Ciao a tutti, un breve video "photo album" con i grattacieli di New York City.
Foto scattate negli ultimi anni:
Ciao a tutti, un breve video "photo album" con i grattacieli di New York City.
Foto scattate negli ultimi anni:
Ma altre spese mi inseguono come le tasse sulla casa e le spese condominiali. Al momento pago 300 al mese in tasse sulla casa e 400 in spese condominiali, ma già tra un anno queste ultime dovrebbero salire a 600 per dei lavori di ristrutturazione al palazzo. Quindi le spese mensili saliranno da 700 a circa 900, e tutto questo escludendo la spesa del mutuo. C'è da dire che le migliorie al palazzo faranno aumentare il valore degli appartamenti. Inoltre, fenomeno interessante, negli ultimi anni c'è una forte richiesta per gli appartamenti in Connecticut perché molti fuggono dalla sempre più cara New York e sono in cerca di sistemazioni migliori in zone ben collegate con la big apple. Credo che in questo la fortuna mi abbia aiutato perché il mio appartamento dista letteralmente 4 minuti a piedi dalla stazione e poi da lì in 50 minuti sono a Grand Central. Alcuni colleghi che vivono al Bronx e a Brooklyn impiegano più tempo di me per arrivare a Manhattan!
Ma insomma qual è il mio piano? Adesso ci arrivo ma prima devo completare il quadro con pensione e 401K. Negli Stati Uniti si va in pensione a 67 anni ma teoricamente puoi andarci anche prima solo che oggi con la sola pensione non riesci a campare e molti ricorrono alla pensione integrativa. Io sono fortunato perché la mia azienda offre ai dipendenti il 401K. Funziona così: ogni mese l'azienda versa al mio 401K il 5% dalla mia paga e aggiunge "di tasca propria" il 4.5%, come se fosse un bonus. Questa cifra che aumenta di mese in mese viene investita nel mercato azionario e negli anni tende ad aumentare, nonostante i crolli e le crisi economiche. Così a 65 anni avrei accesso a pensione e 401K.
Ma il dubbio amletico è questo: dopo una vita in America sono sicuro che vivrei bene in Italia? Se anche riuscissi a creare una mia isola felice facendomi scivolare via tutte le cose che ho sempre odiato dell'Italia, sono sicuro che dopo qualche tempo non mi mancherebbe l'America? A pensarci bene vivere in America senza lavorare sarebbe anche fantastico e la girerei in lungo e largo, l'America è stupenda in modalità da "turista-esploratore". Ma vivere in America senza lavorare e senza un tetto sopra la testa è troppo costoso e poi non dimentichiamoci della nostra cara amica, sua Malvagità la Sanità Americana.
Quindi potrei giungere un compromesso: nove mesi in Italia e tre mesi in America. La cittadinanza americana, che dovrei prendere tra un anno, servirebbe allo scopo perché sarei più libero di stare più di un anno fuori dagli Usa e tornare in America per qualche vacanza quando mi pare. Con la green card questo non è possibile perché se stai fuori oltre un anno te la revocano e riparti da zero. Puoi entrare solo da turista per 90 giorni. Ma forse sto pensando troppo in avanti. Per ora è un semplice desiderio che sta prendendo forma o forse è un sogno impossibile ma non era impossibile anche trasferirsi in America?
Io sono in una via di mezzo. Guadagno molto più del minimum wage ma meno di chi prende stipendi a a sei cifre. Non posso certo smettere di lavorare. Lavora in America da ormai molti anni ma è solo da poco che le cose iniziano a girare benino. Però la vita da pendolare stanca e i pochi giorni di vacanza mi buttano giù. Non è che mi lamenti, sono fortunato e sono convinto che in Italia non mi sarebbe andata così bene sul lato economico-lavorativo ma sento che la vita scorre veloce e vorrei avere più tempo da dedicare ai miei hobby, leggere, scrivere, viaggiare di più.
Ho iniziato quindi a informarmi su libri e canali YouTube. Così un pò in ordine sparso. Ho letto i classici libri sul tema come The 4-hour workweek di Timothy Ferriss e da lui ho imparato che un modo alternativo di agire sarebbe aprire un business e delegare il più possibile anche assumendo collaboratori dall'altra parte del pianeta. In realtà non ho un grande spirito imprenditoriale ma ho capito che il tempo è prezioso e se lo baratti per una paga oraria non giungerai allo scopo.
Da Rich Dad, Poor Dad di Robert Kiyosaki ho appreso un concetto simile. Il libro nella parte iniziale racconta del piccolo Robert e dei suoi due padri: il poor dad è il suo padre naturale, colto e con la testa sulle spalle, che consigliava sempre di seguire la via classica: laurearti in una buona università, trova un lavoro e iniziare la scalata da lì. Il rich dad è il padre di un suo amico, che ha preso il piccolo Robert sotto la sua ala. Il rich dad era meno colto ma dotato di un'intelligenza finanziaria più concreta che cosigliava di liberarsi da lavoro da dipendente e trovare il modo di far lavorare i soldi mentre si dorme con investimenti in immobili o in borsa o con qualche forma di business. Nella seconda parte del libro l'autore assume però un tono antipatico, tipico di molti imprenditori che si sono fatti da se, del tipo "io ce l'ho fatta, voi resterete in catene...a meno che non agiate come ho fatto io". Il concetto di base è lo stesso di Ferris: bisogna trovare il modo di riconquistare il proprio tempo e non barattarlo per una paga oraria, altrimenti rischiate di lavorare fino alla morte. Ed è un consiglio valido e interessante.
I libri non mi hanno convinto appieno, e alcuni YouTuber mi hanno dato più spunti. Ho ascoltato con interesse le loro storie, ragazzi che sono riusciti a spezzare le catene già a 30 anni o giù di lì. E hanno seguito un percorso simile. Si sono laureati a 21 anni, hanno trovato subito un lavoro con uno stipendio alto e hanno fatto per anni una vita minimalista riducendo tutte le spese al minimo. Una vita da francescani. C'è anche chi ha vissuto per anni a casa dei genitori e chi ha condiviso case-topaia con molti roommates e dopo anni di stenti hanno iniziato a investire, chi in business online e chi in borsa, e chi, forse la strada migliore, investendo in immobili. Qui infatti per comprare una casa basta anche in piccolo anticipo, anche il 5%, e dopo anni di affitto ci si riesce a pagare il mutuo. E si compra un secondo immobile e poi un terzo.
Ma, ripeto, non ho un grande spirito imprenditoriale e ho pochi soldi da parte e rispetto a loro parto in svantaggio. Lavoro in America da quando avevo 28 anni (non da 21) e i risparmi dei primi anni sono finiti nelle tasche degli avvocati di immigration per le pratiche di visti e green card. Certo non ho debiti ma smettere di lavorare è un lontano miraggio. Ho acquistato un piccolo appartamento e se mi impegno potrei pagare il mutuo nel giro di 10 anni.
Cosa fare, quindi? Un mezzo piano ce l'ho ma ne parlerò nei prossimi post.
| Dentist Bill | Contracted | Covered | Patient responsibility | Balance | |
| A | $1,000 | $300 | $300 | $0 | $0 |
| B | $3,000 | $2,100 | $100 | $2,000 | $2,000 |
| C | S4000 | $1,000 | $0 | $4,000 | $4,000 |
| TOTAL | |||||
| $6,000 |
Diciamo che A è l'estrazione del dente. Il dentista chiede 1000, l'assicurazione dice "si vabbè 1000, cala cala, per gli accordi che hai con noi puoi chiedere massimo 300 e noi copriamo al 100% quindi 300". Il dentista deve accettare. In questo caso al paziente va bene.
B è chessò, mettere il perno e fare qualche altra procedura. Il dentista chiede 3000, l'assicurazione dice "si vabbè 3000, cala cala, per gli accordi che hai con noi puoi chiedere massimo 2100 di cui paghiamo 100, il resto ovvero 2000 li paga il paziente". Il dentista deve accettare. E anche il paziente che pensa, va bene che l'assicurazione ha fatto scendere il prezzo da 3000 a 2100, però me ne copre solo 100 e 2000 devo pagarli io. Vabbè dai almeno ha fatto partire il prezzo da 2100.
C è il dente di porcellana. Il dentista chiede 4000. Ma qui viene il bello. Poiché l'assicurazione non copre per i denti di porcellana non fa scendere il prezzo a 1000, il contracted price. Lo farebbe se il paziente avesse una assicurazione migliore che copre anche i denti di porcellana ma poiché ci vorrebbe un'assicurazione molto più costosa quella voce non è presa in considerazione che "non viene in tua difesa" e ti lascia solo a combattere contro il dentista. In quel caso il paziente che non ha il potere contrattuale dell'assicurazione deve pagare 4000 dollari. Il dentista in teoria può anche dire al paziente "va bene dai ti faccio pagare qualcosa in meno" ma spesso dice "senti la cifra è 4000, prendere o lasciare".
E' un sistema assurdo in cui hai bisogno di un'assicurazione per poter far scendere i prezzi ai confini della realtà ma nei casi in cui non interviene (perché non hai una assicurazione da Amministratore Delegato) ti tocca pagare quei prezzi o decidere di andare fuori dagli Usa per farti curare. Ovviamente non voglio spendere 6mila dollari per cambiami un dente in USA, vedrò se potrò farlo in Italia (ma quando se i giorni di vacanza non sono poi tanti?) ma la domanda è: a voi non sembra un'assurda burocrazia mafiosa questo sistema?
Mi spiego meglio. Pensateci bene, in altri Paesi non c'è bisogno di assicurazione perché i costi sono ragionevoli. E poi è tutto più chiaro, un dentista ti fa una cifra ed è quella, a volte 10 volte inferiore di quella che pagheresti in America dove hai bisogno di un'assicurazione per "difenderti" e far abbassare quei costi e tra l'altro l'assicurazione non neanche è economica (la mia compagnia spende per la mia assicurazione circa 1000 al mese).
Ma se parli con gli Americani molti ti dicono che è il libero mercato e lo specialista può chiedere quello che vuole. Purtroppo non hanno avuto il coraggio di eleggere Sanders...Neanche a candidato democratico alla presidenza lo hanno fatto arrivare. E allora dolori di denti per tutti.
Gli Stati hanno trattato bene i disoccupati con assegni settimanali da $600 a settimana e il governo federale ha inviato a tutti, disoccupati e non, tre assegni da $1,200, $600 e $1,400. Molti disoccupati hanno incassato più soldi di quando lavoravano, comodamente seduti sul divano di casa ma anche chi ha lavorato da casa ha comunque avuto una vita più facile: meno ore di lavoro e niente commuting. E per tanti americani questo vuol dire risparmiare almeno due ore di viaggio al giorno e dei bei soldi in trasporti. Certo sono stati mesi difficili e non ne siamo ancora usciti fuori, molti sono stati mali e hanno tragicamente perso dei cari, ma è anche questo un ulteriore motivo che ha fatto sì che molti Americani rivalutassero alcune priorità di vita. La vita è una, oggi ci siamo e domani chissà, e così leggevo che si sta verificando un fenomeno interessante proprio qui nella terra della religione del lavoro: tanti Americani stanno pensando di non tornare al lavoro. Ovviamente è un gruppo ristretto di Americani che hanno messo molto da parte tra risparmi, fondo pensione 401K, e investimenti in borsa. Hanno fatto due conti e hanno deciso che possono permetterselo.
Io non sono tra questi fortunati ma è ormai da un paio di anni che rifletto su questi aspetti. Ho un buon lavoro e non mi lamento ma sento non sono soddisfatto. Dopo anni di vita da pendolare, sveglia alle 5am e ritorno a casa alle 7pm, mi sto svuotando di energie. E non riesco a dedicarmi ai miei hobby. Il weekend sono essenzialmente due giorni per ricaricare le batterie e poi il Lunedì si ricomincia. E vorrei viaggiare tanto perché ho visto poco del mondo ma i giorni di vacanza, come saprete, non sono poi tanti in America. Un giorno ho fatto un calcolo. Non considerando sabati, domeniche e feste nazionali, i giorni lavorativi in un anno sono 261. Negli Usa un'azienda concede al dipendente, in media, 10 giorni di vacanza l'anno, dopo qualche anno, forse, qualcuno in più. 10 giorni su 261 vuol dire che hai stipulato un contratto per cui di quei 261 giorni devi lavorare il 96% e il 4% puoi andare in vacanza. Troppo pochi per i miei gusti, che dite?
Inoltre ho capito che anche nella meritocratica America la vita lavorativa, per lo meno quella d'ufficio, non è come immaginavo. Ci sono anche qui astute pratiche di lecchinaggio, scuse per non darti un aumento e salire in carriera è un processo molto più lento di quello che pensassi. Ripeto, non mi lamento e di recente mi hanno dato anche un aumento ma la cosa che più mi distrugge è vedere il modo in cui si sono spenti alcuni colleghi sulla via della pensione. Hanno messo soldi da parte ma non hanno mai viaggiato, hanno accantonato i loro hobby e stanno considerando di lavorare oltre i 65 anni perché "Almeno un lavoretto part time, senza un lavoro mi annoio".
Io non vorrei fare quella fine, ho voglia di viaggiare, leggere libri, scrivere racconti e romanzi. E così sto pensando a una nuova mission impossible, smettere di lavorare nel giro di 10 anni. Vi sembrerò naive ma non costa niente sognare. Mi sto informando sul movimento F.I.R.E (Financial Indipendency Retire Early), e su tutti gli altri metodi che potrebbero aiutare a raggiungere questo obiettivo. Ma di questo vorrei parlare nei prossimi post.
Il suo progetto nasce da un'intervista che diede alla NPR, la National Public Radio, al termine della quale gli chiesero se fosse interessato a scrivere e leggere un racconto inedito al mese, per radio. Auster non era in realtà molto convinto perché scrivere un racconto al mese era un impegno che non poteva assicurare di portare a termine perché in quel periodo ne aveva già tanti da rispettare con la sua casa editrice, ma la moglie gli suggerì: Non devono per forza essere tuoi racconti, puoi farli scrivere...dagli ascoltatori. L'idea piacque molto allo scrittore di Brooklyn (e alla NPR) che qualche giorno dopo chiese agli ascoltatori di inviargli i loro racconti. Unica regola, niente opere di fantasia, racconti basati sulle loro esperienze reali. Gli ascoltatori, di ogni età, provenienza, etnia, stato sociale, inviarono migliaia di racconti che vennero selezionati e diedero forma a questa racconta. Un bell'esempio di diversity e un storie d'America. Tra i racconti letti finora mi è piaciuto e mi ha fatto sorridere "Monello", un racconto di un certo Yale Huffman del Colorado che tratta in modo divertente del razzismo e del Ku Klux Klan. Eccolo, qui sotto. E voi avete letto questa raccolta? Consigliate qualche libro o scrittore americano in particolare?
Monello
La rinascita del Ku Klux Klan negli anni Venti costituisce un fenomeno che nessuno è ancora riuscito a spiegare del tutto. All’improvviso le città del Midwest si ritrovarono prigioniere di questa confraternita segreta, ben decisa a eliminare negri ed ebrei dalla società americana. Nelle cittadine come Broken Bow, nel Nebraska, dove vivevano soltanto due famiglie di colore e una ebrea, furono i cattolici a essere presi di mira. Gli uomini del Klan confabulavano tra loro della congiura ordita dal papa per conquistare l’America: i sotterranei delle chiese nascondevano arsenali, e preti e monache dopo la messa si davano a orge selvagge. Finita la Prima guerra mondiale e sconfitti gli Unni, diventava necessario creare un nuovo obiettivo per quelli che hanno sempre bisogno di qualcuno da odiare. La cosa stupefacente era il numero delle persone di quella risma.
A Broken Bow e nella Custer County furono in molti a lasciarsi adescare dal fascino virile dell’associazione segreta e dal suo appello all’istinto «Noi contro di Loro», un istinto diffuso universalmente tra tutti gli esseri umani, a quanto sembra. Tra i personaggi che si opposero alla confraternita ci furono i due banchieri della zona: John Richardson e mio padre, Y. B. Huffman. Decisero entrambi di ignorare la telefonata con la quale il Klan intimava loro di boicottare i cattolici. Grazie alla resistenza delle due banche, le mire del Klan a quel proposito vennero vanificate, ma al momento delle elezioni della commissione scolastica fu mia madre Martha a pagarne le conseguenze. Ne uscí pesantemente sconfitta, per via dei pettegolezzi calunniosi che le attribuivano una tresca con il farmacista piú rinomato della comunità.
Arrivò il giorno della parata annuale del Ku Klux Klan sulla piazza della città. Gli uomini dell’associazione sceglievano sempre un sabato d’estate, perché la cittadina fosse affollata di contadini e proprietari di ranch. Avvolti nei loro mantelli bianchi, con i cappelli a cono e le maschere bucate all’altezza degli occhi, i membri della confraternita marciarono a passo solenne per rammentare a tutti la propria dignità e il proprio prestigio, guidati dalla figura autorevole ma anonima del grande kleagle1 . La folla assiepata sul marciapiede si scambiava congetture su quei misteriosi individui e sui loro arcani poteri.
E poi, da un vicolo, sbucò trotterellando un cagnolino dal mantello bianco chiazzato di nero. Gli abitanti di Broken Bow si conoscevano tutti a vicenda, e riuscivano a identificare anche i cani, almeno quelli piú facilmente individuabili. Il nostro pastore tedesco, Hidda, e il cane da riporto di Art Melville erano personaggi famosi.
Il botolo maculato corse tutto allegro dal grande kleagle e gli saltò addosso, reclamando a forza di sonori latrati una carezza sulla testolina dalla mano amata del padrone. – Monello, – cominciarono a esclamare tutti. – È il cane del dottor Jensen, Monello –. Nel frattempo il maestoso dignitario a capo della processione agitava le lunghe gambe sotto il mantello nel tentativo di scacciare a calci quello che senza ombra di dubbio era il suo cagnolino. – A casa, Monello, a casa!
Il nome dell’animale stava ormai passando di bocca in bocca lungo il marciapiede davanti al quale doveva sfilare il corteo. E la gente non si limitava a sussurrare: tutti parlavano ad alta voce per dimostrare quanto fossero bene informati. Colpetti di gomito e risatine percorrevano le file degli spettatori come tremolii e fruscii di foglie prima di un’errabonda folata di vento. Poi arrivò il figlio di Jensen e richiamò la bestiola. – Monello, qua! Monello, qua!
Quell’intervento ruppe la tensione. Qualcuno fece eco al grido: – Monello, qua! – Le risatine divennero sghignazzate, e una bufera di ilarità inondò la piazza. Il dottor Jensen smise di prendere a calci il proprio cane e riprese a marciare in atteggiamento solenne, ma gli spettatori continuarono imperterriti: – Monello, qua! Monello, qua!
L’episodio segnò la fine del Ku Klux Klan a Broken Bow. Il dottor Jensen era un veterinario abbastanza bravo, specializzato nella cura degli animali di grandi dimensioni, e mantenne una certa popolarità fra gli agricoltori e i proprietari di ranch. Forse i suoi clienti lo chiamavano volentieri per poter poi commentare la cosa con i vicini, ma ben pochi si facevano beffe di lui. Di quando in quando, nel vederlo passare alla guida della sua automobile, un ragazzino piú furbo degli altri gli gridava dietro «Monello, qua!”
E da quel sabato in poi, al cagnolino bianco maculato di nero fu impedito di allontanarsi da casa.
YALE HUFFMAN
Denver, Colorado
Excerpt From: Paul Auster. “Ho pensato che mio padre fosse Dio.” Apple Books. https://books.apple.com/us/book/ho-pensato-che-mio-padre-fosse-dio/id497902981
Me ne aveva fatte passare tante in quegli anni, l'America. La strada è stata lunga e tortuosa: i primi tre mesi da turista, poi il visto studente e i due anni al college, l'anno di OPT concessomi per poter lavorare legalmente e mettere a frutto quanto imparato al college, poi il primo lavoro americano con visto lavorativo H1B di 3 anni. Poi per ci fu anche un periodo buio e per vari motivi decisi di tornare in Italia, dove la prima esperienza lavorativa durò appena pochi giorni, poi andai a fare un'esperienza di un anno a Londra, poi tornai di nuovo in Italia dove la seconda parentesi lavorativa du simile se non peggiore della prima. E a questo punto, deluso dall'Italia, decisi di riprovare in America. Ma non fu facile perchè dovetti ricominciare da capo o meglio, parafrasando Troisi, poiché qualcosa l'avevo pur fatta negli anni in America, ricominciai da tre, tre come i soliti tre mesi concessi per turismo in cui divetti cercare disperatamente lavoro (questo blog parte proprio da quel periodo). Per fortuna una azienda decise di assumermi e mi fece ottenere un altro visto lavorativo di tre anni e poi mi sponsorizzò per la green card, che ottenni nel fatidico 2016.
Da lì la vita è trascorsa serenamente ma stavo pensando in questi mesi se concludere l'opera e fare domanda per la cittadinanza americana. So che molti expats si fermano alla green card, e avranno le loro ragioni, so che qualcuno lo fa perché non vede la necessità di continuare fino alla cittadinanza, altri considerano la cittadinanza americana un tradimento verso l'Italia, altri ancora, pur vivendoci, non amano gli Stati Uniti abbastanza per desiderare di essere considerati cittadini americani. Ecco anche io sono ultimamente molto critico verso alcuni aspetti degli Usa come il sistema sanitario, la "religione tossica" del lavoro che ti spreme fino al midollo, le storture del capitalismo avanzato ma devo dire che gli Usa mi hanno accolto a braccia aperte non una volta ma due volte senza farmi troppe domande proprio quando l'Italia mi ha respinto per l'ennesima volta con proposte di lavoro ai limiti dell'indecenza. Quindi ci ho riflettuto e ho deciso che farò la cittadinanza anche per confermare il mio rispetto, la mia riconoscenza e tutto sommato il mio amore verso un Paese che mi ha dato moltissimo, in primis un vita serena, che non è facile di questi anni.
Ho avviato le pratiche pochi giorni fa e consistono in 4 tappe fondamentali:
1) Compilazione del modulo i-400.
2) Impronte digitali, foto e firma con le quali faranno vari controlli tra cui criminal records, autorizzazioni di lavoro passate e credo anche altri controlli sulle tasse pagate e molto altro.
3) Colloquio con esame. Sostanzialmente bisogna conoscere la lingua, la storia e le istituzioni americane e bisogna studiare 100 domande. Ne faranno 10 tra le 100 possibili e bisogna rispondere correttamente ad almeno 6 domande.
4) Giuramento con consegna del certificato di naturalizzazione ovvero la cittadinanza americana. Poi si potrà fare il passaporto in qualsiasi ufficio postale.
Il tempo previsto per le quattro tappe nel mio caso è stimato in 15 mesi.
Le differenze tra Green Card e Cittadinanza non sono poi tante. La green card ti consente di vivere e lavorare permanentemente in USA ma se stai fuori dagli Usa per oltre un anno, te la cancellano. Con la cittadinanza, invece, puoi stare quanti anni vuoi fuori dagli Usa e poi tornare a vivere senza problemi. La cittadinanza dà qualche diritto ma anche qualche dovere in più, ad esempio puoi votare alle elezioni ma devi accettare di far parte di una giuria popolare qualora venissi selezionato. E prima o poi ti convocano. Solitamente ogni cittadino americano riceve una convocazione per posta ogni 3-5 anni. La cittadinanza può essere utilizzata per far divenire permanent resident la propria moglie (o il proprio marito) o i parenti stretti, se non erro genitori e/o figli, non so se anche fratelli e sorelle.
E quindi qualche giorno fa è iniziata questa mia nuova avventura, certo al momento non emozionante e ansiogena quanto la green card ma è pur sempre una tappa importante nella mia vita. E ho come il sospetto che l'emozione salirà al giuramento. Ma step by step. Non è detto che venga approvata. Fingers crossed per questa sfida and I'll keep you posted.
L'intenzione è di "mettermi in un angolino e far parlare l'America" ma poiché la mia è solo un'idea e un work in progress mi piacerebbe chiedervi un feedback, dei consigli. Cosa vorreste vedere e ascoltare?
Per la parte visiva potrei creare decine di photo album. Ho scattato migliaia di foto negli anni, devo solo organizzarle per temi e per luoghi.
Alcune idee sono: l'atmosfera di Halloween, Thanksgiving, 4 Luglio e Natale. Connecticut, Maine, California, prigione di Alcatraz, cibi strani nei negozi, Ellis Island e Statua della libertà, grattacieli di New York, Mystic Seaport, Ground Zero prima e dopo la costruzione del 9/11 Memorial.
Per la parte auditiva, i suoni d'America direi Central Park, Piste di pattinaggio di New York in periodo natalizio, spettacoli dal vivo di wrestling, basket, baseball, monster trucks (quando sarà possibile), Times Square, Wall Street, negozi americani, tour in macchina delle case residenziali in Connecticut (alcune sono stupende, da film).
Altri consigli?
Ecco alcuni dei video giù pubblicati. Non siate severi con me, ho appena iniziato...sto imparando. Devo fare pratica con iMovie, le transizioni, le musiche, i thumbnails. Ma i vostri consigli sono sempre ben accetti e sono ciò faranno migliorare il canale. Comunque come dicono sul Tubo, se vi va, mettete like ai video, iscrivetevi e attivate la campanella!
Ecco 4 Photo album con sottofondo musicale:
Ed ecco qualche video "American Sounds":
Spero vi piacciano!
Fase 1: La vita americana è idilliaca e i paragoni con l'Italia sono impietosi.
Fase 2: La vita americana non è proprio idilliaca, ci sono tanti problemi e in alcuni aspetti l'Italia è migliore.
Fase 3: Usa e l'Italia hanno pregi e difetti. Meglio gli Usa ma anche vivere in Italia alla fine non è male.
Io sono alla terza fase anche se spesso mi concentro ancora più sui difetti che sui pregi americani. Oggi però vorrei ristabilire un equilibrio e parlare di alcuni aspetti che do per scontato che sono determinanti per la mia scelta di vivere in America.
Parliamo di mentalità a confronto, tra Italia ed America.
Se state leggendo i miei post intitolati I miei primi anni in America, sapete che vorrei scrivere un romanzo semi-autobiografico. Da qualche settimana, quindi, sto leggendo dei manuali inglesi e italiani sulla scrittura creativa e sto seguendo YouTuber americani ed italiani che parlano di come si struttura un romanzo, le tecniche da utilizzare e gli errori evitare.
Tra i "coach" italiani più esperti ce ne sono due che rispondono ai commenti degli iscritti con video-risposte interessanti. Entrambi offrono dei video corsi gratis sul canale e corsi a pagamento in privato. Bene, uno dei due risponde ai messaggi degli iscritti al canale con frasi come "Questa è una domanda idiota", "Questo non c'entra un cazzo", "Collega il cervello, ce la puoi fare". L'altro, anche se ha lo stesso l'atteggiamento "Io so io e voi non siete un cazzo" è un pò più pacato in video ma se vuoi iscriverti a un suo corso privato ti manda un'email "di avviso" in cui ti dice che i suoi giudizi saranno spietati e se sei un tipo che si offende il corso non fa per te.
Va bene, posso capire la severità e il rigore ma devono per forza usare l'atteggiamento dall'alto in basso con licenza di offendere? Mi sembra un modo di fare tipico di molti italiani per cui chiunque abbia un pò di potere o conoscenza si può arrogare il diritto di trattare gli altri con sufficienza.
Questo modo di fare in America è rarissimo. La gentilezza è ovunque, forse un pò di facciata ma è presente, e nessuno si sognerebbe mai di comportarsi in quel modo. Qui un insegnante che offende viene licenziato.
Ho studiato all'università italiana e americana e posso fare un confronto tra i professori. Ricordo che in Italia i professori arrivavano ai corsi sempre con un quarto d'ora in ritardo, in alcuni casi anche mezz'ora. Il quarto d'ora accademico. Io so io e voi non siete un cazzo. In America i miei professori arrivavano sempre in anticipo, prima degli studenti, aprivano l'aula e preparavano le diapositive. A fine corso veniva distribuita una scheda valutativa per cui noi studenti "davamo i voti al professore" e quelle schede, compilate in forma anonima, avrebbero influito su una eventuali promozioni, aumenti o licenziamenti.
La gentilezza tra le persone è l'aspetto che mi ha colpito di più degli Americani e non me l'aspettavo prima di trasferirmi. Ed è presente anche sul lavoro dove il capo parla con tutti sempre da pari a pari e non si sente un Dio in terra. Al Sud Italia, invece, ho conosciuto imprenditori che voi umani non potreste nemmeno immaginare.
Ma l'acidità, la cafonaggine e la propensione a offendere l'ho ritrovata in questi giorni anche nella semplice lettura dei commenti a dei video su Facebook. Seguo il canale di Piero Armenti "Il mio viaggio a New York". A volte pubblica video in cui cucina o mangia in qualche ristorante o pizzeria di New York. Sono video, divertenti, interessanti, informativi. Ti aspetteresti commenti del tipo "Grazie per il video, mi ha fatto sorridere" o "Interessante questo locale, dove si trova?" Cos'altro vuoi commentare?
E invece...
Chi gli dice che è grasso e fa schifo come mangia.
Chi gli dice che è sporco.
Chi dice: mi fai vomitare.
Chi gli dà lezioni di cucina con tono altezzoso.
Chi critica la sua ragazza dicendo che mangia da schifo come lui, è sporca, sembra un pò tontolona, non è una brava donna di casa, e sicuramente sta con lui solo per i soldi.
Interessante che se qualcuno fa notare che non possono offendere così, gratuitamente, quelli rispondono che non si tratta di offese ma solo di osservazioni.
Forse negli anni mi sono abituato a un mondo quasi privo di offese ma sono rimasto sorpreso dal numero di commenti pieni di odio, acidità, invidia. Va bene che gli haters ci sono sempre stati ma sembra che i ragazzi italiani stiano diventando sempre più pieni di odio, avvelenati e saccenti.
Ecco, sono questi gli atteggiamenti che non mi mancano dell'Italia e mi rendono felice di vivere in America. Ci sono tanti altri problemi ma trovo che la mentalità qui sia più solare, ottimista, costruttiva. Le frustrazioni quando ci sono le rivolgono contro se stessi, non contro gli altri. E sento che le persone hanno pari importanza e dignità.
Perché in Italia non è così?