mercoledì 30 giugno 2021

Smettere di lavorare: un piano un pò nebuloso e un dubbio amletico

Nel post precedente ho scritto del mio sogno di smettere di lavorare. Ma è davvero impossibile? Dunque, analizziamo i miei punti a favore e quelli a sfavore. Punti a favore: non non ho moglie e figli. Lo so, avere una famiglia è stupendo ma a me va a benissimo così, sono un solitario e credo di aver raggiunto il mio equilibrio. Ok mai dire mai ma la realtà è che questo mi aiuta, perché per decisioni importanti non devo mettere d'accordo più teste. Un altro punto a favore è che non ho debiti, il che è raro in America. Qui molti ragazzi si indebitano per anni dopo la laurea perché hanno ricorso a prestiti bancari per pagarsi 4 anni di college a 50mila l'anno o anche più.  Io per fortuna ho studiato in Italia e i due anni di college negli Usa mi sono costati "solo" 8mila dollari l'anno. Era un community college, non Harvard, ma tutte le spese sono pagate.  Stesso discorso per l'auto, rate pagate in tre anni e anche per le carte di credito zero debiti, non pago mai in ritardo. 

Fin qui tutto splende. Tra i punti a sfavore direi che c'è l'appartamento o meglio è un elemento che mi frena al momento con molte spese ma che si rivelerà poi il principale strumento per la mia libertà dal lavoro. Almeno si spera. Lo ho acquistato due anni fa, quando mi sono messo sul groppone un bel mutuo di 30 anni. Ma una buona parte del mutuo è pagata perché l'anno scorso mi è andata molto bene in borsa e ho usato quei soldi guadagnati per far scendere la quota capitale e gli interessi del mutuo con risultato che, restando identica la rata mensile, la durata del mutuo è scesa da 30 a 16 anni. 

Ma altre spese mi inseguono come le tasse sulla casa e le spese condominiali. Al momento pago 300 al mese in tasse sulla casa e 400 in spese condominiali, ma già tra un anno queste ultime dovrebbero salire a 600 per dei lavori di ristrutturazione al palazzo. Quindi le spese mensili saliranno da 700 a circa 900, e tutto questo escludendo la spesa del mutuo. C'è da dire che le migliorie al palazzo faranno aumentare il valore degli appartamenti. Inoltre, fenomeno interessante, negli ultimi anni c'è una forte richiesta per gli appartamenti in Connecticut perché molti fuggono dalla sempre più cara New York e sono in cerca di sistemazioni migliori in zone ben collegate con la big apple. Credo che in questo la fortuna mi abbia aiutato perché il mio appartamento dista letteralmente 4 minuti a piedi dalla stazione e poi da lì in 50 minuti sono a Grand Central. Alcuni colleghi che vivono al Bronx e a Brooklyn impiegano più tempo di me per arrivare a Manhattan! 

Ma insomma qual è il mio piano? Adesso ci arrivo ma prima devo completare il quadro con pensione e 401K. Negli Stati Uniti si va in pensione a 67 anni ma teoricamente puoi andarci anche prima solo che oggi con la sola pensione non riesci a campare e molti ricorrono alla pensione integrativa. Io sono fortunato perché la mia azienda offre ai dipendenti il 401K. Funziona così: ogni mese l'azienda versa al mio 401K il 5% dalla mia paga e aggiunge "di tasca propria" il 4.5%, come se fosse un bonus. Questa cifra che aumenta di mese in mese viene investita nel mercato azionario e negli anni tende ad aumentare, nonostante i crolli e le crisi economiche. Così a 65 anni avrei accesso a pensione  e 401K. 

Ecco quindi il mio piano che è un pò nebuloso ma sta prendendo forma: 
Vorrei provare a estinguere il mutuo in 10 anni e poi vendere l'appartamento. Il valore dovrebbe aumentare e potrei ricavarne, chessò, 300mila dollari o forse anche più. A quel punto avrei più di 50 anni e dovrei coprire con le mie forze una durata di 10-15 anni, prima di poter attingere alla pensione e al 401K. Bene ma dove me ne andrei a vivere? Potrei trasferirmi in uno stato economico, Costa Rica o qualche altro stato, ma devo informarmi meglio, non ho avuto tempo per fare ricerche. Oppure potrei tornare in Italia. La casa dei miei è grande e a più piani e tornare a vivere a contatto con la famiglia non sarebbe poi male. 

Ma il dubbio amletico è questo: dopo una vita in America sono sicuro che vivrei bene in Italia? Se anche riuscissi a creare una mia isola felice facendomi scivolare via tutte le cose che ho sempre odiato dell'Italia, sono sicuro che dopo qualche tempo non mi mancherebbe l'America? A pensarci bene vivere in America senza lavorare sarebbe anche fantastico e la girerei in lungo e largo, l'America è stupenda in modalità da "turista-esploratore". Ma vivere in America senza lavorare e senza un tetto sopra la testa è troppo costoso e poi non dimentichiamoci della nostra cara amica, sua Malvagità la Sanità Americana. 

Quindi potrei giungere un compromesso: nove mesi in Italia e tre mesi in America. La cittadinanza americana, che dovrei prendere tra un anno, servirebbe allo scopo perché sarei più libero di stare più di un anno fuori dagli Usa e tornare in America per qualche vacanza quando mi pare. Con la green card questo non è possibile perché se stai fuori oltre un anno te la revocano e riparti da zero. Puoi entrare solo da turista per 90 giorni. Ma forse sto pensando troppo in avanti. Per ora è un semplice desiderio che sta prendendo forma o forse è un sogno impossibile ma non era impossibile anche trasferirsi in America? 

giovedì 24 giugno 2021

Smettere di lavorare: un sogno non facile da realizzare

In un post precedente ho scritto di una nuova tendenza di chi, finita la pandemia, sta seriamente considerando di non tornare più a lavoro. Si tratta di professionisti sui 30, 40, 50 anni con un buono stipendio e un bel gruzzoletto messo da parte che, conti alla mano, hanno capito che potrebbero benissimo vivere di rendita. Tra i sognatori ci sono anche giovani che prima di essere messi temporaneamente in disoccupazione, con generosi aiuti statali, lavoravano in supermercati o fast food ma per loro smettere è più difficile e tornati con i piedi per terra stanno chiedendo almeno condizioni lavorative migliori: più benefits e una paga più alta del minimum wage. I cartelli "Hiring" sono affissi ovunque ma sento più spesso di aziende che hanno difficoltà a riassumere perché costrette a scendere a patti con le nuove (sacrosante) richieste.

Io sono in una via di mezzo. Guadagno molto più del minimum wage ma meno di chi prende stipendi a a sei cifre. Non posso certo smettere di lavorare. Lavora in America da ormai molti anni ma è solo da poco che le cose iniziano a girare benino. Però la vita da pendolare stanca e i pochi giorni di vacanza mi buttano giù. Non è che mi lamenti, sono fortunato e sono convinto che in Italia non mi sarebbe andata così bene sul lato economico-lavorativo ma sento che la vita scorre veloce e vorrei avere più tempo da dedicare ai miei hobby, leggere, scrivere, viaggiare di più. 

Ho iniziato quindi a informarmi su libri e canali YouTube. Così un pò in ordine sparso. Ho letto i classici libri sul tema come The 4-hour workweek di Timothy Ferriss  e da lui ho imparato che un modo alternativo di agire sarebbe aprire un business e delegare il più possibile anche assumendo collaboratori dall'altra parte del pianeta. In realtà non ho un grande spirito imprenditoriale ma ho capito che il tempo è prezioso e se lo baratti per una paga oraria non giungerai allo scopo.

Da Rich Dad, Poor Dad di Robert Kiyosaki ho appreso un concetto simile. Il libro nella parte iniziale racconta del piccolo Robert e dei suoi due padri: il poor dad è il suo padre naturale, colto e con la testa sulle spalle, che consigliava sempre di seguire la via classica: laurearti in una buona università, trova un  lavoro e iniziare la scalata da lì. Il rich dad è il padre di un suo amico, che ha preso il piccolo Robert sotto la sua ala. Il rich dad era meno colto ma dotato di un'intelligenza finanziaria più concreta che cosigliava di liberarsi da lavoro da dipendente e trovare il modo di far lavorare i soldi mentre si dorme con investimenti in immobili o in borsa o con qualche forma di business. Nella seconda parte del libro l'autore assume però un tono antipatico, tipico di molti imprenditori che si sono fatti da se, del tipo "io ce l'ho fatta, voi resterete in catene...a meno che non agiate come ho fatto io". Il concetto di base è lo stesso di Ferris: bisogna trovare il modo di riconquistare il proprio tempo e non barattarlo per una paga oraria, altrimenti rischiate di lavorare fino alla morte. Ed è un consiglio valido e interessante.

I libri non mi hanno convinto appieno, e alcuni YouTuber mi hanno dato più spunti. Ho ascoltato con interesse le loro storie, ragazzi che sono riusciti a spezzare le catene già a 30 anni o giù di lì. E hanno seguito un percorso simile. Si sono laureati a 21 anni, hanno trovato subito un lavoro con uno stipendio alto e hanno fatto per anni una vita minimalista riducendo tutte le spese al minimo. Una vita da francescani. C'è anche chi ha vissuto per anni a casa dei genitori e chi ha condiviso case-topaia con molti roommates e dopo anni di stenti hanno iniziato a investire, chi in business online e chi in borsa, e chi, forse la strada migliore, investendo in immobili. Qui infatti per comprare una casa basta anche in piccolo anticipo, anche il 5%, e dopo anni di affitto ci si riesce a pagare il mutuo. E si compra un secondo immobile e poi un terzo.

Ma, ripeto, non ho un grande spirito imprenditoriale e ho pochi soldi da parte e rispetto a loro parto in svantaggio. Lavoro in America da quando avevo 28 anni (non da 21) e i risparmi dei primi anni sono finiti nelle tasche degli avvocati di immigration per le pratiche di visti e green card. Certo non ho debiti ma smettere di lavorare è un lontano miraggio. Ho acquistato un piccolo appartamento e se mi impegno potrei pagare il mutuo nel giro di 10 anni.

Cosa fare, quindi? Un mezzo piano ce l'ho ma ne parlerò nei prossimi post.

mercoledì 16 giugno 2021

La burocrazia mafiosa del sistema sanitario

Il mondo della sanità americana è per me ancora fonte di meraviglia (leggi arrabbiatura) e sto ancora imparando a conoscerlo. Qualche settimana fa il mio dentista ha detto che dovrei togliere un dente e sostituirlo con uno nuovo, insomma un impianto di un singolo dente. Gli ho quindi chiesto di mandare una richiesta di quotazione alla mia assicurazione per capire quanto coprirebbe e quanto dovrei pagare di tasca mia. Il dentista ha inviato la richiesta con i loro prezzi e l'assicurazione ha inviato la quotazione. Il totale richiesto dal dentista è circa OTTIMILA dollari. Ma cerchiamo di capire. Ci sono però varie voci e per capire bene ho dovuto fare molte domande all'assicurazione ma per semplificare ho fatto uno schemino con solo tre linee A, B e C:     


Dentist BillContractedCoveredPatient responsibilityBalance
A$1,000 $300 $300 $0 $0 
B$3,000 $2,100 $100 $2,000 $2,000 
CS4000$1,000 $0 $4,000 $4,000 
TOTAL
$6,000 

Diciamo che A è l'estrazione del dente. Il dentista chiede 1000, l'assicurazione dice "si vabbè 1000, cala cala, per gli accordi che hai con noi puoi chiedere massimo 300 e noi copriamo al 100% quindi 300". Il dentista deve accettare. In questo caso al paziente va bene.

B è chessò, mettere il perno e fare qualche altra procedura. Il dentista chiede 3000, l'assicurazione dice "si vabbè 3000, cala cala, per gli accordi che hai con noi puoi chiedere massimo 2100 di cui paghiamo 100, il resto ovvero 2000 li paga il paziente". Il dentista deve accettare. E anche il paziente che pensa, va bene che l'assicurazione ha fatto scendere il prezzo da 3000 a 2100, però me ne copre solo 100 e 2000 devo pagarli io. Vabbè dai almeno ha fatto partire il prezzo da 2100.

C è il dente di porcellana. Il dentista chiede 4000. Ma qui viene il bello. Poiché l'assicurazione non copre per i denti di porcellana non fa scendere il prezzo a 1000, il contracted price. Lo farebbe se il paziente avesse una assicurazione migliore che copre anche i denti di porcellana ma poiché ci vorrebbe un'assicurazione molto più costosa quella voce non è presa in considerazione che "non viene in tua difesa" e ti lascia solo a combattere contro il dentista. In quel caso il paziente che non ha il potere contrattuale dell'assicurazione deve pagare 4000 dollari. Il dentista in teoria può anche dire al paziente "va bene dai ti faccio pagare qualcosa in meno" ma spesso dice "senti la cifra è 4000, prendere o lasciare".

E' un sistema assurdo in cui hai bisogno di un'assicurazione per poter far scendere i prezzi ai confini della realtà ma nei casi in cui non interviene (perché non hai una assicurazione da Amministratore Delegato) ti tocca pagare quei prezzi o decidere di andare fuori dagli Usa per farti curare. Ovviamente non voglio spendere 6mila dollari per cambiami un dente in USA, vedrò se potrò farlo in Italia (ma quando se i giorni di vacanza non sono poi tanti?) ma la domanda è: a voi non sembra un'assurda burocrazia mafiosa questo sistema?

Mi spiego meglio. Pensateci bene, in altri Paesi non c'è bisogno di assicurazione perché i costi sono ragionevoli. E poi è tutto più chiaro, un dentista ti fa una cifra ed è quella, a volte 10 volte inferiore di quella che pagheresti in America dove hai bisogno di un'assicurazione per "difenderti" e far abbassare quei costi e tra l'altro l'assicurazione non neanche è economica (la mia compagnia spende per la mia assicurazione circa 1000 al mese). 

Ma se parli con gli Americani molti ti dicono che è il libero mercato e lo specialista può chiedere quello che vuole. Purtroppo non hanno avuto il coraggio di eleggere Sanders...Neanche a candidato democratico alla presidenza lo hanno fatto arrivare. E allora dolori di denti per tutti.


lunedì 31 maggio 2021

Smettere di lavorare dopo la pandemia

Con la pandemia ormai alle spalle stiamo tornando alla normalità. Nei mesi passati molti Americani sono stati mandati in disoccupazione temporanea, ad altri è stato concesso di lavorare da casa e ad altri di lavorare in ufficio in giorni alterni e ad orari ridotti. Ora però gran parte degli Americani sta tornando agli orari consueti, 9 to 5, Monday to Friday, e non pochi hanno problemi di riadattamento. 

Gli Stati hanno trattato bene i disoccupati con assegni settimanali da $600 a settimana e il governo federale ha inviato a tutti, disoccupati e non, tre assegni da $1,200, $600 e $1,400. Molti disoccupati hanno incassato più soldi di quando lavoravano, comodamente seduti sul divano di casa ma anche chi ha lavorato da casa ha comunque avuto una vita più facile: meno ore di lavoro e niente commuting. E per tanti americani questo vuol dire risparmiare almeno due ore di viaggio al giorno e dei bei soldi in trasporti. Certo sono stati mesi difficili e non ne siamo ancora usciti fuori, molti sono stati mali e hanno tragicamente perso dei cari, ma è anche questo un ulteriore motivo che ha fatto sì che molti Americani rivalutassero alcune priorità di vita. La vita è una, oggi ci siamo e domani chissà, e così leggevo che si sta verificando un fenomeno interessante proprio qui nella terra della religione del lavoro: tanti Americani stanno pensando di non tornare al lavoro. Ovviamente è un gruppo ristretto di Americani che hanno messo molto da parte tra risparmi, fondo pensione 401K, e investimenti in borsa. Hanno fatto due conti e hanno deciso che possono permetterselo.

Io non sono tra questi fortunati ma è ormai da un paio di anni che rifletto su questi aspetti. Ho un buon lavoro e non mi lamento ma sento non sono soddisfatto. Dopo anni di vita da pendolare, sveglia alle 5am e ritorno a casa alle 7pm, mi sto svuotando di energie. E non riesco a dedicarmi ai miei hobby. Il weekend sono essenzialmente due giorni per ricaricare le batterie e poi il Lunedì si ricomincia. E vorrei viaggiare tanto perché ho visto poco del mondo ma i giorni di vacanza, come saprete, non sono poi tanti in America. Un giorno ho fatto un calcolo. Non considerando sabati, domeniche e feste nazionali, i giorni lavorativi in un anno sono 261. Negli Usa un'azienda concede al dipendente, in media, 10 giorni di vacanza l'anno, dopo qualche anno, forse, qualcuno in più. 10 giorni su 261 vuol dire che hai stipulato un contratto per cui di quei 261 giorni devi lavorare il 96% e il 4% puoi andare in vacanza. Troppo pochi per i miei gusti, che dite? 

Inoltre ho capito che anche nella meritocratica America la vita lavorativa, per lo meno quella d'ufficio, non è come immaginavo. Ci sono anche qui astute pratiche di lecchinaggio, scuse per non darti un aumento e salire in carriera è un processo molto più lento di quello che pensassi. Ripeto, non mi lamento e di recente mi hanno dato anche un aumento ma la cosa che più mi distrugge è vedere il modo in cui si sono spenti alcuni colleghi sulla via della pensione. Hanno messo soldi da parte ma non hanno mai viaggiato, hanno accantonato i loro hobby e stanno considerando di lavorare oltre i 65 anni perché  "Almeno un lavoretto part time, senza un lavoro mi annoio".

Io non vorrei fare quella fine, ho voglia di viaggiare, leggere libri, scrivere racconti e romanzi. E così sto pensando a una nuova mission impossible, smettere di lavorare nel giro di 10 anni.  Vi sembrerò naive ma non costa niente sognare. Mi sto informando sul movimento F.I.R.E (Financial Indipendency Retire Early), e su tutti gli altri metodi che potrebbero aiutare a raggiungere questo obiettivo. Ma di questo vorrei parlare nei prossimi post.


sabato 29 maggio 2021

Storie dal cuore dell'America

Amo la letteratura americana sin da quando sono ragazzino. Ho iniziato con i classici scrittori dell'horror come H.P. Lovecraft, Edgar Allan Poe, Stephen King ma ho continuato con Bukowski, John Fante, Steinbeck, Jack London, Philipp Dick e tantissimi altri. Ieri ho iniziato a leggere una raccolta di racconti intitolata Ho pensato che mio padre fosse Dio di Paul Auster, un altro dei miei preferiti di cui ho apprezzato molto Follie di Brooklyn e La musica del caso, e mi sta piacendo molto. In realtà i racconti non sono i suoi ma li ha solo selezionati.

Il suo progetto nasce da un'intervista che diede alla NPR, la National Public Radio, al termine della quale gli chiesero se fosse interessato a scrivere e leggere un racconto inedito al mese, per radio. Auster non era in realtà molto convinto perché scrivere un racconto al mese era un impegno che non poteva assicurare di portare a termine perché in quel periodo ne aveva già tanti da rispettare con la sua casa editrice, ma la moglie gli suggerì: Non devono per forza essere tuoi racconti, puoi farli scrivere...dagli ascoltatori. L'idea piacque molto allo scrittore di Brooklyn (e alla NPR) che qualche giorno dopo chiese agli ascoltatori di inviargli i loro racconti. Unica regola, niente opere di fantasia, racconti basati sulle loro esperienze reali. Gli ascoltatori, di ogni età, provenienza, etnia, stato sociale, inviarono migliaia di racconti che vennero selezionati e diedero forma a questa racconta. Un bell'esempio di diversity e un storie d'America. Tra i racconti letti finora mi è piaciuto e mi ha fatto sorridere "Monello", un racconto di un certo Yale Huffman del Colorado che tratta in modo divertente del razzismo e del Ku Klux Klan. Eccolo, qui sotto. E voi avete letto questa raccolta? Consigliate qualche libro o scrittore americano in particolare?


Monello

La rinascita del Ku Klux Klan negli anni Venti costituisce un fenomeno che nessuno è ancora riuscito a spiegare del tutto. All’improvviso le città del Midwest si ritrovarono prigioniere di questa confraternita segreta, ben decisa a eliminare negri ed ebrei dalla società americana. Nelle cittadine come Broken Bow, nel Nebraska, dove vivevano soltanto due famiglie di colore e una ebrea, furono i cattolici a essere presi di mira. Gli uomini del Klan confabulavano tra loro della congiura ordita dal papa per conquistare l’America: i sotterranei delle chiese nascondevano arsenali, e preti e monache dopo la messa si davano a orge selvagge. Finita la Prima guerra mondiale e sconfitti gli Unni, diventava necessario creare un nuovo obiettivo per quelli che hanno sempre bisogno di qualcuno da odiare. La cosa stupefacente era il numero delle persone di quella risma.

A Broken Bow e nella Custer County furono in molti a lasciarsi adescare dal fascino virile dell’associazione segreta e dal suo appello all’istinto «Noi contro di Loro», un istinto diffuso universalmente tra tutti gli esseri umani, a quanto sembra. Tra i personaggi che si opposero alla confraternita ci furono i due banchieri della zona: John Richardson e mio padre, Y. B. Huffman. Decisero entrambi di ignorare la telefonata con la quale il Klan intimava loro di boicottare i cattolici. Grazie alla resistenza delle due banche, le mire del Klan a quel proposito vennero vanificate, ma al momento delle elezioni della commissione scolastica fu mia madre Martha a pagarne le conseguenze. Ne uscí pesantemente sconfitta, per via dei pettegolezzi calunniosi che le attribuivano una tresca con il farmacista piú rinomato della comunità.

Arrivò il giorno della parata annuale del Ku Klux Klan sulla piazza della città. Gli uomini dell’associazione sceglievano sempre un sabato d’estate, perché la cittadina fosse affollata di contadini e proprietari di ranch. Avvolti nei loro mantelli bianchi, con i cappelli a cono e le maschere bucate all’altezza degli occhi, i membri della confraternita marciarono a passo solenne per rammentare a tutti la propria dignità e il proprio prestigio, guidati dalla figura autorevole ma anonima del grande kleagle1 . La folla assiepata sul marciapiede si scambiava congetture su quei misteriosi individui e sui loro arcani poteri.

E poi, da un vicolo, sbucò trotterellando un cagnolino dal mantello bianco chiazzato di nero. Gli abitanti di Broken Bow si conoscevano tutti a vicenda, e riuscivano a identificare anche i cani, almeno quelli piú facilmente individuabili. Il nostro pastore tedesco, Hidda, e il cane da riporto di Art Melville erano personaggi famosi.

Il botolo maculato corse tutto allegro dal grande kleagle e gli saltò addosso, reclamando a forza di sonori latrati una carezza sulla testolina dalla mano amata del padrone. – Monello, – cominciarono a esclamare tutti. – È il cane del dottor Jensen, Monello –. Nel frattempo il maestoso dignitario a capo della processione agitava le lunghe gambe sotto il mantello nel tentativo di scacciare a calci quello che senza ombra di dubbio era il suo cagnolino. – A casa, Monello, a casa!

Il nome dell’animale stava ormai passando di bocca in bocca lungo il marciapiede davanti al quale doveva sfilare il corteo. E la gente non si limitava a sussurrare: tutti parlavano ad alta voce per dimostrare quanto fossero bene informati. Colpetti di gomito e risatine percorrevano le file degli spettatori come tremolii e fruscii di foglie prima di un’errabonda folata di vento. Poi arrivò il figlio di Jensen e richiamò la bestiola. – Monello, qua! Monello, qua!

Quell’intervento ruppe la tensione. Qualcuno fece eco al grido: – Monello, qua! – Le risatine divennero sghignazzate, e una bufera di ilarità inondò la piazza. Il dottor Jensen smise di prendere a calci il proprio cane e riprese a marciare in atteggiamento solenne, ma gli spettatori continuarono imperterriti: – Monello, qua! Monello, qua!

L’episodio segnò la fine del Ku Klux Klan a Broken Bow. Il dottor Jensen era un veterinario abbastanza bravo, specializzato nella cura degli animali di grandi dimensioni, e mantenne una certa popolarità fra gli agricoltori e i proprietari di ranch. Forse i suoi clienti lo chiamavano volentieri per poter poi commentare la cosa con i vicini, ma ben pochi si facevano beffe di lui. Di quando in quando, nel vederlo passare alla guida della sua automobile, un ragazzino piú furbo degli altri gli gridava dietro «Monello, qua!”

E da quel sabato in poi, al cagnolino bianco maculato di nero fu impedito di allontanarsi da casa.

YALE HUFFMAN

Denver, Colorado

Excerpt From: Paul Auster. “Ho pensato che mio padre fosse Dio.” Apple Books. https://books.apple.com/us/book/ho-pensato-che-mio-padre-fosse-dio/id497902981


domenica 23 maggio 2021

Domanda per la cittadinanza americana

Un mattino di 5 anni fa andavo, come ogni giorno, sul sito USCIS (US Citizen and Immigration Services) per controllare l'esito della green card. Avevo fatto l'accesso con la stessa ansia centinaia di volte nei mesi precedenti perché in qualsiasi giorno poteva spuntare fuori la decisione finale che avrebbe cambiato in meglio o in peggio la mia vita. Una delle due, domanda approvata o domanda respinta.  Ogni giorno era CASE PENDING e tornavo alla mia vita con tanti dubbi e incertezze. Che avrei fatto se avessero respinto la domanda? Non poteva succedere, avrei dovuto rinunciare a tutto e tornare in Italia. Poi un giorno all'improvviso, accendo il PC e...CASE WAS APPROVED. Un sogno durato 12 anni, una missione che inizialmente sembrava impossibile. 

Me ne aveva fatte passare tante in quegli anni, l'America. La strada è stata lunga e tortuosa: i primi tre mesi da turista, poi il visto studente e i due anni al college, l'anno di OPT concessomi per poter lavorare legalmente e mettere a frutto quanto imparato al college, poi il primo lavoro americano con visto lavorativo H1B di 3 anni. Poi per ci fu anche un periodo buio e per vari motivi decisi di tornare in Italia, dove la prima esperienza lavorativa durò appena pochi giorni, poi andai a fare un'esperienza di un anno a Londra, poi tornai di nuovo in Italia dove la seconda parentesi lavorativa du simile se non peggiore della prima. E a questo punto, deluso dall'Italia, decisi di riprovare in America. Ma non fu facile perchè dovetti ricominciare da capo o meglio, parafrasando Troisi, poiché qualcosa l'avevo pur fatta negli anni in America, ricominciai da tre, tre come i soliti tre mesi concessi per turismo in cui divetti cercare disperatamente lavoro (questo blog parte proprio da quel periodo). Per fortuna una azienda decise di assumermi e mi fece ottenere un altro visto lavorativo di tre anni e poi mi sponsorizzò per la green card, che ottenni nel fatidico 2016. 

Da lì la vita è trascorsa serenamente ma stavo pensando in questi mesi se concludere l'opera e fare domanda per la cittadinanza americana. So che molti expats si  fermano alla green card, e avranno le loro ragioni, so che qualcuno lo fa perché non vede la necessità di continuare fino alla cittadinanza, altri considerano la cittadinanza americana un tradimento verso l'Italia, altri ancora, pur vivendoci, non amano gli Stati Uniti abbastanza per desiderare di essere considerati cittadini americani. Ecco anche io sono ultimamente molto critico verso alcuni aspetti degli Usa come il sistema sanitario, la "religione tossica" del lavoro che ti spreme fino al midollo, le storture del capitalismo avanzato ma devo dire che gli Usa mi hanno accolto a braccia aperte non una volta ma due volte senza farmi troppe domande proprio quando l'Italia mi ha respinto per l'ennesima volta con proposte di lavoro ai limiti dell'indecenza. Quindi ci ho riflettuto e ho deciso che farò la cittadinanza anche per confermare il mio rispetto, la mia riconoscenza e tutto sommato il mio amore verso un Paese che mi ha dato moltissimo, in primis un vita serena, che non è facile di questi anni. 

Ho avviato le pratiche pochi giorni fa e consistono in 4 tappe fondamentali:

1) Compilazione del modulo i-400. 

2) Impronte digitali, foto e firma con le quali faranno vari controlli tra cui criminal records, autorizzazioni di lavoro passate e credo anche altri controlli sulle tasse pagate e molto altro.

3) Colloquio con esame. Sostanzialmente bisogna conoscere la lingua, la storia e le istituzioni americane e bisogna studiare 100 domande. Ne faranno 10 tra le 100 possibili e bisogna rispondere correttamente ad almeno 6 domande.  

4) Giuramento con consegna del certificato di naturalizzazione ovvero la cittadinanza americana. Poi si potrà fare il passaporto in qualsiasi ufficio postale. 

Il tempo previsto per le quattro tappe nel mio caso è stimato in 15 mesi.

Le differenze tra Green Card e Cittadinanza non sono poi tante. La green card ti consente di vivere e lavorare permanentemente in USA ma se stai fuori dagli Usa per oltre un anno, te la cancellano. Con la cittadinanza, invece, puoi stare quanti anni vuoi fuori dagli Usa e poi tornare a vivere senza problemi. La cittadinanza dà qualche diritto ma anche qualche dovere in più, ad esempio puoi votare alle elezioni ma devi accettare di far parte di una giuria popolare qualora venissi selezionato. E prima o poi ti convocano. Solitamente ogni cittadino americano riceve una convocazione per posta ogni 3-5 anni. La cittadinanza può essere utilizzata per far divenire permanent resident la propria moglie (o il proprio marito) o i parenti stretti, se non erro genitori e/o figli, non so se anche fratelli e sorelle.

E quindi qualche giorno fa è iniziata questa mia nuova avventura, certo al momento non emozionante e ansiogena quanto la green card ma è pur sempre una tappa importante nella mia vita. E ho come il sospetto che l'emozione salirà al giuramento. Ma step by step. Non è detto che venga approvata. Fingers crossed per questa sfida and I'll keep you posted. 

sabato 8 maggio 2021

Canale YouTube?


Ciao a tutti, con questo blog vi parlo di America in forma scritta ma recentemente sto pensando di darvi anche un quadro visivo e uditivo degli States e da qualche giorno ho iniziato a caricare dei video sul canale YouTube, che è sempre stato inattivo.

L'intenzione è di "mettermi in un angolino e far parlare l'America" ma poiché la mia è solo un'idea e un work in progress mi piacerebbe chiedervi un feedback, dei consigli. Cosa vorreste vedere e ascoltare?

Per la parte visiva potrei creare decine di photo album. Ho scattato migliaia di foto negli anni, devo solo organizzarle per temi e per luoghi. 

Alcune idee sono: l'atmosfera di Halloween, Thanksgiving, 4 Luglio e Natale. Connecticut, Maine, California, prigione di Alcatraz, cibi strani nei negozi, Ellis Island e Statua della libertà, grattacieli di New York, Mystic Seaport, Ground Zero prima e dopo la costruzione del 9/11 Memorial.

Per la parte auditiva, i suoni d'America direi Central Park, Piste di pattinaggio di New York in periodo natalizio, spettacoli dal vivo di wrestling, basket, baseball, monster trucks (quando sarà possibile), Times Square, Wall Street, negozi americani, tour in macchina delle case residenziali in Connecticut (alcune sono stupende, da film).

Altri consigli?

Ecco alcuni dei video giù pubblicati. Non siate severi con me, ho appena iniziato...sto imparando. Devo fare pratica con iMovie, le transizioni, le musiche, i thumbnails. Ma i vostri consigli sono sempre ben accetti e sono ciò faranno migliorare il canale. Comunque come dicono sul Tubo, se vi va, mettete like ai video, iscrivetevi e attivate la campanella!  

Ecco 4 Photo album con sottofondo musicale:







Ed ecco qualche video "American Sounds":






Spero vi piacciano! 

sabato 17 aprile 2021

La setta di Workology


Stati Uniti fa rima con meritocrazia. Hai un credit score sopra i 740? Meriti interessi più bassi sull'acquisto di un'auto o di una casa. Vai regolarmente in palestra? Meriti un assegno di $200 dollari da parte della tua assicurazione sanitaria. Hai fatto più acquisti del solito al CVS Pharmacy? Meriti una valanga di preziosissimi coupon.
Negli Stati Uniti la meritocrazia è palpabile e non è un caso se è proprio qui che dei ragazzini che smanettavano in garage sono stati in grado di creare aziende come Microsoft o Apple. Le opportunità vengono garantite a chi ha buone idee e la voglia di metterle in pratica, anche senza amicizie e conoscenze. I traguardi sono a portata di mano ma devi correre e in un luogo in cui tutti corrono, inizi a correre anche tu.
La meritocrazia qui è un essere di luce venerato all'altare. Donagli tempo sudore e lacrime e lui ti ripagherà. Ma se vuoi grandi soddisfazioni dovresti far parte di Workology, la setta americana fondata sul culto del lavoro.  Non mi stupirei se esistesse davvero. Direi che probabilmente ho incontrato molti suoi adepti passato, solo che non lo sapevo.

Quando arrivai negli Usa a 28 anni, mi ero da poco laureato in Italia, e i parenti italo americani mi fecero subito capire come la pensavano. Laureato a 28 anni e non ha mai lavorato in Italia? I nostri figli si sono laureati a 21 anni e hanno subito iniziato a lavorare. Questo gli girava in testa e non a caso arrivarono osservazioni come: 
- Voi italiani non avete voglia di lavorare. 
- Voi ragazzi italiani volete solo stare comodi a casa. 
- A voi ragazzi italiani una cosa sola vi piace fare, mangiare la lasagna della mamma a casa la domenica e anche tutti gli altri giorni della settimana. 
E figuriamoci quando gli dissi che avevo intenzione di frequentare un college per due anni perché era l'unico modo per rimanere in America. Vade retro creatura infernale italiana, il male assoluto. 
Osservazione in apparenza generiche ma in sostanza rivolte a me.
E a poco servì studiare e allo stesso tempo dare lezioni private di italiano e chitarra, lezioni a Fausto, il lavoro part time al college e il lavoro come cassiere da CVS. Quelli non sono lavori! E che appena arrivato cercai subito di darmi da fare ero solo un debosciato italiano che voleva studiare fino a 30 anni. All'epoca non lo sapevo ma avrei dovuto capire che erano adepti di Workology. Parlando con me in gruppo dicevano spesso Se io sarei in te...e si grattavano il mento. Era quella un'espressione per riconoscersi! Faceva capire agli adepti che non avevano studiato ma avevano versato tante gocce sull'altare del merito. E pazienza se in realtà il merito non era stato generoso con loro perché aveva preteso da loro anni di duro lavoro, ma li aveva ripagati rendendoli resi duri, acidi e pessimisti e li aveva condotti spesso da terapisti e psicologi. 

Qualche anno dopo venni invitato a un barbecue da una coppia italo-americana di origini italiane e conobbi il figlio, nato e cresciuto in America, che chiacchierava con la zia italiana, venuta in America per qualche settimana in vacanza.
- Mike ma quando vieni in Italia? L'ultima volta eri appena un bambino.
- No zia cosa vengo a fare in Italia?
- Come cosa vengo a fare? Ti rilassi, stai un pò coi tuoi cugini, andate al mare.  
- No zia, devo stare qui a lavorare. I soldi, li devi fare quando sei giovane.
- Dovresti staccare la spina, almeno per due o tre settimane.
- Tre settimane? Ma è tantissimo! No zia, vedi papà? Ha lavorato una vita e ora è in pensione e si gode i frutti del suo lavoro. I soldi li devi fare quando sei giovane. 
Anche Mike, quindi, era un adepto di Workology! 
A Mike auguro il meglio e non so ad oggi quali traguardi abbia raggiunto. Magari il merito con lui è stato benigno anche se credo che viaggi non ne abbia fatti molti. Magari un weekend a Disneyworld, un classico delle famiglia, ma non credo molto altro. I soldi si fanno quando sei giovane, i viaggi si fanno quando vai in pensione. Magari pieno di acciacchi, ma i soldi si fanno quando sei giovane. In pensione avrai tempo per conoscere il mondo.
Workology vuole così: molto lavoro e poche vacanze. 

A tale proposito ricordo che alcuni miei ex colleghi americani, ogni anno prendevano meno dei 10 giorni concessi per andare in vacanza. 
Ne prendevano massimo 5 e quelli non presi se li facevano pagare dall'azienda (che concedeva quell'opzione ma che poi eliminò perché iniziava a costargli. Non vuoi prenderne 10? Peggio per te, li perdi). Era come se si vergognassero a prenderli tutti e comunque non sapevano come trascorrere quel tempo. Nessuno di loro aveva mai fatto una lunga vacanza e qualcuno addirittura non era mai uscito dallo Stato in cui aveva vissuto. Qualche soldo extra facevano comodo, perché sprecarli con degli inutili giorni di vacanza? Probabilmente io che li prendevo tutti sarò stato visto come un adepto di Lazyology. E quando dicevo che 10 giorni erano pochi e che in Italia ne davano almeno il doppio, si saranno riuniti per farmi un maleficio. Ora mi spiego i mal di testa il Lunedì mattina! Maledetti Workology. 

A parte gli scherzi e la mia immaginazione, il merito è una caratteristica peculiare della cultura americana ma ha degli strani lati oscuri e genera a volte anche un velato razzismo contro chi ha meno fortuna o capacità. 

Recentemente mi ha colpito il concetto di skilled e unskilled worker. Parlando con degli Americani degli ispanici e il loro tipico lavoro di landscaper, non pochi mi hanno detto che Quello è lavoro unskilled e va bene pagare pochi dollari l'ora. Ok , dico, non è propriamente un lavoro di landscaper architect, ma se tagli l'erba del prato, costruisci staccionate o sposti masi pesanti, non è che fai proprio una passeggiata. Il sudore lo versi lo stesso. E chi decide cosa è skilled e cosa è unskilled? Quindi il lavoro fisico considerato unskilled, ho capito, e perché allora i lavori pesanti nel settore delle costruzioni vengono pagati tantissimo? Forse perché i lavoratori in quel caso sono protetti dal sindacato? Sono anche essi lavori "fisici" come i landscaper degli ispanici. Skilled e unskilled non si applica in quel caso? Parafrasando Orwell...alcuni lavori sono più lavori degli altri. 

Ma ancora di più mi spiazzato il concetto di meritocrazia applicato alle condizioni di salute. Cosa c'entra il merito con la salute?  Semplice, la setta ha ramificazioni anche in questo ambito.
Perché coi soldi delle mie tasse, dovrei pagare le spese mediche di chi non si cura, mangia male e non va in palestra? Questa frase la sento spesso in America. E non l'ho mai sentita in Italia. E' vero, tante persone conducono uno stile di vita non sano e le cure in America hanno costi astronomici ma come la mettiamo - chiedo - con malattie genetiche, tumori e incidenti stradali? Non tutto più essere ricondotto al merito.
Beh - ti rispondono - se hai un lavoro e una buona assicurazione non hai problemi. E se proprio non ce la fai, trovi un secondo lavoro, e ti paghi le spese.
Il merito sempre e comunque. Eventi sfortunati o tragedie non esistono. Tutto si supera se versi il sangue all'essere di luce nella chiesa di Workology.

Questa cultura del merito e del farcela sempre e solo con le tue forze non è un male, ha un che di romantico ed eroico e credo che abbia funzionato anche con me a volte con due piccole borse di studio college, agevolazioni sull'acquisto di una macchina e qualche aumento al lavoro. Sono piccoli traguardi che avrei raggiunto con più difficoltà in Italia ma la cultura del merito ha degli estremi che mi hanno lascito perplesso. 

Sapete di quella setta i cui adepti si suicidarono in massa nel '97 al passaggio della cometa Hal-Bop? Credevano che la cometa fosse un'astronave aliena che li avrebbe condotti a una vita migliore in un mondo idilliaco. Dove condurrà la setta Workology? A lavorare sempre più ore in attesa di una nuova astronave? E se gli adepti si fossero già suicidati, vivendo da zombie, senza saperlo?  Credo che chiunque entri in America venga inconsapevolmente battezzato dalla setta anche se poi non ne pratica tutti i dettami. E quando finalmente lo scopre può iniziare un processo di disintossicazione e speranza. 

lunedì 8 marzo 2021

Mentalità italiana


Chi si trasferisce dall'Italia in America segue normalmente tre fasi:

Fase 1: La vita americana è idilliaca e i paragoni con l'Italia sono impietosi.

Fase 2: La vita americana non è proprio idilliaca, ci sono tanti problemi e in alcuni aspetti l'Italia è migliore.

Fase 3: Usa e l'Italia hanno pregi e difetti. Meglio gli Usa ma anche vivere in Italia alla fine non è male.

Io sono alla terza fase anche se spesso mi concentro ancora più sui difetti che sui pregi americani. Oggi però vorrei ristabilire un equilibrio e parlare di alcuni aspetti che do per scontato che sono determinanti per la mia scelta di vivere in America. 

Parliamo di mentalità a confronto, tra Italia ed America.

Se state leggendo i miei post intitolati I miei primi anni in America, sapete che vorrei scrivere un romanzo semi-autobiografico. Da qualche settimana, quindi, sto leggendo dei manuali inglesi e italiani sulla scrittura creativa e sto seguendo YouTuber americani ed italiani che parlano di come si struttura un romanzo, le tecniche da utilizzare e gli errori evitare. 

Tra i "coach" italiani più esperti ce ne sono due che rispondono ai commenti degli iscritti con video-risposte interessanti.  Entrambi offrono dei video corsi gratis sul canale e corsi a pagamento in privato. Bene, uno dei due risponde ai messaggi degli iscritti al canale con frasi come "Questa è una domanda idiota", "Questo non c'entra un cazzo", "Collega il cervello, ce la puoi fare". L'altro, anche se ha lo stesso l'atteggiamento "Io so io e voi non siete un cazzo" è un pò più pacato in video ma se vuoi iscriverti a un suo corso privato ti manda un'email "di avviso" in cui ti dice che i suoi giudizi saranno spietati e se sei un tipo che si offende il corso non fa per te. 

Va bene, posso capire la severità e il rigore ma devono per forza usare l'atteggiamento dall'alto in basso con licenza di offendere? Mi sembra un modo di fare tipico di molti italiani per cui chiunque abbia un pò di potere o conoscenza si può arrogare il diritto di trattare gli altri con sufficienza.

Questo modo di fare in America è rarissimo. La gentilezza è ovunque, forse un pò di facciata ma è presente, e nessuno si sognerebbe mai di comportarsi in quel modo. Qui un insegnante che offende  viene licenziato.

Ho studiato all'università italiana e americana e posso fare un confronto tra i professori. Ricordo che in Italia i professori arrivavano ai corsi sempre con un quarto d'ora in ritardo, in alcuni casi anche mezz'ora. Il quarto d'ora accademico. Io so io e voi non siete un cazzo. In America i miei professori arrivavano sempre in anticipo, prima degli studenti, aprivano l'aula e preparavano le diapositive. A fine corso veniva distribuita una scheda valutativa per cui noi studenti "davamo i voti al professore" e quelle schede, compilate in forma anonima, avrebbero influito su una eventuali promozioni, aumenti o licenziamenti. 

La gentilezza tra le persone è l'aspetto che mi ha colpito di più degli Americani e non me l'aspettavo prima di trasferirmi. Ed è presente anche sul lavoro dove il capo parla con tutti sempre da pari a pari e non si sente un Dio in terra. Al Sud Italia, invece, ho conosciuto imprenditori che voi umani non potreste nemmeno immaginare. 

Ma l'acidità, la cafonaggine e la propensione a offendere l'ho ritrovata in questi giorni anche nella semplice lettura dei commenti a dei video su Facebook. Seguo il canale di Piero Armenti "Il mio viaggio a New York". A volte pubblica video in cui cucina o mangia in qualche ristorante o pizzeria di New York. Sono video, divertenti, interessanti, informativi. Ti aspetteresti commenti del tipo "Grazie per il video, mi ha fatto sorridere" o "Interessante questo locale, dove si trova?" Cos'altro vuoi commentare? 

E invece...

Chi gli dice che è grasso e fa schifo come mangia.

Chi gli dice che è sporco.

Chi dice: mi fai vomitare.

Chi gli dà lezioni di cucina con tono altezzoso.

Chi critica la sua ragazza dicendo che mangia da schifo come lui, è sporca, sembra un pò tontolona, non è una brava donna di casa, e sicuramente sta con lui solo per i soldi.

Interessante che se qualcuno fa notare che non possono offendere così, gratuitamente, quelli rispondono che non si tratta di offese ma solo di osservazioni.

Forse negli anni mi sono abituato a un mondo quasi privo di offese ma sono rimasto sorpreso dal numero di commenti pieni di odio, acidità, invidia. Va bene che gli haters ci sono sempre stati ma sembra che i ragazzi italiani stiano diventando sempre più pieni di odio, avvelenati e saccenti. 

Ecco, sono questi gli atteggiamenti che non mi mancano dell'Italia e mi rendono felice di vivere in America. Ci sono tanti altri problemi ma trovo che la mentalità qui sia più solare, ottimista, costruttiva. Le frustrazioni quando ci sono le rivolgono contro se stessi, non contro gli altri. E sento che le persone hanno pari importanza e dignità.

Perché in Italia non è così?

sabato 30 gennaio 2021

Panico a Wall Street: Davide contro Golia

L'America non smette di stupirmi. In questi giorni si è aperto un nuovo capitolo della storia di questo Paese, nello specifico nella storia di Wall Street dove si sta combattendo una lotta inaspettata tra Davide e Golia ovvero tra gli Hedge Fund e i ragazzi di Wall Street Bets.

Anche se non sono un esperto economista, cercherò di spiegare cosa sta avvenendo. Gli hedge fund sono grandi compagnie che investono, o forse dovrei dire scommettono, contro aziende in difficoltà e spesso riescono anche a condizionare i mercati fino a farle fallire. E poco conta se migliaia di persone perdono il lavoro, loro si riempiono le tasche e buona fortuna a tutti.

Per capire meglio uno dei loro metodi dovrei parlare dello short selling. Facciamo un esempio. L'azione di una azienda in difficoltà costa $100. L'hedge fund, che fiuta la preda come un avvoltoio, chiede una azione in prestito con la garanzia di ridarla indietro dopo un periodo di tempo e con un piccolo interesse. Bene, l'hedge fund vende subito l'azione e incassa i $100. Dopo qualche settimana, come ha previsto, l'azione inizia a crollare e scende a $90, $80, $70 e poi si stabilizza a $50. L'hedge fund la ricompra a $50 e va a darla indietro al prestatore con l'aggiunta di $1 di interesse. Quindi tramite il giochino ha incassato $100, ha speso $51 e ha intascato $49. Ma se l'azione va su? Se l'azione va su, l'hedge fund deve comprarla a prezzo più alto e perde soldi ma spesso gli hedge fund riescono a condizionare il mercato mettendo in cattiva luce le aziende che hanno più difficolta ad ottenere prestiti per la loro sopravvivenza. Quindi lo short ha quasi sempre successo.  

Ma veniamo a GameStop, catena di negozi di videogiochi che non se la sta passando bene per due motivi: per la pandemia che ha causato la chiusura temporanea di molti negozi e perché oggi più che mai i videogiochi vengono acquistati e scaricati direttamente online tramite websites della Nintendo, Playstation, Xbox, senza ricorrere all'intermediazione fisica di un negozio come GameStop.

Gli Hedge Fund appollaiati su un albero hanno sentito l'odore del sangue di una preda morente e hanno scommesso milioni sul fallimento di GameStop. Purtroppo per loro non potevano mai immaginare l'entrata in scena di uno sgangherato nemico, un gruppo su Reddit chiamato Wall Street Bets, una community di ragazzi giovanissimi che discutono di stocks e si scambiano meme divertenti, una pagina social come tante che però conta oltre due milioni di iscritti. Quando i Wall Street Bets hanno saputo che degli hedge fund avevano puntato GameStop, si sono organizzati e hanno deciso di acquistarne in massa le azioni. Wall Street non ha capito cosa stesse succedendo perché quelle azioni sono schizzate alle stelle di $19 alla stratosferica cifra di $300. Poi hanno capito che si trattava di questo gruppo sconosciuto di Reddit che, già che c'erano, hanno acquistato anche altre azioni puntate dagli hedge fund come AMC (catena di cinema) e Blackberry anche se il loro focus è rimasto GameStop.

Gli hedge fund pronti ad incassare i frutti del loro short selling sono prima impalliditi e poi sono andati in panico blaterando in TV di pratiche immorali e manipolazione del mercato...discorsi ridicoli perché era proprio quello che hanno sempre fatto, sembrava che parlassero si loro stessi. La realtà amara da digerire è che sono stati battuti allo stesso gioco e con le stesse regole. E un gruppo di ragazzini gli ha fatto perdere $70 miliardi di dollari. 

Giovedì però è arrivata una (sgradita) sorpresa. Alcune piattaforme di trading hanno bloccato l'acquisto di queste azioni consentendone solo la vendita. La decisione potrebbe essere vista come una protezione dei loro clienti perché l'azione potrebbe crollare all'improvviso, ma ha di fatto aiutato e dato respiro agli hedge fund perché se un seme non può dar frutti, tanto vale disfarsene e così si è scatenata la vendita e il valore di GameStop è sceso nel giro di pochi minuti. Molti eroici di Wall Street Bets però non ci sono cascati e le hanno tenute e quando la notizia della lotta in corso a Wall Street è arrivata anche oltreoceano i ragazzi di altri Paesi hanno dato una mano acquistandone altre e facendola stabilizzare al prezzo di $312 (alla chiusura di ieri a Wall Street).

Il prezzo è in realtà risalito anche perché ieri molte piattaforme hanno riconsentito l'acquisto ma con alcune restrizioni. In tutto questo ciò che risulta evidente, e che non mi aspettavo, è la protezione alla luce del sole che hanno mostrato verso questi hedge fund che quando sono loro sono loro a manipolare i mercati va tutto bene, ma quando è un gruppo di ragazzini allora si inizia a parlare con tono preoccupato di manipolazioni, regole e restrizioni. Ma chi di spada ferisce, di spada perisce....

Cosa succederà lunedì? Davide ha vinto la guerra o solo un'importante battaglia?