domenica 17 luglio 2016

Altro episodio tra dentisti e asicurazioni

Ciao a tutti,  in passato ho già scritto sull'assurdo mondo del sistema sanitario americano.
Vi racconto un altro episodio. Pochi giorni fa sono andato dal dentista per un forte mal di denti.
Il dentista mi ha fatto accomodare nel suo studio, mi ha fatto due radiografie, ha guardato i miei denti per pochi secondi e poi ha detto: Si in effetti le gengive sotto a questo dente sembrano un pò gonfie. E mi ha prescritto degli antibiotici. Durata totale della visita: 5 minuti. 3-4 minuti per le radiografie e pochi secondi per dire che le gengive sembrano gonfie e per prescrivere gli antibiotici.
All'uscita ho chiesto: How much is for this visit?
E la ragazza al front desk: I'll bill the insurance (manderò dopo il conto all'assicurazione)
E sono andato a casa non sapendo esattamente il costo della visita.
Avrei potuto dire: ok mandate il conto all'assicurazione ma potete dire anche a me quanto. Se dovete fare dei conti posso aspettare. Invece sono andato via senza pensarci con la testa già alla farmacia in cui avrei comprato gli antibiotici.
Ieri mi arriva la lettera dalla mia assicurazione in cui è indicato quanto è stato chiesto dal dentista e quanto invece sono disposti a pagare secondo le loro valutazioni.
In poche parole il dentista ha mandato un bill all'assicurazione di...195 dollari! 70 per le radiografie e 120 per "la visita". L'assicurazione pagherà al dentista $25 per i raggi e $50 per la visita, totale 75 dollari. Chi pagherà gli altri $125? Probabilmente il paziente, ovvero...io.
Ho intenzione di lamentarmi e chiedere spiegazioni al dentista.
Lasciamo da parte l'assicurazione con tutte le sue regole, commi e sottocommi, per cui alcune cose vengono pagate totalmente e altre in parte.
Ma il mio dubbio è: come può un dentista chiedere $120 dollari per una visita di pochi secondi in cui ha solo guardato la mia bocca per pochi secondi, senza neanche toccare un dente e ha prescritto degli antibiotici?
Il sistema a me è chiaro, quasi una mafia legalizzata: il dentista (o il medico) manda un conto astronomico all'assicurazione che paga solo in parte...e il resto...a carico del paziente. a meno che il dottore magnanimo non faccia uno sconto al paziente. Ma resta un sistema assurdo anche perché quando hai  un'emergenza non hai tempo di chiedere un preventivo e anche quando esci dallo studio possono sempre dirti che non sanno con precisione quanto chiederanno all'assicurazione perché devono fare alcuni conti e valutazioni. E quindi torni a casa a casa nell'incertezza aspettando con ansia la lettera dell'assicurazione per sapere quanto è stato chiesto e quanto l'assicurazione può pagare. E il resto...buona fortuna.
Benvenuti nella sanità americana.

giovedì 26 maggio 2016

Welcome to the United States

"Welcome to the United States of America.
This is to notify that your application for permanent resident has been approved. It is with great pleasure that we welcome you to permanent resident status in the United States."
Qualche giorno fa ho ricevuto la Welcome Letter da parte dell'USCIS. E' stato sicuramente un momento emozionante aprire questa lettera che rappresenta il raggiungimento di un traguardo che tanti anni fa sembrava impossibile.
Pochi giorni dopo mi è arrivata a casa un'altra lettera dall'USCIS contenente una guida per i nuovi immigrati (ovvero per i permanent residents) con alcune info su diritti e doveri e...la tanto agognata green card. E' una carta plastificata di colore bianco e verde con la Statua della Libertà sullo sfondo e tanti sistemi avanzatissimi anti contraffazione. Addirittura dietro ci sono anche le foto di tutti i presidenti ma per vederle bene bisogna prendere una lente di ingrandimento. Anche l'apertura di questa lettera è stato emozionante anche se la gioia per questo traguardo è stato diviso in più momenti. E ora trascorrerò il resto della mia vita con lei.
Come ci si sente con la green card in tasca? Come prima ma con un maggiore senso di libertà.Sono curioso di capire se ora mi si potrebbero aprire nuove porte. Teoricamente potrei anche cambiare lavoro e andare a vivere in un altro stato anche se momentaneamente mi trovo abbastanza bene con la mia condizione attuale. Potrei comprare un piccolo appartamento ma è un passo da fare dopo aver valutato molte cose. Per la cittadinanza invece posso fare domanda solo tra 5 anni. La prenderò? Perché no.

sabato 14 maggio 2016

Green Card

Erano settimane ormai che andavo regolarmente sul sito dell'USCIS per controllare l'ultimo step per la approvazione finale della green card. Inserivo il mio case number, cliccavo su Check my status ma niente...la schermata riportava sempre lo stesso messaggio Case was received. Avrò inserito il mio case number 15-20 volte al giorno ma la schermata non si sbloccava mai: Case was received.  Mi sono convinto che era necessario avere pazienza, probabilmente è ancora troppo presto - mi dicevo - e dovrò aspettare per molte settimane, forse mesi. Addirittura l'avvocato di immigration mi disse tempo fa che ha avuto un caso di un assistito che ha dovuto aspettare per alcuni anni prima dell'approvazione finale. Non è frequente ma, se c'è un intoppo, può capitare. E così ho iniziato a cliccare sul sito qualche volta in meno al giorno, ok ok, non venti volte al giorno ma comunque una decina si.  Doveva pur sbloccarsi quel Case was received prima o poi! E così pochi giorni fa, dopo il milionesimo inserimento del case number qualcosa è cambiato...gli occhi hanno visto qualcosa di diverso, una sagoma leggermente diversa, li ho aperti meglio, ho messo a fuoco e...CASE WAS APPROVED! Sono rimasto immobile a fissare lo schermo per qualche minuto. Poi sono tornato in me, ho raccolto le idee e ho realizzato: Hanno approvato la mia green card!!!
Ero in ufficio e avrei dato la notizia ai colleghi solo più tardi perché alcuni erano in riunione. Nel frattempo guardavo lo schermo con gli occhi lucidi. Allora è fatta, ce l'ho fatta davvero! Dopo tutti questi anni di sacrifici. E pensare che solo pochi anni fa avevo rinunciato al sogno americano per tornare in Italia. L'America ha deciso. Mi ha accolto a braccia aperte la prima volta e mi ha riaccolto a braccia aperte anche la seconda nonostante le avessi voltato le spalle per tornare in Italia quando pensavo che restare qui a vita fosse un sogno irraggiungibile. E' stata paziente, mi ha voluto bene, mi ha fatto penare ma alla fine ha deciso: ora puoi essere uno di noi. You are one of us.
E ora bisogna solo celebrare. Vi ringrazio tutti per avermi seguito sin dal primo giorno in cui decisi di raccontare il tentativo di tornare a vivere qui, trovare un lavoro, uno sponsor, ottenere un visto e poi magari chissà la green card...la mia Mission Impossible. All'epoca non avrei mai creduto di potercela fare ma poi strada facendo ho iniziato a cambiare idea perché nothing is impossible if you really want it. Mi avete portato fortuna e vi ringrazio. God bless you and God bless America! Il cielo oggi è sempre più...Verde.

giovedì 28 aprile 2016

Smartphone addiction


La mania degli smartphones è ormai dilagata, me ne rendo conto ogni mattina quando entro in ascensore per andare in ufficio: dopo pochi secondi tutti tirano fuori l'phone o il Galaxy per leggere o scrivere qualcosa, su Facebook, Instagram, Messenger o WhatsApp.
E i colleghi in ufficio non sono immuni. Anche bevendo il caffè non possono farne a meno, bicchiere di caffè in una mano, smartphone nell'altra. In pausa pranzo sembra che ci sia più spazio per fare delle conversazioni anche piacevoli che vengono però troncate da silenzi improvvisi quando uno di noi inizia a tirar fuori il cellulare seguito a ruota dagli altri. Ah sta controllando il cellulare, ora lo tiro fuori anche io, ha fatto venire voglia anche a me. Chi scrolla su Facebook, chi scrive messaggi agli amici, chi alla moglie, al marito, all'amante? E la cosa strana è che vedendo gli altri, non sapendo cosa fare se non guardare lo spettacolo degli smartphone-ipnotizzati, a volte, inizio a farlo anche io. Se qualcuno lascia il cellulare sulla scrivania poco dopo va a prenderlo per poter pranzare con più serenità, quasi come prendere una boccata d'aria.
Qualche settimana fa ho proposto di andare a mangiare nella conference room dove c'è un grande tavolo e una TV con maxi schermo. La nostra pausa dura un'ora - ho detto - che ne dite di vedere un film mentre mangiamo? Potremmo vedere un film in due giorni di fila o magari vedere una serie TV. Tutti entusiasti. Così ci mettiamo d'accordo e vediamo delle puntate di Friends, così per fare due risate, e all'inizio tutto procedeva con allegria ma dopo pochi minuti l''unico a ridere e a guardarlo, ero io gli altri erano tutti con la testa china sui cellulari. Talvolta beccavano una battuta e sorridevano, a volte ridevano dove non c'era da ridere tanto per far sembrare che stessero guardando. Scene assurde. Ma ormai la mania è dilagata ovunque anche dove meno te lo aspetti. Sabato scorso sono andato ad un concerto di un gruppo rock a New York. Tra il pubblico c'erano un sacco di ragazzi. Sembravano dei fan sfegatati dalla band ma poi con mio grande stupore durante il concerto molti non hanno resistito. Neanche osservavano la band. Hanno tirato fuori il cellulare e hanno iniziato a messaggera. Alzavano la testa ogni tanto vero la band sul palco per poi ritornare a massaggiare. Dico io, se siete a un concerto probabilmente è perché amate questa band, non vi ci hanno mica costretto ad andare e invece proprio non riuscite a godervelo. Magari state dicendo ai vostri amici che vi state divertendo tantissimo e che c'è un'atmosfera fantastica. Ma state vivendo senza provare un'emozione anche se state dicendo agli altri che la state provando proprio in questo momento con gli occhi che non guardano la band...Secondo me siamo arrivati a livelli davvero patologici.
Mi chiedo se possa essere possibile una disintossicazione dagli smartphone. So che esiste un digital detox per disintossicarsi per brevi o lunghi periodi da Facebook e Internet in generale. Esiste uno smartphone detox? Anni fa nessuno aveva un cellulare. Riusciremmo oggi a lasciarlo a casa anche solo per una giornata intera? Qualcuno ha voglia di provare?
E a che livelli siamo arrivati in Italia? Temo di sapere la risposta ma fatemi sapere.

sabato 16 aprile 2016

Al posto giusto al momento giusto

E' da tempo che vorrei raccontarvi la storia di una mia amica americana.
Si laureò a 26 anni e dopo pochi mesi trovò lavoro. Nel giro di un anno cambiò compagnia due volte venne poi assunta dalla sua compagnia attuale con un ottimo stipendio di $ 60K (lordi) l'anno. Non male per una ragazzina appena laureata e con poca esperienza alle spalle. Poiché è sveglia e ambiziosa un giorno capì che difficilmente avrebbe fatto carriera in azienda ha così iniziò a guardarsi attorno. Perché vuoi andare via? Le chiesi qualche tempo fa. E lei mi rispose che difficilmente avrebbe fatto carriera a causa del suo manager, un  personaggio poco professionale, odioso e puntiglioso che in realtà sembrava anche normale all'inizio ma poi da quando un giorno ci provò con lei usando frasi velate ma molto chiare e lei gli fece capire elegantemente che non ci sarebbe mai stata, lui iniziò a trattarla in modo acido o, al meglio, con sufficienza. Così zitta zitta iniziò a fare colloqui in giro e un giorno un'azienda le offrì 10K in più per passare a lavorare con loro. Per una combinazione fortuita proprio in quel periodo il manager  odioso aveva appena comunicato al capo che avrebbe dato le dimissioni a breve, per lavorare per un'altra compagnia. Alla mia amica in realtà poco interessava, ormai, perché anche lei aveva deciso di andar via, allettata dai 10K in più. Così disse al capo che sarebbe andata via anche lei entro fine mese. A quel punto il capo si trovò spiazzato perché il reparto avrebbe perso due pezzi importanti di lì a breve e avrebbe dovuto attivarsi per trovare subito due validi sostituti e che avrebbero dovuto imparare tutto in breve tempo. Cercò quindi di trattenere almeno uno dei due, ma poiché il manager  sembrava fermo nella sua decisione, chiese alla mia amica: Cosa possiamo fare per farti restare? Hai richieste particolari? E' una questione di soldi? Lei disse che l'altra compagnia era disposta a darle 15K in più (come accennato erano in realtà 10K ma in questi casi si spara sempre un po' più in alto). Il capo fece due conti e il giorno seguente le fece una controproposta,  dicendole che avrebbe potuto pagare anche lui quei 15K in più facendole intravedere interessanti prospettive di carriera. La mia amica ci pensò su e il giorno seguente decise di restare.
Ecco questa è l'America, la flessibilità sul lavoro, la contrattazione personale con il capo, la libertà di essere licenziati ma anche di dare le dimissioni nel giro di due settimane, la paura del datore di lavoro di perdere un dipendente valido, le offerte stratosferiche pur di trattenerlo in un periodo particolarmente  delicato per l'azienda. E così una ragazzina di 26 anni si è ritrovato da un giorno all'altro con uno stipendio da 75K. Si è trovata al posto giusto al momento giusto.
Anche questa è l'America.

domenica 28 febbraio 2016

Periodo in stand-by ma forse ci siamo quasi

Ciao a tutti, il mese della scadenza del mio visto di lavoro, Marzo, stava pericolosamente arrivando e iniziavo a sentire un po' di agitazione perché teoricamente non potrei più rinnovarlo e dovrei fare le valigie e tornare in Italia. Per fortuna, però, il mio immigration lawyer ha lavorato bene (il suo ruolo è sempre essenziale, non fate le pratiche da soli) e quindi pochi giorni fa è riuscito a farmi ottenere un'estensione di un anno del permesso di lavoro. Solitamente questa estensione la concedono facilmente quando è in ballo la richiesta per la carta verde e arriva pochi mesi prima della decisione finale che è generalmente positiva. Quindi posso continuare a restare in USA legalmente al 100% per un altro anno e sono sereno perché la decisione finale è ormai imminente MA esulterò solo quando riceverò la carta verde per posta, tra le mie mani, nel giro di poche settimane o di pochi mesi.
Per il resto tutto procede molto bene, anche se sono in modalità di attesa, di stand by. Non solo per la green card. E' un periodo molto intenso a lavoro e ogni sera arrivo a casa stanco ma soddisfatto. L'inverno poi non è mai facile da queste parti, fa molto freddo, fa notte subito e quando arrivo a casa non ho voglia di fare granché, mangio, guardo un film e vado a dormire. A volte vado in palestra direttamente dopo il lavoro. Causa freddo e gelo ne ho approfittato per riprendere una passione che avevo da tempo trascurato: la lettura. Sto leggendo molto e mi è venuta voglia di scrivere. Ho in mente tante idee per racconti e per un paio di romanzi ma devo trovare il tempo per dedicarmi a queste idee con serietà e costanza. Per ora non anticipo niente ma se tra qualche mese avrò scritto qualcosa che reputo buono sarete i primi a saperlo.  Comunque da un paio di giorni la Primavera sta dicendo che sta per arrivare e non vedo l'ora dopo questo lungo inverno. Andrò a New York più spesso e sto organizzerò qualche viaggio in altri Stati. Forse entro fine anno mi sposterò a New York e cercherò un appartamento in affitto ma dopo pochi mesi potrei seriamente pensare di comprarne uno. Non sono ancora sicuro se acquistare a New York perchè potrei anche fare una pazzia, una volta ottenuta la green card, e decidere di andare a vivere in Florida o in California e fare un'esperienza di vita nuova. Entrambi gli Stati mi ispirano per il clima buono tutto l'anno, le tante attività che si possono fare all'aperto, i grandi parchi nazionali da visitare (soprattutto verso la West Coast). La Florida mi interessa perché li costa tutto meno...ma questo a parità di stipendio, bisogna valutare molte cose. La California mi interessa perché mi da l'impressione di uno stato in cui la mentalità è più easy e stressante rispetto a New York e poi c'è Los Angeles, in cui nasce l'immaginario del cinema mondiale (e il cinema è un'altra delle passioni che ho ho "risvegliato" recentemente). Insomma tanta carne al fuoco ma per ora tutto in stand by.
Come sempre, I'll keep you posted my friends.

sabato 23 gennaio 2016

Fingerprints

Come accennato in un post precedente poche settimane fa ho ricevuto un'email dal USCIS tramite nella quale mi comunicavano luogo, giorno e orario in cui recarmi nei loro uffici per farmi prendere le biometrics ovvero le mie impronte digitali, ultimo e importantissimo passo per la carta verde. USCIS vuol dire US Citizenship and Immigration Service, ma io per semplificare la chiamo semplicemente l'Immigration. Prima di entrare ho dovuto lasciare il cellulare in macchina perché non era concesso entrare con cellulari o macchine fotografiche ma mi sarebbe piaciuto molto fare una foto ad un poster all'interno che diceva "We are USCIS. We are America" e in cui era scritto Benvenuti in tutte le lingue del mondo. Sono andato dall'impiegata al desk, una signora di colore molto simpatica e le ho consegnato la lettera che avevo ricevuto dall'USCIS. Mi ha chiesto un documento di riconoscimento e le ho dato la patente americana (che qui vale come carta di identità). La ha guardata con attenzione e mi ha detto "Sembrerebbe che sia tu. Si, sei proprio tu" e mi ha dato un modulo da compilare con i miei dati personali. Mi ha dato un numerino, 91, e dopo dieci minuti è arrivato il mio torno. Un'altra impiegata mi ha fatto firmare con una penna elettronica, poi mi ha fatto una foto e mi ha preso le impronte tramite un dispositivo digitale molto sensibile. Mi ha inumidito le dita e prima mi ha preso le impronte delle quattro dita di ogni mano, esclusi i pollici. Poi i due pollici. Poi tutte e dieci le dita, una per una. Per le impronte dei mignoli c'era qualche problema perché anche dopo vari tentativi non venivano super definite ma mi ha detto  di non preoccuparmi perché andavano bene lo stesso. 
Devo dire che ero entrato in quegli uffici con un po' di timore reverenziale. Loro sono l'Immigrazione, tu l'immigrato che chiede umilmente di essere accettato a vita in questo Paese. E invece mi hanno trattano con cordialità e chiacchierando piacevolmente mi hanno messo subito a mio agio. Alla fine mi hanno dato un questionario, da compilare in forma anonima, da imbucare in un una cassetta lì fuori, per chiedere sostanzialmente se ero stato trattato bene e per dare eventualmente dei suggerimenti su cosa potrebbero migliorare.  E' una semplice cosa ma mi ha favorevolmente colpito. Pensateci, loro Immigration chiedono a te immigrato, trattandoti da pari a pari, di dare un giudizio su come sei stato trattato e suggerimenti su come poter migliorare. Ovviamente ho dato tutti giudizi positivi, poi ho salutato, hanno ricambiato il saluto con simpatia e cordialità sorridendomi e dicendomi "Good Luck" e sono andato via. Sono queste le piccole cose che mi fanno capire che questo è un Paese ospitale che tratta gli immigrati con gentilezza e rispetto. Da pari a pari. E sono sempre più contento di aver fatto la scelta di venire a vivere qui.
E ora...fingers crossed. USCIS invierà le mie impronte all'FBI e poi  dovrà solo aspettare la decisione finale. Sempre più vicino alla meta! 

lunedì 11 gennaio 2016

Customer service: Amazon e Jus by Julie

Ciao a tutti, in questo blog vi ho descritto spesso il magico mondo del customer service americano e oggi vorrei farvi due altri esempi che mi sono capitati pochi giorni fa.

Amazon.com
Sono abbonato a Netflix, pago $8 al mese e ho accesso a migliaia di film. Spesso però su Netflix non trovo tutti i film che mi piacciono. Dovete sapere che sono un movie uff, ho gusti  un po' particolari direi, di nicchia, quel tipo di film che gli amici normali dicono: ma dai che film ti piacciono? E quelli più strambi mi dicono: wow che filone, un capolavoro!
E insomma li cerco e per fortuna li trovo su Amazon.com che ti consente di noleggiarli per pochi dollari e vederli in streaming, entro 24 ore dall'acquisto, su iPad o PC o TV.
Amazon.com ha il servizio Prime per cui si paga un tot all'anno e si possono vedere migliaia di film (come Netflix). Io non sono abbonato ad Amazon Prime, sono al momento nei 30 giorni di prova e sto pensando di abbandonare Netflix e abbonarmi ad Amazon Prima ma ho notato che Amazon usa una strategia diversa da Netflix. Sparo dei numeri a caso ora ma è per far capire il concetto...Netflix ha 10mila film e pagando l'abbonamento mensile si ha accesso a tutti e 10mila. Amazon ha molti più film, diciamo 30mila film ma pagando l'abbonamento mensile ti dà accesso solo ad alcuni di essi, diciamo 20mila film. Per gli altri 10mila bisogna comprarli individualmente, perché non sono parte del pacchetto mensile. Ieri volevo vedere un film fantastico: Where the Wild Things are ma questo film non fa parte di Amazon Prime quindi bisogna pagare $ 3.99 per vederlo entro 24 ore dall'acquisto. Ho scritto un'email ad Amazon dicendo che ho notato che hanno più film di Netflix e che al momento sono in Amazon Prime (trial for 30 days) e che abbandonerei Netflix e mi abbonerei volentieri al servizio mensile se solo usassero lo stesso metodo di Netflix, ovvero pagare un tot al mese ed hai accesso a tutti i loro film. 
Oggi mi hanno risposto ringraziandomi per il feedback e dicendomi che mi avevano appena accreditato $ 3.99 per poter vedere gratis il film Where the Wild Things are e aggiungendo che gli fa piacere il mio feedback perché pensano che questa dovrebbe essere la loro direzione futura  anche perché lo hanno già chiesto altri potenziali clienti. Bene stasera guardo questo film gratis e forse in futuro mi abbono ad Amazon Prime.

Jus by Julie 
Pochi giorni fa i famosi ho riordinato i famosi succhi Jus by Julie, 18 succhi per una breve dieta dimagrante-disintossicante. Ne ho parlato anche in questo post. Quando li ho ordinati ho indicato la data di consegna. Mi hanno scritto un'email quattro giorni fa per comunicarmi che non sarebbero riusciti a consegnare Giovedì e avrebbero consegnato Venderdì e per scusarsi per il ritardo (di un solo giorno) hanno allegato il codice per un coupon di $50 da poter utilizzare con il prossimo ordine. L'ordine era di $125 e per un piccolo ritardo mi hanno donato $50.  Più del 30%. Non male,ino?

Insomma, Il rispetto verso il cliente prima di tutto.
God bless the American customer service.

sabato 9 gennaio 2016

Ricapitolando...le tappe per la Green Card

Vorrei ricapitolare le tappe fondamentali per ottenere la green card tramite sponsorizzazione di lavoro. Una breve premessa è d'obbligo perché continuo a ricevere email in cui noto una certa confusione e chi scrive non ha chiara la differenza tra Visto e Green Card e inoltre pensa che sia facilissimo richiedere sia uno che l'altra.
Il Work Visa è il permesso di lavoro per un numero limitato di anni. Ci sono vari tipi di Work Visa e la loro approvazione non è automatica (come per la green card anche per i Work Visa ci si rivolge a un avvocato esperto di pratiche di immigrazione) e la cosa importante da capire è che non sono rinnovabili all'infinito. Ad esempio per il visto H1B, quello più richiesto, concedono di lavorare per 3 anni ed è rinnovabile solo una volta, per altri 3 anni. Alla scadenza del secondo visto...bisogna tornare in Italia.
Ottenere un visto può costare 4-5mila dollari, la cifra dipende dall'avvocato di immigrazione al quale vi affidate.
Quindi anche se in teoria si può tentare di passare da un visto di lavoro all'altro (non è facile) rinnovare il visto ogni tot anni a un certo punto questa non è la soluzione migliore perché si resta nell'instabilità perenne senza contare che a un certo punto potranno decidere che devi tornare indietro senza discutere.
Quindi conviene fare domanda per la green card e ottenere quindi il permesso di residenza a vita. E' un processo lungo e costoso per l'azienda che deve essere davvero convinta di voler instaurare un rapporto duraturo con te, straniero. Perché sprecare tempo e denaro quando potrebbe benissimo assumere un americano? Devi cercare di mostrarti essenziale per l'azienda e quindi cercare lavoro in compagnie alle quali possano davvero servire le tue caratteristiche perché non le trovano negli Americani.  A quel punto la green card sarà un vantaggio sia per la compagnia che per te, straniero.
Per completare il quadro è bene sapere che si può liberamente lasciare la compagnia che ti sponsorizza, una volta ottenuta la green card anche se per una questione di rispetto e riconoscenza verso la compagnia quasi tutti cercano di restare almeno qualche mese o anno prima di guardarsi  attorno per delle nuove opportunità.

Ecco le tappe fondamentali:

1. La compagnia che ti sponsorizza deve spendere una cifra tra i 10 e i 15mila dollari tra feed da pagare alle autorità americane e quelle da pagare all'imigration attorney che si occuperà delle  varie pratiche.

2. La compagnia deve mettere annunci per un certo numero di settimane per la posizione lavorativa su quotidiani come il NY Times, online, per radio, sulla bacheca all'interno dei propri uffici. In poche parole deve cercare per quella posizione aperta prima tra gli Americani.

3. Quando arrivano i Resume (CV) dei potenziali candidati, la compagnia deve analizzarli con attenzione. E se nessun candidato americano va bene per la posizione, deve inviare una lettera o un'email giustificando il non interesse.

4. La compagnia che a questo punto può dimostrare che ha cercato prima tra potenziali candidati americani, ma che nessuno era davvero adatto alla posizione, chiede al Dipartimento del Lavoro se puo' assumere te, lo straniero, il non-Americano. 

5. Il Dipartimento del Lavoro può dare l'ok, può negare la domanda sostenendo che è impossibile che per quella posizione la compagnia non abbia trovato un buon candidato americano, può chiedere ulteriori dettagli e documentazione.

6. Se il Dipartimento del Lavoro approva, la compagnia deve inviare vari documenti per indicare la propria solidità finanziaria e, molto importante, deve dichiarare che tu, straniero che vuole sponsorizzare con un lavoro permanente, non verrai sottopagato. Il Dipartimento del Lavoro ha una lista per ogni tipo di lavoro con il relativo stipendio minimo in base allo Stato e quindi in sostanza è come se dicesse alla compagnia: cercate un programmatore, un traduttore, un ingegnere straniero? Bene non potete dargli meno di questo stipendio perché è lo stesso che avreste dato a un americano, è il salario minino per questa posizione, in questo anno e in questo Stato. Così si evita che la compagnia assuma uno straniero solo per sottopagarlo, a discapito di un americano.

7. Vieni convocato per la visita medica in uno dei tanti studi medici associati con l'Immigrazione.

8  Una volta ottenuta i risultati li mandi al tuo immigrati lawyer che li manda il invia con altri documenti al Department of Homeland Security.

9 Se tutto va bene ricevi una lettera dal Deparment of Homeland Security in cui ti indicano luogo, giorno e ora in cui devi andare a farti prendere le impronte digitali che verranno inviate all'FBI che dopo un accurato controllo sulla fedina penale, manderà i risultati, al Deparment of Homeland Security e/o all'Immigration. Dovrei controllare.

10 A questo punto potrebbero chiederti di andare a fare un colloquio ma solitamente il colloquio è obbligatorio per chi richiede la green card tramite matrimonio. Per chi viene sponsorizzato da una compagnia solitamente non c'e' colloquio e quindi dopo le impronte si deve solo aspettare. La tanto attesa carta verde, il lasciapassare per poter restare legalmente a vita in questo Paese arriverà per posta. Ancora non so come reagirò quel fatidico giorno che incrociando le dita dovrebbe arrivare presto.

venerdì 8 gennaio 2016

Aggiornamento Carta Verde: impronte digitali

Pochi giorni fa ho ricevuto una lettera dal Department of Homeland Security - U.S. Citizenship and Immigration Services. La lettera incuteva un po' di timore. Era una Appointment Notice ovvero le indicazioni sul giorno, orario e luogo in cui devo andare a farmi prendere le biometrics più comunemente note come le impronte digitali. Ottimo, questo è uno degli ultimi step, se non l'ultimo, del lungo procedimento per ottenere la Green Card. Sulla Appointment Notice è anche scritto che non presentarsi equivale alla mia intenzione di abbandonare le pratiche. Come sono severi...quasi quasi per essere sicuro di non arrivare in ritardo, la sera prima vado a dormire lì fuori...Scherzi a parte, se non potessi essere disponibile in quel giorno ho la possibilità di fare una telefonata per chiedere di fissare un appuntamento per un altro giorno.
Ho letto che le impronte digitali verrano poi mandate alla FBI che dopo un controllo accurato mandarà il responso all'Immigration. Poiché ho la fedina penale immacolata tutto dovrebbe procedere per il meglio e, credo, dopo poche settimane dovrei ricevere la fatidica Green Card a casa.
Ragazzi ci siamo quasi! Non ci posso credere che tra qualche settimana potrei finalmente aver raggiunto questo obiettivo che inseguo ormai da oltre dieci anni.
Fingers crossed and stay tuned for more updates!