domenica 6 ottobre 2013

Gli Italiani all'estero odiano l'Italia?

Sono trascorsi quasi 10 anni da quando ho deciso di lasciare l'Italia per cercare la mia strada all'estero. Ho trascorso sette anni Usa, poi ho deciso di tornare in Italia dove in pochi mesi ho capito di aver fatto un errore, poi sono andato otto mesi a Londra, poi sono ritornato in Italia per fare un'ultima prova e ho realizzato chedal punto di vita lavorativo non avrei avuto un futuro. E quindi sono tornato a vivere in Usa pochi mesi fa
In questi anni ho conosciuto tanti Italiani all'estero, ho letto molti forum, blog, post e sono sempre stato in contatto con amici e conoscenti che sono rimasti in Italia un po' per scelta, un po' perche' non avevano la fortuna o le possibilita' di emigrare.
Ho letto giorni fa questo post molto interessante di una ragazza italiana che e' stufa di tutti quegli Italiani che vanno all'estero e criticano troppo aspramente l'Italia e gli Italiani.
Concordo su alcune cose che ha scritto. Sin dai miei primi mesi in America anche io non ho potuto sopportare certi discorsi che fanno gli Italo-Americani sull'Italia e gli Italiani.
Molti di loro descrivono l'Italia come una terra di ladri, corrotti, mafiosi. E fin qui non hanno tutti i torti ma poi secondo me vanno oltre descrivendo tutti gli Italiani come degli inetti che non sanno fare niente e che non hanno voglia di lavorare. In particolare sono molto critici, se non offensive, verso i giovani che "sono tutti mammoni e preferiscono stare in casa fino a 30 anni perche' e' comodo avere sempre il piatto di pasta asciutta in tavola e i vestiti stirati dalla mamma".
Amano immaginare l'Italia come ferma al dopo Guerra e fanno considerazioni o domande di questo spessore:
-Ma e' vero che in Italia la gente non ha la lavastoviglie e se ce l'ha non la usa per non consumare l'acqua?
-In Italia la gente puzza perche' si fa poche docce per non consumare troppa acqua.
-I frigoriferi in Italia sono sempre vuoti.
-In Italia e' facile vivere perche' non si spende tanto. Nei paesini non c'e' neanche bisogno di usare la macchina e poi tutti hanno l'orto, fanno il proprio vino, l'olio, il pane.
Questi italo-americani hanno letteralmente perso il contatto con l'Italia di oggi. Ma non sono solo loro a parlare male dell'Italia. Ci sono anche i ragazzi della mia generazione che sono emigrati da pochi anni. Sono generalmente piu' istruiti di chi emigro' tanti anni fa ma condividono la stessa acidita' verso la madre patria. Anche io sono spesso critico verso l'Italia e gli Italiani ma diversamente da loro penso anche che noi emigrati non abbiamo costruito l'UK, gli USA o l'Australia quindi possiamo essere solo orgogliosi della nostra non facile decisione di emigrare ma dobbiamo ringraziare chi prima di noi ha contribuito a creare le condizioni per cui in questi Paesi per molti aspetti (non tutti) si vive meglio che in Italia. E allo stesso modo non possiamo sentirci totalmente distaccati dall'Italia. Non possiamo criticarla ora solo perche' ora ci troviamo a qualche migliaia di Km di distanza. Perche' a rendere l'Italia come e' oggi abbiamo contribuito anche noi che fino a ieri vivevamo li'.
Detto questo perche' gli Italiani sono generalmente acidi verso l'Italia?
Secondo me il sentiment nasce dall'amore per l'Italia. Parlando con gli emigrati ognuno potra' raccontare storie in cui e' stato sfruttato dal datore di lavoro cafone e arrogante o ha avuto problemi con la burocrazia e le tasse che l'hanno stritolato e alcuni hanno addirittura dovuto chiudere la propria attivita' mentre il proprio vicino di casa dichiara pochissimo, evade migliaia di euro e va in giro in Ferrari. Ognuno potra' raccontare episodi di malasanita' o di burocrazia ai limiti del ridicolo o dello scarso senso civico sulle strade. Per non parlare dei nostri politici, ma qui il discorso sarebbe lungo, anche perche' siamo noi ad averli eletti, i politici italiani sono appunto Italiani e ci rappresentano bene.
La rabbia degli Italiani all'estero nasce proprio il giorno in cui si realizza che all'estero tutto e piu' facile. Si riesce a trovare un lavoro in poco tempo. Le leggi vengono fatte rispettare e chi sbaglia paga, dal primo all'ultimo cittadino. Il senso civico delle persone e' maggiore di noi Italiani. La burocrazia e' snella e veloce. I politici che sbagliano se ne vanno a casa da soli o vengono mandati a casa alle elezioni successive.
E' proprio quando si realizza di vivere una vita serena che ci si chiede: ma era proprio cosi' difficile?
Perche' in Italia non e' possibile?
Perche' per vivere un po' meglio ho dovuto lasciare la mia famiglia, gli amici di una vita, i luoghi in cui sono cresciuto e che ho sempre amato?
La rabbia nasce proprio da queste domande.
Ma un giorno questa rabbia svanira'. E' naturale. Che piaccia o meno, dopo molti anni all'estero per molti emigrati la rabbia si trasforma in distacco, l'acidita' diventa indifferenza. Ma forse e' meglio cosi'.



sabato 5 ottobre 2013

Il panino di Subway

Ciao a tutti qui la vita procede serena, tra lavoro, casa e qualche uscita con dei nuovi amici.
L'episodio di oggi è Il panino di Subway.
Spesso quando torno a casa di sera neanche scendo dalla macchina che già F mi viene incontro mi invita a mangiare con lui e suo padre.
Sono molto gentili ma...cucinano troppo piccante! E la loro cucina e' ormai nota anche ai loro amici e infatti pochi giorni fa uno di loro era andato a fargli una breve visita e alla richiesta di restare lì per prenzo' perchè la pasta era quasi pronta, se l'e' furbamente svignata con un "devo andare via, ho un impegno, magari un'altra volta". Ma io che scusa posso trovare? Vivo li' a due metri e quando nella loro tana dei lupi calabresi non so cosa dire al loro "mangia, mangia, e pensa a stare bene!" Se accenno a un timido "Grazie ma se e' troppo piccante proprio non riesco a mangiarlo" sono già pronti con "Ne abbiamo messo pochissimo".
E quindi per gentilezza mi tocca mangiare. Gia' dopo la prima forchettata una gocciolina di sudore scende dalla mia fronte ma per per fortuna a tavola c'e' sempre una bottiglia di vino di Mr M, ne va molto fiero del suo vino. Cosi' mi riempio il bicchiere e dò una bella sorsata per spegnere l'incendio che divampa dentro di me ma dimentico che si tratta del famoso vino "ad aceto", imbevibile per me, ottimo per loro.
"Bevi che e' buono, lo ho fatto io. Ti piace? Ora te ne verso un altro".
"Si buono, però  lo diluisco con un po' d'acqua che non reggo molto il vino".
Ecco dopo queste premesse... l'altra sera F, viene a casa e mi dice che ha comprato due panini da Subway, uno per lui e uno per me e mi invita a mangiarli da lui.
Un panino da Subway -penso- sta volta non c'e' pericolo. Tra l'altro ho proprio una fame stasera. Agguanto il panino e...
- Primo morso. Molto buono.
- Secondo morso. Eh, un po piccantino. Ah ecco vedo delle cose verdi, saranno peperoncini messicani, forse jalapeno.
- Terzo morso. Ammazza quanto e' piccante.
- Quarto morso. Ma li mortacci di Subway, dei Messicani e del Jalapeno! Ma non si puo' mangiare!
Poche ore dopo a casa, un bruciore di stomaco!
Pure il panino da Subway lo hanno ordinato super piccante.
Ovviamente accetto sempre gli inviti di Mr. M e il figlio F e cerco sempre di sdebitarmi appena possibile portando in giro F a vedere un film al cinema o a mangiare una pizza fuori. Ma, vi prego, se avete consigli da darmi, fatemi sapere. Come spegnere questi incendi ed evitare questi inviti "piccanti"?

lunedì 23 settembre 2013

Tagliare la fila in America

Qualche giorno fa, chiacchierando del piu' e del meno, un amico Americano mi ha detto che qui in Usa ci sono delle persone che "prendono in affitto" degli invalidi sulla sedia a rotelle, per poter andare alle giostre e passare avanti alle altre persone in fila. La notizia mi ha molto incuriosito, cosi' quando sono andato a casa l'ho cercata su internet. Eccola qua.
A me ha fatto sorridere e riflettere ancora una volta sulla differenza tra cultura americana ed italiana. Voglio dire, alla fin fine qui pagano per ottenere un "servizio". Anche quando sono immorali non riescono mai ad esserlo fino in fondo. In un certo senso conservano della moralita' anche nell'immoralita'.
Da italiano mi chiedo: perche' spendere soldi per pagare un disabile sulla sedia a rotelle quando si puo' benissimo fingere di essere disabile? Non ce la possono fare. Hanno ancora tanto da imparare...
E infatti mi e' tornato in mente l'episodio de I Mostri che riassume al meglio il nostro modo italico di imbrogliare...se bisogna farlo, meglio farlo bene, fino in fondo, no? Scena clou, delle giostre a 4:10:

domenica 22 settembre 2013

NYSC...e' ora di rimettersi in forma

Pochi giorni fa mi sono finalmente iscritto in palestra. Ho deciso di rimettermi in forma perche' ho notato che quando arrivo a casa la sera, verso le 7, sono stanco e ho poca energia. Mangio qualcosa e mi butto sul divano a guardare la TV. Forse e' normale, lavoro per 8 ore al giorno e ne faccio 2 di macchina tra andata e ritorno. Forse non sono piu' il ragazzino di una volta o forse piu' semplicemente meno mi muovo e piu' facilmente mi stanco. Quindi bisogna invertire questa tendenza e il modo per farlo e' iscriversi alla NYSC, la palestra alla quale ero iscritto tanti anni fa.
Non l'ho fatto prima per capire meglio quali sono le mie entrate e uscite mensili. Devo sempre fare bene i conti quando devo aggiungere un'altra spesa fissa mensile quindi ero ancora indeciso sul da farsi ma pochi giorni fa un mio collega mi ha detto che lui si e' iscritto alla NYSC ottenendo un ottima rata mensile dopo aver telefonato ai loro uffici centrali. Mi ha consigliato di non andare ad iscrivermi in palestra ma di provare a telefonare direttamente agli uffici centrali, di dire che ero gia' un iscritto anni fa e che ora sono indeciso se iscrivermi a NYSC o LA Fitness (palestra concorrente), e di chiedere la rata Alumni, ovvero per gli ex clienti di ritorno. Cosi' sabato scorso ho provato a telefonare ma gli uffici centrali sono chiusi al weekend e allora sono andato direttamente alla NYSC piu' vicina con il contratto del mio collega tanto per vedere se mi avrebbero potuto fare lo stesso contratto senza dover aspettare lunedi per telefonare agli uffici centrali. Un manager, un po' inesperto e anche poco propenso ad aiutare, mi ha detto che non aveva mai sentito parlare dello sconto per gli Alumni e che non sapeva come il mio collega era riuscito ad ottenere un prezzo cosi' basso. Pensava che fosse uno sconto legato alla compagnia per la quale lavoriamo ma gli ho spiegato che si tratta di un'offerta per gli ex iscritti. Alla fine mi ha detto che non poteva offrire quello sconto e che se proprio volevo potevo provare a telefonare agli uffici centrali...dubitando pero' che mi avrebbero dato quel prezzo. Ok, grazie mille, provero'. Lunedi' ho telefonato agli uffici centrali, ho spiegato tutto, hanno fatto un controllo veloce sul loro database e mi hanno detto: yes, you qualify for the Alumni rate. Mi hanno comunicato il prezzo (ottimo), gli ho dato i dati della debit card e il mio indirizzo e mi hanno  il contratto per 1 anno via email. Ho letto, e accettato i termini del contratto elettronicamente, lo ho stampato e lo ho portato in palestra. Li il manager mi ha riaccolto chiedendomi se avevo telefonato agli uffici centrali. Gli ho detto di si, gli ho mostrato il contratto e lui un po' incredulo mi ha dato il keytag, la tesserina magnetica per accedere in palestra. Mi ha anche detto che gli sarebbe piaciuto se la sua palestra avesse avuto il credito per questa nuova iscrizione (probabilmente prende una percenuale per ogni nuovo iscritto) ma, mi dispiace per lui, il contratto vantaggioso me lo ha fatto la sede centrale, non lui. Comunque sono andato in palestra gia' un paio di volte e non e' male che quasi ogni attrezzo (per il cardio) ha uno schermo tv di fronte al quale si possono collegare le cuffiette.
Dimenticavo un'altro aspetto interessante. Tra poco la compagnia per cui lavoro mi dara' l'assicurazione medica (la danno dopo 3 mesi di lavoro). Con questa assicurazione c'e' una clausola e se dimostri di andare in palestra un tot numero di volte in sei mesi, ti viene dato un rimborso, un assegno per pagare meta' delle spese della palestra. Insomma piu' ti mantieni in forma e meno rischi ci sono per l'assicurazione medica che quindi ti da' un piccolo premio.
Qualche considerazione su questa mia iscrizione.
Porte segrete e consigli preziosi: Inizio a capire che qui inizialmente sembra che i prezzi e le condizioni dei contratti siano scolpiti sulla pietra,e siano immutabili. Pero' conoscendo la persona giusta che ti da' l consiglio giusto magari su qualche offerta particolare o qualche clausola poco nota si puo' sempre riuscire ad ottenere un'ottima offerta. Insomma ci sono sempre porte segrete, cunicoli, sette segrete che rivelano dei consigli preziosi a pochi eletti. Infatti dico sempre che qui l'informazione e' potere.
Contratti: Non so se e' una caratteristica di tutti i contratti che si stipulano telefonicamente in Usa ma mi e' piaciuto molto che dopo aver fatto la telefonata il contratto non e' ancora valido fino a che non si apre l'email e non si conferma di aver accettato termini e condizioni tramite un link.
In Italia capita spesso che dopo la telefonata fastidiosa di un operatore se ha detto un si di troppo per errore poi ti arriva un contratto a casa e per disdirlo bisogna inviare lettere e raccomandate con ricevuta di ritorno.
Cio' che invece che non mi e' piaciuta del mio contratto e' che bisogna pagare $39 a inizio anno per avere il "privilegio" della rata mensile bloccata. Cioe' io mi impegno e stipulo un contratto per un anno e voi non potete impegnarvi a mantenere il prezzo invariato per un anno? Bisogna pagare per avere il prezzo bloccato per un anno? Che contratto e', a senso unico? Alla fine spalmando i $39 in 12 mesi la cifra non e' eccessiva, e' semplicemente come pagare pochi dollari in piu' al mese ma allora perche' non fate pagare direttamente di piu' la rata mensile invece di farla sembrare piu' bassa e poi aggiungere questa tassa per bloccare la rata mensile? Misteri del marketing.
Come guadagna palestra? Se in media l'abbonamento mensile di ogni iscritto e' sui $60 come fa la palestra a pagare una decina di stipendi tra manager, impiegati, donne delle pulizie e tutte le altre spese? Se in palestra ci sono 100 iscritti, incassano 6mila dollari al mese, ma mettiamo che ce ne siano 200, sono solo 12mila al mese...non penso che ci siano piu' di 200 iscritti in una palestra o faccio male i conti? Altro mistero.

venerdì 20 settembre 2013

I'll never watch a movie that's older than me!

Oggi in pausa pranzo parlavamo di torture (non mi ricordo come ci siamo arrivati) e il discorso e' arrivato ai film violenti. Cosi' ho chiesto a due miei colleghi americani:
- Have you ever watched Clockwork Orange? sicuro di poter iniziare una piacevole conversazione sulle scene memorabili di quel famoso film di Stanley Kubrick.
- Clock what? - mi fa un collega.
- The movie by Stanley Kubrick! - rispondo.
Sguardi dubbiosi da parte di entrambi i miei colleghi.
Sguardo rassegnato da parte mia:
 - I can't believe you have never watched that movie
Cosi' lo cerco su Wikipedia e gli faccio vedere la locandina e la descrizione.
Dopo aver letto le prime righe sul film uno dei due sgrana gli occhi e dice:
- 1971? That's an old movie!!! There no way I'll watch a movie that's older than me!
Tra parentesi la frase del mio collega mi ha fatto tornare in mente un episodio simile con una mia zia italo-americana. Quando le dissi che mi sarebbe piaciuto ri-vedere La vita e' bella di Benigni mi rispose: ma e' vecchio! E' uscito al cinema tanti anni fa.
Ma gli americani (medi) sono fatti cosi', a loro interessa solo cio' che e' nuovo, appena uscito, l'ultimo modello. Tutto cio' che ha piu' di cinque anni e' vecchio, inutile, ammuffuto, roba da intellettuali. E nel caso dei film se ha troppi dialoghi, troppa psicologia e poca azione, diventa noioso. A loro basta guardare l'ultimo film di un supereroe, un Iron Man, ad esempio, insomma un film con  tante esplosioni, bombe a mano e tricche tracche. Kubrick, Lynch, Scorsese o tutti gli altri grandi registi americani...sono intellettuali per gli Europei.

sabato 14 settembre 2013

Lavorare come cassiere negli Stati Uniti

Oggi vado a fare la spesa da A&P, metto nel cestino delle banane, delle more, un barattolino di pepe, un salmone affumicato e 6 lattine di Bud Light e vado alla cassa. Il cassiere, un ragazzino alle prime esperienze, scannerizza tutto ma arrivato alle lattine chiama il suo supervisor che senza neanche chiedergli perche' lo abiab chiamato, vede le lattine e mi chiede: Can I see your (Driver's) Licence? La patente qui e' usata come documento di riconoscimento perche' una volta presa la patente alla motorizzazione ritirano la carta di identita', ID, e bisogna usare solo la patente. Ad ogni modo i casi sono due: o il ragazzino alla cassa e il suo supervisor erano un po' addormentati o dimostro oltre 15 anni in meno della mia eta'. Mi piace credere che cassiere e supervisor siano stati sveglissimi oggi.
Questo episodio mi ha portato alla memoria a 9 anni fa quando ero da poco arrivato in America e avevo iniziato a lavorare a CVS come cassiere. Ricordo che il manager, prima di mettermi alla cassa, tra le tante raccomandazioni mi disse: tu non ti preoccupare, ogni volta che qualcuno compra delle sigarette, se hai anche il minimo dubbio sulla sua eta' chiedi sempre di mostrarti la sua patente. E' meglio fare una domanda in piu' che rischiare e vendere sigarette ad un minorenne, perche' questo potrebbe crearci grossi problemi. Quante volte mi sono sentito dire: ma perche' ti sembra che abbia meno di 18 anni? Qualcuno si arrabbiava ma altri erano quasi contenti o comunque non battevano ciglio e mi mostravano la patente.
Comunque riflettevo sul fatto che il cassiere in America e' un lavoro svolto solitamente da determinati tipi di persone e infatti ricordo che alle casse lavoravano essenzialmente ragazzini, persone con qualche lieve handicap o problema di salute, molti ragazzi di colore che forse non avevano avuto la fortuna di studiare, persone un po' anziane ormai fuori dal vero mercato del lavoro, persone che avevano perso il lavoro ed erano in attesa di qualcosa di meglio. Tra questi ricordo un ex camionista con i capelli lunghi biondi e tutto tatuato, stile Sons of Anarchy. Aveva perso il lavoro e in quel momento gli andava bene lavorare come cassiere anche perche' il lavoro da camionista per tanti anni lo aveva davvero stancato.Era un gran personaggio.
Il mondo del lavoro americano mi sembra molto stratificato nel senso che se hai studiato per molti anni e ti sei laureato e' quasi impossibile che ti ritroverai a fare il cassiere a $8 o $10 all'ora. Forse lo hai fatto in passato da ragazzino, quando avevi 16,17,18 anni, per non chiedere soldi ai genitori per pagarti una vacanza con gli amici, ma difficilmente ti ritroverai a fare il cassiere dopo esserti laureato e aver sacrificato anni ed anni di vita sui libri, come accade sempre piu' spesso in Italia. Comunque sempre in tema di cassieri, dopo aver lavorato a CVS sono stato assunto da una banca. Ho lavorato solo per due settimane, o meglio ho solo fatto il training al computer per fare il teller (ovvero il cassiere) ma poi non ho continuato perche' ho trovato un altro lavoro. Cio' che mi ha meravigliato e' la paga del teller. Era praticamente la stessa di quella del CVS. Quindi fare il cassiere in un supermercato o il cassiere (teller) in una banca e' praticamente lo stesso in termini di paga.
Eppure credo che il teller, tra assegni, trasferimenti bancari e tutto il resto abbia responsabilita' maggiori di un cassiere di supermercato. Perche' la loro paga e' quasi la stessa? Chi ha opinioni in merito mi faccia sapere. Ad ogni modo ricordo ancora con piacere le mie esperienze da cassiere, sembra ieri, ma sono passati gia' nove anni!Dove mi portera' il destino tra nove anni? Lo scopriremo solo vivendo.
Alla prossima, ragazzi. Stay tuned for more updates.

giovedì 12 settembre 2013

Parlando di sport in ufficio

Ciao a tutti, e' da un po' che non scrivo. Sono molto preso dal lavoro. Ogni mattina, dal lunedi' al venerdi', mi sveglio alle 7, salgo in macchina alle 8 e arrivo in ufficio alle 9. Poi alle 6 esco e alle 7 sono di nuovo in Connecticut, solitamente mi fermo a fare un po' di spesa e sono a casa. Mangio qualcosa, vado su internet, guardo la tv o strimpello la chitarra e mi rilasso un po' sul divano. E il giorno dopo si ricomincia. E poi per fortuna arriva il weekend per ricaricare le batterie. Insomma gran parte della mia settimana quindi e' occupata dal lavoro. Dopo le prime settimane di totale idillio ho avuto modo di conoscere meglio i colleghi e anche se sono sempre simpatici e disponibili come all'inizio ho notato che alcuni a volte parlano alle spalle degli altri o li prendono in giro. Non mi piace molto questo modo di fare ma cerco di non dare corda a questi "spettegolatori". Penso che sia normale in tutti gli uffici del mondo ma e' meglio cercare di non incoraggiare i loro discorsi almeno quando sono in mia presenza. Pero' alla fine tutto procede per il meglio.
Cosa posso raccontarvi...vediamo...
Oggi in pausa pranzo con dei colleghi americani parlavamo degli sport preferiti e ci siamo presi un po' in giro. Io dicevo che il baseball e' uno sport noioso perche' non succede mai niente e si fanno punti sempre allo stesso modo ma il mio collega rispondeva che invece e' uno sport divertentissimo in cui si possono fare punti in almeno cinque modi diversi.
- Solo cinque? ho risposto io. Nel calcio si puo' segnare in centinaia di modi diversi!
E lui mi ha risposto che il calcio e' noioso perche' la palla va avanti e indietro e non succede mai niente e guardare una partita di calcio gli provoca il sonno.
-Come si puo' guardare una partita per oltre un'ora?-mi ha detto- Magari nessuno segna e finisce 0 a 0!
In effetti non e' il primo americano ad avermi detto queste cose sul calcio.
Immagino che per gli Americani non esista niente di piu' noioso di un banale 0-0. Gli Usa sono il Paese della quantita', dell'accumulo. E non possono soffrire e aspettare per un'ora o piu' per vedere un goal. Loro vogliono tutto e subito. Non sono forse loro ad avere l'anguria senza noccioli, il salame e il pane gia' tagliato a fette? La cassetta per imbucare le lettere ad altezza finestrino della macchina? E lo stesso per la banca e il McDonald's? In un Paese cosi' in cui tutto e' fatto per facilitare ogni cosa e limitare anche i piu' insignificanti "fastidi" quotidiani perche' bisognerebbe penare e aspettare magari un'ora o piu' per poter vedere un goal? Uno solo poi. Forse e' per questo che in ogni loro sport americano curiosamente ogni punto non vale 1 come i nostri goal ma 2,3, o addirittura 6. L'illusione della quantita' da' sempre una certa sicurezza.
Comunque ho cercato di replicare tirando in ballo anche il football dicendo che ogni volta che ho guardato il SuperBowl lo ho fatto solo per vedere i commercials (divertentissimi) e il concerto dell'half time show ma la provocazione e' finita nel vuoto, cancellata da una risata bonaria come a dire: non sai proprio che ti perdi, caro collega europeo.
Pero' alla fine ho contrattacato e l'ho spuntata con una domanda: quale e' lo sport piu' seguito al mondo?
-Il calcio- ha risposto.
-Ecco, ci sara' una ragione?
-Si perche' il calcio e' seguito in tutto il resto del mondo.
Pensavo di aver "vinto il duello" ma poi ho pensato: non e' che poi agli Americani interessi molto il resto del mondo. Per loro il mondo e' l'America e poi c'e' un qualcosa di indistinto chiamato Resto del Mondo. Insomma, punti di vita. E' interessante anche parlare di sport e prendersi in giro, in ufficio.

domenica 1 settembre 2013

Sfogliatelle? No, Scfojadel

Stamattina sono andato in una pasticceria italiana per comprare delle sfogliatelle da portare ai miei zii. Le ragazza della pasticceria, molto carina e gentile, mi ha detto che le sfogliatelle erano finite ma aveva dei dolci molto simili. Ora, non esiste un dolce simile alla sfogliatella, o e' sfogliatella o e' qualcosa di diverso, ma essendo americana, e quindi esperta venditrice di qualsiasi cosa, mi ha detto che il ripieno e' in realta' lo stesso e quindi, cosa facevo, mi mettevo a contraddire la carina ragazza americana che lavora con passione anche di domenica? Ho comprato i dolci consigliati, no problem.
Ma vorrei soffermarmi sul modo molto interessante in cui ha pronunciato la parola "sfogliatelle" ovvero, "scfojadel", che poi, mi e' venuto in mente, e' lo stesso modo in cui le aveva pronunciate pochi giorni fa una mia collega, quindi qui le pronunciano proprio cosi' con la "Sc" di sci, alla napoletana. Immagino che gli Americani le pronuncino cosi' perche' sono state introdotte negli States da pasticceri provenienti da Napoli e dintorni. Pero' insomma non esageriamo, nella parola deve esserci anche un po' di America e quindi la parte finale non e' -telle ma -del, ed ecco Scfoja (Napoli) - del (Usa), una bella parola italo-americana. Lo so, un giorno spero molto lontano riusciro' a ordinare anche io le scfojadel. Se poco tempo fa sono riuscito a violentarmi e ordinare dei cannolis, riusciro' anche ad ordinare le famose scfojadel. Quando lo faro' toglietemi pure il passaporto italiano.

sabato 31 agosto 2013

I luoghi della Vera America: Yale

Qualche giorno fa era domenica e invece di andare a fare il solito ma piacevole giro a New York, ho pensato che sarebbe stato bello andare ad esplorare qualche nuova zona. Ho frequentato New York per anni e ora mi dà la sensazione di una Finta America, in cui tutti visitano gli stessi luoghi e vanno negli stessi locali perché fa figo o perché li hanno visti in qualche film-cartolina tipo Sex and the City. Tutto bello, certo, ma forse per i turisti o per chi è a New York da pochi mesi ma se si vuole uscire per un attimo dalla cartolina e vedere la Vera America bisogna andare altrove, tanto New York resta lì, non scappa.
Penso che la "Vera America" sia quella delle domeniche mattina in cui i genitori portano i figli a colazione fuori, tra scrambled eggs, pancakes e sciroppo d'acero. O quella in cui intere famiglie vanno allo stadio per una partita di baseball. O quella dei barbecue del 4 Luglio, tra centinaia di hot dog. hamburger, birre, dolci e  i fireworks finali. O quella delle mamme che vanno a fare jogging spingendo il proprio figlioletto nel carrozzino. O quella dei ragazzi che vanno da Starbucks con i loro Macbook per fare gli homework in un'atmosfera piacevole e rilassata. O quella delle tipiche casette di legno addobbate per Halloween  con zucche malefiche ad Halloween o per Natale con centinaia di luci colorate.
Così una domenica ho chiamato un amico (conosciuto da poco tramite questo blog, ciao Robe') e abbiamo deciso di farci un giretto a New Haven. In particolare siamo andati nella zona della prestigiosa Università di Yale. Abbiamo girato un po' tra i Campus e ci siamo resi conto che casualmente eravamo capitati lì proprio il giorno prima dell'inizio dei corsi. Quindi era tutto un via-vai di macchine costose dalle quali uscivano genitori che accompagnavano i propri figli ai dorms e li aiutavano con valigie, zaini e minifrigoriferi. 
La percentuale di ragazze era molto alta, alcune sembravano delle nobildonne un po' snob e altezzose, altre molto più semplici. Sicuramente tutte figlie di persone benestanti o per meglio dire ricche. Per frequentare Yale bisogna pagare almeno 50mila dollari l'anno. Ovvio si viene accettati anche in base ai risultati dei test di ingresso e alle borse di studio ma è essenzialmente un'università in cui se non hai una famiglia ricca alle spalle o se le banche non ti concedono un grosso prestito, non sarà facile entrare. Mentre passeggiavo pensavo che quei ragazzi di appena 18enni nel giro di pochi anni un giorno sarebbero diventati manager di grosse aziende e parte della classe dirigente americana. C'erano anche gruppi di 20-30 freshmen, ovvero matricole, che ordinatamente seguivano una guida che li portava in giro per i campus a mostrare loro gli edifici e le aree ricreative dell'Università. Ma Università è anche sinonimo di feste e infatti abbiamo visto molti cartelli che indicavano che in vari locali si sarebbero tenute feste di benvenuto alle matricole. Probabilmente ogni festa aveva un diverso modo perché i cartelli anticipavano feste in un pub con musica dl vivo, feste per studenti cristiani e altre feste a tema. 
In uno dei parchi del campus ho anche sentito dei ragazzi chiacchierare in Italiano. Probabilmente ragazzi fortunati, se possono permettersi i costi di Yale, chissà se appena laureati verranno corteggiati da aziende importanti e non torneranno più in Italia. Insomma un pomeriggio interessante in un luogo iconico della cultura americana. Un luogo da Vera America. Ho scattato qualche foto, niente di eccezionale, ma tanto per iniziare a darvi un po' di immagini di America, eccole qui per voi:


 






lunedì 26 agosto 2013

Guitar Center: il customer service americano stupisce ancora

Ciao a tutti, non so se vi ho detto che ho l'hobby di suonare la chitarra acustica e soprattutto elettrica.
I miei generi preferiti sono il classic rock, il progressive rock, l'hard rock e l'heavy metal.
Bene, sabato ho deciso di comprare una nuova chitarra, ne ho gia' tre ma le ho dovute lasciare in Italia (due le comprai in Usa e una in UK...in pratica un collezionista di chitarre), e quindi ora che sono tornato in Usa e ho voglia di suonare, cosa faccio? Ci ho pensato un po' e poi mi son detto: massi' lavoro duro dal lunedi' al venerdi, non ho vizi, ho un unico vero hobby, compriamola questa altra chitarra! La chitarra in questione e' la JP70, 7 corde, in verde che pero' e' disponobile solo a fine settembre:

Da Guitar Center al momento avevano solo il modello in nero.
Dovete sapere che Guitar Center ha la return policy di 30 giorni. In sostanza vogliono essere davvero sicuri che al cliente piaccia la chitarra acquistata, se al cliente non piace, puo' riportarla al negozio (ovviamente senza danni), con lo scontrino, e gli daranno indietro i soldi. Infatti poche settimane fa ho acquistato una chitarra acustica ma poi dopo pochi giorni ho deciso di portarla indietro proprio perche' ho pensato che sarebbe stato bello acquistare la mia prima 7 corse, firmata dal mio chitarrista preferito. Cosi' l'ho portata indietro, le hanno a mala pena dato un'occhiata e mi hanno riaccreditato i soldi senza fare domande.
Quindi sabato sono tornato al Guitar Center e ho ordinato la JP70 in verde ma ho chiesto se potevo portare a casa la JP70 nera del negozio e suonarla per qualche settimana in attesa dell'arrivo di quella verde. In Italia non avrei mai osato chiedere una cosa del genere ma qui il customer service fa di tutto per accontentare il cliente e quindi, tentare non nuoce. Nonostante sapevano che avendo ordinato il modello verde, quello nero non l'avrei tenuto per prendere una decisione ma l'avrei portata indietro al 100% una volta arrivato il modello verde, mi hanno detto: ok facciamo cosi', l'unico modo per darti praticamente in prestito la chitarra nera e' usare la nostra 30 day policy. Devi acquistarla e puoi portarla a casa, poi ce la riporti indietro prima di 30 giorni e ti riaccreditiamo i soldi. Perfetto! E cosi' si sono privati di una chitarra per qualche settimana per farmi un favore. Tra 20-25 giorni la porto indietro e dopo pochi altri giorni andro' a ritirare quella verde. Il customer service americano stupisce ancora.