domenica 11 settembre 2016

September 11: quindici anni dopo

Sono passati 15 anni da quel tragico giorno che cambiò la storia. Sembra ieri. Time really flies.
Voi dove eravate, cosa stavate facendo, cosa ricordate? Vi racconto brevemente come fu la mia giornata.
In quel periodo studiavo all'università e condividevo casa con altri studenti.
Avevamo finito di mangiare ed ognuno era nella propria camera, chi a riposare, chi al pc, chi alla scrivania a studiare. Ricevetti la telefonata di un amico che mi chiese se stessi vedendo cosa stava accadendo a New York. Risposi di no e mi disse di andare subito ad accendere la tv perché due aerei si erano schiantati sulle Twin Towers ed era chiaro da pochi minuti che si trattava di un attacco terroristico. Chiamai subito gli altri coinquilini e restammo pietrificati davanti alla TV. Non riuscivamo a credere a ciò che vedevamo. Poi due di loro pronunciarono queste frasi:
Stasera compro una bottiglia di champagne per la prima volta, non mi interessa il prezzo. Bisogna festeggiare. 
E l'altro, dopo la considerazione che sembrava di assistere a un film hollywoodiano:
Beh hanno voluto imporre Hollywood al mondo? E ora si riprendano Hollywood.
Tutto questo mentre migliaia di innocenti morivano sotto il peso delle torri che collassavano.
I giorni successivi avrei capito che la macabra gioia dei coinquilini non era isolata. La mia era un'università purtroppo politicizzata, come tante in Italia, di estrema sinistra, e chi più chi meno, studenti e professori, sosteneva che Si però gli Stati Uniti se la sono cercata. Un pochino mi dispiace anche per i morti però sono quasi contento. Si dai devo ammetterlo, sono contento.
Non fu un bel periodo per me che amavo già gli Stati Uniti per essere venuto spesso qui in vacanza. Tra l'altro qui vivevano anche molti parenti e amici di famiglia e ascoltare ovunque quei discorsi antiamericani non era certo piacevole. Proprio in quel periodo decisi che appena laureato sarei venuto qui per portare un piccolo contributo da turista e poi perché no per capire se fosse stato possibile vivere in questo Paese per qualche anno.
Quindici anni dopo sono ancora qui a due passi da New York con un buon lavoro e una vita serena in un Paese che mi ha totalmente accettato e concesso il permesso di residenza permanente.
Sono contento così e mi basta. Chi odia gli Usa continuerà a farlo e non merita troppe parole. Il loro antiamericanismo è fanatismo religioso. Inutile pensarci.
In questo September 11th, 2016 tutto sembra tornato alla normalità in un Paese ferito che ha fatto  sicuramente tanti errori ma che sa anche ammetterli, non si piange addosso, e sa rialzarsi per continuare. La Freedom Tower ne è una prova, simbolica.
Cosa dire, amici? Come dicono qui: United we stand, divided we fall.
Vi saluto con queste quattro foto che ho scattato al World Trade Center poche settimane fa.
Never Forget.







sabato 10 settembre 2016

Brevi dialoghi con Americani: le tasse universitarie

Premessa: mi sono trovato spesso a parlare con italo-americani un pò antipatici che descrivono i ragazzi italiani come viziati e mammoni che restano a casa anche fino a 30 anni mentre i loro figli qui negli USA sono andati via di casa già a 18 anni per prendere la propria strada e si sono resi da subito indipendenti lavorando e pagando le tasse universitarie con le proprie forze ricorrendo a prestiti bancari.
Sugli Italiani viziati e mammoni si può discutere a lungo. Molti lo sono davvero ma molti altri non possono andare via di casa a 18 anni per due motivi fondamentali: l'università è strutturata in modo assurdo e lascia poco tempo per lavorare e poi di questi tempi è davvero difficile trovare un lavoro part time. E quando si riesce a trovarne uno la paga è ridicola. Tanto vale concentrarsi sugli studi.
Il video di Tia Taylor: Italy vs Usa - Università
E questi miei due post:
Community College vs Università italiana 1
Community College vs Università italiana 2
aiuteranno meglio a capire la differenza tra i due sistemi universitari.
Oggi chiacchieravo con una collega che si è laureata pochi anni fa in una buona università e le dicevo che poiché tempo fa ho ottenuto una laurea biennale ad un community college mi piacerebbe un giorno prendere il Bachelor's degree e quindi frequentare il 3 e 4 anno di una buona università americana.

Io: Mi piacerebbe continuare a studiare e laurearmi in una buona università americana. Dovrei quindi studiare altri due anni, seguendo corsi serali o al weekend, ma ho visto i costi delle tasse universitarie e sei sono demoralizzato. Sono altissimi. 40-50 mila l'anno o anche più.
Collega: Eh si questi sono i costi delle università.
Io: E' strano. Posso dire di avere un buon lavoro, con stipendio nella media anche se ho tante spese, come tutti, alla fine. Se in un anno riesco a mettere da parte solo poche migliaia di dollari come fanno le persone normali potersi permettere un college di 50mila dollari l'anno magari quando stanno hanno anche un buon lavoro e non sono ragazzini? Mi pare impossibile. L'università è una cosa da ricchi!
Collega (con molta naturalezza): Puoi ricorrere a un prestito con le banche.
Io: Eh si ma chi mi fa un prestito di 100mila dollari? Ma poi come funziona? Quanti interessi chiedono? In quanti anni bisogna restituirli? Tu come hai fatto?
E lei: Ehm in realtà non so bene. Per me ha fatto tutto mia madre. Dalla richiesta del prestito al pagamento.

Ah ecco, ora ho capito tutto...la mia collega  in realtà non aveva mai detto di aver pagato di tasca sua per le tasse universitarie, le ha pagate sua madre, che è una donna in carriera, e va benissimo. MA (e ho avuto altre conferme in questo periodo) vorrei solo sottolineare che spesso quando alcuni Italo-Americani ti dicono che i propri figli si sono resi indipendenti senza alcun aiuto dei genitori e sono quasi degli esseri superiori rispetto a noi mammoni italiani forse forse non ce la stanno dicendo tutta e sono loro a passargli "sottobanco" i soldi per l'affitto, la macchina e le tasse universitarie. Niente di male in tutto questo,  ci mancherebbe, ogni mondo è paese ma insomma un pò di sana diffidenza verso alcuni Italo-Americani non guasterebbe.

domenica 4 settembre 2016

Slow Tv


I film di oggi sono pieni di esplosioni, sparatorie, inseguimenti a ritmi sostenuti e vengono spesso interrotti dalle velocissime pallottole vaganti delle pubblicità che squarciano lo schermo tagliandoli a pezzi e facendo perdere la concentrazione (e la pazienza) agli spettatori.
Come se non bastasse da qualche tempo ci sono anche Facebook, Twitter, Messenger, WhatsApp
che dai nostri smartphone reclamano attenzione ad ogni ora della giornata. Migliaia di stimoli al secondo hanno fatto sì che negli ultimi anni la soglia media di attenzione umana sia scesa a 8 secondi. E la nostra mente è sempre meno libera di rilassarsi, pensare, riflettere, meditare, viaggiare con l'immaginazione.

Qualche tempo fa in Norvegia qualcuno ha pensato che era arrivata l'ora di rallentare e così nel 2009 la TV pubblica NRK mandò in onda un video molto particolare in occasione del centenario della tratta ferroviaria Bergen-Oslo: il percorso completo, ininterrotto, minuto per minuto, dal punto di vista del treno. Oltre 7 ore di video senza tagli, montaggi o musiche di sottofondo.
L'idea nacque come un esperimento e gli ideatori che si aspettavano alla meglio un'audience di poche migliaia di spettatori, rimasero sbalorditi quando vennero a sapere che il video era stato visto oltre un milione di spettatori...e in un Paese di 6 milioni di abitanti come la Norvegia era un risultato inimmaginabile.
Forti di questo successo, registrarono e mandarono in onda altri video se possibile ancora più arditi come il percorso di un battello in mare per oltre 134 ore, dei pescatori di salmone (il primo viene pescato dopo 3 ore di video), donne che sferruzzano a maglia. E anche questi vennero seguiti da milioni di spettatori.
Fu così che nacque la Slow TV la cui idea principale è quella di rallentare i ritmi e riprendere scene reali in cui non c'è niente di costruito. Niente trame, nessuna sceneggiatura, nessuna musica di sottofondo, e ovviamente nessuna sparatoria, inseguimenti, esplosioni e bombe a mano.
Pure e semplici scene prese dal mondo reale, nel loro divenire.

Qualcosa di simile si era in realtà già visto in ambito artistico quando, Andy Warhol girò il suo "anti-film" Sleep riprendendo per 5 ore e 20 minuti il suo amico John Giorno mentre dormiva. Esperimento seguito poi da Empire in cui l'artista riprese per oltre 8 ore l'esterno dell'Empire State Building.
E sul lato più commerciale-new age avevo già notato in passato che in molti negozi hanno messo in vendita Dvd con scene prese dal reale come fiumi che scorrono, cascate, pioggia nei boschi, nevicate sopra le città con l'intento di aiutare a rilassare. In realtà questi video hanno sempre un sottofondo musicale che li allontana dalla realtà e poi sono troppo statici.
I video della slow tv hanno infatti (secondo me) riscosso un grande successo anche perché hanno in sé qualcosa di "narrativo" che non li rende noiosi, almeno per spettatori un pò particolari e in cerca di qualcosa di nuovo e stimolante. Lo spettatore è curioso di vedere cosa accade. Dove uscirà il treno alla fine del tunnel? Costeggerà un paesino di campagna o dei boschi tra le montagne? Ci sarà un lago tra questi splendidi paesaggi nordici? Paradossalmente se ci pensate bene, per uno spettatore come me, stufo dei soliti film di massa, tutti uguali, possono essere più imprevedibili le scene prese dalla realtà che un film costruito con la solita struttura buono contro cattivo e la tensione che sale fino a 3/4 del film con il solito climax e la risoluzione finale. E comunque vedere anche solo qualche minuti di questi video ha davvero un effetto rilassante.

Alcuni video della Slow TV sono arrivati in sordina negli Stati Uniti già un paio di anni fa ma è solo da poche settimane che sono visibili anche su Netflix e quando qualcosa arriva su Netflix vuol dire che stanno puntando su una scommessa importante che potrebbe conquistare milioni di spettatori.
Onestamente ho forti dubbi che la Slow TV possa conquistare le masse nel Paese dell'ipervelocità e dei miliardi di stimoli al secondo però gli Americani rivelano sempre delle sorprese.
Vedremo se ne verranno conquistati, nel frattempo è interessante notare che con la Slow TV si ritorna concettualmente ai primordi della storia del cinema. Il nuovo mezzo cinematografico era stato infatti concepito anche con l'intento di riprendere paesaggi e scene della vita quotidiana e nessuno all'epoca avrebbe immaginato che il cinema sarebbe stato utilizzato per raccontare delle storie di pura fantasia.

Ad ogni modo, nell'attesa di vedere come reagirà il popolo americano a questa nuova mania proveniente dalle fredde terre di Norvegia, invito tutti a salire sul treno della Slow TV. Scendete pure quando volete e godetevi il paesaggio: semplice, puro, reale.





martedì 30 agosto 2016

Americani in Italia: Tia Taylor

Ciao a tutti, oggi vorrei inaugurare una nuova rubrica: Americani in Italia.
Questo blog è nato anche per il desiderio di raccontare come un Italiano che si trasferisce in America vive sospeso tra due culture, quella che lascia (solo geograficamente) e quella che lo accoglie.
E oltre a parlarvi di me ho anche fatto alcune interviste ad altri  giovani italiani trasferiti in America.
Penso che sia anche interessante ascoltare le storie degli Americani che si sono trasferiti temporaneamente o permanentemente in Italia.
Da quando ho cancellato il mio account Facebook (scriverò un altro post a riguardo), ho iniziato a bazzicare di più il mondo di YouTube in cerca di informazioni, notizie, documentari, curiosità e tra i tanti YouTuber interessanti ho scoperto anche tanti alcuni Americani che si sono trasferiti in Italia e raccontano le proprie esperienze e le differenze tra le due culture da un punto di vista Americano.

Sono capitato così sui video Tia Taylor, una ragazza americana che ha studiato e lavorato in Italia.
Vorrei farvi vedere due video in particolare in cui parla in modo interessante e molto dettagliato di due aspetti di cui ho trattato spesso anche io sul blog. Università e Sistema Sanitario: pregi, difetti e differenze. Enjoy!

Università: Italia e Usa



Sistema Sanitario: Italia e Usa


venerdì 19 agosto 2016

Attenti al cane!

Oggi un collega a pranzo ci raccontava che giorni fail cagnolino di sua madre si è rotto il lineamento crociato e lo hanno dovuto portare dal veterinario. Dovete sapere che, anche se a noi italiani può far sorridere, negli Stati Uniti anche gli animali vengono assicurati. La sanità costa anche per le cure dei nostri amici a quattro zampe e quindi meglio assicurarli per evitare spese astronomiche in caso di un'operazione, anche se...
Il veterinario ha consigliato di operare il cagnolino. Costo dell'operazione: $ 4,000.  L'assicurazione ha coperto solo una parte, come sempre, non so in base a quale cavillo, comma o sottocomma. Ma dopo il danno la beffa perché dopo un paio di giorni il cagnolino, che ha nove anni e quindi vecchietto, e con una zampa gia indebolita e dolorante, si è rotto anche l'altro crociato. Altra operazione e altri $ 4,000. L'assicurazione però non ha coperto per la seconda operazione, neanche un centesimo perché a quanto pare quando un cagnolino si rompe un lineamento crociato, se succede un'altra volta nel giro di un anno, l'assicurazione non paga. Deve insomma rimettersi in forma e dopo un anno se accade di nuovo l'assicurazione interviene coprendo parte dell'operazione.
Una mia collega, americana, per rincuorare il collega gli ha detto: e per fortuna che hai iniziato ad assicurarlo tempo fa e hanno coperto parte della prima operazione perché vista la sua età se avessi provato ad assicurarlo a nove anni non avrebbero neanche accettato.
Ora io mi chiedo e chiedo a voi lettori: se capitasse una cosa del genere in Italia, quanto costerebbe l'operazione? Secondo me con i costi all'americana nessuno avrebbe un cane. Quattromila dollari? E chi ce li ha sul momento per un'emergenza? Pochi.
A me sembra che qui anche la salute degli animali sia un business lucroso. Non ho mai sentito di così tante operazioni a gatti e cani da quando sono qui. Non è che forse  forse i veterinari americani sono bravi a convincere i padroni che un'operazione è sempre la soluzione ideale? Oppure siamo noi in Italia che molto spesso lasciamo soffrire i nostri amici e decidiamo di non ricorrere a nessuna operazione? Non è possibile che in Italia nessuno dei miei amici abbia mai fatto operare un cane, forse un caso su cento, mentre qui prima o poi quasi tutti devono ricorrere a questo estremo rimedio. Ad ogni modo, anche queste sono differenze culturali, forse è un altro business, forse è un modo diverso di amare gli animali. In attesa di risposte credo che sia meglio  dare un consiglio, scherzoso, agli amici Americani: Spostate il cartello, rivolto all'interno. "Attenti al cane!"...con i prezzi che corrono...

domenica 14 agosto 2016

Brevi dialoghi con Americani: la crisi italiana

Ancora oggi, parlando con Americani o Italo-Americani, basta un breve dialogo, un sorriso, un'espressione facciale o un commento che risaltano alcune interessanti differenze culturali.

Giorni fa chiacchieravo con un signore Americano che vive nel New England, tecnicamente un Italo-Americano perché è emigrato dall'Italia quando era appena ragazzino, e si parlava della crisi economica in Italia.
Sarà - mi ha detto- però ogni volta che vado in vacanza noto che i prezzi sono davvero bassi. Mi hanno affittato una casa per un mese, al paese, a solo poche centinaia di euro. Ed è una casa molto grande! E anche al ristorante...ogni volta che vado, con 20-30 euro mangio davvero tanto e bene. Qui in America quei prezzi puoi solo sognarteli. Devo spendere almeno cento dollari per mangiare così bene. Lo sai anche tu, no? Io penso che si viva bene in Italia con questi prezzi, anche se c'è una crisi.
- Si- ho risposto - i prezzi possono sembrare bassi a un americano però devi considerare che sono prezzi di un piccolo paese del sud e poi in Italia lo stipendio medio si aggira sui 1200 euro al mese. 
- 1200 euro?  - ha risposto incredulo, strabuzzando gli occhi.
- Eh certo, pensavo che lo sapessi, in alcuni casi anche meno. Non so oggi, ma fino a pochi anni fa gli stipendi dei giovanissimi si aggiravano su quella cifra se non meno. Sono pochi i ragazzi che guadagnano sui 1500-2000 euro soprattutto appena trovano lavoro.  E con quegli stipendi la vita non è poi così economica quanto può sembrare a un americano.
- Si ma come si fa a vivere con 1200 al mese? Ma anche i professori? E gli impiegati?
Non riusciva proprio a crederci. Ma allora come fanno tutti quei giovani che vedo sempre ai bar, in pizzeria, sempre in giro per strada, in vacanza al mare. Dicono che c'è la crisi e mi aspetterei di vedere depressione o infelicità nei loro volti e invece sono sempre tutti felici, tutti in giro che fanno tante attività,  fanno sport, vanno in vacanza. Senza problemi. E come fanno? Dove li prendono i soldi? Ad esempio un mio nipote che dice sempre che non c'è lavoro quest'anno se ne va in vacanza in Grecia. Ma come fa?
 In effetti questa è una domanda e un mistero che attanaglia molti italo-americani.
 - Non saprei - ho risposto - se proprio non lavorano da tempo, saranno soldi dei genitori. Oppure lavorano saltuariamente e stringono la cita per un anno e riescono a mettere da parte i soldi. Non dimenticare che molti ragazzi vivono con i genitori e non pagano vitto e alloggio e quindi possono mettere da parte con più facilità.
- Sarà, - ha risposto dubbioso - forse è  proprio così.  Però vedi, in Italia - ha aggiunto - in Italia non si trova lavoro e se lo trovi ti pagano poco però la gente è felice, soprattutto i ragazzi. Non si fanno mancare niente e vivono la vita. A cosa serve questa nostra corsa  americana a guadagnare sempre di più, a lavorare come pazzi fino alla sera e a volte anche il weekend, e a fare tanti soldi e ad avere solo pochi giorni di vacanza all'anno? La qualità della vita non è data dal lavoro o dai soldi. Che dici?
Sarà - ho risposto dubbioso, facendogli eco -  forse è  proprio così. 

venerdì 5 agosto 2016

Stranger Things

Ciao a tutti, oggi vorrei consigliarvi una nuova Serie Tv che sta riscuotendo un grandissimo successo qui negli Stati Uniti e, che se ci vedo bene, diventerà presto una serie cult: Stranger Things. E' uscita da un paio di settimane su Netflix ed è composta da 8 episodi. Non so se sia già visibile su Netflix Italia in Inglese o in Italiano. Qui comunque si parla già di una seconda stagione.
Non voglio spoilerare troppo e vi dico solo che se eravate ragazzini negli anni 80, sicuramente amerete questa serie. E' ambientata nel 1983 ed è un mix tra Steven Spielberg, Stephen King e John Carpenter. Tanti sono gli omaggi, quasi delle vere e proprie "citazioni cinematografiche", a ET, Goonies, Explorers, It, Alien. E anche una più recente, che non è stata colta da molti, di un film meno noto che a me è piaciuto moltissimo: Under the Skin. La storia è ambientata ad Hawkins in Indiana e i protagonisti sono tre ragazzini alla ricerca di Will, il loro amico scomparso misteriosamente e poi ritrovato morto in un lago. Ma in questa serie niente è ciò che sembra. Ai tre amici si unirà una ragazzina molto particolare con la testa rasata...e poi a loro modo anche gli adulti tra cui la madre di Will, disperata ma combattiva, interpretata da una bravissima Winona Ryder. Esperimenti scientifici in piena guerra fredda, paranormale, telecinesi, horror soprannaturale. Tutto ben amalgamato in una serie avvincente e appassionante. Dopo averla vista alcune cose non saranno più le stesse ai miei occhi: il numero 11, le bambine con i capelli cortissimi, gli Eggo waffles e soprattutto...le lucine di natale. Buona visione a tutti. 

domenica 17 luglio 2016

Altro episodio tra dentisti e asicurazioni

Ciao a tutti,  in passato ho già scritto sull'assurdo mondo del sistema sanitario americano.
Vi racconto un altro episodio. Pochi giorni fa sono andato dal dentista per un forte mal di denti.
Il dentista mi ha fatto accomodare nel suo studio, mi ha fatto due radiografie, ha guardato i miei denti per pochi secondi e poi ha detto: Si in effetti le gengive sotto a questo dente sembrano un pò gonfie. E mi ha prescritto degli antibiotici. Durata totale della visita: 5 minuti. 3-4 minuti per le radiografie e pochi secondi per dire che le gengive sembrano gonfie e per prescrivere gli antibiotici.
All'uscita ho chiesto: How much is for this visit?
E la ragazza al front desk: I'll bill the insurance (manderò dopo il conto all'assicurazione)
E sono andato a casa non sapendo esattamente il costo della visita.
Avrei potuto dire: ok mandate il conto all'assicurazione ma potete dire anche a me quanto. Se dovete fare dei conti posso aspettare. Invece sono andato via senza pensarci con la testa già alla farmacia in cui avrei comprato gli antibiotici.
Ieri mi arriva la lettera dalla mia assicurazione in cui è indicato quanto è stato chiesto dal dentista e quanto invece sono disposti a pagare secondo le loro valutazioni.
In poche parole il dentista ha mandato un bill all'assicurazione di...195 dollari! 70 per le radiografie e 120 per "la visita". L'assicurazione pagherà al dentista $25 per i raggi e $50 per la visita, totale 75 dollari. Chi pagherà gli altri $125? Probabilmente il paziente, ovvero...io.
Ho intenzione di lamentarmi e chiedere spiegazioni al dentista.
Lasciamo da parte l'assicurazione con tutte le sue regole, commi e sottocommi, per cui alcune cose vengono pagate totalmente e altre in parte.
Ma il mio dubbio è: come può un dentista chiedere $120 dollari per una visita di pochi secondi in cui ha solo guardato la mia bocca per pochi secondi, senza neanche toccare un dente e ha prescritto degli antibiotici?
Il sistema a me è chiaro, quasi una mafia legalizzata: il dentista (o il medico) manda un conto astronomico all'assicurazione che paga solo in parte...e il resto...a carico del paziente. a meno che il dottore magnanimo non faccia uno sconto al paziente. Ma resta un sistema assurdo anche perché quando hai  un'emergenza non hai tempo di chiedere un preventivo e anche quando esci dallo studio possono sempre dirti che non sanno con precisione quanto chiederanno all'assicurazione perché devono fare alcuni conti e valutazioni. E quindi torni a casa a casa nell'incertezza aspettando con ansia la lettera dell'assicurazione per sapere quanto è stato chiesto e quanto l'assicurazione può pagare. E il resto...buona fortuna.
Benvenuti nella sanità americana.

giovedì 26 maggio 2016

Welcome to the United States

"Welcome to the United States of America.
This is to notify that your application for permanent resident has been approved. It is with great pleasure that we welcome you to permanent resident status in the United States."
Qualche giorno fa ho ricevuto la Welcome Letter da parte dell'USCIS. E' stato sicuramente un momento emozionante aprire questa lettera che rappresenta il raggiungimento di un traguardo che tanti anni fa sembrava impossibile.
Pochi giorni dopo mi è arrivata a casa un'altra lettera dall'USCIS contenente una guida per i nuovi immigrati (ovvero per i permanent residents) con alcune info su diritti e doveri e...la tanto agognata green card. E' una carta plastificata di colore bianco e verde con la Statua della Libertà sullo sfondo e tanti sistemi avanzatissimi anti contraffazione. Addirittura dietro ci sono anche le foto di tutti i presidenti ma per vederle bene bisogna prendere una lente di ingrandimento. Anche l'apertura di questa lettera è stato emozionante anche se la gioia per questo traguardo è stato diviso in più momenti. E ora trascorrerò il resto della mia vita con lei.
Come ci si sente con la green card in tasca? Come prima ma con un maggiore senso di libertà.Sono curioso di capire se ora mi si potrebbero aprire nuove porte. Teoricamente potrei anche cambiare lavoro e andare a vivere in un altro stato anche se momentaneamente mi trovo abbastanza bene con la mia condizione attuale. Potrei comprare un piccolo appartamento ma è un passo da fare dopo aver valutato molte cose. Per la cittadinanza invece posso fare domanda solo tra 5 anni. La prenderò? Perché no.

sabato 14 maggio 2016

Green Card

Erano settimane ormai che andavo regolarmente sul sito dell'USCIS per controllare l'ultimo step per la approvazione finale della green card. Inserivo il mio case number, cliccavo su Check my status ma niente...la schermata riportava sempre lo stesso messaggio Case was received. Avrò inserito il mio case number 15-20 volte al giorno ma la schermata non si sbloccava mai: Case was received.  Mi sono convinto che era necessario avere pazienza, probabilmente è ancora troppo presto - mi dicevo - e dovrò aspettare per molte settimane, forse mesi. Addirittura l'avvocato di immigration mi disse tempo fa che ha avuto un caso di un assistito che ha dovuto aspettare per alcuni anni prima dell'approvazione finale. Non è frequente ma, se c'è un intoppo, può capitare. E così ho iniziato a cliccare sul sito qualche volta in meno al giorno, ok ok, non venti volte al giorno ma comunque una decina si.  Doveva pur sbloccarsi quel Case was received prima o poi! E così pochi giorni fa, dopo il milionesimo inserimento del case number qualcosa è cambiato...gli occhi hanno visto qualcosa di diverso, una sagoma leggermente diversa, li ho aperti meglio, ho messo a fuoco e...CASE WAS APPROVED! Sono rimasto immobile a fissare lo schermo per qualche minuto. Poi sono tornato in me, ho raccolto le idee e ho realizzato: Hanno approvato la mia green card!!!
Ero in ufficio e avrei dato la notizia ai colleghi solo più tardi perché alcuni erano in riunione. Nel frattempo guardavo lo schermo con gli occhi lucidi. Allora è fatta, ce l'ho fatta davvero! Dopo tutti questi anni di sacrifici. E pensare che solo pochi anni fa avevo rinunciato al sogno americano per tornare in Italia. L'America ha deciso. Mi ha accolto a braccia aperte la prima volta e mi ha riaccolto a braccia aperte anche la seconda nonostante le avessi voltato le spalle per tornare in Italia quando pensavo che restare qui a vita fosse un sogno irraggiungibile. E' stata paziente, mi ha voluto bene, mi ha fatto penare ma alla fine ha deciso: ora puoi essere uno di noi. You are one of us.
E ora bisogna solo celebrare. Vi ringrazio tutti per avermi seguito sin dal primo giorno in cui decisi di raccontare il tentativo di tornare a vivere qui, trovare un lavoro, uno sponsor, ottenere un visto e poi magari chissà la green card...la mia Mission Impossible. All'epoca non avrei mai creduto di potercela fare ma poi strada facendo ho iniziato a cambiare idea perché nothing is impossible if you really want it. Mi avete portato fortuna e vi ringrazio. God bless you and God bless America! Il cielo oggi è sempre più...Verde.