hanno piu' senso civico
- C'e' meritocrazia
- In definitiva, si riesce a vivere una vita serena
Quindi e' normale che poi quando torniamo in Italia abbiamo voglia di raccontare come viviamo, le differenze con l'Italia. Di cosa dovremmo parlare? Anche perche' ce lo chiedono tutti: allora come si vive in..? Certamente e' sempre un tema delicate perche' si rischia di parlare con troppo entusiasmo verso il Paese ospitante e con un velato disprezzo verso l'Italia. E questo puo' renderci antipatici. Anche io sono caduto spesso in questo errore ma ho notato che poi con gli anni dopo l'infatuazione iniziale chi vive all'estero inizia a guardare tutto con occhi piu' oggettivi valutando pro e contro sia del Paese ospitante che dell'Italia.

Veniamo ai 7 punti dell'articolo.
1 E' vero che gli Italiani cercano di frequentare altri Italiani, soprattutto i primi anni e credo sia anche normale perche' condividiamo la stessa cultura, e abbiamo interesse a raccontare e ascoltare ne nostre storie, la decisione e gli episodi che ci hanno spinto a partire, come ci troviamo nel nuovo Paese, cosa ci manca dell'Italia. Un esempio banale: tanto tempo fa chiacchieravo di cinema con due ragazzi americani. Mi sentivo un pesce fuor d'acqua. A parte il fatto che a volte non capivo di quali film parlassero (Lo Squalo per loro e' Jaws, Mamma ho perso l'aereo e' Home Alone) ma poi hanno iniziato a parlare di film comici e trasmissioni tv di quando erano ragazzini. Ecco avrei mai potuto parlare con loro chesso' dei film di Fantozzi o di Casa Vianello?
Comunque e' ovvio che poi a poco a poco all'estero si allarga il giro e si inizia a frequentare anche non Italiani ma non e' un processo veloce.

2 E' vero sappiamo tutto dell'Italia perche' abbiamo vissuto li' 20-30 anni della nostra vita. Parenti e amici vivono ancora li' e ogni giorno leggiamo il Corriere online o guardiamo Servizio Pubblico, Report, Presa Diretta, Nel Paese delle Meraviglie su Youtube.
A volte pero' mi rendo conto che dovremmo essere meno legati all'Italia o meglio essere piu' informati anche su cio' che succede nel Paese che ci ospita.

3 Vero in parte. Quando viviamo in Paesi molto piu' freddi e piovosi dell'Italia, i primi tempi lo diciamo eccome. E ci lamentiamo tanto ma poi questo vizio sterile svanisce, ci si abitua e non ne parliamo piu' di tanto. A cosa servirebbe?

4 Mangiamo da schifo? E' cio che molti pensano. Abbiamo uno sconfinato orgoglio per la cucina italiana e vorremmo inseganare a tutti quale e' la migliore cucina del mondo ma anche qui le lamentazioni dimunuiscono con il tempo perche' all'estero e' possibile trovare (quasi) qualsiasi cibo proveniente dall'Italia e poi dopo un po' iniziamo anche a provare la cucina giapponese (personalmente adoro il sushi), thai, cinese, messicana. C'e' solo l'imbarazzo della scelta.

5 Facciamo dei lavori che in Italia non avremmo mai fatto. Vero in parte.
Forse e' una questione di ambiente in cui si vive. Come all'estero iniziamo a rispettare le regole del comune vivere civile allo stesso modo iniziamo a cambiare atteggiamento verso il modo di concepire il lavoro. Diciamoci la verita' quanti di noi in Italia pensano che sia normale studiare all'universita' e manternersi lavorando di sera o al weekend? Pochi, i genitori possono mantenerci. E quanti laureati lavorerebbero facendo pulizie, cassieri o camerieri? Pochissimi. Poi andiamo all'estero e cambiamo totalmente.
Come mai? Secondo me perche':
Anche per lavori considerati "umili" all'estero pagano molto di piu' che in Italia.
Quando bisogna sopravvivere senza chiedere aiuto alla famiglia, si cerca di arrangiarsi a fare di tutto.
Sai gia' che sono lavoro temporanei che non ti incastraranno per anni o peggio per tutta la vita. Solo il tempo di vedere come muoversi e cambiare lavoro.
E poi anche chi in Italia non e' schizzinoso e farebbe questi lavori a volte deve cercare per anni per trovare un posto da cassiere...a quel punto non e' meglio partire e farlo all'estero dove si trova lavoro in una settimana, si guadagna di piu', si fa anche un'esperienza di vita e si impara una lingua nuova?

6 Furbetti anche all'estero. Falso. Prova a non rispettare le regole in Usa, Uk, Germania... Si certo qualcuno appena arriva magari non lascia la mancia ai camerieri comportandosi da solito furbetto poi capire l'errore e iniziare a comportarsi civilmente. Almeno si spera. Passare con il rosso al semaforo e non rispettare la fila alla posta? Mai fatto ma non penso che sia un comportamento diffuso neanche in Italia.

7 Non ho capito il punto del "Giornalista". Cosa vuol dire aver scoperto di essere anche loro Italiani? Siamo orgogliosi di essere Italiani. L'Italia ci ha dato una forma mentis e una flessibilita' mentale che ci aiuta molto all'estero. E siamo sempre contenti di tornare in Italia. Il senso di fastidio e' in realta' dispiacere perche' vivendo all'estero sembra che sia cosi' semplice far funzionare le cose e invece quando tormiamo in Italia restiamo delusi perche' niente sembra cambiare. Ma il legame con l'Itala e un senso di patriottismo diventano paradossalmente ancora piu' forti  quando siamo lontani. E guai se uno straniero parla male dell'italia. Arriviamo a difendere l'indifendibile, perche' dell'Italia possiamo parlarne male solo noi Italiani, non altri.

10 commenti:

  1. Aggiungerei i miei 2 cents:
    Per prima cosa trovo che gli articoli seri per parlare di italiani all'estero li intervistino, riportino le loro parole e le esperienze dirette di alcuni. Questo articolo riporta un' opinione non documentata di una persona che parla in maniera estremamente generica senza che si possa capire di chi parla. Va bene su un blog, non su un giornale.
    E poi credo che tanto l'articolo, quanto la tua risposta facciano riferimento solo ad alcuni paesi. I dati oggettivi a cui ti riferisci non valgono per tutti. Ci sono paesi più corrotti, meno meritocratici e messi peggio dell'Italia anche sotto l'aspetto dell'occupazione.

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    1. Hai ragione si fa riferimento solo ai Paesi in cui generalmente si vive meglio, per quel motivo dall'Italia quei ragazzi sono emigrati in quei Paesi. Ovviamente ci sono centinaia di Paesi nel mondo in cui si vive generalmente peggio che in Italia ma non credo il giornalista sia parlando dei ragazzi che emigrano in quei Paesi.

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  2. Questo giornalista ha problemi seri... ma veramente, o ha subito qualche trauma da piccolo oppure ha qualche amico/parente che rispecchia quanto dice, e pensa che fortuna l'unico expat/pirla se lo è beccato lui...

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  3. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  4. Ciao! Secondo me è tutta una grande provocazione (o una mancanza di temi da sviluppare??)
    Un articolo pieno di luoghi comuni, lontano da ciò che è il Vero giornalismo.
    Però bisogna dare spazio a tutti, sia a chi ha da dire veramente qualcosa, sia a chi ha tempo da perdere!!
    Noi abbiamo la possibilità di scelta: leggere o non leggere, condividere o criticare, accanirsi o farci una bella risata su! Come ho fatto io (che all'estero ancora non ci vivo, ma tengo le dita incrociate per farlo a breve!)

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  5. mi sembra innegabile che molti expat (non è il tuo caso), sia su blog che nella vita reale, abbiano in effetti un atteggiamento spocchioso e fastidioso verso chi è rimasto in patria, ovvio non facciamo di tutta l'erba un fascio, ma è innegabile ed è piuttosto irritante. non è questione di invidia, ciascuno fa quello che desidera della propria vita e ci mancherebbe pure, ma non è che non esistano queste persone che dopo 3 mesi a londra a girare hamburger tornano in Italia tutti spocchiosi come se facessero appunto parte dei famosi cervelli in fuga e chi è rimasto in Italia sia per forza un perdente.

    credo che neppure tu possa negare l'esistenza di persone di questo tipo. di cui ripeto, non mi è mai sembrato che tu faccia parte leggendoti sul blog.

    penso che lo sfogo ironico del giornalista sia indirizzato verso queste persone, che esistono, e lo sai anche tu, ne sono sicura, e non sono né poche né dei cervelli sopraffini di cui l'Italia sente la mancanza.

    voglio dire, hai deciso di andare via, ti trovi bene all'estero? ma bene! bene per te, lo dico senza invidia né niente. però fatti la tua vita senza dover per forza criticare l'Italia e chi ci abita ogni tre per due, che bisogno c'è? fai la tua vita serena nel luogo che hai scelto e stop no?

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    1. Ciao Anna, hai ragione ho conosciuto molte persone all'estero che non e' che facciano chissa' quali lavori ma che un po' se la tirano e si lamentano troppo dell'Italia. Un po' e' normale perche' molti avrebbero preferito vivere in Italia e sentono che sono stati costretti ad emigrare. Quando esagerano con le lagne pero' danno fastidio. Alla fine dopo un periodo iniziale bisogna iniziare a vivere la propria vita all'estero senza stare sempre a paragonare con l'Italia. Ho notato che alcune ragazze hanno una caratteristica simile. Parlo di quelle che vengono qui per turismo o quelle che lavorano a NYC. Hanno il mito di Sex and the City e per loro farsi un giro ad esempio in Connecticut e' una cosa da non prendere in considerazione. Per loro gli Usa sono NYC e non hanno intenzione di vedere altro. Cosa faccio vedere alle mie amiche su facebook, che vado nei boschi del Connecticut o in Maine o in Pennsylvania? Io sono una da Sex and the City e non usciro' mai da NYC. Ridicole.

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    2. Come se l'America fosse solo NYC... e scommetto pure che queste persone in Italia non sono mai uscite manco dalla propria regione...

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  6. ahah queste tipe da sex and the city sono veramente fantastiche :-D

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  7. che venissero qui da me a Follett in Texas.
    Tra vacche e cowboy !

    Ah ha ha.

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