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venerdì 12 maggio 2017

Il giudice Sotomayor e il ruolo della politica in America

Una delle differenze più evidenti tra la mentalità americana e quella italiana è il ruolo che viene attribuito alla politica. In Italia i politici sono sempre nei nostri pensieri. Ne parliamo per ore, ci animiamo, litighiamo e chiudiamo delle amicizie dopo uno scontro particolarmente acceso con un amico che supporta il partito o il politico avversario.  Deleghiamo tutto alla politica. Se la nostra vita va male la colpa è dei politici, se c'è qualcosa di buono (quasi mai) il merito è di una nuova legge approvata dal nostro partito politico. Se vogliamo aprire un'attività attendiamo i fondi pubblici, statali o europei che possono essere sbloccati solo con l'intervento della politica. E così aspettiamo, speriamo, ci deprimiamo, non agiamo, non rischiamo e non investiamo i nostri risparmi in qualcosa di nuovo. Insomma, come ripeto spesso, deleghiamo alla politica il destino delle nostre vite e attribuiamo ai politici due funzioni principali: Capro Espiatorio e Messia. Negli Stati uniti le cose sono differenti. Certo anche qui si discute molto di politica, partiti, proposte di legge, deputati e senatori. In realtà negli uffici c'è la regola non detta di non parlare mai di politica (e di religione) per non creare dissidi, malumori, antipatie e litigi tra colleghi ma insomma in qualsiasi altro luogo se ne discute e spesso anche animatamente, proprio come in Italia. Però i politici non sono nelle menti degli Americani ogni minuto delle loro vite. Torniamo un attimo in Italia e prendete ad esempio i telegiornali italiani. I politici sono presenti dalla prima all'ultima notizia. Anche se si parla di un derby calcistico devono sempre dirti quale politico era tra i tifosi del Milan e quale tra i tifosi dell'Inter. In Usa, invece, due giorni dopo l'elezione del Presidente tutti sono tranquillamente a lavorare senza parlare di politica e non ne parlano più.  La politica è importante ma fino a un certo punto, non invade la vita delle persone ogni ora della giornata. Insomma gli Americani agiscono, rischiano, investono, e non aspettano con ansia i favori, le concessioni o le leggi della politica. Il futuro è nelle loro mani, non viene delegato ai politici. L'altra sera guardavo su YouTube un puntata di Otto e Mezzo condotto da Lilli Gruber. Tra i suoi ospiti c'era uno dei giudici della Corte Suprema americana: Sonya Sotomayor. Una storia interessante la sua, che ha raccontato nella sua autobiografia My Beloved World, best seller negli Usa.
Al minuto 8:00 Lilli Gruber chiede se la fiducia nelle istituzioni è diminuita negli Usa dopo l'elezione di Trump e Sotomayor risponde con un discorso molto semplice sul non affidarsi troppo alla politica se si vuole realizzare i propri sogni. In poche parole riesce ad esprimere bene la differenza di mentalità tra Stati Uniti e Italia. Vi consiglio di ascoltarla. Pragmatismo e azione per gli Americani. Disfattismo e attesa, ahimè, per gli Italiani. Cosa ne pensate?



3 commenti:

  1. Poco dopo l'elezione di Trump mi ero divertito a guardare qualche trasmissione italiana, dove fino a qualche giorno prima tutti tifavano come dannati per Clinton (nemmeno fossero dei democratici della California), e da Lilli Gruber c'erano gli stessi ospiti della puntata da te inserita qui sopra, inclusa l'americana di bella presenza. Ovviamente, tutti a dire che era successo un disastro, che con Obama era tutto molto meglio (notare che Trump non si era neppure insediato) ecc. ecc. Quindi credo che in questa puntata più recente volessero ripetere il medesimo teatrino, aspettandosi il supporto della Sotomayor… che invece ha preferito non abbassarsi al livello del pollaio dell'ex deputato del PD Lilli Gruber.

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    1. E' stata brava Sotomayor a non farsi trascinare nelle solite tifoserie italiane Trump vs Obama o Trump vs Clinton. Noi in Italia amiamo il pettegolezzo e gli scontri da stadio, lei invece ha fatto un discorso più alto e interessante.

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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