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mercoledì 22 maggio 2013

Colloqui di lavoro italiani e americani


Cari lettori, noto con piacere che siete diventati sempre piu' numerosi. Chi lo avrebbe mai detto che in soli pochi mesi questo blog avrebbe totalizzato oltre 45mila contatti! Mi leggete praticamente da ogni luogo del pianeta: Italia, Usa, Russia, Germania, Cina, Giappone, Australia, Svizzera, UK, Norvegia, Ucraina, Pakistan, Malesia e tantissimi altri! Vi ringrazio tutti.
Innanzitutto vorrei aggiornarvi sulla mia situazione work visa e ritorno in America. Dopo aver ottenuto l'approvazione dal dipartimento del lavoro americano, l'avvocato incaricato dall'azienda per preparare le pratiche del visto ha finalmente inviato la domanda anche all'immigration americana. Oltre ai soldi gia' spesi (credo non meno di $3000) l'azienda ha deciso di usare un procedimento veloce, pagando oltre $1000 extra, per far si' che l'immigrazione dia precedenza alla mia pratica e prenda una decisione sul mio caso entro solo due settimane.  Quindi questi giorni sono davvero cruciali per il  mio futuro! Mandatemi pure i vostri pensieri positivi, formule magiche propiziatorie e una marea di dita incrociate, mi raccomando, conto su di voi! 
Oggi ripensavo ai miei ultimi due colloqui di lavoro, uno sostenuto in Italia e l'altro negli Stati Uniti. Quante differenze...
Colloquio in Italia. Il responsabile del personale mi diede appuntamento ad un orario ben preciso, arrivai puntuale ma poi si fece attendere per oltre un'ora perche' era impegnato in altre faccende. Il colloquio si divise in piu' colloqui, sostenuti nell'arco di una ventina di giorni, prima con il responsabile del personale, poi con un ingegnere che si occupava anche del personale e poi con il capo. Il colloquio con il responsabile del personale fu molto lungo. Mi fece anche delle domande in inglese che lui diceva di conoscere molto bene perche' aveva vissuto per qualche tempo in Inghilterra e aveva viaggiato per il mondo. Sara' ma sinceramente a me e' sembrato un inglese molto maccheronico.
Tra le tante domande mi chiese:
- Quanti anni hai?
- Sei single o sposato?
- Che lavoro fanno i tuoi genitori?
- Hai fratelli e sorelle? Che lavoro fanno? Dove vivono?
- Hai una casa di proprieta'? Vivi in affitto o con i tuoi genitori?
Risposi a tutte le domande ma l'impulso di rispondere - mi scusi ma quale attinenza hanno queste domande con il lavoro? - e' stato forte.
Ovviamente capii in seguito che quelle domande erano utili per capire se offrendomi uno stipendio da fame avrei potuto comunque contare su una casa di proprieta' e/o su una famiglia in grado di supportarmi economicamente per "integrare" il misero stipendio offerto dall'azienda.
Dopo il colloquio-interrogatorio mi lascio' da solo in ufficio a girarmi i pollici per un'altra buona ventina di minuti. Torno' con dei test: due articoli di giornale di argomento tecnico-scientifico, molto facili da comprendere, da leggere e commentare rispondendo in forma scritta a delle domande. Dopo il test fui congedato con un: bene, ti richiamo tra qualche giorno. Ah il colloquio non finisce qui? -pensai- ho impiegato un paio di ore della mia vita tra lunghe attese, domande molto personali e test di comprensione del testo ridicoli e volete farmi altre domande? Cosa e', un posto di lavoro alla CIA? Non mi pare, ma vabbe'.
Mettiamo in pausa il colloquio italiano e vi porto al mio colloquio americano, sostenuto qualche mese dopo. Il CEO, Chief Executive Officer, ovvero l'amministratore delegato dell'azienda, dopo aver ricevuto il mio CV, che in Usa si chiama Resume, mi diede appuntamento in uno Starbucks ad un orario ben preciso e arrivo' puntuale, spaccato. Fu molto cordiale e creo' subito un'atmosfera molto amichevole, direi da pari a pari. Sorseggiando un caffe' mi chiese delle mie esperienze passate, dei miei studi, delle mie ambizioni e predisposizioni. In realta' non aveva ancora in mente una posizione ben precisa ma volle incontrarmi ugualmente e dopo aver parlato una mezz'ora con me mi disse che avrebbe pensato meglio a cosa avrei potuto fare per loro ma non era il classico "le faremo sapere" perche' aggiunse anche che vedeva bene un paio di opzioni, che descrisse abbastanza dettagliatamente. Ad un certo punto gli squillo' il cellulare e rispose chiedendo al suo interlocutore di richiamarlo piu' tardi perche' era in un meeting importante. Un colloquio con me un meeting importante? Non nego che mi fece piacere questo suo segno di rispetto. Poi mi diede anche un'idea delle fasce di stipendi che vengono pagati in azienda, mi fece capire la cifra con la quale avrei potuto iniziare a dove sarei potuto arrivare dopo qualche anno e mi saluto' invitandomi ad una festa in uno dei loro negozi per farmi conoscere alcuni suoi dipendenti e clienti e farmi vedere da vicino i loro prodotti. Mi disse che dopo questa festa mi avrebbe fatto conoscere un manager dell'azienda, un po' il suo braccio destro, che era in vacanza per qualche giorno, e avremmo potuto proseguire con il dialogo sull'eventuale assunzione.
Ma torniamo al colloquio italiano. Dopo il colloquio con il responsabile del personale ne sostenni un altro con un ingegnere dell'azienda e poi finamente, alcuni giorni dopo, venni finalmente convocato per il colloquio con il capo... a quanto pare un'entita' astratta di natura semi-divina che solo pochi fortunati hanno avuto la fortuna di vedere. Dopo un'ora di attesa entrai nel suo ufficio ed era stravaccato sulla sua poltrona, tutto abbronzato, camicia aperta che lasciava intravedere collane d'oro, orologio e bracciali d'oro. Dava l'impressione che avrebbe messo i piedi sulla scrivania da un momento all'altro. Dopo qualche domanda gli squillo' il telefonino. Rispose. Era un suo amico, o un parente, al quale chiese: allora chi ti sei portato (a letto) ieri sera? E continuo' a parlare, a fare battute a sfondo sessuale di cattivo gusto mentre io ero li' a fingere di non ascoltare e a guardare i quadri sulle pareti. Finalmente dopo un buon quarto d'ora termino' la sua telefonata e mi fece qualche altra domanda. Ascoltava distrattamente e per poter "abbassare il mio valore" sminui' la mia esperienza all'estero con un: si' sette anni in America, ma io la considero solo un'esperienza di vita. E infatti seguendo il suo schema, che alcuni ragazzi che avevano sostenuto gia' il colloqui poi mi confermarono, poco dopo mi accenno' alla proposta di un contratto a progetto, rinnovabile, ma fu vago sullo stipendio anche se intuii che doveva essere molto basso. Prima di parlare di cifre avrei dovuto fare un periodo di training "per iniziare a mettere un piede in azienda e capirne i meccanismi" e quindi mi invito' a seguire questa settimana di training o meglio corso di formazione, non pagato. Anche per la posizione fu molto vago. In realta' andai a quei colloqui come tanti altri ragazzi perche' ci venne fatta intravedere sempre in modo vago la prospettiva di lavorare in ufficio back office o marketing o vendite ma si trattava solo di esce per attirarci al colloquio perche' in realta' l'azienda aveva un urgente bisogno di persone al call center. E infatti durante la prima giornata di training fu chiaro che stavano per insegnarci come lavorare al call center. Quasi tutti pero' continuammo quel training anche perche' avevamo bisogno di lavorare, volevamo capire quale poteva essere l'offerta concreta che ci sarebbe stata comunicata solo dopo la settimana di training. Finita la settimana di training il capo convoco' un tutti nel suo ufficio, uno dopo l'altro, per comunicarci che avremmo dovuto fare una seconda settimana di training, (uscita cosi' all'improvviso e sempre non pagata), per fare pratica e ci confermo' tipo di contratto e la paga che poteva offrire: contratto a progetto rinnovabile a circa 400 euro al mese. Un'altra settimana di training non pagata per un lavoro full time al call center quando sia a me che a tanti altri ragazzi aveva prospettato tutt'altro? 400 euro al mese per oltre 40 ore di lavoro a settimana? Mi sentii preso in giro e cosi' rifiutai l'offerta e me ne andai. Molti altri furono costretti ad accettare. Avevo perso oltre un mese con i loro colloqui, la loro vaghezza, false promesse e training non pagato. Decisi cosi' di tentare di tornare in Usa.
E torniamo appunto a qualche mese dopo, al colloquio americano di cui vi parlavo.
Qualche giorno dopo la festa alla quale fui invitato, sostenni il secondo ed ultimo colloquio con il CEO e il manager. Anche questo colloquio si svolse in modo molto amichevole in sala mensa dove mi offrirono il pranzo e mi parlarono in termini concreti, senza giri di parole o promesse vaghe. Mi proposero di fare un mese di prova/training, anche per vedere se ci piacevamo a vicenda dopodiche' avrebbero deciso se avrei potuto lavorare per loro. Mi comunicarono la cifra precisa che mi avrebbero offerto in caso avessi superato il periodo di prova e avendogli detto che avevo ricevuto un'offerta da un'altra azienda mi "corteggiarono" un po' parlandomi delle prospettive di crescita, dicendomi che mi avrebbero offerto piu' benefits dell'altra azienda e che secondo loro non avrei avuto problemi a superare la prova ma questa era la procedura standard da seguire.
Non mi fecero mai domande sulla mia eta', sui miei genitori o sui miei fratelli. Se non erro negli Usa non e' consentito agli imprenditori chiedere queste informazioni cosi' personali anche perche' potrebbero discriminare in base all'eta' e ad altri fattori personali.
Insomma come tutti sapete avendo letto i dettagli di questi colloqui in vari post precedenti, poi superai il periodo di prova e l'azienda decise di assumermi e ora sto aspettando l'approvazione del work visa. Il periodo di prova mi venne pagato e anche molto bene. Se paragono quel periodo di prova con lo stipendio che mi avrebbe dato l'azienda italiana...beh in Usa sono stato pagato dieci volte tanto! Se non sono differenze queste. E poi vogliono cercare di far rientrare i laureati italiani emigrati all'estero? Siamo seri, per favore.


34 commenti:

  1. Purtroppo l'Italia è veramente una barca che affonda!
    Chi cerca lavoro dipendente o è stra-laureato-genio o paraculato a 1000.
    Tutti gli altri si beccano il callcenter e i colpi che gli manda la gente quando viene chiamata a casa, per uno stipendio da fame.
    Chi prova a fare impresa viene subito castrato tra burocrazie infinite e tasse pesantissime.
    Tanto per dirne una, nemmeno apri e già devi sborsare 3000€ come contributo inps...per non parlare degli studi di settore!
    Poi si lamentano che le imprese chiudono.

    Quando ero più ignorantello in materia USA, mi stupivo sempre(soprattutto vedendo i film) della facilità con cui gli americani cambiavano lavoro, anche totalmente diverso e a 40 e passa anni....o vedere gente andare in pensione giovanissima...
    Abituato allo "status quo" italiano dove entri in un lavoro e ci "muori", era uno shock!

    Poi ho capito la libertà di azione che hanno, ma ho anche capito che in Italia una cosa del genere non sarebbe mai possibile, bisognerebbe cambiare la mentalità di tutti!
    Infatti sul tentativo di smuovere il mercato del lavoro siamo arrivati ai famosi lavori a progetto, classica furbata all'italiana per far lavorare gratis la gente.
    Il prossimo passo sarà arrivare ogni mattina all'incrocio di una strada con un furgone e far salire chi lavora per meno degli altri!
    CHE SCHIFO!

    Scusa il post troppo lungo ma questi argomenti sono talmente complessi e incazzosi che perdo la testa!!!!

    Fingers super-crossed 4 U!

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  2. Luca continuo a seguirti e ad incrociare le dita per te...aspetto il giorno i cui scriverai..."Ragazzi sto partendo e vado a Vivere e lavorare in America" in bocca al lupo!

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  3. ciao seguo da tempo la tua avventura e sono davvero contenta per te :-)
    vorrei però anche invitare a non generalizzare: io ho circa la tua età, sono laureata e lavoro da anni (in Italia), sinceramente ( per fortuna) a me episodi come quello che racconti tu ai colloqui non sono MAI capitati, nessuno mi ha mai chiesto informazioni così personali (a parte l'età che comunque si vede dal cv e penso anche incontrando fisicamente la persona), nessuno mi ha mai fatto aspettare ore per un colloqui (me ne sarei già andata), nessuno mi ha mai fatto fare settimane di training gratis allettandomi con promesse vaghe. mi è sempre stato prospettato chiaramente il lavoro offerto, da subito, il tipo di contratto, la retribuzione e le prospettive.

    non so se sia una differenza geografica (io sto a Genova), se io sia stata "fortunata", se il mio profilo professionale e i miei studi mi abbiano messo in u
    una posizione più "fortunata" o che, però ecco sfatiamo anche un attimo il mito che in Italia funzioni sempre così per tutti i neolaureati. a me non è successo.

    non mi permetto assolutamente di parlare di te, perché non ti conosco e soprattutto perché da quello che racconti è chiarissimo che sei uno in gamba e che si dà da fare, ma in qualche anno che lavoro qui ho anche visto tanti neolaureati entrare in azienda per uno stage o fare colloqui e c'è anche tanta gente in Italia che voglia di sbattersi zero, voglia di imparare zero, arrivano a 23-24 con la spocchia "io sono laureato" (magari hanno una triennale), non gli puoi insegnare niente perché sanno già tutto, non vogliono imparare perché hanno già imparato tutto, pensano di avere diritto ad essere pagati come chi quel lavoro lo fa da anni, anche se per forza di cose appena usciti dall'università non hanno ancora le basi e le competenze per "rendere" come chi ha alle spalle anni di esperienza...

    diciamolo per favore che in Italia c'è anche questa gente, che voglia di rimboccarsi le maniche e imparare un lavoro zero e umiltà zero. da quello che racconti, forse anche in questo gli USA sono diversi, non solo nell'approccio del potenziale datore di lavoro che racconti tu in questo post, ma anche nell'approccio dei candidati, soprattutto ragazzi giovani magari al primo impiego

    ciao e complimenti per tutto :-)
    anna

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  4. Ciao Anonimo (Anna), il mio e' un caso limite ed e' successo al Sud. Tra parentesi quell'imprenditore dopo qualche mese e' anche stato arrestato per aver evaso molti milioni al fisco. Sfruttava gente bisognosa di lavorare e nel frattempo evadeva le tasse. Detto questo nei due anni in cui sono tornato in Italia ho avuto anche un'altra breve esperienza lavorativa, questa al Nord, abbastanza deludente (ne ho parlato in uno dei post in passato). Comunque devo dire che lo stipendio offerto era accettabile e i loro colloqui sono stati piu' civili di quello del Sud.
    Credimi non sono una persona che si lamenta, in Usa ho fatto di tutto, dal cassiere alle pulizie prima di trovare la mia strada ma la situazione in Italia, soprattutto al Sud la vedo davvero drammatica, anche per i laureati e le persone che hanno voglia di imparare con umilta' e non pretendono stipendi stratosferici ma il giusto per vivere dignitosamente.E' vero anche cio' che dici, in Italia molti ragazzi sono poco umili, un po' presuntuosi e non hanno voglia di imparare e di mettersi in gioco. Restano troppo attaccati alla propria famiglia o al proprio paesino, non si muovono per lavoro ma pretendono di trovarlo sotto casa pero'prima di tornare in Italia pensavo che questa tipologia di giovane fosse la maggioranza invece mi sono ricreduto perche' sinceramente ci sono tanti altri ragazzi, forse la maggioranza, che sono esattamente l'opposto ma vengono sfruttati ormai da troppi anni. Se ti va ho scritto un post sulle differenze tra giovani italiani ed americani. http://tornoavivereinamerica.blogspot.it/2012/12/giovani-italiani-e-americani.html
    Grazie per il commento.

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  5. ciao sicuramente la realtà al sud è come racconti tu, io non posso saperlo perché non la conosco.

    senza negare il periodo difficile che stiamo vivendo, io vedo con i miei occhi gente che si lamenta perché non trova lavoro, poi parli e salta fuori che quello no perché è lontano da casa, gli orari sono scomodi, non ho studiato per quello ecc. allora ciao, rimani disoccupato che ti sta pure bene.
    mi è successo più di una volta in passato, per essere gentile, quando sapevo che una persona stava cercando (e si lamentava non ho lavoro non ho soldi ...) di proporre delle cose se sapevo che in qualche posto cercavano, oppure semplicemente di fare come me che arrotondo con lezioni private di lingue e in passato facendo la baby sitter. poi dopo un po' di volte che la gente storceva il naso non ho tempo non ho voglia di spostarmi, la sera non ho voglia di uscire, mi sono un po' stufata, allora rimani a casina e almeno però non lamentarti.

    chiaro non voglio generalizzare, ma la mia esperienza è (anche) questa.

    po magari tra un mese perderò il lavoro e sarò qui a lamentarmi pure io. per fortuna ad oggi non mi è mai successo di cercare per + di un mese e non trovare, e anzi ho spesso potuto scegliere (e non sono un genio né niente, e ho circa la tua età). poi chiaro che se una persona 1. non ha voglia di sbattersi e di imparare 2. ha una laurea poco spendibile nel mondo del lavoro e schifa tutti i lavori per cui la laurea non serve ... vabè... ciao ...

    in Italia c'è ANCHE questa gente (purtroppo)

    Anna

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  6. Ciao Anna, hai ragione. C'e' molta gente anche qui dalle mie parti che non ha idea cosa significhi fare sacrifici. Ad esempio conosco una persona che ha moglie e figli e che e' in cassa integrazione da un paio di anni. Si lamenta perche' non trova lavoro ma un giorno un suo lontano parente gli riusci' a trovare un buon lavoro pero' in Emilia Romagna. Beh questa persona preferi' rifiutare per non doversi allontanare dal paese e preferi' tenersi quei 700 euro al mese di cassa integrazione. Le sue scuse erano che il posto era troppo lontano, poi chissa' di affitto quanto avrebbe dovuto pagare, poi le figlie magari si sarebbero trovate male a cambiare paese, a cambiare scuola etc etc.
    La mentalita' italiana in effetti e' piu' sedentaria rispetto a quella di altri Paesi come in Usa in cui intere famiglie si spostano da uno Stato all'altro per lavoro anche una volta ogni 4-5 anni. In Italia abbiamo meno spirito di avventura.

    Ti faccio un altro esempio non legato al lavoro ma alla mentalita' del "sto tanto bene a casa e al paese mio che non mi muoverei mai". Tempo fa la mia regione organizzava un viaggio di 3 mesi vitto e alloggio pagato in una capitale del nord europa in cui alcune mattine alla settimana bisognava seguire un corso di formazione (corsi di inglese, marketing etc) per poi portare questa esperienza e magari un futuro sfruttarla in Italia. Insomma erano 3 mesi di quasi vacanza tutta pagata dalla regione. C'erano solo 15 posti e quindi ci sarebbe stata una selezione con vari test scritti. I migliori 15 sarebbero partiti. Ci credi che solo 9 persone nel raggio di vari paesi vollero partecipare? 9 era un numero troppo basso e per non rischiare di far fallire il progetto noi 9 andammo in giro a cercare di convincere i ragazzi a partecipare. Alla fine arrivammo a 13 e la regione decise che andava bene anche 13 invece di 15 e facemmo i test solo pro forma. I ragazzi dei nostri paesi non volevano venire perche' dicevano che 3 mesi e' un periodo troppo lungo e che se poi si fossero trovati male cosa avrebbero fatto? etc etc Tra alcuni dei ragazzi/e che invece parteciparono c'era chi si riempi' la valigia di pacchi di pasta, caffe' e altro...come se non avrebero sopravvissuto aprendosi un po' alla cultura e alle tradizioni locali. Un ragazzo dopo qualche settimana inizio' a sentire una forte mancanza degli amici del bar italiano con i quali giocava sempre a carte, li chiamava al telefono quasi ogni giorno e infatti una mattina, dopo poche settimane, decise di tornare in Italia con la scusa che volevano candidarlo per qualche elezione locale. Un'altra ragazza poverina ci manco' poco che impazzi'. Era molto legata alla madre e forse il distacco le provoco' un vero shock. Non sto scherzando (magari stessi scherzando), inizio' a prendere bus a caso, inizio' a perdere la memoria e si perse per la citta' e per alcuni giorni fu ricoverata in ospedale perche' non ricordava piu' i nomi di tutti noi. Quando arrivo' la madre dall'Italia finalmente si riprese e se ne tornarono entrambe in Italia con nostro grande sollievo. A parte questo ultimo caso che forse e' stato generato da motivi psicologici piu' profondi e' proprio vero che generalmente molti ragazzi sono poco propensi a nuove avventure e a lasciare famiglia, amici, citta' e abitudini. E' legittimo pero' come dici anche tu poi pero' non si devono lamentare. Per trovare un buon lavoro o vivere una vita piu' soddisfacente a volte bisogna fare qualche sacrificio e magari abbandonare le proprie comode abitudini. :)

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  7. vedo che mi capisci ^_^
    la storia che racconti ha dell'incredibile, un'occasione così mi ha fatto venire l'acquolina in bocca sarei partita subito al tempo se mi fosse capitata (ho fatto comunque cose simili, sono partita con un progetto del MIUR e ho insegnato italiano in scuole francese, un'esperienza bellissima).

    poi come dici tu, ognuno fa quello che vuole della sua vita, io sono la prima che ad oggi tutto sommato sto bene in Italia.

    quello che fa rabbia è che (non sempre ma spesso) sono proprio ragazzi come quelli di cui parli tu, che oddio tre mesi all'estero tutto pagato con una formazione gratis no, lontano dalla mamma, lontano dalla moka di casa, non si può fare. poi arrivano a 30 anni e si lamentano che non trovano lavoro e non possono uscire di casa dei genitori.

    vabè... ciao allora...

    non voglio assolutamente generalizzare, i ragazzi italiani non sono assolutamente tutti così, almeno qui da me, però quelli che lo sono ... un po' se la cercano, almeno poi non si lamentino, perché poi li trovi per strada e anche in rete che fanno i martiri in Italia non c'è lavoro nessuno mi assume nessuno mi vuole c'è la crisi povero me a 30 anni ancora a casa con i miei .. ma poi tante volte se guardi bene.... la colpa non è che sia tutta della realtà italiana eh (che ribadisco, non è delle più felici attualmente)

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  9. Devo intervenire per forza, gli interventi di Anni mi obbligano a farlo.

    La prima domanda che ci si deve porre è la seguente:
    quanti Americani, Inglesi, Tedeschi ecc.. vengono in Italia a cercare lavoro???
    Risposta:
    nessuno, tranne le eccezioni che confermano la regola.
    E perché?
    Eppure l'Italia è il paese più bello del mondo senza dubbio, si mangia da Dio, come in nessun'altra parte del mondo, abbiamo stile, gusto, storia, cultura come in nessun altro paese del mondo.
    Non c'è nessun posto al mondo in cui trovi tanta bellezza e diversità di paesaggi concentrati in così poco spazio.
    Se abito al nord, a Milano ad esempio, mi faccio 120km e vado al mare, e 70km e sono in Valsassina a sciare.
    Senza contare che a 40km ho uno dei più bei laghi italiani, il lago di Como, dove le star di Hollywood comprano dimora.
    L'italiano poi sta simpatico a tutti: in un dirottamento aereo saremmo certamente gli ultimi a essere fatti fuori.
    E allora, perché nessuno viene qui a lavorare?
    Eppure il sogno di tutti è quello di venire in Italia, certo, ma non ad abitarci (escluso Sting e Clooney) e qualche milionario, ma solo per farsi delle belle vacanze, per poi tornare alla nebbia londinese, al chaos frenetico di NYC, e alla freddezza della Germania.
    La pura verità è che qui in Italia, escluso ripeto le eccezioni che confermano la regola, non c'è trippa per gatti.
    Io ho cambiato 8 posti di lavoro in 15 anni, ho sperimentato ogni tipo di contratto, e per finire sono in causa con la mia azienda perché è da 8 mesi che mi devono (dopo avermi mandato via loro) 6 mesi di stipendio.
    Di colloqui ne ho fatti a bizzeffe, potrei scriverci un libro, una volta ho fatto il colloquio con un tizio che insultava i fornitori al telefono in mia presenza, e che prometteva di "sfondare la faccia" a chiunque avesse tentato di fare il furbo, perché lui sapeva come sistemare la gente.
    Oppure quella volta del colloquio "interrogatorio", col "cumenda" che faceva domande del tipo?
    sposato? fidanzato? figli?
    Glielo chiedo perché questo non è un posto pubblico, qui gli orari sono simbolici, infatti abbiamo tolto il cartellino, troppi controlli, per cui se c'è bisogno si fa anche la NOTTE o il WE, se ha figli posso risparmiarle la notte, ma qualche volta il fine settimana capita.
    E capitava che andassi via alle 19,00 (dopo essere arrivato alle 9, non alle 10 del mattino) e lo incontrassi per i corridoi... "Dove sta andando?" a casa rispondevo io, e lui "di già?" eh si, a meno che non mi pagate lo straordinario esco già mezz'ora minimo se non un'ora più tardi quasi tutti i giorni, e certe volte anche alle 21 come nelle 2 settimane passate... e lui:
    non mi parli di straordinari, se no mi viene il mal di pancia, qui non li chiede nessuno... non sono discorsi da fare questi, qui siamo tutti in famiglia... si certo, la famiglia omicidi.
    Facevamo riunioni sistematicamente al di fuori dell'orario di lavoro, o all'ora di pranzo, e ai miei colleghi più anziani aveva già distribuito lettere di richiamo a go go, e quando arrivi alla terza, sappiamo tutti cosa succede.
    Un'altra volta ho lavorato presso un'azienda il cui capo era un pazzo, anche lì minacce, mobbing, bossing, umiliazioni davanti ai colleghi, e continue minacce di licenziamento.
    Da ragazzo ho lavorato anche come venditore/rappresentante, facevo le consegne col furgone, montavo gli stand fieristici, e ho fatto anche recupero crediti e il porta a porta, e il commesso.
    Il tutto per stipendi miserabili o contratti di M, in ambienti da lecca piedi, e clima da Ghestapo.
    Ecco perché me ne voglio andare, perché sono certo che all'estero almeno c'è una contropartita per quello che dai, e cmq difficilmente hai a che fare con dei farabutti/pagliacci.

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  10. ...continua dal precedente

    Il 90% di quelli che conosco, amici della compagnia dei bei tempi passati, si è sistemata grazie a:
    paparino con aziendina che ha piazzato il figlio (ne conosco 8 così), oppure para©uli raccomandati che hanno avuto il posto in banca come sacri successori del padre che andava in pensione.
    Qui in Italia è così, Anna è l'eccezione che conferma la regola, per carità, ma io alla mia età mi sono stufato di fare il galoppino, sinceramente ho dato l'anima per gente che mi ha dissanguato e che ora mi deve pure dei soldi.
    Buona volontà non significa essere ©ogli..., uno può adattarsi fino a che ha meno di 30 anni, ma poi... BASTA, io mi sono adattato ben oltre i 30, e ora sono stufo e arcistufo.
    Non si può dire che non ci abbia provato, sempre onesto e corretto, sempre a fare il "signor si", e che cosa ho avuto in cambio?
    Pedate nel sedere e umiliazioni.
    Mi spiace non poter essere più prolisso... non vi dico tutto altrimenti nessuno più mi compra il libro :), ma vi assicuro che con gli aneddoti che ho da raccontare, ci reggerei i soffitti di casa.

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    1. Grazie Machine Pistole per aver condiviso dei dettagli di alcune tue esperienze lavorative. Secondo me la "verita'" sta nel mezzo. Tu mi confermi cio' che ho constatato in questi due anni in Italia e credimi dopo aver vissuto alcuni anni in Usa e quasi un anno in Uk alcune cose in ambito lavorativo italiano mi hanno disgustato davvero tanto, forse perche' e' stato piu' marcato il confronto con Paesi in cui tutto e' molto piu' civile e i datori di lavoro non cercano di sfruttarti e non ti trattano con quell'arroganza tipica di molti imprenditori ignoranti pezzenti arricchiti italiani.
      Devo dire che sicuramente ci sono anche molti ragazzi che non si impegnano, non hanno l'umilta' di imparare e vogliono subito uno stipendio molto alto. E non si muovono dal nido di casa o dal paese/citta' in cui vivono. Io credo che siano una minoranza ma e' sicuramente un numero cospicuo.

      Ho notato poi che ci sono molte persone che magari hanno "ereditato" un posto di lavoro molti anni fa, prima della crisi, e ora dipingono il mondo a loro immagine e somiglianza. La crisi? Il lavoro c'e', io ce l'ho - dicono- e aggiungono che la crisi non esiste che il lavoro c'e' ma se i ragazzi non lo trovano non hanno voglia di lavorare o che non sono molto in gamba. Un mio amico ad esempio ha preso il posto del padre che e' andato in pensione, guadagna bene ma i clienti li ha ereditati dal padre che ha sudato per tutta la vita. E ora il mio amico vive di rendita. E' bravo per carita', altrimenti i clienti andrebbero via, pero' ha avuto la vita agevolata dal padre. Se dovesse iniziare da zero sarebbe molto difficile ora e cambierebbe idea su molte cose italiane. E allo stesso modo molte persone che hanno trovato lavoro facilmente 10-20 anni fa. Iniziare da zero negli anni che hanno seguito il 2008 non e' cosi' facile come lo era tanti anni fa.

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    2. Grande Machine!
      Hai riassunto perfettamente il clima italiano della serie ti schiavizzo e ringraziami!
      Aggiungo però che non basta avere il padre andato in pensione per entrare in banca e te lo dico per esperienza diretta! Devi essere ancora più paraculato! E mi viene da pensare ad un blog/notizia che ho letto ma non ricordo dove, in cui si diceva che il cassiere (teller) in usa, è un lavoro da ragazzi del liceo! Per la serie, è come stare alla cassa al supermarket! Altro che superlauree in economia!

      Altra esperienza personale, ho lavorato alle poste come stagionale (del caxxo visto che era solo agosto e settembre) e nel contratto di assunzione c'era scritto chiaro e tondo che, accettando, MAI e poi MAI avrei potuto più lavorare per poste italiane a meno di una loro chiamata divina.
      In pratica hanno un bacino così ampio che fanno usa e getta!

      Ormai l'Italia è così, ti chiedono lauree anche per fare la bidella a scuola o spazzare le strade, e poi i corsi! OMG! Corsi su corsi (ovviamente a pagamento) per qualsiasi minchiata!
      Vuoi spalare il letame? Ci vuole il patentino spalatore con derivazione "MERDA" mi raccomando altrimenti ti danno quello per la "terra" e non va bene! Certo che se poi vuoi spalare anche la ghiaia devi fare un corso di aggiornamento di 30 ore....
      E poi mi raccomando non più di 600€ full-e-passa-time perchè c'è il nigeriano arrivato oggi col barcone che mi lavora per un tozzo di pane, che nemmeno in tutta la sua vita li ha visti sti soldi!

      W l'Itaglia!

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  12. @ Mario Rossi e' vero in Usa il teller ovvero il cassiere di banca e' un lavoro pagato pochissimo. Non e' proprio vero che e' un lavoro per ragazzi del liceo ma diciamo che molti ragazzi molto giovani vengono assunti come teller. In Usa ho lavorato per un periodo sia in un CVS (un supermercato con farmacia all'interno) sia per un brevissimo periodo in una banca. Praticamente la paga all'ora al CVS era $8-9 l'ora, in banca $10, non molto di piu'. E pensa che poiche' una mia zia lavorava per la stessa banca prima di essere assunto hanno controllato che mia zia lavorasse in un' altra filiale, altrimenti se avesse lavorato nella stessa filiale avrebbe potuto favorirmi, i colleghi avrebbero potuto vedere (giustamente) questa cosa come poco etica e se non ricordo male a parte non poter lavorare nella sua stessa filiale, hanno controllato che la filiale in cui lavorava lei doveva essere lontano un tot di miglia da quella in cui avrei lavorato io. Quindi come dico spesso avere un parente che lavora nella stessa compagnia puo' essere considerata come una "raccomandazione al contrario" e svantaggiarti in alcuni aspetti! Pero' in banca poi puoi salire in carriera, anche se secondo me il teller dovrebbe guadagnare in partenza di piu' di un cassiere di supermercato perche' ha piu' responsabilita'.

    Invece parlando di lavoro in supermercato, quello si' e' davvero per ragazzini e non solo. Inizialmente mi sentivo un po' strano a lavorare in un supermercato perche' io avevo 28 anni mentre gli altri colleghi attorno a me erano ragazzini dell'high school o signori/e sui 50-60 anni che magari lavorano part time, o ragazzi oggettivamente con una scarsa educazione e cultura o con qualche lieve handicap (ad alcuni di loro si faceva mettere la spesa nelle buste e si sentivano molto utili (mi e' piaciuta molto questa considerazione che hanno i supermercati americani verso le persone con handicap). C'erano anche dei colleghi particolari ad esempio un signore sulla 60ina tutto tatuato e con capelli lunghi bianchi. In gioventu' era uno dei quelli che giravano gli Usa in moto, molto socievole, andava a raduni e concerti e beveva molto, insomma molto alternativo ma a una certa eta' dopo non so quanti altri lavori, non potendo piu' fare il camionista o lavori pesanti, per continuare a pagare l'affitto si e' fatto assumere dal supermercato. Ovviamente l'esperienza mi e' piaciuta e mi ha fatto maturare molto. Ho notato che in Usa c'e' posto per tutti ma chi resta a fare il cassiere a 35-40 anni spesso e' perche'e' stato poco fortunato o non ha avuto molta ambizione o voglia di imparare qualcosa di nuovo cambiando lavoro.
    In Italia invece il cassiere e' diventato un lavoro svolto anche da persone che hanno esperienza specifica o hanno studiato per molti anni in altri campi. Secondo me e' uno spreco di risorse perche' se queste persone vivessero in altri Paesi lavorerebbero in aziende in cui potrebbero mettere a frutto la loro vera esperienza, vocazione e dare il loro contributo alla crescita (e alla ricerca) del Paese e lavorerebbero piu' serenamente, piu' appagati...senza tralasciare il fatto che guadagnerebbero anche $4000-5000 al mese. Purtoppo l'Italia e' diventata cosi'. Tristezza. Magari scrivero' un post su questo tema.

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  13. ciao grazie machine per la tua esperienza, io sono sicura che tu e luca parlate di cose reali che avete vissuto, ognuno ha la sua esperienza, io posso portare la mia, sono sicura che la vostra è altrettanto autentica.

    io lavoro da quando avevo 16 anni, ora ne ho 33. straordinari non pagati non mi ricordo di averne mai fatti né aver mai saltato la pausa pranzo ecc. sarò stata fortunata o non so, però non posso dire che mi sia mai successo, che ricordi, né che ai colloqui mi abbiano chiesto hai figli marito o altro.

    quello che voglio dire è che anche nel nostro Paese, che pure sicuramente non è un'isola felice per tante cose, in primis il lavoro, in secundis gli ammortizzatori sociali ecc ecc., ci sono tante realtà, forse dettate da differenze anche macroscopiche a livello geografico, non lo so.

    io ho diversi amici circa della mia età che lavorano più o meno serenamente con orari più o meno tranquilli e stipendi "normali", che hanno messo su casa hanno magari fatto dei figli ecc. ecco non so come dire, io attorno a me non li vedo tutti questi miei coetanei che sono costretti a lavorare per 400 euro al mese. per fortuna eh. magari conosco poca gente io o quelli che conosco per formazione, fortuna o che ne so hanno trovato lavori più o meno dignitosi, in media.

    io il posto di lavoro non l'ho "ereditato" da nessuno anche perché i miei genitori facevano tutt'altro mestiere. nessuno mi ha raccomandato perché non conoscevo nessuno che lavorasse nel campo che mi interessava. mi sono laureata in un settore abbastanza specifico, ho cercato lavoro in quel settore, dopo poco l'ho trovato, ho fatto uno stage, poi un apprendistato, poi sono stata assunta a tempo indeterminato. e come me altre persone, sia nella mia azienda che persone che conosco. succede ANCHE questo in Italia, per fortuna.

    io ho lavorato e viaggiato anche in altri Paesi europei, ho un'idea delle differenze che ci sono e sicuramente della maggiore civiltà, per tante cose, che esiste. ho visto anche cose che non mi sono piaciute, penso sia normale.

    il mio messaggio voleva banalmente ricordare di non fare di tutta l'erba un fascio, generalizzare non ha mai molto senso, ognuno porta la propria esperienza. io non me la sento assolutamente di dire che in Italia ci sia il paradiso, ANZI, però cerchiamo di vedere tutte le sfaccettature di una realtà ecco. io per tanta gente che si sbatte a manetta e non trova lavoro vedo anche tanta altra gente che piange miseria e poi 1. i soldi per le sigarette e per il cellulare ultimo modello li trova sempre 2. se il lavoro non è quello che piace a loro non lo vogliono fare. ah senza contare quelli che si laureano in materie che, lo sanno tutti, almeno qui in Italia ti danno zero sbocchi lavorativi, e poi frignano e si indignano che con una laurea in filosofia trovano solo lavori da commessa.

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  14. @ Anna A, grazie per il tuo contributo. Ovviamente si capisce che sei una persona in gamba, che lavora da tanti anni, che si e' sempre impegnata nella vita.
    Forse e' vero che anche la fortuna di nascere in un posto invece di un altro puo' fare la differenza. Ad esempio per quel famoso lavoro qui al sud a 400 euro al mese che ho rifiutato e che mi ha dato la spinta per tornare in Usa...io ho rifiutato ma per ogni persona che rifiuta qui al Sud e per quell'azienda sono spuntate 5-10 persone che portavano il CV. Mentre entravo ed uscivo dall'azienda non sai quanti ragazzi/e ho visto portare il loro CV. Molte ragazze vivono nei paesi limitrofi magari con la famiglia o con il marito e alcune hanno figli. Qui al Sud e' difficile trovare lavoro e sai cosa dicevano alcune ragazze prima del colloquio quando girava voce che lo stipendio era 400 al mese? "Questo c'e', bisogna farsi i conti, se a fine mese ci restano anche 30-40 euro magari conviene accettare perche' qui attorno lavoro non se ne trova". Comunque ripeto, la verita' sta nel mezzo. In Italia ci sono tanti datori di lavoro sfruttatori ma anche tanti ragazzi che non hanno voglia di lavorare e passano il tempo a lagnarsi contro tutto e tutti.

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  15. poi se posso aggiungere, da donna sinceramente di aspirare a lavorare in un paese come gli usa in cui non ho diritto neppure a un mese di maternità pagata (poi magari a discrezione del datore di lavoro mi può essere "concessa", ma non esiste una norma a livello federale che garantisca il congedo di maternità) non mi passa neppure per la testa. come non considero civile un paese in cui puoi rischiare di perdere non solo il lavoro ma pure la casa se per sfiga ti viene un cancro e la tua assicurazione non ti paga in tutto o in parte le cure che ti servono (e non mi risulta sia una cosa così infrequente).

    questo per dire che ognuno ha le sue aspirazioni e fa benissimo a perseguirle ed è da ammirare, ma il paradiso in terra mi sa che non esiste, anche perché se no sarebbero tutti lì.

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    1. Hai ragione Anna, in Usa danno poche settimane per una maternita' (e poche settimane di vacanza, io ne avevo 2 o meglio erano 10 giorni l'anno, con sabati e domeniche dicono che sono due settimane ma sono 10 giorni effettivi). Non so se non hai diritto neppure a un mese di maternita' pagata, dovrei informarmi. Anche il sistema sanitario e' un altro problema, cosi' come il problema delle armi troppo diffuse. Hai ragione, nessun posto e' il Paradiso in terra e sicuramente non lo sono neanche gli Usa, ci mancherebbe. Personalmente per questo periodo della mia vita, preferisco vivere in Usa perche' mi da la possibilita' di vivere indipendentemente e di non gravare sui miei genitori e poi nonostante i loro difetti ho sempre amato gli Usa sin da piccolo. Pero' ovviamente ogni persona fa scelte differenti in base alle proprie esigenze e desideri. Io ammiro anche chi resta in Italia a "combattere". Ma oggi la lotta e' dura ovunque. :)

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    2. tu sei da ammirare per la tenacia con cui hai seguito e realizzato il tuo secondo sogno americano :-)
      spero che continui a raccontarci le tue avventure!

      per la maternità, leggevo ad esempio qui http://ninehoursofseparation.blogspot.it/2013/02/il-congedo-di-maternita-retribuito.html
      che il congedo retribuito non esiste a livello federale, poi se non sbaglio in alcuni Stati invece c'è e chiaramente è possibile al momento dell'assunzione o della maternità contrattare con il datore di lavoro. però se pensi che come dice qui
      Gli unici altri paesi in cui il congedo parentale retribuito non è previsto per legge sono: Suriname, Liberia, Palau, Papua Nuova Guinea, Nauru, Western Samoa e Tonga.
      (Fonte: The New York Times)

      bè.... a me fa un po' pensare.

      poi appunto non è mica una discussione "quale Paese è migliore", ognuno ha le sue esigenze e i suoi desideri e in base a quello valuta quale sia il posto che fa per lui / lei. tanto tu sei un uomo quindi cosa te ne frega :-P

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  16. @luca forse come dici tu,anzi senza forse, ci sono differenze di non poco conto tra varie parti del paese.

    io un full time a 400 euro non lo accetterei mai ma non per qualcosa, ma cosa me ne faccio? qui con 400 euro ci paghi l'affitto di un monolocale, le bollette, e hai finito. non mangi né ti muovi se non a piedi per tutto il mese... non è molto fattibile diciamo. non è questione di dire mi rimangono in tasca 30 euro, è questione di dire bene, mi ci posso pagare un affitto e le bollette se non esagero con luce acqua e gas e vivo in una zona modesta, poi finito, il mangiare è un optional.

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  17. @ Anna eh lo so, ma anche qui con quella cifra non vivi, tra affitto, bollette e tutto il resto. Proprio per questo durante i colloqui il responsabile del personale voleva capire se chi aveva davanti poteva contare su una casa di proprieta', viveva con i genitori (o con il marito che magari avendo un buon lavoro poteva pagare l'affitto) e alla fine assumeva solo le persone che abitavano molto vicino alla azienda e che non avevano problemi di affitto. A me quando feci capire che la cifra che potevano offrire era molto bassa e se anche non pretendevo uno stipendio alto ma almeno il giusto per sopravvivere sai cosa mi ha risposto? Eh si pero' tu qui hai una casa (cioe' puoi vivere con i tuoi genitori) e non devi pagare l'affitto. Ancora non mi capacito dell'assurdita' di questa frase. Molte ragazze che accettarono non avevano neanche la macchina ma si facevano accompagnare dal padre o dal ragazzo o dal marito. A che punto siamo arrivati qui al Sud Italia... E i datori di lavoro se ne approfittano.

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  18. L'Italia è un paese purtroppo dove ti utilizzano e poi ti buttano via.
    E' da poco che nella città dove vivo io, (la più grande del nord Italia..), ho cominciato a vedere gente anziana che dorme in macchina.
    Non era mai accaduto, credevo che ci dormissero degli zingari, invece ho visto un signore che è finito in mezzo alla strada.
    Questo è di una tristezza infinita, siamo in un paese che non è in grado di impiegare le risorse che hanno superato i 40 anni, se sei disoccupato a quell'età o peggio a 50 anni, puoi investire gli ultimi soldi in una 9mm, per farla finita, meglio che vivere in macchina.
    Invece mi ricordo che mia zia, che abita negli States da 40 anni, ha cercato lavoro (senza esperienza) a 55 anni, e l'ha trovato presso un'azienda fuori NY che si occupava di import/export verso l'Italia.
    Cruciale il fatto che lei sapesse ovviamente l'italiano a livello di madrelingua, ma provate voi a cercare lavoro qui in Italia a quell'età.
    Come ricordava tornoavivereinamerica, negli States puoi trovare qualcosa da fare sia che tu faccia lo studente, sia che tu abbia superato certe età.
    Qui di bancari che hanno ereditato il lavoro da paparino in banca, ai bei tempi, ne conosco 2, roba da para©uli di primissima categoria, colloqui pro-forma fatti con persone che andavano in vacanza con la famiglia del neo assunto, e il bello è che si vantavano... "sai mio padre e quello del personale sono molto amici, lui viene a mangiare qui a casa nostra, per cui adesso mi fissano un colloquio e a settembre vado a lavorare per loro, il periodo di prova lo devo fare cmq, ma è ovvio che passerò, me lo hanno già assicurato, devo solo comportarmi seriamente ed essere puntuale..."
    Questa è una delle tante storie che ho vissuto quando ero ragazzo, come altri miei amici a cui il padre ha aperto delle agenzie per la vendita di immobili... altri papà che hanno sistemato fratello e sorella tutti in azienda, potrei andare avanti per ore, mi si sta consumando la tastiera.

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  20. Hai ragione Davide, mi ha molto colpito ma non meravigliato il modo in cui si sono rivolti a te per il controllo fiscale. Non hanno un minimo di sensibilita' e umanita'. Secondo me avrebbero potuto fare ugualmente tutti i loro controlli ma il modo in cui si sono rivolti a te e' da denunciarli. Ah gia' siamo in Italia, Paese in cui la giustizia e' lentissima, in cui non puoi metterti contro alcuni poteri e in cui i delinquenti restano a piede libero. Fai bene ad andartene, sono episodi come questi che danno la motivazione a farlo. Magari ci si vede negli States (se mi viene approvato il visa, manca poco).

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  22. e ti pare avere una bella qualità di vita fare 3 lavori e dormire 4 ore a notte? :-S

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    2. Quelli che in USA fanno 3 lavori e dormono 4 ore per notte sono dei disgraziati che per loro sfortuna devono fare 3 lavori, sicuramente con stipendi da fame, per tirare avanti. Ovviamente tutti lavori part-time, altrimenti non c'e' modo di farne treo quattro, e sicuramente TUTTI senza benefits e assicurazione sanitaria. Si perche' anche questa e' l'America: molte ditte che assumono la maggior parte dei dipendenti part-time cosi' non gli devono pagare i benefits ed in special modo l'assicurazione sanitaria. Ma che credete che gli USA siano tutti rose e fiori? Ma lo sapete quanti senza tetto e persone normali sono costrette a dormire in auto o fare la file alle food banks perche' nonostante si spacchino la schiena non fanno abbastanza soldi per tirare avanti? Quanta gente e' finita sul lastrico per pagarsi cure mediche, oppure e' COSTRETTA a morire perche' non ha soldi per pagarsi le cure? Il "non ce ne frega nulla" che ti ha detto l'agenzia delle entrate, qui in USA, puo' dirtelo la tua assicurazione sanitaria! Si perche' averla non significa che paghino o ti passino automaticamente le cure di cui hai bisogno. L'Italia non e' un paese perfetto, ma nemmeno gli USA e per alcuni aspetti gli USA sono peggio dell'Italia.

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  25. ciao a tutti grazie dei vostri commenti ,mi fa bene leggerli, io mi sento un po' un aliena tra di voi, perche in Italia ho lavorato solo 3/4 anni quando ero ancora una ragazzina......ho lavorato come commessa appena finite di studiare e poi in un'agenzia di viaggi per 3 anni e non mi misero mai in regola e quando mi proposero un contratto di collaborazione a 1,000 milione di lire all'epoca rifiutai e per caso ebbi la possibilita' di venire qui a fare una breve esperienza e poi alla fine mi trasferii a NYC. Ebbene in Usa anche non ho mai lavorato per nessuno, ho lavorato sempre per me stessa come libera professionista con una mia societa e non so se sentirmi sfigata o fortunata. E a volte quando passo davanti a questi enormi grattacieli di queste aziende stellari con migliaia di dipendenti mi chiedo chissa' come sarebbe, e invidio I miei amici che ci lavorano, mentre loro invidiano me ! ma come e' possibile? e penso forse magari un giorno anche io lavorero' per queste aziende... Pero' nei momenti di sconforto mi ritorna in mente sempre una signora Italiana che lavorava in un supermercato qui e che sapendo che ero Italiana ogni volta si fermava a chiacchierare e mi raccontava la sua vita. Ecco pure lei sulla sessantina lavorava al supermercato e diciamo che non era molto contenta della sua situazione certo si magari I figli erano sistemati ma lei? si vedeva che erano dei migranti che avevano fatto dei sacrifici per I loro figli ma la loro vita era stata fatta solo di questo sacrifici . Ok I figli staranno anche bene (bene per dire normale) ma loro? vale la pena ? Ecco allora nei momenti di sconforto ripenso a questa signora e mi viene il terrore che sia io tra 30 anni. Ho una paura fottuta. Per questo leggo Il tuo blog almeno posso tastare cosa succeede in Italia al momento. Ma voi ci pensate al vostro futuro? vi preoccupa? io costantemente forse esageratamente e non so se dipende dal fatto che sono una libera professionista in una citta' difficilissima e competitissima e con costi di vita astronomici o se sono proprio di carattere cosi....ciao

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  26. ma io posso dire solo che qui si lavora tantissimo , anzi sono quasi ossessionati dal lavoro (parlo di NY) specialmente nelle grandi corporations, perche' la competitivita' e' alta e se giri la testa uno ti soffia il posto. Allora li vedi, gia al lavoro la mattina sulla metro prima di andare al lavoro e poi la sera sulla stessa mentro ancora a lavorare dopo la giornata di lavoro. e' una mentalita' diversa , e una qualita' di vita diversa. Infatti molti amici miei quando si fanno famiglia,spesso cercano lavori fuori new York per i costi e anche per una migliore qualita' di vita: costi meno ingenti, piu verde, scuole migliori, case piu ampie, servizi piu a format famiglia.

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  27. @ Mili grazie per il tuo commento e per aver condiviso alcuni dettagli delle tue esperienze passate. Chiedi se noi ci pensiamo mai al futuro. Credo che tutti siano preoccupati per il futuro soprattutto in questi anni, quindi non sei l'unica. Ti capisco. La differenza che ho trovato avendo vissuto gli ultimi 10 anni della mia vita in Usa e in Italia e' che in Italia molti giovani stanno perdendo la speranza. Ci sono molti giovani "inattivi", sfiduciati che non hanno neanche piu' la voglia di cercare lavoro. Moltri altri pensano di andare a provare all'estero, magari in Germania o in Inghilterra. Almeno al Sud Italia questi stati d'animo sono piu' percepibili. In Usa invece ho notato piu' ottimismo, anche i ragazzi che lavorano chesso' come cassieri in un supermercato hanno comunque dei sogni o come minimo la consapevolezza che impegnandosi le cose potranno sempre migliorare. In Italia no. Si ringrazia Dio se si riesce a trovare un lavoro sottopagato. Queste sono le mie impressioni, magari sbaglio. Anzi mi piacerebbe leggere le opinioni degli altri lettori.

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  28. io ho avuto la stessa esperienza:
    quando da neo laureato nessuno mi offriva una possibilità in Italia, sono venuto in USA a guadagnare quei soldi che mio padre, da responsabile paramedico di un reparto a 4 mesi dalla pensione, neanche sogna.
    dopo 2 anni, con la compagnia che aveva difficoltà e tardava nel pagamento degli stipendi, invece di cercare altro, decisi di tornare in Italia, pensando che con la mia esperienza avrei lavorato per qualche azienda seria.
    Infatti prendo appuntamento per un colloquio prima del mio rientro e dopo due giorni dall'arrivo in Italia (a Cosenza) vado a Napoli a fere il colloquio.
    Solita trafila, aspetti, poi arriva il responsabile risorse umane, il direttore commerciale col quale avrei dovuto lavorare, ecc.
    faccio questo colloquio di circa 30 minuti senza domande personali.
    Mi dicono che cercano una persona che faccia esattamente quello che facevo io in USA quindi c'erano ottime prospettive per me e mi rimandano a casa dicendomi che mi avrebbero fatto sapere.
    mi richiamano dopo 1 mese e mi dicono che la loro procedura prevedeva 3 colloqui ma che mi avrebbero fatot uno sconto, ne avrei dovuto fare solo un secondo.
    ritorno a Napoli e li iniziano le domande personali, quanto ti aspetti per questo lavoro?
    e io rispondo di non sapere il valore di questo lavoro in Italia avendolo fatto in USA, allora mi chiedono quanto guadagnassi in USA e io risposi 60 mila all'anno. poi mi chiedono se pensavo di portare la mia famiglia li, ma loro mi suggerivano di lasciarli in Calabria, avrei potuto viaggiare i fine settimana (ma vi sembra normale?)
    alla fine il commerciale mi saluta e mi dice che ci vedremo presto, quindi di definire tutto con le risorse umane.
    qui arriva il bello, il tale mi dice subito che la cifra che guadagnavo in USA era molto lontana dal loro budget, il che era quasi matematico.
    gli dico di farmi un'offerta e lui risponde che non siamo veramente lontani..... sembrava un gioco a premi.
    insomma alla fine lo faccio confessare:
    volevano una persona con anni di esperienza ma loro avrebbero pagato intorno a 1100 euro al mese come junior!
    ecco perchè sono di nuovo in USA.
    é vero, ci sono tantissime cose qui che non si possono accettare, prima tra tutti la sanità, poi i diritti dei lavoratori e poi il consumismo sfrenato che basa tutta la vita di una persona sui soldi che può guadagnare e spendere.
    però l'altra faccia della medaglia è quella della trasparenza e del rispetto delle persone da tutti ilati. Un datore di lavoro non ti umilia con un'offerta misera perchè tu hai bisogno di lavorare, se non può pagarti non ti assume e se ti assume ti da quello che meriti. Non devi chiedere al politico di farti arrivare al colloquio, basta inviare il cv.
    insomma, io vorrei vivere in Italia, ma ancora una volta l'italia spinge i cervelli a scappare.

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