lunedì 4 maggio 2015

"Minchia se non do' fuoco a una banca sono un coglione cioe'"

Ciao a tutti, sono tornato! Chiedo venia, sono scomparso da un po' di tempo ma e' un periodo davvero intenso, soprattutto al lavoro. Spero che siate ancora qui pronti a leggere i miei post.

Qualche giorno fa c'e' stata l'inaugurazione dell'EXPO a Milano e la citta' e, come avete visto tutti, e' stata messa a ferro e fuoco dai soliti idioti, Black Bloc e compagni belli,  che come da copione hanno cercato lo scontro con le forze dell'ordine, imbrattato muri, incendiato macchine e distrutto vetrine. 
Il personaggio del giorno e' stato questo ragazzo, intervistato subito dopo gli scontri. 
In pochi minuti e' riuscito a dire un sacco di banalita' per giustificare le violenze arrivando anche al limite del ridicolo quando l'intervistatore gli ha chiesto che senso dar fuoco a una banca:
"Minchia ma la banca e' l'emblema della ricchezza, cioe', se non do' fuoco a una banca sono un coglione cioe'"
Insomma il solito luogo comune della ricchezza vista come simbolo del male che giustifica la violenza sostanzialmente, diciamolo, in nome di questa mal celata invidia sociale. La cosa che mi ha rattristato e' che questo ragazzo pur non essendo parte attiva delle violenze avrebbe tanto voluto farne parte e spaccare qualcosa semplicemente perche' perche' intuiva che si trattava di una protesta e quindi era lecito tutto. Facile no? In una protesta e' giusto spaccare tutto a prescindere. Le motivazioni della protesta? Chi le sa, ma ci sta, bella storia, fare bordello. Cosi' ascolteranno la nostra voce. Chi doveva ascoltare questa voce? Neanche lui lo sapeva. Forse le banche, i politici...insomma un bel calderone nella sua mente. Un altro figlio di papa' che gioca a fare la rivoluzione.
Dopo l'intervista il ragazzo e' stato molto criticato da tv e social media e cosi', probabilmente spinto dai genitori che si saranno infuriati, ha voluto rilasciare un'altra intervista in cui ha sostanzialmente cambiato totalmente versione. Inizialmente dopo aver ascoltato la seconda intervista mi sono detto: meno male, ha capito l'errore. Meglio tardi che mai.
Ma poi a pensarci bene mi e' venuta ancora piu tristezza perche' se e' vero che nel primo video si era dimostrato un idiota infarcito di luoghi comuni, comunque sembrava sicuro delle proprie idee.
Nel secondo video mi e' decaduto, se possibile, ancora di piu' perche' si e' rimangiato tutto cio' che aveva detto, andando contro i protestatori che prima aveva osannato.
Ovviamente questo e' solo un ragazzo tra i tanti, preso a caso per strada ma sicuramente rappresenta tanti ragazzi italiani.
E cosi' la mia domanda per voi e': ma sono davvero diventati cosi' i ragazzi italiani?
Privi di un'idea o meglio si appigliano facilmente ad un'idea, a una protesta, perche' fa figo per poi con la stessa facilita' l'abbandonano il giorno dopo per opportunismo magari perche' si e' stati sgridati dai genitori?
Sono davvero cosi' plasmabili, come banderuole al vento? 
Povera Italia se e' questa la generazione del futuro...

mercoledì 4 febbraio 2015

Contratto a progetto in America?

Oggi ho ricevuto un'email da parte di un contatto americano al quale avevo mandato il CV (qui si chiama Resume) alcuni anni fa.
In sostanza questa signora mi chiedeva se conosco qualcuno per lavorare come Customer Service per un contratto a progetto di 4-5 mesi. Un contratto a progetto e' una richiesta strana e piuttosto rara negli Usa, almeno per la mia esperienza.
Ho chiesto alla mia giovane collega americana, che si e' laureata un paio di anni fa: per caso hai qualche amica che puo' essere interessata a un contratto a progetto di 4-5 mesi come Customer Service?
Risposta della collega: no, mi spiace, le mie amiche (nella fascia 23-26 anni) o hanno un lavoro o (quelle piu' giovani) sono al college. E poi che tipo di proposta e'? Contratto a progetto di 4-5 mesi?
Le ho detto che in Italia uno dei contratti piu' diffusi e' proprio quello a progetto di 3 mesi che poi puo' essere rinnovato da parte del datore del lavoro.
Mi ha guardato con uno sguardo come a dire: non ci credo, e' davvero assurdo.
Certo qui possono licenziarti dall'oggi al domani, lo ripeto sempre, pero' un lavoro ha una propria dignita', se ad un colloquio non ti assumono e' perche' pensano che non sei adatto alla posizione e vogliono continuare a cercare ma se ti assumono lo fanno perche' sono convinti di te. Farti lavorare solo per qualche mese e' come dirti: si ti assumiamo, ma non siamo tanto sicuri. Non so, forse per loro e' quasi un'offesa? Insomma tutto puo' succedere ma se ti assumono lo fanno per instaurare con te un rapporto durativo e di fiducia...senza SE e senza MA.

lunedì 26 gennaio 2015

La vita serena di molti giovani americani

Piu' vivo negli Stati Uniti e piu' mi rendo conto di come la vita dei giovani americani sia piuttosto diversa da quella dei giovani italiani.
Ne ho gia' accennato in qualche post tempo fa.
Alcuni esempi: 

La figlia della signora che viaggia con me ha circa 25 anni. Studia all'universita' ed e' prossima alla laurea. Ha perso un paio di anni per stare accanto al padre malato, altrimenti a 23 anni si sarebbe gia' laureata (come tutti qui perche' pratiamente non esiste il fuori corso). L'high school, infatti, dura 4 anni quindi da 18 anni a 22 anni si va al college e normalmente a 23 si e' gia' laureati.
Questa ragazza studia e lavora come baby sitter. E' vero che questa e' una zona di ricchi, comunque e' stata assunta da questa famiglia che le da' uno stipendio fisso mensile di ben $ 3500 al mese! Deve essere sempre disponibile quando hanno bisogno, a volte deve dormire con i bambini ma alla fine va da loro non piu' di tre giorni (o notti) a settimana. Hanno concordato che non la chiamano quando ha i corsi o gli esami.

Il fratello di questa ragazza ha studiato culinary arts in una buona universita'. Appassionato di cibo, ha fatto qualche anno di gavetta in vari ristoranti fin quando, tramite vecchie conoscenze del periodo universitario, ha conosciuto un gruppo di investitori, ragazzi sulla trentina, che hanno da poco aperto cinque ristoranti e gli hanno proposto di fare da manager-coordinatore. Ha 26 anni. Stipendio: 130 mila dollari.

Hanno assunto una ragazza nuova da me. Laureata a 22 anni. Durante il periodo di studi ha lavorato in pizzeria, fast food, negozio di abbigliamento. Dopo la laurea ha lavorato in un ufficio vicino New York e ora e' da noi. Da quanto ho capito il suo stipendio e' tra i 60 e i 70 mila l'anno. Ripeto, 23 anni, con pochissima esperienza alle spalle, a un anno dalla laurea. 
Pochi giorni fa ho conosciuto una sua amica che lavora in ospedale come assistente di un dottore che si occupa  di bambini. Lavora 3 giorni a settimana e fa il turno di notte. Anche lei sui 23 anni e laureata da un anno.  Stipendio...80 mila l'anno. E' vero che per pagarsi il College (l'universita' qui la chiamano cosi, University suona strano) ha dovuto chiedere un loan, ovvero un prestito alla banca ma sembra non avere problemi. In qualche anno di lavoro, dice, riuscira' a saldare i debiti.

Quando parli con questi ragazzi ti rendi conto che sono molto simili: preparati nei loro campi grazie al College che e' focalizzato al mondo del lavoro, con una cultura generale non molto vasta, per usare un eufemismo, con molti lavori alle spalle, molto entusiasmo e voglia di lavorare.
Sono ragazzi normali, certamente non piu' in gamba di milioni ragazzi italiani che pero' vivono il dramma della disoccupazione o la condizione dei lavori precari pagati quattro euro.
Loro invece sono sereni, a 25-30 anni hanno qualche anno di esperienza alle spalle, un buono stipendio, una carriera avviata. Alcuni chiedono gia' il mutuo per acquistare una casa. E naturalmente questa marea di giovani che guadagnano bene gia' cosi' presto fanno una cosa molto semplice: fanno girare l'economia.

Ok e' vero, per tanti ragazzi con un buono stipendio ce ne sono tanti altri sfruttati con il minimum wage, la paga minima,... pero' anche questo minimum wage per lavori meno qualificati come ad esempio il cassiere di supermercato (spesso i ragazzini o i neo emigrati come me anni fa), si puo' aggirare sui 1000 euro italiani. Non proprio male come minimum wage se un ragazzino di 16 anni in USA prende quanto molti professionisti laureati in Italia.  Ma tornando al mio punto, e' assodato: il giovane "medio" ameriano vive un'esistenza serena e puo' programmare un futuro senza problemi.  Spero che arrivi presto il giorno in cui questo sara' possibile anche in Italia.


sabato 17 gennaio 2015

Natale negli Stati Uniti

Ciao a tutti, rieccomi.
Il Natale e' trascorso da qualche settimana e ogni volta che lo ho trascorso lontano dall'Italia, lo ho vissuto con una certa indifferenza.
Mi piace l'atmosfera natalizia ma non poterlo trascorrere con la mia famiglia in Italia me lo rende un giorno normale o quasi.
Comunque voglio parlarvi di alcune particolarita' sul natale americano.

Neverending Christmas
Il periodo natalizio e' infinito, lunghissimo.
Gia' dopo il giorno di Thanksgiving, alla fine di Novembre, tutto inizia a colorarsi di rosso e bianco e ovunque si inizia a respirare l'atmosfera natalizia. Due mesi prima del Natale! 
I negozi riempiono gli scaffali di  luminarie, cioccolattini, cappellini di Santa Claus, alberelli di Natale, decorazioni di tutti i tipi da appendere all'albero. E ovunque iniziano a riecheggiare canzoni come Christmas Time is here, All I want for Christmas is you, Santa is coming to town.

Case illuminate
Come i negozi, anche le case iniziano a colorarsi di Natale. In molte zone residenziali si scatenano delle vere e proprie gare su chi illumina l'esterno della propria casa nel modo piu' creativo e luminoso. Alcune case e alcuni quartieri diventano tanto spettacolari che c'e' gente che va a farsi un giro per visitarli con i propri figli.

Uffici e Secret Santa
Anche se non tutti sono cattolici, l'atmosfera natalizia e' palpabile anche negli uffici. Chi vuole fa dei regalini ai colleghi ai quali e piu' legato...o, come nel mio caso, a tutti i colleghi senza fare differenze.
Alcuni uffici fanno Secret Santa. Si stabilisce una cifra, chesso' $10 o $20, e ogni impiegato deve comprare un regalino ad un altro, non andando oltre la cifra stabilita. Ognuno pesca il bigliettino con il nome di un collega e non dice il nome a nessuno. Appunto un Secret Santa (Claus). E poi pochi giorni prima di Natale, magari alla fine di una cena aziendale, si tirano fuori i regali e ognuno ne ricevera' uno dal suo Secret Santa.

Cartoline di auguri
A parte le classiche cartoline di Auguri che si possono comprare in ogni supermercato, qui usano molto anche le cartoline personalizzate con foto di cani, gatti o figli del mittente. O a volte anche foto del mittente con la propria fidanzata. Non riesco a decidermi se e' una cosa bella o una pacchianata.
Da un lato sembra che il mittente voglia bisogno di attenzione: guardate come e' bello il mio cane, il mio gatto, i miei figli, la mia nuova fidanzata. Dall'altra pero' e' anche un modo simpatico per far sentire per un attimo piu' vicini alla propria famiglia parenti e amici che abitano lontano e che non si vedono da anni.

Senso della famiglia
Dopo un'esperienza personale e dopo averne ascoltate altre simili mi sto convincendo che il senso di famiglia qui e' leggermente diverso da quello in Italia. Si e' vero, festeggiano il Natale come da noi, e tutte le famiglie cercano di essere unite ma mi ha stupito il fatto che spesso non si aspetta che ci siano tutti per iniziare a cenare assieme. Le donne cucinano e si spizzica di qua e di la. Chi c'e' c'e'. Chi arriva prima spizzica di piu'. Non ci si siede tutti attorno alla tavola. "E' pronto! Tutti a tavola!" e' una frase che non ho mai sentito qui.

Radio City Christmas Spectacular
Si tratta dello spettacolo natalizio per eccellenza a NY. Se venite da queste parti nel perido natalizio dovete andare a vederlo. Solo entrare a Radio City vi fara' probabilmente emozionare; con i suiu seimila posti a sedere e' il teatro piu' grande del mondo.
Ho visto questo spettacolo piu' volte ed e' davvero spettacolare. Ancora non riesco a capire come fanno a cambiare quelle scenografie nel giro di pochi secondi.
E' uno show che rispecchia molto lo spirito del Natale americano, molto legato al consumismo, ai regali, ai bambini e a Santa Claus. Anche se questi sono i temi principali i balletti delle Rocketts sono qualcosa di eccezionale, decine di ballerine sincronizzate alla perfezione. 
Devo dire che tutta questa abbuffata di scenografie e balletti tra regali, Babbi Natale, soldatini e ballerine viene poi bilanciata dall'ultima scena della nativita' in cui portano sul palco anche decine di animali e sembra quasi di entrare dentro a un immenso presepe.

Insomma un altro Natale e' passato. Lo ho trascorso lontano dall'Italia ma va bene cosi'.  La mia vita e' qui e tra alti e bassi sento che sta procedendo per il meglio.
Stay tuned for more updates.
E Buon 2015 a tutti! 


sabato 20 dicembre 2014

Brevi aggiornamenti alla rinfusa

Rieccomi qua, dunque cosa e' successo negli ultimi tempi?
Vediamo un po'.
Le pratiche per la Green Card stanno andando avanti. Siamo ancora agli inizi ma si procede. L'avvocato assunto dall'azienda sta preparando le pratiche da inviare al dipartimento del lavoro e sta quindi mettendo annunci online e su quotidiani, da parte dell'azienda, per provare al dipartimento del lavoro che l'azienda ha cercato innanzitutto nel mercato del lavoro americano. Arriveranno quindi in azienda dei CV (si spera pochi) dopodiche' l'azienda tramite l'avvocato deve giustificare perche' i CV arrivati non vanno bene per la posizione e perche' invece preferirebbero offrire a me la posizione permanente per la quale c'e' bisogno della Green Card. E' come un gioco ma bisogna giocare e stare alle regole americane.
Sempre lavoro hanno assunto una nuova ragazza molto carina, giovane e a quanto pare single.
Piace un po' a tutti noi colleghi, sposati e non, e si stanno verificando scene da film. Ogni giorno ce n'e' una. Lei comunque e' un po timida, ride e scherza con tutti ma e' spesso sulle sue, un po' fredda, ma io la capisco, soprattutto se le fanno troppi complimenti: apprezza ma secondo me la mettono a disagio. Potr scrivere un libro con i soli episodi di chi, come e quando le ronzano attorno nei modi piu' ridicoli e disparati...
Poi...vi ricordate il Peruviano? Il tipo che viveva nell'appartamento accanto al mio e che si e' approfittato spesso del figlio un po' handicappato del mio padrone di casa? Uscivano assieme ma faceva pagare sempre al lui. E il padre di F e' riuscito dopo tanta fatica a farlo andare via.
Bene, F mi ha detto che ha riincontrato il peruviano (perche' lavora alla banca in cui lui ha un conto) e lo ha invitato una sera a casa sua a cena. Poi dopo qualche altro giorno lo ha invitato ad andare a uno strip club. F apprezza tutto cio', poiche' non lavora, sta tutto il giorno in casa con il padre e si annoia molto quindi per lui ogni occasione per uscire lo rende felicissimo. Peccato che sia un po' ingenuo. Finora ha pagato il peruviano, per la cena e per lo strip club (probabilmente uno dei tanti molto "cheap" in cui si paga $10 per entrare) e poi si puo' bere una birra al bancone per pochi dollari. Ma temo che una volta che F sia preso con l'amo allora il peruviano iniziera a far pagare lui, cene, centri massaggi e chissa' cosa altro. Ho detto a F di stare attento a questo tipo perche' gia' gli ha spillato tanti soldi in passato. Speriamo bene.
Sempre riguardo F e suo padre M, tempo fa sembrava che M stesse cercando una moglie per F (che ha 43 anni). Poiche un loro parente ha sposato una colombiana questa signora sta cercando di combinare qualcosa con una sua nipote colombiana. Secondo me si stanno mettendo in un bel casino. Comunque da qualche telefonata di M in cui parla con questa colombiana quando non c'e' il figlio F mi e' parso di capire che l'eventuale mogliettina colombiana potrebbe essere non per il figlio ma per lui! Poiche' i muri tra il mio appartamento e il piano di sopra non sono spessi ho sentito Mr M dire cose come: I love you. You venire qua e stare da me. Non potere stare senza di te.  
Non so se mai verra' ma se lo fara' penso che questa gli prosciughera' tutti gli averi. Perche' mai dovrebbe accettare di venire in Usa per sposare un ragazzo un po' handicappato o suo padre pensionato? Per sistemarsi no? Da film anche questa storia.
Per il resto e' un periodo un po' cosi', il periodo natalizio in America e' molto lungo. All'inizio e' molto bello, si respira un'atmosfera di luci e colori molto festiva ma dopo un po' rischia di nauseare con tutte quelle musiche natalizie ad ogni angolo, in TV, su internet, ovunque si parla di Natale e di regali.E' un consumismo che fa bene all'economia ma spesso sconfina nella superficialita'.
E poi sapere che non potro' trascorrerlo con la mia famiglia in Italia mi mette un velo di tristezza. Quasi non vedo l'ora che sia Gennaio. Ma insomma sopravvivero' anche quest'anno. Sono i pro e i contro di essere riusciti a construirsi un'altra vita all'estero.Una vita in cui non si possono  vivere tutte le giornate importanti assieme alla propria famiglia ma e' anche una vita serena in cui si e' riusciti a costruire qualcosa con le proprie mani senza l'aiuto di nessuno.
Ok per ora e' tutto. Se non ci sentiamo prima...
Buon Natale a tutti, cari lettori.

sabato 13 dicembre 2014

Torno subito

Ciao a tutti, e' da tempo che non scrivo sul blog. Alcuni mi hanno inviato delle email per chiedermi il motivo. Non c'e' una ragione in particolare. E' un periodo molto intenso al lavoro e poi ho avuto tanti pensieri per la testa che non mi hanno dato ne' il tempo ne' l'ispirazione per scrivere. Il periodo di Natale poi e' sempre un po particolare per me: viverlo all'estero quando la mia famiglia e' tutta in Italia. Ma va tutto molto bene, non vi preoccupate. Diciamo che sto solo ricaricando le batterie e tornero' molto presto.

giovedì 30 ottobre 2014

Il concetto di casa

Oggi, da una domanda di una collega americana ho avuto conferma di come gli Americani solitamente interpretano il concetto di casa. Si parlava delle rispettive case e mi ha chiesto della mia casa in Italia. Gliela ho descritta e le ho detto che e' abbastanza grande. Le ho detto che ora li' vivono solo i miei genitori ma in passato eravamo in cinque perche' c'ero anche io e i miei due fratelli. Mi ha chiesto quante camere ha la casa e le ho detto che ha due camere da letto in cui dormivamo io e i miei fratelli, una camera da letto per i miei genitori, una cucina, un salotto, due bagni, due stanzini e poi fuori un ampio balcone.
Sguardo di stupoer e domanda spontanea della mia collega: e a cosa gli serve ora una casa cosi' grande ai tuoi genitori?
E io: eh si e' grande ma e' cosi' grande proprio perche' ci vivevamo in cinque.
E lei: ok ma perche' ora non la vendono?
Insomma il concetto di casa per gli americani e' molto diverso dal nostro. Non e' una cosa da tramandare da generazione in generazione. Chi ha una casa grande per far vivere comodamente i propri figli, la vende non appena i figli vanno via di casa e prendono la propria strada. E quasi a quel punto per i genitori rimasti soli, è normale vendere la casa e comprarsene una più piccola, o un appartamento, o anche andare a vivere in affitto.
Qui non si legano troppo alla casa per motivi affettivi.
A me invece se un giorno dovessimo vendere la casa in cui sono cresciuto dispiacerebbe perché e' un pezzo di me. Ma qui e' diverso. Si vende e vai con la prossima, magari in un'altra citta', magari in un altro Stato.
Home sweet home lo possono dire in piu' di una casa.

domenica 19 ottobre 2014

La bimba, la fontana e la mamma con l'iPhone

Domenica pomeriggio al Mall.
Nell'atrio c'e' una grande fontana zampillante e mi fermo a guardarla. Passano di li' anche una mamma con la figlioletta. La bimba rimane incantata dalla fontana ma la mamma e' intenta a smessaggiare con il capo chino sul suo iPhone.
Mamma, mamma, guarda, la fontana! La madre fa un breve cenno e continua a messaggiare col capo chino. La bimba si gode lo spettacolo da sola, un po' delusa per non essere riuscita a coinvolgere la mamma nella sua gioia. Ma ci riprova: Mamma, mamma, guarda, guarda!
La madre alza la testa, fa una foto alla fontana con il telefonono e torna a messaggiare, o a guardare il suo profilo Facebook, chi lo sa, mentre la bimba spegne il suo sorriso. Sono episodi come questi che mi fanno capire che la nostra civilta' ha fallito.
Ne ho parlato spesso ma piu' passa il tempo e piu' noto che abbiamo raggiunto il punto di non ritorno negli ultimi anni, tra smartphones, facebook e selfie vari.
Non lo so se in Italia siete arrivati a questi livelli ma inizio seriamente a pensare di essere in presenza di preoccupanti malattie moderne. Ovunque vada, osservo persone intente a smanettare senza respiro su quei cellulari. E non guardano in faccia a nessuno, in ascensore, camminando per strada, nei centri commerciali, negli alimentari, nelle mense degli uffici; tutti ipnotizzati da quei telefonini. E quando si fa conversazione uno degli argomenti principali e' se sei un tipo da iPhone o Android? Ti piacciono altri telefonini? Che telefonino hai avuto in passato? Hai ordinato anche tu il nuovo iPhone? Il telefonino come filosofia di vita.
Pochi mesi fa ho comprato anche io un iPhone, per tenermi aggiornato sulla tecnologia. Tutti i miei colleghi non facevano altro che parlare di iPhone e Samsung Galaxy e Note e Android e cosi' ho pensato: ok, va, ora posso permettermelo. Vediamo un po' what this is all about. Vediamo di che si tratta. Teniamoci al passo con i tempi. Compriamoci sto iPhone.
In precedenza avevo sempre avuto cellulari del precambriano ma la curiosita' mi ha spinto a provare. Ok, bello, utile, ma non ci ho trovato niente di eccezionale. Non e' il teletrasporto o la macchina del tempo. E' un telefonino, con delle app utili e carine ma niente di piu'. Invece qui tutti considerano il telefonino come una parte di te, della tua personalita'. Addirittura ho notato che un mio collega quando vuole prendere in giro gli altri, ama mettere in paragagone i telefonini: il tuo non ha questo o quello, lo schermo e'  piu' piccolo, nguee nguee. Come se il telefonino fosse parte di te e quindi la logica e' che se prendo in giro il tuo telefonino e' come se prendessi in giro anche te. Assurdo.
E poi sempre a postare tutto su Facebook, come se cio che c'e' li' dentro fosse piu' reale della vita reale. Un mio collega mi ha detto che spesso finge su Facebook di essere in determinati ristoranti quando invece e' con noi in ufficio: Cosi' per far sembrare che la mia vita non e' tanto noiosa. Lo faccio per divertirmi eh, per ingannare gli amici. Sara', ma a me sembra una cosa triste. E quante persone non fanno altro che farsi dei selfie per poi subito pubblicarli su Facebook.
Perche' vi parlo di Facebook? Perche' ho notato che la gran parte delle persone chine sui cellulari non fanno altro che aggiornare il proprio profilo Fb o controllare quelli degli altri.
Ho deciso qualche settimana fa che devo disintossicarmi da queste malattie moderne. Sono ancora in tempo. E sto tornando gradualmente alle mie passioni: la musica e la lettura. E devo dire che gia mi sento meglio. Ho iniziato a limitare l'uso di Facebook, e prima o poi cancellero' l'account. E ho iniziato a usare il cellulare essenzialmente come ebook reader. Ho scoperto che con l'app iBooks posso acquistare tantissimi libri in inglese e in italiano. Si possono scaricare i samples, a volte anche un quarto di libro, e poi decidere se acquistarlo. Quindi ora uso l'iPhone per leggere la sera a letto con la luce spenta o la mattina presto, alle 5-6 am prima di alzarmi e prepararmi per andare al lavoro. E devo dire che ho notato una cosa molto particolare. Dopo solo qualche giorno in cui ho ripreso a leggere ora ogni sera faccio molti sogni. Si vede che alcune rotelline del mio cervello hanno ripreso a girare! Se continuo cosi' tra qualche anno elaborero' qualche nuova teoria astrofisica. Insomma spegnere internet, limitare l'uso di Facebook e dei cellulari fa molto bene.
Ma ora sono curioso. Come e' dunque la situazione oggi in Italia? Siamo messi peggio qui in Usa, vero?

sabato 18 ottobre 2014

Gentilezza si', ma non provate a calpestare i loro diritti

L'altro giorno ho parlato della gentilezza degli Americani. Dopo tanti anni in Usa posso confermare che e' un dato oggettivo ed e' visibile soprattutto su strada, dove, il senso civico degli automobilisti e' sicuramente superiore di quello di noi Italiani. Ci sono sempre delle eccezioni e se ad esempio andate a Manhattan gli automobilisti sono un po' piu' esagitati rispetto a quelli di un tranquillo paesino del Connecticut pero' tirando le somme anche la "gentilezza stadale" e' per me una realta' e fa trascorrere le mie circa due ore su strada quotidiane in un modo piu' sereno.
L'altro giorno pero' mi e' accaduto un episodo che vorrei raccontare. Ero fermo in macchina al semaforo rosso. Dovevo girare a sinistra, a 90 gradi, per prendere l'imbocco dell'autostrada C'era un piccolo ingorgo, come spesso accade a quell'ora ma li ho sempre visti "sgorgarsi" in pochi secondi. Quando e' scattata la luce della freccia verde a sinistra, ho svoltato a sinistra pensando o sperando che le macchine ferme in fila sarebbero subito andate avanti per consentire anche a me di immettermi in autostrada. Valutazione sbagliata perche' l'imbottigliamento e' durato qualche secondo in piu' e quando e' scattato il verde dall'altra parte, alla mia sinistra, in cui c'erano altre macchine in attesa di passare con il verde, la mia macchina ha bloccato una piccola parte della loro corsia. Un signore tutto esagitato che viene proprio da quella corsia abbassa il finestrino e mi grida ironicamente Good job! e mi fa il gesto di un piccolo applauso. Io gli rispondo di istinto Ma che vuoi? E vado avanti perche' il traffico e' tornato scorrevole e mi immetto in autostrada. E passa tranquillamente anche il signore. Sbollita la rabbia ho iniziato a fare autocritica e a pensare che anche se avevo il verde avrei dovuto girare solo quando a sinistra non ci fosse stato piu' l'imbottigliamento per non evitare di bloccare le auto provenienti dalla mia sinistra. La prossima volta staro' piu' attento. E ho pensato che questo e' un altro episodio che dimostra che gli Americani sono sempre gentili e cordiali ma guai a calpestare un loro diritto e a provare di arrecare loro un fasticio, seppur minimo. Non se lo tengono dentro e sono pronti ad aggredirti, verbalmente.  In un certo senso qui e' anche la gente nel quotidiano che riesce a creare un senso civico. Se fai qualcosa di sbagliato non ci pensano due volte a sgridarti e anche se al momento ti puo' dare fastidio poi ci rifletti su e capisci che hai sbagliato e che avresti dovuto agire diversamente. Da tanti altri episodi che ho vissuto, la mia impressione ormai consolidata e' che questo e' un Paese in cui il popolo piagnucola poco e agisce molto. Non sta ad aspettare che i problemi vengano risolti dopo, da altri, dall'alto. Prima ci provano loro, perche' dal loro DNA sanno che sono loro i veri artefici del proprio destino. A politici, giudici e poliziotti ci si rivolge, certo, ma magari in un secondo momento.

giovedì 16 ottobre 2014

Duecentomila volte grazie!

Cari lettori, come molti di voi sanno, ho iniziato a scrivere questo blog quando oltre due anni fa ho deciso di tornare a vivere in America o meglio di provarci perche' non e' affatto facile. Avevo vissuto qui negli States gia' per quasi sette quando, per varie ragioni, decisi di tornare in Italia. Nel Bel Paese ho poi vissuto per circa tre anni con la speranza di riuscire a fermarmi li' per tutta la vita,vicino alla mia famiglia, con un bel lavoro e una vita serena. Gli anni in Usa, pensavo, li avrei sempre ricordati come una bella esperienza della mia vita. Ma le cose andarono diversamente e gli anni in Italia si rivelarono deprimenti soprattutto per il lavoro perche', con le dovute (rare) eccezioni, venni a contatto con degli ambienti lavorativi costituiti da imprenditori arroganti e cafoni, contratti di lavoro da 2 euro l'ora, colloqui ai limiti del ridicolo, assenza di rispote alle centiaia di CV inviati.
E cosi' dopo l'ennesima delusione che mi fece prima deprimere e poi scattare un moto d'orgoglio, decisi di tornare in America e di raccontare, giorno dopo giorno, tutte le mie esperienze per cercare di realizzare questa missione impossibile. Per fortuna ci sono riuscito e ho quindi inziato a raccontare la vita quotidiana americana, il mondo del lavoro, la sanita' e tante piccole curiosita' e differenze culturali che solo chi vive stabilmente qui potra' raccontare nei dettagli. Agli occhi del turista sfuggono molte cose.
Quando iniziai a scrivere il blog l'intenzione era di creare un diario personale di questi importanti anni della mia vita. Lo facevo prima di tutto per me anche perche' pensavo che avrei avuto soltanto qualche lettore, sparso qua e la' per l'Italia, appassionato dell'America.
Oggi ho aperto il blog e ho notato che ha totalizzato oltre 200.000 visualizzazioni!
Non mille, non diecimila, non ventimila, che sono gia' dei numeri altissimi.
DUECENTOMILA!
Mi fa molto piacere, vuol dire che apprezzate cio' che scrivo e il modo in cui lo scrivo.
Certo si puo' sempre migliorare perche' spesso scrivo di sera dopo una lunga giornata di lavoro ma insomma si fa' quel che si puo'.
Stasera voglio solo dirvi grazie. Duecentomila volte, uno per uno. Continuate a seguirmi.
Stay tuned for more updates!