martedì 28 luglio 2020

L'eremita di North Pond

Un anno fa sono stato tre giorni nei boschi del Maine in una zona remota chiamata The Forks (questo è il racconto).
Qualche giorno fa vagavo su internet e gli algoritmi, che mi conoscono bene, mi hanno consigliato l'articolo di un eremita che visse molti anni a North Pond, nei pressi di un piccolo lago. Googlo la zona e scopro che non era lontano da dove sono stato! Così ho acquistato il libro The Stranger in The Woods di Michael Finkel e lo ho letto in due giorni.

Chris Knight era un ragazzo come tanti, di appena 20 anni, forse un pò schivo e solitario, quando decise di non andare a lavoro ma di dirigersi nei boschi dove avrebbe vissuto per 27 anni. Senza contatti umani.

E' una storia in apparenza simile a quella di un altro Chris, Chris McCandless, raccontata da Jon Krakauer in Into the Wild e immortalata nell'omonimo film di Sean Penn (con la bellissima colonna sonora di Eddie Vedder). Ma Chris McCandles si fermò in Alaska, in un autobus abbandonato, lontano da qualsiasi centro abitato. E si nutrì grazie alla caccia e a piante e radici commestibili che trovò in zona...fino a quando ingerì una pianta velenosa che lo portò alla morte). Chris Knight si accampò in un bosco, che seppur fitto e difficilmente raggiungibile, era a poche miglia di distanza da alcune casette abitate nel periodo estivo. E si sostentò rubando. Era un ladro abilissimo che riusciva ad entrare in casa senza lasciare traccia e aveva le sue routine: usciva di notte ma mai nel weekend, non usciva quando aveva nevicato per non lasciare tracce. Rubava solo in case quando era sicuro che non ci fosse nessuno.  Abile nell'uso di attrezzi da scassinatore, entrava in modo "gentile", senza rovinare porte o finestre. Non lasciava mai niente in disordine. Dopo un suo furto sembrava quasi che non ci fosse stato nessuno. Rubava poco per volta: cibi, bevande, piccole bombole del gas, torce, batterie. E spesso anche libri, tanti libri.

I primi anni le persone del luogo notarono che mancava qualcosa dal frigo o dalla credenza ma pensarono a qualche ragazzino entrato in casa per una bravata. Qualcuno diede la colpa a qualche ladruncolo probabilmente venuto da fuori. Altri iniziarono a parlare di un eremita dei boschi, l'eremita di North Pond. Ma era più che altro una leggenda, di prove concrete non ce ne era nessuna. Alcuni bambini, terrorizzati, lo battezzarono l'Uomo Affamato, The Hungry Man.

Ma nessuno riuscì a vederlo. I furti continuarono e molti abitanti installarono videocamere interne ma l'eremita era troppo abile e spesso era in grado di disinstallarle o togliere la memoria interna. Una volta le videocamere riuscirono a riprenderlo. Era al buio e non si vedeva molto bene ma sembrava un ometto gentile, quasi un professorino con gli occhiali.

Finché un giorno fece un errore...

Ma non voglio togliervi la sorpresa, semmai vi venisse voglia di leggere il libro. Dico solo che Chris Knight è sicuramente un uomo fuori dal comune. E la sua storia interessante come poche.
Ironicamente era un uomo che voleva essere dimenticato da tutti che è diventato l'uomo più famoso del Maine.
L'eremita di North Pond.... anche questa è l'America.


domenica 19 luglio 2020

Da Costa a Costa

Chi legge il mio blog ama o è interessato agli Usa, alla sua cultura, curiosità e manie. Sul blog provo a descrivere gli Usa tramite la vita quotidiana ma raramente parlo di politica o eventi sociali importanti. Da circa un mese, da quando ho cancellato i miei account Facebook e Instagram, sto usando il mio tempo in modo più produttivo e ho scoperto, tra i tanti, un podcast interessante dallo stile molto narrativo sugli di Stati Uniti e la politica americana: Da Costa a Costa.
E' il podcast del giornalista Francesco Costa che ha pubblicato anche il libro Questa è l'America, che ho intenzione di ordinare, che pare stia riscuotendo un ottimo successo. Le prime puntate del podcasts sono del 2016 prima delle elezioni che videro Trump inaspettatamente vincente contro la Clinton e da lì continua a raccontarci la politica e la società americana.
Lo stile è molto narrativo e spesso crea delle biografie dei vari protagonisti della politica americana. 
Alcune puntate che ho ascoltato:

La puntata su Joe Biden, intitolata La battaglia della vita di Joe Biden, mi ha fatto riflettere sul detto Don't judge a book by its cover, non giudicare un libro dalla copertina, le apparenze ingannano. Premetto che Biden non mi entusiasma molto e se potessi votare quest'anno non saprei a chi dare il mio voto, probabilmente resterei a casa (se prenderò la cittadinanza l'anno prossimo, potrò votare nel 2024). Lasciamo da parte Trump. Biden mi dà l'impressione di una persona vuota, robotica, un politico vecchio stile che quando fa un discorso non ci crede davvero, ma sa che deve dire quelle cose per conquistare gli elettori. E poi quando è sotto stress o in difficoltà balbetta.
Per i miei conoscenti e colleghi che amano Trump, Biden è un vecchio rincoglionito che dimentica le cose ma ho notato che anche i miei conoscenti e colleghi che odiano Trump hanno qualche dubbio su Biden. Insomma molti lo voteranno non perché Biden scalda i loro cuori ma perché Trump li infiamma di rabbia.
Mi piace l'atteggiamento di una mia collega, che molti possono trovare sbagliato: pur odiando Trump dice che probabilmente non andrà a votare perché non le piace nessuno dei due. In poche parole ogni volta che a delle elezioni si sfidano il candidato A e il candidato B a lei non piace votare B perché non le piace A. Lei vuole votare B perché le piace B. Detto questo la puntata di Costa a Costa mi ha fatto conoscere eventi della vita di Biden che non conoscevo.
Quando era giovane, sua moglie era in macchina con i loro tre figli piccoli. Vennero investiti da un tir.  la moglie e la figlia persero la vita. Due figli si salvarono. Fu un colpo gravissimo sul giovane Biden che trascorse un grave periodo di depressione in cui ebbe più volte l'intenzione di abbandonare la politica. Decise poi di non farlo, convinto da molti. Dopo molti anni perse anche uno dei due figli sopravvissuti all'intendente, per un tumore al cervello. Per quanto riguarda la sua balbuzie è un problema che lo accompagna si da piccolo ma che riuscì a superare. Ora quando incontra qualche elettore con questo problema gli dà il proprio numero di cellulare personale e invita a fargli un colpo di telefono perché può dare dei consigli. Biden balbetta ancora un pochino ma solo quando è in difficoltà o sotto stress, ma non vuol dire che stia dimenticando le cose.
Dopo aver ascoltato il podcast non dico che voterei per Biden ma il solo fatto di aver conosciuto qualcosa in più della sua vita me lo ha reso, se non più simpatico, sicuramente più umano. E ho pensato che in questi tempi in cui non abbiamo tempo e voglia di approfondire niente ci basiamo troppo sulle prime impressioni, su semplici simpatie e antipatie a prima vista. Sappiamo ben poco delle vite dei politici, figuriamoci le loro idee politiche. Mettiamo due etichette ai candidati e andiamo a votare.

La puntata su Bill Gatesintitolata E' stato Bill Gates, è stata ancora più interessante. In questi tempi Gates è diventato il bersaglio numero 1 dei cospirazionisti, ancora più del famigerato George Soros. Francesco Costa cerca di capire quali siano e queste teorie e perché siano nate. Hanno un fondo di verità? Ma soprattutto ci racconta più approfonditamente cosa sta cercando di fare Bella Gates con sua moglie con la fondazione Bill and Melissa Gates Foundation. E ne risulta un quadro totalmente diverso dal malvagio bilionario assetato di potere, che vorrebbe accumulare ancora più soldi con i vaccini e decimare la popolazione mondiale per dominare il mondo. In poche parole un nuovo Satana. Certo avrà fatto qualcosa che non è piaciuto ma come si dice chi non va al mulino non si infarina e comunque le attività benefiche sono degne di ammirazione. Sbaglierò ma conoscendo meglio la storia della fondazione di Gates a me sembra che sia sinceramente interessato a fare qualcosa di buono per alcune aree del pianeta e mi dispiace e mi sembra assurdo quando viene descritto, da cospirazionisti molto paranoici e poco informati, come il nuovo Satana.

La puntata su Usa e Cina, intitolata Chi guiderà il nuovo mondo, è stata illuminante. Si parla di "soft power" ovvero quell'influenza culturale che viene esercitata non con la forza militare o con l'economia ma con la cultura. Volenti o nolenti, dopo la seconda guerra mondiale e dopo il crollo dell'Unione Sovietica guardiamo sempre più agli Usa come modello sociale e culturale. Riescono ad attrarre, affascinare, convincere plasmare l'immaginario di altri Paesi con cultura, valori, comunicazione. Anche i film di Hollywood o della Disney involontariamente suscitano questa attrazione. In modo più esplicito...chi ricorda il finale del film Rocky IV? Il Piano Marshall fu l'esempio più evidente del soft power. Dopo la seconda guerra mondiale gli Usa inviarono ingenti aiuti economici ai Paesi dell'Europa occidentali, e a fondo perduto. Aiutare per legarli a loro. Un investimento a lungo termine. Ma oggi c'è una nuova potenzia mondiale che ha capito l'importanza di del soft power e mentre gli Usa di Trump cercano di isolarsi e sono sempre meno interessati al ruolo di egemonia culturale la Cina sta iniziando a capire che può provare a prenderne il posto. E' stato interessante notare cosa è accaduto durante il periodo della massima diffusione del virus in Italia. La Cina si è prodigata con molti aiuti all'Italia (e altri stati europei). In realtà molti aiuti non erano gratis o a fondo perduto ma hanno fatto ugualmente una efficace opera di propaganda. La Cina non ha mai criticato le altre nazioni per come hanno gestito la pandemia...tranne uno, gli Usa. Articoli, post sui social, notizie hanno descritto i cinesi come popolo generoso che aiuta in momento di difficoltà e probabilmente è stato anche così ma ovviamente con un secondo fine. Chi ricorda gli aiuti nei vicoli di Napoli? Delle ragazze cinesi con le bandierine italiane donavano guanti e mascherine dicendo "Forza Italia". In poche mosse i cinesi sono riusciti a instillare in molti italiani l'idea che Ok si probabilmente il virus è colpa della Cina però ora ci stanno aiutando e sono gli unici a farlo. In poche parole...Soft Power. Prima erano gli Usa, ora la Cina. Chi conquisterà il nuovo mondo?


sabato 4 luglio 2020

Il coronavirus negli Stati Uniti

Se in Italia la diffusione del virus ha rallentato e le persone sono quasi tornate alla normalità, qui in Usa la situazione è ancora incerta. In Connecticut siamo in una graduale fase di uscita, più avanzata rispetto a New York, e molti locali, ristoranti, negozi e uffici hanno riaperto seppur con tutte le dovute precauzioni, come l'obbligo di indossare la mascherina e mantenere il social distancing. In altri stati i contagi stanno di nuovo aumentando.

Io sono tornato in ufficio ma credo che ci vorranno mesi per tornare alla normalità. Per me non è facile indossare la mascherina per circa 10 ore al giorno tra treno, metro, e ufficio, ma seguo le regole dello stato e della mia compagnia.

A mente fredda faccio delle considerazioni sui primi mesi con questo ospite sgradito e sulle differenze in cui abbiamo vissuto la pandemia in Usa e in Italia con il disclaimer che è sempre lo stesso: Non voglio fare polemiche. Mi piace solo rilevare differenze culturali e curiosità. Ok sulle notizie dei quotidiani italiani sugli Usa ho una lieve vena polemica...

Ma iniziamo dalla quarantena.
In Italia, con mia grande sorpresa, le autorità sono state severe e rigorose, sicuramente più di quelle americane. La quarantena è stata obbligata e chi voleva uscire doveva munirsi di autocertificazione. Dopo un bel periodo di solidarietà tra le persone in cui tutti cantavano sui balconi e facevano gli applausi simbolico a medici e infermieri, si è creato un clima diverso, più sospettoso, tra controlli e multe per chi non rispettava le regole e cittadini che sputavano odio contro chi non rispettava le regole. Mi hanno fatto sorridere i video de video amatori indignati che scendevano in strada a riprendere i corridori nei parchi non rendendosi conto che anche loro in quel momento facevano parte dell'assembramento contro cui si indignavano. Ma direi che è normale: alla lunga una quarantena porta sempre impazienza e malumori tra le persone.

In Usa ogni stato ha deciso in piena autonomia e la sensazione complessiva è stata una quarantena non obbligata ma fortemente consigliata. E' vero che hanno chiuso tutto e hanno vietato gli assembramenti ma non ci sono state autocertificazioni, multe o poliziotti che sgridavano i cittadini se stavano in giro o peggio ancora senza mascherina. Credo che sia impossibile obbligare a stare in casa per legge e quindi non ci hanno provato nemmeno. Ora che stanno riaprendo, nei locali pubblici c'è l'obbligo di indossare la mascherina e di rispettare il social distancing. I ristoranti hanno aperto solo all'aperto e con distanze tra i tavoli. Molti negozi hanno riaperto mentre altri ricevono i clienti solo per appuntamento oppure per consegnare velocemente gli ordini fatti online. Specialisti o dentisti ti misurano la febbre in macchina e ti fanno entrare nello studio medico solo dopo che hai compilato un modulo in cui confermi che non hai sintomi riconducibili al virus.

Ma veniamo a ciò che mi ha più colpito negli ultimi mesi: il modo in cui i media italiani hanno raccontato la pandemia in Usa. Ho notato che molte notizie sono state modificate ad arte vuoi per sensazionalismo, vuoi per superficialità o poca conoscenza degli Usa o per puro e semplice antiamericanismo.
Ecco alcuni esempi:

1)
HANNO VOLUTO FAR CREDERE
che ad Hart Island fossero state create fosse comuni perché i morti per il coronavirus stavano aumentando inesorabilmente, come se gli ospedali newyorkesi fossero pieni di cadaveri a causa del loro sistema sanitario discutibile e quindi l'unica soluzione era seppellirli in fosse comuni.
IN REALTA'
gli ospedali di New York hanno retto benissimo (anche io avevo dei dubbi ma mi sono ricreduto). Hart Island è una piccola isola in cui da decenni vengono seppelliti i corpi di chi muore in solitudine senza che il corpo venga reclamato dalla famiglia e possa organizzare il funerale. Quindi non si tratta di fosse comuni legate al virus e ad essere precisi non si tratta neanche di "fosse comuni" perché i corpi non vengono ammassati in delle fosse ma vengono seppelliti in delle bare di legno. Verto non sono belle immagini ma fosse comuni vuol dire qualcosa di diverso. Purtroppo come sempre in questi casi la notizia "Fosse comuni a New York" ha fatto il giro del mondo e pochi si sono documentati su cosa sia davvero Hart Island.

2)
HANNO VOLUTO FAR CREDERE
che in Usa tutti stessero comprando armi e si è rischiata una pericolosa guerra tra bande. Ci ha messo del suo l'influencer Clio Makeup che si trovava a NYC ed era prossima al parto. Dopo aver letto qualche quotidiano italiano (supposizione mia) è andata in panico dicendo che a NYC tutti stavano acquistando armi e non si sentiva sicura. E' quindi scappata in Virginia, dove ha partorito. So di molti genitori di italiani che vivono a NY che hanno telefonato i figli per sapere se davvero NY fosse così pericolosa in quel periodo.
IN REALTA'
E' vero che molti americani hanno acquistato armi e munizioni, come spesso accade in questi periodi di incertezza, ma solo in alcuni Stati. Ovvio fa notizia la foto di una fila di americani fuori a un negozio di armi in un paesino del Texas. Ma si tratta del paesino del Texas... a NYC neanche esistono i negozi di armi.

3)
HANNO VOLUTO FAR CREDERE
(questa è la più bella!) che in Usa fosse scoppiata la mania dei covid party, feste alle quali si partecipa prendere il virus in modo da superarlo e sentirsi più tranquilli dopo la guarigione.
IN REALTA'
nessun boom o mania. Si è trattato di due feste nel paesino sperduto di Walla Walla nello stato di Washington. Le autorità hanno inizialmente sospettato che avessero organizzato queste feste con l'intenzione di contrarre il virus, o almeno provarci, ma dopo qualche giorno hanno ritrattato dicendo di non avere le prove di questa loro supposizione. Ma come sempre pochi avranno letto bene la seconda notizia. Nell'immaginario collettivo il boom c'è stato in ogni stato e in ogni città e gli Americani sono i soliti deficienti irresponsabili.

4)
LE NOTIZIE COMPLOTTISTE hanno messo il carico da 90 in questo clima contraddistinto da migliaia di notizie false e tendenziose. Anche persone che reputavo intelligenti hanno diffuso notizie in cui si sostiene che il virus è legato al 5G, che il virus è stato diffuso di proposito per vendere i vaccini, che il virus è stato creato di proposito per vaccinarci e iniettarci di nascosto un microchip per controllarci, che il virus è stato diffuso dal cattivissimo Bill Gates, il nuovo Satana.

Anche per queste ragioni qualche settimana fa ho deciso di cancellare il mio account Fb, un social ormai pieno di notizie false e teorie cospirazioniste, in cui la gente litiga e si offende. Fondamentalmente un social che sempre mi deprimeva e mi rubava tempo.

Ma sono tempi interessanti anche se molto incerti. What will be next?

sabato 13 giugno 2020

American Factory, Tiger King e Wild Wild Country

In questo periodo di quarantena  ho letto molti libri e ho visto molte serie tv, film e documentari.

Vorrei consigliarvi tre documentari legati agli Stati Uniti e agli aspetti meno conosciuti che amo definire della "vera America", quella che si vede meno in tv o su internet ma che sono per me più interessanti perché raccontano dell'America più vera e genuina, di provincia. Magari li avete visti tutti e tre comunque ve li consiglio.

Sono tutti su Netflix, beh Netflix Usa, credo che Netflix Italia non abbia sempre gli stessi titoli.

1) American Factory (2019)
Ha vinto l'Oscar come miglior documentario quest'anno. E' la storia, vera, di una fabbrica della americanissima General Motors, in Ohio, che qualche anno fa chiuse i battenti a causa della crisi e lasciò senza lavoro centinaia di famiglie. Pochi anni dopo, la fabbrica venne inaspettatamente rilevata da investitori cinesi che la rimisero in piedi e riassunsero molti operai che erano stati licenziati. I nuovi proprietari fecero arrivare dalla Cina decine di managers, supervisors e operai e così operai americani e cinesi si trovano fianco a fianco a lavorare nella stessa fabbrica in uno strano connubio di mentalità e concezioni del lavoro. Ovviamente molto diverse.
Gli Americani si mostrarono riconoscenti verso i nuovi proprietari cinesi che gli avevano ridato un lavoro ma fu subito evidente che qualcosa non era più lo stesso. Le retribuzioni e i diritti non erano quelli del periodo della gestione americana e con il passare dei mesi le due culture andarono in collisione. Non voglio fare spoiler ma è interessante perché mostra quella parte di America che fa fatica ad andare avanti,  e anche la rabbia di chi vede ormai quasi tramontato il sogno americano di qualche decennio fa. Forse sono proprio milioni di persone deluse dal sogno infranto che votarono per il "Make America Great Again" del 2016. La domanda è: sono rimasti delusi anche da questi 4 anni di presidenza Trump? Non è facile capirlo e molti eventi imprevedibili stanno accadendo in queste settimane. Ma capiremo di più a novembre.

2) Tiger King (2020)
E' un documentario ha appassionato moltissimi in Usa soprattutto all'inizio della quarantena. E' una serie in 8 episodi e racconta la storia (vera) di Joe Exotic, un operatore di zoo do grossi felini, accusato di sfruttamento di animali selvatici. Joe Exotic è un personaggio eccentrico, eclettico, e rissoso, che si è attorniato di personaggi altrettanto eccentrici e che ha anche una acerrima nemica, che come lui è abbastanza losca, e con la quale ingaggia una vera e propria lotta per anni.
Interessante, uno di quei documentari che ti fa pensare: che personaggi vivono in America!


3) Wild Wild Country (2018)
E' stato per me il documentario più interessante tra quelli visti negli ultimi anni. Forse perché da sempre mi interessano religioni, culti, sette e predicatori ma è una storia che mi ha davvero tenuto incollato alla sedia per i vari colpi di scena.
E' la storia di una setta di Osho che dall'India decise di andare a impiantare una nuova comunità in una remota area dell'Oregon. Qui dopo aver acquistato una proprietà immensa, costruiscono dal nulla una vera e propria cittadina. Ma il piccolo comune vicino non vede i nuovi arrivati di buon occhio. La  convivenza non è pacifica. Riuscirà una comunità a mandare via l'altra? Anche in questo caso per gli eventi accaduti superano ogni immaginazione. Only in America.

venerdì 5 giugno 2020

Le altre tappe nel Maine: Portland e Bangor

L'esperienza nei boschi del Maine è stata la parte centrale del viaggio, preceduta da un giorno a Portland e seguita da un giorno a Bangor.
Portland è una cittadina di mare che non mi ha entusiasmato. E' vero che l'ho visitata in un pomeriggio uggioso e c'era poca gente in giro ma a parte una stradina con i sanpietrini immortalata in tante cartoline non c'era molto altro da vedere. E per un italiano una stradina con i sanpietrini è cosa normale ma posso capire che per loro possa dare una sensazione di storico contrapposto al moderno. Poco fuori Portland però c'è un luogo che volevo visitare da tempo, un simbolo del Maine ma anche di tutto il New England e che probabilmente avrete visto spesso in foto o in qualche film.
E' il il faro più famoso di tutti: il Portland Head Light di Cape Elizabeth.


Dopo aver visitato il faro sono andato nei boschi del Maine, come raccontato nei tre post precedenti.
Dopo i boschi di The Forks sono andato a Bangor, a 4 ore di macchina. Bangor è una piccola cittadina come tante in cui normalmente si capiterebbe solo di passaggio e non per turismo. Ma ha una caratteristica particolare: è il paese in cui vive Stephen King ed è proprio lì che ci sono molti luoghi dei suoi romanzi e dei film tratti dai suoi romanzi, come ad esempio quelli di IT.

La mia adolescenza è stata accompagnata da scrittori come Poe, Lovecraft e soprattutto King.
Misery, IT, Stand by Me, Ossessione, Carrie mi hanno portato nella provincia americana che ho sempre amato, forse più delle metropoli come Los Angeles, San Francisco e New York. Va beh, diciamo a pari merito con New York.
Quindi girare per i luoghi che avevo solo immaginato è stato speciale.

La prima tappa è stata la statua del boscaiolo simbolo del folklore americano: Paul Bunyan. Chi ha visto IT 2 sa che questa statua prende vita...



Nel pomeriggio ho fatto lo Stephen King Tour. Un piccolo autobus ha portato me e una decina di fan di King in giro per i luoghi del re dell'horror. La guida ci ha mostrato luoghi "kinghiani" e ci ha raccontato aneddoti interessanti.

Il cimitero in cui hanno girato una scena di Pet Semetery e in cui King era solito passeggiare anche per prendere spunto per i nomi dei suoi personaggi. Queste lapidi gli diedero lo spunto per i nomi di George di IT e Carrie del romanzo omonimo.






Il luogo che ha dato ispirazione alla scena del lancio nel lago dei ragazzini di IT e la Rock Station fondata da Stephen King:


Il retro e l'interno del piccolo bus dello Stephen King Tour.
Il tombino a pochi passi dalla casa di King che ha dato ispirazione alla scena iniziale di Georgie con il clown Pennywise.





L'acquedotto di molti racconti e film e la panchina a pochi passi da esso in cui King da giovane era solito trascorrere molte ore con un block notes per buttare giù appunti per qualche nuovo racconto o romanzo.


Purtroppo la guida ha fatto passare solo una foto perché quel giorno non era possibile visitalo: il prefabbricato in cui King da giovane visse in estrema povertà con sua moglie. Qui abbozzò la storia di Carrie ma non soddisfatto gettò il manoscritto nel cestino. La moglie lo recuperò e gli disse di lavoraci su perché era molto buono. King lo fece, il romanzo venne pubblicato (con un compenso stratosferico per un primo romanzo, 400mila dollari) e diede inizio alla sua carriera. Poco dopo lasciò il prefabbricato per trasferirsi in un appartamento più comodo.


E infine davanti casa del  re dell'Horror con tanto di cancello dark ma anche ironico, con ragni e pipistrelli:





Il giorno seguente sono tornato in Connecticut contento di questa mia prima vacanza da solo. "Solo traveling" lo chiamano, e se a molti può sembrare strano, devo dire che è un modo interessante di viaggiare e che forse ripeterò.


giovedì 16 aprile 2020

La mia esperienza nei boschi del Maine - Parte 3 -

Il terzo giorno è stato il più particolare.
Mi sono svegliato presto, ho fatto colazione e sono andato al lago Moxie a quasi un'ora dal resort.  



Poi sono andato a una mezz'ora di macchina a fare un percorso a piedi lungo il fiume Kennebec.





Dopo di che ho controllato l'orologio ed erano appena le 10am! Poiché non c'era molto altro da fare in zona ho comprato un panino in una stazione di servizio, isolata nel nulla, sono tornato al resort e ho deciso di trascorrere il resto della giornata nella mia cabin. In onore a Stephen King la cui cittadina, Bangor, avrei visitato il giorno seguente, mi sono messo a leggere "Ossessione" che avevo iniziato prima di partire e che tra parentesi è difficile reperire in commercio perché venne messo fuori produzione per volere dello stesso scrittore a seguito di alcune stragi nelle scuole americane. Io lo ho acquistato su Ebay. Dopo una paio d'ore l'avevo finito! Incredibile quanto si riesce a leggere senza distrazioni.

Ho guardato l'orologio ed era ancora l'1pm. Avevo davanti a me un'intera giornata. Mi sono messo a dormire. Mi sono svegliato alle 2Pm. 
Avevo ancora una montagna di tempo davanti a me. Una sensazione stranissima come un dono prezioso che non sai come usare. Erano anni che non avevo così tanto tempo libero tra le mani e l'assenza di internet lo rendeva ancora più esteso. Ho acceso il portatile e mi sono messo a scrivere. Ho scritto qualcosa per il blog, ho abbozzato racconti e ho scritto, a mò di diario, alcuni episodi del passato. Mi piace molto scrivere e il sogno nel cassetto è pubblicare racconti o romanzi, un giorno chissà. Quel pomeriggio continuavo a scrivere senza fermarmi. Forse una quindicina di pagine nel giro di tre ore. Mai stato così produttivo. In altri temi avrei avuto la distrazione di Fb, Instagram, Whatsapp, Messenger e quelle pagine le avrei scritte in due settimane. Quell'infinità di tempo è stata un'esperienza preziosa quasi un'esperienza mistica. Allora è così facile riconquistare il tempo! Basta isolarsi un pò lontano da internet e il tempo torna nelle tue mani. 

Era circa le 5 pm e non sapevo che fare. Il libro lo avevo finito, avevo scritto tanto e se avessi avuto la chitarra mi sarei messo a suonare per ore. Ma ero pienamente soddisfatto così ho acceso la TV e stranamente non mi sono sentito "in colpa", il digital detox poteva considerarsi compiuto e per curiosità ho iniziato a fare zapping. Ricordo ancora cosa passava in Tv quel pomeriggio.

Su un canale raccontavano la storia di una ragazza il cui account di Facebook era stato hackerato e l'hacker ha iniziato a offendere a suo nome tutti i suoi amici. La ragazza hackerata ha perso molti amici ma ha iniziato a indagare con l'aiuto dei conduttori della trasmissione simile a Le Iene. Dopo varie ricerche hanno scoperto che l'hacker era una ragazzina e sono andati a casa sua. La tizia era una ragazzina viziata e con problemi mentali che ha continuato ad offendere la ragazza hackerata dicendo che lo aveva fatto per divertimento e non provava rimorsi. Alla fine l'hanno fatta ragionare e chiesto scusa ma si capiva che in realtà non aveva capito di aver rovinato per mesi la vita della sua coetanea.

Ho cambiato canale: Jerry Springer. Due donne erano pronte a picchiarsi. Il ring era una grande piscina di gomma che bisognava riempire. Le opzioni erano su una ruota della fortuna. Il conduttore ha girato la ruota che si è fermata su Jelly. La piscina è stata riempita di un liquido giallastro melmoso ed è iniziata la lotta. Le due donne si picchiavano tirandosi per i capelli e scivolando più volte. 

Ho cambiato canale. Un tizio spiegava le meraviglie del Power Smokeless Grill a una signora. Solo $39.95 ed è una griglia che puoi usare in casa perché ha un sistema di aspirazione interna del fumo. La signora incredula. Se non si preme il bottone il fumo si diffonde per casa, ma va bene, c'è a chi piace l'odore d'arrosto  ma se si preme il bottone il fumo viene risucchiato nel grill come un'aspirapolvere, o meglio un aspirafumo. Amazing! Amazing! Tutto era incredibile ed amazing. Erano davvero bravi nel loro mestiere.  E' questa l'essenza del marketing americano.
Poi ho spento.

Mi avevano fatto venire fame e così ho fatto un giro in un altro supermercato a un'ora di macchina percorrendo la strada "scenica" lungo il Kennebec. Ho comprato del cibo e sono tornato alla cabin. Erano arrivate le 8 pm. Che giornata interessante. Il giorno dopo sarei partito per Bangor. 

martedì 14 aprile 2020

La mia esperienza nei boschi del Maine - Parte 2 -

Il giorno dopo, di prima mattina, sono andato a fare colazione al resort: orange juice and french toasts. Tra parentesi il resort è l'unico luogo nel raggio di molte miglia con il wi-fi e quindi, lo ammetto, ne ho approfittato per controllare email, social e qualche notizia tramite iPhone. La disintossicazione da internet non è facile. Uscito dal ristorante-pub del resort ho notato che alcune persone erano sedute in macchina parcheggiate nei pressi dell'entrata a scroccare il wi-fi. Siamo tutti assuefatti, non è facile uscirne...

Dopo colazione sono andato alle Moxie Falls, il percorso tra i boschi che porta a delle piccole cascate, dove non ero riuscito ad andare il giorno prima. Era una bella giornata e il percorso mi è piaciuto molto sentieri ben curati, con molte scalette e terrazzini in legno, che mi hanno portato agevolmente alle cascate, dopo un'oretta di cammino.



















Insomma una passeggiata davvero rilassante all'aria pura e una sensazione di benessere e serenità che non provavo da anni. Poi ho comprato qualcosa da mangiare in uno di quelle gas station con negozietto annesso, sperduto nel nulla. Non so perché ma spesso mi affascina di più un luogo del genere di un grattacielo di New York. Amo la Big Apple ma questi luoghi isolati mi danno la sensazione di vera America rurale. In quei giorni mi sono chiesto: ma come fa a vivere la gente in questa zona in cui la distanza tra case è di varie miglia e per andare in un centro commerciale più vicino, di quattro negozi, per fare la spesa ci possono impiegare anche un'ora? Probabilmente in una zona del genere anche un piccolo pub o una chiesetta rivestono una funzione importante e sono luogo di incontro per gli abitanti di tutta la zona. Sicuramente si conoscono tutti.

Sono tornato alla cabin, ho mangiato e nel pomeriggio sono andato a fare un altro giro, un trail lungo il fiume Kennebec. L'entrata del percorso era a pochi metro dal resort. E' stato un altro giro rilassante. Mi hanno sempre affascinato i fiumi e il Kennebec in alcuni tratti diventa spettacolare soprattutto se si percorre in macchina la scenic drive che lo affianca. Queste foto invece le ho fatte durante il percorso a piedi. Poi sono andato in macchina e questa volta mi sono diretto in un negozio un pochino più grande, tanto per fare un giro in macchina. Non c'è altro in questa zona, solo gas station, un ristorante ogni 30 miglia e piccoli negozi di alimentari sparsi qua e la e poi e tanti tir che trasportano legna per strada. Poi sono tornato alla mia cabin, ho mangiato e mi sono messo a leggere un libro. E poi citando C'era una volta in America...sono andato a letto presto. Una meravigliosa giornata a contatto con la natura, nel mondo reale, lontano da internet, annessi e connessi. 









Continua al prossimo post...

(Comunicazione di servizio: qualcuno ha lasciato un commento al post precedente ma lo ho cancellato per errore. Chi lo ha lasciato, può commentare di nuovo e starò attento...)

domenica 12 aprile 2020

La mia esperienza nei boschi del Maine

Ciao a tutti, come procede la quarantena? E' da un pò di tempo che vorrei raccontarvi un'esperienza di qualche mese fa che ha in qualche modo a che fare con la quarantena o meglio con un periodo di isolamento volontario: i miei 3 giorni nei boschi del Maine.

Da qualche anno la mia vita è sempre più frenetica: sveglia presto al mattino, un'ora e mezza tra treno, metro e a camminata a piedi per arrivare in ufficio, 8 ore di lavoro e poi ritorno a casa, cena, film e letto. E il giorno dopo si ricomincia. Recentemente sto anche studiando per ottenere un certificato importante nel mio settore. In tutto questo ho notato che Facebook, Instagram, Messenger, Whatsapp sono sono sempre più presenti nella mia vita e il tempo sprecato tra questi schermi e schermetti contribuiscono ad aumentare lo stress o comunque mi allontanano dai miei hobby e dalle mie passioni. Spesso penso a quanto sia difficile oggi staccarsi per un solo giorno da questi mezzi. Ce la fareste a stare un giorno senza social? Ok dai social forse è facile ma dal cellulare? E da internet e tutti i mezzi di distrazione legati ad esso? E ritornare al mondo di circa venti anni fa? Come sarebbe un ritorno al passato? Un digital detox?

E così, ai primi di settembre, ho deciso di fare una prova e andare per qualche giorno in Maine. Ma non nel Maine della costa, quello più turistico, no, nel Maine più isolato dei boschi del Nord, tra fiumi, laghi e atmosfere Twin Peaks. Per questa esperienza ho scelto The Forks, una zona poco conosciuta e isolata in mezzo a scenari naturalistici stupendi. (The Forks è stata in realtà una tappa intermedia tra Portland e Bangor, il paese di Stephen King, ma di questo ne parlerò in un altro post). 

Il percorso in macchina da Portland a The Forks è stato suggestivo, quello che cercavo, perché più salivo a nord e più i paesaggi diventavano rarefatti, incontaminati, con distanza crescente tra una casa e l'altra, i boschi più fitti e verdi, gli alberi più alti. Incrociavo meno macchine e più camion che trasportavano quasi tutti grossi tronchi d'albero. E poi le chiesette abbandonate, le stazioni di servizio al centro del nulla con i cartelloni dei prezzi di benzina arrugginiti...tutto contribuiva a farmi sentire in un mondo diverso, lontano anni luce dal caos che mi ero lasciato alle spalle.

Quando sono arrivato a The Forks mi sono diretto all'accettazione del Northern Outdoors e ho preso le chiavi della mia cabin, una casetta fatta con tronchi di legno che ho affittato per tre notti. Le loro casette si trovano in un bosco a distanza una dall'altra e non lontane da un lago e dal fiume Kennebec. Il resort, che ha anche un risto-pub all'interno, organizza rafting, snowmobile e altre attività, ma come molti altri provenienti da New York e altre città, la mia intenzione era solo qualche giorno di relax e detox: staccare la spina e godermi la natura. 





Ecco alcune foto della mia cabin e del resort:











Quando sono arrivato era ancora pomeriggio e quindi ne ho approfittato per andare a fare un giro in uno dei luoghi naturalistici consigliati dalla guida che il resort mi ha fatto trovare in casa: Moxie Falls, un percorso di 1 ora tra i boschi che porta alle cascate Moxie. Era a 20 minuti dal resort. Ho parcheggiato la macchina nel piccolo spiazzale brecciato all'entrata del percorso, che qui chiamano trail, e mi sono inoltrato nel bosco. La mia era l’unica macchina al parcheggio, ero l'unica persona che stava iniziando il percorso in quel momento. Il cielo si è annuvolato e la luce del pomeriggio ha velocemente dato spazio alla sera. A un certo punto ho sentito un rumore tra i cespugli e ho pensato: ecco qua, italiano morto nei boschi del Maine sbranato da un orso. Era uno scoiattolo. Ma stava arrivando la sera e il percorso da li alle cascate era di un'ora. Sono tornato al resort e ho ordinato una birra e un crab cake sandwich al pub, loro specialità, e dopo una mezz'ora me ne sono andato nella mia cabin silenziosa e priva di internet. Alle Moxie Falls sarei tornato il giorno seguente. Senza stress. 

Continua al prossimo post...