giovedì 28 febbraio 2013

Pizza, spaghetti, mandolini, mafia e clowns

Probabilmente cio' che sto per scrivere verra' condiviso da un lettore su cento. Domenica e Lunedi' ci sono state le elezioni e anche se ha vinto il centro-sinistra a ben vedere i veri vincitori sono stati Berlusconi che era dato per morto e sopratutto Grillo che oltre ogni aspettativa e' stato votato da ben un italiano su quattro!
Oggi l'Economist ha pubblicato questa copertina per riassumere l'esito delle nostre elezioni intitolata Send in the Clowns (Fate entrare i clowns).
Considero la copertina offensiva verso milioni di Italiani che hanno votato Pdl e M5S anche se chi non ha votato per questi due partiti sta gia' facendo girare la copertina sui social neetwork con grande soddisfazione e con un ghigno gioioso. Ieri un noto politico tedesco, che potrebbe diventare cancelliere dopo la Merkel, ha espresso lo stesso concetto dell'Economist: gli Italiani hanno votato per due clown. Napolitano ha cancellato l'incontro con quel maestrino tedesco e per una volta mi sono sentito orgoglioso di avere lui come Presidente, anche se avrebbe potuto agire con la stessa energia in passato per episodi analoghi. Ricordate, ad esempio, la celebre copertina del tedesco Der Spiegel in cui l'Italia veniva descritta come il paese degli spaghetti e della mafia? E quell'altra copertina in cui la tragedia della Costa Concordia veniva usata, con pessimo gusto, per dipingere gli Italiani come un popolo di codardi rappresentati da Schettino e l'Italia come una nave che affonda tragicamente?
Ritornando alle nostre elezioni mi chiedo perche' ogni volta che un politico o un giornale straniero deride e disprezza i nostri politici, e per estensione tutto il popolo italiano, noi non riusciamo ad essere uniti e invece continuiamo a litigare tra fazioni e addirittura appoggiamo di volta in volta questo o quel quotidiano o politico straniero che offende noi Italiani.
Non comprendiamo che quei politici e quei giornali stranieri stanno parlando di tutti noi Italiani senza distinzioni? Ma siamo proprio noi, cosi' divisi, a dargli man forte e a conferirgli importanza.
Pensate che se il Corriere della Sera scrivesse un articolo denigratorio verso le decisioni di milioni di Tedeschi, Americani o Inglesi le loro Tv darebbero spazio al Corriere? No, semplicemente non prenderebbero in considerazioni quotidiani stranieri anche perche' sanno che non possono avere un quadro preciso del loro Paese.
Curiosamente trovo che questo timore reverenziale, questo senso di inferiorita' sia evidente anche quando in una trasmissione televisiva arriva il grande ospite straniero, magari un noto attore Hollywoodiano.
Sostituite De Niro con l'Economist, il Ny Times o il Financial Times e il risultato non cambia.



lunedì 18 febbraio 2013

Cercare lavoro negli Stati Uniti: permessi e burocrazia

Ciao a tutti, leggo spesso gli sfoghi, le arrabbiature e le delusioni di ragazzi italiani che stufi del nostro Paese dicono che un giorno prenderanno la decisione di andare a vivere e lavorare negli Stati Uniti. Pochi sanno che non e' cosi' facile. Quando davvero prenderanno la fatidica decisione di partire davvero, pensano che la decisione, arrivata dopo anni di valutazioni su pro e contro, costituisca gran parte della riuscita. Invece e' solo un dettaglio insignificante perche' non basta partire per riuscirci. Magari fosse cosi' facile! Ecco un interessante articolo sulla difficolta' di cercare lavoro negli Stati Uniti: Cercare lavoro negli Stati Uniti: permessi e burocrazia.

sabato 16 febbraio 2013

Brevi aggiornamenti dal limbo

Ciao amici, da quanto tempo!
Aggiornementi dal limbo tra Italia e Stati Uniti.
Sono stato a letto con l'influenza e non e' stata una passeggiata di salute. Mi ha colpito duro, la maledetta, ma alla fine ho vinto io. Come sempre.
Per chi ha seguito la mia ricerca di lavoro in Usa di pochi mesi fa non ci sono ancora sviluppi rilevanti o meglio qualsosa lentamente si muove perche' il capo della sede americana mi ha comunicato che a febbraio avrebbe presentato il budget ai proprietari italiani e dovrebbe darmi notizie a fine mese. Mi ha pero' gia' messo in contatto con l'avvocato dell'azienda che puo' gia' iniziare ad analizzare il mio "caso" (esperienza lavorativa, visti di lavoro ottenuti in passato, lauree e certificati vari) per capire come poter procedere per farmi ottenere un nuovo Visa, anche se, ripeto, prima di iniziare le pratiche deve avere l'approvazione da parte dei proprietari italiani. Aspetto fiducioso. Ormai manca davvero poco per sapere se il mio futuro sara' di nuovo negli amati States.
Per il resto qui in Italia, come sapete, le elezioni politiche sono alle porte e i politici sono sempre in TV ad accarezzare noi elettori con le promesse di zuccherini. E infatti fanno a gara a dire che elimineranno l'IMU sulla prima casa o che ci restituiranno anche i soldi pagati nel 2012. E' strano perche' io ricordo che solo pochi mesi fa Pd, Pdl e Centro avevano approvato compatti l'introduzione dell'IMU e Monti aveva detto che se qualcuno eliminasse l'IMU sulla prima casa sarebbe una decisione nefasta perche' dopo qualche anno si renderebbe necessario reintrodurre la tassa raddoppiata.
Ricordo anche che fino a pochi mesi fa gli stessi politici dichiaravano in continuazione che prima delle elezioni bisognava assolutamente cambiare l'attuale vergognosa legge elettorale pero', strano, poi non l'hanno fatto. Perche'? Non c'e' stato il tempo, dicono. Ma nessuno glielo chiede piu' e per loro e' meglio cosi'.
Le dichiarazioni dei politici nostrani mi fanno venire in mente la Royal Rumble del Wrestling: tutti contro tutti, brevi allenze per cercare di gettare qualche concorrente fuori dal ring. Finte alleanze o tregue temporanee con il nemico che poi ti butta fuori, interventi esternoi ad orologeria da parte di qualche magistrato per aiutare chi combatte nel ring. E poi ad un certo punto tutti si coalizzano per gettare fuori il nemico che fa paura a tutti.
Se penso alle loro promesse mi chiedo: se anche riuscissero a eliminare l'IMU e a ridarci quelle poche centinaia di euro pagate nel 2012, tutti i problemi dell'Italia svanirebbero? Bastano questi zuccherini "ti tolgo una tassa", "ti rido' qualche euro che hai pagato nel 2012" per convincerci a votarli? Davvero pensano che siamo cosi' infantili?
Perche' non parlano mai di programmi, di come creare nuovi posti di lavoro, di come far ripartire l'economia? Perche' non ascoltano mai le storie e magari le proposte dei giovani disoccupati? Poi si meravigliano se vanno all'estero. Personamente da tempo pensavo di non andare a votare  e avevo la tentazione di fare come Fantozzi ma probabilmente daro' la mia fiducia all'unico partito che potrebbe dare fastidio ai mestieranti della vecchia politica.
E in Usa cosa succede in campagna elettorale? Di cosa parlano i candidati alla Casa Bianca? Ecco il dibattito tra Obama e Romney sull'economia. Mi piacerebbe farvi notare che innanzitutto in Usa il dibattito tra chi si candida a governare il Paese si fa sempre. Non come in Italia in cui ogni candidato accampa delle scuse per non affrontare gli altri, temendo che una frase, una battuta o meglio una barzelletta sbagliata potrebbe far perdere dei voti.
Altra differenza e' il pragmatismo. Pochi giri di parole, si va diretti al cuore dei problemi e infatti i tre dibattiti dei candidati alla Casa Bianca hanno temi specifici.
Vi invito solo ad andare a 0:55 di questo video per ascoltare la prima domanda dell'intervistatore.  E con questo auguro a tutti un buon voto sperando che indipendentemente da chi vincera' le elezioni il futuro possa finalmente essere migliore nella nostra cara Italia.

mercoledì 30 gennaio 2013

Bus senza gasolio, Napoli appiedata

Cari amici, oggi sul Corriere online ho letto e vorrei segnalarvi questo articolo: Bus senza gasolio, Napoli appiedata. Penso che l'articolo rappresenti bene una diffusa mentalita' italiana secondo la quale la colpa dei disservizi e' sempre e solo da ricercarsi in fattori esterni, in questo caso nei tagli regionali e governativi. Tutto vero, per carita', ma io che ho vissuto a Napoli per molti anni e ho preso il bus centinaia di volte so che e' troppo facile prendersela sempre e solo contro le decisioni di chi ci governa (ne ho parlato anche in questo post), perche' le cause quasi sempre vengono anche "dal basso", dal comportamento quotidiano dei cittadini.
Vi racconto una scena ricorrente sui bus di Napoli che e' capitata purtroppo anche a me e ad alcuni amici. Le persone oneste entrano con il biglietto in mano ma poiche' il bus e' pieno fino all'inverosimile non riescono ad arrivare alla macchinetta obliteratrice. All'improvviso si aprono le porte ed entrano due controllori. Con dei riflessi prontissimi, quelli che non avevano il biglietto scendono dal bus prima della chiusura delle porte. Un fuggi fuggi generale e il bus che resta semi-vuoto. Le persone oneste che non sono riuscite ad obliterare possono finalente dirigersi verso le macchinette ma i controllori sono piu' veloci, fermano un paio di passeggeri a caso e gli fanno la multa. A poco vale spiegare che il bus era strapieno e non si riusciva ad arrivare alla macchinetta. Per loro sono solo scuse mentre i furbi staranno prendendo il prossimo bus senza biglietto. Ennesima ingiustizia all'italiana in cui gli onesti devono pagare per i furbi e in cui dopo molti anni tutti i nodi vengono al pettine e non ci sono piu' soldi per pagare il gasolio. Forse se tutti iniziassero a pagare il biglietto i soldi per pagare il gasolio ci sarebbero. Ma la colpa e' dei tagli, certo. E come mai questi problemi non accadono in altre citta'? Anche in altre citta' ci sono stati tagli governativi e regionali. Forse forse e' la mentalita' della massa che provoca questi disservizi?
Ma cosa accade in altre citta' europee? Sono stato a Londra e li' il bus apre due porte, da quella centrale le persone possono solo scendere, da quella davanti possono solo salire. Quindi tutti passano davanti all'autista e strusciano la oyester card (carta prepagata ricaricabile) o pagano in cash. Sucede raramente ma se qualcuno cerca di fare il furbo o magari e' ubriaco (ne ho viste scene) e passa senza pagare il biglietto, l'autista lo richiama con severita' e non fa partire il bus finche' il furbetto non paga il biglietto. Se il tizio si ostina a non pagare, si spazientiscono anche gli altri passeggeri e a volte non ci pensano due volte a gettarlo fuori dal bus. E' una questione di mentalita', onesta' e senso civico delle persone. Ma se a Napoli e dintorni c'e' anche gente come questa, non credo che ci siano molte speranze:


Sono tornato piu' acido che mai eh? America, please, riprendimi presto! :)

martedì 22 gennaio 2013

Esame all'universita': io parlo, il prof twitta

Salve amici, oggi ho letto questa interessante lettera di una ragazza a Beppe Severgnini sulla rubrica Italians:
Caro Bsev, è la prima volta che ti scrivo e non so come si fa, ma ci provo lo stesso. Oggi sono una studentessa arrabbiata. Arrabbiata con la A maiuscolissima.
Mi sono svegliata alle cinque e ho preso il mio treno per venire a Milano a sostenere un esame. Arrivo, mi segno, aspetto. La prima parte me la chiede l’assistente, poi devo chiudere l’esame col mio prof. Attendo il mio turno, perché senza avvisare nessuno, fa una pausa chiacchierando amabilmente e scherzando con un’altra assistente, e un altro prof li’ presente. Passiamo oltre. Mi siedo. Buongiorno, buongiorno. “Allora signorina, mi parli del apporto tra scrittori e le pagine di cultura..”. Attacco, mentre lui attacca, a sua volta, a smanettare sul suo Ipad. Mi spiego, io parlavo dei libri e gli appunti a cui avevo dedicato ore di studio, e lui col suo ipad twitta. Mi paleso: il mio prof è social su twitter mentre io parlo dei problemi delle pagine di cultura.
Ma una volta non erano i professori a sequestrare i cellulari durante la lezione? E una volta non erano gli anziani a bofonchiare che i giovani non hanno più rispetto? Io questa mattina mi sono sentita offesa. Ho impegnato il mio tempo, studiando e approfondendo, dando per scontato il fatto che per un quarto d’ora il prof del quale ho frequentato tutte le lezioni mi avrebbe dedicato il suo, di tempo. E invece no. Dov’è finito il rispetto? Ma perché preferire pattinare con l’indice su un retina display piuttosto che ascoltare una studentessa, e i frutti delle tue spiegazioni? I giovani sono terra fertile, e hanno bisogno di essere costantemente coltivati e innaffiati. Questo non è quello che mi è successo stamattina. Mi auguro che non capiti a nessun’altro, perché non è bello. Ci fa sentire presi in giro. E mi auguro che se qualche professore dovesse leggere queste poche righe, non si riconosca in quel che ho scritto. Non deve essere bello nemmeno per loro. Bsev, ma che succede al mondo?

NOTA MIA:
Questa lettera si ricollega ad alcuni miei post sulle differenze tra college americano e universita' italiana soprattutto per quanto riguarda l'atteggiamento dei prof, e indirettamente anche alla mia tesi che se l'Italia va alla deriva non e' sempre SOLO colpa dei politici che ci governano ma di milioni di persone che come questo Prof sono menefreghisti, irrispettosi e hanno poco senso civico.
Community college e universita’ italiana (Parte 1)

martedì 15 gennaio 2013

Gli States si riavvicinano?!

Ciao amici, poco fa ho ricevuto un'email che ho tanto atteso da Novembre. Vi avevo detto che stava iniziando a salire la tensione perche' tutto taceva da quando sono tornato in Italia? Bene, il capo dell'azienda americana che mi ha tenuto in prova a Novembre si e' fatto vivo oggi scrivendomi che tra un paio di settimane presentera' il budget alla sede centrale italiana e quindi ai proprietari e mi ha chiesto di inviargli i dati che ho a portata di mano e le info che dovrebbe presentare l'azienda per farmi le pratiche per un visto di lavoro. Insomma bisogna attendere febbraio ma l'email e' un segnale piu' che positivo, e' quasi come a dire: l'approvazione della sede italiana e' formale e ci sara' e quindi iniziaci a dire cosa dobbiamo fare per farti le pratiche cosi' ci portiamo avanti. Che faccio stappo una bottiglia?
Stay tuned for more updates.

lunedì 14 gennaio 2013

Giornate di attesa

Cari amici, ci siamo quasi. Le vacanze sono finite ed ora attendo la decisione dell'azienda americana che mi ha tenuto in prova a NY a novembre. Se la sede italiana approva il budget per la sede americana, tornero' a vivere in America gia' in primavera. Devo aspettare la fine di gennaio per avere una risposta e da qualche giorno la tensione sta iniziando a salire. Non riesco nemmeno ad immaginare cosa potrei fare nel caso mi dicessero che purtroppo non possono assumermi. Cosa farei in questa Italia che sta sprofondando come il Titanic?
Gli amici italiani che hanno la fortuna di avere un lavoro piu' o meno stabile hanno molti problemi: chi ha un lavoro dipendente ha uno stipendio molto basso e ha il sentore che l'azienda potrebbe chiudere da un giorno all'altro, chi ha un lavoro autonomo deve inseguire per mesi i clienti che non pagano. Sono tutti tesi, preoccupati, depressi. scoraggiati. Se non venissi assunto dall'azienda americana probabilmente non resterei in Italia e andrei comunque all'estero, magari in Australia. I politici sono in piena campagna elettorale ed offrono uno spettacolo a dir poco imbarazzante. Promettono tutto e il contrario di tutto...meglio stendere un velo pietoso.
Per il resto la vita in un paesino del sud e' piacevole solo in alcuni periodi, in estate o nel periodo natalizio in cui si sta in famiglia e si vedono gli amici piu' spesso. Ma poi, passate le feste ognuno torna alla propria vita tra le mura domestiche o tra quelle dei loro uffici e quindi dal lunedi' al venerdi' ho molto tempo da far passare e per fortuna ho un po' di hobby altrimenti la vita di paese rischia di ibernarti il cervello e cosi' mi dedico alla chitarra, a fare puzzle, leggere libri, guardare serie TV americane (ho scoperto Breaking Bad, bellissima serie TV). A volte mi annoio e mi manca la dinamicita' che si respira in Usa dove ogni giorno puo' avere in serbo per te qualcosa di nuovo ma insomma, fine gennaio e' vicino e spero di ricevere presto una buona notizia.

giovedì 10 gennaio 2013

Offrire una borsa di studio? Impossibile

Leggo spesso la rubrica Italians di Beppe Severgnini sul Corriere online. Le lettere che vengono pubblicate sono solitamente di Italiani che vivono all'estero e fanno notare alcune differenze tra i Paesi in cui sono emigrati e l'Italia anche se non e' sempre necessario vivere all'estero per notare alcune cose che proprio non vanno bene nel Bel Paese. In particolare un paio di giorni fa mi ha interessato questa lettera:

Offrire una borsa di studio? Impossibile
Gentile signor Severgnini, volevo segnalarle quanto segue: tre mesi fa circa, decido di istituire una borsa di studio annua del valore di 4 o 5.000 euro da donare ad uno studente universitario meritevole ma indigente al punto che, superato il test di Medicina, fosse poi costretto a rinunciare per le forti spese che uno studio come Medicina comporta (fra libri, tasse e quant’altro): le assicuro che ce ne sono molti, in queste condizioni, anche fra le mie conoscenze, ragazzi e ragazze brillanti e studiosi costretti a ripiegare su Scienze Infermieristiche o altro, destinati a non diventare mai medici, anche se con tutte le carte in regola, soldi a parte. La borsa di studio, nelle mie intenzioni, avrebbe dovuto intitolarsi a mio fratello Piero, bravissimo e stimatissimo medico anche lui, che è stato vice primario di Cardiologia presso l’ospedale Torregalli di Firenze, prematuramente scomparso nel 2001, a 46 anni. Questa borsa di studio, insomma, vuole essere il mio modo di ricordarlo e di contribuire a mantenere vivo il suo ricordo. Ingenuamente pensavo che la cosa sarebbe stata semplice, così ho scritto una mail con la mia proposta alla Facoltà di Medicina di Milano, città dove risiedo da 30 anni: ricevo una mail in cui mi si dice di contattare la dottoressa tal dei Tali, cosa che faccio. Solo dopo un bel po’ di tempo riesco a sentirla per telefono e, in sostanza, mi dice che la cosa non si può fare, adducendo le più diverse ragioni: non è contemplata una borsa di studio di tal genere, la cifra è troppo bassa (sic!), si può fare ma solo per i laureandi etc etc. Un po’ delusa, ma ancora fiduciosa, abbandono questa strada e riprovo con la facoltà di Medicina di Firenze, città in cui sia io che mio fratello siamo nati, dove lui ha frequentato l’università e poi lavorato come medico: qui le cose vanno ancora peggio, perché non ricevo proprio nessuna risposta alle mie mail (scritte a novembre 2012)! Non le nascondo la mia amarezza: ma è possibile che in un momento critico come questo, con tante famiglie in difficoltà che, fra l’altro, non riescono a far studiare i propri figli (quelli che ne hanno voglia davvero!), le università di due città come Milano e Firenze, lascino cadere proposte come la mia che, senza essere risolutive, potrebbero però aiutare qualche studente bravo ma povero a fare un mestiere importante e di cui c’è tanto bisogno? Le scrivo non con l’intento di gettare discredito sulla già ampiamente discreditata università italiana (sarebbe come sparare sulla Croce Rossa), ma per chiederle la cortesia, con la sua autorevole voce, di far pressione affinchè l’università si svegli dal suo torpore e affronti il tema del finanziamento agli studenti meritevoli e poveri, si chiamino prestiti d’onore, borse di studio o altro.
 
MIA NOTA: Ho dedicato alcuni post alle differenze tra universita' italiane e college americani. Quando ho frequentato il college in Connecticut ho potuto usufruire di due borse di studio e si poteva fare domanda per decine di borse di studio offerte ogni anno da associazioni e privati. In particolare ricordo alcune borse di studio offerte da genitori che avevano il figlio iscritto al college che era morto prematuramente. Le borse di studio in questione erano offerte agli studenti piu' meritovoli che seguivano lo stesso corso di laurea del figlio. In questi casi trattava di borse di studio non sempre cospicue, $1000 o $2000 ma erano sicuramente un aiuto per qualche studente. E non credo che il college abbia fatto tutti i problemi che hanno fatto alla signora della lettera. 
Perche' in Italia e' sempre tutto cosi' burocratico e difficile? 

martedì 8 gennaio 2013

Viaggetto a Roma

Cari amici vi sono mancato, vero? Sono stato qualche giorno a Roma per una breve vacanza turistica con la famiglia. La mattina della partenza un'amica doveva accompagnarci alla fermata dell'autobus per Roma. L'amica era in ritardo e l'ansia di perdere l'autobus aumentava. Finalmente arriva di corsa con la sua macchina, si scusa per il ritardo e ci spiega che la sua macchina era bloccata da un'altra che era parcheggiata in doppia fila. E' la solita storia-racconta- sono quelli che vanno al bar e parcheggiano la macchina dove gli pare, bloccando le altre macchine. E se vai nel bar a cercare il proprietario della macchina e a chiedere di spostarla ti rispondono sbuffando che adesso arrivano, dopo il caffe', che fretta c'e'? Vabe', arriviamo alla fermata del bus e attorno alla piazzola c'e' molta spazzatura, bottiglie di vetro vuote, lattine, fazzoletti, scatolette di metallo. Ma nessuno del Comune ha mai pensato di togliere quello schifo? Vabe', arriva l'autobus a due piani, l'assistente dell'autista scende per caricare i bagagli e molte persone gli danno ben 3 bagagli a testa invece di 1 bagaglio consentito. Quindi deve mettere alcuni bagagli negli spazi tra i sedili o proprio su quei quattro-cinque sedili che per fortuna sono liberi, perche' non tutti i posti sono stati prenotati. L'assistente dell'autista accenna una lamentela generale rivolgendosi a me che correttamente ho portato un solo trolley: questo e' inconcepibile, qui c'e' gente che porta 3 bagagli quando pure sul biglietto c'e' scritto che ne' e' consentuto solo uno. Dovremmo iniziare a far pagare i bagagli extra, come fanno altre compagnie, voglio vedere se poi  portano tutti 3 bagagli. Vabe', salgo al secondo piano con i miei genitori pensando: ma non e' che tutto questo peso extra puo' essere pericoloso? E se l'autubus fa una frenata brusca in una curva? No dai, l'autista sapra' cio' che fa. Meglio non pensarci. Vabe'. Al secondo piano e' un altro caos. Abbiamo i posti 9, 10 e 11 ma vediamo in lontananza che sono gia' occupati e per arrivare li' a chiedere ai distratti passeggeri di accomodarsi ai loro posti bisognerebbe scavalcare persone e valigie. E quindi come hanno fatto tutti, ci adattiamo e ci sediamo ai primi tre posti liberi senza badare al numero sul biglietto. Dopo quattro ore di viaggio arriviamo a Roma, e ci dirigiamo al bed and breakfast. Per strada e' tutto un percorso ad ostacoli di escrementi di cani o gatti e infatti vediamo sotto ai nostri occhi che molte persone non si curano minamente di togliere i ricordini dei loro cari amici a quattro zampe. Vabe'. Ora lo so che sono pesante, tutte queste cose non le notavo 10 anni fa, prima di aver vissuto in Usa e poi in UK, ma ora non posso farci niente, le noto tutte e mi danno fastidio. Perche' succedono solo in Italia?
Poi pero' c'e' anche l'altro volto dell'Italia e ti rendi conto della fortuna che hai di trovarti in uno dei Paesi piu' belli al mondo. Roma e' una citta' stupenda, magica. Sono stato a San Pietro, in cui c'era uno splendido presepe donato dalla mia regione. Poi ho visitato i musei vaticani, che contengono anche deigli affreschi di Raffaello, e poi...la Cappella Sistina! Gia solo la Creazione di Adamo e' un'opera spettacolare, il Giudizio Universale di Michelangelo, poi, e' un'opera grandiosa. Sono stato anche al Pantheon, a Castel Sant'Angelo, a Fontana di Trevi e a Piazza Navona che il giorno prima della Befana ha un'atmosfera molto fiabesca.  Roma e' Roma. Ad ogni angolo ci sono statue, fontane, castelli, arte, storia sono ovunque. Se c'e' una citta' in cui dovessi vivere in Italia probabilmente Roma sarebbe La Citta'. Insomma una bella vacanza che mi ha mostrato nuovamente i due volti della nostra Italia.

giovedì 27 dicembre 2012

Il mio 2012

Cari amici, sta per finire il 2012. Avete presente quei video che mandano in tv a fine anno in cui mostrano gli eventi piu' significativi dell'anno che volge al termine? Per gioco, voglio rievocare gli eventi e alcune scene chiave del mio 2012.

Da Londra all'Italia (Febbraio): dopo un'esperienza lavorativa di 8 mesi a Londra per sostituire una ragazza andata in maternita', torno in Italia. Di nuovo in cerca di lavoro. E' stata una bella esperienza  ho vissuto in una capitale europea molto importante ma la Gran Bretagna non mi ha entusiasmato piu' di tanto. Londra e' molto cara e lo stipendio mi consentiva appena di sopravvivere. Tra l'altro dovevo condividere casa con un ragazzo tedesco la cui ragazza veniva spesso a trovarlo per lunghi periodi ed era una paranoica fissata con le pulizie. Ad esempio ha preteso che il ragazzo comprasse un materasso matrimoniale nuovo perche' anche se quello precedente era stato comprato dal padrone di casa solo poche settimane prima lei voleva vederlo con i suoi occhi uscire del cellofan. Poi passava ore ed ore con l'aspirapolvere rumorosissimo a strofinare e lucidare su e giu' per casa, magari anche dopo che lo avero passato io un paio di ore prima. Un vero incubo! Una vera malata cronica che cercava di dare ordini anche a me su come e quando fare le pulizie. Lei che era ospite... e con quel tono odioso ed arrogante!
La scena: dopo aver pulito (o meglio lucidato) piu' volte il bagno e aver tolto molti dei suoi capelli senza dirle niente, la crucca viene da me a dirmi che devo passare l'aspirapolvere (!) perche' ha trovato un mio capello per terra. Le rispondo a tono ma lei va via a chiudersi in camera. E poi continua per alcuni giorni con i suoi dispetti e il tono arrogante e poco rispettoso. Devo rimuovere questi ricordi!

Sfruttamento nel Sud Italia (Giugno): inizio a lavorare con un'azienda del Sud per un breve progetto. L'azienda mi paga solo 100 euro per il lavoro di una settimana, circa 50 ore e quindi 2 euro l'ora. Poi il titolare mi chiede di seguire un corso di formazione in azienda di due settimane, non pagato, di cui non capisco bene la finalita'. Dopo il corso esce allo scoperto con un'offerta ridicola per iniziare a lavorare al call center e "poi si vedra'". E' un contratto a progetto di 400 euro netti al mese, da rinnovare eventualmente di mese in mese. In azienda si sono comportati in modo disonesto facendomi lavorare sottopagato e tenendomi per settimane all'oscuro delle loro vere intenzioni. Una vera perdita di tempo e soldi.
La scena: nell'ufficio del titolare tra la sua incredulita' e quella del manager delle risorse umane, rifiuto la loro offerta, saluto e vado via.

L'importante decisione (Giugno): stanco dell'Italia e dell'esperienza lavorativa al Sud, decido che a Settembre partiro' per gli Stati Uniti. Ci potro' stare solo per tre mesi e cosi' da giugno a settembre invio decine di CV ad aziende italiane negli Stati Uniti per sondare il terreno.
La scena: l'email della prima azienda americana che risponde di farmi vedere, senza impegno, quando saro' in Usa. A questa email seguiranno email di altre compagnie.

Si parte per l'America! (Settembre): dopo centinaia di CV inviati e sopratutto dopo l'esperienza con l'azienda del Sud che mi ha disgustato e amareggiato, parto per una nuova avventura per gli Stati Uniti.
La scena: il mio arrivo al JFK, aereoporto in cui due anni fa avevo preso il volo per tornare in Italia pensando che non sarei piu' tornato in Usa. Le cose cambiano nei modi piu' inaspettati.

Offerta del mio ex capo americano (Settembre): il mio ex capo mi convoca per un colloquio e mi fa una proposta di lavoro. Lo stipendio che vorrebbe offrirmi e' molto piu' basso di quello che percepivo quando decisi di tornare in Italia, due anni fa. E davvero con quella cifra non si puo' vivere in Usa e il mio ex capo si e' comportato in modo poco corretto durante l'estate quando sapeva che sarei venuto di nuovo in Usa (con cose dette, non dette, e molte bugie per portare acqua al suo mulino) pero' e' comunque un buon segno e qualcosa che mi fa anche intimamente piacere. Non sono arrivato qui neanche da dieci giorni e ho comunque gia' ricevuto un'offerta di lavoro. Altro che l'Italia in cui nessuna compagnia ha risposto a centinaia di CV che ho inviato nei mesi. Mi sento ottimista per il futuro.
La scena: rifiuto l'offerta, stringo la mano al mio ex capo, saluto cordialmente e vado via.


Colloquio da Starbucks (Settembre): incontro il CEO di una importante compagnia di gioielli in un uno Starbucks per un colloquio. Mi dice che la compagnia potrebbe avere bisogno di uno come me e mi invita ad una festa in uno dei loro negozi e mi dice che dopo la festa potrei andare a fare una prova ai loro uffici di New York.
La scena: il CEO che durante il colloquio risponde brevemente ad una telefonata sul suo cell dicendo che richiama dopo perche' sta in una conversazione importante...e la mia mente che ritorna al mio primo colloquio con il titolare dell'azienda del Sud Italia, con la sua camicia aperta e le sue catenine d'oro in bella vista, che rispondeva sempre al telefono, come se io non ci fossi, dilungandosi per parlare di cavolate come chi si era portato a letto la sera prima il suo interlocutore. Ed io che ero li costretto ad aspettare e a dover ascoltare tutto.

Visita a Ground Zero e Freedom Tower (Ottobre): visita a Ground Zero e alla Freedom Tower in costruzione.
La scena: alzando la testa verso la Freedom Tower quasi terminata mi viene in mente che Ground Zero e Freedom Tower sono proprio i "luoghi-metafora" del mio periodo piu' recente. Dopo essere stato distrutto moralmente in Italia, soprattutto per la situazione lavorativa, non mi sono buttato giu' e sto cercado di rialzarmi per costruirmi una nuova vita. E cosi' mi affeziono sempre piu' alla Freedom Tower.

Festa di lusso a Manhattan (Ottobre): vado alla festa in uno dei negozi dell'azienda di gioielli a NYC. Ci sono gioielli costosissimi, gente ricchissima in giacca e cravatta e vestito da sera, camerieri con dei vassoi che servono champagne e tramezzini deliziosi a tutti noi in piedi, stretti in quel piccolo ma prestigiosissimo showroom. Non mi sento molto a mio agio ma fingo di esserlo. Dovevo essere a quella festa perche' mi ha invitato il CEO che potrebbe offrirmi un buon posto di lavoro e alla fine e' stata anche questa un'esperienza nuova.
La scena: il cameriere che inciampa proprio su di me versando sulla mia giacca un bel po' di champagne. Una donna impellicciata, molto gentile, viene a cercare di pulirmi con un fazzoletto. Sdrammatizzo, sorrido e dico a tutti di non preoccuparsi. Magari mi portera' fortuna? E' un segno del destino?

Offerta azienda articoli sportivi (Ottobre): ricevo la seconda offerta lavorativa da quando sono in Usa e questa e' piu' interessante di quella del mio ex capo anche se, nel caso accettassi, dovrei pagarmi assicurazione medica e spese per il visa. Stringo la mano al manager, sostanzialmente accetto l'offerta ma con il manager ci accordiamo che entro pochi giorni devo fargli sapere se il mio immigration lawyer conferma che e' facile ottenere un work visa con questa compagnia.
La scena: il manager che alla fine del colloquio mi dice che ha bisogno di una mano da parte mia gia' a novembre e che vorrebbe farmi gia' un primo training, facendomi capire con questa frase che ha scelto me tra tutti gli altri che hanno sostenuto il colloquio in precedenza.
  
Secondo colloquio con l'azienda gioielli (Ottobre): ricevo la terza offerta lavorativa da quando sono in Usa ed e' molto piu' alta di quella della compagnia di articoli sportivi. Si tratta dell'azienda che mi ha invitato alla festa qualche giorno prima MA vorrebbe prima tenermi in prova per almeno un mese, a novembre. Se la prova va bene (come si aspettano) il quartier generale in Italia deve approvare il budget per la sede americana che si attivera' per farmi il Visa e potro' tornare a lavorare in Usa a inizio 2013.
La scena: il CEO che mi dice che possono pagarmi uno stipendio piu' alto, l'assicurazione medica e (addirittura) anche il Visa per cercare di convincermi ad accettare la sua proposta e strapparmi all'azienda di articoli sportivi alla quale avevo praticamente detto si.

La decisione rischiosa (Ottobre): dopo averci riflettutto a lungo rifiuto l'offerta sicura della compagnia di articoli sportivi e accetto l'offerta non certa dell'azienda di gioielli. Se il periodo di prova va bene, proporranno la mia assunzione alla sede italiana e potro' ritrasferirmi stabilmente in Usa a partire da Marzo.
La scena: il mio click su invia email alla compagnia di articoli sportivi in cui declino gentilmente la loro offerta, per fare la prova con l'azienda di gioielli. Dopo quell'email non si torna indietro, avro' tutto o niente. Ma voglio rischiare.

Uragano Sandy (Ottobre): il 30 ottobre si abbatte anche in Connecticut l'uragano Sandy e alle 4pm va via la corrente che ritornera' solo dopo sette lunghi giorni. Restiamo in casa senza acqua, senza riscaldamento, senza luce, senza telefono e senza internet. E' stata davvero dura.
La scena: il mattino dopo l'uragano, quando cerchiamo di andare in centro con la macchina e quasi tutte le strade sono bloccate da grossi tronchi d'albero che sono stati abbattuti dal vento e che hanno strappato via molti cavi della luce e del telefono.
Altra Scena: io e F che bussiamo alla porta dei pompieri vicino casa e loro che (gentilissimi)  riempiono un nostro bidone da 20 litri per l'acqua. Saremmo poi andati da loro a farcelo riempire almeno due volte al giorno.

Elezioni Presidenziali (Novembre): Obama viene rieletto Presidente degli Stati Uniti d'America.
La scena (o in questo caso lo stato d'animo): mentre Obama festeggia mi torna in mente il primo dibattito Obama vs Romney di qualche settimana prima. La concretezza dei due candidati nell'esposizione dei programmi e il rispetto reciproco mi fanno venire una certa tristezza pensando ai nostri politici italiani che neanche vanno al confronto se dai sondaggi sentono di essere in vantaggio, e non spiegano mai i programmi mostrando poco rispetto sia verso l'avversario che verso lo sfidante.

Bufera di neve in autostrada (Novembre): dopo pochi giorni dall'uragano Sandy arriva anche una tempesta di neve e io mi trovo bloccato in autostrada per molte ore. Molte macchine si fermano ai lati della strada perche' non riescono a proseguire mentre la mia (o meglio e' la macchina che mi ha prestato un caro amico americano) fa fatica e slitta ma lentamente riesco, non so come, ad arrivare a casa.
La scena: io che esco dall'autostrada e vado in un negozietto di una gas station di una paesino innevato e chiedo se c'e' un hotel nelle vicinanze. Purtroppo non c'e'. E allora ritorno lentamente in autostrada, verso casa.
Altra scena: uno spazzaneve che entra in autostrada e mi metto a seguirlo con la macchina attaccato a un metro dietro di esso riuscendo cosi' a fare un lungo tratto senza problemi. Furbizia italica.


Gli occhi lucidi di F (Dicembre): e' arrivato il giorno. Devo partire. Prima di andare all'aereoporto saluto Mr. M e il figlio F che mi hanno gentilmente ospitato facendomi sentire a casa mia per ben tre mesi senza volere un dollaro da me. A volte mi meraviglio della gentilezza delle persone. Avevo vissuto da loro in passato pagandogli l'affitto ma ora hanno voluto ospitarmi in casa loro gratis. Ho cercato di rendermi utile e di fare loro compagnia. Sono uscito spesso con F che ha qualche problema di apprendimento e non esce spesso perche' il padre e' un po' severo e lo tiene ancora sotto una campana di vetro. Siamo andati al cinema, allo zoo e in tanti altri posti. E si e' divertito molto e ne sono contento.
La scena: F che mi saluta abbracciandomi e con gli occhi lucidi.

Volo di ritorno in Italia (Dicembre): dopo tre mesi intensi in Usa torno in Italia. Sono di nuovo al JFK questa volta in direzione Italia. Avanti e indietro per il JFK non so piu' tra Italia e Usa quale sia l'avanti e quale sia l'indietro. Porto con me molte esperienze, il rafforzamento di alcune amicizie, tre offerte di lavoro di cui due rifiutate e una molto buona che potrebbe concretizzarsi a inizio 2013. Ora la speranza e' di tornare a trasferirmi negli Usa. Ma devo attendere fino a fine gennaio per avere delle certezze.
La scena: il decollo dell'aereo dal JFK e le luci di NYC dall'alto. Forse tornero' presto ed e' solo un Arrivederci America.