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mercoledì 4 febbraio 2015

Contratto a progetto in America?

Oggi ho ricevuto un'email da parte di un contatto americano al quale avevo mandato il CV (qui si chiama Resume) alcuni anni fa.
In sostanza questa signora mi chiedeva se conosco qualcuno per lavorare come Customer Service per un contratto a progetto di 4-5 mesi. Un contratto a progetto e' una richiesta strana e piuttosto rara negli Usa, almeno per la mia esperienza.
Ho chiesto alla mia giovane collega americana, che si e' laureata un paio di anni fa: per caso hai qualche amica che puo' essere interessata a un contratto a progetto di 4-5 mesi come Customer Service?
Risposta della collega: no, mi spiace, le mie amiche (nella fascia 23-26 anni) o hanno un lavoro o (quelle piu' giovani) sono al college. E poi che tipo di proposta e'? Contratto a progetto di 4-5 mesi?
Le ho detto che in Italia uno dei contratti piu' diffusi e' proprio quello a progetto di 3 mesi che poi puo' essere rinnovato da parte del datore del lavoro.
Mi ha guardato con uno sguardo come a dire: non ci credo, e' davvero assurdo.
Certo qui possono licenziarti dall'oggi al domani, lo ripeto sempre, pero' un lavoro ha una propria dignita', se ad un colloquio non ti assumono e' perche' pensano che non sei adatto alla posizione e vogliono continuare a cercare ma se ti assumono lo fanno perche' sono convinti di te. Farti lavorare solo per qualche mese e' come dirti: si ti assumiamo, ma non siamo tanto sicuri. Non so, forse per loro e' quasi un'offesa? Insomma tutto puo' succedere ma se ti assumono lo fanno per instaurare con te un rapporto durativo e di fiducia...senza SE e senza MA.

13 commenti:

  1. Quindi non hai mai sentito parlare di "temporary work","temporary employment" e "temporary work agencies", suvvia. Gli Stati Uniti e' il posto dove questo tipo di impiego e' nato dopo la seconda guerra mondiale.

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    1. Ciao Gnamo, lo sapevo che questo mio breve post avrebbe ricevuto qualche appunto. It's ok. Sono a conoscenza del temporary work in USA MA volevo solo sottolineare che non sono la norma e non sono diffusissimi come oggi in Italia. La reazione della mia collega, nata e cresciuta in USA, che vede questo tipo di contratto come una cosa risibile, da rifiutare per cercarne uno piu' serio, e il fatto che mi abbia detto che tutte le sue amiche hanno un lavoro (serio) non di pochi mesi, ha fatto rafforzare la mia idea.

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    2. La tua collega e' molto giovane e probabilmente sa poco del mondo del lavoro. Lavoro qui da quando lei era ancora bambina e ho visto diversi alti e bassi nell'economia, oltre al fatto che il trend e' sempre quello: il bussiness delle staffing industries e' sempre cresciuto. Ti posto un paio di articoli e statistiche https://americanstaffing.net/posts/2014/10/01/climb-continues/
      http://www.lanereport.com/31575/2014/05/the-rise-of-the-temporary-worker/
      Personalmente non ho mai avuto la sensazione che ha la tua collega (vivendo e lavorando qui da quasi 20 anni) e non mi pare che nemmeno gli americani in generale abbiano quell'opinione su questo tipo di lavoro: basta guardare le statistiche. Mi sembra che la tua collega e le sue amiche vivano un po' fuori dalla realta' e nonostante siano americane abbiano una visione molto ristretta e limitata di quello che e' il mercato del lavoro statunitense. La gran diffusione e la estrema flessibilita' del mercato del lavoro in USA sono una delle chiavi del successo di questa nazione, ovviamente con molti risvolti della meglia.

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    3. Grazie per il tuo contributo. Vado subito a vedermi i link. Non so, forse e' anche differente da Stato a Stato ma la mia impressione (lavoro in USA dal 2004) e' molto simile a quella della mia collega. Un conto e' la flessibilita' e il fatto che ti possono licenziare da un giorno all'altro (ed e' un bene) ma io qui, zona NY, CT e NJ non vedo milioni di giovani che lavorano con contratti a progetto di tre mesi e simili. Per la mia collega e le sue amiche ma penso anche per milioni di americani un contratto di quel tipo, molto diffuso oggi in Italia, e' una cosa molto particolare e non certo la norma.

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    4. GnamoInUSA , ciao , io vivo in Texas da 3 anni e precedentemente stavo in California (sia benedetto il momento che ho deciso di andare in Texas)

      Proprio guardando le statistiche che tu hai linkato

      http://www.lanereport.com/31575/2014/05/the-rise-of-the-temporary-worker/

      "State-specific statistics are not available, but temporary workers currently make up roughly 2 percent of the U.S. labor force. "

      si evince che :

      Esiste lo staffing ? SI

      E' diffuso ? Assolutamente NO!

      Parliamo del 2 % della forza lavoro totale , ossia di noccioline come dicono qui .

      I lavori prestigiosi quelli da six figures (ma non solo quelli) sono completamente esenti dal fenomeno dello staffing .

      Certamente dipende dagli Stati dell'Unione e dalla loro economia interna.
      Ci sono stati un po' più poverelli dove è più diffuso e stati più ricchi dove è quasi sconosciuto.
      Dipende dal tessuto sociale .

      Certamente c'è lo studente che accetta un temporary job ( che poi comunque andrà a dare "peso" nel proprio resumé ) per pagarsi gli studi o parte di essi .

      C'è chi non vuole o non può essere assunto per via di un problema di droga e accetta un temporary job visto che spesso per questi tipi di lavoro il drug testing non è richiesto .

      http://staffingtalk.com/drug-testing-changing-staffing

      C'è il pensionato che vuole arrotondare .

      C'è il pigro liberale che non ha progetti per il futuro e accetta solamente temporary jobs stando ben attento a non superare la soglia di circa 11,600 dollari l'anno ( se single ) così da non dover pagare tasse .

      Consideriamo comunque anche che in quel 2 % di lavoro temporaneo poi c'è chi viene assunto in pianta stabile : possibilità , quest'ultima , totalmente sconosciuta sebbene teoricamente possibile in italia . Quindi alla fine è molto meno del 2% .

      Ripeto : parliamo di noccioline.

      Risulta perciò perfettamente plausibile che nell'ufficio dove lavora il nostro amico laureato i suoi colleghi aborrano o completamente ignorino la semplice idea del lavoro temporaneo.
      Credo di interpretare il messaggio che il nostro amico intendesse condividere con noi affermando che la gente che lavora "veramente" e che ha studiato per lavorare non concepisce il lavoro temporaneo .


      Qui le ditte SERIE considerano il lavoratore un valore sul quale investire , non da sfruttare come in italia .

      Certamente nessuno è un buon samaritano , qui ti fanno lavorare , ti valorizzano , ti pagano bene ma per contro devi rendere un servizio di qualità al datore di lavoro .

      Ma queste cose sicuramente le sai già.

      Concludo dicendo che nel fenomeno dello staffing è incluso , ahimè , il fenomeno dell'evasione fiscale da parte del datore di lavoro e del lavoratore .

      Spesso i temporary workers sono pagati come independent contractors ( e sarebbe illegale ) e questo è un fenomeno che è tenuto sotto stretta osservazione da parte del fisco USA , l'IRS .
      Ogni tanto parte uno scrutinio di massa ( di solito per le piccole aziende che , toh , si servono di temporary workers ) e sono dolori .

      Saluti dal ricco e prosperoso TEXAS .

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  2. Ogni tanto dico a qualche amico straniero "quello che ha fatto la legge sui contratti a progetto l'hanno ammazzato". Inizialmente pensano che io scherzi, poi glielo spiego bene.
    E' un fatto che sono due mondi lavorativi completamente diversi. In America è possibile licenziare senza preavviso né giustificazioni, quindi un contratto a progetto (non immaginavo che esistesse) non ha senso.
    Mi chiedevo, tra l'altro, se esiste il contratto a tempo determinato. Qui ormai non se ne fa più uso. O sei a progetto o a indeterminato. Se ho un picco di lavoro, una commessa in più e prevedo che, finita quella, si tornerà ai livelli di prima, ho bisogno di una persona per un tempo limitato. Non sempre le persone che entrano in azienda devono essere chiamate per rimanerci.
    Forse si vive più alla giornata in USA e quando si assume una persona lo si fa senza preoccuparsi di avere abbastanza lavoro perché ci resti a vita. Quando ce n'è di meno si licenzia a cuor leggero, tanto la persona troverà un nuovo lavoro in poco tempo?
    Secondo me, poi, il contratto a progetto, così com'è oggi in Italia, conviene non solo per la maggior facilità di licenziamento. Rispetto a un contratto di lavoro dipendente, prevede infatti:
    - meno contributi da pagare
    - nessun vincolo sulle retribuzioni
    - nessun diritto a ferie e malattia
    in pratica con i contratti a progetto il datore di lavoro fa quel che gli pare.
    E la gente, me compreso, li accetta perché non c'è altro. Quando cercavo lavoro ho rifiutato i contratti a progetto per tutto il tempo in cui ho potuto permettermelo. Tra l'altro avevo dei requisiti per cui assumermi come dipendente sarebbe convenuto all'azienda. Ma la risposta, non detta esplicitamente, era "non basta, vogliamo pagare ancora meno". Quando, dopo 2 anni a progetto, l'azienda mi ha assunto, il mio stipendio è cresciuto del 50%.
    E' un mercato in cui si va al ribasso su tutto. Qualità e prezzi.
    Se un'azienda vuole instaurare con te un rapporto duraturo e di fiducia è perché vuole qualità alta, da vendere al giusto prezzo. Ma anche il mercato deve rispondere di conseguenza. Un singolo imprenditore difficilmente cambia da solo questa situazione. Si trova in concorrenza con gli altri che lavorano così.
    In generale, i contratti privi di tutele devono essere aboliti. Ancora più impensabile introdurre ora in Italia una maggior facilità di licenziamento, così come stanno facendo ora con i nuovi contratti. Servirà solo a permettere agli imprenditori di schiavizzare di più senza una maggiore occupazione.

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  3. scusa a prescindere dall'uso improprio del contratto a progetto in Italia, non capisco lo stupore della tua collega.

    se un'azienda ha bisogno di personale solo per due, tre mesi, per una specifica commessa, cosa deve fare? Non succede in USA? non credo...

    cosa fanno assumono gente senza specificare guarda abbiamo bisogno di te solo per tot mesi, per questa commessa specifica, poi basta?

    non capisco bene... nella mia azienda succede che serva gente solo per tot mesi per un lavoro specifico, poi basta. non mi pare una cosa strana, e mi pare ovvio che assumano gente solo per quei mesi, cosa devono fare? In US non succede? non credo...

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    1. Ciao Anna, la mia collega e' stupita perche' secondo lei una azienda non ti puo' assumere e poi sputare via dopo pochi mesi. Sicuramente questa e' una zona in cui i contratti a progetto non sono diffusissimi, sicuramente e' stata fortunata MA a lei e anche a me pare che ci sia una mentalita' differente e forse non sono riuscito a spiegarla bene nel mio post. Qui generalmente un'azienda ti assume perche' crede in te, non ti vuole sfruttare per 3 mesi per poi passare a sfruttare un'altra persona per altri 3 mesi. La mia compagnia mi ha chiesto di restare almeno qualche anno dopo aver ottenuto la green card. Per le esperienze lavorative che ho avuto in Italia invece mi e' sembrato che tu per l'azienda sei solo un osso da spolpare per qualche mese (per non pagarti contributi etc) e poi magari si passa ad un altro osso. Volevo sottolineare la differenza di mentalita' cioe' soffermarmi proprio su quel tuo"a prescendere dall'uso improprio del contratto a progetto in Italia". Anche in Usa assumono per pochi mesi ma non si puo' certo dire che questo sia diffuso come in Italia. Da noi in Italia e' quasi la norma, qui in Usa e' un'eccezione che fa meravigliare molti Americani, almeno quelli giovani.

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  4. Ciao, ti seguo sempre con piacere (ed anche un po' di invidia, non lo nego), anche se non commento spesso visto che wordpress non mi permette di loggarmi qui.
    Ti premetto che sto cercando lavoro negli USA da un anno ormai, come Sysadmin Microsoft (Experienced o Senior non Junior), e ti assicuro che la quantità di 4+ o 6+ Contract (W2) è spaventosa.
    Sono tutti contract-to-hire, per carità, ma i primi sei mesi sono comunque a contratto, e credo questo sia uno dei motivi per cui ricevo pochissime risposte da oltre oceano. Poi magari anche il mio resume non è dei migliori, non lo escludo, ma comincio a credere che una delle motivazioni per cui pochi rispondano sia che per contratti simili anche solo cominciare le carte per la sponsorizzazione H1 sia assurdo per le aziende.

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  5. Ciao! Cercando informazioni on line, casualmente sono capitata qui. Ho letto il tuo post e mi è venuta voglia di commentare. Onestamente non ho molte opportunità di sfogare il mio disappunto, sia per mancanza di tempo, sia perché è difficile instaurare relazioni di comprensione reciproca.
    Il confronto tra realtà lavorativa (e non solo) italiana e quella di ogni altro paese è inutile, temo. Questo perché ciascun luogo ha una storia, evoluzione e tradizioni differenti. Si può solo cercare di vivere nel posto che ci va meglio, che è più congeniale al nostro modo di essere. Considerando che la perfezione non esiste. Io qui conosco molti americani che da li sono scappati a gambe levate per via di diversi fattori: sistema sanitario, livello di delinquenza elevato malgrado in molti stati sia ancora in vigore la pena di morte (addirittura una mia amica mi diceva che a LA ogni notte c’è una sparatoria), a molti non piace la diffusione delle armi tra i civili, la vita stressante e sempre frenetica, la scolarizzazione di qualità elevata (o che gode di maggiore considerazione) dedicata solo a chi è ricco oppure è brillante, il classismo, la qualità del cibo (se vuoi la qualità devi pagare) e l’ignoranza. Questo è quello che mi dicono loro. Una descrizione molto negativa sotto certi aspetti anche importanti e contraddittoria a volte.
    Il fatto è che finché in Italia c'era sviluppo e lavoro, nessuno (o quasi) avrebbe preferito un posto di lavoro dove si poteva essere licenziati in tronco dall'oggi al domani. Io credo che agli italiani sia andata grassa dagli anni 50, ai 60 e fino ai 90, passando anche per il cd "miracolo economico". Insomma, ti laureavi e dopo un paio di colloqui avevi un posto fisso, compravi una casa, etc. La stabilità è stata una caratteristica positiva ai fini delle serenità, tipica dell'Italia di quegli anni. Di sicuro poi trovavi persone che sognavano altre mete, per amore "dell'esotico" (come dicono a Londra), del diverso e del cambiamento. E trovavi grandi luminari, medici e ricercatori tipicamente. Il livello di benessere generale era comunque elevato, cosa che dal 2007 in poi è cambiata. Dopo la laurea onestamente neppure ho provato a cercarlo un lavoro in Italia. Ho preparato i bagli e via! Non mi è interessato avere conferme circa i problemi economici (non in prima persona), perché fondamentalmente...non sopporto gli italiani. Non si tratta di mentalità e tipici aspetti che spesso vengono citati, bensì della forte disgregazione, scarsa propensione ad aiutare gli altri ed estremo individualismo che vedo in questo popolo (?). In tutta onestà non so se definirlo tale.

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  6. PARTE 2.
    Il tuo blog lo trovo davvero apprezzabile. Sei una delle poche eccezioni, dei pochi italiani che condivide le sue esperienze e da qualche consiglio. Ora, magari ne hai parlato in precedenza, non ho letto tutto, ma per mia esperienza...un italiano non ti da una mano neppure se stai crepando in strada! A parte le indicazioni stradali e una marea di chiacchiere inutili. Parlo di aiuto concreto. Non so da quando siano diventati così. Se vivono in altri posti all'estero poi, sono in media, anche peggiori. Gelosi, avvinghiati alle loro strategie e conoscenze del posto, che non condividono con gli altri in nessun modo. Il problema italiano è proprio li per quanto mi riguarda, a prescindere dalla Mafia e corruzione, contratti a progetto, Quello che ho notato all'estero è che la gente una mano se la da, e fa dei sacrifici, a volte, per migliorare il benessere collettivo. Per non parlare dell'orgoglio e senso di appartenenza rispetto al proprio stato. Tutto questo non è banale o inutile! Nei momenti di crisi è fondamentale! Purtroppo non sono le cenette i compagnia e le relazioni morbose tra amichetti che risolvono i problemi. Troppa apparenza e zero fatti concreti.
    Pensa che tempo fa' contattai un consulente immigrazione (italiano) in Canada (avevo in mente tre destinazioni differenti) per fare un skills assessment. Il governo canadese espressamente consiglia di chiedere delle referenze prima di firmare o pagare qualunque somma, considerando che potrebbero esserci truffe. Allora, nel contattarlo ho chiesto garanzie e per tutta risposta sono stata scaricata e accusata di avere le tipica mentalità italiana e che in Canada sono i professionisti che scelgono i clienti e non il vice versa come in Italia. Dico, ci rendiamo conto?!? Abbiamo persone all'estero da anni che non sono cambiate di una virgola! E che per di più accusano altri dei loro difetti e meschinità. Se dopo tanti anni non sei in grado di sopportare una richiesta di provare le tue abilità, perché prendi tutto come offesa personale, beh direi allora che il posto che ti ha accolto ci ha guadagnato poco da un punto di vista umano!
    Per non parlare di quelli che ti dicono che ogni tuo progetto all'estero è difficile ed impossibile...e se provi a chiedere consiglio pare custodiscano segreti di stato. Infine ci sono quelli che si credono superiori, solo perché loro con i soldi di mamma e papà, magari bravura (anche per carità) e fortuna ce l'hanno fatta. Per tutta questa gente servirebbe un espatrio sulla luna per cambiare, forse.

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  7. PARTE 3
    Ecco, io tutto questo non lo sopporto! Prima della crisi economica, della disoccupazione e dei contratti a progetto. All’estero ho meno possibilità di imbattermici e, seppure troverò persone con gli stessi tratti, almeno non sentirò questo stupido senso di appartenenza legato alla nascita e che mi fa innervosire ogni volta che mi capita di ascoltare notizie brutte dal Bel Paese. Vedremo cosa resterà dell’Italia in 20 anni, quando il cerchio si chiuderà! Intanto spero di ammazzarlo il senso di appartenenza...in ogni caso, purtroppo ho l’impressione che l’italianità ci segue ovunque, anche in capo al mondo, soprattutto se si ha parte della famiglia, genitori, fratelli e sorelle rimasti. O forse anche senza quelli, dato si è nati e diventati adulti li, essendo l’italiano la lingua madre, l’imprinting…Forse dopo aver vissuto lo stesso numero di anni all’estero, chissà. Quando si andrà li magari solo in vacanza e si avranno giudizi legati solo ad opinioni e sentito dire da terzi. Il fatto è che sarò già vecchia ed in età pensionabile a quel punto :D

    Poi si, si può parlare dei sindacati che sono inesistenti in UK per esempio, ma ci sono contratti 0plus o 24 hrs plus. Esistono in America? Chiaramente non parlo dei posti di lavoro di un certo tipo. Trovi questi contratti solo in determinati settori, diciamo meno professionali. Settore turistico, alberghiero. Per il resto è molto simile allo stile americano. Ti licenziano come e quando vogliono. La Thatcher aveva dato una bla ramazzata. C’è anche da dire che se lo potevano permettere dato il sistema di benefici che l’Italia si sogna! Quindi insomma…una strutture differente! Ma ci sono paesi che “malgrado” sindacati ma funzionano! In Francia (ho abitato anche li), i sindacati ci sono attivissimi ed i lavoratori super tutelati. Fanno davvero i nababbi se metti in rapporto ore di lavoro e stipendio. Ma come mai non si verificano le situazioni italiane? E ti garantisco che la crisi c’è anche li.

    Beh..scusa la lunghezza. Era una vita che non mi sfogavo ahah Magari un giorno leggerai.

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  8. Ma dove sei finito... è da illo tempore che non ti si sente!

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