martedì 26 agosto 2014

Cibi italiani con pronuncia americana

Quando arrivate negli Stati Uniti alcune parole vi suoneranno strane, sopratutto quelle legate ai cibi italiani.
Vi ho gia' parlato in passato delle "famosissime" Fettuccine Alfredo che in America credono sia un piatto tipico italiano, quasi al pari della pizza margherita.
Tralasciando la storia di questo piatto, famoso solo in Usa, sapete come pronunciano fettuccine? Fettuccini, anzi, Feduccini. Ma come? Si chiamano fettuccine vorrete dire voi. Niente, loro le chiamano feduccini. E non c'e' niente da fare, la parola e' italiana, la senti tua, vorresti correggere tutti ma dopo qualche anno in America ordinerai anche tu i famossissimi feduccini Alfredo.
E arrivera' anche il giorno in cui la bruschetta la pronuncerete brusceda. E la mozzarella, mazzarella. Ma solo dopo tanto allenamento. Perche' molte o in America vengono pronunciate a.
E arrivera' la salsa bolonnes. Gli spaghedi. Il risodo.
E salami, zucchini e linguini. Perche' la e finale loro la leggono i.
E poi arugola. E pizza margarita.
Fidatevi, bastano pochi anni, il tempo la fara' da padrone.
E arrivera' il momento in cui non vi sembrera' poi tanto strano sentire...One panini. One cannoli. Two paninis. Two cannolis. Ne ho parlato spesso di questi due mostri grammaticali. All'inizio vi fara' male al cuore ma poi ci farete l'abitudine.
E infatti il giorno in cui riuscirete anche voi a dire: Can you please give me two cannolis? beh, quel giorno sarete pronti per la cittadinanza americana.

domenica 24 agosto 2014

L'Ice Bucket Challenge e' arrivata in Italia!

Ritornando sull'argomento, pochi giorni fa ho chiesto ai miei amici italiani se fossero a conoscenza dell'Ice Bucket Challenge e nessuno ne aveva mai sentito parlare ma sono bastati pochi giorni e la mania si è diffusa a macchia d'olio anche in Italia e ora abbondano i video di secchi d'acqua ghiacciata che raggiungono tutte le teste italiane sensibili alla causa.
E' stato interessante per me notare come una moda americana si sia diffusa in Italia.
Sapete gia' che penso che sia una iniziativa piuttosto discutibile...ma dopo aver notato il modo in cui e' stata recepita in Italia penso che sia ancora piu' discutibile. E infatti ci sono delle differenze. E non poche.
VIP e gente comune: in America la Ice Bucket Challenge e' partita dalla gente comune per poi arrivare a VIP come Bill Gates, Mark Zuckerberg, cantanti e sportivi vari.
In Italia, l'inverso. E' nata da VIP come Fiorello che ha sfidato Renzi (!) ed e' arrivato alla gente comune. Infatti inizialmente ho letto commenti del tipo: ma perche' partecipi tu? Vuoi sentirti un VIP? Poi la mania e' esplosa e ora non c'e' piu' distinzione tra VIP e gente comune. Tutti uniti, tutti diventati improvvisamente sensibili a questo specifico problema.
Donazione: Che io sappia, ma correggetemi se sbaglio, qui in Usa chi non accetta la sfida deve donare $100 ma anche chi accetta la sfida deve donare qualche dollaro. In Italia come funziona?
Ho letto che chi accetta la sfida non dona niente, neanche un euro. Ecco perche' in Italia hanno raccolto poche migliaia di euro e in America milioni. Ma ripeto, chiaritemi voi come funziona in Italia.
Acqua e ghiaccio: in Usa il secchio viene riempito di acqua fredda e molto ghiaccio. Vedendo i video italiani non mi pare di aver visto ghiaccio. Magari due cubettini? E magari l'acqua e' pure tiepidina?
Luogo: in USA molti lo fanno vestiti, non certo in costume, e non vicino alla piscina o in spiaggia. Troppo facile.
Atteggiamento finto alternativo di alcuni VIP: in Italia alcuni VIP sono andati controcorrente, hanno deciso di non gettarsi il secchio in testa e hanno preferito mostrarsi mentre staccano un bell'assegno. Bene! Alcuni di essi, molto elegantemente, hanno detto che non avrebbero fatto vedere la cifra perche' la benificenza va fatta privatamente. Bene, benissimo! Peccato poi che alla prima lieve critica da parte del primo utente sconosciuto di Facebook, che sfidava il VIP a mostrare la cifra, il VIP ha poi subito risposto che certo non e' elegante ma viste le tantissime critiche e per metterle a tacere (tantissime critiche? tacere di che?) ha dovuto mostrare la foto dell'assegno con la cifra donata.  E cosi' sappiamo che Jerry Cala' ha donato 1000 euro e altri VIP altre cifre. Bravi, un esibizionismo piu' sottile di cosi' non era possibile perche' mascherato da false buone intenzioni.
Ma insomma, dico io, se proprio volete importare il peggio, almeno fatelo bene!
Comunque lo so, sono pesante e lamentoso. Alla fine e' solo una mania estiva che ha portato anche a qualcosa di buono. Facciamoci due risate e andiamo avanti.
E  quindi concludo con questo video esilarante "che si toglie la maschera" e mostra la vera natura di questa mania. Questa qui neanche sa cosa sia la SLA...e la secchiata d'acqua se la fa addirittura lanciare sulle tette! Rabbrividiamo...piu' noi di lei.
Enjoy! E ditemi cosa ne pensate.
Marika Fruscio e l'Ice Bucket Challenge.
Alla prossima mania a stelle e strisce.

martedì 19 agosto 2014

Secchi e Selfie ai tempi di Facebook

In questi giorni i social network americani sono invasi da migliaia di video di gente che si getta un secchio d'acqua ghiacciata in testa. E' la Ice Bucket Challenge e, nelle intenzioni dei partecipanti, viene fatto per sensibilizzare alla SLA. Chi viene nominato puo' accettare la sfida, gettarsi un secchio di acqua ghiacciata in testa entro 24 ore, fare una piccola donazione e nominare altri tre amici. O se non se la sentisse di accettare deve donare $100.
Ogni mattina su Facebook vedo decine di video di amici, conoscenti o personaggi famosi che si gettano orgogliosi il famoso secchio d'acqua in testa. La star del momento.
Anche un paio di colleghi hanno accettato la sfida e in questi giorni negli uffici o per strada non si parla d'altro. Una collega mi ha detto che teme che presto verra' nominata da uno dei suoi nipoti e non sa se accettera' la sfida.
You don't have to (Non sei tenuta a farlo) - le ho detto, ma lei mi ha risposto che non sarebbe eticamente giusto non accettare la sfida e non donare alcun dollaro. Mah.
Non mi sono mai piaciute le catene di Sant'Antonio, le mode di massa, la beneficenza ostentata e l'esibizionismo dei social network e l'Ice Bucket Challenge e' riuscito ad unirli tutti!
Chi fa beneficenza non dovrebbe dire al mondo di averla fatta. E poi che strano, all'improvviso, sono tutti diventati sensibili ai problemi della SLA? bene pero' forse forse questa sensibilita' e' un modo per dare sfogo al proprio narcisismo? Guardatemi ho accettato la sfida! Guardatemi faccio beneficenza! Guardatemi mi getto un secchio d'acqua in testa senza battere ciglio!
Va bene dai, questo e' un post anomalo che va di qua e di la per associazioni di idee e il secchio giacciato mi ha fatto venire in mente una scena di un film, tratto da una storia di Stephen King, in cui i crudeli compagni di scuola di Carrie le fanno cadere in testa un secchio pieno di sangue di maiale, durante il ballo studentesco. Ecco, allora oggi propongo al mondo il Carrie Bucket Challenge: un secchio di sangue di maiale gettato in testa per sensibilizzare contro le stragi dei poveri maiali che ogni giorno vengono serviti in tavola. Scusatemi ma la mia passione adolescenziale per i film e i libri l'horror e' riaffiorata in superficie.
E visto che questo e' un post che va per associazioni di idee, secchio per secchio, non posso non parlare di lui: Buckethead ovvero Testa di Secchio. L'unico personaggio che mi piace vedere con un secchio rovesciato in testa. E' uno dei miei chietarristi preferiti. Nessuno conosce la sua vera identita' perche' suona sempre con una maschera bianca in volto e un secchio di KFC rovesciato sulla testa. La leggenda narra che gli unici amici di Buckethead erano i polli che lui amava intrattenere con la sua chitarra nel pollaio. Un giorno Buckethead vide in che modo cruento Kentucky Fried Chicken trattava i suoi amici polli e cosi' per protesta inizio' ad indossare il celebre secchio di KFC rovesciato in testa e con la scritta "Funeral". Una storia da film e uno dei personaggi piu' creativi della scena musicale sperimentale. Eccolo in azione:


Ma torniamo al narcisismo ai tempi di Facebook. E parliamo di selfie. Bene, passatemi il termine ma...Non ho mai visto tanti cessi come da quando e' nata questa mania dei selfie. Allo specchio, in bagno.
Lo specchio moderno come lo stagno in cui Narciso vide riflessa la propria immagine e annego' cercando di abbracciarla.
E mi viene in mente un altro specchio, non ridete pero', quello che oso' varcare Mickey Mouse per trovarsi dall'altra parte, in un mondo fantastico.
Bukowski, altro mio eroe, odiava Mickey Mouse.
E Buckethead disse in un'intervista che Disneyland e' l'unico luogo al mondo in cui i sogni o gli incubi possono diventare realta'.
Ma non me ne vogliano i miei due eroi. Oggi tra selfie e immaginazione, tra vanita' e fantasia, tra Narciso e Mickey Mouse preferisco Mickey Mouse. E quindi dimenticate secchi e selfie. Chiudete Facebook e fate lavorare l'immaginazione. E per qualche minuto godetevi questo video (del 1936).
Ci  rivediamo al prossimo post. Provero' a scrivervi dall'aldila'...oltre lo specchio.




mercoledì 13 agosto 2014

Titoli e saluti all'italiana

 - Dottor Bianchi come sta?
 - Avvocato Rossi, che piacere rivederla!
 - Ingegner Verdi, anche lei qui?
 - Carissimo, mi saluti tanto l'Architetto Neri.
Penso spesso che attraverso le sfumature della lingua sia possibile cogliere alcune caratteristiche di un popolo. Alcuni mesi fa ricevetti un'email da parte di una conoscente che ci tenne tanto a firmarsi Dottoressa seguita dal nome e cognome. Mi fece un effetto strano. Come un prurito.
Le parole sono importanti diceva Nanni Moretti in un suo celebre film.
E anche Paolo Villaggio ridicolizzo' questa mania tutta italiana con la sua celebre Contessa Serbelloni Mazzanti vien dal Mare e il Direttor. Dott. Ing. Gran Ladr di Gran Croc. Pezz. di Merd. Cosa vogliono comunicarci queste persone quando si fregiano di titoli come Dottore, Avvocato, Ingegnere, Architetto? Che sono persone piu' rispettabili di altre perche' hanno conseguito determinati studi? Che un muratore o un contadino devono portare un rispetto particolare verso di loro?
Insomma una mentalita' da societa' divisa in caste, in persone piu' e meno importanti, una mentalita' da "lei non sa chi sono io".
Quando ho detto ai miei colleghi americani che in Italia chi ha una laurea viene solitamente chiamato Dottore sono rimasti un po' perplessi e poi prontamente uno di loro mi ha detto: Ma allora qui quasi tutti i ragazzi sono Dottori! 
Credo che per loro la nostra ostentazione di titoli non sia altro che un modo un po' buffo per mettere in mostra delle qualita' o dei traguardi facilmente raggiungibili da tutti. E una semplice laurea, di qualsiasi tipo essa sia, non e' certo un metodo per distinguersi o velatamente sentirsi migliori o piu' rispettabili degli altri.
E cosi' per un paio di giorni scherzando in ufficio abbiamo iniziato a chiamarci Dottore e Dottoressa seguiti dai nostri cognomi di origine italiana, americana o asiatica. Mi ha fatto un effetto strano ma questa volta e' stato divertente.
Se c'e 'una cosa che mi piace degli Usa e' proprio il fatto che non qui non si avverte la differenza tra le persone. Che tu sia un contadino, un manager, un muratore, un presidente, un giardiniere o un professore qui sono tutti pari, allo stesso livello, e raramente c'e' quel senso di reverenza o inferiorita' che troppo spesso si vive nei rapporti interpersonali in Italia. E' difficile da spiegare ma e' il vero senso dell'uguaglianza. Nessuno si sente superiore o piu' titolato degli altri. Ognuno ha la propria storia e non importa dove e' riuscito ad arrvare. Se e' stato piu' bravo o piu' fortunato. Se ha acquisito o non ha acquisito dei titoli.
Ogni esistenza ha lo stesso valore delle altre. Semplice.
E non esiste il Lei o il Voi.
Esiste solo You. Che tu ti rivolga al cameriere o al Presidente degli Stati Uniti.
Solo You.

Appunto. Le parole sono importanti.


mercoledì 23 luglio 2014

Espressioni dopo qualche anno in Usa

Chi vive in Usa da alcuni anni, diciamo da almeno una decina, avra' notato che quasi senza accorgersene molti iniziano ad "americanizzare" alcune espressioni, a ricalcarle sull'americano. Lo avete mai notato?

Ad esempio ho sentito spesso:

Non fa senso - INVECE DI - Non ha senso
(Da: It doesn't make sense)

Ti chiamo indietro - INVECE DI - Ti richiamo
(Da: I'll call you back)

Fai sicuro - INVECE DI - Assicurati, accertati
(Da: Make sure)

Vivo in New York - INVECE DI - Vivo a New York
(Da: I live in New York)

Intervista di lavoro - INVECE DI -Colloquio di lavoro
(Da: Job interview)

Applicare - INVECE DI - Fare domanda
(Da: Apply)

Ritirato - INVECE DI - Pensionato
(Da: Retired)

Classi - INVECE DI - Corsi (universitari)
(Da: Classes)


Ne avete delle altre?

martedì 22 luglio 2014

Aria Fritta (di Dario Celli) e la lettera al datore di lavoro italiano

Dopo aver letto questo mio post di qualche mese fa il giornalista di Rai2, Dario Celli, che mi segue da tempo, ha scritto una bella lettera ispirandosi liberamente alla storia degli ultimi miei anni: il ritorno in Italia, i colloqui di lavoro ai limiti dell'assurdo, la decisione di tornare in America, i colloqui di lavoro americani, l'assunzione da parte di un'azienda americana. E' una lettera che gia' lui mi consiglio' di scrivere, ma poi non lo ho mai fatto...perche' e' meglio dimenticare alcuni personaggi italiani ma in realta' come me potrebbero scriverla tanti altri giovani italiani, sfruttati in Italia e valorizzati all'estero. Cosa dire, mi fa molto piacere che un giornalista della Rai si sia basato sulla mia storia per scrivere questa lettera.
Chi vuole puo' andarla a leggerla direttamente sul suo blog, seguitissimo, in cui e' evidente il suo amore per New York, gli Stati Uniti e le storie americane: Su un colloquio di lavoro, l'amarezza e il brindisi di un giovane italiano
Grazie, Dario Celli.

mercoledì 2 luglio 2014

Storie quotidiane della New York anni 60

La signora che viaggia in macchina con me ogni mattina e' di origini siciliane ed e' venuta a vivere in Usa negli anni 60 quando era appena ragazzina. Mi raccontava di quei tempi quando chi arrivava dall'Italia parlava piu' il dialetto che l'italiano mentre lei e una sua amichetta, in controtendenza, avevano sempre parlato in Italiano prima di trasferirsi in Usa. Quindi una volta arrivate in America dovettero imparare due lingue, l'Inglese e...il dialetto siciliano.
Mi ha raccontato questa storia che mi ha fatto divertire.
Queens, New York, anni 60. Una ragazzina venne mandata dalla madre a comprare della carne macinata in carnezzeria. Eh si, non macelleria, si chiamava proprio carnezzeria. Conosco il termine perche' e' lo stesso che usava spesso una mia amica siciliana anche se un'insegna Carnezzeria nella New York degli anni 60 mi riporta alle atmosfere de Il Padrino o Quei Bravi Ragazzi.
La ragazzina entro' in macelleria e chiese al macellaio:
- Buongiorno, mi da' un po' di macinato?
- Mi dispiace signorina, non ce l'abbiamo - rispose il macellaio, dopo un po' di esitazione.
La ragazzina, che era un po' timida, aveva visto che la carne macinata era li' sotto la vetrina del bancone ma non disse niente e torno' a mani vuote a casa da sua madre.
 - Mamma, mamma il macellaio mi ha detto che non aveva macinato, pero' secondo me non me lo ha voluto vendere perche' io ho visto. Era li'.
 - Ma come e' possibile figlia mia? Fai una cosa, gioia mia, torna dal macellaio e indica con il dito il macinato.
La ragazzina torno' dal macellaio.
- Buongiorno signore, prima ho chiesto un po' di macinato ma lei mi ha detto che non c'era. Pero' e' li', lo vede? E quello che voglio.
E il macellaio: Ahhhhh signori', non macinato, lei vuole il capuliato! Ca-pu-lia-to!
E finalmente capi' cosa voleva la ragazzina e le diede un Kg di macinato.

venerdì 6 giugno 2014

Collega americana in vacanza in Italia

Una mia collega americana e suo marito di origini italiane sono stati in Italia per tre settimane. Oggi la collega e' tornata in ufficio e mi sono fatto raccontare del suo viaggio. Sono andati li' essenzialmente per trasferire dei soldi che hanno da molti anni alle Poste, credo su un libretto postale, e visto che c'erano ne hanno approfittato per farsi queste tre settimane di vacanza con i parenti italiani del marito. La collega e' rimasta incantata dall'Italia, mi ha mostrato entusiasta un sacco di foto di castelli, chiese, cittadine di mare e praticamente tutto cio' che hanno gustato in Italia cavatelli, pasta al forno, spaghetti aglio e olio, sfogliatelle, gelati, tutto buonissimo, anche i piatti per noi meno elaborati. Ne parlava estasiata.
Poi mi ha raccontato delle Poste. Il primo giorno la persona allo sportello li ha trattati con sufficienza dicendo che quel giorno "c'erano le pensioni da pagare" e quindi invece di assistirli o di dirgli di tornare piu' tardi (probabilmente non c'erano numerini) gli ha detto di andare ad un altro ufficio postale in una cittadina limitrofa. Sono andati li' il giorno successivo ma gli hanno detto che gli avevano dato un'informazione sbagliata e dovevano tornare al primo ufficio postale perche' il conto era radicato li'. Quindi sono tornati al primo ufficio e dopo ore di attesa, tra regole delle file poco chiare, impiegati scorbutici e poco pazienti, sono riusciti a capire che dovevano ritornare quando c'era il direttore. Quindi un altro giorno hanno finalmente parlato con il direttore che pero' ha cercato di convincerli a tenere i loro soldi li'. Ovviamente non si sono fatti convincere e dopo quattro giorni l'ufficio postale gli ha finalmente dato un assegno o qualcosa del genere. Con quell'assegno hanno poi dovuto aprire un conto in una banca per poi trasferire i soldi da quella banca alla loro banca americana. Tutto questo sono riusciti a concluderlo il giorno prima della partenza. Insomma se non avessero programmato una vacanza di tre settimane probabilmente non sarebbero riusciti a trasferire i loro soldi. La collega non si capacitava come potesse essere cosi' difficile in Italia fare una cosa per la quale in America ci avrebbero impiegato poche ore. E mi ha detto che nonostante fosse innamorata  dell'Italia, non avrebbe mai potuto viverci per lunghi periodi.
E io mi spiego sempre piu' perche' le aziende americane preferiscono non investire in Italia. Burocrazia, cialtroneria e inefficienza. Questa e' l'Italia di oggi. Speriamo che cambi.

Mortgage, mutuo, vivere in affitto, comprare casa

Ciao a tutti, come va? Qui tra Connecticut e New York tutto procede bene.
In attesa che il mio capo mi dia il via per iniziare le pratiche per la green card a volte mi proietto con il pensiero un po' in la' quando tra qualche anno potrei avere finalmente la sicurezza di poter restare stabilmente in Usa. A quel punto dovrei decidere se comprare una piccola casa, un appartamento o continuare a vivere in affitto. Non avendo mai comprato una casa in Italia, e neanche in Usa, non conosco bene questi aspetti. Una cosa che mi ha incuriosito parlando con qualche americano e' il mortgage ovvero il mutuo sulla casa. Ricordo ancora quando in Italia i miei genitori finirono di pagare i debiti per la casa. Fu un giorno di festa, un traguardo importante da celebrare.
Invece qui in Usa anche se aveste la possibilita' economica di acquistare una casa senza contrarre debiti centinaia probabilmente vi prenderebbero per pazzi perche' bisogna avere un mortgage.
Logicamente un italiano come me pensa: ma non e' meglio togliersi il debito al piu' presto possibile? No, non e' meglio perche' se ho capito bene il mutuo mensile e' una spesa che consente quindi di far pagare meno tasse quando si fa la dichiarazione dei redditi annuale. Quindi finche' si lavora e' meglio avere questa spesa. Non so, in Italia come funziona? Si possono detrarre le spese del mutuo? Magari funziona allo stesso modo.
Un'altra cosa interessante e' legata alla credit history di cui ho parlato piu' volte. Sostanzialmente qui quasi tutti si costruiscono una storia di credito facendo acquisti con carta di credito. Negli anni, in base alla puntualita' dei pagamenti con le credit cards, ognuno si costruisce un credit score, ovvero una reputazione, un punteggio che dimostra l'affidabilita' come debitore.
Questo punteggio, che varia sempre in base alla vostra puntualita' nei pagamenti, entra in gioco in molte occasioni come ad esempio quando devono affittarvi una casa, quando dovete comprare una macchina a rate o quando dovete chiedere un mutuo sulla casa. Poiche' qui e' il regno della meritocrazia, piu' alto sara' il vostro credit score e piu' bassa sara' la percentuale di interessi che vi faranno pagare. Quindi anche 1 o 2 punti percentuali in meno fanno una grande differenza quando dovete acquistare una casa con un mutuo. 
Detto questo e' ancora presto per prendere una decisione. Lo faro' solo quando avro' la certezza della carta verde, magari tra 3-4 anni. Probabilmente una casa non fa per me. Ancora non riesco a capire come fanno molti Americani a pagare anche 15-20mila dollari di tasse annuali sulla casa (l'IMU a confronto e' una barzelletta). Ovviamente le tasse sulla casa variano considerevolmente in base alla citta' in cui si vive, a volte anche in base ai quartieri della stessa citta'. Oltre alle tasse sulla casa ci sono da considerare le spese per la manutenzione che per le fragili casette in legno americane possono diventare eccessive soprattutto se bisogna chiamare un imbianchino, un idraulico, un elettricista, un muratore. Poi non mi va l'idea di trascorrere il weekend a tagliare l'erba, togliere le foglie secche, spalare la neve...dopo aver lavorato dal lunedi' al venerdi lavorare anche il weekend attorno casa non fa per me.
Quindi potrei considerare di acquistare un appartamento anche se spesso mi chiedo se non sia preferibile restare in affitto a vita. Insomma ci sono pro e contro ma ho tempo per informami e prendere una decisione. Qualcuno di voi che vive in Usa ha acquistato una casa o un appartamento? Preferite vivere in affitto?

sabato 24 maggio 2014

La bastardata inaspettata

E' da un po' che non scrivo sul blog. Sono giornate molto intense al lavoro e il viaggio in macchina, di un'ora all'andata e un'ora al ritorno, se non c'e' traffico, inizia un po' a stancarmi e non mi lascia molto tempo per dedicarmi ai miei hobby o al blog, but that's ok, alla fine non mi posso assolutamente lamentare. Mi piace molto il mio lavoro e come accennato il mio capo ha deciso che la compagnia mi sponsorizzera' per la green card e questa e' la cosa piu' importante.
Ma oggi vorrei parlarvi di una bastardata. Vi ricordate tutta la storia del peruviano e dei due appartamenti? In breve la casa in cui vivo e' di un pensionato italo-americano e di suo figlio F.
La casa e' di due piani. Al secondo piano vivono loro e al primo piano hanno creato due appartamenti separati, uno piu' piccolo in cui vivo al momento e uno piu' grande in cui viveva un ragazzo peruviano che hanno mandato via perche' creava solo problemi. In passato ho vissuto nell'appartamento in cui viveva il peruviano, a 900 dollari al mese. Lo hanno affittato al peruviano quando sono tornato in Italia circa tre anni fa, prima a 1000 e poi recentemente, anche per farlo andare, via sono saliti a 1100. Bene, io nell'appartamento piccolo, piu' precisamente uno studio apartment, pago 950 al mese. Sapendo che il peruviano sarebbe andato via (e cosi' e' stato) qualche mese fa ho detto a Mr M che sarei passato volentieri all'appartamento piu' grande. Conosco Mr M ormai da molti anni e anche se non e' una amicizia vera e propria i nostri rapporti non sono quelli soliti di padrone di casa - affittuario ma qualcosa di piu'. Lui non sa leggere e scrivere molto bene in inglese e io lo ho aiutato moltissime volte scrivendo lettere per lui o facendo telefonate per risolvergli problemi di bollette e simili. Altre volte sono uscito con il figlio F, che e' leggermente handicappato, e siamo andati al cinema o allo zoo (a mie spese) o in giro per negozi. Lui ha pochi amici e quindi ogni tanto mi fa piacere farlo svagare un po' e farlo contento con poco. Mr M e il figlio F si sono sempre comportati bene a volte ricambiando con un po' di cibo o ospitandomi quando venni in Usa in cerca di lavoro (mentre i parenti si defilarono ma e' un'altra storia). Tutto bene insomma, diciamo che i rapporti erano buoni anche perche' basati su una reciproca convenienza. Dunque quando ho detto a Mr M che sarei passato volentieri all'appartamento piu' grande gli ho anche chiesto: mi puoi fare lo stesso prezzo che pago ora, 950? E lui: va bene. Con una faccia come a dire: ok dai, proprio perche' sei tu e ci conosciamo da tempo.
Benissimo, il peruviano e' andato via, l'appartamento e' rimasto vuoto, e ho iniziato a comprare qualche mobile per arredare l'appartamento grande in cui sarei passato di li' a breve. Ho comprato una scrivania da Ikea e con il permesso di Mr M l'ho messa nell'appartamento grande in cui sarei passato dopo che avrebbe messo lavandino e gabinetto nuovo nel bagno, cosa che pero' non faceva mai, perche' diceva che era un po' occupato. E quindi io ero nel piccolo con scrivania e qualche mobiletto gia' messo nel grande in attesa di passare definitivamente nel grande dopo il cambio di lavandino e gabinetto.
Pochi giorni fa Mr M e' venuto con un ragazzo a fargli vedere l'appartamento piccolo ma poi (lo ho saputo dal figlio) gli ha anche fatto vedere l'appartamento grande che in teoria era gia' stato promesso a me per 950. Il ragazzo e' andato via e io sono andato a prendere un caffe' da Mr M e il figlio F.
Parlando, Mr M mi dice che il ragazzo sarebbe disposto anche a dargli 1300 per l'appartamento grande ma lui gli ha detto che ci andro' io. Io penso: ok, ma perche' mi dice questo? 
Poi mi chiede: allora quando vuoi passare all'altro appartamento?
- Penso in questi giorni, magari appena puoi sistemare il bagno.
- Per quello ci vuole un po' di tempo, poi lo faccio, a poco per volta. Allora lo sai quale e' il prezzo?
- Si, abbiamo detto 950 no?
- No, non 950. 1100.
- Ma come, mi avevi detto che mi avresti fatto lo stesso prezzo che sto pagando ora, 950.
 - No, 1100. Forse ci siamo capiti male.
Avete capito la bastardata? Io ricordo benissimo che mi promise 950 ma ogni volta che glielo dicevo rispondeva che ci ci siamo capiti male. In pratica ha sentito odore di qualche dollaro in piu', 1300 invece di 950, e quindi ha fatto con me la faccia di bronzo pensando: altro che 950, se non mi da' almeno 1100 io cerco di affittarlo all'altro ragazzo che mi darebbe addirittura 1300. E se mi dice che gli ho gia' promesso 950 faccio finta che non ci siamo capiti.
Una vera bastardata inaspettata. Rimangiarsi la parola cercando di prendermi in giro in modo cosi' spudorato. Dopo la bella notizia aveva tirato fuori un dolce ma io me ne sono andato con una scusa quasi senza salutare per far capire la mia rabbia e delusione nei suoi confronti.
Per un paio di giorni lo ho evitato e poi gli ho detto che non posso permettermi di pagare la cifra richiesta per l'appartamento piu' grande e quindi rimango nel piccolo e puo' affittare il grande a chi vuole.  Mi dispiace solo perche' stanno per venire a farmi visita i miei genitori e mi sarebbe piaciuto farli stare un po' piu' comodi nell'appartamento piu' grande ma quando una persona si venderebbe anche la madre per qualche dollaro in piu' queste sono cose possono accadere. I miei genitori si sapranno arrangiare ma prima o poi ricambiero' la bastardata.
Non ho piu' voglia di avere a che fare con questa gente ignorante e gretta e penso che sia arrivato il momento di cercare un appartamento piu' vicino all'ufficio, quindi piu' vicino a NYC. Ma lo faro' tra qualche mese. Per ora devo fare buon viso a cattivo gioco e non dire niente.

Per rendere meglio il quadro dell'ignoranza di queste persone (ok F poverino e' esentato perche' e' learning disabled e inoltre ha assorbito discorsi e ignoranza del padre) vi racconto un episodo che e' accaduto un paio di giorni dopo la bastardata.
Spesso Mr M non riesce a capire tutte le voci di alcune bollette. Per vedere la TV via cable paga un abbonamento fisso mensile a Cablevision che comprende l'uso di due decoder, uno per loro al piano di sopra e uno per me al piano di sotto. Pochi giorni fa tra le voci della bolletta ha notato 12 dollari per un certo servizio Dvr, che se non erro e' un servizio per mettere in pausa i film e poi mettere play quando si vuole, o qualcosa del genere. Probabilmente lo hanno attivato loro per errore o si sono fatti infinocchiare da qualche operatore telefonico di Cablevision. Mr M ha chiesto al figlio F di telefonare Cablevision per chiedere di cosa si tratta. Poi Mr M si e' fatto passare il telefono dal figlio e tra tutti e due non hanno capito granche'. So che hanno solo capito che "Cablevision controlla tutto" e quindi cosa hanno dedotto? Poiche' io guardo i Dvd che arrivano per posta da Netflix hanno dedotto che, tenetevi forte, che piu' Dvd guardo e piu' aumenta la loro bolletta del servizio tv.
Ma vi rendete conto? Cosa diavolo c'entrano i Dvd che tra l'altro posso guardare anche al pc con la loro bolletta della tv?  Gli ho fatto vedere lo statement della mia credit card mostrando che per vedere quei dvd io pago Netflix un tot al mese e non c'entra niente con l'abbonamento tv. Credo che si siano convinti ma vi rendete conto con che persone devo avere a che fare? Come si dice dalle mie parti: questi fanno andare in galera gli innocenti.
Comunque, ripeto, mi sto stancando di questa gente e forse e' una cosa buona. Forse il destino mi sta spingendo piu' vicino a New York.
I'll keep you updated. Vi terro' aggiornati.